lunedì 15 aprile 2019

AUGURI DI BUONA PASQUA 2019 CON LE PREZIOSE E BUONISSIME UOVA ARTIGIANALI DI “GUIDO GOBINO”.




Una delle Tradizioni più piacevoli e coreografiche per festeggiare la Santa Pasqua è quella di regalare le “Uova di Cioccolato”.

La principale festività della Religione Cristiana è proprio la Santa Pasqua.
Con Essa si celebra l’evento più importante riportatoci dai Vangeli e dai testi del Nuovo Testamento, la Resurrezione di Nostro Signore Gesù avvenuta il terzo giorno dalla Sua morte sulla Croce.
Il luogo dell’evento viene indicato, sempre nelle Sacre Scritture, poco fuori delle antiche mura di Gerusalemme, vicino alla collina rocciosa che porta il nome di Calvario (chiamata anche Golgota) dove venne crocifisso.

In questo luogo, a imperitura memoria, venne edificata (le prime tracce risalgono al II secolo d.C.) la Basilica Cattedrale Patriarcale del Santo Sepolcro (denominata anche Chiesa della Resurrezione). 

La parola Pasqua deriva dall’EbraicoPesach” (passare oltre) e dall’AramaicoPasa’”, indicava l’evento della liberazione, da parte di Mosè, degli Ebrei dalla schiavitù degli Egiziani.

Il Primo Concilio Ecumenico (la riunione solenne di tutti i Vescovi Cristiani) iniziò il 25 Maggio del 325 d.C. nella Città della Turchia Asiatica di Nicea (oggi Iznik), a 130 Km. a sud-est della Città di Costantinopoli (oggi Istambul) nell’Impero Romano d’Oriente
In quella occasione fu deciso che la data della Santa Pasqua era mobile e che si festeggiava la Domenica successiva alla prima luna dell’equinozio di Primavera.

Seguendo queste regole per la Chiesa Cattolica la data della Pasqua è sempre compresa tra il 22 Marzo e il 25 Aprile di ogni anno

Per la Chiesa Ortodossa, che segue il Calendario Solare, detto “Giuliano” classificato dall’astronomo GrecoSosigene di Alessandria d’Egitto” (I Secolo a.C.) e promulgato da Giulio Cesare nel 46 a.C., la Festività cade tra il 4 Aprile e l’8 Maggio.

In occasione della Santa Pasqua e per la tradizionale scampagnata di Pasquetta, per tutta Italia si preparano moltissime ricette culinarie che portano in tavola preparazioni salate e dolci che allietano la tavola delle famiglie.

Per le carni è tradizione preparare arrosti con agnelli e capretti, simboli di dolcezza e sacrificio.
Si fanno le torte salate come la “torta Pasqualina” di antica tradizione Ligure, preparata con uova, ricotta, pecorino, parmigiano e bietola da costa (bieta) o spinaci lessati, il tutto racchiuso nella pasta sfoglia.

Per i dolci tale e tanta è la varietà che è impossibile elencarli tutti. 

Le uova, per esempio, sono state fin dai tempi antichissimi simbolo della vita, già i Persiani e gli Egizi, a primavera, usavano donare le uova di gallina.
Tutt’oggi si usa portare a benedire, la mattina di Pasqua, le uova lesse.

L’uso di decorare le uova si sviluppò principalmente nel Medioevo e, proprio in questo periodo, si incominciò a fabbricare anche uova in metalli preziosi per le classi nobili e ricche. 
Bisogna arrivare a poco più di cento anni fa per vedere nascere le uova di cioccolato (sull’origine non ci sono certezze) come regalo per la Festività Pasquale
Successivamente si sviluppò la prassi di inserire nelle Uova stesse una sorpresa per la felicità di grandi e piccini.

Oggi Vi voglio raccontare la Storia di una Cioccolateria Artigianale Torinese denominata “Guido Gobino”, come il suo Titolare, famosa in Italia e nel Mondo per la grande qualità della sua produzione.

Giuseppe Gobino fin dal 1950 aveva lavorato con passione nel mondo della raffinazione del Cacao; nel 1964 entrò a lavorare, come responsabile tecnico di produzione, in una piccola Azienda, la “Maras”, produttrice, prevalentemente per terzi, di Cioccolato e Caramelle.
L’Azienda era ubicata, proprio a Torino, in Via Cagliari al Civico 15, una strada che nasce all’altezza del Ponte Rossini e per tutto il suo tratto scorre parallela al “Lungo Dora Firenze” la carreggiata che costeggia il Fiume Dora Riparia.

