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giovedì 9 ottobre 2025

“PERLINO”: DA 120 ANNI UN’AZIENDA CHE CON GRANDE IMPEGNO VALORIZZA I VINI PREGIATI DEL PIEMONTE.




Nella bellissima e produttiva Regione Piemonte c’è Asti una stupenda e storica Città che è stata nel Medioevo un importantissimo “Libero Comune”, con diritto di "battere moneta”, ed è stata anche uno dei più importanti centri commerciali di tutta Europa

Asti è ubicata a circa 55 km. a sud-est di Torino, nella Valle del Fiume Tanaro il quale la delimita a sud. La Città si adagia in mezzo alle celebri e dolci Colline che si trovano tra le Langhe e il Monferrato in una posizione climatica favorevole, quasi nel cuore del Piemonte. Una zona famosa in tutto il Mondo per le straordinarie produzioni che a partire dai Vini, come l’Asti Spumante e la Barbera d’Asti, arrivano fino ai magnifici prodotti tipici, una Terra ricca di storia e gusto.

La Città di Asti è famosa anche per il suoPalio Storico che nel 2025 compie ben 750 anni.

Il termine “Palio” derivante dal Latino “pallium” il telo di stoffa rettangolare indossato come soprabito sopra la “tunica romana”, indicava in origine solamente la pezza di stoffa preziosa che era posta al punto d'arrivo e che era assegnata al vincitore di una gara, successivamente il termine abbracciò l'insieme dei riti e delle consuetudini strettamente collegate a un particolare evento.

Dal XVIII Secolo il “Palio della Corsa di Asti” si chiama "Sendallo" ed è un labaro di tela rettangolare istoriata, generalmente azzurra, confezionata in un tessuto misto seta/cotone detto di “zendale” o "sangallo".

Il “Palio di Asti” (o Palio Astese) è una “festa tradizionale”, con radici medievali, nata nell'ambito delle celebrazioni patronali di “San Secondo” che culminano con il fascinoso Corteo Storico (oltre 1200 Figuranti) e la suggestiva Corsa di Cavalli montati a pelo (senza sella). La Corsa è strutturata in tre batterie da sette partecipanti ciascuna: i primi tre classificati di ogni batteria accedono alla corsa finale che decide l'assegnazione del Palio. Infatti sono 21 i partecipanti ammessi, ripartiti fra Rioni, Borghi Cittadini e Comuni della Provincia di Asti. I “Cavalli” che partecipano alla Corsa delPalio di Asti” si chiamano “Corsieri”.

Ad Asti la “Festa per il Patrono” si svolge ininterrottamente dal XII Secolo, più precisamente si hanno notizie certe della corsa correlata in una citazione del 1275 in cui il cronista locale Guglielmo Ventura riporta che gli Astigianisicut fieri solet Ast, in festo Beati Secundi” (“come risulta essere solito ad Asti, durante la festa del Beato Secondo”) corsero il Palio per dileggio sotto le mura della nemica Città di Alba. Se già nel 1275 la "Corsa del Palio" era definita una consuetudine, è probabile che la sua origine debba collocarsi ancor prima, si pensa dopo l'anno 1000, ma si considerano gli anniversari a partire da questa data del 1275 e quindi quest’anno si festeggiano i 750 anni.

Dal 2018, come ufficializzato nelConsiglio del Paliodel 23 Ottobre 2017, il “Paliosi disputa la prima Domenica di Settembre e come stabilito nel 1988 la corsa avviene nella centrale Piazza Alfieri di Asti dove si devono effettuare tre giri.

La Storia che desidero raccontarvi oggi nasce proprio in un piccolo Comune (poco più di 1.800 Abitanti) della Provincia di Asti: “Castello di Annone”.

Il nome di questo antico Comune deriva dal Latinoad nonum” perché distante 9 “miglia Romane” (miglio Romano = 1.478,5 m.) da Asti, meno di 10 minuti di auto. Nel Medioevo “Castello di Annone” divenne un notevole punto strategico di passaggio, tanto da rendere il Paese fiorente centro di mercati e mercanti con importanti scambi finanziari; conservò la sua importanza fino al 1644 anno in cui fu distrutto dalle Truppe Spagnole.

