domenica 11 ottobre 2026

DA “AMINTA”, LA TENUTA A MONTALCINO DELLA FAMIGLIA CECCHI, L’ACCOGLIENZA SI ESALTA TRA VIGNE, CANTINA, DEGUSTAZIONI E CUCINA.



Tra le infinite magnificenze che si trovano in Toscana c’è Montalcino un antichissimo Borgo che oggi come Comune ha circa 5.500 abitanti.

Montalcino è un Borgo Medievale, suggestivo e incantevole, ubicato nel cuore della Provincia di Siena (a circa 40 chilometri a sud di Siena), sorge sulla cima di una collina panoramica a circa 564 metri sul livello del mare e domina la splendida “Val d'Orcia”, una meravigliosa area protetta riconosciuta come “Patrimonio Mondiale dell'Umanità” dall'UNESCO. La sua è una posizione strategica tra il Monte Amiata e la Costa Tirrenica.

Montalcino custodisce un Centro Storico Medievale semplicemente bellissimo e intatto, dominato dalla maestosa Fortezza trecentesca, da strette viuzze lastricate e da palazzi storici come il Palazzo dei Priori. Da Montalcino si godono viste panoramiche mozzafiato sulle colline Toscane, caratterizzate da un'alternanza perfetta di vigneti, oliveti, boschi e iconici cipressi.

Tra i tantissimi pregi di Montalcino c’è anche quello di essere la patria del mitico “Brunello di Montalcino” uno dei vini rossi più famosi, pregiati e apprezzati al mondo.

Una delle sette Frazioni del Comuna di Montalcino è Castelnuovo dell'Abate.

Castelnuovo dell'Abate è assolutamente ammaliante, si trova adagiata su un colle a 385 metri s.l.m., un piccolissimo Borgo Medievale che conta oggi poco più di 200 abitanti ed è indissolubilmente legato alla vicina antichissima, famosissima e mitica Abbazia di Sant'Antimo, uno dei capolavori dell’architettura medievale.

L'insediamento di Castelnuovo dell'Abate nacque in epoca medievale principalmente come fortilizio militare per difendere la vicina “Abbazia di Sant'Antimo”, importante Monastero Benedettino, eretta a poco più di un chilometro dal centro abitato. L’Abbazia è l'attrazione principale dell'area, uno dei complessi architettonici in stile romanico più belli e maestosi dell'intera Toscana. Secondo la leggenda fu fondata dall'Imperatore Carlo Magno nel 781 come voto per la fine di una pestilenza. La struttura attuale risale al XII Secolo ed è celebre per il suo splendido deambulatorio a cappelle radiali e per il travertino con venature di alabastro, una pietra locale, che dona una luminosità unica al complesso.

Il Borgo di Castelnuovo dell'Abate si sviluppò sotto la signoria degli stessi abati, infatti l'appellativo "dell'Abate" deriva dal fatto che l'Abate di Sant'Antimo decise di erigere un proprio palazzo signorile all'interno delle mura del paese. Nel 1265 il Borgo passò sotto il controllo della Repubblica di Siena che nel 1360 ne rinforzò le mura. Nel 1462, quando Papa Pio II soppresse l'Abbazia di Sant'Antimo, il palazzo dell'abate passò al Vescovo di Montalcino, prendendo il nome di “Palazzetto del Vescovo”. Nel 1777 il Borgo fu ufficialmente annesso al territorio di Montalcino per decreto del penultimo Granduca di Toscana Leopoldo II (Giovanni Giuseppe Francesco Ferdinando Carlo d'Asburgo-Lorena, 1797 - 1870).

Oggi l’economia locale è fortemente vocata al turismo rurale, alla coltivazione di ulivi secolari e alla viticoltura, infatti Castelnuovo dell'Abate è inserito nella zona di produzione del “Brunello di Montalcino”. Dall'alto del Borgo si gode inoltre di una vista panoramica spettacolare che spazia sui vigneti della Val d'Orcia, sul Monte Amiata e verso la Maremma.

Proprio nella verdeggiante campagna di Castelnuovo Dell’Abate, sulla “Strada Provinciale della Badia di Sant’Antimo (P. 55) che unisce Montalcino a Castelnuovo Dell’Abate, a meno di 9 km. dalla prima e a circa due chilometri e mezzo dalla seconda, si trova la Tenuta “Aminta” della Famiglia Cecchi.

La Famiglia Cecchi è sempre stata intensamente impegnata nel mondo del Vino e, attraverso i decenni, ha dato molto a questo mondo grazie alla sua storia, alla sua visione filosofica e ai molti progetti innovativi.

Tutto ha origine nel 1893 quando Luigi Cecchi si appassionò al Vino diventando presto un bravo assaggiatore professionista, da qui in poi iniziò per lui un percorso che potremmo definire un perfetto connubio tra tradizione e innovazione grazie a una prerogativa non comune: vedere come si sarebbe sviluppata la Viticoltura nel futuro.

Nei primi anni di attività l’Azienda originaria basava la sua produzione sulla gestione di vigneti in affitto, un’esperienza che si rivelò essenziale per approfondire e radicare la conoscenza dei diversi “terroir” della Toscana e sviluppare l’expertise familiare in campo enologico.

Con notevole spirito imprenditoriale e la lungimiranza di Luigi e dei suoi Figli la Famiglia Cecchi riuscì a intraprendere un percorso di valorizzazione del “Marchio Cecchi” che, grazie anche alla notorietà di Luigi, travalicò le frontiere nazionali e già negli anni '30 iniziò a esportare. Inoltre l’Azienda Cecchi fu in grado di garantire il lavoro per molte famiglie durante i tragici eventi di ben due Guerre Mondiali.

La Terza Generazione della Famiglia guardò al futuro decidendo di spostare la Sede dell’Azienda a Castellina in Chianti, in Provincia di Siena, dove acquisì nel 1962 “Villa Cerna”. Qui la Famiglia fondò anche la Sede operativa e produttiva con caratteristiche e importanti strutture in grado di supportare l’espansione commerciale dell’Azienda stessa, affiancando così le attività nei vigneti di proprietà sui quali fare qualità e sperimentazione.