Nel 1980 Giuseppe Gobino, grazie allo straordinario impegno messo nel suo lavoro e grazie anche alle sue grandi capacità innovative, divenne l’unico Titolare della Fabbrica
Con la successiva entrata nell’Azienda del giovane Figlio Guido fu modificato anche il nome della stessa trasformandolo in “Guido Gobino”.  

Da allora per Guido Gobino è stato tutto un crescendo di successi che lo ha portato nel 1996 a far nascere il suo Primo Marchio Istituzionale la “Selezione Guido Gobino”.
Negli anni successivi, a partire dal 2007, sono iniziate anche le aperture dei nuovi Negozi a Torino e Milano.

Guido Gobino ha fatto della ricerca delle migliori materie prime, scelte con una cura esperta e puntuale nelle Zone più vocate del Mondo, e della passione unita alla tradizione, alla creatività e al design, la sua forza.

Il sincero rispetto della Tradizione abbinato a un grande slancio verso l’Innovazione gli ha dato, negli anni, fama e un’infinità di Premi e Riconoscimenti
Oggi i suoi prodotti vengono esportati in decine di Paesi del Mondo.

Tra la sua varia e gustosa produzione spicca anche la nuovaCollezione di Uova Pasquali” (Easter Eggs Collection 2019).
Deliziose Uova di Cioccolato, sia al Latte sia Extra-Bitter 63%, nel formato Normale da 700 gr. e Junior da 300 gr., che Guido Gobino realizza decorandole a mano in oro, argento o bronzo, oppure guarnendole con frutta secca, fave di cacao o nocciole.

Proprio con le preziose, artigianali, buonissime e bellissime “Uova al Cioccolato” della “Guido Gobino” Auguro una Buona, Serena e Felice Santa Pasqua 2019 a Tutti Voi e alle Vostre Famiglie.




"Uova Guarnite" (Foto Gobino)

"Decorate Luna Argento" (Foto Gobino)

"Decorate Oro" (Foto Gobino)

"Pennellate di Colore" (Foto Gobino)

lunedì 8 aprile 2019

“LA CARBONARA PERFETTA” IL NUOVO SUPER INTERESSANTE E DOCUMENTATO LIBRO DI ELEONORA COZZELLA.




Tra le infinite versioni per preparare un piatto di pasta una in particolare è molto conosciuta nel Mondo e, secondo le più recenti statistiche, è anche la più amata dagli Italiani under 35 anni: la “Pasta alla Carbonara”.

Ma prima di addentrarci su questa specifica preparazione mettiamo dei punti fermi sulla “pasta” come alimento.

La “pasta” attraverso i secoli è stata ed è un alimento fondamentale della nostra tradizione gastronomica e non solo. 
E’ una tipologia di cibo che unisce, sin dalle epoche più lontane, l’Europa e l’Asia.

Quando parliamo di pasta possiamo risalire all’Età Neolitica, l’ultimo dei tre periodi che costituiscono l’Età della Pietra, si parla di oltre 9000 anni prima di Cristo, allora le popolazioni divennero stanziali e iniziarono a coltivare cereali e ad allevare animali. 
Con l’uso poi della levigatura e della scoperta della ceramica vennero introdotte anche nuove forme di più lunga conservazione di quei cereali macinati e impastati con l’acqua che venivano cotti o lasciati essiccare al sole. 

Un tipo di alimento, la pasta, conosciuto anche dagli antichi Greci che la chiamavano  “laganon” (acqua e farina di grano duro in fogli sottili poi fritti). 
Successivamente i Romani  la definirono “pastam” descrivendo un miscuglio di farina impastata con acqua e con l’aggiunta di una qualsivoglia salsa.

In tutti questi casi si parla di un prodotto non bollito, ma messo a cuocere su piastre calde o all’interno di forni.

Bisogna arrivare nel V° Secolo d.C. in Palestina per trovare tracce di pasta bollita e oltre l’Anno Mille, più precisamente intorno al XII° Secolo, per trovare le prime tracce di pasta secca introdotta in Sicilia con l’arrivo degli Arabi.

In quel tempo il lungimirante e super documentato geografo, cartografo e viaggiatore berbero Abū ‘Abd Allāh Muhammad ibn Muhammad ibn ‘Abd Allah ibn Idrīs al-Sabti  (1099 - 1165), più semplicemente chiamato “Al Idrisi il Siciliano”, cita una pasta secca a forma di fili, da loro denominata “itriyya”, prodotta nella colonia Araba di Palermo.  

L’Italia, con il suo clima particolarmente adatto per la coltivazione del grano duro, divenne presto il paese più importante per la produzione di pasta.

