lunedì 14 ottobre 2019

“I PRINCIPI DEL RISO” UNA SUPER INTERESSANTE MANIFESTAZIONE SVOLTASI AL “GRAND HOTEL PRINCIPE DI PIEMONTE”.




Lunedì 7 Ottobre 2019 presso il bellissimo “Grand Hotel Principe di Piemonte” di Viareggio, in Provincia di Lucca, si è tenuta la Prima Edizione della ManifestazioneI Principi del Riso”.

Il “riso” merita prima un piccolo cenno Storico.

Potremmo cominciare dicendo che il “riso” non è poi così conosciuto in tutte le sue molteplici sfaccettatura e tipologie eppure oggi è l’alimento base di circa un terzo della popolazione mondiale. 
Il Riso è un cereale apparso sulla Terra circa 15.000 anni fa, si suppone, sulla Catena Montuosa dell’Asia Centro-meridionale denominata Himalaya.

Riso” è il nome di una  ventina di piante erbacee annuali, della Famiglia delle Graminacee, ma solo le due che appartengono al “Genere Oryza” (Sativa e Glaberrima) sono importanti per l’alimentazione umana.

L’Oryza Sativa è la più comune essendo oggi coltivata nel 95% della superfice mondiale dedicata al risoL’Oryza Glaberrima, dal pericarpo (frutto) pigmentato rosso, si coltiva in alcune zone dell’Africa. L’Oryza Sativa si divide in treSottospecie”: Indica, Japonica (la più coltivata in Italia) e la Javanica
Ogni sottospecie, a sua volta, si divide in più “Tipologie”.

Il Riso (benché fosse già conosciuto dai Greci e dai Romani) è arrivato “ufficialmente” in Europa,  dall’Asia, nel Secolo VIII, portato dagli Arabi che invasero la Spagna e poi anche il Sud d’Italia a partire dalla Sicilia
Nel Medioevo, il Riso, non fu considerato dagli Europei come una fonte alimentare di massa, ma piuttosto una rara spezia, un medicinale soprattutto per le sue doti astringenti e rinfrescanti.
Solo intorno al 1200 in Italia s’iniziò a diffondere la sua coltivazione grazie alla tenacia dei Monaci Benedettini nelle zona paludose a sud-ovest di Vercelli.

Anche un grande genio come il giovane Leonardo di Ser Piero da Vinci (Leonardo da Vinci 1452 - 1519) fu incaricato di studiare e perfezionare il sistema idrico delle canalizzazioni che servivano a irrigare le risaie della Tenuta del Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza (1444 - 1476) ubicata nel territorio di Vigevano e nelle zone paludose della Valle del Fiume Po.

Con la diffusione delle risaie, in Italia, soprattutto in Pianura Padana (dove il riso era chiamato “il tesoro delle paludi”), ma anche in Toscana, Calabria e Sicilia, sorsero i primi “opifici”, per la lavorazione del riso, denominati “Pile da Riso”. 
Qui si sottoponeva il chicco di riso a una serie di operazioni meccanico/artigianali che liberavano il seme rendendolo pulito e bianco, anche se non completamente raffinato.

La più anticaLa Pila di Corte Baschi” è del 1612
esiste ancora in tutta la sua struttura ma da molto tempo non è più utilizzata. 
La seconda più antica (un documento, all’Archivio di Stato di Venezia, attesta, la richiesta di  costruzione, al 26 Aprile 1644), è “La Pila Vecia”, situata in Veneto, a Passolongo di Isola della Scala, in Provincia di Verona ed è ancora attiva. 
La Pila Vecia” fu edificata da un grande proprietario terriero del tempo, Domenico Cristato, e, nel 1650, era già in funzione.

Oggi sui Mercati esistono molti tipi (con moltissimi sottotipi) di Riso, come Principali Varietà si possono citare le seguenti: 
Arborio, Balilla, Basmati, Baldo, Carnaroli, Long and Wild, Nero Venere, Padano, Patna, Ribe, Roma, Rubino, Rosso di Camargue, Razza 253, L’Americano 1660, Selvaggio, Sant’Andrea, Raffaello, Thai Jasmine, Rosa Marchetti, Vialone Nano

A livello commerciale il Riso si classifica in Quattro Gruppi
Originario o Comune, Semifino, Fino e Superfino.

