La “Cinta Senese” è una straordinaria e magnifica razza suina Italiana autoctona della Toscana, originaria dell’area denominata “Montagnola Senese”, una delle principali zone collinari della Provincia di Siena. Una razza rustica, forte che ben si adatta alla vita all’aperto (grazie al suo comportamento naturale curioso e alla ricerca autonoma del cibo) ed è profondamente legata al paesaggio boschivo e collinare Toscano. Le sue origini sono antichissime, esistono delle fonti storiche (documenti agrari e rappresentazioni iconografiche) che attestano la sua esistenza nel Medioevo, ma sicuramente ha origini ancora più antiche.
Attraverso i
Secoli la Cinta Senese è stata parte integrante dell’economia rurale
del Territorio Toscano: allevata nei boschi e nei poderi allo stato brado e
nutrita naturalmente è sempre stata un fondamentale supporto alimentare per
le famiglie contadine. Dopo la Seconda Guerra Mondiale (1939 - 1945) a
causa del miracolo industriale che venne applicato anche in agricoltura, nello
specifico vennero introdotte razze suine più produttive e veloci nella
crescita, si arrivò agli anni ’80 in cui la Cinta Senese, essendo una razza
poco prolifica, era quasi scomparsa riducendosi a poche decine di capi.
Negli anni
successivi grazie a un lavoro collettivo (allevatori, università, istituzioni e
territorio) venne ricostruito il patrimonio genetico e aumentato il numero dei
capi. Tale percorso portò anche la tutela della razza, la costruzione della
filiera e il riconoscimento nel 2012 della “Denominazione di Origine
Protetta” per le sue carni.
Il Consorzio di Tutela della Cinta Senese DOP è l’organismo che rappresenta,
protegge e valorizza la denominazione: è il punto di riferimento per chi
produce, trasforma, commercializza e utilizza la “Cinta Senese DOP”
(riconosciuta dall’Unione Europea) e per chi vuole comprenderne il valore,
l’origine e le regole. Il suo ruolo non è solo normativo, ma culturale,
economico e territoriale. Solo le carni provenienti da suini di razza “Cinta
Senese” nati, allevati e macellati in Toscana, secondo un
disciplinare preciso e sottoposto a controlli ufficiali, possono utilizzare
questo nome. Non è un marchio commerciale, non è un brand privato, non è
un’etichetta facoltativa, è una certificazione pubblica che tutela un prodotto,
un Territorio (gli allevamenti sono prevalentemente nelle Province
di Siena, Pistoia, Grosseto, Pisa e Firenze, circa
3.500 capi) e un metodo di produzione. La DOP trasforma una tradizione agricola
in una garanzia per chi produce e per chi consuma garantendo quattro elementi
fondamentali: “Origine” (il prodotto nasce in un Territorio definito, che ne
determina caratteristiche, identità e qualità), “Metodo” (il prodotto è
ottenuto secondo regole precise condivise da tutta la filiera), “Controlli” (il
rispetto delle regole è verificato da organismi indipendenti), “Tracciabilità”
(ogni prodotto può essere ricondotto al suo percorso produttivo).
Il “Suino di
Cinta Senese” è una razza di taglia media, con struttura armoniosa e
proporzioni equilibrate, il corpo è longilineo e snello, mentre gli arti,
lunghi, appaiono robusti rispetto al tronco dell'animale, si riconosce
facilmente grazie al suo mantello nero attraversato da una
caratteristica fascia bianca, dorso-lombare diritta, che cinge il
tronco all’altezza delle spalle e comprende gli arti anteriori: la “cinta” da
cui prende il nome. Nel suo ambiente naturale si nutre di erbe, radici, frutti
del sottobosco e ghiande, oltre alla possibilità di uso di mangimi controllati.
Tale comportamento contribuisce non solo al benessere dell’animale ma anche
alla qualità organolettica delle carni e al legame tra prodotto e territorio.
