venerdì 18 settembre 2026

“ALAMBIQUE”, A MADRID, DA PIÙ DI 50 ANNI UN LUOGO MITICO DELLA GASTRONOMIA SPAGNOLA E INTERNAZIONALE.




Nella meravigliosa Città di Madrid, in Spagna, in uno dei punti più caratteristici del Centro Storico, “Plaza de la Encarnación” (adiacente alla famosa e centralissima “Plaza de Oriente” che ospita anche il “Palazzo Reale” e il “Teatro Real”), in angolo al Civico 2 c’è un luogo estremamente fascinoso e attrattivo per gli appassionati di Gastronomia: “Alambique” (Alambicco).

Dalla parola Arabaall-ambiq” (distillare) e da quella Grecaambix” (tazza) nasce la parola “Alambicco”, nome attribuito ad uno “strano marchingegno”, composto da una caldaia collegata a una serpentina di raffreddamento, che serve ad attuare un’antichissima tecnica di separazione delle sostanze presenti in una miscela: la distillazione.

Nel Medioevo questa pratica veniva utilizzata soprattutto per la produzione di bevande alcoliche. Oggi la distillazione viene diffusamente applicata in molti processi chimici.

L’idea e l’apertura di Alambique si deve alla straordinaria Clara María González de Amezúa Noriega (26 Dicembre 1929 - 16 Agosto 2024) che la realizzò, nel 1974, insieme a tre amici.

La Madrilena signora Clara, “First Ladydella Cucina Spagnola, ha dedicato tutta la sua vita a un appassionato e costante impegno per la diffusione della Cucina Spagnola nel Mondo.

Fin dalla giovanissima età di 15 anni Clara ha cucinato per la sua Famiglia e successivamente grazie alla sua bravura e alla straordinaria predisposizione arrivò all’insegnamento e alle consulenze. Molteplici i suoi impegni, dai libri alle conferenze, alla lunga collaborazione con il Consejo Oleícola Internacional e con la Real Academia Española de Gastronomía.

La sua grande preparazione e il prestigio conseguito negli anni le hanno fatto avere, tra moltissimi altri, il riconoscimento di Commanderie Des Cordons Bleus De France (la più alta onorificenza dei Cuochi di Francia). 

Inizialmente aperto come Negozio (in SpagnoloTienda”) di articoli super selezionati nel Mondo per la cucina, nel 1978 Alambique” è diventato anche la “Scuola di Cucina Spagnola” per definizione. Una Scuola a cui è stato dato il nome del Frate Francescano SpagnoloJuan De Altamiras” (cuoco provetto e scrittore di testi di cucina del XVIII Secolo). 

Alambique” è sempre stata anche una fonte inesauribile di Ricette, e non solo, che tutti possono consultare gratuitamente nel “Blog”.   

Alambiqueda diversi anni è diretto con mano esperta e sicura dall’affascinante figlia di Clara, Maria Llamas.

Negli anni sono andato molte volte da “Alambique” a Madrid per salutare Maria e per immergermi in quell’atmosfera assolutamente ricca di amore per la Cucina.

Un Negozio straordinario e fornitissimo, un’eccezionale Scuola con prestigiosi insegnanti e Chef da tutto il Mondo, un’organizzazione per speciali eventi enogastronomici, una ricca fucina di idee e di talenti, un indicatore sapiente delle nuove tendenze e moltissimo altro ancora, questo è da più di 50 anniAlambique”, un luogo mitico della Gastronomia Spagnola e Internazionale.

https://www.alambique.com/

https://www.youtube.com/watch?v=c0XTPAOhamI


"Alambique" a Madrid: L'Ingresso

"Alambique" a  Madrid: Un Negozio Super Fornito

Una Vista del Grande Bancone con Cucina (Foto Alambique)

La Cucina Bella e Buona (Foto Alambique)

La Cucina Classica (Foto Alambique)
 
La Cucina Internazionale (Foto Alambique)

Giorgio Dracopulos in una delle sue Visite da "Alambique"


sabato 12 settembre 2026

GRANDI NOVITÀ AL “PODERE BELVEDERE”, UBICATO NEL MAGICO CONTESTO DEL CHIANTI RUFINA, REGNO DEL VALENTE CHEF EDOARDO TILLI.

 


Pontassieve è un Comune Toscano (di circa 20.200 abitanti), oggi rientrante nella Città Metropolitana di Firenze, dista poco più di 18 Km. a est dal Centro di Firenze ed è raggiungibile in circa 20 minuti di treno o in 35 minuti di auto. Pontassieve si trova sulla riva destra del Fiume Arno alla confluenza col Fiume Sieve da cui trae il nome. Viene storicamente considerata la vera "porta d'accesso" alla Valdisieve, oggi il suo Territorio unisce un’importante anima urbana e industriale a un magnifico paesaggio collinare dominato da filari di viti e oliveti.

Pontassieve ha una storia molto antica risalente agli Etruschi e ai Romani ma ha acquistato grande importanza strategica nel Medioevo. Il Comune è situato sul percorso del “Cammino di Dante”, un sentiero di 400 km. che collega Firenze a Ravenna in memoria del Sommo Poeta.

Pontassieve ha un fortissimo e indissolubile legame con il vino del Chianti Rufina” non solo come parte fondamentale del territorio geografico di questa storica Denominazione, ma anche come sua capitale commerciale e industriale fin dalle origini della stessa.

Il “Chianti Rufina” è la più piccola delle sottozone del Chianti, ma è la terza per volumi di produzione. Il suo disciplinare (DOCG) autorizza la produzione di questo vino in soli cinque Comuni della Valdisieve: Rufina, Pontassieve, Pelago, Londa e Dicomano. Ampie porzioni delle colline di Pontassieve sono dedicate ai magnifici vigneti di Sangiovese, il vitigno base del Chianti Rufina.

A pochi minuti di auto (circa 6 chilometri) dal Centro di Pontassieve in direzione est/nord-est, in zona collinare, più precisamente in Via San Piero a Strada al civico 23, si trova l’accogliente struttura rustica del Podere Belvedere.