Da precisare e sottolineare che l’Italia è il primo produttore di Riso in Europa e che il “Riso da Risotto” è soltanto Italiano.

Ma torniamo al “Grand Hotel Principe di Piemonte” di Viareggio.

La Città di Viareggio in Provincia di Lucca è giustamente nota per molti aspetti positivi.
Si tratta di una bella e storica Località turistica, adagiata sulla pianura della Costa Toscana, bagnata dalle acque del Mar Ligure, dove, dal lontano 1873, si svolge anche uno dei più famosi Carnevali del Mondo. Oltre a ciò, alle spalle è incorniciata dal suggestivo panorama delle Alpi Apuane e ai lati dalle grandi, verdeggianti e rilassanti Pinete.

Un’altra delle sue speciali peculiarità è Viale Giosuè Carducci, conosciuto universalmente come “La Passeggiata di Viareggio”. 
Questa è la zona più affascinante, monumentale, artistica e commerciale della Città, ricca di moltissimi edifici di pregio e di rilevante interesse architettonico.

Dopo la “Bella Epoque” (18731895) s’iniziò a demolire le fatiscenti strutture in legno e ferro esistenti e tra il 1920 e il 1940, anni di grande fervore edilizio, la Passeggiata fu completamente ricostruita. 
Grazie a tecnici illustri, come l’Architetto e Ingegnere Viareggino Alfredo Belluomini (1892-1964), in quei 20 anni si delineò la Passeggiata come noi la conosciamo.
Sorsero molti negozi, caffè, cinema, gallerie, ville, stabilimenti balneari e hotel.

Proprio agli inizi di questo periodo, il Conte Giuseppe De Micheli, industriale Veneto trasferitosi nel 1909 a Firenze, dette l’incarico all’Architetto Viareggino Goffredo Fantini (1857-1923) di erigere un Hotel di prestigio all’inizio della passeggiata nord
Il Primo Luglio 1922, a tempo di record, solo dopo 240 giorni di lavori, fu inaugurato il Select Palace Hotel”, un Albergo a due piani.

Successivamente, nel 1925, vennero effettuati i nuovi lavori di rialzamento fino al quinto piano, che furono affidati all’Ingegnere Fiorentino Ugo Giovannozzi (1876-1957). 
L’esperto tecnico rese la struttura imponente simile ai grandi e lussuosi Hotel Francesi della Costa Azzurra del tempo.

Nel 1938 il “Ministero della Cultura Popolare” da poco istituito e presieduto dal Ministro Avvocato Edoardo (detto Dino) Alfieri, “suggerì”, per motivi politici, di cambiare il nome dell’Albergoitalianizzandolo” in “Grand Hotel Principe di Piemonte”.

In anni più vicini a noi, causa la totale assenza d’investimenti, l’Hotel fu chiuso.

Nel 2001 un solido Gruppo ha acquisito l’immobile e successivamente ottenuti i permessi sono iniziati i lavori di ristrutturazione, durati poco più di un anno e mezzo. 
Nel 2004, il “Grand Hotel Principe di Piemonte” (5 Stelle) ha riacquistato il suo ruolo di super prestigiosa struttura di accoglienza.

Al quinto piano, sul tetto a terrazza dell’Hotel Principe di Piemonte, tra i molti e pregevoli servizi offerti alla clientela, c’è il magnifico Ristorante GourmetIl Piccolo Principe” (Due Stelle Michelin) con il bravissimo Executive Chef Giuseppe Mancino.

Come già accennato Lunedì 7 Ottobre 2019 proprio presso il “Grand Hotel Principe di Piemonte” si è svolta la Prima Edizione della ManifestazioneI Principi del Riso”.

L’Evento, patrocinato dal Comune di Viareggio, è stato ideato e organizzato da un grande Chefpluristellato” come Igles Corelli e da un grande appassionato ed esperto del settore come Giancarlo Maffi: non poteva che essere un successo.

