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giovedì 2 gennaio 2025

“POLENTA E FARINA DI MAIS” IL NUOVO PIACEVOLE E INTERESSANTE LIBRO DI STEFANO CAVADA.

 


Il “Mais” (“Zea Mays” nome scientifico datole dal medico, botanico e naturalista Svedese, Carl Nilsson Linnaeus, 1707 - 1778, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi), chiamato anche “Granturco”, “Granoturco” o “Grano Turco” (un tempo tutto ciò che giungeva da terre lontane veniva aggettivato con il termine “turco”), è una “Pianta Erbacea” annuale della “Famiglia delle Poaceae”.

Il “Mais”, nome di origine Spagnola “Maíz”, era già conosciuto e coltivato dalle popolazioni indigene del Messico Centrale (Olmechi Maya) circa 10.000 anni fa e allora rappresentava l'ingrediente base della “Cucina Messicana Preispanica”. Il “Mais” arrivò per la prima volta in Europa nel 1493, grazie al navigatore ed esploratore Italiano Cristoforo Colombo che dopo il 3 Agosto 1492 giungendo in un'Isola delle Bahamas, che battezzò “San Salvador”, aveva scoperto le Americhe.

Nei primi decenni del Cinquecento il “Mais” iniziò lentamente a diffondersi prima in Europa e successivamente in molte Regioni del Mondo: oggi la sua produzione supera per quantità quella di ogni altro cereale. Il “Mais” è utilizzato sia come alimento sia come ingrediente (100 gr. forniscono circa 350 calorie) e i suoi chicchi possono essere consumati lessati o alla griglia e vengono usati per realizzare anche comunissimi alimenti come “Corn flakes”, “Pop corn” e “Corn nuts”. Tra gli altri vari usi del “Mais” troviamo la macinazione per creare la farina, la spremitura da cui si ottiene l'olio di mais (usato come condimento a crudo, se non raffinato non è adatto per friggere) e la fermentazione e distillazione per bevande alcoliche come bourbon e whisky. Il “Mais” trova anche un certo utilizzo nell'industria chimica.

La “farina di mais” in Italia è largamente usata nella preparazione di pane, dolci e molti piatti tra i quali spicca la mitica “Polenta”. Con la “farina bramata” (a grana grossa, macinata a pietra "bramata") si ottengono polente particolarmente sode, saporite e gustose, con il “fioretto di farina” si realizzano polente pasticciate, morbide e delicate, con il “fumetto di mais” (una farina finissima) si realizzano gustosi dolci e biscotti. La “farina di mais precotta” viene utilizzata per polente istantanee, polente a cottura rapida, oltre a servire anche nella produzione di pasta.

Il nome “Polenta” deriva dal temine Latino “puls” che si riferiva a una specie di “polenta di farro” (in Latino da “far” deriva "farina") che costituiva la base della dieta delle antiche popolazioni Italiche. Anche con l’uso del mais la “Polenta” è stata per Secoli un antico alimento rustico alla base della cucina povera, conosciuta nelle sue diverse e infinite varianti con diversi nomi, pressoché sull'intero suolo italiano e in molte altre Nazioni.

Oggi sul mercato possiamo trovare varie tipologie di Polenta (“gialla”, “bianca”, “nera”, “taragna”) diverse tra loro a seconda del tipo di farina utilizzata.

La “Polenta” a base di mais, “polenta gialla”, si realizza versando in un “paiolo” (meglio se di rame o ghisa) la farina, solitamente a grana grossa, a pioggia nell'acqua calda e salata, che non deve mai superare la metà dell’altezza del contenitore, prima che raggiunga il bollore, nello stesso tempo si deve rimestare continuamente con un bastone di legno, preferibilmente di nocciolo, il tutto per almeno un'ora. In genere la “Polenta” quando è pronta viene messa al centro della tavola su una base di legno circolare e viene servita, a seconda della sua consistenza, con un cucchiaio o tagliata a fette anche con un robusto filo di cotone.

Attraverso i Secoli la “Polenta” è diventata la protagonista, sia nelle sue preparazioni tradizionali sia nelle varianti moderne e creative, in infinite ricette sparse in Italia e nel Mondo, ma ha sempre mantenuto orgogliosamente la sua umile e magnifica tradizione culinaria che per un tempo immemore ha unito con la sua straordinaria bontà le persone attorno alla tavola.

Questa premessa è servita per presentarvi il nuovissimo Libro (uscito alla fine di Novembre 2024) di Stefano Cavada che s’intitola proprioPolenta e Farina di Mais”.

Stefano Cavada è nato Martedì 2 luglio 1991 nella bellissima e storica Città di Bolzano, Capoluogo dell'omonima Provincia Autonoma nella magnifica Regione del Trentino-Alto Adige.

Stefano fin da piccolo ha avuto un’innata passione per la Cucina, grazie anche all’aiuto dei suoi Genitori, tantoché a soli 7 anni ha cucinato nella sua Casa a Caldaro (BZ) il suo primo piatto in totale autonomia. Con il passare degli anni la passione per la Cucina è stata abbinata a quella per la fotografia e il risultato di questo connubio lo ha visto iniziare da giovanissimo alcuni importanti viaggi come quelli in Francia, a Parigi, e in Inghilterra a Londra. Nel 2013 dopo molte esperienze costruttive è tornato in Italia stabilendosi a Ora.

Ora (“Auer” in Tedesco) è un piccolo (meno di 4.000 Abitanti) e storico Comune situato in fondovalle, sulla sinistra orografica del Fiume Adige, presso la confluenza del Rio Nero, circa 20 km. a sud di Bolzano. Ora è un “Comune di Mercato” (in Tedesco “Marktgemeinde”): in Europa secondo il Diritto Medievale alcuni Centri abitati avevano ottenuto il diritto a tenere un mercato. Essi si distinguevano dalle “Città di Mercato” cinte da mura, mentre i Comuni Mercato erano circondati da semplici palizzate. Nel XXI Secolo lo status di “Marktgemeinde” è esistente in Germania (limitatamente alla Regione della Baviera), in Austria, nella Repubblica Ceca e in Italia (limitatamente alla Provincia Autonoma di Bolzano) mantenendo un esclusivo valore onorifico.

Alla fine del 2014 Stefano Cavada ha cominciato a pubblicare sulla piattaforma “YouTube” alcune Video Ricette, iniziando così la sua positiva carriera di “Cuoco Food Blogger/Food InfluencerAltoatesino. Nel mese di Marzo del 2018 Stefano Cavada è sbarcato in televisione sul “La7d” con “Selfie-Food”, il suo primo programma di cucina.

Sempre nel 2018 dalla collaborazione tra Stefano ed Ezio Zigliani è nata “ESSEN” una Cucina/Studio Fotografico con il preciso intento di creare uno spazio all’interno del quale il tema del “cibo” è il vero protagonista. “Essen” è una cucina studio in cui è possibile realizzare, quotidianamente, nuovi contenuti digitali: da riprese video a set fotografici per ricette. Ma un altro grande intento è quello di riunire le persone con Corsi di Cucina di vario livello, workshop, attività di team building o eventi gastronomici.