Il “Podere Belvedere” è nato da una storia di Famiglia: quella dello Chef Edoardo Tilli. Infatti, nel 1987, sua Madre, innamorata della campagna Toscana, decise di acquistare un rudere di un antico casale agricolo del Settecento. I lunghi e importanti lavori di ristrutturazione e sistemazione del terreno circostante finirono nel 1993 e la Famiglia ebbe così la possibilità di trasferirvisi stabilmente.

Edoardo Tilli è nato il 6 Agosto 1984 a Bagno a Ripoli (Firenze) ed è cresciuto tra le colline del Chianti Rufina. Inizialmente ha percorso strade diverse dalla ristorazione: dopo le Scuole dell’Obbligo e il Diploma di Perito Aeronautico, con conseguente abilitazione al controllo del traffico aereo, si è dedicato agli studi di Architettura seguendo la vena artistica della Madre che è Architetto e Pittrice. Ma il forte richiamo dell'amore per la terra e la cucina trasmesso dalle Nonne ha avuto il sopravvento. Edoardo iniziò a studiare e applicarsi moltissimo, “divoravalibri di cucina nazionali e internazionali, approfondendo anche gli studi di chimica e incominciando poi a visitare i ristoranti più famosi per guardare, sentire e imparare. Con questa preparazione totalmente autodidatta, sia agricola sia di cucina, nel 2009 Edoardo inaugurò ilPodere Belvedere”, un AgriturismoB&B” (oggi con 7 camere): le vecchie stalle diventarono spazi per gli ospiti pur preservando dettagli originali come le mangiatoie e gli anelli per i cavalli, ebbe inizio anche il servizio di Cucina Tradizionale. In pochi mesi, grazie al grande impegno, avvenne una ulteriore evoluzione: nacque una piccola Azienda Agricola con animali da cortile, piante da frutto e la produzione dei primi insaccati.

Passarono alcuni anni di assoluta dedizione fino al 2012 quando Edoardo Tilli e la sua bella Moglie Klodiana Karafilaj decisero che era arrivato il momento di dare una svolta con l’Azienda Agricola facendola diventare biologica e con l’apertura del nuovo Ristorante all’interno del Podere.

Klodiana (Claudia) Karafilaj (classe 1988) è nata nella storica, fascinosa e accogliente Città Portuale di Valona in Albania, si è poi trasferita con la sua Famiglia all'età di 7 anni in Italia. Oggi è un’esperta Imprenditrice agricola e una bravissima Maître e Sommelier.

Il Ristorante dell’Azienda segue una filosofia ben delineata: una “Cucina storica e sostenibile” che utilizza tecniche di cottura antiche, basate principalmente sull'uso della brace, della griglia a legna e di una cucina economica dei tempi passati senza moderni fornelli. Le migliori materie prime usate devono essere autoprodotte con una gestione etica in particolare della carne, della selvaggina, le frollature diventano un nuovo punto di riferimento. Visto il successo ottenuto e per adeguarlo alle nuove necessità il Ristorante fine dining di “Podere Belvedere” nel 2017 ha chiuso per un completo rinnovamento e nel 2018 ha riaperto. 

La creatività culinaria dello Chef Edoardo Tilli è decisamente spinta dalla curiosità e dall’amore, la sua visione all’avanguardia molto spesso viaggia fuori dagli schemi: un lavoro certosino per realizzare portate eccellenti rivolte a un numero ristretto di Clienti.

Per Edoardo Tilli il suo lavoro è una forma di “cucinare prima di cucinare”, la tecnica non serve a mascherare, ma a rivelare. La frollatura naturale, per esempio, non corregge la materia ma la porta in superficie. Nasce così una cucina che non cerca l’omologazione del gusto, ma la sua profondità: una cucina fatta di tempo, pazienza, istinto e precisione.

La carne viene scelta per storia, età, qualità della vita, alimentazione e struttura. Animali più maturi, spesso meno facili da lavorare, ma più complessi dal punto di vista gustativo. In questo senso, la sua cucina si oppone all’idea di una carne perfetta, anonima, sempre uguale. Cerca invece una materia viva, irregolare, riconoscibile, capace di raccontare il proprio percorso.

Garum”, salumi e fermentazioni a "Podere Belvedere" sono strumenti di lavoro, di recupero e di profondità. Il “garum” (la salsa liquida di interiora di pesce che gli antichi Romani aggiungevano come condimento) non è solo una citazione del mondo antico, ma una matrice di sapore che nel tempo Edoardo ha sviluppato creando oltre venticinque versioni (manzo, pollo, maiale, capra, agnello, anguilla e altre ancora), la stessa ricerca attraversa i salumi (anche molto particolari come quelli di daino e di colombaccio) e le stagionature. La sua è una cucina che costruisce complessità senza artificio, ogni processo serve a concentrare, rivelare, dare continuità alla materia.

A conferma della sua grande passione Edoardo Tilli nel Novembre 2024 ha pubblicato un Libro dal Titolo DEEP RAW - La filosofia delle frollature. Il Libro di 224 pagine in Italiano e in Inglese, in formato 16,8 x 24 cm., edito da Maretti Editore è stato curato da Sara Favilla, le fotografie sono di Lido Vannucchi, la prefazione è di Giorgio Melandri e i contributi sono di Giovanni Ballarini, Massimiliano Marziali, Beppe Romeo. Edoardo Tilli in questa bella e interessante pubblicazione approfondisce i principi che guidano ogni giorno il lavoro di “Podere Belvedere”: allevamento, nutrimento, rispetto dell’animale, sacrificio, assenza di scarto, frollature naturali e trasformazione della carne. Il volume raccoglie e organizza una parte centrale del suo pensiero, mettendo in dialogo ricerca gastronomica, cultura contadina, scienza e memoria.

Il Ristorante fine dining di Podere Belvedere” è caratterizzato da ambienti intimi e rustici che fondono la tradizione rurale Toscana con tocchi contemporanei. Le salette interne sono due, piccole e assolutamente accoglienti, entrambe dotate di grandi caminetti, i pavimenti sono in cotto, le pareti hanno le pietre a vista e le caratteristiche travi in legno incorniciano il soffitto. Questo stile sobrio e antico si mescola grazie a un accurato studio a quadri e arredi moderni. 

