domenica 12 luglio 2026

“ROYAL FOOD CAVIAR” DIVENTA ANCHE “VIVARI”: PER IL SUPER GUSTOSO CAVIALE NON UN CAMBIO DI NOME MA UN CAMBIO DI PROSPETTIVA.




Esiste un alimento straordinario che si chiama “Caviale”, è l'espressione massima del lusso gastronomico, per raccontarlo serve un linguaggio evocativo che ne esalti l’incredibile consistenza setosa, la magnifica eleganza, la forte sapidità e il fascinoso sapore.

Il Mondo dell’Enogastronomia è immenso e ha un’incredibile infinità di sfaccettature ma anche dei “Pilastri” internazionalmente famosi e apprezzati praticamente ovunque, dei “Prodotti Cult”, spesso molto cari, che godono di una vita di interminabili successi come lo “Champagne”, il “Tartufo Bianco Pregiato” e il “Caviale”.

Il “Caviale” si ottiene attraverso l’attenta lavorazione e salatura delle uova di diverse tipologie di pesci denominati “Storioni”.

Lo “Storione” (Acipenser Sturio) è praticamente un “fossile vivente” (anche per il suo aspetto) visto che ha fatto la sua apparizione nel Mesozoico, oltre 200 milioni di anni fa. Nell’antichità il Fiume Tevere ne era ricco e veniva denominato dai Romaniil Lupo del Tevere”. Lo “Storione” è un pesce possente che si presenta con un aspetto “squaliforme”, ha la bocca piccola e protrattile posta ventralmente con 4 barbigli tattili (praticamente dei sensori che servono a individuare il cibo), ha grandi dimensioni (diversi metri, è il più grande pesce d’acqua dolce esistente) e vive per alcuni decenni prevalentemente in acqua dolce pulita e fredda, ma esistono anche Storioni che vivono esclusivamente in acqua salmastra. Lo Storione appartiene alla Famiglia delleAcipenseridae” che comprende 26 Specie di pescianadromi” (che per qualche ragione migrano); infatti gli Storioni risalgono i Fiumi per andare a riprodursi. Il nome “Acipenser” in Latino era il termine che indicava proprio lo “Storione”.

La Carne dello Storione è molto pregiata ma la vera delizia sono le sue uova che dopo attenta e particolare lavorazione diventano “Caviale”. Ci vogliono dai 7 ai 25 anni, a seconda delle tipologie, affinché uno Storione riesca a produrre le uova che in natura non hanno un sapore ben definito e pertanto devono essere trattate con il sale per diventare una vera prelibatezza.

Anche se abbiamo tracce antichissime provenienti da fonti Persiane, Egiziane, Greche e Romane sul consumo di uova di Storione, bisogna arrivare nel XII Secolo per avere documentazioni, provenienti da popolazioni Mongole, su questo tipo di consumo.

Il “Malossol” il Caviale leggermente salato come lo conosciamo oggi non è stato possibile realizzarlo fino a che non furono trovati sistemi particolari di stoccaggio e trasporti refrigerati. Soltanto alla fine del XVIII Secolo il Caviale, introdotto inizialmente in Europa dalla Russia grazie al Marinaio e Commerciante Greco Ioannis Varvarkis, divenne un “fenomenoMondiale.

L’eccessivo consumo di Storioni portò presto al calo della produzione Europea mentre in Nord America nella seconda metà del XIX Secolo s’iniziò a produrre Caviale in grande quantità. Se ne produceva talmente tanto che, oltre a essere esportato praticamente ovunque, nei Bar Americani veniva servito del Caviale per promuovere le bevande come oggi facciamo con lenoccioline”. Fino al 1875 il Caviale veniva confezionato in barili di legno da 55 Kg., da allora in poi vennero adottate delle latte metalliche da pochi chili; tali contenitori permettevano attraverso la pastorizzazione di allungare notevolmente la vita del prodotto. Successivamente nei primi anni del 1900 vennero adottati sistemi di confezionamento sotto vuoto, non solo in vetro, dal peso di 30 o 60 grammi.

Nel 1915 anche in America la produzione entrò in crisi per il troppo consumo e la pesca degli Storioni, sia da diporto che commerciale, fu vietata fino agli anni 50. Dopo l’America il Mar Caspio Russo divenne l’area di produzione principale del Caviale. Superata la metà del 1900 nell’area iniziarono anche i primi esperimenti di riproduzione artificiale degli Storioni ma anche qui la produzione esagerata mise in crisi il sistema.

A causa della penuria di Storioni selvatici a livello Mondiale nel 1998 la Convenzione di Washington sul Commercio Internazionale delle Specie di Fauna e Flora Minacciate di Estinzione (C.I.T.E.S.) decise d’inserire tutte le specie di Storione all’interno dell’Appendice Seconda della Convenzione. Tale fatto ha portato al divieto di commercializzazione su tutti i Mercati Internazionali dello Storione Selvatico e dei prodotti da esso derivati. Oltre a ciò, la Convenzione, ha anche imposto l’obbligo di marcare la produzione proveniente dagli allevamenti con una “Speciale Etichetta Cites” dove in un codice (di lettere e numeri) vengono riassunti: la Specie dello storione, il Codice sull’origine del prodotto, il Codice “Iso” del Paese di origine, l’Anno di produzione nel caso di confezionamento diretto, il Codice dell’eventuale Azienda confezionatrice, il Codice identificativo del lotto di produzione o del permesso “Cites” di esportazione.

Oggi il Mercato Mondiale degli Storioni e del Caviale è sostenuto quasi esclusivamente dagli allevamenti. Il più grande produttore in assoluto è la Cina ma la produzione si è sviluppata molto anche in Russia, in Francia, in Iran e in Italia. La nostra bella Italia oggi è la principale produttrice Europea di Caviale con circa 60 Tonnellate annue ed è anche la seconda nel Mondo. Le Zone di maggiore concentrazione dei nostri allevamenti di Storioni si trovano in particolari Territori delle Province di Brescia, Pavia, Cremona e Venezia.

Due delle Aziende Italiane che da anni producono e commercializzano un caviale considerato nel Mondo di assoluta eccellenza, di estremo lusso e straordinario pregio sono la Acipenser (che produce) e laRoyal Food Caviar” (che commercializza) di proprietà di Carlo Dalla Rosa e sua moglie Nancy D’Aiuto. Recentissimamente laRoyal Food Caviarè diventata anche Vivari.

Due anime complementari quella di Carlo Dalla Rosa e Nancy D’Aiuto, che nel tempo, unendo la passione e la voglia di mettersi in gioco, hanno dato vita alle loro Aziende. Carlo, Dottore di ricerca in Scienze della Produzione Animale e specializzato in Itticoltura, ha iniziato a lavorare come dirigente di un allevamento di trote e grazie a questa esperienza, con una visione proiettata al futuro, ha maturato l’idea di dedicarsi a un ambizioso progetto, ovvero allevare gli storioni.

