lunedì 17 febbraio 2020

NEL NUOVO RISTORANTE “DA MIRKO” A CECINA (LI) LA GUSTOSA E BELLA CUCINA DELLO CHEF MIRKO PEDRONI.




Antonino Cannavacciuolo (classe 1975 – Due Stelle Michelin) uno dei più famosi Chef Italiani nel Mondo ha sempre sostenuto: 
Cucinare non significa leggere una ricetta: è una questione di sensibilità, di rispetto degli ingredienti e dei tempi di preparazione”.

Ecco Vi racconto proprio una storia legata alla sensibilità, alla rispettosa conoscenza delle materie prime e alla grande professionalità di un bravo Chef.

Cecina, in Provincia di Livorno, oggi è un vivace Comune, di circa 28.000 abitanti, ma ha, alle spalle, un’antica storia che risale addirittura agli Etruschi.

Le prime notizie sugli abitanti della zona, ubicata allora nell’Etruria Settentrionale, risalgono però alla dominazione Romana, quando il Prefetto Cecina Decio Aginazio Albino, circa nei primi anni del 400 d.C., nell’attuale Località di San Vincenzino, ristrutturò un edificio molto antico, forse risalente al I secolo a.C., trasformandolo in una Villa Urbana (una grande costruzione con spazi aperti a giardino, molti ampi locali e porticati, oltre ad un’imponente cisterna sotterranea), i cui resti sono ancora visibili.

Nel 1590 il Granduca di Toscana, Ferdinando I de’ Medici, dette qui l’avvio all’urbanizzazione  costruendo un Palazzo, sede dell’amministrazione delle terre circostanti, un ponte di legno sul Fiume Cecina, un mulino e le prime case del Borgo che successivamente, nella seconda metà del 1700, verrà denominato “Fitto di Cecina”.

Solo dopo la nomina, nel 1746, del Marchese Carlo Andrea Ignazio Ginori a Governatore della Città di Livorno e del suo Porto, Cecina iniziò ad ampliarsi verso il mare.

Il Marchese Ginori è famoso anche per aver fondato, nel 1735, in una sua Villa in Località Doccia (oggi Sesto Fiorentino), una delle più prestigiose manifatture di tutta Europa, la “Porcellana Ginori” (diventata poi, nel 1896, la Richard-Ginori). 

Proprio in quegli anni, nella seconda metà del 1700, la Costa Cecinese fu bonificata dagli stagni paludosi, portatori di malaria, e completamente trasformata con la creazione di 15 km. di rigogliose pinete (400 ettari) ubicate a nord e a sud del Fiume Cecina
Le Pinete servivano anche come barriera alla salsedine a difesa delle campagne coltivate. 
Oggi tali Pinete formano la “Riserva Naturale Biogenetica dei Tomboli di Cecina”.

Cecina è collegata, senza interruzione di sorta, con il suo quartiere litoraneo di Cecina Mare (o Marina di Cecina) principalmente con il bel Viale alberato (Viale della Repubblica). 
Marina di Cecina, dagli anni sessanta, è una meta turistica estiva accogliente e molto apprezzata e le sue spiagge, vista la particolare validità dei servizi offerti e la qualità del mare, ricevono dal 2006 la prestigiosa “Bandiera Blu”.  

Proprio da Marina di Cecina a Cecina Centro si è spostato, alla fine del 2019, il RistoranteDa Mirko” del bravissimo Chef Mirko Pedroni.

Mirko è nato a Cecina, il 10 Maggio 1979, dopo le scuole dell’obbligo decise che il suo lavoro sarebbe stato fare il Cuoco
A tale scopo ha frequentato l’Istituto Statale Professionale Settore ServiziEnrico Mattei” di Rosignano Solvay (LI), con l’Indirizzo Servizi per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera, dove si è diplomato nel 1996.

Mirko, mentre frequentava la Scuola, nei periodi di vacanza estivi, ha fatto le sue prime esperienze nella cucina del più vecchio Ristorante di Marina di Cecina, “Il Faro”, il Locale dal 1957 è della Famiglia Poggetti.