Stefano Cavada da sempre sostenitore della Cucina Tradizionale dell’Alto Adige di cui condivide, assieme a piatti contemporanei, le ricette sui suoi profili social, ha continuato a prestare il suo volto al piccolo schermo: nel 2019 ha condotto “Food (R)evolution” su Rai 3 Alto Adige, nel 2020 ha concorso a “La Prova del Cuoco” sui Rai 1 e nel 2022 ha partecipato a “Detto Fatto”, programma pomeridiano di Rai 2.

Stefano ha inoltre partecipato alla Seconda Stagione diDinner Club” su Amazon Prime Video e ha presentato le sue ricette tradizionali altoatesine nel programma l’“Italia a Morsi” su Food Network. Nell'autunno 2024, ha condotto su “Sky” il nuovo programma “Alforno” dove ha ricoperto i ruoli di presentatore e giudice. A partire dal 2024 Stefano si è dedicato anche al Dagone” a Livemmo di Pertica Alta, in Provincia di Brescia, un interessantissimo progetto di recupero di un fienile che diventerà un centro per nuove attività legate alla gastronomia, ai contenuti digitali, all'agricoltura e all'ospitalità.

Le grandi passioni di Stefano Cavada si ritrovano nelle sue parole: “Quando sono in Cucina e preparo delle ricette che riescono bene, sia a livello di gusto che a livello visivo, provo sia un senso di soddisfazione per il risultato ottenuto e allo stesso tempo non vedo l’ora di poter condividere la ricetta e i trucchi per realizzarla al meglio con la mia Community. Nel corso degli anni ho coltivato la passione per la cucina così come quella per la tecnologia. La mia prima macchina fotografica professionale è arrivata solo alcuni anni fa, con la quale ho prima iniziato a registrare le video ricette e successivamente mi sono dilettato con la fotografia, studiando sia sui libri sia facendo molta pratica.”

Nel 2019 Stefano Cavada ha pubblicato il suo Primo Libro di Ricette La mia Cucina Altoatesina portando la Tradizione Culinaria dell’Alto Adige nelle cucine di tutta Italia e all’Estero. Nel 2021 è uscito il suo Secondo Libro Il mio Natale Altoatesino, un ricettario dedicato al periodo più magico dell’anno, un Libro da cui traspare l’essenza della tradizione attraverso le preparazioni gastronomiche per la festa più amata. Alla fine dell’Estate 2022 è uscito il Terzo Libro di Stefano CavadaInforno 60 ricette di prelibatezze dolci e salate da cuocere al forno.

Come già accennato il nuovo Libro di Stefano Cavada è Polenta e Farina di Mais”, pubblicato come i precedenti dalla Casa Editrice Athesia, un bellissimo e “appetitoso Libro di 144 pagine in formato 19x24,5 cm., con copertina rigida: 40 ricette  che dimostrano come “La Polenta” non sia solo un contorno da servire con stufati di carne o da mantecare con il formaggio. Oltre ai trucchi e ai consigli per preparare una polenta alla perfezione, la polenta nel nuovo libro diventa protagonista in ogni forma sia dolce sia salata.

Anche nel LibroPolenta e Farina di Mais” una grande attenzione è stata data alla parte fotografica, infatti per il suo Quarto Ricettario Stefano ha scelto di collaborare con gli stessi bravi Fotografi del suo penultimo Libro, Lucia Iannone e Claudiu Frasiloaia dello Studio Frollemente.

Stefano Cavada descrive il suo nuovo LibroPolenta e Farina di Mais” con queste sentite parole: “Con la passione e l’entusiasmo che mi accompagnano da sempre in cucina, è stata per me una bellissima avventura scoprire e studiare i mille modi nuovi e creativi in cui un ingrediente (in questo caso la farina di mais) così semplice e genuino, possa essere utilizzato e reinterpretato. Nelle 40 ricette che ho studiato, creato e affinato per questo Libro, la polenta non è un semplice accompagnamento ma bensì la vera e straordinaria protagonista. Sotto forma di farina, in dolci e biscotti può aggiungere croccantezza ma anche morbidezza. Mentre se servita come contorno a una pietanza non è mai presentata in modo tradizionale. Sono addirittura riuscito a farla diventare verde. Alcune ricette prevedono anche l’utilizzo della polenta avanzata (oppure cotta e poi raffreddata) e non mancano ricette tradizionali e regionali che ho cercato di replicare al meglio. Ma, più di ogni altra cosa, ho dato libero sfogo alla fantasia, spaziando fra piatti dolci e salati, sperando di stuzzicare il palato di tutti. Alcune ricette sono completamente senza glutine e di questo sono molto felice. Nella cucina di casa mia, essendo cresciuto al nord, la polenta non è mai mancata e ricordo bene che non vedevo l’ora che arrivasse il giorno della grigliata in giardino (momento in cui mio papà si dedicava all’accensione delle braci e alla cottura delle pietanze) perché in quell’occasione si mangiava la polenta alla griglia, la mia preferita, accompagnata da una buona luganega (insaccato fresco di carne suina) croccante.”

Posso solo aggiungere che il super gustoso Libro Polenta e Farina di Maisdel bravissimo Cuoco Stefano Cavada è piacevole, interessante e assolutamente imperdibile per chi ama la buona Cucina.

https://stefanocavada.it/     

https://www.athesia-tappeiner.com/it/9788868398071


Il Libro "Polenta e Farina di Mais" di Stefano Cavada 

Polenta con Polpette (Foto Frollemente)

La Polenta in 40 Deliziose Ricette (Foto Frollemente)

Stefano Cavada e la Polenta (Foto Frollemente)


giovedì 26 dicembre 2024

UN FINE ANNO CON GLI STRAORDINARI CRISTALLI DELLA “RIEDEL” HA SICURAMENTE UN FASCINO SPECIALE.



 Lynda Boyd la bella e brava attrice Canadese ha detto: “Non importa quanto si invecchi, quella dell'Ultimo dell'Anno sembra sempre la sera in cui tutto è possibile!

Certo che la Fine dell'Anno è sicuramente una notte speciale dove, tra Cene, Eventi, Feste e Balli si consumano anche fiumi di Vino e altre bevande.

Bere un bicchiere di Vino, di qualunque tipo esso sia, acquista sicuramente maggiore importanza e piacevolezza anche grazie al “vetro” che lo contiene.

Nel Mondo delle bevande i “bicchieri” con cui si degusta hanno una fondamentale importanza. La buona qualità del cristallo e la forma specifica per ogni liquido sono il segreto che fa di un bicchiere il più straordinario e adatto mezzo con cui bere al meglio.

Prima di tutto voglio fare un accenno su “Cosa è il Vetro”.

Il “Vetro” è un materiale dalla consistenza molto dura e allo stesso tempo fragile che ha un aspetto trasparente e traslucido. Si ottiene, per la parte che interessa il nostro argomento, prevalentemente dalla fusione ad altissima temperatura (a 1300/1500 gradi) di sabbia silicea con ossidi e carbonati. Il “Vetro” si lavora, dandogli un’infinità di forme, quando è ancora caldissimo e fluido, successivamente si definisce la sua concretezza raffreddandolo con un processo piuttosto lento.

