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domenica 14 luglio 2024

“AGRITURISMO LOCANDA CASE VECIE”, MAGICAMENTE UBICATO SULLE COLLINE DI GREZZANA (VR), UN RIFUGIO SICURO PER CHI AMA LA NATURA, IL BUON VINO E IL BUON CIBO.



 

Uno degli elementi più interessanti del Mondo Vitivinicolo Italiano professionale è la sua complessità, un comparto dalle mille sfaccettature che su tutto il Territorio Nazionale coinvolge oltre 240 mila Aziende Viticole con 550 mila Ettari di Vigneti, quasi 67 mila Cantine che realizzano circa 40 milioni di ettolitri di Vino e 14 mila Aziende imbottigliatrici.

Oggi il mio racconto si concentra su un’Azienda Agricola e Vitivinicola molto interessante: “Brigaldara”.  

Brigaldara ha la Sede Principale a San Pietro in Cariano, un Comune di circa 12.700 Abitanti situato a 14 Km. da Verona nella splendida Regione Veneto.

Siamo in Valpolicella la bellissima Zona Collinare che precede l'inizio delle Prealpi Veronesi, una Valle che si estende per 240 chilometri quadrati, confinando a Sud con il Fiume Adige, a Est con le Colline di Parona e di Quinzano e la Valpantena, mentre a Nord arriva fino ai Monti Lessini e a Ovest è separata dalla Vallagarina dal Monte Pastello. La Valpolicella fino dai tempi dell’Antica Roma è rinomata per la viticoltura e in anni più recenti per un pregiatissimo Vino Passito Rosso Secco D.O.C.G. l’“Amarone della Valpolicella”.

Brigaldara” è un vero e proprio suggestivo scrigno delle meraviglie che racchiude le diverse anime della Valpolicella. Mille anni di storia, 120 Ettari di proprietà di cui 47 vitati (con una produzione di circa 300 mila bottiglie), distribuiti in tre diverse Zone della Provincia Scaligera: Valpolicella Classica, Valpantena e Valpolicella Orientale. Una Famiglia storica quella dei Cesari, i Proprietari dal 1928, e che oggi è composta da Stefano Cesari, la Moglie Maria Gilla e i Figli Antonio e Lamberto. In supporto alla Famiglia un Team di giovani Enologi e Agronomi che si dedicano allo studio e alla personalizzazione di ogni intervento in vigna, per valorizzare l’espressione varietale dei “terroir” e dei “microterroir” che compongono le diverse anime dei Vini prodotti in Azienda.

Molte sono state le innovazioni cha a “Brigaldara” hanno portato negli anni alla realizzazione di Vini con uno stile pulito, rigoroso, attento alla bevibilità e alla preservazione dei profili aromatici delle uve, con concentrazioni alcoliche e zuccherine mai preponderanti, sempre con la massima attenzione al fine di cogliere l’anima e l’espressività delle uve e dei territori da cui provengono.

Brigaldaraè stata anche una delle prime Cantine della Valpolicella a impostare un doppio passaggio in legno per l’affinamento dell’Amarone e del Recioto. Una tecnica che, a partire da vinificazioni separate per ciascun vigneto, pone i Vini in barrique nella prima fase dell’affinamento, per poi completarla in botti grandi da 20 e 25 ettolitri. I legni piccoli favoriscono l’ossigenazione e la fissazione del colore, mentre quelli grandi completano la maturazione del Vino donando rotondità, struttura e contribuendo a sviluppare la naturale aromaticità dei vitigni di partenza.

Il rapporto di “Brigaldara” con il Territorio della Valpolicella non si esaurisce nella produzione vitivinicola ma ha un legame antico e, nello stesso tempo lungimirante, con la terra dove l’azione agronomica si basa sulla sostenibilità e sulla valorizzazione delle sinergie naturali tipiche di un ecosistema in equilibrio.

