giovedì 13 settembre 2018

AL NUOVO RISTORANTE “DIAVOLI” DI PISA OTTIMA CUCINA TRADIZIONALE E PIACEVOLE ACCOGLIENZA.




La Città di Pisa, in Toscana, secondo una leggenda fu fondata dai Troiani in fuga dopo la distruzione, da parte dei Greci, della mitica Città di Troia (circa nel 1200 a.C.). 
Questi esuli si rifugiarono in una Città Greca, nel Peloponneso, dal nome “Pisa”. 
Da ciò deriverebbe anche il soprannome della nostra Pisa di “Città Alfea”, infatti un corso d’acqua, della Grecia Meridionale, che scorreva proprio vicino alla “Pisa Greca”, e che ricorre spesso nella Mitologia Ellenica, è il FiumeAlfeo”.

Chiunque in realtà abbia fondato Pisa non ha lasciato tracce sicure e per averne bisogna risalire ai “solitiAntichi Romani (documentavano tutto) che con il nome di “Pisae”, nel 89 a.C., le dettero la “Cittadinanza Romana”.

Pisa raggiunse il massimo splendore, durante il periodo di “Repubblica Marinara”, tra il XII e il XIII Secolo
Epoche in cui grandi ricchezze affluirono in Città grazie agli estesi commerci nel Mediterraneo e alle vaste conquiste (Corsica, parte della Sardegna e le Baleari).

Ma già nel 1064, dopo la vittoriosa impresa contro i Saraceni a Palermo, molti dei tesori conquistati servirono per la costruzione della nuova bellissima Cattedrale di Santa Maria Assunta (il tempio di marmo bianco come la neve finito nel 1110); 
l’inizio di quella che diventerà per tutto il Mondo la meravigliosa “Piazza dei Miracoli” (denominazione coniata dal “vateGabriele D’Annunzio vissuto tra il 1863 e il 1938).

Nel 1152 fu costruito, in asse con la facciata della Cattedrale, il magnifico Battistero e nel 1173 il fantastico Campanile (o Torre Campanaria, tonda e staccata dalla Cattedrale, alta ben 56 metri).  Quest’ultimo appena iniziato fu colpito da quel “male oscuro” che lo renderà ancor più famoso: 
la staticità. 
La staticità del Campanile fu momentaneamente risolta, durante la costruzione, dando ai piani superiori una certa contropendenza; 
ma ci sono voluti però oltre 800 anni di lavori per arrestare la sua lentissima inclinazione. 

Il particolare terreno su cui sorge Pisa (costituito per lo più da sabbia e argilla) crea per le costruzioni a pianta stretta problemi di stabilità, tant’è vero che nella Città esistono almeno altre due Torri Campanarie pendenti, quella della Chiesa di San Nicola e quella della Chiesa di San Michele degli Scalzi.

Da Piazza dei Miracoli, praticamente all’altezza della Torre Pendente, in direzione Arno a cui si collega, inizia Via Santa Maria, uno degli assi principali di Pisa Romana ma anche Medievale
La Strada nel XII Secolo era la sede del Mercato Cittadino, e al suo sbocco in Lungarno venne edificato, nel 1182, il “Pontenovo” successivamente demolito nel 1400.

In Via Santa Maria si sono conservate la maggior parte della “Case Torri Medievali” cosi denominate perché si sviluppavano in altezza. 
Abitazioni importanti per i Pisani nobili o più ricchi, molto diffuse durante quel periodo storico. Successivamente, in Epoca Medicea e Lorenese, in Via Santa Maria sorsero molti lussuosi edifici, tutt’oggi esistenti, come Palazzo Quaratesi, Palazzo Boileau, Palazzo dello Stellino e Palazzo dell’ex Collegio Ferdinando.

In questa Via ci sono importanti Istituzioni Universitarie e non, per esempio al Civico 26 c’è la “Domus Galilaeana”. 