La Storia del Vetro si perde nella “notte dei tempi”, forse possiamo dire che un suo coinvolgimento, sicuramente casuale, nella vita umana c’era già stato oltre 7000 anni fa. Nei Secoli successivi la lavorazione del vetro si sviluppò sia tra i Fenici, gli Egiziani e i Greci, ma furono gli Antichi Romani che dettero un forte impulso a questo settore quando, intorno all’anno 100 a.C., perfezionarono la produzione grazie al soffiaggio dentro gli stampi che permise di aumentare notevolmente la possibile gamma dei manufatti. Nel 400/600 si svilupparono varie e particolari tecniche come quella dell’uso del mosaico in vetro nell’Arte Bizantina.

Nel XI Secolo, in Germania, avvenne un nuovo balzo in avanti che fu dato dall’invenzione del procedimento per la realizzazione del vetro piano in lastre, e successivamente nel 1450 con l’invenzione a Venezia delCristallo” si arrivò praticamente alle stesse tecniche artigianali che anche oggi, se pur perfezionate, vengono usate.

Il sostantivo femminile “ialurgìa”, che deriva dal termine Greco “ὑαλουργεῖον” e tradotto letteralmente significa “fabbrica di vetro”, definisce specificatamente la magica “Arte di fabbricare e lavorare il vetro”.

Una delle Aziende più storiche e importanti del Mondo per la realizzazione di articoli professionali in cristallo di grandissima qualità è sicuramente laRiedel”.

La “Riedel Crystal” a Sede a Kufstein un’antica Città Austriaca del Tirolo attraversata dal Fiume “Inn” e ubicata vicino al confine con la Regione Tedesca della Baviera. Da una suggestiva collina domina l’abitato cittadino l’imponente “Fortezza di Kufstein” (Festung Kufstein) una tra le costruzioni di Epoca Medievale (XIII Secolo) più importanti del Tirolo, posizionata in un punto strategico dove la valle dell'Inn fa un restringimento che permetteva anticamente di controllare l'accesso alle Alpi.

LaRiedelha una lunga e interessante Storia vissuta attraverso ben 11 Generazioni della Famiglia Riedel.

Il primo membro della Famiglia che iniziò il commercio della cristalleria dilusso” fu Johann Christoph Riedel classe 1673. Visse a Pavlovice (oggi Repubblica Ceca), nella Tenuta Neuschloss, nella Boemia Nord-occidentale vicino ad Haida e Steinschönau. Tutte Località che all’inizio del XVIII Secolo divennero centri di fama mondiale per il commercio delCristallo di Boemia”. Viaggiò in tutta Europa per vendere il vetro: i guadagni ottenuti dalla sua attività giustificavano i lunghi, ardui e pericolosi viaggi di allora, finché, purtroppo, nel 1723 fu tragicamente assassinato, lasciando la Moglie e i tre Figli.

A Johann Christoph seguì Johann Carl Riedel (1701-1781) che visse a Falkenau vicino ad Haida dove costruì la sua casa e dove lavorò come pittore su vetro. Nel 1739 fu nominato “Balivo” (Pubblico Ufficiale) della Città. Nel 1723 sposò Anna Elizabeth, appartenente a una benestante Famiglia di vetrai. Diedero al mondo 11 Figli di cui solo due sopravvissero fino in età adulta. Nel 1753, Johann Carl si trasferì ad Antoniwald nelle Montagne Jizera, che fanno parte del Gruppo Montuoso dei Sudeti Occidentali, lasciando così al Figlio più grande Johann Leopold il comando della Vetreria a Neuwiese tra il 1766 e il 1769.

Johann Leopold Riedel (1726-1800) pose le fondamenta dell’impero del vetro dei Riedel nella Boemia Settentrionale. Di professione faceva il doratore e il pittore su vetro, ma dal 1746 fu a capo della Vetreria di Johann Josef Kittel, un suo insigne parente, a Falkenau. Nel 1752 divenne responsabile della Vetreria del Conte Desfour, la "Zenknerhütte" ad Antoniwald, Località immersa nelle Montagne Jizera. Johann Leopold fece la sua fortuna durante la Guerra dei Sette Anni (1756-1763). La Guerra coinvolse le principali potenze europee dell'epoca e fu causata dalle rivalità coloniali tra Inghilterra e Francia, dalla volontà dell'Impero Austriaco di recuperare i territori perduti della Slesia con la Pace di Aquisgrana (1748) e dai timori della Russia e della Svezia per la crescente potenza della Prussia. Durante e dopo la Guerra, nell’ambito del processo di ricostruzione, vi fu una massiccia richiesta di lastre di vetro per finestre e Riedel fu il primo a produrle nella Regione delle Montagne Jizera. Johann nel 1775 costruì la prima Vetreria di Famiglia a Christianthal e nel 1782 rilevò la vicina Vetreria a Neuwiese.

Il rappresentante della generazione successiva fu Anton Leopold Riedel (1761-1821), il Figlio maggiore di Johann Leopold e il primo membro della Famiglia Riedel nato nelle Montagne Jizera ad Antoniwald. Gestì la Vetreria di Neuwiese per il Padre fino a diventarne Titolare nel 1795. Produceva cristallo e vetro cavo colorato, boccette per profumi, parti di candelabri e anche i primi pezzi di bigiotteria in vetro. Nel 1809 fondò a Mistrovice vicino ad Haida una fabbrica per la lavorazione di vetro cavo tagliato, inciso e dipinto. Nel 1814 prese in locazione la Vetreria del Conte Desfour ad Antoniwald.

Seguì Franz Xaver Riedel (1786-1844) che si fece un nome in gioventù lavorando come incisore. Alcune opere recanti la sua firma sono tuttora molto ricercate per il loro grande valore. Dal 1814 al 1821 gestì la Vetreria del Padre a Neuwiese e divenne poi Locatario della Vetreria Zenknerhütte ad Antoniwald. Nel 1829 fondò una sua Vetreria a Wilhelmshöhe. La sua prima Moglie, Judith, proveniva da una ricca Famiglia di mercanti di vetro, i Vogel di Steinschönau. Franz e suo Nipote Josef inventarono nuovi colori per il vetro usando l’uranio per ottenere la fluorescenza nelle tonalità giallo e verde, alle quali furono dati rispettivamente i nomi di "Annagelb" e "Annagrün" dal nome della Figlia di Franz, Anna.

All’età di 14 anni, Josef Riedel Senior (1816-1894) divenne l’assistente dello zio Franz Xaver e sposò infine sua Figlia Anna. Josef visse in un periodo a lui molto favorevole che vide l’avvento della Rivoluzione Industriale. Nel 1858 possedeva otto Vetrerie, due grandi imprese tessili e delle miniere di carbone. Nel 1873 Josef si aggiudicò il premio "Grand Prix" all’Esposizione Universale di Vienna, successivamente ricevette un riconoscimento da Papa Pio IX e le autorità locali di Franzensbad e Wiesenthal gli conferirono la Cittadinanza Onoraria. Josef era conosciuto da tutti con l’appellativo di "Re del vetro delle Montagne Jizera". Nel 1895 i suoi Figli registrarono il primoLogo Riedel”.