Dai primi anni ’90 e nel giro di pochi anni, il sogno di Carlo si è realizzato, consolidato e ha iniziato a dare i primi frutti attraverso la realizzazione (trasformando una ex troticoltura risalente agli anni Sessanta) su una superficie di oltre 10 ettari in Provincia di Brescia a Calvisano, di un impianto lungo 1 Km con 80 vasche esterne e 75 coperte. Carlo Dalla Rosa è diventato uno dei massimi esperti di storionicoltura, non solo in Italia, e segue con rigore e grande passione tutto il processo produttivo ponendo sempre grande attenzione all’ambiente in cui vivono gli storioni.

La Ditta Acipenserda oltre trent’anni alleva gli storioni a ciclo completo, rispettando altissimi standard qualitativi, con la massima attenzione al ricambio idrico dell’acqua e ai mangimi, costituiti da materie prime selezionate. Il rispetto del benessere degli storioni e la sostenibilità ambientale sono due valori fondanti dell’Azienda e si rispecchiano in determinate scelte tecniche, che operano nel rispetto di precise norme e certificazioni tra cui l’importante Marchio InternazionaleFriend of The Sea”.

All’interno dell’allevamento gli storioni nuotano in vasconi alimentati da abbondante acqua sorgiva e ossigenata (2.000 litri/secondo a ciclo aperto) che entra in impianto senza utilizzo di fonti energetiche (interna ed esterna), perennemente monitorata e ricambiata più volte al giorno, per garantire una totale assenza di spiacevoli retrogusti nel prelibato caviale. Il benessere dello storione determina la qualità del caviale. Le ridotte densità di allevamento, la verifica dell’esatto stadio di maturazione delle uova, l’uso di mangimi “OGM free”, di altissima qualità e ricchi di farine di pesce, e infine i rigorosi controlli igienico sanitari, rendono l’allevamento un vero fiore all’occhiello nel Territorio Nazionale. Tutto il sistema è inoltre a ciclo completo: ciò consente la tracciabilità e una facile identificazione del lotto di produzione, oltre alla garanzia che le quantità estratte siano omogenee e appartengano a una specifica femmina.

Negli ultimi anni notevoli energie e risorse sono state dedicate alla delicata fase di crescita degli storioni infatti è nell’avannotteria che tutto ha inizio. Qui in un primo settore, dove tutte le variabili ambientali, e non, sono mantenute strettamente sotto controllo 24 ore al giorno, avviene la fecondazione delle uova a cui segue la schiusa di piccole larve con un sacco vitellino che le alimenta nei primi giorni. Successivamente si passa alla somministrazione di un minuscolo crostaceo vivo (Artemia Salina) per poi alimentare gli avannotti (i piccoli storioni) con una finissima farina contenente tutti i nutrienti necessari.

Dopo aver sostato in questo settore per circa 2 mesi, i piccoli storioni vengono trasferiti manualmente al secondo settore dove alloggeranno per circa 4 mesi in 75 vasche da 7 mq. di superficie, alimentate con acqua di pozzo ed equipaggiate di mangiatoie automatiche. In questa fase viene posta particolare attenzione al benessere del pesce, alla densità, all’alimentazione che non deve creare forzature ma deve donare vigore ai piccoli storioni che saranno “compagni di viaggio per 10/25 anni. Raggiunta la taglia di circa 80/100 gr., dopo circa 6 mesi dalla nascita, gli storioncini vengono trasferiti manualmente nelle grandi vasche esterne di allevamento.

Da novembre ad aprile gli storioni all’ultimo stadio di maturazione delle uova vengono trasferiti al laboratorio specializzato dove viene eseguita una lavorazione rigorosamente artigianale mediante l’estrazione, la salagione (che in assenza di contaminazioni consente di utilizzare una quantità di sale intorno al 3% sul peso del prodotto con la tecnicaMalossolche in Russo significapoco sale”) e il primo confezionamento. La garanzia di un buon caviale dipende dall’uovo estratto, che deve essere non ancora maturo e in grado di resistere alla pressione osmotica del sale. Dopo una stabulazione in cella frigorifera per circa due mesi, nelle latte originali, il caviale raggiunge la sua ottimale maturazione concentra il suo sapore ed esalta le caratteristiche intrinseche dei diversi tipi di storione: è pronto per essere degustato al meglio.

Il controllo maniacale dell’intera filiera e il metodo di lavoro basato sull’esperienza e sulla saggezza degli esperti Aziendali consentono all’Acipenser di garantire sempre una freschezza naturale al 100%, preservando inoltre le caratteristiche e il sapore del caviale selvatico. L’Azienda Acipenser è un’autentica eccellenza Italiana che brilla tra i maggiori Produttori di Caviale del Mondo.

Carlo Dalla Rosa è membro sostenitore della "World Sturgeon Conservation Society" (W.S.C.S.)   l’Associazione Internazionale che ha come primo obiettivo quello di promuovere la conservazione, la salvaguardia e la reintroduzione in natura degli Storioni. Grazie alla continua ricerca, lo studio, il confronto con le Aziende, il coordinamento e l’organizzazione di simposi mondiali, la “W.S.C.S.” rappresenta un importante e fondamentale anello di congiunzione con chi lavora gli Storioni.

Conquistata dalla passione del marito Carlo Dalla Rosa, nel 2011, Nancy D’Aiuto fondata la Royal Foodha iniziato a commercializzare in Italia il loro pregiato caviale sia nel settore della ristorazione sia ai privati. Un’attività inizialmente nata per un numero ristretto di clienti ma che negli anni ha allargato il suo raggio d’azione, facendosi conoscere e apprezzare sempre di più a livello non solo nazionale. La “Royal Food oggi diventata anche Vivari  che con i suoi prodotti di altissima qualità 100%Made in Italy” è la ragione e la forza per cui Nancy D’Aiuto si impegna quotidianamente, con passione, determinazione e fascino, a spiegare e far capire la straordinaria qualità del caviale proposto, nonché dimostrare l’impegno improntato su oltre 30 anni di esperienza, serietà, correttezza e precisione nel servizio.

Vivari Caviar” non è per “Royal Food Caviar” un cambio di nome ma un qualcosa di nuovo che cambia le prospettive, nasce infatti una nuova identità destinata a rappresentare il brand sui mercati mondiali. “Vivari segna un’evoluzione profonda nel modo di raccontare il prodotto: non più soltanto eccellenza gastronomica, ma espressione di un immaginario più ampio, capace di dialogare con i codici del design, della moda e del lusso contemporaneo.

Il nome “Vivari deriva dalla parola Latinavivarium” (“vivus = vivo" più il suffisso “arium = il luogo destinato a") letteralmente "luogo per i vivi". Nell'antica Roma indicava recinti, parchi o riserve in cui venivano tenuti in vita animali selvatici, volatili o pesci, i cosiddetti vivai i luoghi in cui la vita viene custodita e fatta crescere nel tempo. Un riferimento diretto all’approccio produttivo dell’azienda, basato su un ciclo di allevamento lungo, controllato e rispettoso degli equilibri naturali.

In questo contesto “Vivarinon si presenta come un nuovo soggetto, ma come un’evoluzione narrativa diRoyal Food Caviarche resta l’Azienda, mentre “Vivari Caviar” diventa il linguaggio attraverso cui raccontarne visione, metodo e posizionamento. La trasformazione riguarda anche l’identità visiva e il modo di stare sul mercato. “Vivari” sceglie di allontanarsi dai codici tradizionali del settore food, per avvicinarsi a quelli del mondo luxury, dove il prodotto non è solo consumo, ma oggetto culturale e simbolico.