Ai lati estremi di Via Santa Maria si trovano anche due monumentali sedi religiose
la quattrocentesca Chiesa di San Giorgio degli Innocenti (lato Piazza dei Miracoli) e la Chiesa Romanica di San Nicola (lato Fiume).

Provenendo da Piazza dei Miracoli direzione Arno, e superata la metà di Via Santa Maria, sulla destra c’è Palazzo Agonigi.

Palazzo Agonigi da Scorno” è uno splendido edificio Medioevale de XII Secolo, proprio una delle sopracitate “Case Torri”. 
Nel corso del XVII Secolo venne trasformato in Palazzo mantenendo però alcune parti della costruzione originale. 
Dopo i gravissimi danni della Seconda Guerra Mondiale negli anni Sessanta del Novecento è stato ricostruito recuperando tutto ciò che è stato possibile. 
Due grandi e antichi archi di pietra vulcanica sono ancora visibili sulla facciata. 

Nell’ultima e più recente ricostruzione sono state ricreate due grandi bifore al primo piano. Meraviglioso il pilastro centrale, parzialmente interrato, che ha un capitello marmoreo attribuito al Biduino, scultore Italiano esponente dello “stile architettonico romanico” che si sviluppò a Pisa durante gli anni della “Repubblica Marinara”. 
Per molti anni l’Edificio e stato sede di Facoltà Universitarie, oggi si è trasformato in abitazioni, diversi gli appartamenti e una “Residenza Storica” al quarto piano.

In questo Palazzo come ricorda la grande lapide commemorativa di marmo, posta sulla facciata, abitò, per 30 anni, anche Carlo Francesco Gabba, esimio professore all'Università di Pisa.

Proprio al piano terra di “Palazzo Agonigi da Scorno” il 21 Agosto 2018 ha aperto il nuovo accogliente “Ristorante Diavoli”.

Dopo importanti lavori di ristrutturazione e adeguamento normativo, durati due mesi, i Titolari delRistorante Diavoli”, Marco Mattioli e Matteo Nencioni sono riusciti a realizzare un sogno che ambedue desideravano mettere in pratica da tempo: 
aprire un Ristorante di qualità accessibile a tutti.

Il nome “Diavoli” nasce dal fatto che il già citato “Capitello” dell’antica colonna, ubicato proprio accanto all’ingresso del Ristorante, rappresenta ben quattro teste dalle espressioniindiavolate”.

Marco Mattioli è nato a Pisa il 24 Luglio 1977, ha sempre lavorato in campo scientifico ma è anche un grande appassionato di buona cucina.

Matteo Nencioni è nato a Pisa il 12 Gennaio 1987, è un bravissimo falegname lavorava infatti con il padre Massimo che è titolare della Falegnameria Bottega ArtigianaCol Moschin” di Lorenzana in Provincia di Pisa, anche lui un buongustaio.

A dirigere la Cucina e a dare inizio all’attività è stato chiamato in aiuto un grande professionista e amico lo Chef Pietro Vattiata.

Pietro è nato, il 18 Febbraio 1975, nell’antichissimo, fascinoso e panoramico Borgo Montano di Erice, in Provincia di Trapani.
Il Curriculum di Vattiata inizia all’Istituto Professionale Servizi per l’Enogastronomia e l’Ospitalità AlberghieraIgnazio e Vincenzo Florio” di Erice,  dove si diploma nel 1996, per poi proseguire, negli anni, con moltissime interessanti esperienze.

Dopo il servizio di leva, trascorso in Fanteria a Trapani, Pietro, nel 1998, si trasferisce in Toscana, a Pisa, dove si trova sua sorella Raimonda.
Tra il 1998 e il 2011, Pietro Vattiata, oltre a lavorare in conosciuti Ristoranti della Città e della Provincia di Pisa come “La Draga”, “Re di Puglia”, “La Torretta”, “Il Toscano”, “La Vineria di Piazza”, “Bacus”, si reca anche a fare proficue esperienze all’estero, come a Mosca in Russia

Nell’estate del 2011 per 5 mesi va negli Stati Uniti, a New York, dove, tra l’altro, per due mesi lavora in quel “tempio” della Cucina che era il RistoranteLe Cirque” (aperto nel 1974 e chiuso nel 2017) del leggendario Sirio Maccioni uno dei più grandi, famosi e premiati ristoratori al Mondo.