Successivamente Josef Riedel Junior (1862-1924) l’unico figlio nato dal secondo matrimonio di Josef Riedel Senior guidò l’Azienda per dieci anni (1914-1924). Nel 1894 costruì una Villa a Tiefenbach, in Baviera, per la Moglie Paula, ancora oggi uno degli edifici storici più eleganti che si possa ammirare nelle Montagne Jizera. Nel 1906, a Josef Junior fu concesso di entrare a far parte dell’Ordine Imperiale della Corona Ferrea dall’Imperatore Francesco Giuseppe I.

Seguì Walter Riedel (1895-1974) il più grande dei Figli di Josef Junior. Il suo destino fu segnato dalle due Guerre Mondiali e la politica che caratterizzò il periodo in cui visse lo obbligò a cambiare cittadinanza per ben quattro volte. Nel 1918, quando Walter iniziò a lavorare nell’Azienda di Famiglia, la Boemia fu annessa alla Cecoslovacchia e Walter subì la stessa sorte delle popolazioni germanofone insediate nella zona dei Sudeti divenendo cittadino Ceco. Fu in quel periodo che la Famiglia Riedel si affermò come maggiore produttrice mondiale di gioielli di vetro e cristalleria, perline, lampade e vetro tecnico così come prodotti di vetro di lusso. Walter fu insignito del Premio "Grand Prix" per le sue realizzazioni presentate all’Esposizione Internazionale di Parigi (1925) e successivamente all’Expo di Parigi del 1937.

Poi ci fu Claus Josef Riedel (1925-2004) che ebbe l’intuizione di abbandonare lo stile dominante dell’epoca dei tradizionali calici pesanti, dalle linee un po’ barocche e dal vetro spesso, intagliato e colorato, per passare a calici vino dal lungo stelo e dallo stile essenziale, soffiati a bocca in cristallo sottile, perfettamente lisci e trasparenti. Il consenso dal Mondo Enofilo e del Design fu spontaneo e immediato. I numerosi premi e riconoscimenti conseguiti furono il segnale che una nuova era stava per iniziare. I Musei acquistavano le creazioni di Claus Riedel da inserire nelle collezioni permanenti, è il caso del “Museo d’Arte Moderna di New York” che espone tuttora alcune sue opere. A Claus Riedel è riconosciuto il merito di essere stato il primo a intuire il ruolo svolto dalla forma del calice nel trasmettere la personalità delle bevande alcoliche. La sua concezione stilistica rivoluzionaria ha prodotto un effetto permanente sulla cultura mondiale del calice da degustazione, allorché nel Catalogo Riedel fece la sua apparizione la “Collezione Sommeliers”, introdotta trent’anni fa. Si tratta di una nuova concezione di calici elettivi pensati per valorizzare le qualità organolettiche dei vari stili di vino all’interno delle forme più adatte.

Georg Josef Riedel (nato il 16 dicembre 1949) è entrato nell'Azienda di Famiglia nel 1973 come contabile, prima di diventare dal 1987 al 1994 Co-ceo di Riedel Crystal insieme a suo Padre, il Professor Claus Josef Riedel. Ha ricoperto la carica di Amministratore Delegato dal 1994 al 2013. Georg Riedel è succeduto al suo Padre.

Oggi il Patron Georg J. Riedel è affiancato nella conduzione Aziendale dai due Figli Laetizia Riedel-Rothlisberger (classe 1974) e Maximilian Josef Riedel (classe 1977).

La Moglie di Georg Riedel, Eva Koenig, sposata nel 1973, con grande stile ed eleganza si occupa dell’arte del ricevere nella nuova “Casa Riedel”, un vero gioiello architettonico contemporaneo ben inserito nel paesaggio Tirolese oltre a seguire il punto vendita Aziendale a Kufstein il “Riedel Glas Store & Outlet” e gli altri vari punti vendita nel Mondo.

Gli straordinariCalici Riedel”, come del resto tutta la loro produzione, nascono da un susseguirsi di prove con un’infinità di prototipi, sessione dopo sessione, finché, per esclusione, Tecnici e Sommelier di fama internazionale pervengono al calice ideale per forma, dimensioni e diametro. Nel corso degli anni l’Azienda Riedel è giunta ad alcune interessanti spiegazioni scientifiche sul perché il bouquet e il gusto di vini, liquori e distillati siano subordinati alla forma del calice in cui sono serviti. Alla prima scoperta si è pervenuti assaggiando il vino: lo stesso vino si esprimeva diversamente in virtù della forma del calice in cui veniva servito. La differenza era così netta da indurre i Sommelier più esperti a ritenere che a calice differente corrispondesse un diverso tipo di vino. Le varietà d’uva sono il fattore che determina il rapporto tra le componenti fruttate, acide, tanniche e alcoliche. Partendo da questo presupposto “Riedelè riuscita nell’impresa di creare calici dalle forme idonee a valorizzare il vino ottenuto da uve varietali specifiche. Le peculiarità, le dimensioni e la forma del calice riescono a estrarre alla perfezione le qualità organolettiche specialmente di un vino pregiato.

Otre ai “Bicchieri” hanno grande rilevanza per la “Riedel” anche altri accessori in cristallo per i vari tipi di servizio, nel “Vino”, per esempio, i “Decanter” che hanno la fondamentale funzione di decantazione e ossigenazione.

Nel 2024 la “Riedel” ha presentato una nuova e super affascinante versione del suo “Decanter” più iconico la “Lira - Amadeo” presentato per la prima volta nel 2006 è ancora oggi un vero “best sellerAziendale. “Lira - Amadeo Optic Magnum 2024” è nato ispirandosi al celebre Compositore Austriaco Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791). “Lira - Amadeo Optic Magnum 2024” unisce armoniosamente, come sempre, funzionalità design ed eleganza ma presenta anche un meraviglioso e suggestivo effetto ottico lungo tutta la sua silhouette, una caratteristica speciale che lo rende unico nel suo genere. Un vero capolavoro realizzato in “Edizione Limitata” dai Maestri Vetrai dello Storico Stabilimento di Kufstein nel Tirolo Austriaco, prodotto in un pregiatissimo cristallo soffiato a bocca come tutti i “Decanter” firmati “Riedel”. “Lira - Amadeo Optic Magnum 2024” va ad aggiungersi agli altri preziosi “Decanter” della esclusiva “Linea Amadeo”, vere e proprie preziose opere d’arte.

L’AziendaRiedel”, con alle spalle quasi 300 anni di esperienze e tradizioni, ha ricevuto un’infinità di premi e riconoscimenti Internazionali per l’altissima qualità raggiunta.