Packaging, estetica e comunicazione vengono ripensati in questa direzione: non più semplici contenitori, ma elementi progettati per dialogare con l’universo della gioielleria e della moda, contribuendo a costruire un’esperienza coerente e riconoscibile. Il caviale diventa così un oggetto di desiderio, oltre che un prodotto gastronomico, capace di entrare in contesti diversi: dall’alta ristorazione all’hotellerie di fascia alta, fino a boutique e ambienti in cui l’estetica è parte integrante dell’esperienza.

Chiudo con le parole nette e chiare di una grande donna come la titolare Nancy D’Aiuto: “Vivari nasce da un’idea semplice: rispettare il tempo e la vita”.

https://vivaricaviar.it/

https://www.acipensersrl.it/



Carlo Dalla Rosa e Nancy D'Aiuto (Foto RFC)

Vasche di Allevamento (Foto RFC)

Un Piccolo Storione (Foto RFC)

I Titolari con il Loro Team (Foto RFC)

"Vivari": Caviale Beluga (Foto RFC)

"Vivari": Caviale Sevruga (Foto RFC)

"Vivari": Caviale Imperiale (Foto RFC)

"Vivari": Caviale Asetra (Foto RFC)

"Vivari Caviar": Fascino, Bellezza e Gusto (Foto RFC)

"Vivari Caviar": Rispetto del Tempo e della Vita (Foto RFC)

"Vivari Caviar": Una Seducente Evoluzione (Foto RFC)


sabato 4 luglio 2026

“IPOGEO” IL NUOVO PIATTO DELLO CHEF PINO CUTTAIA AL RISTORANTE “LA MADIA” (DUE STELLE MICHELIN) A LICATA.

 


La Sicilia è una meravigliosa Isola, la più grande del Mediterraneo, e una Regione Italiana a Statuto Speciale (con poco meno di 5 milioni di abitanti) con Capoluogo la storica e fascinosa Città di Palermo. Il suo Territorio (25.832,39 km²) è ripartito in 391 Comuni che a loro volta costituiscono tre Città Metropolitane (Palermo, Catania e Messina) e sei Liberi Consorzi Comunali (Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracusa, Trapani).

Il “Libero Consorzio Comunale” è una delle Suddivisioni Amministrative di Secondo Livello che hanno sostituito le Province nella Regione Siciliana, ereditandone però tutte le funzioni. Si tratta di un Ente Territoriale di Area Vasta dotato di autonomia statutaria, regolamentare, amministrativa, impositiva e finanziaria.

La Sicilia ha una Storia antichissima, a partire da una fiorente Preistoria, influenzata dai popoli autoctoni, dai gruppi etnici e dagli eserciti delle Nazioni che hanno attraversato o stanziato nel suo Territorio. Per la sua posizione geografica ha rivestito un ruolo importantissimo negli eventi storici del Mondo Occidentale (Mediterraneo ed Europa). L'avvicendarsi di molteplici e importanti Civiltà ha contribuito ad arricchire l’Isola non solo di insediamenti urbani, di straordinari monumenti e di incredibili vestigia, ma anche di un patrimonio immateriale di Tradizioni e Culture davvero eccezionale. La Storia della Sicilia è legata fortemente anche alle sue Isole Minori (Ustica e Pantelleria) e agli Arcipelaghi (Eolie, Egadi, Pelagie).

La Sicilia ha subito numerosi periodi di dominio straniero (Romani, Vandali, Ostrogoti, Bizantini, Arabi), ma ha conosciuto anche lunghe fasi di proficua indipendenza come quella del “Regno di Sicilia” dal 1130 al 1816. Nel 1860, in seguito alla Spedizione dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi durante il Risorgimento, venne unita al Regno d’Italia e dal 1946 è diventata Regione Autonoma.

In particolare voglio parlarvi di una Cittadina Siciliana che porta il nome di Licata.

Il Comune di Licata (circa 34 mia abitanti), rientrante nel Libero Consorzio Comunale di Agrigento, si estende per circa 24 km. lungo la Costa Meridionale dell’Isola. Il suo Territorio è prevalentemente pianeggiante, con alcuni modesti rilievi collinari. La morfologia della Zona è stata fortemente caratterizzata dalla presenza del Fiume Salso (o Imera Meridionale) che attraversa anche Licata sfociando in mare. Il Fiume ha dato origine a una Pianura alluvionale detta la Piana di Licata una delle zone più fertili della Sicilia Centro-meridionale.

Il Centro abitato di Licata è posizionato al limite occidentale del Golfo di Gela, ed è disposto a ridosso di una Collina detta la Montagna”.

Le origini di Licata sono antichissime risalendo addirittura al Neolitico (5° Millennio a.C.), per tale motivo attraverso i Secoli il suo nome è cambiato molte volte: Alukatos, Limpiadum, Limpiados, Lecatam, Cathal, Katta, Licatam, Leocata, Alicata.

Tanti Secoli di Storia fanno di Licata uno scrigno ricco di bellissime Chiese, antichi e suggestivi Palazzi, maestosi Castelli e aree Archeologiche

Proprio a Licata in Corso Filippo Re Capriata al Civico 22, a poco più di un chilometro dal Porto Turistico, dal Faro di San Giacomo e dalla passeggiata a mare, è ubicato un Ristorante semplicemente straordinario: “La Madia di Pino Cuttaia e sua Moglie Loredana.

Pino Cuttaia, nato il 28 Agosto 1967 a Licata, è cresciuto in una bella e operosa Famiglia strettamente legata all’antichissima Tradizione Culinaria della Sicilia: tale atmosfera a lui molto gradita lo ha spinto fin da giovanissimo ad appassionarsi ai fornelli.  Quando era ancora molto giovane la sua Famiglia ebbe necessità di trasferirsi a Torino e qui Pino, passati degli anni, entrò nel mondo lavorativo, in una Azienda che si occupava di elettronica. Ma anche in questo periodo ha seguito sempre la sua innata vocazione cucinando tutte le volte che poteva.

Appena si presentò l’occasione Pino Cuttaia decise di entrare in quello che era sempre stato nel suo cuore il suo mondo: la Cucina. La prima esperienze importante all’Hotel RistoranteAl Sorriso” (Una Stella Michelin) di Soriso (NO) dove ha imparato alcune delle regole fondamentali della “buona cucina” come la precisione e la giusta creatività. Successivamente ha lavorato in un altro Ristorante Stellato, “Il Patio” a Pollone (BI), dove ha affinato le sua già ottime capacità di “alta cucina”.

Martedì 18 Agosto 1998, Pino Cuttaia convolò felicemente a nozze con Loredana Cipriano (nata a Gela il 28 Dicembre 1971) e dalla loro unione nacquero tre bellissimi Figli: Andrea, Alessandro e Angelo.

Nel 2000 Loredana, che da sempre aveva avuto il desiderio di ritornare in Sicilia, convinse il Marito Pino a far ritorno nella loro Isola. Ecco che venne scelta Licata e in Corso Filippo Re Capriata al Civico 22 inaugurarono il Loro Ristorante: “La Madia”.