Tornato a Pisa lavora, nuovamente, al RistoranteBacus” e poi fa la stagione estiva 2012 al Ristorante dello Stabilimento BalneareMarco Polo” a Marina di Pisa
Dal 2013 al 2014, Pietro Vattiata ha aperto un suo Locale, sempre a Pisa, il “Blu Cafè Ristorante”. Successivamente, dal 2014 al 2016, si è trasferito a Firenze al Ristorante/Caffè LetterarioChalet Fontana”.

Dal 2016 lo Chef Pietro Vattiata è anche Professore all’Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri e della Ristorazione (I.P.S.A.R.) “Giacomo Matteotti” di Pisa.

Ma torniamo al “Ristorante Diavoli” con la sua bella e luminosa Sala, per circa trenta coperti, arricchita dal piacevole contrasto tra antichi muri, soffitti a travi e travicelli e le più moderne e necessarie attrezzature. 
A sinistra, subito all’ingresso, il Bancone Bar a destra l’ingresso alla Cucina parzialmente a vista.

Da notare che tutto ciò che c’è di legno, come bancone, tavoli e sedute, è stato realizzato alla Falegnameria Bottega ArtigianaCol Moschin” della Famiglia Nencioni.

L’apparecchiatura è essenziale, a pranzo con simpatiche tovagliette di carta, la sera con runner di cotone.

Il Menu del Locale è prevalentemente di Terra, ma non mancano scelte di Mare
Durante il periodo della Caccia lo stesso si arricchisce ancora di più, infatti Marco e Matteo sono esperti Cacciatori
C’è anche un Menu consigliato del giorno.

La Carta dei Vini è semplice ma selezionata.

Sia nei Menu sia nella Carta dei Vini il rapporto qualità/prezzo è molto interessante.

Ma veniamo alla degustazione fatta che è stata accompagnata da:

- “Belvento Vermentino 2017”, Toscana Bianco I.G.T., 100% Vermentino, 12,5% Vol., prodotto dall’Azienda Agricola Petra di Suvereto (LI);

- “Stravento 2012”, Toscana Rosso I.G.T., 100% Sangiovese, 14% Vol., del Podere La Mercareccia di Casale Marittimo (PI);

- “Santo Spirito 11”, Vino Liquoroso, 16% Vol., dell’Azienda Frescobaldi.

Sono state servite le seguenti portate:

- Soufflé di verdure e pecorino di fossa;

- Risotto crema di piselli, burrata, finocchiona e alici del Mar Cantabrico;

- Capriolo in “dolceforte” con polenta fritta;

- Dolce scomposto: cioccolato fondente e rum, con crema di arancia, crema chantilly e crumble di cantuccini.

Tutto molto buono.

Il bravissimo Chef Pietro Vattiata in Cucina è validamente supportato dal titolare Marco Mattioli, dall’esperta Stefania Garzella e dall’aiuto Alberto Minurri
In Sala l’altro titolare il premuroso Matteo Nencioni.

Ho apprezzato molto che il Locale è aperto sette giorni su sette a Pranzo e Cena.

Al “Ristorante Diavoli” di Pisa ho trovato una piacevolissima accoglienza e una solida, ottima Cucina Tradizionale.



Palazzo Agonigi da Scorno

Lapide Commemorativa

Il Capitello

L'Ingresso

Il Bancone

Matteo Nencioni

La Sala

Lo Chef Pietro Vattiata

Soufflé......

Risotto......

Capriolo......

"Dolce Scomposto"

Giorgio Dracopulos e Marco Mattioli

giovedì 6 settembre 2018

ALLA “TABERNA PEDRAZA” DI MADRID LE STRAORDINARIE TORTILLAS NUMERATE DI CARMEN CARRO.