Nel Medioevo apparvero le paste forate, la pasta secca lunga e quella ripiena e nel XIV° Secolo vennero costituite le prime Corporazioni di Pastai
Fino poi ad arrivare nel XVI° Secolo con la nascita dei primi pastifici, a conduzione familiare, sorti nella penisola Italica in zone particolarmente favorite da un clima adatto alla lenta essiccazione della pasta come a Gragnano in Provincia di Napoli.

Con le successive migliorie tecnologiche della rivoluzione industriale arriviamo alla pasta prodotta  in tempi più vicini a noi. 
La lavorazione della pasta, pur mantenendo fermi i dogmi della tradizione, si è modernizzata, in particolare per quanto riguarda la trafilatura.
La trafilatura è il passaggio della pasta nella “trafila”, il marchingegno, la macchina che da la forma desiderata alla pasta stessa a secondo dei formati desiderati. 
Impossibile non citare delle attuali  vere e proprie straordinarie eccellenze Italiche come la pasta “trafilata in bronzo” o quella “trafilata in oro”.

Ma torniamo alla “Pasta alla Carbonara”.

La “Pasta alla Carbonara” oggi è considerata un Piatto Tipico della Cucina Laziale e in particolare di quella specifica della Città di Roma

Una ricetta semplice fatta con ingredienti estremamente popolari che risulta eccezionalmente buona e saporita. 
Tradizionalmente si usano come pasta sia gli spaghetti (è possibile sceglierli nella dimensione più gradita) sia i rigatoni, accompagnandoli con un sugo fatto con Uova (prevalentemente tuorli),  Guanciale (uno dei tagli più pregiati del maiale), Pecorino Romano, Sale (in piccola quantità solo nell’acqua della pasta) e Pepe nero
Il segreto sta tutto nella giusta armoniosa cremosità che si riesce a dare al risultato complessivo finale.

La “Pasta alla Carbonara” è un tale successo, in Italia e nel Mondo, che le è stato dedicato un giorno specifico per festeggiarla: 
Il 6 di Aprile è il Carbonara Day”. 
L’Evento, a carattere internazionale e diffuso sui media e nei luoghi di ristorazione, è stato ideato e patrocinato dai pastai dell’Unione Italiana Food e dall’International Pasta Organisation (I.P.O.).   

La Storia delle origini della “Pasta alla Carbonara” è abbastanza nebulosa e si perde tra leggende e alcuni lontani e più recenti cenni storici. 
In questo groviglio di possibilità più o meno credibili ci viene in aiuto l’ultimo documentato Libro di Eleonora Cozzella intitolato: 

La mia carissima e affascinante amica Eleonora Cozzella è nata in Sardegna, a Lanusei, in Provincia di Nuoro, il 27 Marzo …. (delle signore non si dice l’età), ma ha vissuto a Civitavecchia, oggi Città Metropolitana di Roma Capitale
Dopo le Scuole dell’Obbligo e il Liceo Classico, si è Laureata in Filosofia all’Università degli Studi di RomaLa Sapienza” e si è specializzata alla Scuola di Giornalismo alla Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (LUISS) “Guido Carli” di Roma

Eleonora è una bravissima professionista che si dedica con grandissima dedizione e passione all’Enogastronomia, da più di dieci anni è anche Ispettrice per la celebre GuidaI Ristoranti dell’Espresso”. 
Questo suo eccellere ha avuto negli anni moltissimi apprezzamenti e riconoscimenti (nel 2010, per esempio, è stata nominata "Giornalista Enogastronomica dell’Anno"). 
Oggi scrive a tempo pieno per il QuotidianoLa Repubblica” e “Repubblica Sapori”.

Il LibroLa Carbonara Perfetta”, uscito a fine Marzo 2019, è un bel volume di 152 pagine in formato 23,5 x 17,0 cm., con Copertina cartonata e grandi bandelle
Il Libro è pubblicato dallaCinquesensi Editoredi Lucca.

All’inizio del Libro, la “Presentazione” di Joe Bastianich (classe 1968) famoso personaggio televisivo e imprenditore statunitense nel settore della ristorazione.

A seguire, dopo il sommario, 68 pagine (divise in due Capitoli) dove Eleonora Cozzella in maniera dettagliata, coinvolgente e precisa ci racconta tutto lo scibile possibile sulla “Carbonara”.