Con l’apertura del RistoranteLa Madia” l’intento dei Coniugi Cuttaia è stato quello di voler valorizzare la straordinaria Cucina Siciliana con una visione più consona ai nostri tempi. Grazie a una dedizione totale, a una passione incredibile e a una grande abilità culinaria, Pino in Cucina e Loredana in Sala e non solo (agli inizi erano solo in due) in poco tempo hanno fatto conoscere le eccellenze del Loro Ristorante. Dopo solo pochissimi anni sono iniziati ad arrivare premi e riconoscimenti: nel 2005 la “Guida dei Ristoranti d’Italia de L’Espresso” lo ha consacrato come “Chef dell’Anno”, nel 2006 è arrivata la “Prima Stella” della prestigiosissimaGuida Rossa Michelin”, nel 2008 la “Guida Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso” gli ha riconosciuto le “Tre Forchette” e la “Guida dei Ristoranti d’Italia de L’Espresso” i “Tre Cappelli”, nel 2009 è arrivata laSeconda Stella Michelin”. Negli anni successivi c’è stata una tale “pioggia” di ulteriori premi e riconoscimenti che sarebbe troppo lungo citarli tutti.

Oggi il Ristorante La Madia di Licata è uno dei Locali più straordinari e prestigiosi non solo d'Italia.

All’inizio dell’Estate 2024 Pino e Loredana Cuttaia hanno voluto, con l’aiuto di un grande, famoso e affascinante Architetto come Fatima Costa, rinnovare il Loro Locale per offrire agli Ospiti un’atmosfera ancor più gentile, delicata e raffinata.

Con l’ampliamento dell’ambiente e la creazione di una nuova sala il RistoranteLa Madia” ridefinisce i canoni del “fine dining” portando l'esperienza culinaria a un livello di maggiore coinvolgimento. L’obiettivo è valorizzare l’esperienza dell’ospite attraverso un delicato e suggestivo gioco di proporzioni sensoriali, dove la vista, il gusto e l’olfatto si fondono creando una sinestesia unica.

La selezione dei materiali usati è stata accurata, in linea con la natura delle persone e del luogo: legni naturali, ricercati, marmo a richiamare le vicine miniere di sale, e ferro, trattato con una speciale tecnica per esaltarne la sua natura più calda. Senza dimenticare il richiamo al mare, fonte di ispirazione e nutrimento: dalla scelta dei colori, alle forme degli arredi, ogni dettaglio evoca l’armonia del Mediterraneo, creando un'esperienza che va oltre il semplice gusto.

Dall'atmosfera avvolgente della Sala principale, con le sue tonalità calde e la vista sul giardino, al pavimento in legno di rovere resinato, alle poltroncine in pelle imbottite (disegnate da Patricia Urquiola) color mandarino, ai tavolini di servizio in ferro, fino alle lampade che ricordano le canne da pesca, ogni elemento è stato scelto con cura per creare un'atmosfera di eleganza senza tempo, intrisa di cultura. I tavoli sono rotondi e ampi, ammantati da tovaglie di lino, per un’esperienza di degustazione “calda” ed elegante. Il marmo cipollino spazzolato che corre lungo le pareti delinea a terra una sottile linea d'ombra. L'elemento centrale è un imponente armadio bifacciale in radica di olmo con finitura opaca, che si affaccia su entrambe le sale, le cui forme morbide si contrappongono alla boiserie di noce che le separa, reinterpretando in modo contemporaneo un elemento tradizionale.

In questa nuova cornice del RistoranteLa Madia” la cucina del bravissimo Chef Pino Cuttaia continua a evocare memorie e condivisioni, celebrando il profondo legame con il Territorio e la sua comunità. Ogni piatto è un viaggio nel tempo, una scia di ricordi e tradizioni che arrivano alle autentiche radici della più sincera “cucina di casa”.

Una Cucina della Memoria” che offre un’esperienza rassicurante perché i sapori sono conosciuti e riconducono ai momenti trascorsi intorno a un tavolo con la propria famiglia. Ma ciò che viene servito si rivela anche sorprendente: gli ingredienti, anche i più semplici, si esprimono grazie alla visione dello Chef, in modi inaspettati, portando gli Ospiti in un territorio inesplorato di gusti e sensazioni.

Oltre al “Menu alla CartaPino Cuttaia propone tre Menu Degustazione: - “L’Illusione”, una Carta di sette portate che omaggia la storia del locale e celebra sapori indimenticabili con piatti iconici: - “Il Mare Inaspettato”, otto portate che conducono gli ospiti attraverso un’esperienza marina assoluta; - “La Scala dei Turchi” che racconta il territorio, dalla terra al mare, per completare il quadro di un percorso che ha radici profonde nella cultura mediterranea.

Al RistoranteLa Madia” si possono degustare magistrali preparazioni come il miticoUovodiseppia di Pino Cuttaia” (da cui prende il nome anche il Concept Uovodiseppia), oppure altre delizie come: “Scampagnata di una melanzana”, “Creme brulèe di polpo”, “Caldofreddo di primavera”, “Nero dei Nebrodi glassato al sugo della domenica”, “Gambero di nassa in salsa cocktail”, “Memoria visiva”, “Quadro di alici”, “Caldo mare”, “Giostra mediterranea”.

Ipogeoè l’ultima novità tra le deliziose e fascinose preparazioni dello Chef Pino Cuttaia.

Ipogeo” è una dichiarazione d’amore alla terra e al mare e a ciò che entrambi custodiscono nelle loro profondità. Una pietanza che nasce in primis da un ingrediente invisibile, ma fondamentale, il tempo. Un elemento che lo Chef attraversa da sempre e che rende viva e attuale la sua cucina. Interprete attento e premuroso della sua Sicilia, attraverso “Ipogeo”, Cuttaia accompagna l’ospite in una passeggiata che dal bosco porta in riva al mare per riscoprire i sapori e i profumi più autentici di questi mondi.

L’idea, sostiene lo Chef Pino Cuttaia, è quella dell’andare a fondo, dell’esplorare e dell’osservare ciò che vive sotto, ha preso forma lentamente: sentire il desiderio di dare valore a ciò che non è immediatamente visibile e che si cela sotto la terra e la sabbia, sotto la superficie delle cose.

Il punto di partenza della nuova preparazione è la bietola, ortaggio che reca con sé il sapore della terra, ne assorbe odori, umori e nutre la lumaca. Da qua la curiosità dello Chef si è spinta verso la scoperta di nuove sfumature del gusto, nuove voci di un mondo poco esplorato. Accanto alla bietola, ha affiancato il cavolo rapa, nella cui consistenza e umidità si ritrova l’eco del tartufo, una sensazione fresca, compatta che sa di profondità. Lavorato come una tagliatella arrotolata, il cavolo rapa ricorda il gesto dello spaghetto avvolgendo il palato con naturalezza.

Ipogeo” non è solo terra è anche mare grazie al cannolicchio che vive sotto la sabbia e il cui sapore richiama sorprendentemente la bietola. Una creatura sospesa tra due mondi che si incontra con l’ostrica per creare un ponte tra terra e mare dove la sapidità dialoga con le note vegetali in perfetto equilibrio.

Ipogeo” è un piatto che riesce a unire con fascinosa e gustosa determinazione la profondità della terra con quella delle acque attraverso materie prime che raccontano storie e sensazioni che sanno di radici, bosco e mare.