Nel 1966 in Toscana si dette vita alle prime “Denominazioni di Origine Controllata” (D.O.C.), un momento storico fondamentale per l’esaltazione del Territorio. Anni importantissimi anche per le relazioni istituzionali che videro la Famiglia Cecchi coinvolta in attività consortili e associazionistiche, coprendo cariche di spicco quali per esempio quella di Luigi Cecchi nel ruolo di Presidente “Unione Italiana Vini”.

Oggi la “Casa Vinicola Luigi Cecchi e Figli” con alla guida la Quarta Generazione della Famiglia, Cesare e principalmente Andrea, è una tra le Aziende Vitivinicole Italiane più dinamiche e moderne, protagonista sul Mercato Nazionale e Internazionale (esporta in oltre 65 Paesi del Mondo) con una produzione media di oltre 9 milioni di bottiglie e con un fatturato complessivo di parecchi milioni di euro suddivisi a valore quasi equamente tra Italia ed Estero.

Le numerose e diverse tipologie di Vini imbottigliati provengono da alcune centinaia di Ettari di proprietà divisi tra le Cinque Tenute (Quattro in Toscana e Una in Umbria) che fanno parte del Gruppo: Azienda Agraria “Villa Cerna”, Azienda Agraria “Val delle Rose”, Azienda Agraria Tenuta “Alzatura”, Azienda Agricola Tenuta “Villa Rosa” e Azienda Agricola Tenuta “Aminta”.

La Famiglia Cecchi ha sempre frequentato Montalcino fin dal 1975, prima come “négociant” (termine Francese attribuito a coloro che acquistano uve, mosti, vini sfusi da altri produttori anche per vinificarli, affinarli e commercializzarli con una propria etichetta), in seguito occupandosi della distribuzione dei Vini di importanti Tenute locali. Successivamente visto il grande potenziale di Montalcino e il profondo legame con un vitigno straordinario come il “Sangiovese”, la Famiglia Cecchi decise di cercare una Tenuta da acquistare e dopo accurate ricerche fu individuata, nel 2018 a Castelnuovo dell'Abate, una proprietà di sei ettari in una delle aree più vocate del territorio di Montalcino, proprio vicino alla celebre “Abbazia di Sant'Antimo”.  

Alla nuova proprietà venne dato il nome “Aminta” un nome che unisce la storia personale della Famiglia al Territorio: deriva infatti dalla fusione tra “Anita” (Anita Sardelli, madre dei Fratelli Cecchi, Andrea e Cesare, figura centrale di ispirazione) e il Monte “Amiata”, che domina il magnifico paesaggio naturale.

Un grosso investimento di circa 8 milioni di euro ha dato vita a un nuovo e prestigioso capitolo enologico: dopo una fase di lavoro silenzioso e accurato tra il 2025 e il 2026 c’è stato il debutto ufficiale sul mercato con le prime bottiglie di “Aminta” focalizzate sul Sangiovese, il “Rosso di Montalcino D.O.C.” e il “Brunello di Montalcino D.O.C.G.”. Le bottiglie sono caratterizzate da etichette decorate con elementi creativi e cromatici che traggono ispirazione proprio dal senso artistico della signora Anita Sardelli.

Un’operazione decisamente importante quella dell’acquisizione della Tenuta “Aminta” realizzata con la forte volontà del gruppo di consolidare la propria presenza nei grandi Territori del Vino.

A più di un anno dal debutto ufficiale della Tenuta “Aminta” della Famiglia Cecchi a Montalcino, il progetto si arricchisce di visite, degustazioni ed esperienze immersive per raccontare al meglio il “Sangiovese”, un vitigno eccezionale, e un terroir d’eccellenza con le sue magnifiche tradizioni gastronomiche.

Infatti alla Tenuta “Aminta” sono stati recentemente inaugurati dei percorsi di accoglienza e degustazione che uniscono il vino alla cucina e al territorio, con proposte che spaziano da “pranzi con vista sull'Amiata” a “cooking class Toscane”. L’ospitalità rappresenta una componente importantissima nel percorso di “Aminta” non è una semplice visita ma un’occasione per comprendere da vicino il lavoro che lega Vigneto, Cantina e Territorio.

Il nuovo “Programma di Ospitalità” racconta “Aminta” da prospettive diverse con percorsi specifici a diverse denominazioni:

- “L’Essenza di Aminta”, è il percorso più direttamente legato all’identità della Tenuta, comprende una visita dedicata alle origini del progetto Aminta, alla geologia dei vigneti, alla filosofia produttiva e al confronto tra le due espressioni aziendali del Sangiovese, “Aminta Rosso di Montalcino D.O.C.” e “Aminta Brunello di Montalcino D.O.C.G.”;

- “Due Paesaggi” approfondisce il dialogo tra Montalcino e la Maremma, unendo Aminta e Val delle Rose, la Tenuta di Famiglia Cecchi vicino Grosseto, lungo la costa Toscana, in un racconto che attraversa due anime della Regione, da un lato la verticalità di Castelnuovo dell’Abate e della Val d’Orcia, dall’altro l’influenza climatica della costa maremmana;

- “Le Tre Tenute - Identità di Famiglia”, un percorso dove lo sguardo si amplia ulteriormente al percorso di Famiglia Cecchi tra Montalcino, Chianti Classico e Maremma. L’esperienza propone una lettura trasversale di tre Territori simbolo, uniti da una stessa visione produttiva e interpretati attraverso vini capaci di restituire struttura, eleganza, carattere mediterraneo e profondità territoriale;

- “La Cucina di Anita”, una cooking class esclusiva dedicata alla Cucina Toscana più autentica. Guidati da uno bravo Chef del territorio, gli ospiti partecipano alla preparazione di piatti identitari del luogo con ingredienti freschi e stagionali, in un’esperienza intima fatta di gesti, racconti e suggestivi saperi tramandati. Il percorso si conclude con un pranzo dedicato in abbinamento ai vini della Tenuta, ospitato in un’accogliente sala privata con vista sul Monte Amiata. Questa proposta amplia il racconto di Aminta oltre il calice, portando l’ospitalità nella dimensione più naturale della convivialità Toscana.