Se consultate un Dizionario di Lingua Spagnola alla parola “Tortilla” potete trovare le seguenti due definizioni:

- “Alimento preparado a base de huevo batido, a vaces mezclado con otros ingredientes, che se fríe en una sartén dándole forma redonda u ovalada” (Cibo preparato con uovo sbattuto, a volte mescolato con altri ingredienti, che viene fritto in padella dandogli una forma rotonda od ovale);

- “Alimento piano y circular elaborado a base de harina de maíz o trigo, que se sola o rellena, tipico de América Central” (Cibo piano e circolare a base di farina di mais  o di frumento, singolo o farcito, tipico dell’America Centrale).

Credo proprio di non sbagliare se dico che la prima definizione, sopra citata di “Tortilla”, corrisponde alla perfezione, nel Vocabolario Italiano, alla parola “Frittata”.

La “Frittata” si fa con le “Uova Intere e Fresche” di ogni tipo di Uovo non fecondato, ma è d’uso comune farla con le uova di Gallina
Visto poi che recentemente, grazie alla Biologia più Moderna, la Scienza ha ormai stabilito che nella “Vexata Quaestio” (Discussa Questione) riferita al Paradosso “è nato prima l’uovo o la gallina?”, sia nato l’Uovo (le Galline sono state generate da una mutazione di Uova deposte da altri animali) possiamo passare direttamente a esaltare le magnifiche prerogative di una buona Frittata.

La “Frittata” sembra abbia Origine Italiche e il preparato di uova sbattute viene cotto, in una padella a fondo sottile, con olio o burro, da entrambi i lati. 
La cottura al forno prevede invece una Frittata più alta e in questo caso non viene girata.

L’Omelette Francese invece viene cotta solo in padella e da un solo lato, poi ripiegata.

Sbattere poco le Uova serve a ottenere una Frittata più sottile, mentre se si sbattono quasi a montarle, si ottiene una Frittata più soffice.

Moltissimi sono gli ingredienti che si possono aggiungere per arricchire la “Frittata” sia durante sia  al termine della cottura. 

Una delle Ricette che preferisco, e che trovo fantastica e super golosa, è la “Frittata di Cipolle”. 
Un piatto povero della Tradizione Popolare Italiana che si prepara aggiungendo alle Uova sbattute le Cipolle, preferibilmente bianche, che vengono prima appassite, in padella, in abbondante Olio Extravergine di Oliva, per pochissimi minuti, poi si aggiunge anche del formaggio grattugiato, del sale e del pepe.

Per coloro che temono un aumento del tasso di  Colesterolo, con l’utilizzo di un alimento così ricco come le Uova, la Scienza rassicura sostenendo che un consumo di 2/4 uova alla settimana dovrebbe essere compreso in ogni alimentazione sana ed equilibrata di una persona che non ha particolari problemi di salute.

Le “Frittate” ormai sono diffuse nel Mondo e, in ogni Località, si sono sviluppate specifiche e particolari Ricette.

A questo punto vi devo raccontare di dove ho mangiato una tra le miglioriFrittatedella mia vita: è successo alla “Taberna Pedraza” di Madrid, in Spagna, e in questo caso pertanto era denominata “Tortilla”.

La “Taberna Pedraza” è proprietà di due grandi appassionati di Gastronomia: Santiago Pedraza, da cui prende il nome la “Taberna”, e sua moglie Carmen Carro.

Per lungo tempo, stanno insieme da 28 anni, Santiago e Carmen hanno desiderato di realizzare un Locale dove la Cucina Tradizionale potesse esprimere il meglio delle sue prerogative in qualità e bontà.
Così dopo una lunga preparazione il 10 Aprile 2014 in Calle Ibiza, a Madrid, il loro sogno si è avverato: hanno aperto la “Taberna Pedraza”.

Calle de Ibiza è una delle strade, del centralissimo Quartiere delRetiro”, che parte dall’arteria Avenida de Menéndez Pelayo, confinante con il bellissimo, grande e verdeggiante Parco di 118  ettari ubicato in pieno centro della Capitale Spagnola, il “Parque de El Retiro”, e termina in Calle de Dr. Esquerdo.   