Brigaldaraoltre ai 14 Ettari (di cui 10 Vitati) della Sede principale possiede come già accennato  altre proprietà ubicate in Zone diverse:

- “Marcellise” è l’appezzamento più giovane di Brigaldara, coltivato a partire dal 2004 in una zona collinare e pianeggiante dell’omonimo Comune. Trenta ettari di cui dodici vitati a Corvina, Corvinone e Rondinella, e un vigneto di Garganega, dedicato alla produzione di Soave. In una piccola parte di Marcellise è stata impiantata l’Oseleta, vitigno autoctono e quasi dimenticato della Valpolicella, utilizzato in uvaggio con Corvina e Corvinone per l’Amarone;

- “Cavolo” un terreno che ospita le vigne, principalmente di Corvinone, e che si estende in una piccola Valle del Comune di Grezzana, in Valpantena, a 130 metri di altitudine, circondato da quasi due ettari di uliveti appartenenti a una cultivar antica e autoctona, il Grignano, con piante antiche che superano il secolo d’età. La Vigna ha una ubicazione molto particolare trovandosi all’interno di una Valletta dal clima particolarmente mite, a metà strada tra l’Alta e Bassa Valpantena. L’AmaroneCavolo” nasce qui da un’accurata scelta delle uve in vigneto e da una gestione dell’appassimento molto rigorosa. Le uve dedicate alla sua produzione sono le meglio esposte e le più spargole. Una volta vendemmiate, vengono lasciate appassire per circa 120 giorni, al termine dei quali avviene la vinificazione, attenta a favorire la cessione da parte della buccia di tutte le componenti nobili. Un Vino che si lega al metodo di produzione tradizionale, affinando per almeno 4 anni in botti grandi;

 - “Case Vecie” è un magico microcosmo naturale e rurale ubicato sulle alte colline nel Comune di Grezzana, quelle che i Veronesi chiamano «torricelle» per le quattro torri austriache costruite sul crinale a difesa della Città , ma anche gli «Orti di Verona», perché un tempo terreni dedicati agli approvvigionamenti agricoli del vicino Capoluogo. Abbandonata dal dopoguerra e riconquistata dal bosco, l’area, una settantina di ettari di cui nove vitati, è tornata a essere coltivata solo alla fine degli anni ’90. “Brigaldara” ha creato qui un ambiente vitato immerso in un ecosistema d’altitudine, che supera i 450 metri. I filari si alternano ad ampie zone di pascolo, campi coltivati, castagneti e zone boschive che dominano incontrastate, un paesaggio di rara bellezza e biodiversità. Un ecosistema dove uomo, piante e animali completano un ciclo virtuoso: accanto ai vigneti si pratica la silvicoltura, si curano i campi e i muretti a secco, si reintroduce l’allevamento di pecore negli ampi terreni prativi da secoli dedicati alla pastorizia. Due i Vini ottenuti dai Vigneti alti di Case Vecie l’“Amarone della Valpolicella Case Vecie”, un Vino elegante e fresco, dotato di un profilo aromatico assai profondo e complesso, con note intense fruttate, e il “Valpolicella Superiore Case Vecie” raccolto dai versanti più freschi e affinato in botti di rovere, un Vino che esprime una buona acidità e tannicità contenuta, molto elegante e strutturato. Qui trova il suo naturale spazio anche una meravigliosa Tartufaia, piantata agli inizi degli anni ’90 con alberi “micorizzati” (ovvero adatti a ospitare la simbiosi radicale con le spore dei tartufi che sono pregiati “funghi ipogei”), dedicata alla raccolta dei tartufi neri, in particolare il Tartufo Nero Pregiato (Tuber Melanosporum) e dello Scorzone (Tuber Aestivum) raccolto da Giugno ad Autunno inoltrato.

Nell’Estate 2023 proprio aCasa Vecie”, nel Casolare completamente ristrutturato ubicato all’ingresso della Proprietà, è stato inaugurato l’Agriturismo Locanda Case Vecie” il primo e importante progetto Aziendale dedicato all’accoglienza.

L’Agriturismo è situato all’interno della “Zona Speciale di Conservazione” (ZSC) e anche “Sito di Interesse Comunitario” (dal 2000 sotto tutela della Comunità Europea) della Val Galina e Progno Borago, un fascinoso ecosistema di quasi 1.000 ettari tutelato per la sua ricca biodiversità e rara bellezza.

Immersa in un incantevole paesaggio di vigneti e boschi, la Struttura Ricettiva della Famiglia Cesari si rivela non solo un punto di accoglienza per esplorare le ricchezze di Verona e dintorni, ma anche un luogo dove le attività all’aria aperta e i sapori locali si fondono in una nuova forma di “turismo lento”, esperienziale, legato alla riscoperta di questo incredibile Territorio, e sostenibile. Una sostenibilità confermata anche dalla Certificazione ottenuta nel 2019 delloStandard Equalitas - Vino Sostenibile”.