Andrea Cecchi, Presidente e CEO di Famiglia Cecchi con le seguenti parole ha perfettamente descritto lo spirito che anima il nuovo progetto di accoglienza: “L’ospitalità ad Aminta nasce dal desiderio di condividere un luogo che per noi ha un valore profondo, familiare e territoriale. Dopo il debutto dei vini, volevamo offrire agli ospiti la possibilità di entrare in contatto con l’identità della Tenuta, di conoscere più da vicino il lavoro in vigna e in cantina e di vivere Montalcino attraverso il nostro legame con il Sangiovese. Aminta è un progetto giovane, ma nasce da una lunga storia che si identifica con il nostro rapporto con i grandi territori del vino Italiano.”

Oggi i valori della Famiglia Cecchi si distinguono con decisione per il profondo rispetto dell’ambiente (vedi aziende sostenibili e biologiche), per le persone che lavorano nella filiera, per la tradizione, per le varietà autoctone coltivate come elemento di continuità con l’identità territoriale, per la crescita e per l’innovazione.

Con alle spalle 133 anni di storia la Famiglia Cecchi è sicuramente una delle più prestigiose realtà vitivinicole Nazionali e Internazionali.

https://www.cecchi.net/it/

https://www.youtube.com/watch?v=CjcfiaaWss0


"Aminta" a Montalcino: Una Vista dall'Alto (Foto Aminta)
 
Giorgio Dracopulos insieme ad Andrea Cecchi

Il Fascino della Barricaia (Foto Aminta)

Il Percorso "Le Tre Tenute" (Foto Aminta)

Il Percorso "La Cucina di Anita" (Foto Aminta)

 Il Pranzo del Percorso "La Cucina di Anita" (Foto Aminta)

Andrea Cecchi in Cantina (Foto Aminta)

"Aminta": Semplicemente Magnifica (Foto Aminta) 


domenica 4 ottobre 2026

AL NUOVO LUSSUOSO HOTEL “NOBU” (5 STELLE), APERTO NEL CUORE DI MADRID, L’ACCOGLIENZA E LA RISTORAZIONE SEGUONO IL CONCETTO GIAPPONESE DI OSPITALITÀ.



L'importante industria moderna dell’accoglienza (Alberghi, Ristoranti e molto altro) nasce per rispondere al bisogno umano di viaggiare, nutrirsi e trovare riparo, evolvendosi nel tempo da semplice accoglienza di cortesia a fondamentale settore economico globale e strategico. Le inaugurazioni di nuovi Hotel, Ristoranti e altri Locali si susseguono in tutto il Mondo.

Oggi desidero parlare di un’apertura molto speciale avvenuta recentissimamente in una magnifica Città che io adoro: Madrid in Spagna.

Martedì Primo Settembre 2026 ha aperto ufficialmente, nel cuore di Madrid in Calle de Alcalá 26, il lussuoso “Nobu Hotel Madrid” (5 Stelle). 

“Calle de Alcalá” è la strada più importante e lunga di Madrid che partendo da “Puerta del Sol”, con un percorso di circa 10,5 Km., collega il Centro Storico della città alle sue zone nord-orientali.

Calle de Alcalá al Civico 26 si trova a soli 300 m. da “Puerta del Sol” una delle Piazze più importanti e famose della Città, che rappresenta anche il “km 0” della rete stradale della Spagna ed è il centro delle celebrazioni nazionali della Mezzanotte di San Silvestro con il famoso Orologio che batte i 12 rintocchi. Sin dalla nascita della Capitale Spagnola questa Piazza è stata il salotto buono, la prima culla di ogni attività commerciale, culturale e amministrativa: oggi rappresenta un mitico simbolo famoso nel Mondo.

Il “Nobu Hotel Madrid” è il primo albergo del “Marchio Nobu” nella Capitale Spagnola e si aggiunge gli altri quatto già aperti a San Sebastián, Barcellona, Marbella e Ibiza.

Il “Nobu Hotel Madrid” appartiene Nobu Hospitality Group un rinomato “marchio internazionale di lusso e lifestyle” fondato dal mitico Chef Nobuyuki (Nobu) Matsuhisa, dall'Attore e Produttore Cinematografico Statunitense con Cittadinanza Italiana Robert Anthony De Niro (classe 1943), dal Ristoratore Americano di New York City Drew Nieporent e dal Produttore Cinematografico e Imprenditore Americano-israeliano Meir Teper. Inizialmente la Società era nata soltanto come celebre e rivoluzionario Ristorante di “cucina nippo-peruviana” prima a New York e poi a Los Angeles negli anni '90, ma attraverso i decenni il Gruppo si è trasformato in un impero globale dell'ospitalità di alta gamma. Un Gruppo riconosciuto anche dalla Rivista “Robb Report” (fondata negli Stati Uniti nel 1976 è considerata una delle pubblicazioni di riferimento al mondo nel settore del lusso) come uno dei 25 marchi più innovativi del “lifestyle” e del “bien vivre”.

La forza della Società “Nobu Hospitality” risiede nell'unione di 4 importanti competenze differenti: lo Chef Nobu per le straodinarie qualità culinarie, la grande esperienza ristorativa di Drew Nieporent, la fama e la fitta rete di relazioni globali di Robert De Niro e per l’illuminata visione strategica e finanziaria di Meir Teper. Oggi il Gruppo gestisce decine di Hotel a “cinque stelle” e oltre 50 Ristoranti di alto livello (attivi o in fase di sviluppo) in tutto il Mondo che si contraddistinguono per un servizio curatissimo dal forte carattere locale.