Nel 1905 Giuseppe Perlino ebbe l’idea di intraprendere il commercio di Vini d’eccellenza del Territorio e scelse come Sede proprio “Castello d’Annone”: creò un’impresa semplice, denominata con il suo cognome “Perlino”, ma allo stesso tempo già moderna per il tempo, il cui vero capitale era tanto lavoro e lo spirito di sacrificio della sua Famiglia e dei suoi Collaboratori.

Dopo pochi anni di grande impegno e assoluta passione “Perlino” emerse tra le principali Aziende del settore e ciò permise un notevole ampliamento e il trasferimento della Sede nei pressi della Città di Asti. Negli anni '30, grazie a importanti investimenti strategici, l'Azienda ampliò ancor di più la sua produzione di ottima qualità affiancando ai “Vini Piemontesi” anche gli “Spumanti” e i “Vermouth” che rapidamente, grazie alle specifiche e positive prerogative, diventarono i suoi prodotti di punta iniziando a diffondersi anche all’estero.

Si definisce “Vino Spumante” un Vino caratterizzato da rilevante effervescenza, dovuta ad anidride carbonica disciolta, definita “spuma”. Il primo “Spumante Italiano” nacque nel 1865 grazie al lavoro sinergico tra i Fratelli Gancia e il Conte Augusto di Vistarino.

Nei vini “Spumanti Naturali” l'anidride carbonica (CO2) si forma per rifermentazione del vino. Si possono utilizzare due differenti metodi: il “Metodo Classico” (o “Metodo Champenoise” o “Metodo Tradizionale” o “Metodo della Rifermentazione in Bottiglia) e il “Metodo Martinotti” (o “Metodo Charmat”) conosciuto anche con il nome del processo produttivo "Metodo della Rifermentazione in Autoclave" detto anche “Metodo Italiano”. Oltre allo “Spumante Naturale" esiste anche lo “Spumante Gassificato" (detto anche "Artificiale") dove l'anidride carbonica viene addizionata artificialmente a basse temperature. Questo prodotto per la scarsa finezza dei profumi e il perlage grossolano è di qualità inferiore, si può considerare “Spumante” solo nel nome e ovviamente ha prezzi notevolmente inferiori allo “Spumante Naturale”.

Il “Vermouth” prende il nome dal termine Tedesco "Wermut" (artemisia o assenzio), la pianta chiave che, insieme ad altre spezie, aromatizza questo Vino detto appunto “Vino Aromatizzato”. Un Vino nato a Torino nel 1786 grazie all’intuizione di Antonio Benedetto Carpano (1751 - 1821) capace inventore, erborista e distillatore diventato celebre proprio per aver inventato il “Vermouth”. Carpano realizzò questo nuovo Vino aggiungendo a del Vino Bianco Moscato dell’alcol, dello zucchero e un infuso composto di oltre 30 varietà di piante, erbe e spezie (come genziana, china, timo, vaniglia, camomilla, zafferano, sambuco, alloro e altre). Il “Vermouth” divenne prestissimo così popolare che la bottega del distillatore Piemontese di Piazza Castello a Torino dovette star aperta 24 ore su 24. Il Vermouthdiventò anche la bevanda ufficiale della Corte dei Savoia e del Re Vittorio Amedeo III.

Il “Vermouth” grazie alla sua versatilità si è diffuso in tutto il mondo ed è un ingrediente fondamentale di Cocktail mitici come “Manhattan”, “Negroni”, “Americano” e “Martini”.