Da pagina 80 in poi inizia la parte delle Ricette, arricchita da bellissime foto su carta lucida, la prima preparazione dove si stabilisce “La Carbonara Ideale” è quella di Roscioli.
Seguono grandi, famosi e super premiati Chef che hanno dato 33 loro specifiche e personali interpretazioni di un piatto straordinario come la Carbonara
Franco Aliberti, Bruno Barbieri, Enrico Bartolini, Heinz Beck, Andrea Berton & Gianluca Fusto, Eugenio Boer, Gabriele Bonci, Cristina Bowerman, Roy Caceres, Antonello Colonna, Christian & Manuel Costardi, Arcangelo Dandini, Iside De Cesare, Luca Fantin, Peppe Guida, Pietro Leemann, Accursio Lotà, Leandro Luppi, Marco Martini, Aurora Mazzucchelli, Norbert Niederkofler, Luciano Monosilio, Davide Oldani, Marco Sacco, Domingo Schingaro, Nikita Sergeev, Elio Sironi, Massimo Sola, Marco Stabile, Cristiano Tomei, Angelo Troiani e Gualtiero Villa

A loro si è aggiunta la “Carbogang” (4 ragazzi, Emanuele Riccardo Costella, Sebastiano Dalsasso, Alessio Tomarelli e Alex Valle, che impazzano su Istagram proprio sulla Carbonara).

Il LibroLa Carbonara Perfetta – Origini ed evoluzione di un piatto culto” di Eleonora Cozzella non è solo super interessante e documentato, oltreché ricco di ricette e foto, ma, grazie alla solarità narrativa che contraddistingue l’autrice, è fondamentale per comprendere quel fenomeno mondiale di altissimo gradimento che incontra la “Pasta alla Carbonara”.  

Ps. Un particolare ringraziamento alla Casa Editrice “Cinquesensi” per l’uso della loro foto all’inizio di questo articolo.



Il Libro

Quarta di Copertina

Eleonora Cozzella e Giorgio Dracopulos

mercoledì 3 aprile 2019

“PERCEBES”: PREZIOSE E STRAORDINARIE DELIZIE STRAPPATE ALLE ONDE DELL’OCEANO.




La “Terra” è il nostro rotondo Pianeta, ma tale nome non fu mai “meno appropriato” dato che è formata per il 71%  da acqua (idrosfera).
Di questo 71% la quasi totalità è acqua salata (96%) il resto è acqua dolce, per due terzi sotto forma di ghiaccio.

Nell’acqua salata  la concentrazione di sale varia a seconda dell’apporto più o meno grande di fiumi e dall’intensità di evaporazione. 
In tutti i casi il termine “acqua salata” identifica tutti gli Oceani e i Mari diversamente ubicati sul nostro Pianeta

Gli Oceani sono le distese più vaste di “acqua salata”, in realtà, secondo la definizione data, nel 1953, dall’Ufficio Idrografico Internazionale (oggi Organizzazione Idrografica Internazionale) vi è “un solo Oceano” diviso in 4 Bacini
Oceano Pacifico, Oceano Atlantico, Oceano Indiano, Oceano Artico.

Ma come al solito non tutti nel Mondo la vediamo allo stesso modo infatti in Italia, per esempio, la classificazione riguarda solo l’Oceano Pacifico, l’Oceano Atlantico e l’Oceano Indiano, mentre si definisce il resto come “Mar Glaciale Artico”.

L’Oceano Atlantico è il secondo Bacino Oceanico della Terra per estensione (circa il 20% della superficie) ed è diviso tra Atlantico Settentrionale e Atlantico Meridionale.
Tra i Continenti e le Nazioni che l’Oceano Atlantico Settentrionale bagna c’è anche l’Europa e Paesi come Spagna e Portogallo.

Le onde prodotte dall’Oceano Atlantico che si infrangono sulle Coste sono già a cose normali di una forza spaventosa, considerate poi che recenti studi hanno dimostrato che negli ultimi 70 anni l’altezza media di queste onde è addirittura in aumento: 
si parla di più di 10 millimetri l’anno, oltre 10 centimetri a decennio.

Quando le onde, e specialmente le Oceaniche, colpiscono Zone Costiere Rocciose hanno una forza tale che nel tempo riescono a disgregare le rocce stesse.

Ci sono uomini ardimentosi denominati “Percebeiros” che, sulle ardue Coste della Galizia, lottando con le fredde e forti onde in alcuni specifici tratti di quella di Costa, ci danno la possibilità di poter degustare una delle più straordinarie delizie che l’Oceano ci può offrire: 
i “Percebes” (nome scientifico “pollicipes pollicipes o pollicipes cornucopiae”). 

La Galizia è una Comunità Autonoma nel Nord Ovest della Spagna, confinante a Est con altre due Comunità Autonome Spagnole (le “Asturie” e la “Castiglia e León”) e a Sud con il Portogallo
è una Regione bella, accogliente e verdeggiante, bagnata a Ovest dall’Oceano Atlantico e a Nord Est dalle acque del Golfo di Biscaglia
I suoi abitanti si chiamano “Galleghi” o “Galiziani”.