Nobu Matsuhisa è nato in quella che oggi si chiama la “Città di Saitama” (さいたま市), in Giappone, Giovedì 10 Marzo 1949.

“Saitama” oggi è il Capoluogo e la municipalità più popolosa dell'omonima Prefettura, si trova a circa 30 km. a nord rispetto a Tokyo, più o meno nel centro geografico della pianura del “Kantō” una delle otto regioni del Giappone, situata nella zona centro-orientale dell'isola principale del Paese, Honshū. Ma “Saitama” nel 1949, intesa come entità amministrativa unica, non esisteva ancora. L'attuale agglomerato urbano nacque ufficialmente solo il 1° Maggio 2001 dalla fusione di tre Città distinte (a cui si aggiunse Iwatsuki nel 2005): Urawa, Ōmiya e Yono.

Nel 1949 l'area in questione era caratterizzata da una fisionomia ben definita, infatti la zona conservava ancora ampie aree agricole e rurali. Tuttavia, la devastazione bellica della vicina Tokyo spinse moltissimi sfollati a trasferirsi in queste zone. Il grande boom demografico e la trasformazione definitiva in una "città dormitorio" (suburbio residenziale strettamente connesso a Tokyo tramite ferrovia) iniziarono a subire un'accelerazione proprio in quegli anni, per poi esplodere definitivamente nel decennio successivo.

Nobu, all’età di 8 anni, perse il Padre a seguito di un incidente stradale, lui e i suoi due fratelli minori vennero cresciuti dalla Madre. Dopo il diploma di Scuola Superiore, all'età di quindici anni, iniziò a lavorare come lavapiatti presso il Ristorante “Matsue Sushi” a “Shinjuku”, uno dei 23 Quartieri Speciali di Tokyo, dove apprese da grandi maestri l’arte del “sushi”. Dopo sette anni, vista la sua bravura, fu invitato da un cliente abituale del locale, un Peruviano di origini Giapponesi, ad aprire un Ristorante Giapponese in Perù.

Nel 1973, all'età di 24 anni, Nobu si trasferì in America del Sud a Lima, la Capitale del Perù, dove aprì un Ristorante con lo stesso nome del “Matsue” di Tokyo, in collaborazione con il proprio sponsor. Nobu non fu però in grado di trovare molti degli ingredienti che dava per scontati in Giappone e dovette improvvisare: fu proprio qui che sviluppò uno stile unico di cucina che includeva selezionati ingredienti Peruviani nelle ricette Giapponesi. L'idea non ebbe tuttavia un seguito felice e 3 anni dopo fu costretto a chiudere il Ristorante. Dopo un breve soggiorno in Argentina, dove tentò una nuova apertura, si trasferì ad Anchorage in Alaska, dove riuscì a inaugurare un suo nuovo Ristorante che purtroppo, circa due settimane dopo, a causa di un incendio andò a fuoco.

Nel 1977 Nobu arrivò a Los Angeles, negli Stati Uniti, dove lavorò per i Ristoranti Giapponesi "Mitsuwa" e "Oshou". Nel 1987 tentò nuovamente la fortuna mettendosi in proprio aprendo il Ristorante "Matsuhisa" sul “Boulevard La Cienega” di Los Angeles, storicamente una strada famosa per la sua vivace "Restaurant Row" (fila di ristoranti) infatti ospita da decenni celebri locali, ristoranti e negozi frequentati anche da famosi personaggi dello spettacolo. Fu proprio qui che Nobu conobbe Robert De Niro, il quale si appassionò alla sua cucina, in particolare alla sua gustosissima preparazione “Black Cod con Miso” (Merluzzo nero con miso), per 4 anni Robert cercò di convincerlo ad aprire insieme un Ristorante a New York.

Il “Black Cod con Miso” dello Chef Nobu Matsuhisa è uno dei piatti di pesce più famosi al mondo, simbolo della cucina Nippo-americana di lusso. Il piatto reinterpreta in chiave moderna un'antica tecnica di conservazione Giapponese chiamata “kasuzuke”, in cui il pesce veniva marinato nelle vinacce di sake. Lo Chef Nobu ha sostituito la marinatura tradizionale (di 2 o 3 giorni) con una glassa a base di miso, creando un contrasto unico tra la dolcezza del mirin e la sapidità profonda della soia fermentata. L'ingrediente principale è il merluzzo nero d'Alaska (noto come Black Cod o carbonaro), un pesce carnoso, ricco di grassi nobili e con una polpa che si sfoglia in modo perfetto. Il Piatto viene solitamente servito ben caldo, adagiato su una foglia di banano e completato con un tocco di zenzero o cipollotto: una preparazione estremamente gustosa che offre un eccezionale equilibrio di sapori (dolce, sapido e ricco di umami) in bocca la consistenza è in superficie piacevolmente caramellata e croccante (la crosticina è lucida e leggermente affumicata) mentre all’interno risulta delicatamente burrosa.

Nel 1994 Nobu accettò l’offerta di entrare in società con Robert De Niro, Drew Nieporent, Meir Teper, e a seguito di ciò venne inaugurato il primo Ristorante "Nobu" nel Quartiere Tribeca di Lower Manhattan a New York. Fu un immediato successo tantoché già nel 1995 Nobu ricevette il “James Beard Foundation Award” l’Oscar della Ristorazione Americana.

Da allora in poi un incredibile crescendo di aperture e di successi, e dal 2013, con l’apertura del primo Hotel all'interno del “Caesars Palace” a Las Vegas, il Nobu Hospitality Group ha iniziato a espandersi in tutto il Mondo.

Ma torniamo al nuovo “Nobu Hotel Madrid”, in Calle de Alcalá 26, che nasce da una profonda e attenta ristrutturazione di un edificio originariamente progettato ed edificato negli anni Sessanta (tra il 1960 e il 1964), dagli Architetti César Ortiz-Echagüe, Rafael Echaide e Rafael Cotelo, per ospitare la Sede Centrale del “Banco Popular”. L'edificio è stato in seguito di proprietà della “Mutualidad de la Abogacía” e della Società “Millenium Hospitality Real Estate”.