La gradazione e la composizione del “Vermouth” è regolamentata dalla Legge Italiana, in particolare la Legge n. 108 del 16 Marzo 1958, per la quale il “Vermotuh” è un “Vino Aromatizzato” di gradazione alcolica compresa tra il 15,5% e il 22% in Volume, che deve contenere estratti di erbe della famiglia delle artemisie, che ne costituiscono l’elemento caratterizzante. Il “Vermouth” deve essere composto per almeno il 75% di Vino rigorosamente di qualità eccellente, opportunamente dolcificato, aromatizzato e lasciato invecchiare. Il Vino può essere sia “Bianco”, “Rosso” e “Rosato” con gusto dolce, secco, extra secco e chinato. La percentuale di zucchero, così come la gradazione alcolica (mai inferiore al 15.5%) varia a seconda dello stile di “Vermouth”.

Il “Vermouth” può essere gustato anche da solo, sia liscio che con ghiaccio (on the rocks), dopo l’apertura di una bottiglia si consiglia di conservarla in frigo e consumarla in tempi rapidi.

Nel Marzo del 2017 è uscito il “Disciplinare del Vermouth” e un Decreto che ha riconosciuto il Piemonte come Zona Geografica di produzione del Vermouth” (Indicazione Geografica): “Vermouth di Torino IG”. Nel mese di Aprile 2017 è stato creato anche l’Istituto del Vermouth di Torino.

Alla fine degli anni '90 l’AziendaPerlino”, nel pieno della sua attività di consolidamento sui mercati Nazionali e Internazionali, ha realizzato un nuovo sito produttivo nel piccolo Comune di Montiglio Monferrato, sempre in Provincia di Asti, in cui è stata creata una particolarissima “bottaiaper l’affinamento in barrique dei Vini.

Oggi l’AziendaPerlino” con la sua antica tradizione lunga ben 120 anni, oltre a essere Leader nel settore ha anche un legame indissolubile con il Territorio Piemontese. Durante i decenni “Perlino” si è consolidata ampliando fortemente il “portafoglio” con acquisizione di Marchi Storici Piemontesi comeFilipetti”, “Scanavino” e “Casa Martelletti”.

L’impegno di “Perlino” in materia di qualità è assoluto e si è concretizzato, già da molti anni, con l’ottenimento di prestigiose attestazioni da parte di organismi accreditati quali “IFS”, “BRC” e più recentemente anche con la “Certificazione Biologica”. Dal 2016Perlino” fa parte del Gruppo Franco/Italiano “La Martiniquaise Bardinet”.

Nel 2024Perlinoha prodotto circa 14 milioni e mezzo di Vini Spumanti insieme ad altre specialità e 8 milioni di bottiglie diVermouth”, esportando i suoi prodotti in oltre 70 Paesi del Mondo.

A ulteriore conferma dello strettissimo legame tra l’Azienda Perlino” con il Territorio e in particolare con il “Palio di Asti”, in cui è anche “Sponsor Tecnico Ufficiale”, dal 2022 vengono prodotti due speciali e specificiVermouth di Torino” (Bianco e Rosso, intensi, eleganti e inconfondibili, grazie a un sapiente equilibrio di erbe e spezie lavorate separatamente e poi miscelate con maestria) dedicati ai “Cavalli della Corsa” e denominati appunto “Corsieri del Palio”. In concomitanza con il “Palio di Asti 2025”, svoltosi Domenica 7 Settembre che ha visto vincere il “Rione Don Bosco” con il “Cavallo Anacleto” montato dal Fantino Giovanni Atzeni (detto Tittia), “Perlinoha voluto festeggiare i750 Anni del Palio” e i suoi “120 Anni di Attività” con una particolarissima “Quarta Edizione del Perlino Corporate Event 2025”: un Evento esclusivo, partito dal 4 Settembre e dedicato agli anniversari, che ha coinvolto i top clienti e collaboratori Internazionali con un'immersione totale nella Cultura Italiana attraverso tour guidati alla scoperta del Territorio e delle eccellenze enogastronomiche locali oltre a visite alle vigne e allo Stabilimento Produttivo.