Calle de Ibiza è facilmente raggiungibile anche con la “Metro de Madrid” (la Metropolitana) che proprio qui ha una Stazione

Una grande professionalità e la cura puntigliosa della qualità hanno fatto da subito, della “Taberna Pedraza”, un Locale cult di Madrid
Un tale successo ha obbligato Santiago Pedraza e sua moglie Carmen Carro ha spostare la loro attività di pochi metri in un fondo più grande e adatto alle nuove necessità.
Ecco che nell’Ottobre 2016 la “Taberna Pedraza” apre nella sua attuale Nuova Sede in Calle de Ibiza 38.

Il nuovo Locale è stato ideato e arredato dal bravo e famoso Architetto Iterior Design Spagnolo Lázaro Rosa-Violán  che ha voluto ricreare una classicheggiante e vissuta Taverna di una volta abbinata a un concetto moderno di calda accoglienza.

La “Taberna Pedraza” dall’esterno si presenta con due vetrine, la più grande a sinistra da cui si vede la sala e la più piccola a destra; al centro l’ingresso con la doppia e solida porta a vetri.
Appena si entra ci si trova nella stanza che ingloba la Prima Sala e il Bancone di Servizio  comprendente sia lo spazio Grill che il Bar, di fronte alcuni gradini portano a un disimpegno da cui si accede, di fronte, alla Cucina e a sinistra alla Seconda Sala.

L’arredamento delle sedute è multiforme, divanetti con tavolini e poltroncine, ma anche tavoli più alti con sgabelli.

Il Menu della Taberna Pedraza è molto vario, prevalentemente di Terra ma c’è una certa scelta di piatti di Mare
i prezzi sono dettagliati fino alle singole unità e il rapporto qualità prezzo è veramente molto interessante.

All’inizio del loro Menu c’è una frase, molto significativa ed esplicativa della loro “Filosofia Culinaria”, di Antoni Gaudí
La originalidad consiste en volver al origen” (L’originalità consiste nel ritornare all’origine).

Antoni Gaudí i Cornet (1852-1926) è stato un grande Architetto Spagnolo, il massimo esponente del “Modernismo Catalano”, ha creato un’infinità di opere molto importanti tra cui sette, tutte ubicate nella bellissima Città di Barcellona, che nel 1984 sono state inserite nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco.

Alla “Taberna Pedraza” tutte le ricette Spagnole più tradizionali, come frittata di patate, crocchette, bistecche, salsicce piccanti, hamburger, coda di bue e altri piatti di mare, sono portate all’assoluta perfezione.  

Ho avuto il grande piacere di degustare alcuni loro deliziosi piatti come “Alcachofas Soaves en Flor”, “Croquetas Cremosas de Jamón de Bellota” e una gustosissima “Tortilla de Betanzos”.
Ma su quest’ultima preparazione mi devo dilungare.

La “Tortilla de Betanzos – Tortilla de Patatas Gallegas” che mi è stata servita era la “Numero 34.238”; sì proprio cosi, queste Tortillas  sono cosi magnifiche e preziose per la loro qualità che vengono numerate tramite un grande “Contador de Tortillas”, a led rossi, ubicato sopra la porta della Cucina.

La Ricetta Classica e particolare di questa Tortilla ripiena di patate proviene dalla Cittadina di Betanzos, un Comune del Nord-ovest della Spagna situato nella Comunità Autonoma della Galizia. Gli abitanti della Galizia sono denominati Galleghi o Galiziani da cui deriva il riferimento alle “Patatas Gallegas”.

La “Tortilla de Betanzos” della “Taberna Pedraza”  viene fatta con Uova super selezionate e freschissime provenienti da galline allevate libere nei campi di un piccolo Comune Galiziano di nome Melide, hanno una età specifica, la più adatta a fare l’uovo più buono, e le patate sono scelte a seconda della stagione nei terreni migliori. 