La terrazza panoramica, fruibile con la bella stagione, vede i tavoli apparecchiati direttamente tra gli ulivi della proprietà. In veranda c’è anche, posizionato proprio davanti alla griglia a vista, lo “chef's table” per un'esperienza più diretta e immersiva.

Il Menu del Ristorante fine dining oltre alla scelta alla Carta prevede due Percorsi Consigliati:

- “Cellula” - Il manifesto. Il tempo, gli enzimi, le frollature, le stagionature. Scienza e Filosofia si incontrano. L’indagine sulla natura profonda dell’animale: maturazione, fermentazione, grasso, collagene, sangue, fibra. Non è potenza: è profondità;

- “Sé carne, questa carne” - L’evoluzione. L’Atto II del Cellula. Quattro nuclei: nascita, crescita, sacrificio, celebrazione. Dall’oscurità verso la luce. Interiora, grassi, ossa, tessuti. Se si sceglie di mangiare carne, che cosa significa farlo con responsabilità? Uccidere il giusto, usare tutto, non sprecare.

Sia alla Carta sia alle Degustazioni c’è la possibilità di aggiungere alcuni particolari e interessantiExtra”.

La Carta dei Vini, curata personalmente da una straordinaria e appassionata Sommelier come Klodiana Karafilaj, è una raffinata selezione di oltre cento etichette che spazia dalle eccellenze del Territorio del Chianti Rufina a chicche enologiche di nicchia Italiane e Internazionali, con un’attenzione molto particolare per i vini Francesi.

Klodiana come bravissima Manager dirige alla perfezione e con molta gentilezza ed empatia oltre all’accoglienza anche tutto il servizio di "Podere Belvedere", dalla Sala del Ristorante a quello delle colazioni e delle camere. Assolutamente innamorata delle piccole dolcezze della vita a Klodiana piace curare i dettagli e ciò si nota anche nel suo stare in Sala tra i clienti del Ristorante dove orchestra, con la sua grande professionalità e la sua bella presenza, un vero e speciale armonico servizio. La sua passione per il Vino la spinge inoltre alla ricerca di quello perfetto da accompagnare alle portate.

Ma alPodere Belvedere c’è anche una grande novità: l’Osteria Belvedere”.

Martedì Primo Settembre 2026 è stata inaugurata, accanto al Ristorante gastronomico, l’Osteria Belvedere” un Locale raccolto, massimo 16 coperti, pensato per offrire una piacevolissima esperienza conviviale, diretta e profondamente legata al gusto del Territorio.

L’Osteria nasce per completare e ampliare l’identità di Podere Belvedere”, una Cucina e due anime apparentemente opposte, ma unite dalla stessa accurata ricerca sulle materie prime e dalla medesima visione dello Chef Edoardo Tilli: da una parte i più particolari percorsi degustazione, dall’altra l’assoluto e immediato piacere di una portata assolutamente tradizionale, riconoscibile e generosa.

Tra le proposte dell’Osteria figurano delizie come la “Tartare di vacca, accompagnata da salse e condimenti serviti a parte” le “Tagliatelle al ragù di capra”, il “Riso alle erbe amare selvatiche e limone, con Parmigiano 60 mesi”, i “Tortellini alla panna con tartufo nero”, il “Piccione in umido con patate al lardo”, “Lingua, testina e bollito”, la “Bistecca di vacca o di cavallo”.

Alcuni piatti costituiscono i punti fermi del Menu, mentre una parte della Carta segue la disponibilità quotidiana delle materie prime e le occasioni offerte dal Territorio. Grande attenzione viene dedicata anche a salumi e formaggi, con stagionature selezionate e prodotti di altissima qualità.

Per l’inizio della stagione estiva 2027 ilPodere Belvedereavrà anche una bella, divertente e accogliente Piscina”.

Podere Belvederedello Chef Edoardo Tilli e di sua Moglie Klodiana Karafilaj, ubicato in un tipico e suggestivo casale del 1700 circondato da ulivi, vigne e animali da cortile, con una vista panoramica mozzafiato sul paesaggio Toscano, da casa di famiglia è diventato un interessantissimo progetto agricolo, gastronomico e di ospitalità super premiato, che riesce a trasmettere agli ospiti il meglio della fascinosa cultura contadina Toscana.

https://poderebelvederetuscany.it/

https://www.youtube.com/watch?v=YoduD4j-_oc


"Podere Belvedere": Il Magnifico Contesto (Foto Vannucchi)

"Podere Belvedere": Il Fascino della Griglia (Foto Vannucchi)

Edoardo Tilli con i suoi Fantastici Salumi (Foto Vannucchi)

Una Cucina Fatta con Pazienza, Istinto e Precisione (Foto Vannucchi)

Eleganza e Gusto (Foto Lido Vannucchi)

Materie Prime Eccellenti (Foto Lido Vannucchi)

Molto Belle le Presentazioni (Foto Lido Vannucchi)

Il Tripudio delle Carni (Foto Lido Vannucchi)

Salumi e Fermentazioni Particolari (Foto Lido Vannucchi)

Edoardo Tilli (Foto Lido Vannucchi)


venerdì 4 settembre 2026

RISTORANTE “CASA STENDHAL” A LUGANO: LA NUOVA APERTURA ALL’INTERNO DEL LUSSUOSO HOTEL “COLLINA D’ORO RESORT & SPA”.

 


La Svizzera è un mosaico incantato che offre un eccezionale connubio di maestose e bellissime vette alpine, fascinosi laghi cristallini, città d'arte dal passato medievale e borghi letteralmente fiabeschi. Tra le mete più iconiche Svizzere c’è Lugano la più popolosa città italofona al di fuori dell'Italia.