Il Vino e moltissime altre bevande trovano la giusta accoglienza nei magnifici cristalli dellaRiedele un Fine Anno con il loro uso acquista sicuramente maggiore gusto e uno fascino assolutamente speciale

https://www.riedel.com/it-it

https://www.youtube.com/watch?v=U2aCd4d1I6Q

https://www.youtube.com/watch?v=SKSQ8K1d9lY


Vere e Proprie Preziose Opere d’Arte (Foto Riedel)

Funzionalità Design ed Eleganza (Foto Riedel)

Straordinari Calici (Foto Riedel)

"Decanter Amadeo Optic Magnum 2024"

Maximilian Josef Riedel (Foto Riedel)


giovedì 28 novembre 2024

ALL’AZIENDA VITIVINICOLA E AGRITURISMO “LE PALAIE” A PECCIOLI (PI) UN’INTERESSANTE E PIACEVOLE DEGUSTAZIONE.




Lunedì 18 Novembre 2024 all’Azienda VitivinicolaLe Palaiedi Peccioli (PI) si è svolta all’ora di pranzo una degustazione riservata ad alcuni Ristoratori e Giornalisti.

Peccioli è un piccolo Comune (circa 5.000 Abitanti) della Provincia di Pisa nella magnifica Regione Toscana. Il Paese domina dall'alto della sua panoramica collina la Valle dell'Era lungo la direttrice che da Volterra conduce a Pisa, ed è una località a forte vocazione agricola e turistica. Grazie al centro storico e all'area rurale circostante, molto ben preservati, è uno dei 279 Borghi Italiani ad aver ottenuto la qualifica di “Bandiera Arancione” la certificazione diqualità turistico-ambientale” del “Touring Club Italiano” per i luoghi più meritevoli dell’entroterra.

Il Territorio di Peccioli ha una lunghissima storia in quanto risulta abitato fin dal lontanissimo Periodo Neolitico, ma è soprattutto dal Primo Millennio a.C. che si registra una fisionomia più definita con manifestazioni di popolamento Etrusche.

Ai nostri giorni, come già accennato, l'attività agricola è una delle più importanti ed è caratterizzata dalla presenza di Aziende vinicole e olivicole, nonché di numerose Aziende agrituristiche. Peccioli è molto visitata dai turisti sia Italiani sia stranieri, in prevalenza Tedeschi e Olandesi, anche grazie alla sua ubicazione non lontana dalle Città artistiche della Toscana e anche grazie alla buona ricettività del Territorio.

Nonostante che il Comune sia di dimensioni ridotte il suo comprensorio ospita uno dei siti di smaltimento più grandi e avveniristici della Regione che è una fonte di notevole arricchimento per il Territorio stesso.

Anche a simbolo della ricchezza del Territorio Comunale di Peccioli si ergono possenti gigantesche sculture” e la “passerella pedonale”.

Quattro le gigantesche e maestose sculture ubicate dal 2011 in diversi luoghi che raffigurano figure umane alte da 5 a 9 metri, sono state realizzate dall’AziendaNaturaliter” in polistirene e poliuretano espanso e rivestite di fibre di cemento per renderle resistenti agli agenti atmosferici. La super fascinosa e panoramicissima passerella pedonale, dotata di tre ascensori, inaugurata il 31 Dicembre 2020, è una realizzazione in acciaio sospesa a 30 metri d’altezza e lunga 72 metri, collega il Centro Storico del Borgo Medievale ai parcheggi della parte bassa del Paese, la più nuova. La passerella è anche un’opera d’arte denominata “Endless Sunset” (Tramonto Infinito) visto che l’artista Milanese Patrick Tuttofuoco l’ha “avvolta” in tutta la sua lunghezza con un sinuoso e grande nastro continuo in acciaio inox colorato nelle tonalità del tramonto, una progressione cromatica che riprende i minuti in cui il sole tramonta. La passerella di giorno è estremamente suggestiva e di notte, tutta illuminata, è un vero spettacolo.

Grazie alla forza economica il Comune di Peccioli ha in corso anche nuovi e interessantissimi progetti tra i quali quello assolutamente innovativo di “C+S Architects”, guidato da Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, che prevede la realizzazione di 12 nuove residenze sociali pensate come una “Comunità di Micro-fattorie” trasformando il sistema dei Casali Storici Toscani in forme estremamente moderne, sostenibili e con la possibilità di dar vita, nei terreni intorno, a coltivazioni che adottano la tecnica del "pixel farming" dove la varietà delle specie e la biodiversità garantiscono un’alta produttività.

Peccioli si raggiunge tramite una diramazione della Strada Statale 439 Sarzanese Valdera, la direttrice che congiunge Volterra a Pontedera. Un’altra principale via di accesso è la Strada Provinciale della Fila, che mette in comunicazione Peccioli e la Valdera con la direttrice Firenze-Pisa (strada denominata FI.PI.LI.).

Uscendo da Peccioli e percorrendo Via del Molino, in direzione della Frazione di Fabbrica di Peccioli per circa 4 chilometri, troverete sulla destra, al Civico 200, l’indicazione di una Tenuta estremamente interessante sotto molti punti di vista: l’Azienda Vitivinicola e Agrituristica Le Palaiedi Giovanna Caponi.

L’Azienda Le Palaie” nasce da una storia di Famiglia intrisa di amore per la terra e la natura in genere.

Angelo Caponi, per tutti Nino, nasce in una Famiglia di coltivatori diretti e allo stesso tempo imprenditori, fin da giovane ha avuto una fervida intelligenza e una ferrea volontà. Nino dopo la Laurea in Economia e Commercio, conseguita a soli 24 anni, è entrato a lavorare in una delle attività della Famiglia, la DittaGori” che opera nel settore della logistica e dei trasporti.

Grazie al grande impegno e all’entusiasmo, supportato dalla visione derivante dai suoi studi Universitari, Nino in pochi anni ha reso laGoriun’Azienda internazionale leader nei trasporti specializzati e refrigerati via nave, in particolare di prodotti vitivinicoli, rafforzando la sua presenza nei Porti Italiani, Francesi, Tedeschi e Spagnoli e spingendosi anche oltreoceano, in India, Australia, Estremo Oriente e Sud America.

Ma a Nino Caponi non bastava il successo della sua Azienda, voleva realizzare anche un sogno, quello di trovare un luogo incontaminato in cui poter liberare la parte più bella e più profonda di sé, un Paradiso, un luogo naturale e magico dove potersi riunire con la Famiglia e gli Amici.

Ecco che dopo moltissime ricerche e sopralluoghi Nino Caponi trovò il luogo sognato e per Lui fu un vero e proprio colpo di fulmine. Il “Paradiso” era in Alta Val d’Era nel Comune di Peccioli davanti a un magnifico paesaggio dove la tavolozza dei colori delle colline sembrano pennellate di Pittori impressionisti, dove l’aria è fine e ha un profumo incantevole, dove il terreno agricolo è estremamente fertile, dove la ricchissima biodiversità vegetale e animale regna indisturbata. Tra il 1994 e il 1996 Caponi insieme all’adorata Moglie Paola acquistò un primo lotto di terreni a cui venne dato il nome con cui erano originariamente accatastati: “Le Palaie”.