La filosofia culinaria dello Chef Pino Cuttaia si basa sull'uso di ingredienti freschi, locali e stagionali. Con queste materie prime di eccellenza lo Chef riesce a reinterpretare con creatività i piatti più tradizionali della Sicilia, piatti che combinano sapori autentici con presentazione decisamente artistiche.

La grande accoglienza in Sala si deve a Loredana Cipriano, una speciale “padrona di casa” che rende ogni più piccolo particolare parte di un ingranaggio assolutamente "ben oliato".

Al RistoranteLa Madia” (Due Stelle Michelin) di Licata (AG), una meta imperdibile per gli amanti della gastronomia, in un ambiente assolutamente fascinoso, troverete la fantastica Cucina Sicilianadello Chef Pino Cuttaia.

https://www.ristorantelamadia.it/

https://www.youtube.com/watch?v=4Rdv9OztbAg


Ristorante "La Madia" a Licata  (Foto La Madia) 

Elegante e Fascinosa Accoglienza (Foto La Madia)

"UovodiSeppia" di Pino Cuttaia (Foto La Madia)

Lo Chef Pino Cuttaia (Foto La Madia)

"Ipogeo" dello Chef Pino Cuttaia (Foto La Madia)


venerdì 26 giugno 2026

IL “PICNIC BRUNCH” DEL “BISTROT STENDHAL CITYLIFE” DI MILANO RENDE L’ESTATE PIÙ DIVERTENTE E GUSTOSA.



In questa calda estate 2026 a Milano, nei fine settimana, torna di moda ilPicnic”.

Si definisce “Picnic” quel tradizionale “Pasto all'Aperto” compiuto in un contesto turistico, sociale e ludico che non abbia esclusivamente un fine alimentare. Caratteristiche fondamentali di un “Picnic” sono il piacere del contatto con la natura e la compagnia delle persone con cui si condivide con semplicità tutto ciò che si è portato.

Il termine InglesePicnic” che deriva dal composto Francesepiquenique” (piquer = spilluzzicare e “nique” = qualcosa di piccolo o poco importante) ha iniziato a diffondersi dalla metà del XVIII Secolo come documentato dall'Oxford English Dictionary che registrò la sua apparizione nella Lingua Inglese nell'anno 1748 come parola usata da Philip Dormer Stanhope IV Conte di Chesterfield (1694 - 1773). Nel 1802 a Londra si formò una vera e propria “Picnic Society” una sorta di Associazione nata per godere la vita mangiando, bevendo e mettendo in scena piccoli spettacoli teatrali amatoriali all’aperto.

Il “Picnic” era il diretto discendente di quelle occasioni che i ricchi e potenti fin dai tempi più antichi mettevano in atto, grazie a un seguito di servitori che imbandivano tavolate all'aria aperta, in occasioni come viaggi e battute di caccia. Dalla metà del 1800 in poi il “Picnic” diventò quella allegra e rilassate occasione per mangiare all’aria aperta immersi nella natura.

Un’immagine quella del “Picnic” diventata sempre più comune, immortalata a partire dal diciottesimo secolo dall'Arte Pittorica come il famoso dipinto del 1863Colazione sull'erba” (Le déjeuner sur l'herbe) del Pittore Parigino Édouard Manet (1832 - 1883) che scandalizzò i benpensanti per la presenza di una giovane donna nuda accanto a due uomini vestiti. Proprio vicino alla giovane si trova il cesto del picnic con lenzuola, tovaglia, cibo e frutta per la scampagnata. Anche l’Arte Cinematografica rese famoso il pranzo al sacco, vedi per esempio i FilmPicnic” del 1955 e “Picnic ad Hanging Rock” del 1975. Per non parlare poi delle infinite citazioni dei “Picnic” nei Libri di ogni genere.

Una speciale occasione il “Picnic” che celebra in tutto il Mondo il contatto con la natura e l’ambiente che ci circonda. Con il “Picnic” si tende a riappropriarsi degli antichi valori legati a uno stile di vita, più felice, rilassante e sano, realizzato insieme agli altri, grandi e piccini.

Negli Stati Uniti dal 22 Maggio 1909 presso l'Università della California-Davis ogni anno si tiene ad Aprile il “Picnic Day” con la partecipazione di decine di migliaia di persone; in Australia già dalla fine del 1800 si festeggia in Agosto il “Picnic Day”.

In Giappone il “Picnic” è chiamato “Hanami”, una parola composta da due kanji (caratteri) 花見 che significano rispettivamente fiori” e guardare”, si celebra da Secoli, fin dal “Periodo Nara” (710 - 794), durante i suggestivi giorni primaverili della fioritura dei Ciliegi, in special modo di quella dei “Ciliegi Yoshino” i più diffusi. I Giapponesi contemplano il meraviglioso spettacolo di milioni di fiori di Ciliegi che sbocciano tutti insieme: nel momento della massima fioritura (mankai) i petali si lasciano trasportare dal vento creando una romantica pioggia rosa che ricopre i prati e i corsi d’acqua. 

In Italia oggi il “Picnic”, ieri la “Scampagnata”, è una attività molto diffusa supportata da riferimenti molto antichi che partono da ciò che hanno scritto gli autori più importanti di Epoca Romana.

Un Evento così piacevole e diffuso nel Mondo come il “Picnic” ha portato alla nascita della “Giornata Internazionale del Picnic” che solitamente cade il 18 Giugno di ogni anno.

Per qualsiasi occasione sia stato organizzato un “Picnic” (amici, familiari, conoscenti o per galanteria) è di per sé un evento bucolico e spartano, per ottenere una buona riuscita ci sono delle regole da rispettate e degli accessori che non possono mancare.

Per prima cosa bisogna scegliere una giornata con il meteo giusto e un posto tranquillo (prati, parchi, boschi, spiagge o lungo fiumi e laghi) possibilmente con una bella vista. Di fondamentale importanza il grandissimo rispetto per la natura: non si deve rovinare nulla, non si devono accendere fuochi, non si deve disturbare animali o persone e si deve lasciare il posto così come lo si è trovato, un “Picnic deve essere a impatto zero”, per questo è fondamentale portare un contenitore da usare come cestino.

Per quanto riguarda gli accessori oltre all’immancabile telo da stendere come base necessitano piatti, bicchieri, posate, tovaglia e tovaglioli, cavatappi e una borsa termica. Estremamente romantici sono i “Cestini di Vimini”, kit pronti che contengono tutto il necessario, oggetti e materiali pensati per essere resistenti, leggeri e sostenibili. Oltre a tutto ciò sia il cibo sia le bevande (che seguono ovviamente le tradizioni culinarie di chi lo prepara) sono imprescindibili per la perfetta riuscita di un “Picnic”. Si prediligono preparazioni semplici da accompagnare con un buon vino o altro.

Il “Picnic” è un modo perfetto per staccare dalla frenetica vita moderna e per trascorrere una piacevole giornata all’aria aperta immersi nella “bellezza” del posto scelto.

Per questo motivo il “Bistrot Stendhal CityLife” di Milano ha voluto realizzare, per godere di un momento di spensierato relax sull’erba nel cuore verde della città, un “raffinato e ricco cestino di prelibatezze” per il picnic.