Lugano è un Comune Svizzero di 68 633 abitanti del Canton Ticino, il più meridionale dei 26 Cantoni Svizzeri, ed è il principale centro urbano cantonale della cosiddetta Svizzera Italianache comprende il “Canton Ticino” e le valli subalpine delCantone dei Grigioni”, gli unici Cantoni Svizzeri nei quali l'Italiano è la lingua ufficiale.

Lugano si trova nella parte più meridionale del Canton Ticino, adagiata sulle sponde settentrionali del Lago omonimo (detto anche “Ceresio”), tra il Monte Bre a est (925 m. s.l.m.) e il Monte San Salvatore a sud-ovest (912 m. s.l.m.). Il suo territorio, di 75,8 km², è uno dei più vasti della Svizzera meridionale e comprende, oltre al centro urbano, numerosi quartieri e località collinari che si estendono fino alle vette dell'Alta Val Colla, culminando sul Monte Gazzirola (2116 m. s.l.m.).

Il paesaggio urbano si sviluppa attorno al bacino glaciale formatosi durante le glaciazioni quaternarie, attraversato dal Fiume Cassarate, che scorre da nord verso il Lago e dal Fiume Vedeggio che delimita la pianura occidentale del comune prima di sfociare nel Ceresio presso il Comune di Agno. I rilievi collinari e montani che circondano Lugano sono coperti da boschi di castagno e quercia, mentre le sue zone pianeggianti ospitano i principali assi stradali, le aree residenziali e le infrastrutture economiche.

La posizione geografica di Lugano, a pochi chilometri dal confine Italiano e dalla Provincia di Como, ha favorito nel tempo l'integrazione economica e culturale con l'Italia settentrionale e il ruolo di ponte tra l'area alpina e la pianura padana.

Lugano ha una storia molto antica: le sponde del suo Lago furono abitate sin dall'Età della Pietra, durante il I Secolo a.C. il suo Territorio fu integrato nel “sistema amministrativo romano” e la prima menzione scritta, trovata in un atto di donazione, risale al 724.

In anni più recenti la costruzione della “Galleria Vedeggio-Cassarate” e il progressivo ammodernamento della rete dei “Trasporti Pubblici Luganesi” hanno migliorato la mobilità urbana, mentre gli interventi di riqualificazione del centro storico e del lungolago hanno contribuito alla valorizzazione dell'immagine turistica e culturale di Lugano che è anche la terza piazza finanziaria Svizzera dopo Zurigo e Ginevra.

Nel 2015 si è dato ancora più lustro alla Città con l’inaugurazione del “LAC Lugano Arte e Cultura” sul lungolago di Riva Caccia, un importante e moderno centro culturale multifunzionale realizzato dall'Architetto Ticinese Ivano Gianola, che ospita il “Museo d'Arte della Svizzera Italiana” (MASI), una sala teatrale e concertistica, gli spazi per le attività dell'“Orchestra della Svizzera Italiana” (OSI), oltre alle aree destinate a esposizioni, spettacoli, concerti, convegni e iniziative formative.

Il 15 Dicembre 2002 la popolazione ha approvato il progetto della “Nuova Grande Lugano” (facendola diventare una delle Città più vaste della Svizzera con ben 75,8 km²) volto a unificare la Città con alcuni Comuni limitrofi: Breganzona, Cureggia, Davesco-Soragno, Gandria, Pambio Noranco, Pazzallo, Pregassona, Viganello, Barbengo, Carabbia, Villa Luganese, Bogno, Cadro, Certara, Cimadera, Sonvico, Valcolla e Carona.

In questo magnifico contesto, a 15 minuti dal Centro di Lugano in direzione sud, a 520 metri di altitudine sulla Collina che si affaccia sul Pian di Scairolo e sul Golfo di Agno, in posizione magnifica e panoramicissima (con totale vista sul Lago e sulla Città) nel Mese di Marzo del 2013, dopo imponenti lavori di ristrutturazione di un edificio già esistente, è stato inaugurato all’interno di un parco naturale di 25 ettari il “Collina d’Oro Resort & Spa” accoglientissimo e lussuoso Hotel 5 Stelle diStarhotels Collezioneil marchio di lusso delGruppo Alberghiero Italiano Starhotels”.

Dalla Primavera 2026 il nuovo Ristorante dell’Hotel Collina d'Oro Resort & SPAè Casa Stendhal Lugano.

Il Ristorante appartiene al Stendhal Group, una Società fondata nel 1988 da Marcello Forti, a tutt’oggi è il General Manager, che si occupa di attività di ristorazione diretta e di consulenze per la ristorazione con diversi locali: a MilanoStendhal Brera Restaurant”, “Stendhal Cafe” e “Stendhal CityLife Bistrot”, a RomaStendhal Trattoria” e ora anche in Svizzera a Lugano con “Casa Stendhal” all’interno del “Collina d’Oro Resort & Spa”. La filosofia del Gruppo si basa sull’equilibrio tra memoria gastronomica e visione futura, nel massimo rispetto della qualità delle materie prime e della condivisione di uno “stare e tavoladi ispirazione Milanese. Il Gruppo è in crescita costante e ha chiuso il 2025 con ricavi pari a diversi milioni di euro.

Casa Stendhal Lugano” rappresenta un nuovo capitolo nel percorso di crescita del Gruppo, il primo passo verso i mercati internazionali, non un semplice Ristorante ma una vera destinazione di ospitalità dal sapore Italiano e contemporaneo, con un autentico “DNA Milanese”. Una Locanda moderna, pensata per accogliere gli ospiti in ogni momento della giornata, dalla colazione, al pranzo fino alla cena. Un luogo aperto sette giorni su sette, 365 giorni l’anno, dove convivialità e relax si coniugano senza formalismi, secondo un’idea di accoglienza elegante, discreta e spontanea.

La filosofia del Locale nasce anche da una riflessione contemporanea sul concetto di benessere e ospitalità, sviluppata insieme alla affascinante giornalista e “yoga teacherFrancesca Senette.

Anche il progetto d’interni contribuisce a definire la specifica identità di “Casa Stendhal Lugano” infatti la brava Architetta Michela Partesi ha reinterpretato il classico linguaggio estetico “Stendhal” trasformando il tradizionale verde del brand in tonalità bordeaux, più calde e avvolgenti, in armonia con il paesaggio circostante e l’atmosfera del Resort.