Un particolare ringraziamento a Elena Branda, bella e brava Responsabile Marketing di Perlino, per la gentilezza e disponibilità dimostrata nei miei confronti.

https://www.perlino.com/

https://www.youtube.com/watch?v=y7aRLfrjwcY


Il "Palio di Asti" (Foto Perlino)

"Fantini" e "Corsieri" alla Partenza del "Palio di Asti" (Foto Perlino) 

Corteo Storico del "Palio di Asti" (Foto Perlino)

"Perlino": Magnifici Vigneti (Foto Perlino)

"Perlino": Spumanti Italiani di Alta Qualità. (Foto Perlino) 

"Perlino": Per Tutte le Occasioni (Foto Perlino)  

"Vermouth di Torino Rosso Corsieri del Palio" (Foto Perlino)

"Corsieri del Palio": Equilibrio di Erbe e Spezie (Foto Perlino)
 
"Vermouth Corsieri del Palio": Elegante e Intenso (Foto Perlino)


domenica 24 settembre 2023

“LA GUIDA GASTRONOMICA DELLA SARDEGNA” DI ORNELLA D’ALESSIO: UN LIBRO ESTREMAMENTE GUSTOSO E ASSOLUTAMENTE IMPERDIBILE.

 


Fabrizio Cristiano De André (1940 - 1999), straordinario cantautore e poeta Italiano, riferendosi alla Sardegna ha detto: “Ventiquattromila chilometri di foreste, di campagne e di coste immerse in un mare miracoloso, dovrebbe coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come il Paradiso”.

La Sardegna è per estensione la seconda Isola del Mediterraneo (dopo la Sicilia), è lunga 270 km. e larga 145 km., con 1.897 km. di Coste bellissime: la sua superficie raggiunge i 24.100 Chilometri Quadrati. Il Promontorio di Capo Ferro, sulla Costa Nord-est dell’Isola, nel Comune di Arzachena (SS), dista dal Toscano Monte Argentario 188 km. di Mar Tirreno, mentre 10 km. meno (178) la separano dalle Coste Tunisine e dal Continente Africano, solo 11 km. è la distanza dalla Corsica Francese.

Il Territorio dell’Isola è prevalentemente composto da Colline e Altopiani Rocciosi, seguono le Zone pianeggianti e poi le Montagne. I Fiumi più importanti, per esigenze non solo idriche, sono sbarrati da imponenti Dighe che formano grandi Laghi Artificiali. Il “patrimonio boschivo” della Sardegna è il più importante d’Italia, più di un milione e 213.000 Ettari, come anche il suo sottosuolo per quanto riguarda i Minerali.

Il Clima è Mediterraneo, lunghi periodi di siccità Estiva e Inverni piovosi con temperature miti. Tale fatto, attraverso i Secoli, ha permesso lo sviluppo di molte attività dell’uomo. Si è sviluppata l’Agricoltura, specialmente quella cerealicola, la Pesca e l’Allevamento in particolare Ovino.

La Sardegna per la sua particolare conformazione è diventata, attraverso i Secoli, un Territorio di Pastori. Qui oggi troviamo un terzo dell’intero patrimonio Ovino e Caprino Nazionale, una produzione di latte ovino che raggiunge il 50% in Italia e, di conseguenza, si producono una grande varietà di ottimi formaggi.

La Sardegna ha anche il primato di prima Regione Italiana per il numero di puledri, grazie alla secolare Tradizione dell’allevamento semibrado di Cavalli (principalmente di Razza Anglo-araba).

Il Mare che bagna le coste della Sardegna è veramente “miracoloso”, come detto nella citazione di De André: una trasparenza fantastica che permette di vedere la ricchezza del mondo sommerso (flora e fauna acquatica) anche a importanti profondità, una limpidezza che lo rende un immenso specchio che riflette il cielo, tra l’infinità dei colori dei suoi fondali spiccano le verdi praterie di Posidonia Oceanica e il Rosso vivo dei Coralli. Tutto ciò poi bagna delle vere e proprie opere d’arte create nei Secoli dalla Natura sia sulle rocce sia sulla morbidissima sabbia (bianca o rosa).