L’“Agriturismo Locanda Case Vecie” è una verdeggiante e accoglientissima oasi di pace, ideale per gli amanti del trekking e degli sport all’aria aperta come mountain bike ed equitazione, infatti dispone di numerosi percorsi escursionistici che attraversano le incantevoli Colline della Valpolicella e della Valpantena.

E poi c’è la speciale Cucina della Locanda che propone piatti semplici ed estremamente gustosi, sapori genuini, arricchiti da olio e tartufi della Casa, espressioni sincere delle tradizioni del Territorio da assaporare comodamente rilassati nell’antica Corte delle Case Vecie circondati da vigne antiche e all’ombra del Gelso. Da non perdere anche i deliziosi spuntini preparati con selezionatissimi prodotti Veneti che si abbinano perfettamente ai vari percorsi di degustazione per scoprire i “Vini di Brigaldara” come l’imperdibile e pregiato, data la sua eccezionale qualità, “Amarone della Valpolicella Case Vecie D.O.C.G. Riserva 2015”.

L’Amarone Riserva 2015 è uno specialeblend” di Uve (55% Corvina, 25% Corvinone e 20% Rondinella) che dopo la raccolta manuale, vengono appassite sui fruttai in modo da concentrare zuccheri e aromi. Alla fermentazione segue l’affinamento con un doppio passaggio, per circa tre anni in legno piccolo, cinque anni in legno grande e un anno in bottiglia. La Riserva 2015 si distingue per il suo bouquet molto complesso, con piacevoli note di viola, cioccolato fondente, prugne e ciliegie, in bocca è corposo e vellutato con tannini morbidi, lunga la persistenza.

Lamberto Cesari è notoriamente conosciuto come una persona estremamente capace, affidabile, ricco di competenze e con una visione ampia del Mondo, oltre al grande amore per la sua Terra adora anche il Mare essendo un esperto velista. Credo che non ci sia niente di meglio delle sue parole per descrivere l’Agriturismo Locanda Case Vecie: “La bellezza del nostro Agriturismo non risiede solo nel suo fascino rustico e nella posizione privilegiata tra le colline della Valpolicella. Il vero tesoro di questo luogo è la sinergia che abbiamo creato con il Territorio. Abbiamo stretto collaborazioni con realtà Locali, come tour operator specializzati in escursioni in bicicletta, maneggi che offrono passeggiate a cavallo, associazioni culturali Locali, la Rete Valpantena e anche con piccoli agricoltori che allevano pecore, galline e raccolgono tartufi sui nostri terreni. Inoltre l’Agriturismo Locanda Case Vecie sorge all'interno di un'area naturale protetta di immenso valore ecologico; è un ecosistema tanto prezioso quanto fragile, a cui ci sentiamo profondamente legati e la nostra missione è tutelarlo e valorizzarlo tramite il turismo lento e l’educazione dei nostri clienti e visitatori.”

L’Agriturismo Locanda Case Veciedella Famiglia Cesari, magicamente ubicato sulle Colline di Grezzana in Provincia di Verona, è assolutamente un rifugio sicuro per chi ama la natura, il buon cibo e il buon vino.

https://locandacasevecie.it/

https://www.brigaldara.it/it/


"Locanda Case Vecie": Una Vista dell'Antico Casale (Foto LCV)

"Una Grande Accoglienza"... (Foto LCV)

"Una Vista delle Vigne"...  (Foto LCV)

"Piacevoli Degustazioni"... (Foto LCV)

"Gustosi Prodotti del Territorio"...  (Foto LCV)

"Delizie per il Palato"...  (Foto LCV)

"Ottima Cucina Tradizionale"...  (Foto LCV)

 Lamberto Cesari con il Padre Stefano (Foto LCV)

"Locanda Case Vecie": Buon Cibo e Buoni Vini (Foto LCV)

venerdì 8 marzo 2024

“STEFANIA CALUGI TARTUFI” A CASTELFIORENTINO (FI) GLI ANTICHI E GENUINI SAPORI DI UNA DELLE MERAVIGLIE DELLA NATURA.