Gli spazi ospitano opere e sculture di Artisti come Nag Arnoldi, Pedro Pedrazzini e Ivo Soldini, oltre a un bassorilievo di Helidon Xhixha nella reception e due cavalli di Soldini, rafforzando il dialogo tra ospitalità, arte e territorio.

Circa 80 sono i coperti nelle Sale Interne, a cui si aggiungono le aree Bar e Pool Bar che durante la stagione estiva permettono di accogliere oltre 200 ospiti. “Casa Stendhal Lugano” integra l’identità gastronomica del Gruppo, profondamente legata alla tradizione milanese, con il territorio ticinese.

Alla guida della cucina diCasa Stendhal Luganoc’è il bravissimo Chef Renato Pezzoli.

Il Menu prevede un Percorso Consigliato (4 portate) denominatoTasting Collina d’Oro - Il Territorio Ticinesee un’ampia scelta alla Carta.

Tra le proposte dello Chef Renato Pezzoli ci sono igrandi classici Stendhalcome: “Mondeghili (le polpette tradizionali Milanesi)”, “Vitello tonnato”, “Risotto giallo Milano”, “Risotto al tartufo nero”, “Tonnarello verde, ragù bianco di vitello, olio al tartufo”, “Tortello agli asparagi con pesto di aglio verde, pecorino e pinoli tostati”, “Milanese di vitello alta, con il manico, con patate arrosto o rucola e pomodorini”, “Ossobuco in gremolada con risotto alla Milanese”, “Mc Stendhal, burger da 200 gr. con insalata, pomodoro, formaggio ticinese filante e le patatine country”, “Sogliola alla mugnaia con spinaci ripassati e patate prezzemolate”, “Caponata di Stendhal, con uvetta, pinoli e salsa agrodolce”, “Tarte Tatin con gelato alla vaniglia”, “Classico Tiramisù”, “Gorgonzola caramellato alle amarene”.

Ai Classici lo Chef aggiunge alcune proposte con contaminazioni di terra e di lago che rendono omaggio al Territorio: “Crudo della Mesolcina, Büsción (formaggio fresco) di capra e chips di polenta”, “Risotto al Merlot Ticinese, luganighetta (caratteristico insaccato fresco di carne di maiale simile a una salsiccia ma con una forma lunga e continua) e formaggio della Val di Blenio”, “Stracotto di manzo con patate montate al burro nocciola”, “Frittura del Ceresio con salsa al dragoncello, scalogno e verdure croccanti”, “Salumi locali con giardiniera”, “Torta di pane”.

Da sottolineare che frutta e verdura di stagione provengono dall’orto biologico situato nel Parco del Resort.

La Carta dei Vini, curata dall’esperta Sommelier Cristina Alberti, è ampia e selezionata, valorizza grandi etichette non solo Italiane, vi si trova anche una selezione di Vini Ticinesi tra cui il “Merlot Collina d’Oro”, il rosso prodotto direttamente all’interno del Resort. La struttura infatti dispone di un vigneto di proprietà che si estende su una collina con un largo ventaglio di esposizioni: ovest per il Sauvignon bianco, sud per il Cabernet, est per il Merlot.

Al rinnovato e accogliente “Lounge Bar” si possono degustare ottimi cocktail, dai grandi classici italiani e internazionali fino ad alcune particolari preparazioni dedicate al territorio come il “P31”, un aperitivo a base di erbe svizzere, interpretato in chiave contemporanea, anche in versione Negroni.

Il RistoranteCasa Stendhal Lugano”, ubicato nel magnifico contesto dell’HotelCollina d’Oro Resort & Spa”, porta in Ticino i valori che da sempre definiscono l’identità delGruppo Stendhal”: un’elegante accoglienza Milanese mai ostentata e assolutamente discreta, una ristorazione certamente ricca di gustosi contenuti e soprattutto la capacità di prendersi cura degli ospiti con gentile naturalezza.

https://resortcollinadoro.com/it/ristorante/

https://www.youtube.com/watch?v=Zp2-fl9HW9I


Hotel "Collina d’Oro Resort & Spa" a Lugano (Foto CDOR)

"Casa Stendhal Lugano": Una Vista Interna (Foto CSL) 

"Casa Stendhal Lugano": Panoramica e Deliziosa Accoglienza

 Ottima Cucina Tradizionale (Foto CSL)

"Ossobuco in Gremolada con Risotto alla Milanese" (Foto CSL) 

"Casa Stendhal Lugano": Speciali Cocktail come il P31 (Foto CSL)

Francesca Senette e Marcello Forti (Foto CSL)


giovedì 27 agosto 2026

“TABERNA PEDRAZA” A MADRID: QUANDO LA MIGLIORE CUCINA TRADIZIONALE SPAGNOLA DIVENTA IMPERDIBILE.




Ci sono alcuni Locali nel Mondo che tengo nel mio cuore per la loro assoluta straordinarietà: uno di questi è la “Taberna Pedraza” a Madrid in Spagna.

LaTaberna Pedraza è un Locale, di Cucina Tradizionale Spagnola, proprietà di due persone speciali e grandi appassionate di Gastronomia: Santiago Pedraza (classe 1966), da cui prende il nome laTaberna”, e sua moglie la Chef Carmen Carro.

Dal Mese di Febbraio 2019 la “Taberna Pedrazaè ubicata nella Sede di Calle de Recoletos al Civico 4, vicinissima a una delle Piazze Centrali più belle e importanti di Madrid: “Plaza de la Independencia”.  

Al Centro della “Plaza de la Independencia” sorge uno dei Monumenti più significativi e rappresentativi della Capitale Spagnola: la “Puerta de Alcalá”, inaugurata nel 1778 e fatta costruire, al posto di una preesistente Porta più antica, dal Re di Spagna Carlo Sebastiano di Borbone (Carlo III, 1716 - 1788).