L’amore per “Le Palaie” si è autoalimentato negli anni grazie alla passione e alla creatività della Famiglia Caponi che ha visto crescere in tutti i sensi la Tenuta anno dopo anno. Due gruppi di fascinosi fabbricati d’epoca, tutti restaurati e divisi in appartamenti perfettamente integrati nel paesaggio e nello spirito del luogo, dotati (con discrezione) di tutte le più moderne tecnologie, da una parte l’Agriturismo e poco distante la Villa Padronale, intorno a loro molte altre Strutture comprese le piscine e il campo da tennis. Un totale di 150 ettari di cui 19 sono coltivati con vigneti di altissima qualità (nel 2004 la prima vendemmia) a cui si aggiungono 4 ettari di seminativo per fauna ed entomofauna ai fini della conservazione e del ripopolamento dell’ambiente, e i 20 ettari di magnifici e verdeggianti boschi di pioppi. Grande spazio è destinato anche alle 1860 piante di Olivo, una delle colture più importanti, tradizionali e tipiche della Toscana.

Dopo impegnativi lavori di sbancamento e costruzione nel 2012 è stata inaugurata la nuovissima Cantina progettata e fortemente voluta da Nino Caponi. Una Cantina bella, panoramica, luminosissima e molto accogliente con grandi spazi per le degustazioni e una enorme terrazza, che rappresenta il cuore della vocazione enologica della TenutaLe Palaie”, dotata delle più moderne tecnologie per la vinificazione. Una Cantina autosufficiente dal punto di vista energetico e idrico, espressione di massima innovazione nel rispetto della tradizione. Dal piano superiore, adibito all’accoglienza e alla degustazione, si scende nei locali tecnici passando per una grande scala scenografica con pareti in vetro.

Le vasche di vinificazione troncoconiche in acciaio e cemento sono dotate di follatore su rotaia, la temperatura delle vasche, l’aerazione e la climatizzazione dei locali di vinificazione sono costantemente monitorate, così come il processo di invecchiamento nella Barricaia interrata. Le fasi di deraspatura, pressatura e vinificazione sono gestite con le più moderne procedure.

La Barricaia custodisce tonneaux e botti di grandi dimensioni, caratelli (botti in legno di alberi da frutto, costruite da un artigiano locale, per custodire l’invecchiamento del loro Vino Passito) e contenitori realizzati in cocciopesto, un materiale antico ereditato dai tempi degli antichi Romani. In questo ambiente magico i vini da Loro realizzati maturano a regola d’arte. In Barricaia accanto alle botti si trovano belle e suggestive sculture disposte all’interno di nicchie che trasformano l’ambiente in una vera a propria galleria d’arte.

Tutto il processo produttivo della Cantina è impostato sul “Sistema SAen5000” dell’Azienda Parsec specializzata nella progettazione e realizzazione di impianti, attrezzature e sistemi di controllo integrati per la vinificazione. Il Sistema IntegratoSAen5000” permette la gestione intelligente e dinamica dei parametri di controllo e l’interazione con tutti i possibili livelli di automazione nelle operazioni di vinificazione e affinamento dei Vini.

Purtroppo Nino Caponi è venuto a mancare all’età di 82 anni il 9 Settembre del 2020 e alla guida della TenutaLe Palaieè arrivata la Figlia più piccola Giovanna Caponi, la Figlia che mai aveva pensato di assumersi tale responsabilità.
Ma la Livornese Giovanna Caponi è Donna del tutto eccezionale, per 30 anni ha lavorato nell’Azienda di Spedizioni di Famiglia occupandosi della parte finanziaria, tale fatto le ha permesso di girare in buona parte del Mondo. Nel 1993 Giovanna ha sposato Giovanni Soriani e dalla loro unione sono nati tre bellissimi Figli: Sara (1994), Cosimo (1997) e Maurizio (2004).

Scomparso il Padre da subito Giovanna si èrimboccata le maniche” e con intelligenza e grandissima tenacia, contornandosi di un gruppo di fidati collaboratori, come il bravo Enologo Maurizio Trapani, ha preso saldamente il timone dell’AziendaLe Palaie”.

L’area su cui sorge la Tenuta è di origine marina, il suolo è principalmente sabbioso, con vene importanti di argilla: non è raro trovare fossili marini e conchiglie lungo i vigneti. Questa particolare e originale peculiarità dona a questi terreni la speciale salinità che contraddistingue tutti i “Vini dell’Azienda Le Palaie”. Vengono prodotte circa 60.000 Bottiglie l’anno, distribuite anche in importanti canali Internazionali, con svariate Tipologie di Vitigni: Vigor, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Petit Verdot, Sangiovese, Viognier, Canaiolo, Colorino, Malvasia Nera e Bianca, Colombana, Trebbiano, Canaiolo Bianco, Alicante.

Negli anni l’AziendaLe Palaie” ha avuto molti riconoscimenti e premi sia per la loro produzione sia per la loro accoglienza. Durante la Seconda Edizione del Vinitaly.Usa”, svoltosi a Chicago (Stati Uniti) il 20 e 21 ottobre 2024, sviluppato in collaborazione con l’Italian Trade Agency (ITA) e con la Italian American Chamber of Commerce of Midwest, Giovanna Caponi è stata premiata, insieme ad altre 8 note e importanti Produttrici Vitivinicole Italiane, con il prestigiosoWomen in Wine & Spirits” che ha l’obiettivo di celebrare il loro grande contributo al settore vinicolo oltre a riconoscere il loro valore nell’aver avuto la forza e la volontà di ridefinire l'eccellenza unendo l’impegno per la sostenibilità e l'innovazione ad una solida tradizione familiare.

Ma torniamo a Lunedì 18 Novembre 2024 all’Azienda Vitivinicola Le Palaiedove, come già detto, si è svolta all’ora di pranzo una degustazione riservata ad alcuni importanti Ristoratori e Giornalisti esperti del settore.

Il Menu, preparato da Giovanna Caponi (un’ottima Cuoca) in persona insieme al bravo Chef Francesco Chiavacci (titolare dell’omonimo Catering) era composto dalle seguenti portate: - Flan di patate e porri con fonduta di pecorino e tartufo bianco; - Risotto con Riso Carnaroli, zucca violina, amaretti e guanciale croccante; - Peposo con crema di patate rosse di montagna; - Cantuccini Toscani fatti in casa.

In accompagnamento al Menu sono stati serviti, con molta professionalità dal Sommelier Aibes” e “FisarPaolo Mati, alcuni Vini dell’Azienda molto interessanti: “Brusio d’Era” Vino Spumante Rosato Brut Nature 100% Sangiovese - “Le Palaie V. 2023” Bianco di Toscana I.G.T. 100% Viogner - “Sotterfugio 2022” Rosso Toscana I.G.T. 100% Sangiovese (in anteprima il nuovo Vino dell’Azienda) - “Angelo 2021” Vino Passito Toscana I.G.T. 100% Colombana.

Durante la degustazione la premurosa e straordinaria Giovanna Caponi insieme al Figlio Cosimo, altra colonna portante dell’Azienda, si sono prodigati nel mettere a proprio agio tutti gli ospiti e hanno dettagliatamente illustrato sia i Vini sia la filosofia di tutta la loro produzione.

Alla fine tutti i partecipanti sono stati omaggiati con una preziosa bottiglia di Olio Extra Vergine d’Oliva 2024 Le Palaie”.