Alle ore 14:00 c’è stata l’apertura dei lavori con l’introduzione di Giancarlo Maffi  a cui ha fatto seguito un dibattito
L’importanza del riso nella cultura Gastronomica italiana e Mondiale”. 
Alla discussione hanno partecipato eccezionali Esperti come Cristina Guidobono Cavalchini, Titolare dell’Azienda Agricola Guidobono Cavalchini – “Riso Buono” (una delle Aziende Sponsor), l’amico Enzo Vizzari  Direttore delle super famoseGuide dell’Espresso” e Francesco Aiello Giornalista del GiornaleLa Repubblica”.

Di seguito Lorenzo Ferraboschi della Sake Sommelier Association Italia ha illustrato le tecniche di degustazione e l’importanza del “Sake” anche negli abbinamenti più moderni sia con altri drink sia con gli alimenti più svariati. 
Il “Sake” è bevanda alcolica molto particolare tipicamente Giapponese ottenuta dalla fermentazione di riso, acqua e spore koji, quest’ultimo è un fungo (muffa) filamentoso.
Durante l’intervento di Ferraboschi a conferma di quanto si raccontava Daniele Lencioni dell’A.I.B.E.S. con alcuni colleghi preparava e faceva assaggiare al pubblico alcuni piacevolissimi miscelati con il “Sake”.

Poi dalle ore 16:00 sono iniziati gli Show Cooking:

- Lo Chef Igles Corelli, 5 volte Stella Michelin in Carriera, del Ristorante Mercerie di Roma, ha sapientemente preparato un Risotto al “Pollo di Bresse” (Unico pollo al Mondo che dal 1957 ha la Denominazione di Origine Controllata), curry e gelato alla mela verde. 
Sul palco a condurre il Giornalista Francesco Aiello;

- Lo Chef Marco Cahssai, del Ristorante Atman (Una Stella Michelin) di Villa Rospigliosi, ubicato in Località Spicchio a Lamporecchio (PT), ha voluto fare una “provocazione” preparando il “Risotto nella Modernità” con una pannocchia terminale di Riso Carnaroli soffiata con un fondo alla Nino Bergese (illustre Cuoco Italiano vissuto tra il 1904 e il 1977, di lui si diceva che era “il cuoco dei re, il re dei cuochi”). 
Sul palco la moderatrice Cristina Guidobono Cavalchini e come ospite il famoso Macellaio Michelangelo Masoni;

- Lo Chef Massimo Viglietti, del Ristorante Achilli al Parlamento (Una stella Michelin) di Roma, ha realizzato una vera e propria opera d’arte con il suo “Non Risotto alla Marinara”, una lunga espressione conviviale ispirata all’Action Painting di Jackson Pollock (la pittura d’azione è uno stile che prevede il lancio del colore sul quadro). 
Enzo Vizzari ha condotto con grande simpatia il particolare impegno dello Chef;

- Lo Chef Andrea Papa, del Ristorante Romano (Una stella Michelin) di Viareggio (LU), ha preparato un ottimo Risotto alle sarde con acqua di pomodoro, mantecato con un pecorino stagionato 6 mesi. 
Moderatore sempre Enzo Vizzari;

- La Chef Giapponese Machi Fukuoka dell’Ambasciata Giapponese di Roma, Docente di Cucina Giapponese e Scrittrice, ha delicatamente preparato polpettine di riso con capasanta marinata allo shio-koji (condimento fermentato a base di riso), gambero sgusciato, infuso di te verde Hojicha e brodo dashi (leggero e limpido brodo di pesce). 
Igles Corelli ha fatto da presentatore;

- Il “Cuoco Pescatore” lo Chef Joseph Micieli, del Ristorante Sciabica di Punta Secca (RG), ha preparato una vera delizia l’ArancinoIl Mare di Montalbano”. 
Il moderatore è stato Francesco Aiello.

Un pubblico numeroso e partecipe ha sommerso di applausi gli Chef sia prima sia dopo aver assaggiato tutte le loro buonissime preparazioni.

La giornata si è conclusa con una fantastica cena a più mani al Ristorante GourmetIl Piccolo Principe” (Due Stelle Michelin) con il bravissimo Executive Chef Giuseppe Mancino e tutti gli Chef partecipanti all’Evento.