La realizzazione del “Nobu Hotel Madrid” è il risultato della collaborazione tra diversi Studi Tecnici di rilievo internazionale: lo “Studio Gronda” (guidato dall'Architetto e Designer Diego Gronda) ha progettato gli spazi pubblici principali, la lobby e la monumentale offerta ristorativa su tre livelli, puntando su un esercizio di raffinatezza urbana, materiali naturali (pietra scura, legno e dettagli in bronzo) e un rigoroso equilibrio di stampo Giapponese, mentre lo “Studio Caramba” (guidato dal Designer Tomás Alía) ha curato gli interni delle camere, delle suite e dell'area benessere, combinando legni caldi, tessuti organici nei toni del verde profondo e ampie vetrate che mettono in comunicazione diretta gli ospiti con il panorama di Madrid.

Il lussuoso “Nobu Hotel Madrid” (5 Stelle) ha sette piani, 50 Camere e Suite, concepite come rifugi urbani che offrono un'atmosfera accogliente e intima, inclusa la “Nobu Suite” (105 m², con terrazza privata che domina i tetti della Città) all’ultimo piano. Le camere presentano tonalità calde, tessuti ecologici e comfort di alta gamma come i letti “Nobu Signature Beds” (letti matrimoniali imbottiti con design contemporaneo progettati dal Designer Carlo Colombo per l'Azienda Lema) e i prodotti da bagno “BYREDO”. Poi c’è la zona benessere (wellness center) con la piscina coperta e la palestra privata, attrezzata da “Technogym”, che offrono spazi anche per il recupero dell'equilibrio non solo fisico.

Ma è l’“Offerta Gastronomica” il cuore pulsante dell'Hotel infatti qui è ubicato il “Primo Ristorante Nobu di Madrid”.

La ristorazione, aperta a tutti, si distribuisce su più livelli, ognuno con il proprio carattere, ma collegati da un'unica narrazione: al “Piano Terra” si presenta con elementi più caldi e naturali prima di dare spazio a un'espressione più urbana nei “Piani Superiori” che godono la vista su Calle de Cedaceros e Calle de Alcalá.

I diversi Piani della ristorazione a marchio “Nobu” comprendono la “Sala del Ristorante”, un intimo “Cocktail Bar”, un esclusivo “Sushi Bar” (solo 8 posti), la “Lobby Lounge” e all'ultimo piano, la “Terrazza Panoramica” (Rooftop) con “DJ Set” e una vista super fascinosa sulla “Skyline Madrilena”.

Quattro le diverse e importanti proposte gastronomiche.

Il “Ristorante Nobu” porta a Madrid la Cucina Giapponese con influenze Peruviane, quella specifica del bravissimo Chef Nobu Matsuhisa. Ai piatti di punta si aggiungono proposte di ispirazione locale preparate con ingredienti del Territorio come il “Branzino selvatico delle Isole Canarie” e il “Tonno del Mediterraneo”, creando così una connessione naturale tra il Menù di Nobu e il panorama culinario Spagnolo. L’esperienza si completa con un’importante e curata “Selezione di Vini”, con particolare attenzione alle piccole cantine, alle bottiglie a produzione limitata e alla vinificazione a minima intervento, oltre a sake e cocktail artigianali.

Un piano più in basso, il “Cocktail Bar” offre un ambiente intimo, con illuminazione soft, focalizzato sulla musica e sulla cultura del cocktail, con un sistema audio Hi-Fi a vinile e programmazione musicale dal Mercoledì al Sabato. La Carta delle bevande combina prestigiosi marchi internazionali, liquori difficili da trovare e varie interpretazioni del “martini”, è accompagnata da stuzzichini che reinterpretano i piatti emblematici di Nobu, come le “Gildas in stile Nobu” e le “Crocchette di Formaggio Blu con tonno Toro”.

Al piano terra la “Lobby Lounge” offre un'accoglienza informale all'Hotel, sia agli ospiti sia ai visitatori. Una selezione di caffè speciali, realizzata in collaborazione con torrefattori locali, è accompagnata da prodotti della Regione di Madrid, kombucha, vini al bicchiere e una selezione di cocktail, con un Menù che include l'interpretazione di Nobu del classico “Sandwich Club”.

Al settimo piano, il “Rooftop” offre un’esperienza all’aperto fantastica e viste mozzafiato sul profilo urbano di Madrid, con “Calle de Alcalá”, l'edificio “Metrópolis” la “Puerta de Alcalá”, la “Puerta del Sol”, la “Chiesa delle Calatravas” e l'“Edificio de La Unión y el Fénix Español” (considerato il primo grattacielo di Madrid), mentre il tramonto lascia spazio alla notte. L'offerta gastronomica del “Rooftop” ha una propria specifica identità e Menù, puntando su una cucina informale, fresca e pensata principalmente per essere condivisa. Bevande leggere, ispirate alle estati mediterranee, sono accompagnate da piatti pensati per essere condivisi, come il “Ceviche di Branzino e Cocco”, i “Gamberi di Scoglio con Salsa di Shiso”, la “Tartare di Salmone e Avocado”, la “Tartare di Tonno Toro e Akami con pane croccante”, l' “Insalata di Aragosta con condimento di shiso”, i “Gamberetti con salsa di shiso”, l'“Insalata di Pomodoro e Ventresca di Tonno”, la “Frittata Spagnola (Tortilla) con Dry Miso”, il “Polpo alla Griglia con maionese piccante”, le “Capesante con Cecina di Wagyu (pregiato salume essiccato e affumicato)”, il “Bikini (tipico sandwich grigliato spagnolo) di Salmone con caviale” o i “Bun Sliders (panini per mini-hamburger) di pollo o preziosa carne Wagyu”. Non manca una gustosissima e giocosa selezione di dolci.

Al “Rooftop” dal Mercoledì al Sabato il tutto è accompagnato dalla musica con DJ dal vivo.