CityLife” a Milano è uno dei più grandi progetti di riqualificazione urbana in Europa, realizzato tra il 2015 e il 2021 nell'area dell'ex Fiera. Un Quartiere pedonale all'avanguardia, famoso per il suo skyline contemporaneo, le aree verdi e il design firmato da “archistardi fama mondiale.

I punti focali del Quartiere sono: - Le Tre Torri, iconici grattacieli che ospitano uffici e multinazionali, ribattezzati dai milanesi in base alle loro forme, “Il Dritto” la Torre Allianz, progettata da Arata Isozaki alta 202 metri, “Lo Storto” la Torre Generali progettata da Zaha Hadid alta 170 metri e “Il Curvo” la Torre PwC, progettata da Daniel Libeskind alta 175 metri; - Il Parco CityLife la vasta area verde di oltre 170.000 mq., completamente pedonale e ricca di piste ciclabili e pedonali. Il parco ospita anche ArtLine, un Museo d'arte contemporanea a cielo aperto con installazioni permanenti; - CityLife Shopping District il più grande distretto urbano dedicato agli acquisti in Italia, che include negozi, ristoranti, cinema e servizi, ospitato all'interno di una struttura architettonica futuristica; - Residenze esclusive e complessi abitativi di lusso, caratterizzati da linee sinuose, progettati con massima attenzione alla sostenibilità sempre da Zaha Hadid e Daniel Libeskind.

 Stendhal Group, fondato nel 1988 da Marcello Forti che oggi continua a guidarlo, si occupa di attività di ristorazione diretta e di consulenze per la ristorazione con diversi locali: a Milano Stendhal Brera Restaurant”, a RomaStendhal Trattoria”, in Svizzera a LuganoCasa Stendhal” all’interno del “Collina d’Oro Resort&Spa”. La filosofia del Gruppo si basa sull’equilibrio tra memoria gastronomica e visione futura, nel massimo rispetto della qualità delle materie prime e della condivisione di uno “stare e tavola” di ispirazione Milanese. Il Gruppo è in crescita costante e ha chiuso il 2025 con ricavi pari a diversi milioni di euro.

Il 5 Maggio 2025 in Piazza Tre Torri al civico 25 (al piano primo) è stato inaugurato ufficialmente il Bistrot Stendhal CityLife, un Locale molto accogliente e curato che pur celebrando la Cucina Milanese propone un format che unisce la tradizione all’offerta contemporanea. Al Bistrot si possono degustare piatti simbolo come il “risotto allo zafferano”, “l’ossobuco in gremolada”, “la cotoletta con l’osso” e “mondeghili(tipiche polpette di carne) preparati secondo la tradizione. Gustose ricette storiche preparate con estrema cura e presentate con una moderna eleganza.

Ecco che il “Bistrot Stendhal CityLife” dal Mese di Giugno 2026, ogni Sabato e Domenica dalle 12:00 alle 15:00 diventa il punto focale per acquistare, su prenotazione, il “Pic Nic Brunch di Stendhal” con il quale si può stendere un telo sull’erba lasciandosi alle spalle il rumore della città e condividere del buon cibo all’aria aperta.

Con il “Pic Nic Brunch di Stendhal” non si realizza un semplice pranzo sull’erba a prezzi contenuti, ma si vive un’esperienza curata nei dettagli, che coniuga la spontaneità della vita all’aperto con l’eleganza e la qualità che da sempre contraddistinguono il Marchio Stendhal.

Il “Pic Nic Brunch di Stendhal” si presenta molto bene già dal contenitore, un classico e raffinato cestino in vimini, con all’interno una selezione di proposte gastronomiche pensate per essere condivise e soddisfare ogni gusto grazie a tre differenti percorsi: - “Il Milanese” un omaggio alla tradizione gastronomica della Città. Un cestino che racconta Milano attraverso alcuni dei suoi sapori più iconici: i mondeghili della tradizione, il riso al salto con fonduta e una versione della finger dellam la celebre cotoletta “sbagliata”. Una proposta che guarda alle radici della cucina meneghina con uno spirito contemporaneo e conviviale; - “Il Riviera” porta invece il profumo del mare nel centro della Città. Pensato per chi sogna atmosfere vacanziere, propone un percorso delicato e raffinato con fiore di zucca croccante, gamberi in salsa rosa e mini tartare di salmone. Un invito a concedersi un assaggio d’estate restando immersi nel verde di CityLife; - “Il Vegetariano” celebra la freschezza e la leggerezza della stagione. Una proposta colorata e ricca di sapore che abbina una burratina cremosa con pomodori canditi e basilico a una versione 100% vegetale della Caesar Salad firmata Stendhal.

Tutti i cestini sono completati da pane, biscotti artigianali e acqua, per un’esperienza semplice e completa.

Il “Pic Nic Brunch di Stendhal Bistrot” a CityLife nasce come un invito a ritagliarsi del tempo per sé, per gli amici, per la famiglia, per riscoprire il valore di un pranzo senza fretta e il contatto con la natura, godendosi quei piccoli piaceri che rendono speciale una giornata, trasformando il pranzo del fine settimana in un momento di relax e gusto.

Tutto ciò che è stato fin qui raccontato rispecchia alla perfezione il motto, in dialetto Milanese, che accompagna l’iniziativa delPic Nic Brunch di Stendhal Bistrota CityLife: “Un bôn boccôn in sul praa, e te set a pòst col mond” (Un buon boccone sul prato, e sei a posto col mondo).

https://stendhalrestaurants.it/it/bistrot-stendhal-citylife/


"Picnic Brunch": Piccoli Piaceri per una Giornata Speciale (Foto BS) 

"Bistrot Stendhal CityLife": Picnic Brunch Estate 2026 (Foto BS)

"Picnic Brunch": Gustose Proposte Gastronomiche (Foto BS)

"Picnic Brunch": Il Raffinato Cestino in Vimini


 

sabato 20 giugno 2026

RISTORANTE “SOLE LUNA” A MARINA DI CASTAGNETO CARDUCCI (LI): L’IMPERDIBILE MACELLERIA DI MARE.



Giosuè Alessandro Giuseppe Carducci (1835 - 1907) è stato un famoso Poeta oltreché Scrittore, Critico Letterario e Senatore, il primo Italiano a vincere ilPremio Nobel per la Letteratura” nel 1906. Nato a Valdicastello, una Frazione del Comune di Pietrasanta (LU), oggi Valdicastello Carducci, è ricordato come il "Poeta Vate" dell'Italia post-unitaria, famoso per l'impegno civile, l'amore per i classici e la polemica contro il Romanticismo.

Suo Padre Michele Carducci (1808 - 1858), studente alla Facoltà di Medicina a Pisa, figlio di Giuseppe, un leopoldino conservatore, e di Lucia Galleni, era uomo dalle forti passioni politiche e di tempra irascibile. Da giovane fu un cospiratore, rivoluzionario e mazziniano, dopo che le autorità intercettarono una sua lettera, fu arrestato e confinato per un anno a Volterra, dove conobbe Ildegonda Celli (1815 - 1870), figlia di un orefice Fiorentino, ridotta come lui in condizioni di povertà. Al termine del confino tornò a Pisa, dove completò gli studi, e andò poi a vivere in Versilia a Valdicastello sua terra natale e dove sposò la Celli il 30 Aprile 1834. Proprio a Valdicastello, la sera del 27 Luglio 1835, nacque il figlio primogenito di Michele e Ildegonda Celli, Giosuè Carducci.