Che dire di più sennonché la Prima Edizione della Manifestazione I Principi del Riso”, svoltasi nel magnifico contesto del “Grand Hotel Principe di Piemonte” di Viareggio, è stata super interessante e decisamente anche supergustosa”.




Grand Hotel Principe di Piemonte

G. Maffi, C. Guidobono, F. Aiello, E. Vizzari

Giancarlo Maffi (Foto di Luca Managlia)

Cristina Guidobono Cavalchini e Giorgio Dracopulos
(Foto Luca Managlia)

Lorenzo Ferraboschi (Foto Luca Managlia)

Si Preparano i Miscelati con il Sake

Giorgio Dracopulos e lo Chef Igles Corelli
(Foto Luca Managlia)

Igles Corelli: Il Piatto

Lo Chef Marco Cahssai

Marco Cahssai: Il Piatto

Enzo Vizzari e lo Chef Massimo Viglietti

Massimo Viglietti: Il Non Risotto
(Foto Luca Managlia)

Lo Chef Andrea Papa

Andrea Papa: Il Piatto

La Chef Maki Fukuoka e Giorgio Dracopulos

Gli Chef Igles Corelli e Maki Fukuoka

Maki Fukuoka: Il Piatto

Lo Chef Joseph Micieli (Foto I Principi del Riso)

Chef Joseph Micieli Arancini: Il Mare di Montalbano
(Foto I Principi del Riso)

Lo Chef Giuseppe Mancino e Giorgio Dracopulos
(Foto Luca Managlia) 


martedì 8 ottobre 2019

MASSIMILIANO MUSTO È IL NUOVO DIRETTORE GENERALE DEL MAGNIFICO “FOUR SEASONS HOTEL FIRENZE”.




Con il TermineHotel o Albergo” si definisce una struttura che offre alloggio, per brevi periodi,  dietro un pagamento.
La parola “Hotel” ha origini antiche, deriva termine Latino “Hospitale” (Ospedale) e dal Francese antico “Hostel”. 
Invece il nome “Albergo” ha le sue radici dall’antico GermanismoHeribergo” che definiva un “accampamento fortificato” o un’altra struttura di “alloggio”.

La nascita di questi Luoghi di Ospitalità si perde nella “notte dei tempi”, diversi Secoli a.C., e se ne trovano le prime tracce ad esempio in Grecia, nella Città di Olimpia dove, si presume, nel 776 a.C. ebbero inizio le Olimpiadi
Qui sono stati ritrovati i resti del “Leonidaion” la struttura che ospitava gli Atleti partecipanti alle gare; edificato intorno al 330 a.C. l’Edificio misurava circa 74x80 metri e aveva quattro Colonnati Ionici con 138 colonne decorate.

Nell’Alto Medioevo (476 d.C. – 1066), grazie a vari Ordini Religiosi, nacquero praticamente ovunque sulle strade di maggiore transito strutture (anche Chiese e Conventi) denominate “Xenodochio” che servivano per ospitare i Pellegrini e i Viaggiatori.

Attraverso i Secoli l’attività di accoglienza si sviluppò in tutto il Mondo conosciuto. 
In Italia, dopo la grande espansione dell’Epoca Romana, soltanto intorno all’Anno Mille si è delineata la figura professionale dell’AlbergatoreModerno”. 
Infatti proprio in questo periodo “Osti” e “Locandieri” costituirono una loro Corporazione con tanto di regolamento.  

Durante il Rinascimento (1300 – 1600) s’inizio a curare, dove possibile, il tipo di ospitalità migliorando molto l’offerta.

Ai nostri tempi l’Arte dell’accoglienza, soprattutto ai livelli più alti, grazie anche alle nuove tecnologie, ha raggiunto standard altissimi anche con ambientazioni di grandissimo impatto.

In Toscana nella “favolosaCittà di Firenze tra l’infinità di magnifici monumenti ed edifici storici c’è, al numero Civico 99 di Borgo Pinti, il Palazzo della Gherardesca oggi sede di uno degli alberghi più prestigiosi al Mondo, il “Four Seasons Hotel Firenze” (5 Stelle).