Al nuovo e lussuoso “Nobu Hotel Madrid” (5 Stelle), ubicato nel cuore della Città, l’accoglienza e la ristorazione seguono il concetto Giapponese di ospitalità noto come “Omotenashi” (l'arte dell'accoglienza sincera).

https://www.nobuhotels.com/madrid/  


Nobu Hotel Madrid: La Piscina Coperta (Foto Jose Salto)

Nobu Hotel Madrid: La Palestra (Foto Jose Salto)

Nobu Hotel Madrid: Una Vista della Sala Ristorante (Foto JS)

Nobu Hotel Madrid. Il Cocktail Bar (Foto Jose Salto)

Nobu Hotel Madrid: Una Valida Proposta Gastronomica (Foto JS)
 
Materie Prime Eccellenti (Foto Jose Salto)

Gustosa Eleganza (Foto Jose Salto)

Nobu Hotel Madrid: Sapori Raffinati (Foto Jose Salto)

Cocktail e Stuzzichini Deliziosi (Foto Jose Salto)

Nobu Hotel Madrid: Tradizione Giapponese (Foto JS) 


sabato 26 settembre 2026

IN UMBRIA, A GUBBIO, È NATA “DOMUS OLEARΣ” LA RACCOLTA PIÙ GRANDE DEL MONDO DI PIANTE DI OLIVO PER VARIETÀ DI PROVENIENZE.




Le piante di “olivo selvatico” (Olea Europaea Oleaster) esistono da millenni e l’uomo ha imparato a conoscerle da oltre 6000 anni.

La conoscenza venne approfondita, a partire dagli Armeni e successivamente anche dagli Egiziani. Queste straordinarie piante, non più selvatiche ma coltivate, dalle quali grazie alla spremitura delle olive si ricava quel magnifico prodotto che si chiama Olio, divennero imprescindibili per la vita dell’uomo.

Già 2000 anni a.C. nel Codice Babilonese (composto da 282 leggi), che porta il nome del Re Hammurabi (regnò dal 1792 al 1750 a.C.), si regolava la produzione e il commercio dell’olio d’oliva.

L’olio di oliva, prima per i Greci e poi per i Romani, fu fondamentale per lo sviluppo dell’agricoltura, del commercio, dell’alimentazione e ciò ne favorì la diffusione in tutto il bacino del Mediterraneo.

Siamo certi, grazie ai numerosi ritrovamenti archeologici, che l’olio di oliva veniva prodotto nella Penisola Italica già avanti Cristo nei Secoli VIII e VII. L’Italia geograficamente si prestava, e si presta, grazie al favorevole “clima mediterraneo” allo sviluppo delle piante di olivo, in particolare l’Olea Europaea Sativa, le varietà da olio e da mensa.

Lucio Giunio Moderato Columella (4 - 70 d.C.), agricoltore e scrittore Romano di Agricoltura, nel I Secolo d.C., nel suo trattato, pervenutoci integro in dodici volumi, “De re Rustica”, definiva l’olivo come “il migliore albero esistente” (Olea prima omnium arborum est).

Nel mondo Romano si arrivò ben presto ad avere una classificazione di cinque tipologie di olio a seconda del momento in cui avveniva la raccolta e la spremitura:

- “Oleum Ex Albis Ulivis”, l’olio migliore, prodotto con olive verdi chiare raccolte manualmente e scelte una per una direttamente dalla pianta;

- “Oleum Viride”, quello fatto con olive più verdi e tendenti a scurirsi, prese sempre sulla pianta, buono ma non eccellente;

- “Oleum Maturum”, l’olio delle olive più mature, di qualità mediocre;

- “Oleum Caducum”, generato da frutti già caduti a terra, il meno buono;

- “Oleum Cibarium”, il risultato della spremitura delle olive peggiori, scartate e bacate, quest’ultimo olio, il più cattivo, era riservato agli schiavi.   

Sempre i Romani produssero anche selezioni particolari di olio di buona qualità come, a esempio quello di Venafro (Venafrum), una zona particolarmente vocata nell’attuale Provincia di Isernia. Visto che l’avidità umana era già connaturata in quei tempi, arrivarono anche le contraffazioni, infatti c’era in circolazione molto olio d’oliva scadente, come quello proveniente dall’Africa, che in realtà doveva essere usato esclusivamente per l’illuminazione.

L’olio d’oliva, attraverso i Secoli, è sempre stato conosciuto per le sue virtù terapeutiche e organolettiche. Molti sono i suoi meriti, nella prevenzione dei disturbi dell’apparato digerente, grazie alla massima digeribilità e al fatto che viene assorbito interamente dall’intestino regolandone le funzioni. Oltre a ciò aiuta a prevenire e a curare molte altre malattie legate all’invecchiamento osseo e alle problematiche cardiovascolari.

Oggi la coltivazione dell’olivo viene praticata in più di 50 Paesi del Mondo, con una produzione, di livello e buona qualità, anche in quelli meno tradizionali come Messico, Cile, Perù, Argentina, Stati Uniti, e Sudafrica. 

L’Italia è quasi sempre stata il secondo produttore Mondiale di Olio di Oliva, dopo la Spagna, e la sua produzione migliore, l’Olio Extravergine di Oliva con denominazioni D.O.P. e I.G.P., è sicuramente ai massimi livelli qualitativi.

L'Umbria è una magnifica Regione ubicata nell'Italia centrale ed è l'unica in quest'area a non avere sbocchi sul mare. Confina a Nord con la Toscana e le Marche e a Sud con il Lazio. Viene definita il “Cuore verde d'Italia” per la sua posizione centrale e la fitta vegetazione. Il suo Territorio è prevalentemente collinare e montuoso, con l'Appennino Umbro-Marchigiano a est, ed è attraversato dal fiume Tevere e dal fiume Nera su cui si trova la famosa Cascata delle Marmore. Quest’ultima è nata nel 271 a.C. per un'intuizione di ingegneria idraulica dei Romani, guidati dal Console Manio Curio Dentato, che decisero di deviare il fiume Velino facendolo precipitare nella gola del fiume Nera.