La Galizia, è stata anche un’antica “ProvinciaeRomana, oggi ha 4 Province
A Coruña, Pontevedra, Ourense e Lugo
Il Capoluogo Regionale è Santiago di Compostela, destinazione finale di tutti i Pellegrini che hanno percorso, attraverso i secoli, e percorrono, il “Cammino di Santiago” (circa 800 km. attraverso Francia e Spagna) per giungere alla meravigliosa Cattedrale della Città (consacrata nel 1211) luogo di sepoltura di San Giacomo di Zebedeo detto il Maggiore, uno dei Dodici Apostoli.

All’estremo Ovest della Galizia le scogliere del “Cabo Finisterre” (ubicato sulla cosiddetta Costa della Morte) erano considerate dagli Antichi Romani la fine del Mondo conosciuto.

La Costa Galiziana si allunga per più di 1500 km. ed è molto varia come conformazione, si alternano piccole insenature, vaste spiagge, isolotti e impervie scogliere.
Proprio su alcuni tratti di queste scogliere si avvinghiano e si sviluppano le colonie di Percebes che si nutrono di plancton e uova di pesce grazie al continuo infrangersi delle onde su di loro. 

I “Percebes” a prima vista sembrerebbero dei molluschi i realtà sono dei “crostacei” (una Famiglia numerosa ed eterogenea suddivisa in numerose Classi, Sottoclassi e Infraclassi), che appartengono all’Infraclasse dei “Cirripedi”.

I “Percebes” si caratterizzano per il loro aspetto veramente particolare: 
un peduncolo carnoso ricoperto da un corpo allungato di robusta pelle flessibile di colore marrone/nero; 
da una parte gli organi che gli permettono di fissarsi con forza alle varie superfici, dall’altra un insieme di piastre calcaree madreperlacee che formano delle specie di unghie all’interno delle quali sono ubicate e protette le parti vitali.

I “Percebes” si possono trovare sulle Coste di altre Zone della Spagna come le Asturie, la Cantabria  i Paesi Baschi e le Isole Canarie, ma anche in Portogallo, Francia, Marocco, Senegal, Capo Verde e Canada
Raramente si trovano nel Bacino del Mar Mediterraneo.

Senza addentrarmi troppo nel loro complicato ciclo vitale riproduttivo c’è da sottolineare che non avendo un cuore il loro sangue non ha l’emoglobina pertanto devono catturare, grazie alla superficie del torace, l’ossigeno disciolto nell’acqua. 
Da ciò ne deriva che più onde li colpiscono, specialmente con temperature basse, meglio si sviluppano. 

I “Percebes” si dividono in due varietà quelli che crescono e vivono esposti al sole (i migliori, come quelli Galiziani) e quelli che prosperano sott’acqua sulla sabbia (come quelli Marocchini).

I “Percebes” che crescono sulle scogliere Galiziane della Costa della Morte (in particolare quelli di  Punta Faro Roncudo) sono considerati i migliori al Mondo grazie alla loro favorevole esposizione al sole, alla particolare ricchezza di nutrimento dell’acqua e alla straordinaria ossigenazione data dal continuo infrangersi su di loro delle forti onde Oceaniche
in questo ambiente idoneo possono raggiungere anche i 12 cm. di lunghezza

In Galizia il periodo riproduttivo di questo stranissimo essere inizia nel mese di Marzo e finisce a Settembre con l’apice all’inizio dell’Estate
Per tale motivo la raccolta viene autorizzata, sempre in determinate Zone tenute sotto controllo, solo per pochi giorni nei mesi in cui l’Oceano tende a essere più freddo e agitato.

Per i “Percebeiros” staccare manualmente, grazie a vari attrezzi per fare leva, i “Percebes” dalle rocce mentre sono sballottati contro le stesse dalle forti onde è cosa assolutamente non facile e molto pericolosa
Poche decine di uomini coraggiosi che rischiano molto nel loro difficile lavoro e purtroppo non sono rarissimi anche i casi di gravi incidenti. 
Tutto ciò rende i “PercebesGaliziani ricercati crostacei dal prezzo giustamente elevato.

Da sottolineare che per essere consumati i “Percebesdevono essere freschi e pertanto vivi
sono piuttosto delicati e non durano molto dopo essere stati staccati dal loro ambiente vitale.

Ma come si cucinano i “Percebes”?