La Four Seasons Hotels & Resorts è una Società Canadese, fondata nel 1960 da Isadore Sharp (classe 1931), titolare di una Catena con più di 100 Alberghi/Resort super accoglienti ubicati in posti bellissimi e sparsi in 35 Paesi del Mondo
In Italia, per ora, ci sono due strutture di questa Catena, una a Milano e l’altra è quella di Firenze.

Il complesso del Palazzo della Gherardesca, rientrante nel patrimonio artistico nazionale, è  composto da due grandi Edifici, il “Palazzo della Gherardesca” e il “Conventino”.
Il Primo è stato edificato tra il 1472 e il 1480, su progetto di Giuliano Giamberti da Sangallo (1445 - 1516) Architetto, Ingegnere e Scultore Fiorentino
Il Secondo risale al XVI secolo ed è stato in epoche passate sede di un Convento dell’Ordine Religioso delle “Serve di Maria Riparatrice”.

I due Edifici sono divisi dal fantastico Parco Botanico privato, il più grande di Firenze, 4,5 ettari, denominato ilGiardino della Gherardesca” (già Giardino Pinti).

Il Palazzo della Gherardesca è uno dei più importanti esempi di quello stile abitativo denominato “Casini di delizie”, grandi e accoglienti case di città che in realtà sono bellissime Ville immerse nei colori dei loro parchi e giardini
Tutta la struttura, d’incredibile bellezza, si eleva intorno al grande cortile a forma quadra, studiato per sfruttare al massimo la luce naturale, con arcate a tutto sesto su pilastri quadrati, all’interno dei quali corre il loggiato con le volte a botte. 
Il tutto arricchito e decorato con una fine, preziosa serie di pitture e di bassorilievi.

Dal 1940 al 1942 il Palazzo è stato risistemato e il cortile, per meglio preservarlo dalle aggressioni atmosferiche, è stato coperto con un lucernario
tutto il lavoro è stato progettato e seguito dall’Architetto Riminese Piero Sanpaolesi (1904 - 1980) e dall’Architetto Montecatinese Raffaello Brizzi (1883 - 1946).

Il complesso, dopo essere stato rilevato dallaFour Seasons Hotels & Resorts nel 2001, è stato in sette anni meticolosamente restaurato, sotto il controllo della Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Soprintendenza delle Belle Arti
In questo periodo è avvenuto anche l’accurato recupero dell’infinità di opere d’arte in esso contenute.  
Dal 15 Giugno del 2008 tutto il Complesso del “Palazzo della Gherardesca” è una delle “perle” della Catena Alberghiera dellaFour Seasons Hotels & Resorts”.

Il “Four Seasons Hotel Firenze” ha 116 straordinarie camere e suite, altre 37 sono al Conventino oggi ribattezzato “La Villa”. 
Tutte sono diverse l’una dall’altra e ognuna ricca di dettagli unici (affreschi, fregi, bassorilievi, lucernari, soffitti istoriati, camini monumentali e molto altro). 
Poi c’è la grande piscina, il fitness centre, la libreria e la sala di lettura, i lussuosi negozi, oltre a moltissimi altri servizi con i più alti standard di ospitalità.

Un Hotel immerso in una fantastica atmosfera per sentirsi “a casa quando si è lontani da casa”.

Al “Four Seasons Hotel Firenze” una particolarissima attenzione e cura viene dedicata anche all’Enogastronomia di qualità con una predilezione anche per i prodotti e le ricette del Territorio.
I Ristoranti sono: “Al Fresco”, la Trattoria aperta nella bella stagione a bordo piscina, “La Magnoliaarea ristorativa (oggi "Asia Gastrobar"all’interno del Conventino (La Villa), il lussuoso e accogliente spazio denominatoAtrium Bar” e fiore all’occhiello della struttura il “Il Palagio”.

Il Palagio” è il Ristorante principale delFour Seasons Hotel Firenze”, ubicato nelle ex scuderie del Palazzo oggi trasformate in una lussuosa esuggestiva sala dalle grandi colonne e il soffitto a voltaUna dozzina di comodi tavoli riccamente imbanditi per circa 55 coperti
nella bella stagione si cena all’aperto in giardino. 