L'Umbria agricola è caratterizzata da un paesaggio collinare frazionato in piccole e medie aziende familiari a forte vocazione biologica. Le sue produzioni d'eccellenza si concentrano su pochi elementi identitari: il “Vino” (trainato dalle eccellenze del Sagrantino di Montefalco e del Torgiano), il “Tabacco e cereali” (storicamente diffusi nelle pianure e nelle valli tiberine), i “Legumi di nicchia” (come la celebre “Lenticchia di Castelluccio di Norcia”), la “Zootecnia e tartufi” (focalizzati sull'allevamento suino con una storica tradizione norcina e sulla raccolta del tartufo nero), l’“Olio extravergine d'oliva” (di altissima qualità, tutelato dall'intera D.O.P. Regionale).

Negli ultimi anni l’Umbria ha integrato fortemente l'agricoltura con il territorio diventando un modello nazionale per l'agriturismo e il turismo rurale sostenibile.

Nell'Umbria nord-orientale, al confine con le Marche, c’è Gubbio (soprannominata la "Città di pietra"), in Provincia di Perugia, una delle Città Medievali più affascinanti, suggestive e meglio conservate d'Italia. Gubbio è adagiata lungo le pendici boscose del Monte Ingino, un nucleo storico che regala scorci unici, vicoli ripidi e un'atmosfera senza tempo.

Il Territorio di Gubbio è un vasto mosaico di montagne e colline, ricco di fitte faggete e boschi incontaminati, con una campagna piena di sentieri escursionistici, antiche abbazie, pievi rurali e piccoli castelli medievali. Gli olivi sono certamente il simbolo indiscusso di questo paesaggio: coltivati da millenni su terreni scoscesi e terrazzati, non solo disegnano l'identità visiva del territorio ma da loro si estrae un “Olio extravergine d'oliva D.O.P.” tra i più pregiati al mondo per intensità e fragranza.

Il Comune di Gubbio è tra i più estesi d'Italia per superficie e comprende più di 100 Frazioni una di queste è Montelovesco immersa nella quiete delle colline Umbre a circa 450-470 metri di altitudine. Una vera “Oasi di Pace” circondata da boschi, ampi poderi coltivati e strade secondarie poco trafficate, ideali per escursioni a piedi o in mountain bike. Oggi la Località è nota soprattutto per la presenza di strutture ricettive di charme ricavate da antichi casolari ottocenteschi ristrutturati nel più stretto rispetto dell'architettura rurale Umbra.

Proprio nella campagna della Frazione di Montelovesco si trova l'Azienda Agricola e Frantoio “Silvano Di Murro”, una realtà produttiva specializzata nella coltivazione di oliveti (16 ettari di oliveti collinari con circa 4.500 piante) e nella valorizzazione della biodiversità olivicola. L’Azienda produce Olio Extravergine d'Oliva di alta qualità, sia monovarietale sia blend, selezionando cultivar resistenti al freddo, alla siccità e ai cambiamenti climatici, ideali per i territori alto-collinari.

L’azienda recentemente è entrata a far parte della prestigiosa “Strada dell’Olio DOP Umbria”.

L'Azienda Agricola “Silvano Di Murro” meritevolmente si è messa a disposizione concedendo il proprio terreno (10 ettari), a titolo non oneroso, al “Consiglio Nazionale delle Ricerche” (CNR) e all’“Istituto di Bioscienze e Biorisorse” (IBBR) come Sede di un progetto scientifico e accademico di recente istituzione denominato “DOMUS OLEARΣ”. Il Progetto e patrocinato dalla Regione Umbria e dal Comune di Gubbio.

Il nome stesso racconta la vocazione di questo progetto: una “DOMUS”, una casa comune per gli olivi del mondo, e “OLEARΣ” con in coda il simbolo “Σ” (“Sigma” Maiuscola, la diciottesima lettera dell’alfabeto Greco) che rappresenta la sommatoria di tutte le accessioni che contribuiranno, nel tempo, ad arricchire questo patrimonio condiviso.

La “DOMUS OLEARΣ”, inaugurata il 18 Settembre 2026, è la nuova importantissima e più grande “Collezione Internazionale degli Olivi”, la raccolta più ampia per varietà di provenienze mai realizzata in un solo luogo che trova casa in Umbria per essere studiata e conservata nel tempo.

“DOMUS OLEARΣ” è la “Banca Mondiale del Germoplasma Olivicolo”, con oltre 10.000 genotipi di olivo e 850 accessioni geneticamente uniche di olivi selvatici e cultivar provenienti da 32 Paesi del Mondo che includono più di 400 genotipi di olivo selvatico e diverse sottospecie. Un "archivio vivente", un punto di riferimento mondiale per la ricerca scientifica sulla biodiversità dell'olivo e un polo di divulgazione scientifica, turismo e formazione per tutelare la biodiversità e la sicurezza alimentare globale.

Dietro ogni pianta c'è un lavoro di caratterizzazione molecolare condotto dal “CNR-IBBR” di Perugia, sotto la responsabilità scientifica della Dottoressa Soraya Mousavi (Ricercatrice Senior) e quella tecnica di Roberto Mariotti, nell'ambito del progetto “Omibreed” (lo studio per favorire la resistenza genetica contro il batterio Xylella fastidiosa nelle colture mediterranee, in particolare l'olivo) e con il sostegno dei programmi “REACH-XY” e “Bexyl” (nati per contenere e contrastare la diffusione del batterio Xylella fastidiosa).

La ricerca ha permesso di distinguere decine di casi di omonimia e sinonimia varietale (piante che portavano lo stesso nome pur essendo diverse, o nomi diversi per la stessa pianta) grazie a marcatori genetici avanzati, alcuni sviluppati appositamente per questo lavoro: un metodo accurato e personalizzato che restituisce, per la prima volta su questa scala, un'identità certa a ciascuna pianta. Un patrimonio che il “CNR-IBBR” mette a disposizione, insieme a decine di collaborazioni già attive con enti pubblici e privati, per i programmi di “breeding” (di allevamento) e di “genome editing” che orienteranno il miglioramento genetico dell'olivo su scala mondiale.