La TenutaLe Palaie” grazie alla magnificenza della natura, alle strutture super accoglienti, panoramiche e immerse nel verde, all’ottima qualità delle loro produzioni è il luogo perfetto per trascorrere giorni di assoluto relax o organizzare qualsiasi tipo di eventi, cerimonie, pranzi e cene, oltreché praticare sport.

All’Azienda Vitivinicola e AgriturismoLe Palaiedi Peccioli (PI) di Giovanna Caponi e Famiglia, un ospitaleparadiso terrestre”, ho avuto la possibilità di partecipare a un’interessante e piacevole degustazione non solo di Vini.

https://lepalaie.it/

https://www.youtube.com/watch?v=12OICcuTK4Q


"Le Palaie" Peccioli (PI): Vista dall'Alto ( Foto Le Palaie)

La Cantina.....

  La Barricaia.....

Tutto Pronto per la Degustazione

Giorgio Dracopulos e Giovanna Caponi

 Lo Chef Francesco Chiavacci

 Il Flan.....
 
Il Risotto.....

Il Sommelier Fisar Paolo Mati

"Brusio d'Era": Il Vino Spumante

"Le Palaie V. 2023": Il Viogner 

"Sotterfugio 2022": Il Nuovo Vino Rosso dell’Azienda

"Angelo 2021": Il Vino Passito

"Le Palaie" a Peccioli (PI): Cosimo con la Mamma Giovanna


giovedì 14 novembre 2024

AL RISTORANTE “SAN MARTINO 26”, A SAN GIMIGNANO (SI), UN GRANDE MAESTRO E UN BRAVISSIMO GIOVANE CHEF.



 

La Toscana è una Regione magnifica che da secoli seduce abitanti e visitatori con il suo inconfondibile fascino e le sue ricchezze. Curzio Malaparte (1898 - 1957), famoso giornalista, scrittore e poeta Toscano amava dire: “La Toscana è paesaggio magico dove tutto è gentile intorno, tutto è antico e nuovo”.

In Toscana nella Provincia di Siena c’è un’antichissima Città d’Arte, San Gimignano, che ha mantenuto perfettamente conservato nel suo aspetto architettonico Basso/Tardo Medievale il Centro Storico ed è talmente bella e suggestiva che è stata dichiarata dall’UNESCOPatrimonio dell’Umanità”.

San Gimignano detta anche “San Gimignano dalla belle Torri” (oggi le torri gentilizie, simboli di potenza e ricchezza, intatte sono 14, una volta, si pensa, fossero ben 72), è una straordinaria Località dalle origini che si perdono nel tempo e di un valore culturale del tutto eccezionale.

Anche se ci sono tracce addirittura risalenti alla Preistoria, è dal Periodo Etrusco Arcaico (circa dal 580 al 480 a.C.) che si trovano segni di insediamenti stabili in questa zona. Comunque, il primo documento storico in cui troviamo citata San Gimignano, risale al 30 Agosto 929; in esso, Ugo di Provenza, Re d’Italia dal 926 al 947, dona al Vescovo di Volterra un Monte chiamatoTorre” e lo individua con queste parole in Latino: “prope Sancto Geminiano adiacente”. 

Nel 998 San Gimignano era ancora un Villaggio attraversato dalla Via Francigena con un Castello, ubicato sul Poggio della Torre, in cui risiedeva il Feudatario, il Vescovo di Volterra. Nei trecento anni successivi, per una serie di fattori politico/geografici, economici e strategici, San Gimignano divenne un centro molto importante, con una numerosa popolazione (13.000 abitanti), difeso da alte mura. Con la peste del 1348, che decimò due terzi dei cittadini, e la dominazione Fiorentina, iniziò un lungo periodo di decadimento durato fino a metà del 1800.

Oggi San Gimignano ha circa 7.500 abitanti ed è una straordinaria meta turistico/culturale che attira ogni anno oltre due milioni e mezzo di visitatori da tutto il Mondo.

Da qualsiasi lato si arrivi a San Gimignano il panorama è mozzafiato. Ubicata su una Collina a 334 m. s.l.m., il profilo delle sue antiche costruzioni (mura, case, tetti e torri) si staglia fascinosamente contro l’orizzonte. Le prime Mura di San Gimignano risalgono al 998 ed erano lunghe 1.108 metri; il secondo tracciato iniziato nel XII Secolo è arrivato a 2.176 metri di lunghezza, comprendendo anche 5 robusti Bastioni e 5 Porte Principali: Porta San Giovanni, Porta Quercecchio, Porta San Jacopo, Porta delle Fonti e Porta San Matteo.

Entrando a San Gimignano proprio da Porta San Matteo e percorrendo, per poche decine di metri, la principale Via San Matteo, si trova, a sinistra, una traversa che si chiama Via San Martino.

In Via San Martino, al Civico 26, troviamo il Ristorante (nomen omen) “San Martino 26”.

Il RistoranteSan Martino 26” è stato inaugurato, dopo importanti lavori di adeguamento, il 14 Luglio del 2014 grazie alla Famiglia Pernarella, di San Gimignano (Mamma, Lidia Rugi, il Babbo Fabio e le due bellissime Figlie Elisa, classe 1993 e Emma classe 1996).

I Pernarella sono una nota Famiglia di Ristoratori che, con la passione di sempre, nel 1990 avevano aperto il loro primo Locale, una Pizzeria a San Gimignano, denominato “Perucà”.  Professionisti talmente bravi e la clientela cosi numerosa, che dopo soli 4 anni, nel 1994, si trasferirono nelle vecchie cantine sapientemente ristrutturate di uno dei Palazzi più antichi trasformando “Perucà” in un accoglientissimo e raffinato Ristorante di Cucina Tradizionale. Lidia in Cucina e Fabio in Sala. Anche al Ristorante il loro impegno continuò, negli anni, a crescere, facendo diventare il “Perucà” un “porto sicuro” per gli amanti della buona cucina di grande qualità.

Nel Luglio del 2014 la Famiglia Pernarella decise di affidare la Cucina del loro nuovo RistoranteSan Martino 26” a un giovane e bravissimo Chef che già lavorava per loro da anni al RistorantePerucà”: Ardit Curri.

Ardit Curri è nato nell’antica Città di Tirana (ha origini Antico Romane), Capitale dell’Albania, il 2 Settembre del 1987. Con i suoi genitori, la Mamma Nexhmije, Farmacista, e il Babbo Halit, Insegnante di Storia e Geografia, durante la grave crisi e il caos che ha attraversato quella Nazione tra il 1996 e il 1999, ha avuto anni molto difficili. All’età di 13 anni lavorava come cameriere, ma era già molto interessato e affascinato a ciò che “accadeva” nelle cucine. Per tali motivi, dopo essersi diplomato al Liceo Classico, nel 2004, Ardit decise di venire in Italia dove, dal 1997, viveva e lavorava, nei Ristoranti, suo fratello più grande, Albert (classe 1979).

Ardit Curri intelligente e molto volenteroso frequentò l’Istituto di Istruzione Superiore Statale (Indirizzo Professionale Alberghiero) “Angelo Vegni” di Cortona (AR) dove si diplomò nel 2010.  Durante le vacanze estive Ardit entrò a lavorare nella Cucina del RistorantePerucà” con la brava Cuoca (preferisce essere chiamata cosi) e Titolare Lidia Rugi.