Cucinare i “Percebesè molto facile si possono grigliare, saltare in padella con un pochino di olio,  farli bollire con delle patate o delle foglie di alloro, 
ma il metodo migliore e quello più tradizionale per gustarli è il seguente:

- “Mettete in una pentole a bollire dell’acqua proporzionata al numero di “Percebes” da cuocere, se avete il Mare vicino potete usare anche l’acqua di Mare altrimenti aggiungete 70 gr. di sale per ogni litro di acqua che usate. 
Appena l’acqua raggiunge la temperatura di bollitura potete aggiungere i “Percebes”, se sono piccoli o medi per la cottura basta un minuto, se sono molto grossi sono sufficienti un paio di minuti. Appena pronti scolateli e serviteli presentandoli come più vi aggrada”.

Importante è anche imparare come si degustano:

- “Aspettate un attimo che la loro temperatura cali e si possano maneggiare, poi afferrateli mettendo le dita nel punto dove la parte madreperlata si unisce al corpo e applicate una torsione spezzandoli verso il basso per non schizzarvi, la parte color arancione che rimane attaccata agli artigli e quella da portare alla bocca. 
Poi potete aprire, sempre con le dita, o succhiare, la parte superiore (come si fa con le teste dei Gamberi o degli Scampi) che contiene un gustoso “simil corallo rosso”.

Che dire di più sennonché mangiare iPercebessignifica certamente assaporare, grazie al loro entusiasmante sapore intenso e iodato, le più preziose e straordinarie delizie che si possono strappare alle onde dell’Oceano.





Percebes Gallegos

 Punta Rocundo. Foto Tg Carrusel Cabecera Grande

Percebe Gigante. Foto Lucía Freitas Rodriguez

Percebes Galiziani Cotti. Foto Tg Carrusel Cabecera Grande

martedì 26 marzo 2019

AL RISTORANTE “IL CIRCO”, DI PIETRASANTA (LU), PER MANGIARE BENE E BERE BENE.




Pietrasanta e un accogliente Comune Toscano ubicato in Provincia di Lucca a poca distanza dal Mare.

Pietrasanta è un Borgo antichissimo (con origini Etrusche), fondato nel 1255, dal nobiluomo Milanese Messer Guiscardo Pietrasanta (Podestà della Repubblica di Lucca), che ha avuto una lunghissima e intensa storia, ed è anche una bellissima Città d’Arte famosa nel Mondo.
Infatti Pietrasanta è un centro d’importanza Internazionale per la lavorazione del marmo e del bronzo. 
Ai nostri giorni sono oltre 240 gli artisti che, da varie parti della Terra, sono venuti a vivere e a lavorare qui.

Il Centro Storico, completamente pedonalizzato e sempre ben curato, oltre a essere ricchissimo di splendide strutture storico/architettoniche, ospita regolarmente grandi esibizioni e mostre di famosi artisti
Mostre e manifestazioni si svolgono non solo nell’accogliente Piazza del Duomo e nella Chiesa/Convento (con il bellissimo chiostro) di Sant’Agostino (Secolo XIV), ma anche nelle moltissime Gallerie d’Arte che arricchiscono le già belle e vissute vie del centro.

Proprio a Pietrasanta c’è un Ristorante che si chiamaIl Circo”.

Il termine “circo” deriva dalla parola Latinacircus” (cerchio).
Da Secoli il “Circo”, con il suo spettacolo, articolato in diverse esibizioni di abilità, fisiche e non, ha affascinato il pubblico di tutte le età.
Già gli Egiziani praticavano qualcosa che si poteva definire un “Circo”, ma furono proprio gli antichi Romani che ne fecero praticamente una “scienza” molto popolare e prevalentemente cruenta.

Il “Circo” come lo conosciamo noi è nato solo nel 1768 quando un giovane (26 anni) sottufficiale Inglese di cavalleria, Philip Astley (1742 - 1814), mise in scena uno spettacolo, su una pista circolare al chiuso (Astley Amphitheatre), con cavalli, giocolieri e pagliacci (in Ingleseclown”). 
Il “Circo” accoglie, diverte, appassiona e ci avvolge tutti, da sempre, in una romantica atmosfera.

Ma torniamo al RistoranteIl Circo” che è ubicato in pieno Centro Storico di Pietrasanta a due passi dal Corso Principale (la pedonale Via Giuseppe Mazzini), in un punto, caratteristico e tranquillo, al numero civico 28, di Vicolo San Biagio.

Dal mese di Marzo 2016, il RistoranteIl Circo”, è di uno dei più conosciuti ed effervescenti personaggi della Vita Enogastronomica Versiliese: Libero Musetti.

Libero è nato, il 22 Gennaio 1963, nella Città industriale Tedesca di Offenbach am Main (in Assia), da Babbo Italiano e Mamma Tedesca
Alla tenera età di soli 6 mesi è venuto in Italia con la sua Famiglia e fino ai 23 anni ha vissuto nella bella Cittadina Turistico/balneare di Viareggio (LU).