La Storia dellaTaberna Pedraza” si identifica nella grande passione che ha animato e anima la Proprietà.

Santiago Pedraza e Carmen Carro sono una Coppia da oltre tre decenni e da sempre desideravano realizzare un Locale dove la Cucina Tradizionale Spagnola potesse esprimere il meglio delle sue prerogative in qualità e bontà.

Così dopo una lunga preparazione il 10 Aprile 2014 in Calle Ibiza, a Madrid, il loro sogno si è avverato: hanno aperto la prima Sede dellaTaberna Pedraza”.

Una grande professionalità e la ricerca assoluta della qualità hanno fatto da subito della “Taberna Pedraza” un Locale cult di Madrid. Un tale successo ha obbligato Santiago Pedraza e sua moglie, Carmen Carro a spostare la loro attività di pochi metri in un fondo più grande e adatto alle nuove necessità. Ecco che nell’Ottobre 2016 la “Taberna Pedraza” si è trasferita nella Sede in Calle de Ibiza 38.

Ma il successo ha continuato a crescere costringendo Santiago e Carmen a trovare ancora una Sede più consona. Eccoci arrivati, come già accennato al Mese di Febbraio 2019, quando la “Taberna Pedraza” è stata ubicata in Calle de Recoletos al Civico 4.

La nuova Sede è molto accogliente e molto fascinosa, sia per le pareti di mattoni rossi a vista sia per i vari deliziosi angoli dove ci si può accomodare. Arredamento, accessori e apparecchiatura conservano la loro eleganza ma mettono immediatamente a proprio agio.

Il “Menu della Taberna Pedraza” è molto vario e ricco, prevalentemente di Terra ma c’è una molteplice scelta di piatti di Mare. Non manca una selezione del mitico “Jamón de Bellota” e, in una Carta a parte, una preziosa lista di Formaggi Nazionali e Internazionali. I prezzi sono dettagliati fino alle singole unità e il rapporto qualità prezzo è veramente molto interessante.  

Alla “Taberna Pedrazapotete degustare al meglio tutte le ricette Spagnole più Tradizionali, come quell’incredibile e saporitissima portata denominata “callos” (una zuppa ricca e densa a base di trippa di vitello, muso e zampa, cotte a lungo con salumi speziati come il “chorizo - insaccato di maiale” e la “morcilla - sanguinaccio”, prosciutto serrano e una salsa alle spezie aromatiche) e altre bontà come le chiocciole, la frittata di patate, le crocchette, le meravigliose bistecche di carne accuratamente frollate, le salsicce piccanti, gli hamburger, la coda di bue, le cozze alla marinara e altri piatti di Terra e di Mare.

Alla “Taberna Pedraza” tra le tante gustose preparazioni che vengono realizzate per la numerosa Clientela una è un vero e proprio “cult”: la “Tortilla”.

Se consultate un Dizionario di Lingua Spagnola alla parola “Tortilla” potete trovare la seguente definizione:

- “Alimento preparado a base de huevo batido, a vaces mezclado con otros ingredientes, che se fríe en una sartén dándole forma redonda u ovalada” (Cibo preparato con uovo sbattuto, a volte mescolato con altri ingredienti, che viene fritto in padella dandogli una forma rotonda od ovale);

Credo proprio di non sbagliare se dico che la sopra citata “Tortilla” corrisponde alla perfezione nel Vocabolario Italiano alla parola “Frittata”.

Alla “Taberna Pedraza”, non solo a mio dire, vengono preparate delle “Tortillassemplicemente fantastiche.

Poi sulle particolari e gustosissime frittate di patate denominateTortillas de Betanzos” (o Tortillas de Patatas Gallegas) devo puntualizzare che ognuna ha un “Numero”: sì proprio cosi, queste Tortillas sono cosi magnifiche e preziose per la loro qualità che vengono numerate tramite unContador de Tortillas”. Un sistema adottato fin dalla prima apertura della “Taberna Pedraza”.

La Ricetta Classica e particolare di questa Tortilla ripiena di patate proviene dalla Cittadina di Betanzos, un Comune del Nord-ovest della Spagna situato nella Comunità Autonoma della Galizia. Gli abitanti della Galizia sono denominati Galleghi o Galiziani da cui deriva il riferimento alle “Patatas Gallegas”.

Le “Tortillas de Betanzos” della “Taberna Pedraza” vengono fatte con Uova super selezionate e freschissime, provenienti da galline Galiziane, che hanno una età specifica, allevate libere nei campi di un piccolo Comune Galiziano, sono le più adatte a fare le uova buonissime, le patate invece sono scelte a seconda della stagione nei terreni migliori. Per fare queste speciali “Tortillas” la bravissima Chef Carmen Carro ha i suoi segreti che perfezionano passaggi e calibrature, trasformando una ricetta semplice”, fatta con uova, patate e sale, in qualcosa di mitico.

La Carta dei Vini comprende un’accurata ed esperta selezione dei migliori Vini Spagnoli. Ampia la scelta delle Birre.

AllaTaberna Pedrazadi Madrid, un Locale di magnifica e buonissima Cucina Tradizionale Spagnola, troverete un’accoglienza personalizzata e semplicemente straordinaria fatta da due esperti, adorabili e appassionati professionisti, Santiago Pedraza e sua Moglie Carmen Carro, e apprezzerete moltissimo la loro puntigliosa ricerca della più alta qualità che si manifesta in tutto ciò che offrono per soddisfare e far felici i Loro Ospiti.  

http://www.tabernapedraza.com/

https://www.youtube.com/watch?v=Zujby_-fvpA


"Taberna Pedraza" a Madrid: Cucina Tradizionale Spagnola 
 
La Bravissima Chef Carmen Carro (Foto TP)

"Taberna Pedraza" a Madrid: Vista Interna (Foto TP)

Santiago Pedraza e le Magnifiche Bistecche (Foto TP)

"Callos": Una Preparazione Incredibilmente Buona (Foto TP) 

"Caracoles"Chiocciole (Foto TP)

"Mejillones" - Cozze (Foto TP)

"Taberna Pedraza" a Madrid: Tortilla (Foto TP)


mercoledì 19 agosto 2026

LA “CINTA SENESE”: UNA PREZIOSA RAZZA SUINA, CON UNA LUNGA STORIA E UN FORTE LEGAME CON IL TERRITORIO, OGGI CORRE UN SERIO PERICOLO DI ESTINZIONE.