Dopo il diploma all’Alberghiero, Ardit, per un anno ha lavorato in alcuni Locali per fare nuove esperienze, ma la positivissima collaborazione avuta con Lidia Rugi lo portò a rientrare al “Perucà”. Grazie all’affiatamento con la Titolare e alla sua innata bravura, da quasi subito, diventò il Sous-chef.

Dopo anni di successi e riconoscimenti oggi al RistoranteSan Martino 26” il Maestro Ardit Curri ha la gestione del Locale e ha assunto la posizione di Patron/Direttore e Responsabile di Sala con la totale supervisione su tutto. Per tale motivo da diversi mesi la Cucina delSan Martino 26è stata affidata a un bravo giovane Chef: Elvis Dedi.

Elvis Dedi, classe 1994, è nato in Albania a Shkodër (Scutari) una tra le più grandi Città Albanesi e una tra le più antiche Città Europee, infatti fu fondata nel IV Secolo a.C. dagli Illiri un insieme di popoli di lingua indoeuropea stanziatisi nella penisola balcanica nord-occidentale nell'Età del Ferro.

Elvis Dedi è cresciuto in Italia e dopo la formazione e il diploma in un Istituto Alberghiero, negli anni ha collezionato importanti esperienze, tra cui quella con Andrea Berton al “Pisacco” di Milano, e periodi di formazione con altri nomi illustri del panorama “fine dining”, tra cui Eugenio Boer, Mauro Colagreco, Christian Puglisi, Jean-Yves Schillinger, Claire Smith e Norbert Niederkofler.

In linea con l’identità pensata negli anni per “San Martino 26Elvis oggi porta avanti una filosofia di cucina senza vincoli, in cui l’unica regola che vige è quella di creare piatti originali, giocando con la tradizione gastronomica Toscana.

Il RistoranteSan Martino 26” è accogliente fin dall’ingresso, infatti già la facciata ispira il fascino della “storia di uno dei più antichi Palazzi”. Pareti a pietra e mattoni, soffitti a volte, scale dai corrimano in ferro con i gradini di mattoni, colori pastello, giochi di luci e ombre, il tutto unito a un arredo curato in ogni particolare con gusto, compreso la “mise en place”, creano un’atmosfera veramente deliziosa. Circa 20 coperti e una “saletta privata” che può accogliere fino a un massimo di 6 commensali, pensata per esperienze più intime ed eventi privati.

L’identità del RistoranteSan Martino 26” si è evoluta intorno al pensiero e alla creatività di Ardit Curri che ha posto negli anni le basi per una cucina intima, ricercata e di pregio, attenta al dettaglio, cosmopolita ma che allo stesso tempo attinge ispirazione dal Territorio.

Oltre al “Menu à la Carte” (quattro antipasti, quattro primi e quattro secondi e ogni sezione del Menu comprende sempre un piatto a base vegetale) è possibile scegliere fra due percorsi degustazione:

- “Sofra”- Il nome deriva dal desco attorno al quale le famiglie in Albania si radunano per mangiare, comprende 5 portate. Fra le creazioni di questo Menu, alcuni dei piatti “signature” dello Chef Elvis Dedi come il “Lampredotto di Calamari, garum, panino e salsa verde” e lo “Gnocco con ricotta dell’Azienda Agricola Camporbiano, spinaci e cannella”;

- “Ajka” - Ossia il nome della panna di affioramento del latte, che metaforicamente rappresenta “la creme de la creme”, comprende 7 portate. Tra i piatti più significativi della degustazione, il “Filetto di Vitello al latte, con patata, erbe, limone” e la “Pasta Trottole, con salsa al cibreo, seppia, uova di pesce, tuorlo affumicato e limone”.

Le materie prime sono super selezionate, provengono da fornitori Regionali come le verdure e ortaggi dall’Azienda AgricolaSant’Ulivieri” di Colle di Val d’Elsa (SI), il pescato dalla PescheriaIl Peschereccio” di Volterra (PI) e le carni dalla “Macelleria Soderi” del Mercato Centrale di Firenze,  e seguono la micro stagionalità e la sostenibilità, in modo tale che ogni due settimane alcuni piatti vengono variati o sostituti con altri in una continua ma graduale evoluzione della proposta gastronomica.

La “Carta dei Vini” è molto importante, circa 700 selezionatissime Etichette, una proposta ampia e diversificata che spazia in diverse Regioni Vinicole Europee tra cui dominano l’Italia e la Francia (solo di Champagne circa 180 Etichette) ma anche la Germania e la Slovenia.

In Cucina e in Sala c’è una squadra di giovanissimi professionisti, uno Staff competente e premuroso che dà ulteriore freschezza sia alla proposta gastronomica sia all’accoglienza: il Sous Chef Filippo Restelli (classe 2001), la Pastry Chef Ririka Inomata (classe 2000), il Capo Partita Ito Ryuha (classe 2003), la Sommelier Letizia Mecca (classe 2000).

Anche recentissimamente al RistoranteSan Martino 26”  e al suo giovane Chef sono continuati ad arrivare importantissimi riconoscimenti come quello della Trentacinquesima Edizione dellaGuida Ristoranti d’Italia 2025 del Gambero Rosso” che ha gratificato lo Chef Elvis Dedi con il Premio SpecialeTradizione Futura” di Moët & Chandon e Gambero Rosso, o quello della Decima Edizione dellaGuida alle Cose Buone d’Italia - Il Golosario 2025”, la classifica dei migliori indirizzi sul panorama Nazionale selezionati dal Portale di Enogastronomia Diretto da Paolo Massobrio e da Marco Gatti, che ha premiato il Ristorante con la “Corona Rossa Unica” conferendogli il titolo di “Miglior Tavola dell'Anno” per la Categoria Ristoranti oltre alla “Corona Radiosail più alto riconoscimento della Guida.

Nel cuore del Centro Storico della mitica e bellissima Cittadina Toscana di San Gimignano (SI) il Ristorante San Martino 26propone, grazie al grande Maestro Ardit Curri e al giovane e bravissimo Chef Elvis Dedi, una speciale accoglienza e una Cucina ottima, contemporanea, libera e aperta alle più svariate influenze multiculturali, espressione si delle migliori tradizioni del Territorio declinate però con uno sguardo cosmopolita, una Cucina fatta di piacevolissimi sapori anche inconsueti.

https://www.ristorantesanmartino26.it/

https://www.youtube.com/watch?v=V5w-yFXKjmo


"San Martino 26" a San Gimignano (SI)  (Foto SM 26)

Vista Interna  (Foto SM 26)

 Lo Chef Ardit Curri  (Foto SM 26)

"San Martino 26": Ottima Cucina Contemporanea  (Foto SM 26)

Bottoni.....  (Foto SM 26)

Pasta Trottole.....  (Foto SM 26)

 Ali di Razza.....  (Foto SM 26)

Astice.....  (Foto SM 26)

Dolcezze..... (Foto SM 26)

Lo Chef Elvis Dedi  (Foto SM 26)