Da giovanissimo (17 anni e mezzo) è entrato a lavorare in Darsena a Viareggio, in uno dei mitici Locali che ha fatto la storia della vita notturna Versiliese deglianni ottanta”, il Ristorante/Night ClubIl Gabbiano” del patron Paolo Paoli
Tre anni fantastici in cui, lavorando in Sala, dall’ora di cena alla mattina successiva, ha fatto incredibili conoscenze e straordinarie esperienze.

Poi Libero è partito per il servizio militare che ha svolto alla Mensa Ufficiali della Città Militare della Cecchignola a Roma lavorando in Sala.
Rientrato a Casa ha continuato a lavorare, attraverso gli anni, nelle Sale d’importanti Ristoranti come il “Bambaissa” e il “Bistrot” di Forte dei Marmi (LU), “La Lanterna” a Lido di Camaiore (LU), “Giorgio” a Viareggio.

Tra il 1993 e il 1994, per Libero, la passione per l’Enologia e il Vino è diventata “dirompente”, tanto che si è diplomato Sommelier A.I.S. (nel 2000).

Successivamente Libero ha trascorso dieci “magnifici” anni (fino al Dicembre 2012) come Direttore di Sala, Sommelier e braccio destro del grandissimo Lorenzo Viani, il “Gentleman della Ristorazione Mondiale”, titolare del RistoranteLorenzo” (Una Stella Michelin) di Forte dei Marmi.

Dopo aver preso la decisione di aprire un Locale tutto suo, Libero Musetti, nel mese di Marzo 2013, ha inaugurato, insieme al figlio Nicola, l’OsteriaLibero - Cibo - Vino - Fotografiain Centro a Pietrasanta (LU). 
Una “Enoteca/Osteria”, oggi condotta con esperienza e maestria da Francesca Tarasconi, che offre, nell’ampio orario di apertura, una grande selezione Internazionale di Vini, e non solo, abbinati a grandi prodotti di Gastronomia.
In questo Locale, Libero, ha voluto raccogliere tutte le grandi passioni della sua vita, tra le quali, non ultima, la fotografia, infatti è anche un bravissimo e apprezzato fotografo.

Dopo tre anni di successi nel suo primo Locale, Libero Musetti ha deciso che era il momento di dare ancora di più alla sua folta e affezionata clientela, è giunto cosi a rilevare il RistoranteIl Circo”.

Da Venerdì 25 Novembre 2016 lo Chef del RistoranteIl Circo” è Federico Bonuccelli.

Federico è nato a Viareggio, l’11 Giugno 1977, la sua passione per la cucina praticamente è innata, visto che la sua Famiglia ha gestito per 40 anni il Ristorante Pizzeria “Da Renzo” a Piano di Mommio, Frazione del Comune di Massarosa (LU). 
Federico è cresciuto seguendo gli insegnamenti di sua Zia e del suo Babbo che cucinavano con molta esperienza sia la carne che il pesce.

Dopo essersi diplomato, all’Istituto Professionale di Stato Servizi per l’Enogastronomia e l’Ospitalità AlberghieraGiuseppe Minuto” di Marina di Massa (MS), è andato a specializzarsi per un anno in Germania nella Città di Colonia.
Rientrato in Italia, ha lavorato per tre Stagioni, in Alto Adige, al “Wellness Hotel Fanes”, famoso “5 Stelle”, ubicato nello splendido contesto dall’Alta Badia.

Dal 2005, per 10 anni, Federico, ha portato avanti la Ristorazione allo storico “Hotel Regina”, e per tre anni, in contemporanea, anche il Ristorante dell’Hotel (4 Stelle) “Logos”, ambedue ubicati a Forte dei Marmi (LU), poi è giunto nel 2016, come già accennato, al RistoranteIl Circo”.

Il RistoranteIl Circo” è molto raccolto e accogliente.
Dall’ingresso  si  accede nell’unica Sala con otto tavoli ben distanziati che accolgono una trentina di ospiti
Sulla Sala si affaccia la porta della Cucina e quella della Cantina (climatizzata e a vista). L’arredamento e gli accessori sono essenziali, ma tutto è curato con attenzione e gusto, come del resto anche l’apparecchiatura.

Le opere di gesso esposte all’interno del Locale sono realizzate da “La Gipsoteca” e le incisioni appese alle pareti, grazie alla Galleria  “Opera Unica”, sono dell’Artista Tano Pisano

Con la buona stagione, per mangiare, si può sfruttare anche il simpatico “dehors” davanti al Ristorante.