In una delle storie della “mitologia Greca” (la raccolta e lo studio dei miti appartenenti alla cultura religiosa) si narra del padre di tutti gli dei “Zeus” (gli antichi Romani lo chiamavanoGiove”) che avrebbe lanciato un fulmine in prossimità della base di un albero, una quercia, e che da tale fatto sia nato il preziosissimo “Tartufo”. Infatti questo particolare, raro e incredibile fungo vive grazie al nutrimento ricavato dalle radici degli alberi, attende l’acqua per cedere alle piante elementi minerali, non ha rami, foglie o tronco, è un figlio della terra e del buio, crescendo nell’oscurità del terreno senza usufruire dei raggi del sole.

I Tartufi erano già conosciuti e usati nell’alimentazione umana più di 4000 anni fa.

Sebbene sia i Sumeri, i Babilonesi, gli Egiziani, gli Etruschi e i Greci conoscessero questa delizia bisogna arrivare alla metà del I Secolo d. C., per trovare una sua prima traccia scritta nell’opera monumentale in 37 volumiNaturalis Historia” (Osservazione della Natura), di Gaio Plinio Secondo (conosciuto come Plinio il Vecchio). Qui il “tartufo”, allora denominato “tuber terrae”, veniva descritto come un prodotto prodigioso della natura, anche con proprietà afrodisiache, in quanto nasceva e cresceva senza radici.

Ignoranza e superstizione fecero sì che per quasi tutto il Medioevo (476 - 1492) il “Tartufo” fosse considerato il “cibo del diavolo e delle streghe” e bandito da tutte le tavole. Solo nel Rinascimento (circa tra il 1400 e il 1600) grazie all’impegno di donne straordinarie come Caterina de’ Medici e Lucrezia Borgia che tale pregiato e gustoso fungo tornò a essere apprezzato e a diffondersi non solo in Italia ma anche in tutta Europa.

L’Italia è uno dei maggiori produttori al Mondo di tartufi”. Praticamente tutte le Regioni Italiane hanno una vocazione Tartufigena (di produzione o coltivazione), tranne rare eccezioni.

In Italia si possono trovare: il Tartufo Bianco Pregiato, il Tartufo Nero Pregiato, il Bianchetto (Tartufo Marzuolo), lo Scorzone (Tartufo Estivo), il Brumale (Tartufo Nero d’Inverno) l’Uncinato Fresco (Tartufo Scorzone Invernale), il Tartufo Nero Liscio, e il Mesenterico (Tartufo Nero di Bagnoli Irpino, nome che gli deriva dalla zona di riferimento). Ogni specifica tipologia di Tartufo ha un proprio periodo di maturazione e un proprio Territorio, dove si sviluppa al meglio; a carattere Nazionale la raccolta è severamente regolata ma ogni Regione ha le sue specifiche normative.

I “Tartufai”, con la zappetta in mano, cercano il prezioso “frutto” interrato con il fondamentale aiuto dei cani che setacciano minuziosamente il terreno. Non esiste una vera e propria razza di cani da tartufo, ma ogni animale deve avere delle spiccate attitudini naturali, come il forte fiuto, per essere selezionato e addestrato.

La scienza che studia i tartufi si chiama “idnologìa”, il termine deriva da “hydnon” nome con cui gli antichi Greci chiamavano il “tartufo”.

La superficie esterna del tartufo si chiama “peridio”, può essere più bitorzoluta se il terreno di ritrovamento è più compatto e duro, piuttosto liscia e tondeggiante se il terreno è più morbido. La parte interna è denominata “gleba”. Il tartufo è fatto in gran parte di acqua, circa l’80%; ha pochissimi grassi e non molte proteine, ma contiene fosforo, magnesio e calcio.

La raccolta e la commercializzazione del Tartufo è regolata, come già accennato, da un severo disciplinare a carattere Nazionale e Territoriale, nella Regione Toscana dalla Legge Regionale n. 50, del’11 Aprile 1995.

Le Zone d’Italia più famose, per questo miracolo della natura che allieta magnificamente da secoli i nostri palati, sono: Alba, in Provincia di Cuneo in Piemonte, Acqualagna, nella Provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche, in molte zone del Lazio e San Miniato in Toscana.

L’antico Comune di San Miniato, dal 1925, appartiene al territorio della Provincia Pisana. Si trova a metà strada sul percorso che unisce le Città di Firenze e Pisa. Il suo Centro Storico sorge arroccato su tre colli limitrofi alla piana dove scorre il Fiume Arno. Le sue origini risalgono all’ VIII Secolo quando dei Longobardi (tribù germanica orientale) vi si stabilirono costruendo prima una Chiesa e successivamente una Rocca. Per questo motivo per molti secoli San Miniato fu chiamataSan Miniato al Tedesco”.