L’allevamento allo stato brado favorisce inoltre il mantenimento del paesaggio,
la pulizia dei boschi e la conservazione di un equilibrio tra attività umane e
ambiente. Le carni della “Cinta Senese” sono di ottima qualità e presentano
caratteristiche uniche: è più magra rispetto a quella di altre razze di maiali,
contiene una buona quantità di proteine, grassi insaturi più salutari ed è
anche ricca di ferro, zinco e vitamine del gruppo B.
Purtroppo
dopo le pandemie che hanno precedentemente colpito il mondo animale, e non
solo, come il “SARS-CoV-2” negli allevamenti dei visoni e
l’“Influenza Aviaria” in quelli avicoli, un altro terribile virus
minaccia gli animali degli allevamenti di suini: la “Peste Africana”.
La “Peste
Suina Africana” (PSA) è una gravissima malattia virale che colpisce i “Suidi”
(la famiglia di mammiferi artiodattili che include i maiali, i cinghiali, i
facoceri e i rari babirussa delle Molucche), il virus è di genere “Asfivirus” e
appartiene alla “Famiglia Asfaviridae”. L’infezione può avvenire sia per
contatto diretto con animali infetti, sia per ingestione di carni o prodotti a
base di carne di animali infetti (per esempio gli scarti di cucina) o sia per contatto
indiretto. Il virus ha anche un’altra caratteristica estremamente negativa
infatti ha un’elevata resistenza nell’ambiente dove rimane infettante per lungo
tempo: per 3/6 mesi in prodotti di origine suina non cotta, almeno per 15
settimane in carne refrigerata, per anni in carne congelata e da 3 a 6
mesi nei salumi.
I capi
colpiti nella quasi totalità muoiono (dopo una serie di sintomi negativi
il decesso avviene entro 10 giorni dall’insorgenza) e non esistono, a
oggi, né cure né vaccini. Benché gli esseri umani non siano sensibili a questa
malattia essa comunque è causa di gravi conseguenze non solo
socio-economiche in tutti i Territori in cui si diffonde: perdite economiche
estremamente rilevanti in quanto provoca oltre la mortalità degli animali anche
le restrizioni commerciali per l’intera filiera del suino e dei suoi prodotti.
Se poi si considerano anche i costi elevati per l’eradicazione della malattia stessa
le cifre della rimessa economica salgono vertiginosamente.
Tutto ciò
avviene anche nel caso in cui la malattia si manifesti solo nei cinghiali: i
suini che si trovano nei paraggi vengono abbattuti anche se sono ancora sani.
La “Peste
Suina”, originaria dell’Africa sub-sahariana, si è diffusa dal 2007 in quasi
tutta Europa, in Asia, in Oceania e nelle Americhe, interessando
progressivamente numerosi paesi. In Europa l’epidemia è in continua evoluzione,
con alcuni casi di eradicazione seguiti da nuove ricomparse. In Italia, ad
esclusione della Sardegna dove era già presente negli anni ‘70 e ad oggi
eradicata, la malattia è comparsa nel 2022 e si è diffusa in diverse regioni,
compresa la Toscana, coinvolgendo soprattutto i cinghiali. Tra il 2023 e 2024
nel Nord Italia la malattia è stata rilevata in diversi allevamenti suini.
Tanto per
dare un’idea della gravità di tale pandemia pensate che nel 2019 la “Peste
Suina” in Cina ha portato alla morte, per l’abbattimento o la malattia, di
circa 200 milioni di maiali: il 40% di tutti suini del Paese.
Nel Mese di
Marzo del 2023, con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, è
stato nominato un nuovo Commissario Straordinario per la Gestione
dell’Emergenza Peste Suina Africana, il Dott. Vincenzo Caputo il Direttore
Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche,
con la speranza che, attraverso azioni serrate, controlli a tappeto e verifiche
costanti, si possa in pochi anni mettere sotto controllo la peste.
In Toscana
benché venga svolta su tutto il Territorio una stretta sorveglianza verso la
malattia, che prevede anche il controllo dei cinghiali morti per cause diverse
dalla caccia, come previsto dal “Piano Nazionale di Sorveglianza ed
Eradicazione della PSA”, il pericolo è incombente.