I problemi finanziari del Dr. Michele Carducci si acuirono, costringendolo a lasciare Valdicastello per il vicino Comune di Seravezza LU), dove nacque il secondogenito Dante (1837), successivamente nel 1838 la Famiglia Carducci si trasferì nel fascinoso e antico Borgo di Bolgheri, una Frazione del Comune di Castagneto (LI), in un antico palazzetto in Piazza Alberto. Nella Località maremmana nacque il terzo figlio dei Carducci, chiamato Valfredo (1841), in ossequio alle inclinazioni romantiche del padre. Nei dieci anni a Bolgheri, prima di trasferirsi a Firenze, la Famiglia Carducci visse in povertà e non era possibile per Giosuè frequentare la scuola; il padre incaricò così il sacerdote Giovanni Bertinelli di dargli lezioni di latino durante il giorno, mentre la sera era direttamente Michele a impartirgli l'insegnamento.

Per onorare i dieci anni giovanili trascorsi dal grande Poeta Giosuè Alessandro Giuseppe Carducci nel Comune di Castagneto nel 1907 fu aggiunta la denominazione Carducci a Castagneto. 

Castagneto Carducci si trova sulla Costa delle Magnifica Regione Toscana, bagnata dal Mar Ligure: siamo nel cuore dell'Alta Maremma (o Maremma Settentrionale) storicamente conosciuta come “Maremma Pisana” detta oggi anche “Maremma Livornese”.

Castagneto Carducci (circa 8.600 abitanti) è un Comune in Provincia di Livorno, il suo Territorio, pianeggiante verso il mare e collinare nell’entroterra, è la parte centrale della “Costa degli Etruschi” una zona ricca di necropoli Etrusche. La fascia costiera è caratterizzata da vaste pinete, impiantate a seguito delle bonifiche effettuate nel XIX Secolo al fine di proteggere i retrostanti terreni agricoli, che inglobano anche l’importante “Riserva Faunistica di Bolgheri”.

Il nome del Comune deriva dalla parola “castagno”, di conseguenza Castagneto stava a significare “Bosco di Castagni”: nel 1900 fu aggiunto al nome “Castagneto” il termine “Marittimo”.

La storia della parte collinare del Borgo, con il Castello Medievale e la Chiesa di San Lorenzo, è legata a doppio filo con le vicende dei della Gherardesca un’antica Famiglia. Wilfrid, Nobile Longobardo e Capostipite della Famiglia, era il padrone assoluto di molte terre della zona; nel 754 decise di farsi Monaco Benedettino (successivamente, alla sua morte fu santificato e divenne San Walfredo) e fondò il Monastero di San Pietro in Palazzuolo a Monteverdi Marittimo.

Tutte le sue terre furono donate al Monastero stesso, anche per salvarle dai nuovi signori d’Italia, i Franchi. Ma il nome della Gherardesca è più legato a Gherardo, Signore di Pisa e Volterra, che nel X Secolo riconquistò molti dei territori in questione, esercitandovi il ruolo di Vicario della Repubblica Marinara di Pisa. Seguirono secoli di lotte interne alla Famiglia, con conseguenti devastazioni e saccheggi, che proseguirono poi con le terrificanti conseguenze delle varie scorrerie di eserciti che percorrevano la dorsale Tirrenica. Tra la popolazione Castagnetana e la Famiglia della Gherardesca la conflittualità si è protratta, in varie forme, violente o giuridiche, fino ai primi anni del 1900.

Oggi il Comune, oltre al Centro Storico Collinare di Castagneto Carducci, è diviso in tre Frazioni, Bolgheri, Donoratico e Marina di Castagneto Carducci. L’economia del Territorio si basa sul turismo e in particolare su quello enogastronomico in quanto la zona è vocata e famosa per la produzione di ottimi Vini e per un eccellente Olio Extra Vergine di Oliva.

A Marina di Castagneto Carducci la lunga spiaggia, il mare pulito (da molti anni Bandiera Blu), le tranquille pinete, il maestoso “Forte” di origine settecentesca, Villa Margherita (edificata nel 1913 per volontà dei Conti della Gherardesca) con l’annessa Cappella Privata, il Parco Giochi del Cavallino Matto” e le molte strutture ricettive, si animano in estate grazie a una moltitudine di turisti che trovano qui una delle Località più accoglienti della Toscana per trascorrere le vacanze.

Proprio lungo (circa a metà) della nuovissima e bella passeggiata pedonale, denominata Viale Italia, del Lungomare di Marina di Castagneto Carducci, al civico 42, si trova un Ristorante estremamente interessante: “Sole Luna”.

Il RistoranteSole Lunaè stato aperto nel 2011, e completamente rinnovato nel 2019, dai coniugi Cabiria Carducci e Alberto Pernice

Cabiria è nata a Pisa ma la sua Famiglia è di Castagneto Carducci (anche nel Cognome) e da ben tre generazioni è nel mondo della buona Ristorazione proprio a Marina di Castagneto Carducci. Cresciuta in una Famiglia del genere Cabiria ha imparato a conoscere bene sia il lavoro in sala sia il lavoro in cucina, infatti oltre a essere una ottima cuoca è anche Sommelier Diplomata all’Associazione Italiana Sommelier (A.I.S.). Cabiria nel 2008, proprio ai corsi per Sommelier, ha conosciuto Alberto Pernice ed è nata la loro storia d’amore, nel 2011 si sono sposati e dalla loro unione sono nati due bellissimi Figli: Perla e Francesco. Cabiria è una giovane donna solare, simpatica, sorridente e bella, una Cuoca appassionata e decisamente molto brava che dal 2011, da quando ha il Ristorante, ha fatto importanti master con Chef Super Stellati” come il mitico Gaetano Trovato e ha seguito la prestigiosa “Scuola del Gambero Rosso” di Roma. Cabiria porta avanti la Cucina del suo Locale con instancabile dedizione e competenza, realizzando preparazioni decisamente ispirate, creative, belle e assolutamente gustose.

Alberto Pernice è nato nella straordinaria Regione Campania, il 27 Ottobre 1981, a Torre Annunziata, antica e storica Cittadina che si estende nell’insenatura più interna del suggestivo Golfo di Napoli, oggi il Comune rientra nella Città Metropolitana di Napoli.

Torre Annunziata ha fatto della pesca, del commercio, del turismo e della produzione della pasta le principali attività, tanto da essere detta “Capitale dell'arte bianca” per la massiccia produzione di pasta che toccò il picco negli anni tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale con oltre sessanta tra mulini e pastifici, oggi ne restano in attività alcuni tra i più noti e premiati al Mondo. Il Porto di Torre Annunziata ai nostri tempi è il terzo più importante della Campania, un punto di riferimento per le attività commerciali e per la marineria locale, ma tra l'Ottocento (nel 1871 furono iniziati i lavori per la realizzazione del nuovo Porto) e gli anni '70 del Novecento ha vissuto il suo periodo di massimo splendore come uno dei più importanti d’Italia. Anche il relativo Mercato del Pesce (e Ortofrutticolo) Cittadino era molto importante: "Abbascio 'a scesa r'Annunziata" è un'espressione dialettale che evoca la memoria storica di Torre Annunziata e fa riferimento alla celebre discesa (l'attuale Via De Simone) che portava allo storico e caotico mercato del pesce un tempo fulcro delle tradizioni cittadine.