Il bravissimo e gentilissimo Vito Mollica (classe 1971) è l’Executive Chef delFour Seasons Hotel Firenze” che con il RistoranteIl Palagio”, tra i tantissimi successi e riconoscimenti, ha avuto dalla Guida Rossa Michelin 2012 (pubblicata nel Novembre 2011) la prestigiosissima “Stella”. 
Da allora è stata sempre riconfermata. 

Una Struttura semplicemente magnifica come il “Four Seasons Hotel Firenze” con i suoi trecento addetti è una “grande impresa” che necessità di una solida e sapiente guida.
Dall’apertura dell’Hotel fino ai primi mesi di questo 2019 l’incarico di General Manager è stato ricoperto da un carissimo Amico che purtroppo non è più con noi
il compianto Patrizio Cipollini. 

Dal Mese di Luglio 2019 il nuovo Direttore Generale è Massimiliano Musto.

Massimiliano (per gli Amici Max) è nato a Napoli il 23 Maggio del 1969
La sua Carriera nel magico Mondo dell’ospitalità è iniziata più di 30 anni fa quando da giovanissimo si è trasferito in Scozia per imparare l’inglese e la professione
Successivamente si è Laureato alla University of West London inInternational Hotel Management”. Operando e viaggiando in molti Paesi del Mondo ha accumulato molta esperienza. 
Non è mai più rientrato in Italia per lavoro.

Nel Novembre 1998 è entrato a far parte della grandeFamiglia Four Seasons” come Restaurant Manager al “The Regent Bangkok” (ex Four Seasons Hotel) nell’affascinante Capitale Thailandese. Negli anni successivi ha fatto carriera lavorando, con sempre più importanti incarichi, in 12 Hotel da sogno come: Four Seasons Hotel Alexandria” in Egitto, “Four Seasons Resort Mauritius” ad Anahita, “Four Seasons Hotel Tokyo” a Marunouchi, “Four Seasons Hotel Singapore”.

Le sue più recenti esperienze lo hanno visto nel ruolo di Direttore nella preapertura del “Four Seasons Hotel Moscow” in Russia e al “Four Seasons Resort Chiang Mai” nel Nord della Thailandia.

La Thailandia per Max Musto è molto importante anche dal punto di vista sentimentale visto che sua Moglie è Thailandese
Max ha due bellissimi Figli Massimo di 13 anni e Marcella di 10 anni.

Ho avuto il grande piacere di conoscere Massimiliano Musto durante il ricco Aperitivo di presentazione alla Stampa tenutosi per l’occasione nel magico Giardino (Parco Botanico) delFour Seasons Hotel Firenze”. 

Da rimarcare sia l’eccellenza dei “cocktail” preparati dal bravissimo Head Mixologist Edoardo Sandri (uno completamente nuovo dedicato al Direttore denominato appuntoMax”) sia la straordinaria bontà delledelizie gastronomiche” del grande Chef Vito Mollica.

Max, persona squisita e simpatica, ha voluto mettere in risalto, in un breve discorso molto sentito (a tratti si è emozionato), che considerava la sua nomina di General Manager a Firenze un grande onore per l’importanza a livello Mondiale dell’Hotel e anche un feliceritorno lavorativo a Casa in Italia” dopo tantissimi anni.

Nella fantastica atmosfera delFour Seasons Hotel Firenzeho potuto conoscere un grande professionista: 
il nuovo Direttore Generale Massimiliano Musto.




Una Vista del Magico Giardino

Il Direttore Generale Massimiliano Musto
(Foto Four Seasons Hotel)

I Giornalisti (Foto Luca Managlia)

Edoardo Sandri Head Mixologist

Max Musto ed Edoardo Sandri
(Foto Luca Managlia)

Delizie Gastronomiche e uno Splendido Sorriso

Sempre e Soltanto Delizie
(Foto Luca Managlia)

Delizie Saporite

Deliziosi e Croccanti Coni

Ancora Delizie

Lo Chef Vito Mollica e Giorgio Dracopulos
(Foto Luca Managlia)

Massimiliano Musto (Max) e Giorgio Dracopulos
(Foto Luca Managlia)


giovedì 3 ottobre 2019

“W3 CAVIAR” L’OTTIMO CAVIALE CINESE DEL GRUPPO “J&A FINE FOODS” DI HONG KONG.