Appena diplomato è entrato a lavorare al Ristorante del Villaggio Turistico Francese Club Cecina, ubicato sul mare in Località Gorette, a San Pietro in Palazzi (LI). 
Qui, dal 1996 al 1998, ha appreso i dettami della Cucina internazionale con l’esperto Chef Hugo.

Dal 1999 fino al 2002, Mirko ha vissuto l’esperienza più importante per la sua carriera, lavorando fianco a fianco con il grande Chef Mauro Bazzichi al RistoranteBagatelle” di Marina di Cecina.

Dopo questa positivissima esperienza, dal 2003 al 2004, Pedroni ha assunto, come Chef, la responsabilità della Cucina del Ristorante dello Stabilimento Balneare/Discoteca Il Delfino” in LocalitàLe Gorette” a San Pietro in Palazzi, Cecina.

Nel 2005 lo Chef ha svolto la sua opera in alcuni conosciuti Ristoranti all’Abetone (PT), nota Località sciistica Toscana, e a Casale Marittimo (PI).

Raggiunta poi l’esperienza e la possibilità per “camminare con le proprie gambedecise di prendere in prima persona la gestione del Ristorante dello Stabilimento BalneareIl Delfino”.
Dal 2006 al 2010 il lavoro nel suo Locale gli ha dato molte soddisfazioni e lo ha fatto conoscere come giovane Chef emergente.

Nel Gennaio 2011, un nuovo salto in avanti con il trasferimento sul Lungomare di Marina di Cecina dove ha aperto il suo RistoranteDa Mirko”.
Sono trascorsi anni molto positivi dove la sua Cucina ha riscosso un grande successo fidelizzando una numerosissima Clientela.

Purtroppo nel 2019 per causa indipendenti dalla sua volontà, la proprietà del fondo è andata all’asta e non è stato possibile per vari motivi rinnovare il contratto di affitto. 
Per tale motivo Mirko Pedroni si è messo alla ricerca di una nuova valida ubicazione per la sua attività.

Sono state prese in considerazione alcune opzioni, alla fine la scelta è stata quella di rilevare, inizio estate 2019, la licenza di un Ristorante/Pizzeria che da molti anni svolgeva la sua attività in Via Guglielmo Marconi 24, in Centro a Cecina.

Durante la Stagione Estiva 2019, mentre lavorava ancora nel suo Ristorante sul Mare, Mirko ha dato il via alle impegnative opere murarie per il completo rinnovo del nuovo Fondo.
Il 21 Settembre 2019 il Ristorante Da Mirkosul Lungomare di Marina di Cecina è stato chiuso.

Eccoci arrivati al Nuovo RistoranteDa Mirko inaugurato il 20 Dicembre 2019.

Il Nuovo Ristorante in Via Guglielmo Marconi 24 è molto luminoso grazie alla grande vetrata all’ingresso, ai colori chiari delle pareti e alla vivacità della pavimentazione. 
Si tratta di un’unica e bella Sala rettangolare, molto accogliente, con in fondo la Cucina a vista.

Data la recentissima apertura alcuni particolari dell’arredo sono in fase di definizione.

L’apparecchiatura è curata, le sedute sono comode, otto tavoli per poco più di una trentina di coperti. L’intento è quello di servire al meglio la clientela.

Il Menu prevede due percorsi consigliati atavolo completo”, denominati “Nella Storia” e “In Evoluzione”, vi si trovano piatti sia di Mare che di Terra, ma si possono scegliere anche portate singole che su richiesta sono realizzabili anche senza glutine
Ad integrazione esiste anche una Carta più piccola delFuori Menu” con una decina di preparazioni, tra Antipasti, Primi e Secondi, che si possono definire più legati alla spesa giornaliera.

Ricca la “Carta dei Dessert”  che comprende anche l’abbinamento al Calice di alcuni specifici Vini, seguono le Bevande e la Caffetteria.

La Carta dei Vini è molto curata, grande attenzione per le piccole Aziende di valore
Vi troviamo un’ampia selezione di Vini Bianchi, poi ci sono le Bollicine Italiane e gli Champagne, per finire una buona selezione di Vini Rossi
Una Carta che comprende Vini Italiani, Francesi e da altri Paesi del Mondo
da evidenziare l’attenta cura messa nel proporre un positivo rapporto qualità/prezzo.