La Pesca in Sardegna ha sempre avuto nei Secoli, ovviamente grazie al fantastico e pescoso Mare che la circonda, una sicura e forte Trazione, ma, in alcuni periodi storici, è stata frenata dal pericolo dei Pirati Saraceni: una minaccia che incombeva non solo sui natanti ma anche sui centri abitati costieri. Per tale motivo si era sviluppata quel tipo di pesca che si faceva negli stagni dell’Isola (circa 12.000 Ettari tra acque dolci e salmastre) o nelle peschiere con la cattura di grandi quantità di anguille e muggini (o cefali). Il lavoro dei Pescatori dell’Isola ha assunto maggiore importanza a partire dal 1600 in poi, raggiungendo il pieno sviluppo dal 1800 con l’uso del particolare sistema di pesca delleTonnare”.

Molte sono le attività Tradizionali dei Pescatori Sardi rimaste immutate attraverso i Secoli così come certe tecniche vedi la tipica raccolta in Mare del Corallo e certe lavorazioni come quella della “Bottarga”.

L’Agricoltura si è specializzata in produzioni vinicole, olivicole, di arance, di barbabietole, di carciofi. Particolarissimo ilCarciofo Spinoso Sardotanto da essersi meritato il Marchio D.O.P. e la cui produzione è documentata già dal 1780.

La coltivazione della Vite in Sardegna è molto antica e risale al IX Secolo a.C. quando i pacifici mercanti Fenici iniziarono ad arrivare sulle coste dell’Isola e riuscirono facilmente a integrarsi con la locale “Civiltà Nuragica” (gli Antichi Sardi, XXIII Secolo a.C. - II Secolo d.C.). I Fenici introdussero molte nuove conoscenze e tecnologie nella vita dell’Isola tra cui una forma di aggregazione urbana fino allora sconosciuta: la Città. Anche i Cartaginesi, i Greci e i Romani hanno successivamente sviluppato, tra moltissimo altro, la Viticoltura Isolana.    

Ma è a partire dal XIV Secolo in poi, con l’arrivo in Sardegna di Vitigni come laVernaccia”, il “Vermentino”, il “Cannonau” (introdotto, dopo il 1479 con l’arrivo della dominazione Spagnola, e che in Spagna prende il nome diAlicante”) e altri, che l’Isola ha iniziato ad avere un’importanza specifica nella produzione vitivinicola, confermata e ampliata grazie ai successivi e favorevoli sviluppi storici come il passaggio della Sardegna (Trattato dell’Aia del 1720) sotto Vittorio Amedeo II di Savoia Principe di Piemonte.

Negli ultimi decenni i Viticoltori Sardi hanno approntato nelle loro Aziende, con grande intelligenza e passione, tutte le nuove tecnologie enologiche, consentendo il forte rinnovamento del Settore Vitivinicolo della Sardegna (oltre 27.200 Ettari di Vigne) rendendolo dinamico e innovativo. Ciò ha migliorato moltissimo la qualità della produzione con Vini Rossi eleganti e strutturati e Vini Bianchi freschi e sapidi: il Vino Sardo si è diffuso rapidamente anche sui Mercati Internazionali. Oggi in Sardegna sono presenti 33 Denominazioni Vinicole: Una DOCG, Diciassette DOC e Quindici IGT.

Con una tale quantità di pregi, appena descritti, la Sardegna non poteva non avere anche una millenaria e solida Tradizione Culinaria fatta da un’infinità di preparazioni assolutamente deliziose a partire dal “pane” come “cocói a pitzus” (o “cacoi”, il tipico pane decorato a pasta dura di semola di grano duro) o il “pan’e gherda” (dalla forma variabile ma caratterizzato dalla presenza interna di ciccioli di lardo chiamati per l'appunto “gherda”) oppure il mitico “carasau” (conosciuto anche come “pane carasatu”, “pane carasadu”, “pistoccu”, “pane fine”, “pane 'e fresa” o “pane fatu in fresa”) tipicissimo pane Sardo a forma di disco molto sottile e croccante, adatto a essere conservato a lungo.