Quando era solo un ragazzino il padre lo portava al mercato di Torre Annunziata e mentre sbrigava le sue faccende faceva dare ad Alberto un “cuoppo” (nel Napoletano un particolare cartoccio a forma di cono riempibile di prelibatezze) pieno di cannolicchi freschi. Con tali premesse e poi anche grazie allo Zio (il Fratello della Mamma), un grandissimo esperto di pesce, Alberto è diventato da giovanissimo un vero esperto nella selezione e nella lavorazione del pescato.

Solo con il suo sapere Alberto Pernice a soli 17 anni si è trasferito in Toscana e appena ha potuto ha preso la partita iva per lavorare autonomamente in vari settori. Poi ha frequentato i corsi di Sommelier A.I.S. diplomandosi nel 2007. Successivamente ha aperto anche un accogliente Locale a Livorno ma poi conosciuta e sposata Cabiria è nato il RistoranteSole Luna”. Negli anni Alberto si e appassionato anche alla Cucina, in particolare alla trasformazione del pesce e alla pasticceria, oltre ad aver acquisito un master in tecniche di servizio, un diploma di Bartender presso laFlair Academy” di Milano dove ha anche acquisito competenze avanzate in caffetteria elatte art” (una tecnica decorativa delle bevande di caffetteria con una combinazione di latte montato alla perfezione).

Il Ristorante Sole Lunaa Marina di Castagneto Carducci è un Locale, luminoso e molto accogliente, dove tutto, dagli arredi all’apparecchiatura, è estremamente curato, circa una settantina di coperti quando si sfruttano anche gli spazi esterni.

Ma veniamo alla mia recente visita.

Il Menù diSole Luna” si apre con un’interessantissima particolarità “La Macelleria di Pesce” che così viene descritta: “La macelleria di pesce di nostra produzione rappresenta un’affascinante evoluzione del mondo della gastronomia. L’attenta e studiata combinazione delle tecniche di stagionatura e di affumicatura, creano piatti unici che uniscono tradizione e innovazione, offrendo agli amanti del pesce nuove esperienze di gusto e versatilità culinaria”. Segue un’ampia scelta di portate che hanno il Mare in comune e i Dessert.

La Carta dei Vini è molto importante e curata, circa trecento etichette con un’ampia scelta di Champagne (una cinquantina di etichette) e Bollicine Italiane, Vini Italiani Bianchi, Rossi e Rosé, una “Piccola Selezione di Vini Bianchi/Rossi Europei” e in Vini da Dessert Italiani e non.

Con in tavola la calda, croccantissima e finissima schiacciata della Casa, stirata a mano, ai semi di finocchio e il buon pane (bianco, integrale e alle noci) di un forno artigianale locale, mi sono preparato alla degustazione.

Su suggerimento di un grande esperto come Alberto Pernice le portate sono state accompagnate da una selezione di ottimi Vini Francesi: “L’Esquisse” Champagne Extra Brut della Famillé Mossé (70% vendemmia 2021 e 30% vendemmia 2020, un blend 70% Meunier e 30% Pinot Noir), “Tradition 2021” Pouilly Fumé Appellation d'Origine Contrôlée (AOC) della Domaine Serge Dagueneau & Filles, “Septembre 2023”, Pinot Noir, Vin de Bourgogne Appellation d'Origine Contrôlée della Azienda Edouard Delaunay e “Chateau Roumieu Sauternes 2020” Gran Vin de Bordeaux, Appellation Sauternes Contrôlée prodotto dallo Château Roumieu.

Sono state servite le seguenti portate: - “Crudo” (Tartare al coltello di ricciola nostrana - Piccola giardiniera - Tartare al coltello di tonno con pomodorini concassé e battuta di olive taggiasche - Maionese, fatta in casa, senza uova, latte di soia e olio ai porri); - “Gambero rosso e Cicala” (Gambero rosso su cipolla fresca marinata ai lamponi insieme alla cicala, marinata, su cavolo viola in agro dolce); - “Mazzancolle + Panino” (Mazzancolle sgusciate con tortino di cecina alla Livornese con Mini hamburger con parti di pesci in frollatura, caponata mista e maionese bianca); - “Tagliolini” (Tagliolini fatti in casa con scampi nostrani, tartare di gamberi rosa e bisque di carapaci); - “Cernia” (Ventresca di cernia maschio cotta a bassa temperatura e successivamente leggermente arrostita su fondo, realizzato con le ossa della cernia, frutti di mare, medaglione di patata novella, olive taggiasche, maionese bianca alla ricotta affumicata ai baccelli e alla menta); - “Salsiccia di Mare” (Salsiccia di mare realizzata riempiendo un budello vegetale con tonno, polpo, seppia a cubettini per ricreare l’effetto del grasso, finocchietto e provola affumicata, su scarola piccante e olive taggiasche); - “Dessert” (Il Dolce preparato con grande classe da Alberto Pernice: Croccante glassa rocher di cioccolato fondente e nocciole con all’interno una mousse al mascarpone con un cuore di savoiardi al caffè e crema al caffè, il tutto adagiato su un crumble di savoiardi al caffè, come finitura una foglia di cioccolato).

Per non farsi mancare nulla”: Ponce alla Livornese e “ThinoVermouth Rosso.

Tutto decisamente molto buono e ben presentato. Le preparazioni della Chef Cabiria Carducci, realizzate con grande amore, assoluta attenzione e materie prime stagionali e di eccellenza, celebrano la tradizione mediterranea e la creatività contemporanea, decisamente delle esperienze uniche che valorizzano il territorio, il pescato del giorno e gli ingredienti selezionati. Il pesce per esempio si sceglie, si taglia e si cucina come in una vera macelleria. Al RistoranteSole Luna” ogni piatto del menù non è solo un ottimo piatto, ma è anche una materia prima da scegliere, da conoscere e da mettere in risalto. In Cucina Cabiria è supportata da una valente Brigata.

Il servizio di Sala è estremamente curato, con l’esperta supervisione di Alberto Pernice, dalla sorridente e gentilissima responsabile Giulia Bueno, Brasiliana con origini Italiane, da diversi anni al Ristorante, per lei l’accoglienza non è un lavoro ma è qualcosa di assolutamente istintivo e dal fascino spontaneo. 

Ristorante Sole Lunaa Marina di Castagneto Carducci (LI) di Cabiria Carducci e Alberto Pernice è una straordinariamacelleria di mareassolutamente imperdibile.

https://ristorantesoleluna.it/


Ristorante "Sole Luna" a Marina di Castagneto Carducci (LI)

Cabiria Carducci e Alberto Pernice

"Crudo".....

"Cicala e Gambero Rosso".....

"Mazzancolle + Panino".....

"Tagliolini".....

"Cernia".....

"Salsiccia di Mare".....

"Dessert"......

Giulia Bueno

Alberto Pernice e Giorgio Dracopulos