Eccoci giunti alla degustazione effettuata che è stata accompagnata dai seguenti ottimi Vini:

- “Continuo”, Toscana I.G.T., Spumante Brut Rosato Biologico, 12,5% Vol., Pas Dosé (Dosaggio Zero), prodotto da uve di Merlot e Petit Verdot con Metodo Charmat Lungo (Metodo Martinotti) dalla Tenuta La Macchia;

- “Re Mentino 2018”, Bolgheri Vermentino D.O.C., 100% Vermentino, 13% Vol., prodotto dall’Azienda Le Novelire;

- “Serra de’ Cocci 2018”, Bianco Toscana I.G.T., 100% Chardonnay, 14% Vol., dell’Azienda Pakravan-Papi;

- “Ben Ryé 2016”, Bianco Naturale Dolce, Passito di Pantelleria D.O.P., 100% Zibibbo (Moscato di Alessandria) da Viti coltivate ad “alberello pantesco”, antica e tradizionale forma di pratica agricola riconosciuta dall’Unesco come “Patrimonio  Culturale Immateriale dell’Umanità”, 14,5% Vol., dell’Azienda Donnafugata.

In tavola un bel supporto in vetro con il fragrante e buon pane della Casa
Panino curcuma e semi di lino, Panino con farina di castagne e semi di girasole, Schiacciatine con farina di tipo 1, Pane casalingo e Grissini.

Sono state servite le seguenti portate:

- Sfera di riso bianco con panatura di pane, burro e acciughe;

- Pappa al pomodoro con seppia scottata al vapore, olio al basilico e gelato al basilico;

- “Fu Mare” - Insalata di mare affumicata al Whiskey Irlandese su vellutata di fagioli cannellini e polvere di cavolo nero;

- Lingua di vitello, salsa verde e katsuobushi (fiocchi di filetto di tonnetto striato essiccato, fermentato e affumicato);

- Gelato al foie gras con cialda di parmigiano e aceto balsamico, gamberi rossi cotti a metà (la parte sotto è stata fritta per dare croccantezza);

- “Aglio Nero e Gamberi Rosa” - Linguine, olio, aglio nero, peperoncino e tartare di gamberi rosa, con carote e zucchine a crudo;

- “Catalana Sgusciata” -  Scampi, mazzancolle, gamberi e calamari al vapore su insalatina mista e frutta fresca;

- Cremoso al pistacchio con meringhe e gelato ai fichi.

Tutto estremamente buono e ben presentato.

La Cucina dello Chef Mirko Pedroni è misurata, equilibrata, tranquilla, giusta negli abbinamenti e nei sapori, in tutte le preparazioni la presentazione è molto curata grazie anche a un’attenta e ricercata selezione delle forme dei piatti. 
Si sente la mano di uno Chef saggio ed esperto che predilige la migliore qualità e la tradizione, rispettando al massimo le materie prime.  

Mirko in Cucina è validamente aiutato da una giovane e brava Sous-chef, Viola Geppi, oltreché dalla giovane Emilia Casula.  

Il Servizio di Sala è stato svolto con molta gentilezza, educazione e attenzione da una giovanissima Alemtsehay Grandi.

Che cosa posso aggiungere sennonché ho trovato la gustosa e bella cucina dello Chef Mirko Pedroni anche nel Nuovo RistoranteDa Mirkoin Centro a Cecina (LI).



Ristorante "Da Mirko" a Cecina (LI)

La Sala

Lo Chef Mirko Pedroni in Cucina

Sfera di Riso con Panatura......

Pappa al Pomodoro......

"Fu Mare"......

Lingua di Vitello......

Gelato al Foie Gras e Gamberi......

Linguine Aglio Nero e Gamberi......

"Catalana Sgusciata"......

Cremoso al Pistacchio......