Poi, per fare questa speciale “Tortilla”, la bravissima Chef Carmen Carro, ha i suoi segreti che perfezionano passaggi e calibrature, trasformando una “ricetta semplice”, fatta con uova, patate e sale, in qualcosa di mitico.

Alla “Taberna Pedraza” di Madrid, in Spagna, ho trovato una grande accoglienza fatta da due persone adorabili, Santiago Pedraza e Carmen Carro, e ho apprezzato moltissimo la loro puntigliosa ricerca della più alta qualità che si manifesta anche nelle loro straordinarie “Tortillas de Betanzosnumerate.  





L'Ingresso

La Prima Sala

Una Vista Dietro il Bancone

Una Vista della Seconda Sala

Alcachofas Soaves en Flor

"Croquetas Cremosas de Jamón de Bellota"

"Contador de Tortillas"

"Tortilla de Betanzos" (Foto Pedraza)

Carmen Carro, G. Dracopulos e Santiago Pedraza. 

venerdì 31 agosto 2018

“LIS 2013”, BIANCO VENEZIA GIULIA IGT: SEMPLICEMENTE UN GRANDE VINO.




Il Fiume Isonzo nasce sulle Alpi Giulie, a 1.100 metri di altitudine e scorre per due terzi nel Goriziano Sloveno e per un terzo nel territorio della Provincia di Gorizia, per poi andare a sfociare, dopo 136 Km., nel Mar Adriatico, nei pressi del Comune di Staranzano.

Staranzano fa parte di quel Territorio (una Zona meridionale della Provincia di Gorizia) che, grazie alle sue prerogative geografico/linguistiche (qui si parla il “dialetto bisiacco”, una variante di quello Veneto) è denominata “Bisiacaria”.

Il Fiume Isonzo nelle varianti Friulane ha varie denominazioni: Lusins, Isuns, Lusinz, Lisuns e, in “bisiacco”, Lisonz
Ha anche un soprannome, “la bellezza di smeraldo”, a causa della tonalità di colore, il verde acceso, delle sue acque.

Detto tutto ciò, per quanto ci riguarda, devo però parlare del piccolo Comune di San Lorenzo Isontino.

San Lorenzo di Mossa, nel 1955 ha riacquistato l’autonomia dal Comune di Capriva del Friuli e nel 1968, dopo un lunghissimo iter burocratico, ha definitivamente preso la denominazione ufficiale di “San Lorenzo Isontino”. 
Un Piccolissimo Comune, poco più di 1500 abitanti, della Provincia di Gorizia, ubicato a pochi chilometri dalla sponda destra del Fiume Isonzo
Qui siamo nell’ultimo tratto orientale della Pianura Friulana a contatto con le prime propaggine del Collio Italiano.

Un Comune, San Lorenzo Isontino, antico, antecedente al X Secolo, che da secoli ha avuto una tradizione prevalentemente agricola.

Su questo Territorio, dal 1879, cinque generazioni di una Famiglia di Agricoltori hanno contribuito, grazie alla loro grande  passione e amore per la Terra ed il lavoro, alla nascita e allo sviluppo di una delle realtà produttive più rappresentative del Friuli Orientale: “Lis Neris”.

Alvaro Pecorari titolare, con la sua Famiglia, di “Lis Neris” precisa: 
“Con alle spalle una centenaria tradizione Familiare, nel 1981, l’Azienda ha fatto una vera e propria svolta, acquisendo una nuova mentalità produttiva finalizzata al raggiungimento dell’alta qualità, puntando sui Vini Bianchi che sono la migliore espressione di questo Territorio
Da subito il nostro obbiettivo è stato fare Vini sempre migliori e tutto il nostro lavoro, fatto con assoluta passione, è stato indirizzato nel creare tutte quelle condizioni perché ciò si realizzi”.  

Oggi l’Azienda ha più di 70 Ettari di Vigneti ubicati tra il Confine Sloveno a Nord e la riva Destra dell’Isonzo a Sud.

Lis Neris” è una vera e propria Azienda Familiare: Alvaro, la Moglie Lorena e la Figlia Federica.