La “Cinta Senese” è una straordinaria e magnifica razza suina Italiana autoctona della Toscana, originaria dell’area denominata “Montagnola Senese”, una delle principali zone collinari della Provincia di Siena. Una razza rustica, forte che ben si adatta alla vita all’aperto (grazie al suo comportamento naturale curioso e alla ricerca autonoma del cibo) ed è profondamente legata al paesaggio boschivo e collinare Toscano. Le sue origini sono antichissime, esistono delle fonti storiche (documenti agrari e rappresentazioni iconografiche) che attestano la sua esistenza nel Medioevo, ma sicuramente ha origini ancora più antiche. 

Attraverso i Secoli la Cinta Senese è stata parte integrante dell’economia rurale del Territorio Toscano: allevata nei boschi e nei poderi allo stato brado e nutrita naturalmente è sempre stata un fondamentale supporto alimentare per le famiglie contadine. Dopo la Seconda Guerra Mondiale (1939 - 1945) a causa del miracolo industriale che venne applicato anche in agricoltura, nello specifico vennero introdotte razze suine più produttive e veloci nella crescita, si arrivò agli anni ’80 in cui la Cinta Senese, essendo una razza poco prolifica, era quasi scomparsa riducendosi a poche decine di capi.

Negli anni successivi grazie a un lavoro collettivo (allevatori, università, istituzioni e territorio) venne ricostruito il patrimonio genetico e aumentato il numero dei capi. Tale percorso portò anche la tutela della razza, la costruzione della filiera e il riconoscimento nel 2012 della “Denominazione di Origine Protetta” per le sue carni.

Il Consorzio di Tutela della Cinta Senese DOP è l’organismo che rappresenta, protegge e valorizza la denominazione: è il punto di riferimento per chi produce, trasforma, commercializza e utilizza la “Cinta Senese DOP(riconosciuta dall’Unione Europea) e per chi vuole comprenderne il valore, l’origine e le regole. Il suo ruolo non è solo normativo, ma culturale, economico e territoriale. Solo le carni provenienti da suini di razzaCinta Senesenati, allevati e macellati in Toscana, secondo un disciplinare preciso e sottoposto a controlli ufficiali, possono utilizzare questo nome. Non è un marchio commerciale, non è un brand privato, non è un’etichetta facoltativa, è una certificazione pubblica che tutela un prodotto, un Territorio (gli allevamenti sono prevalentemente nelle Province di Siena, Pistoia, Grosseto, Pisa e Firenze, circa 3.500 capi) e un metodo di produzione. La DOP trasforma una tradizione agricola in una garanzia per chi produce e per chi consuma garantendo quattro elementi fondamentali: “Origine” (il prodotto nasce in un Territorio definito, che ne determina caratteristiche, identità e qualità), “Metodo” (il prodotto è ottenuto secondo regole precise condivise da tutta la filiera), “Controlli” (il rispetto delle regole è verificato da organismi indipendenti), “Tracciabilità” (ogni prodotto può essere ricondotto al suo percorso produttivo).

Il “Suino di Cinta Senese” è una razza di taglia media, con struttura armoniosa e proporzioni equilibrate, il corpo è longilineo e snello, mentre gli arti, lunghi, appaiono robusti rispetto al tronco dell'animale, si riconosce facilmente grazie al suo mantello nero attraversato da una caratteristica fascia bianca, dorso-lombare diritta, che cinge il tronco all’altezza delle spalle e comprende gli arti anteriori: lacintada cui prende il nome. Nel suo ambiente naturale si nutre di erbe, radici, frutti del sottobosco e ghiande, oltre alla possibilità di uso di mangimi controllati. Tale comportamento contribuisce non solo al benessere dell’animale ma anche alla qualità organolettica delle carni e al legame tra prodotto e territorio. L’allevamento allo stato brado favorisce inoltre il mantenimento del paesaggio, la pulizia dei boschi e la conservazione di un equilibrio tra attività umane e ambiente. Le carni dellaCinta Senese” sono di ottima qualità e presentano caratteristiche uniche: è più magra rispetto a quella di altre razze di maiali, contiene una buona quantità di proteine, grassi insaturi più salutari ed è anche ricca di ferro, zinco e vitamine del gruppo B.

Purtroppo dopo le pandemie che hanno precedentemente colpito il mondo animale, e non solo, come il “SARS-CoV-2” negli allevamenti dei visoni e l’“Influenza Aviaria” in quelli avicoli, un altro terribile virus minaccia gli animali degli allevamenti di suini: la “Peste Africana”.

La “Peste Suina Africana” (PSA) è una gravissima malattia virale che colpisce i “Suidi” (la famiglia di mammiferi artiodattili che include i maiali, i cinghiali, i facoceri e i rari babirussa delle Molucche), il virus è di genere “Asfivirus” e appartiene alla “Famiglia Asfaviridae”. L’infezione può avvenire sia per contatto diretto con animali infetti, sia per ingestione di carni o prodotti a base di carne di animali infetti (per esempio gli scarti di cucina) o sia per contatto indiretto. Il virus ha anche un’altra caratteristica estremamente negativa infatti ha un’elevata resistenza nell’ambiente dove rimane infettante per lungo tempo: per 3/6 mesi in prodotti di origine suina non cotta, almeno per 15 settimane in carne refrigerata, per anni in carne congelata e da 3 a 6 mesi nei salumi.

I capi colpiti nella quasi totalità muoiono (dopo una serie di sintomi negativi il decesso avviene entro 10 giorni dall’insorgenza) e non esistono, a oggi, né cure né vaccini. Benché gli esseri umani non siano sensibili a questa malattia essa comunque è causa di gravi conseguenze non solo socio-economiche in tutti i Territori in cui si diffonde: perdite economiche estremamente rilevanti in quanto provoca oltre la mortalità degli animali anche le restrizioni commerciali per l’intera filiera del suino e dei suoi prodotti. Se poi si considerano anche i costi elevati per l’eradicazione della malattia stessa le cifre della rimessa economica salgono vertiginosamente.