Viola Geppi, Emilia Casula, Mirko Pedroni e 
Alemtsehay Grandi

Giorgio Dracopulos e lo Chef Mirko Pedroni

"Gustosa e Bella Cucina"

martedì 11 febbraio 2020

“GIACOMO TACHIS MESCOLAVIN”: UN LIBRO UNICO E MERAVIGLIOSO DA NON PERDERE.




Nella Regione Piemonte, a sud est di Torino sorge, a 249 m. s.l.m., un antico (Medioevale) Comune denominatoPoirino”.
I suoi abitanti si chiamano “Poirinesi”: 
ecco oggi vi racconto proprio l’affascinante e laboriosa vita di unPoirineseche ha fatto la Storia del Vino Italiano nel Mondo.

Giacomo Tachis nasce a Poirino Sabato 4 Novembre 1933.

All’oggi il 4 Novembre è la Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate ed è stata istituita nel 1919 per commemorare la Vittoria Italiana nella Prima Guerra Mondiale
Ecco che il 4 Novembre del 1933 Giacomo Tachis nasceva lo stesso giorno in cui a Bologna veniva inaugurato il Monumento-Ossario ai caduti della Prima Guerra Mondiale all’interno del Chiostro VI della Certosa mentre al Porto di Brindisi s’inaugurava l’imponente Monumento al Marinaio d’Italia per commemorare i Marinai caduti nella stessa Guerra (un timone in cemento armato alto ben 53 metri).

Il Cognome Greco Tachis, che mi è molto caro dato che anche il mio Babbo si chiamava Tachis Dracopulos, indica che la Famiglia di Giacomo aveva le stesse mie origini Elleniche, probabilmente si era trasferita in Italia intorno al 1400.

Poirino nel 1933 era una Cittadina prevalentemente agricola con poche migliaia di abitanti.
Il Padre di Giacomo, Antonio, era un meccanico tessile e la Madre, Cecilia Cordero, era casalinga, persone modeste che però riuscirono con grandi sacrifici a far studiare i loro figli
il più grande Antonio-Mario e Giacomo.

Antonio-Mario diventerà un conosciutissimo e brillante scienziato, nel campo della ricerca sul nucleare, famoso nel Mondo.

Giacomo Tachis, il più piccolo e pertanto chiamato “Giacomino” da cui si arrivò al più familiare diminutivo diMino”, dopo le Elementari frequentò le Scuole Medie in un Collegio di Salesiani.
Visto l’interesse di Giacomo per la chimica il passo successivo fu l’iscrizione all’Istituto AgrarioUmberto I” di Alba

Giacomo mentre studiava con molto profitto per “mescolavin” (definizione dialettale della Professione di Enologo) non volendo pesare troppo sulla Famiglia faceva anche dei lavoretti per guadagnare qualcosa.

Durante questo periodo entrò in contatto epistolare con colui che sarà un punto di riferimento di tutta la sua vita: Émile Peynaud.
Émile Peynaud (1912-2004) Enologo, Professore e Ricercatore Francese è stato il capostipite dell’Enologia Moderna.

Giacomo Tachis si è diplomato alla Scuola di Alba nel 1954 e dopo aver fatto un primo lavoro in uno stabilimento tessile, il servizio obbligatorio di Leva, finito nell’Aprile del 1957, e altri primi lavori presso alcune ditte produttrici di Liquori, il 20 aprile 1960 è entrato a lavorare alla DistilleriaCasa Vinicola Alberti Tommaso” di Imola: il vero inizio della sua storia.

Questi sono i primissimi eventi della Carriera di un uomo che ha lasciato un’impronta fondamentale nella Storia dell’Enologia Italiana.
Giacomo Tachis è stato il “padre” di fantastici Vini che sono dei veri e propri “miti Mondiali” come: il Sassicaia (prima annata ufficiale nel 1968), il Tignanello (nel 1971), il Solaia (nel 1978) e il Guado al Tasso (nel 1990).

Ma il Maestro Tachis ha fatto nascere negli anni anche altri ottimi Vini e la sua attività, accompagnata dalla crescente fama, ha dato lustro all’Italia creando emozioni a livello planetario.