Un’altra Figlia, Francesca Pecorari, li ha purtroppo lasciati nel Dicembre 2002, a soli 21 anni, a causa di un tragico incidente stradale
Francesca era nata, Domenica 3 Maggio 1981, a Palmanova in Provincia di Udine, ed era la Primogenita.

Nell’AziendaLis Neris” i Vini sono prodotti solo con Uve provenienti da Vigneti di loro proprietà e da alcuni vigneti da loro controllati e curati in Territorio Sloveno
Molte lavorazioni sono fatte a mano ed è stata introdotta la lotta biologica contro i parassiti della vite.

Tutto il Complesso Aziendale è ubicato a San Lorenzo Isontino.
La Cantina è progettata e costruita con lo specifico scopo di agevolare il più possibile tutti i processi produttivi, oltreché il rispetto delle materie prime e suoi ritmi evolutivi. 
La Cantina è parzialmente interrata, la parte fuori terra è completamente integrata nell’ambiente circostante. 

Lis Neris” è autosufficiente nella produzione di energia elettrica grazie a un moderno impianto fotovoltaico.

Lis Nerisproduce diverse tipologie di Vini suddivisi in tre Linee: “Tradizionali”, “Selezioni” e “Riserve”.

Ma “Lis Neris” è molto di più
Nel cuore della proprietà sorge il “Relais”, un’oasi di pace e benessere. 
In un antico fabbricato rurale, ristrutturato con molte attenzioni, passione e amore, sono stati ricavati 4 accoglientissimi appartamenti oltre ad altri spazi comuni.  

Poi c’è il ricordo amorevole di Francesca con una straordinaria iniziativa: la FondazioneFrancesca Pecorari O.N.L.U.S.” (Organizzazione non Lucrativa di Utilità Sociale). 

La Fondazione si dedica principalmente a sviluppare e portare a termine progetti volti a solidarizzare con bambini, in Italia e all’Estero, che si trovino in particolari situazioni di forte disagio.
L’idea della solidarietà era venuta proprio a Francesca quando, nel 1996 all’età di soli 16 anni, volle che si producesse un Vino del tutto particolare che non fosse commercializzato nei soliti canali ma che avesse lo scopo di aiutare chi soffre, in particolare proprio i bambini.  

A conferma del grande cuore e della straordinaria umanità, sensibilità e creatività di Francesca, il Vino ha un nome e una etichetta, tutto da Lei ideato, che rispecchia il suo carattere: “Fatto in Paradiso”.

Lis Neris” è un’Azienda che produce degli ottimi Vini che si degustano con grande piacere, ma oggi vi voglio parlare di una loro Riserva stappata in questa calda estate 2018: “Lis 2013”.

Lis 2013”, Bottiglia da 750 ml., Bianco Venezia Giulia Indicazione Geografica Tipica (I.G.T.), 13,5% Vol., un Blend di Pinot Grigio 40%, Chardonnay 30% e Sauvignon Blanc 30%
Da notare che i tre vitigni bianchi sono i più rappresentativi della storia dell’Azienda e vengono assemblati in ogni annata in equilibri diversi per ottenere sempre il miglior risultato.

Degustato a distanza di 5 anni “Lis 2013” esprime tutte le sue eccezionali prerogative: 
un Colore giallo paglierino intenso, al naso piacevolissime note di frutta matura ma anche speziate e minerali, in bocca elegantemente secco, rotondo e ricco, nel finale una persistente e gradevole vellutata scia che ti obbliga a riberlo. 

Lis 2013” un Vino Bianco estremamente affascinante che si può abbinare con facilità, per le sue speciali prerogative, a moltissime preparazioni di Mare, ma anche a delicate ricette di Terra

Che dire di più di questo “Lis 2013”, prodotto da Alvaro Pecorari e Famiglia, se non definirlo semplicemente “Un Grande Vino”.




"Lis 2013" - La Bottiglia

"Lis 2013" - Retro Etichetta

Giorgio Dracopulos con "Lis 2013"