Tutto ciò avviene anche nel caso in cui la malattia si manifesti solo nei cinghiali: i suini che si trovano nei paraggi vengono abbattuti anche se sono ancora sani.

La “Peste Suina”, originaria dell’Africa sub-sahariana, si è diffusa dal 2007 in quasi tutta Europa, in Asia, in Oceania e nelle Americhe, interessando progressivamente numerosi paesi. In Europa l’epidemia è in continua evoluzione, con alcuni casi di eradicazione seguiti da nuove ricomparse. In Italia, ad esclusione della Sardegna dove era già presente negli anni ‘70 e ad oggi eradicata, la malattia è comparsa nel 2022 e si è diffusa in diverse regioni, compresa la Toscana, coinvolgendo soprattutto i cinghiali. Tra il 2023 e 2024 nel Nord Italia la malattia è stata rilevata in diversi allevamenti suini.

Tanto per dare un’idea della gravità di tale pandemia pensate che nel 2019 la “Peste Suina” in Cina ha portato alla morte, per l’abbattimento o la malattia, di circa 200 milioni di maiali: il 40% di tutti suini del Paese.

Nel Mese di Marzo del 2023, con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, è stato nominato un nuovo Commissario Straordinario per la Gestione dell’Emergenza Peste Suina Africana, il Dott. Vincenzo Caputo il Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche, con la speranza che, attraverso azioni serrate, controlli a tappeto e verifiche costanti, si possa in pochi anni mettere sotto controllo la peste.

In Toscana benché venga svolta su tutto il Territorio una stretta sorveglianza verso la malattia, che prevede anche il controllo dei cinghiali morti per cause diverse dalla caccia, come previsto dal “Piano Nazionale di Sorveglianza ed Eradicazione della PSA”, il pericolo è incombente.

Per salvare da una eventuale estinzione la straordinaria e rara Razza diCinta Senese”, un vero simbolo di biodiversità Toscana, gli scienziati hanno deciso, in questo Mese di Agosto 2026, di trasferire un ristretto numero di esemplari atti alla riproduzione (2 maschi o verri e 9 femmine o scrofe) sull’Isola di Pianosa, nell’Arcipelago Toscano.

Pianosa è un'Isola, di medie dimensioni (10,3 km²) rispetto alle altre Isole dell'Arcipelago Toscano, situata nel Mar Tirreno, rientra nel “Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano istituito nel 1996. L’Isola si trova a circa 13 km. a sud-ovest dell'isola d'Elba ed è inclusa nella Provincia di Livorno. Pianosa, come dice il nome stesso, è l'unica isola dell'Arcipelago priva di alture e complessivamente pianeggiante (il punto più alto raggiunge i 29 metri s.l.m.), ha una forma vagamente triangolare e frappone tratti di costa rocciosa a tratti sabbiosi, il suo territorio è in parte a macchia e in parte coltivato a viti e olivi.

Pianosa è un luogo completamente isolato e a movimentazione limitata, ancor di più il posto scelto per la collocazione dei capi dentro alla Struttura Carceraria nell’Isola, ideale per proteggere la razza senza alcun impatto sull’equilibrio naturale del territorio: gli animali resteranno sotto controllo in un’area recintata, senza contatto diretto con la vegetazione e la fauna circostanti. Un’area completamente confinata con doppie recinzioni, protocolli rigidi di ingresso e uscita per persone e mezzi, misure di biosicurezza rafforzata certificate dalla verifica indipendente e sistematica dell’Azienda Sanitaria Locale secondo i “Protocolli Europei ClassyFarm”.

Oltre all’"Arca di Noè" di Pianosa per la salvezza della “Cinta Senese” si punta anche sui “Centri Genetici” (o Centri di Genetica Medica) quelle strutture sanitarie specializzate nella ricerca, nello studio e nella conservazione del “DeoxyriboNucleic Acid” (DNA), la molecola che contiene tutte le informazioni genetiche e le istruzioni di base per costruire, sviluppare e far funzionare ogni essere vivente.

Mettere in salvo la Razza di Cinta Senesenon basta, si devono assolutamente salvare anche gli allevatori che in prima persona subiscono l’incommensurabile danno della distruzione dei loro allevamenti. Purtroppo l’attuale risarcimento viene calcolato sui valori del “suino industriale” e non riconosce assolutamente il maggior valore della “Cinta Senese D.O.P.”, tale fatto oltreché essere ingiusto è un anche un drastico sistema che scoraggia gli allevatori dal proseguire la loro attività.

Al 31 Dicembre 2025 in 8 Province Toscane si contavano 79 Allevatori, 6 Macelli e 18 Imprese di trasformazione: un valore economico indicativo per la “Cinta Senese D.O.P.” di oltre 5 milioni di euro: una filiera piccola ma molto specializzata e fortemente legata al Territorio.

La “Cinta Senese una delle razze suine autoctone più preziose, antiche e rappresentative delPatrimonio Agroalimentare Italiano”, con un legame storico talmente importante tanto da trovare la “Cinta Senese raffigurata persino in un famoso ciclo di affreschi, intitolatoAllegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo”, dipinti dal noto Pittore Ambrogio Lorenzetti, uno dei Maestri della Scuola Senese del Trecento, tra il 1338 e il 1339. Gli affreschi si trovano nella “Sala dei Nove” (o della Pace) all'interno del Palazzo Pubblico di Siena.

La Cinta Senese purtroppo è in serio pericolo di estinzione e non ci possiamo assolutamente permettere che ciò accada.

https://www.cintasenesedop.it/

https://www.youtube.com/watch?v=T6TIKcc2zQk


"Cinta Senese": Allevamenti allo Stato Brado (Foto CCS)

 Una Preziosa Razza da Salvare (Foto CCS)