Il “Caviale” è un alimento a dir poco straordinario che si ottiene attraverso l’attenta lavorazione e salatura delle uova di diverse tipologie di pesci denominati “Storioni”.

Lo “Storione” è quasi un “fossile vivente” (anche per il suo aspetto) visto che ha fatto la sua apparizione molti Milioni di anni fa

Lo “Storione” è un pesce possente, di grandi dimensioni (diversi metri), che vive per diversi decenni in acqua (molto pulita e fredda) dolce e salmastra e che appartiene alla Famiglia delleAcipenseridae”. 
La Famiglia comprende 26 Specie di pescianadromi” (che per qualche ragione migrano); 
gli Storioni infatti risalgono i Fiumi per andare a riprodursi

Il nome “Acipenser” in Latino era il termine che indicava proprio lo “Storione”. 
Esistono anche Storioni che vivono esclusivamente in Mare oppure esclusivamente in Acque Dolci.

La Carne dello Storione è molto pregiata ma la vera delizia sono le sue uova: il Caviale.
Ci vogliono dai 7 ai 25 anni, a secondo delle tipologie, affinché uno Storione riesca a produrre le uova che in natura non hanno sapore e che devono essere trattate con il sale per diventare una vera prelibatezza.

Anche se abbiamo tracce antichissime provenienti da fonti Persiane, Egiziane, Greche e Romane sul consumo di uova di Storione bisogna arrivare nel XII Secolo per avere tracce, provenienti da popolazioni Mongole, più documentate su questo consumo.

Il “Malossolil Caviale leggermente salato come lo conosciamo noi non è stato disponibile fino a che non furono trovati sistemi di stoccaggio e trasporti refrigerati.
Solo alla fine del XVIII Secolo il Caviale introdotto inizialmente in Europa dalla Russia, grazie al Marinaio e Commerciante Greco Ioannis Varvarkis, divenne un “fenomenoMondiale.

L’eccessivo consumo di Storioni portò presto al calo della produzione Europea mentre in Nord America nella seconda metà del XIX Secolo s’iniziò a produrre Caviale in grande quantità. 
Se ne produceva talmente tanto che, oltre a essere esportato praticamente ovunque, nei Bar Americani veniva servito del Caviale per promuovere le bevande come oggi facciamo con le “noccioline”.   

Fino al 1875 il Caviale veniva confezionato in barili di legno da 55 Kg, da allora in poi vennero adottate delle latte metalliche da pochi chili
Tali contenitori permettevano attraverso la pastorizzazione di allungare notevolmente la vita del prodotto
Successivamente nei primi anni del 1900 vennero adottati sistemi di confezionamento sotto vuoto in vetro, dal peso di 30 o 60 grammi.

Nel 1915 anche in America la produzione entrò in crisi per il troppo consumo e la pesca degli Storioni, sia da diporto che commerciale, fu vietata fino agli anni 50.

Dopo l’America il Mar Caspio Russo divenne l’area di produzione principale del Caviale
Superata la metà del 1900 nell’area iniziarono anche i primi esperimenti di riproduzione artificiale degli Storioni
Ma al solito “chi troppo vuole nulla stringe” e anche qui la troppa produzione mise in crisi il sistema.

A causa della penuria di Storioni selvatici a livello Mondiale nel 1998 la Convenzione di Washington sul Commercio Internazionale delle Specie di Fauna e Flora Minacciate di Estinzione  (C.I.T.E.S.) decise d’inserire tutte le specie di Storione all’interno dell’Appendice Seconda della Convenzione. Tale fatto ha portato al divieto di commercializzazione su tutti i Mercati Internazionali dello Storione Selvatico e dei prodotti da esso derivati.