Giacomo Tachis è stato un ricercatore appassionato e scrupoloso, anche un grande bibliofilo, ci ha lasciati nel 2016 all’età di 83 anni, devolvendo la sua vastissima Biblioteca, composta da ben 3.577 di preziosi Volumi Italiani e stranieri che raccontano la Storia del Vino dal 1500 ai nostri giorni, alla Fondazione Chianti Banca

La Fondazione Chianti Banca ha voluto onorare la vita, le opere, il pensiero, oltre al valore umano e professionale, di un grande Maestro come Giacomo Tachis realizzando un Libro semplicemente magnifico.

Ecco che nell’Ottobre del 2018 è stato pubblicato il TomoGiacomo Tachis Mescolavin – la vita, le opere e i luoghi del più rivoluzionario enologo del ventesimo secolo”.

Un Libro bellissimo dal peso di poco meno di 5 kg., un formato gigante 42,2 cm. x 30,4 cm. con ben 497 pagine di preziosa carta lucida, sulla copertina rigida spicca l’immagine della statua di marmo conosciuta come “Giovinetto di Mothia” (450 a.C.) conservata al Museo Whitaker

Il Libro, edito dalla Fondazione stessa e stampato pressoTap Grafiche” di Poggibonsi (SI) per conto di Carlo Cambi Editore, si è materializzato grazie all’opera instancabile e preziosa del Giornalista Andrea Cappelli con il fondamentale supporto fotografico del Maestro Bruno Bruchi
Al Libro oltre alla Figlia di Giacomo, Ilaria Tachis, hanno partecipato molti personaggi di spicco portando molte storie e testimonianze.

Nel Libro come arricchimento vi è la sezione “Le Stelle per i Vini di Tachis” dove sono stati coinvolti 26 dei più famosi Chef “stellati” d’Italia e un conosciutissimo Produttore di formaggi, ognuno dei quali ha dedicato una specifica e straordinaria preparazione a uno dei 27 grandissimi Vini creati dal Maestro in 5 Regioni
Trentino Alto Adige, Toscana, Marche, Sardegna e Sicilia

Il LibroGiacomo Tachis Mescolavin” è stato presentato per la prima volta, con un grande evento, il 10 Novembre 2018 presso la Cantina di Santadi in Sardegna
In quella occasione è stato inaugurato il Busto di Giacomo Tachis realizzato dal Maestro Carlo Pizzichini, è stata denominata “Via Giacomo Tachisla Strada che porta alla Cantina Santadi ed è stato donato alla Famiglia Tachis il Ritratto di Giacomo (presente anche nel Libro) dipinto dall’Artista Elisabetta Rogai con la tecnica dell’Enopittura.

Da allora, e per tutto il 2019, il Libro è stato presentato in tante altre Città d’Italia.

Nel pomeriggio di Sabato 8 Febbraio 2020 ho avuto il grande piacere di essere presente alla presentazione avvenuta presso la LibreriaPalomar” in Piazza Dante Alighieri 18, nel Centro Storico di Grosseto.
La Libreria Palomar, di proprietà di due persone straordinariamente brave e socievoli come Massimo Marinotti e Monica Volpi, è aperta dal 1988 e dall’anno scorso ha accentuato la sua gradevolissima accoglienza anche con un bel Bancone Bar che serve, grazie al giovane Direttore/Barman del Locale Filippo Zanotti, delle vere eccellenze.

Davanti a una Sala gremita e interessata gli Autori Andrea Cappelli e Bruno Bruchi, insieme a Elisabetta Geppetti Titolare della Fattoria le Pupille, Marco Locatelli Direttore delle Terre Regionali Toscane Tenuta di Alberese e Antonio Stelli Delegato A.I.S. Grosseto, hanno presentato con intensa e partecipata passione il bellissimo Libro su Giacomo Tachis.
Tra i sopracitati interventi la Professoressa Lucia Matergi ha dato sentita lettura di vari brani tratti dal Libro stesso.

Alla fine il pubblico ha potuto degustare un ricco aperitivo con alcune vere prelibatezze
Crostini con diverse tipologie del prezioso Olio Extra Vergine di Oliva del Frantoio Franci, i super premiati Formaggi del Caseificio Il Fiorino, i deliziosi Insaccati della Macelleria e Salumeria Rossi e i gustosi Biscottini e Cantuccini del Biscottificio Corsini.