Il Menu offre una buona scelta di piatti sia di Mare che di Terra.
La Carta dei Vini è fornitissima, oltre 500 selezionatissime Etichette, Italiane, Francesi (compreso diverse decine di ottimi Champagne) e di altre parti del Mondo.

Ma veniamo alla degustazione fatta che è stata accompagnata, grazie a Libero Musetti, da Vini di grandissimo livello:

- “Champagne Cuvée n° 739 Jacquesson Grand Vin”, Champagne A.O.C. (Appellation d’Origine Contrôllée) Extra Brut, una meravigliosa Magnum (1,5 L.) frutto della vendemmia 2011 con l’aggiunta di un 31% di Vino dalla Riserva (vino non ancora spumantizzato di annate precedenti), una Cuvée composta da 57% Chardonnay, 21% Pinot Noir e 22% Pinot Meunier, Dégorgement (Sboccatura) del Giugno 2015, 12% Vol., prodotto dalla Domaine Jacquesson
Il nome indica la “settecentotrentanovesima cuvée” assemblata a partire dal 1898, anno in cui venne creata la “cuvée n° 1” per festeggiare il Primo Centenario della Maison
Tale particolare numerazione fu introdotta dai Fratelli Chiquet a partire dall’Anno 2000 e iniziando dalla numero “728”;

- “Castelfeder Gassner 2017”, Vino Bianco dell’Alto Adige, Müller-Thurgau Vigneti delle Dolomiti I.G.T., 100% Müller-Thurgau, 12,5% Vol., prodotto dall’Azienda Castelfeder;

- “Castelnau de Suduiraut Sauternes 2009”, Appellation Sauternes Contrôllée, 90% Sémillion e 10% Sauvignon Blanc, 14% Vol., prodotto da Château Suduiraut.

In tavola i vari tipi del fragrante pane della Casa: pane bianco, pane con le olive, focaccia nera con frutta a guscio, focaccia bianca, grissini.

Sono state servite le seguenti portate:

- “Benvenuto” - Mousse di baccalà con cialda di farina tostata, pomodoro al forno spellato e salsa aioli;

- Seppia “blu” (colore ottenuto con un procedimento del tutto naturale) su crema di patate, di montagna, ed essenza di prezzemolo;

- Capesante arrostite in padella con crema di zucca, cialda alla quinoa e, a decorazione, semi di zucca;

- Maltagliati, fatti in Casa, di farina nera e calamaretti spillo, zeste di lime;

- Zuppetta di trippa di baccalà con ceci, neri e bianchi, e uova di salmone; 

- Tagliolini, fatti in Casa, con sugo ai coltellacci (cannolicchi), granella di panko (impanatura tipica nella Tradizione della Cucina Giapponese) croccante e olive taggiasche;

- Pesce nero/morone (ricciola di fondale) con crosta di patate e olive, su vellutata di carote viola;

- Baccalà Islandese (il migliore in assoluto: il merluzzo è pescato ancora all’amo e da fresco viene salato a mano) con barbabietola rossa e porri fritti;

- Cremoso al cioccolato, tartare di pere, cioccolato bianco e nero, cialda di zucchero, il tutto appoggiato su delicato pan brioche ai fichi secchi;

- Piccola Pasticceria della Casa.

Tutto molto buono e ben presentato.

Il Sevizio di Sala è stato svolto gentilmente e professionalmente da Cristian Cimpcan (Classe 1995) di origine Rumena.

La Cucina dell’esperto Chef Federico Bonuccelli è sincera, leggera, decisamente buona e piacevolmente presentata.
Federico Bonuccelli, nella Cucina, è ben supportato dal giovane (Classe 1993) Sous-chef Egiziano Mohamed Hussein.

Al RistoranteIl Circo” ho trovato l’esperta e vivace accoglienza del Patron Libero Musetti insieme ai suoi preziosi consigli sui Vini e gli appetitosi e gustosi piatti del bravo Chef Federico Bonuccelli.

Cosa si può desiderare di più se non andare al RistoranteIl Circo”, di Pietrasanta (LU),  per mangiare bene e bere bene.



Pietrasanta: Pianta del Centro Storico

Una Vista della Sala

Un' Altra Vista della Sala

Libero Musetti, lo "Champagne" e Giorgio Dracopulos

Il "Benvenuto"......

Seppia "Blu"......

Capesante......

Maltagliati......

Zuppetta......

Tagliolini......

Pesce Nero......

Baccalà Islandese......

Cremoso al Cioccolato......

Piccola Pasticceria

M. Hussein, lo Chef Federico Bonuccelli, io e Musetti