A rafforzare la dimensione internazionale del progetto c’è anche l’assegnazione alla collezione del codice identificativo “FAO IT481” che ne consente l’inserimento nei circuiti internazionali e apre la strada a nuove collaborazioni con enti e centri di ricerca di tutto il mondo.

La scelta di questo Territorio per il nuovo progetto “DOMUS OLEARΣ” non è certo casuale, infatti l’Umbria è la Regione che ha fondato gran parte della propria identità agricola e gastronomica sull'olivo e ora diventa anche il luogo fisico in cui si custodisce la memoria  genetica di questa pianta a livello mondiale. Le stesse condizioni climatiche e pedologiche del Territorio di Gubbio permetteranno di osservare, fianco a fianco, la risposta di centinaia di varietà diverse agli stress climatici e ai patogeni, in quello che i ricercatori definiscono un laboratorio a cielo aperto.

La preziosa collezione “DOMUS OLEARΣ” si propone come un museo della biodiversità, aperto su due fronti: da un lato scuole, università e centri di ricerca, per un percorso educativo a più livelli, dall'altro olivicoltori, agronomi e cultori della materia, per visite tecniche che raccontano, attraverso le piante stesse, un’incredibile e affascinante storia agricola millenaria.

https://www.stradaoliodopumbria.it/


"Umbria" un Territorio Semplicemente Magnifico (Foto DO)

Azienda Agricola e Frantoio "Silvano Di Murro" (Foto DO)

La Banca Mondiale del Germoplasma Olivicolo (Foto DO)

"DOMUS OLEARΣ": Un Archivio Vivente (Foto DO)
 
"DOMUS OLEARΣ": Un Museo della Biodiversità (Foto DO)


venerdì 18 settembre 2026

“ALAMBIQUE”, A MADRID, DA PIÙ DI 50 ANNI UN LUOGO MITICO DELLA GASTRONOMIA SPAGNOLA E INTERNAZIONALE.




Nella meravigliosa Città di Madrid, in Spagna, in uno dei punti più caratteristici del Centro Storico, “Plaza de la Encarnación” (adiacente alla famosa e centralissima “Plaza de Oriente” che ospita anche il “Palazzo Reale” e il “Teatro Real”), in angolo al Civico 2 c’è un luogo estremamente fascinoso e attrattivo per gli appassionati di Gastronomia: “Alambique” (Alambicco).

Dalla parola Araba “all-ambiq” (distillare) e da quella Greca “ambix” (tazza) nasce la parola “Alambicco”, nome attribuito ad uno “strano marchingegno”, composto da una caldaia collegata a una serpentina di raffreddamento, che serve ad attuare un’antichissima tecnica di separazione delle sostanze presenti in una miscela: la distillazione.

Nel Medioevo questa pratica veniva utilizzata soprattutto per la produzione di bevande alcoliche. Oggi la distillazione viene diffusamente applicata in molti processi chimici.

L’idea e l’apertura di Alambique si deve alla straordinaria Clara María González de Amezúa Noriega (26 Dicembre 1929 - 16 Agosto 2024) che la realizzò, nel 1974, insieme a tre amici.

La Madrilena signora Clara, “First Lady” della Cucina Spagnola, ha dedicato tutta la sua vita a un appassionato e costante impegno per la diffusione della Cucina Spagnola nel Mondo.

Fin dalla giovanissima età di 15 anni Clara ha cucinato per la sua Famiglia e successivamente grazie alla sua bravura e alla straordinaria predisposizione arrivò all’insegnamento e alle consulenze. Molteplici i suoi impegni, dai libri alle conferenze, alla lunga collaborazione con il Consejo Oleícola Internacional e con la Real Academia Española de Gastronomía.

La sua grande preparazione e il prestigio conseguito negli anni le hanno fatto avere, tra moltissimi altri, il riconoscimento di Commanderie Des Cordons Bleus De France (la più alta onorificenza dei Cuochi di Francia). 

Inizialmente aperto come Negozio (in Spagnolo “Tienda”) di articoli super selezionati nel Mondo per la cucina, nel 1978 “Alambique” è diventato anche la “Scuola di Cucina Spagnola” per definizione. Una Scuola a cui è stato dato il nome del Frate Francescano Spagnolo “Juan De Altamiras” (cuoco provetto e scrittore di testi di cucina del XVIII Secolo). 

“Alambique” è sempre stata anche una fonte inesauribile di Ricette, e non solo, che tutti possono consultare gratuitamente nel “Blog”.   

“Alambique” da diversi anni è diretto con mano esperta e sicura dall’affascinante figlia di Clara, Maria Llamas.

Negli anni sono andato molte volte da “Alambique” a Madrid per salutare Maria e per immergermi in quell’atmosfera assolutamente ricca di amore per la Cucina.

Un Negozio straordinario e fornitissimo, un’eccezionale Scuola con prestigiosi insegnanti e Chef da tutto il Mondo, un’organizzazione per speciali eventi enogastronomici, una ricca fucina di idee e di talenti, un indicatore sapiente delle nuove tendenze e moltissimo altro ancora, questo è da più di 50 anni “Alambique”, un luogo mitico della Gastronomia Spagnola e Internazionale.

https://www.alambique.com/

https://www.youtube.com/watch?v=c0XTPAOhamI


"Alambique" a Madrid: L'Ingresso

"Alambique" a  Madrid: Un Negozio Super Fornito

Una Vista del Grande Bancone con Cucina (Foto Alambique)

La Cucina Bella e Buona (Foto Alambique)

La Cucina Classica (Foto Alambique)
 
La Cucina Internazionale (Foto Alambique)

Giorgio Dracopulos in una delle sue Visite da "Alambique"