In abbinamento i Sommelier A.I.S. della Delegazione di Grosseto, Sabrina Diligenti e Carlo Bruzzone, hanno professionalmente servito alcuni buoni Vini della Fattoria le Pupille e di Vignalucis.

Cosa posso aggiungere sennonché “Giacomo Tachis Mescolavin – la vita, le opere e i luoghi del più rivoluzionario enologo del ventesimo secolo” è un Libro unico e meraviglioso da non perdere.





Il Libro

La Quarta di Copertina

Lo Chef Giuseppe Mancino

Lo Chef Vito Mollica

Lo Chef Gaetano Trovato

La Libreria

Monica Volpi e Massimo Marinotti

Il Pubblico in Sala

Andrea Cappelli e Bruno Bruchi

Elisabetta Geppetti

Antonio Stelli e Marco Locatelli

Lucia Matergi

Squisiti Formaggi

Saporite Delizie

Ottimi Crostini all'Olio Evo e Gustosi Biscotti

Sabrina Diligenti e Carlo Bruzzone

Bruno Bruchi, Giorgio Dracopulos, Andrea Cappelli

mercoledì 5 febbraio 2020

“GAJA SORÌ SAN LORENZO 1967” CINQUANTADUE ANNI PORTATI BENISSIMO: UNA BOTTIGLIA SEMPLICEMENTE MITICA.




Il “Nebbiolo” è un Vitigno Autoctono a Bacca Nera del Piemonte particolarmente adatto, grazie ai suoi molti pregi, per la produzione di Vini da invecchiamento di alta qualità.
Le Vigne diNebbiolo” si trovano principalmente nelle Colline del Territorio, ubicato tra le Province di Cuneo e Asti, denominato Langhe-Roero.

Il “Nebbioloè un Vitigno con una lunga storia; si sono trovate delle citazioni risalenti addirittura al 1200.

Con il 100% di Nebbiolo è nato anche uno dei primi Vini Italiani che hanno avuto laDenominazione di Origine Controllata” (D.O.C.): il “Barbaresco”.

La Zona di origine destinata a produrre Vini con la dizioneBarbaresco” è sorta ed è stata delimitata con il Regio Decreto del 31 Agosto 1933 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 238 del 12 Ottobre 1933 e successivamente modificata il 12 Luglio 1963 dall’Art. 1 del Decreto 930 del Presidente della Repubblica Antonio Segni.

Il “Territorio del Barbaresco” è in Provincia di Cuneo e comprende i Comuni di Barbaresco, Neive e Treiso oltre alla Frazione di San Rocco (già facente parte del Comune di Barbaresco ma oggi  aggregata al Comune di Alba).

Nel 1934 è nato il Consorzio di Tutela delBarbaresco” e nel 1966 il “Barbarescoè diventato D.O.C., nel 1980 anche una della prime Denominazioni di Origine Controllata e Garantita con Verifica Numerica delle Bottiglie e Fascetta del Poligrafico dello Stato (D.O.C.G.).

Il “Barbarescodeve invecchiare almeno due anni di cui nove mesi in legno di rovere, superati i quattro anni si può definireRiserva”.

Proprio nel Comune di Barbaresco c’è un’Azienda Vitivinicola letteralmenteleggendaria” che ha reso il “Vino Barbaresco”, e non solo, famoso nel Mondo: Gaja.

La Famiglia Gaja giunse dalla Spagna in Italia nel XVII Secolo
Nel 1859 Giovanni Gaja fondò con grandissima passione la Cantina e aprì anche un’Osteria a Barbaresco dove in abbinamento al cibo serviva il proprio Vino

Giovanni Gaja non era solo un produttore ma anche un capace imprenditore tantoché, per esempio, i suoi Vini furono imbottigliati e forniti al Regio Esercito Italiano durante la Guerra di Abissinia (combattuta dal Dicembre 1895 all’Ottobre 1896 tra il Regno d’Italia e l’Impero d’Etiopia).