Per salvare
da una eventuale estinzione la straordinaria e rara Razza di “Cinta Senese”, un
vero simbolo di biodiversità Toscana, gli scienziati hanno deciso, in questo
Mese di Agosto 2026, di trasferire un ristretto numero di esemplari atti alla
riproduzione (2 maschi o verri e 9 femmine o scrofe) sull’Isola di Pianosa,
nell’Arcipelago Toscano.
Pianosa è
un'Isola, di medie dimensioni (10,3 km²) rispetto alle altre Isole
dell'Arcipelago Toscano, situata nel Mar Tirreno, rientra nel “Parco
Nazionale dell'Arcipelago Toscano” istituito nel 1996. L’Isola si trova a
circa 13 km. a sud-ovest dell'isola d'Elba ed è inclusa nella
Provincia di Livorno. Pianosa, come dice il nome stesso, è l'unica isola
dell'Arcipelago priva di alture e complessivamente pianeggiante (il punto più
alto raggiunge i 29 metri s.l.m.), ha una forma vagamente triangolare e frappone
tratti di costa rocciosa a tratti sabbiosi, il suo territorio è in parte a
macchia e in parte coltivato a viti e olivi.
Pianosa è un
luogo completamente isolato e a movimentazione limitata, ancor di più il posto
scelto per la collocazione dei capi dentro alla Struttura Carceraria
nell’Isola, ideale per proteggere la razza senza alcun impatto sull’equilibrio
naturale del territorio: gli animali resteranno sotto controllo in un’area
recintata, senza contatto diretto con la vegetazione e la fauna circostanti.
Un’area completamente confinata con doppie recinzioni, protocolli rigidi di
ingresso e uscita per persone e mezzi, misure di biosicurezza rafforzata
certificate dalla verifica indipendente e sistematica dell’Azienda Sanitaria
Locale secondo i “Protocolli Europei ClassyFarm”.
Oltre
all’"Arca di Noè" di Pianosa per la salvezza della “Cinta Senese” si punta
anche sui “Centri Genetici” (o Centri di Genetica Medica) quelle strutture
sanitarie specializzate nella ricerca, nello studio e nella conservazione del
“DeoxyriboNucleic Acid” (DNA), la molecola che contiene tutte le informazioni
genetiche e le istruzioni di base per costruire, sviluppare e far funzionare
ogni essere vivente.
Mettere in
salvo la Razza di “Cinta Senese” non basta, si devono assolutamente salvare
anche gli allevatori che in prima persona subiscono l’incommensurabile danno
della distruzione dei loro allevamenti. Purtroppo l’attuale risarcimento viene
calcolato sui valori del “suino industriale” e non riconosce assolutamente il
maggior valore della “Cinta Senese D.O.P.”, tale fatto oltreché essere ingiusto
è un anche un drastico sistema che scoraggia gli allevatori dal proseguire la
loro attività.
Al 31
Dicembre 2025 in 8 Province Toscane si contavano 79 Allevatori, 6 Macelli e 18
Imprese di trasformazione: un valore economico indicativo per la “Cinta Senese
D.O.P.” di oltre 5 milioni di euro: una filiera piccola ma molto specializzata
e fortemente legata al Territorio.
La “Cinta
Senese” una delle razze suine autoctone più preziose, antiche e rappresentative
del “Patrimonio Agroalimentare Italiano”, con un legame storico talmente
importante tanto da trovare la “Cinta Senese” raffigurata persino in un famoso
ciclo di affreschi, intitolato “Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo
Governo”, dipinti dal noto Pittore Ambrogio Lorenzetti, uno dei Maestri della
Scuola Senese del Trecento, tra il 1338 e il 1339. Gli affreschi si trovano
nella “Sala dei Nove” (o della Pace) all'interno del Palazzo Pubblico di Siena.
La “Cinta Senese” purtroppo è in serio pericolo di estinzione e non ci possiamo assolutamente permettere che ciò accada.
https://www.cintasenesedop.it/
https://www.youtube.com/watch?v=T6TIKcc2zQk









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