Dal 1969, ogni anno (con solo rarissime eccezioni), il secondo, terzo e quarto fine settimana del Mese di Novembre, la Cittadina si anima per la Mostra Mercato Nazionale del preziosissimo Tartufo Bianco (“Tuber Magnatum” secondo la denominazione del medico Torinese Vittorio Pico del 1788) delle Colline Sanminiatesi. Il Tartufo dall’aroma intenso e avvolgente, che madre natura, ogni anno, ci dona da secoli, in vari periodi dell’anno, ha reso famosa anche San Miniato nel Mondo.

Il “Tartufo”, fungo dal corpo fruttifero ipogeo (sotterraneo), è una dell’eccellenze di questo particolare Territorio della magnifica campagna Toscana che ha un habitat, ideale e unico, fatto di boschi di pioppi, tigli, querce e salici.

Nel 1982, da un'iniziativa dell'amministrazione Comunale di San Miniato e di alcuni tartufai, è nata l'AssociazioneTartufai delle Colline Sanminiatesi” con l'obbiettivo di "favorire la tutela, la raccolta, la produzione e la valorizzazione del Tartufo Bianco di San Miniato” anche attraverso un'opportuna opera d' informazione e propaganda. Oggi l’Associazione è la più grande della Toscana e una delle prime a livello Nazionale con oltre 400 iscritti, e copre una vasta zona geografica di produzione (oltre il 25% della produzione nazionale e mondiale) del “Tartufo Bianco Pregiato delle Colline Sanminiatesi”. Questo "diamante della terra" è infatti largamente presente nelle aree collinari e fondovalle delle Colline Sanminiatesi, la particolare combinazione delle condizioni climatiche, geologiche e botaniche della zona lo rendono il migliore in assoluto, con caratteristiche olfattive e aromatiche inconfondibili.

Oltre a San Miniato nell’Associazione rientrano i territori di altri 29 Comuni limitrofi tra cui c’è Castelfiorentino.

Castelfiorentino è un antico Comune di circa 17.000 abitanti, dal 15 Luglio 2019 si fregia del titolo di Città, rientra nella Città Metropolitana di Firenze, dista circa una trentina di chilometri dal Capoluogo Toscano. Il Territorio di Castelfiorentino confina con la Provincia di Pisa e rientra nell’Unione dei Comuni Circondario dell'Empolese Valdelsa. A Castelfiorentino ogni anno si svolgono numerose e interessanti Manifestazioni Folcloristiche anche agroalimentari.

A Castelfiorentino nel 1998, in Località Monte Maggiore, sono riemersi i resti fossili di una balena vissuta nella zona oltre tre milioni di anni fa, in un periodo in cui le attuali campagne lasciavano il posto alle calde acque del Mare Tirreno. Lo scheletro, di grande interesse scientifico, è considerato dagli studiosi il più completo fossile di balena mai scoperto in Europa.

Una delle cinque Frazioni del Comune oltre a Castelfiorentino è Cambiano. La Frazione è ubicata in linea d’aria a poco più di 12 Km. da San Miniato e 3 da Castelfiorentino. Deriva il suo nome dalla Famiglia Cambi che, nel XV Secolo, acquistò i resti di un antico Castello medievale della zona e in seguito vi costruì sopra un'imponente Villa. Tale villa presenta un rilevante interesse per la storia dell'arte in quanto nella sua architettura si sono succeduti vari stili architettonici in particolare cinquecenteschi e settecenteschi.

Proprio in una zona riservata alle Aziende della Frazione di Cambiano in Via Cerbioni al Civico 38 ha Sede la Ditta di cui desidero parlarvi: la Stefania Calugi Tartufi.

La “Stefania Calugi Tartufiè una realtà al femminile che nasce nel 1987 dal forte legame tra Stefania Calugi e suo Babbo Renato, grandissimo appassionato e discendente da generazioni di tartufai. Il Padre le ha trasmesso oltra alla passione per i “tartufi” e l’amore per la terra anche la voglia di provare e il coraggio di osare, dalla Madre invece ha appreso la precisione, la costanza e l’amore per la buona cucina. Questi forti e tradizionali legami hanno spinto Stefania a coltivare il sogno di far conoscere e apprezzare i “classici e straordinari sapori Toscani” rielaborati in chiave contemporanea a un pubblico sempre più grande seguendo i suoi due fondamentali pilastri: il tartufo e la ricerca dell'eccellenza.