Nel 1905 Angelo, Figlio di Giovanni Gaja, sposò una Donna molto energica e volitiva, Clotilde Rej, che spinse il marito a fare una scelta di assoluta qualità nella loro produzione Vitivinicola, avviando i sistemi di lavoro per raggiungerla e fissando prezzi elevati per rafforzare il prestigio del Vino prodotto.

Nel 1937  Giovanni Gaja, nipote del Fondatore e grande artigiano, volle dare una forte spinta all’Azienda anche con l’incremento delle superfici Vitate
Dopo la Seconda Guerra Mondiale (1939 – 1945) vennero acquisiti anche i terreni dei Vigneti Costa Russi, Darmagi, Sorì Tildìn e Sorì San Lorenzo
Oggi questi Vigneti sono i veri gioielli dell’Azienda.

Fu introdotta la regola che sarebbero state imbottigliate soltanto le annate migliori, vendendo il Vino sfuso nelle altre.

Nel 1940 nacque Angelo Gaja pronipote del Fondatore

Angelo, dopo aver completato gli studi all’Istituto Enologico di Alba, a soli 21 anni entrò nell’Azienda di Famiglia rivoluzionando praticamente tutto, compreso le decisioni paterne.
A seguito dei suoi molti viaggi in Francia, dove si specializzò all’Università di Montpellier, introdusse, tra l’altro, la “potatura verde del vigneto” dopo quella invernale e introdusse la “fermentazione malolattica” (evento fermentativo di maturazione del Vino successivo alla fermentazione alcolica), la prima in Piemonte.

Per primo iniziò a vinificare i singoli Vigneti
Gaja Sorì San Lorenzo nel 1967, Gaja Sorì Tildin nel 1970, Gaja Costa Russi nel 1978.

Introdusse innovative tecniche di vinificazione mantenendo però un legame estremamente forte con il Territorio e la Tradizione.

La Cantina Gaja per prima nel 1966 ha usato le barriques (per il Barbaresco nel 1978), i tappi lunghi oltre 6 centimetri e le bottiglie con i colli allungati.

Sempre nel 1978 un’altra rivoluzione: 
il Vigneto Darmagi di Nebbiolo fu reimpiantato con Cabernet Sauvignon per fare anche un grande e speciale Vino invecchiato

Seguirono molte altre trasformazioni e novità in altri Vigneti di proprietà.
Intanto nel 1977 nacque ancheGaja Distribuzioneun ramo di Azienda che importa e distribuisce Vini e altri prodotti di eccellenza provenienti da diversi Paesi del Mondo

La severità di Angelo Gaja relativa alla qualità è diventata ancora più mitica nel 1984 quando si rifiutò di imbottigliare la produzione di Barbaresco perché non era del livello desiderato
il Vino, come stabilito, venne venduto sfuso.

Nel 1988 furono acquisiti una trentina di Ettari di Barolo.

Con la Vendemmia del 1996 Angelo Gaja volle declassificare i suoi Vini Barbaresco e Barolo D.O.C.G., ad eccezione di uno, inserendoli nella classe D.O.C. Langhe
Tale fatto rappresentava la sua volontà di poter fare piccole correzioni (con la Barbera) ai suoi Vini senza avere alcun vincolo: 
lo scopo è sempre stato quello di fare il miglior Vino possibile

Alcuni anni dopo nel 2013 i suoi Vini più importanti sono rientrati nella classificazione D.O.C.G. eliminando il 5% di Barbera.

Attraverso gli anni Angelo Gaja (il Re del Barbaresco), uomo dal grande carisma, dalla infinita passione e dallo straordinario intuito, insieme alla Moglie Lucia, ha portato i suoi preziosissimi Vini ai massimi livelli Mondiali ricevendo un’infinità di premi e riconoscimenti.

Dal 2004 l’Azienda è portata avanti insieme ai Figli: Gaia, Giovanni e Rossana.

Oggi “Gaja” produce, grazie a circa 100 Ettari Vitati in Piemonte, una ventina di Etichette tra Vini e Grappe
Poi ci sono le altre Tenute, dal 1994 quella di Montalcino (SI) “Pieve Santa Restituta” con una venticinquina di Ettari e dal 1996 quella di Bolgheri (LI) “Ca’ Marcanda” con più di 100 Ettari
La produzione complessiva annua di “Gaja” si aggira intorno alle 350.000 Bottiglie.