Oltre a ciò ha anche imposto  l’obbligo di marcare la produzione proveniente dagli allevamenti con unaSpeciale Etichetta Cites” dove in un codice (di lettere e numeri) vengono riassunti: 
la specie dello storione, il codice sull’origine del prodotto, il codice Iso del Paese di origine, l’anno di produzione nel caso di confezionamento diretto, il codice dell’eventuale azienda confezionatrice, il codice identificativo del lotto di produzione o del permesso Cites di esportazione.

Oggi il Mercato Mondiale degli Storioni e del Caviale è sostenuto praticamente e quasi esclusivamente dagli allevamenti che si sono sviluppati molto in Russia, in Francia, in Italia e Iran, ma il più grande produttore in assoluto è la Cina.

Gli allevamenti principali Cinesi si trovano nelle Province di Sichuan, Yunnan e Zhejiang, e stanno operando già da alcuni decenni. 

Vi voglio raccontare qualcosa proprio di un’Azienda Cinese la “W3 Caviarfondata nel 2006 da Jason Wong.

La “W3 Caviar” di Hong Kong appartiene, insieme alla “J&A” di Hong Kong e alla “Eight Gems” di Singapore, alla SocietàJ&A Fine Foods” che produce e distribuisce, in tutta l’Asia, alimenti di alta qualità come: 
Caviale, Ostriche, Champagne, Prosciutti (Spagnoli e Italiani) Tartufi Bianchi Italiani

I loro prodotti arrivano nella maggior parte degli Hotel più blasonati e nei Ristoranti Stellati di tutta l’Asia.

La “W3 Caviar” e la “punta di diamante” del Gruppo e, dalla sua nascita, produce 9 diverse specie (numerate proprio dal numero 1 al 9) di pregiatissimo Caviale
No.1Baerii Caviar” (Storione Siberiano), No.2 Superior Oscietra” (Storione Russo), No.3Amur Oscietra” (Storione Amur, l’Oscietra Reale dello Storione Rosso), No.4Premium Oscietra”, No.5Royal Oscietra”, No.6Imperial Oscietra”, No.7Amur Beluga” (Storione Beluga Reale), No.8Royal Beluga”, No.9Golden Caviar” (Storione Albino). 

Il tutto avviene in vari stabilimenti di acquacoltura, di acqua dolce al 100%, “sostenibili”, senza uso di ormoni o prodotti chimici, e ubicati in perfetti e specifici habitat adatti agli Storioni.

Ogni specie di Caviale si differenzia per la tipologia di Storione da cui si origina, dalle dimensioni delle uova, dalla consistenza, dal colore, dall’odore, dal sapore, dallo stato di maturazione o da particolarità come il “Golden Caviar” che è rarissimo e prodotto da Storioni Albini

La qualità del ProdottoW3 Caviar” sta raggiungendo tali livelli da essere molto vicina  a quella del “Caviale Selvaggio”.

Alla “W3 Caviarsi controlla attentamente l’intero processo della catena di approvvigionamento, dall’allevamento degli storioni alla raccolta e selezione, dalla lavorazione alla classificazione, fino all’imballaggio e alla logistica.  
Una logistica estremamente efficiente che permette di far arrivare giornalmente il Caviale anche a destinazioni molto lontane.

La perfetta organizzazione produttiva della “W3 Caviar” ha permesso, in questi ultimi anni, di dare una svoltatendenzialmente al ribasso al prezzo del loro Caviale” permettendone l’accesso non esclusivamente ai “super ricchi”.

Cosa ci potrebbe essere di più desiderabile del piacere di affondare un cucchiaino di madreperla in una cupola di eccellente Caviale e portarlo alla boccaper andare in Paradiso ”?.



"Lo Storione" (Foto W3 Caviar) 

"W3 Caviar" Acquacoltura Sostenibile 
(Foto W3 Caviar)

"W3 Caviar" Allevamenti in Acqua Dolce 
(Foto W3 Caviar)

Ostriche e Caviale (Foto W3 Caviar)

 Caviar No.5 "Royal Oscietra" e Riccio di Mare. 
(Foto W3 Caviar)

 No.7 "Amur Beluga" e No.9 "Golden Caviar" 
(Foto W3 Caviar)