Con grande caparbietà, estrema passione e totale dedizione Stefania Calugi è riuscita, nel corso degli anni, a raggiungere l’eccellenza nella ricerca e nella trasformazione dei tartufi. Donna e impresa, una combinazione che ha posto a Stefania non poche difficoltà, ma anche molte soddisfazioni. Oggi il suo sogno si è avverato, il suo piccolo laboratorio artigianale iniziale, aperto a soli 18 anni, di soli 67m² è diventato un’Azienda con oltre 1500 m² e 25 dipendenti, di cui 16 sono donne. Un’impresa di eccellenza Italiana al femminile, che dimostra come è possibile fare azienda in un modo diverso, pulito e positivo: l’Azienda Toscana di tartufi è diventata infatti una realtà internazionale, con export in oltre 40 Paesi del Mondo e un fatturato di circa 7 milioni di euro.

Dal 2006 Jurij Marchetti, appena Laureatosi a Siena in Scienze Politiche, è arrivato in Azienda in supporto a Stefania Calugi. Jurij è nato a Poggibonsi (SI) è un espertissimo tartufaio oltreché compagno e collega.

Negli anni l’Azienda ha acquisito oltre 30 ettari di tartufaie certificateBio”, esse servono all’approvvigionamento per il mercato del prodotto fresco e per la trasformazione in prodotti tracciati in filiera corta. Proprio in questi magnifici e verdeggianti terreni Aziendali è nata “La Strada del Tartufo” un’esperienza fascinosa e immersiva nel meraviglioso mondo del tartufo. Tartufai esperti accompagnati da cani appositamente addestrati guidano i partecipanti in un percorso tra i magici sentieri boschivi con l’obiettivo di far vivere loro un’esperienza diretta e unica a contatto con la natura e il tartufo. L’esperienza se si vuole comprende anche la caccia al tartufo, degustazioni, aperitivi, pranzi e picnic a base di tartufi e visita ai laboratori.

La “Stefania Calugi Tartufiè specializzatissima nella vendita di tartufi e funghi freschi che vengono selezionati e lavorati accuratamente in base alle specifiche esigenze del cliente e vengono successivamente spediti, secondo modalità e processi logistici collaudati e consegnati entro 24-48 ore in tutto il Mondo. Ma oltre a ciò la gamma dei loro prodotti spazia seguendo varie interessantissime linee  dove vengono creati prodotti con ricette sia per tendenze vegetariane e vegane sia per chi ricerca il tradizionale rivisitato con gusto e fantasia.

Tutti i loro Prodotti hanno fasi di realizzazione che rispettano diversi manuali di certificazione come quello delMade in Italy”,  conferito dall’Istituto per la Tutela dei Produttori Italiani, e spiccano per la grande qualità e l’intelligenza con cui sono realizzati, come il famoso “Affettato di Tartufo Estivo” o, ispirandosi alla fama afrodisiaca del tartufo, la LineaPetali di Tartufo” in cui sottili fette di tartufo disidratato racchiudono e amplificano il sapore e il profumo del tartufo fresco in tre diverse declinazioni.  

Negli anni la “Stefania Calugi Tartufi” di Castelfiorentino (FI) ha ricevuto moltissimi Premi per l’alta qualità e la sostenibilità di tutto ciò che viene lavorato oltreché per la straordinaria competenza.

Non posso aggiungere altro sennonché le chiare parole di Stefania Calugi: “Ogni giorno valorizziamo la nostra terra, sperimentando nuove ricette, cercando il connubio perfetto fra tradizione e innovazione, per dare vita a prodotti genuini e sorprendenti.”

https://tartufi.it/

https://www.youtube.com/watch?v=tUCaqP4nO0A


"Stefania Calugi Tartufi" a Castelfiorentino (Foto SCT)

Esposizione dei Prodotti (Foto SCT)

Jurij Marchetti e Stefania Calugi (Foto SCT)

Cestino da Picnic (Foto SCT)
 
Gustose Delizie (Foto SCT)

"Petali di Tartufo" sulle Ostriche (Foto SCT)

La Tradizione Rivisitata con Gusto e Fantasia (Foto SCT)

Fantastici e Genuini Sapori (Foto SCT)

Stefania Calugi e i suoi Magnifici Tartufi (Foto SCT)