Ma voglio tornare nel 1967 alla prima vinificazione delle uve provenienti dal VignetoGaja Sorì San Lorenzo”.

Il Vigneto fu acquistato nel 1964 dalla Parrocchia di Alba (antichissimo centro abitato oggi Comune della Provincia di Cuneo) che lo aveva denominato “San Lorenzo” in onore del Santo Patrono della Cattedrale della Cittadina stessa, il Duomo edificato con Architettura Romanica nel XV Secolo

Cosa ci potrebbe essere di più entusiasmante per un grande appassionato se non poter stappare una “prima uscita” di un Vino cosi importante dopo molti anni?

Ecco che grazie a due carissimi Amici come la bravissima Chef Rossella Di Nardo e suo Marito il grande Gianluca Buonazia, che per anni sono stati Titolari del famoso RistoranteScacciapensieri” di Cecina (LI), ho avuto la possibilità di aprire una mitica bottiglia di “Gaja Sorì San Lorenzo 1967con ben 52 anni di vita.

Una bottiglia meravigliosa anche fisicamente, massiccia, in vetro scuro marrone con in rilievo lo stemma di “Gaja” e sotto, sempre in rilievo, l’anno di fondazione1859”.
Sul colletto argentato la firma di “Giovanni Gaja” e sotto l’Annata: “1967”.

L’Etichetta principale ancora perfetta porta la grande scritta “Gaja” bianca in campo rosso e subito sotto in piccolo, nero su argento, la scritta “Gradi 13,38 – Contenuto netto: litri 0,70”.
Nello spazio centrale a fondo sempre argento con foglie di vite stilizzate dal bordo rosso spicca la scritta “Sorì San Lorenzo Vendemmia 1967”.
In basso sull’altra fascia rossa in piccolo e in bianco la seguente scritta: 
Vino Barbaresco a denominazione di origine controllata imbottigliato dall’Azienda vitivinicola A. Gaja fu Giovanni – 12050 Barbaresco (Cn) Italia”.

L’Etichetta retro bottiglia in nero su campo argentato riporta la seguente scritta: 
Il Sorì San Lorenzo è ottenuto dalla vinificazione di uve prodotte da vigneti siti in Barbaresco, di proprietà dell’Azienda vinicola A. Gaja. Invecchiato in botti di rovere; se conservato in bottiglia forma deposito
Perché il Sorì San Lorenzo possa esprimere appieno le sue caratteristiche, va consumato osservando due condizioni: che la bottiglia venga sturata alcune ore prima della mescita e che sia servito a temperatura di 18-20 gradi
Se l’inosservanza della prima condizione può essere scusata, l’inosservanza della seconda è invece da biasimare in quanto priva questo vino di ogni profumo, vigore, personalità accomunandolo ad un qualsiasi vino”.

Con queste “premesse” ho stappato con la massima attenzione la bottiglia (il tappo si è spezzato in due parti ma era miracolosamente ancora in buone condizioni) e seguendo con cura le “regole consigliate” abbiamo iniziato la degustazione.

Un Vino, con ancora una buona fluidità, di un rosso scuro intenso con forti riflessi granata, unghia più ampia del normale ma non esagerata. 
Al naso intenso, balsamico e fruttato sempre piacevole. 
In bocca una sorpresa, tannico e robusto ma con notevole corposità glicerica (segnalata anche da archetti numerosi e stretti nel bicchiere) a bilanciamento. 

Un Vino assolutamente senza tempo, una memoria storica inossidabile.

Che cosa posso aggiungere sennonché ilGaja Sorì San Lorenzo 1967magicamente degustato dopo cosi tanto tempo portava benissimo i suoi 52 anni
assolutamente una bottiglia semplicemente mitica.





 Chef Rossella Di Nardo e Giorgio Dracopulos

Suggestivi Particolari

L'Etichetta: Bellissima 

Retro Etichetta


"Gaja Sorì San Lorenzo 1967"