Il Terminecarasau” deriva dal verbo sardo “carasare” che significa “tostare”. Durante la “carasadura” infatti il pane viene rimesso nel forno per la cottura finale che lo rende croccante. Per questa sua particolarissima struttura estremamente fine e croccante, che ne rende rumorosa la masticazione, viene talvolta chiamato "carta da musica".

Nella Tradizione Sarda materie prime e buonissime Ricette sono talmente tante che è impossibile citarle tutte, mi accontento di nominarne alcune:

- Le Pietanze a base di Pane come il “pane fratau” (uova, pane carasau, salsa di pomodoro, olio d'oliva e pecorino) o la “zuppa gallurese” (si prepara predisponendo in una teglia vari strati di pane raffermo che viene inumidito con brodo di carne di ovino e bovino aggiungendo poi formaggio vaccino grattugiato e in scaglie);

- La Pasta secca come “malloreddus” (sottili conchiglie rigate) e “fregula” (prodotta per "rotolamento" della semola dentro un grosso catino di coccio e successiva tostatura in forno);

- La Pasta fresca come “lorighittas” (si preparano attorcigliando tra le dita un doppio filo di pasta fino a creare una treccina chiusa a formare un “anello” = “loriga” in Sardo), “culurgiònes” (una pasta ripiena dalla particolarissima chiusura a spiga), “filindeu” (un tipo di pasta per minestra formata da sottilissimi fili sovrapposti in tre strati incrociati);

Una Tradizione Culinaria straordinaria fatta di gustosi piatti di Terra e di Mare a cui seguono un’infinità di dolci delizie spesso a base di formaggi.

La produzione agroalimentare e la Cucina Sarda hanno una inossidabile Tradizione Millenaria personalizzata, favorita dall’essere un Isola, e non smettono mai di stupire grazie alla ricchezza di prelibatezze sincere e genuine, sapori nati da umili origini ma che sono diventati eccellenze riconosciute a livello mondiale.

Proprio per raccontarci moltissimo di quello che la Sardegna ci offre di meglio ecco che da circa due Mesi è uscito il Libro: “La Guida Gastronomica della Sardegnadi Ornella D’Alessio.

Ornella D’Alessio grande e appassionata viaggiatrice, scrive dal 1985 e molto prima ha cominciato a frequentare la Sardegna, una terra molto amata. Autrice di Guide di Turismo/Gastronomiche e di reportage dal Mondo, nel corso degli anni ha collaborato con le principali Riviste di Viaggi Italiane e Internazionali. Da sempre è stata affascinata dalla bellezza prepotente e dal calore della gente e in ogni suo momento di riposo ha scelto la “Terra dei Nuraghi” per ritemprarsi tra colori, profumi e sapori unici e inimitabili.

La Guida Gastronomica della Sardegnaè un bel Libro (rilegato brossura) di 14,8 x21 cm. con 144 Pagine pubblicato daCinquesensi Editorein ben 5 Edizioni (Italiana, Inglese, Francese, Tedesca e Spagnola).

La nuova Guida firmata da Ornella D’Alessio accompagna il lettore in un viaggio nella Sardegna del gusto attraverso le 4 Stagioni e lungo 34 Itinerari (denominatila Via” o “le Vie”) ricchi di prodotti agroalimentari e di piatti della Tradizione che servono da bussola per orientarsi nei territoripiù segretidell’Isola, dove i frutti della Terra e la Cucina assumono preziose e numerose varianti anche con nomi diversi. A ogni chiusura di Capitolo si trova una dettagliata e gustosaRicetta da provare a Casa”.

La scelta autoriale infatti è stata quella di identificare itinerari dell’Isola da intraprendere con grande passione e con la voglia di scoprire speciali sapori e storiche usanze. Uno degli obiettivi è stato quello di citare più Borghi possibili (oltre 170 Comuni) rispettando tutti i Territori. Il Libro è una Guida che rispecchia la geografia della Sardegna, i luoghi più conosciuti e quelli più reconditi, i piatti quotidiani e quelli dei momenti solenni, gli scorci e i paesaggi creati dalla convivenza dell’uomo con la natura.

Le Pagine del Libro trattano della tradizione e della sapienza che fanno della "dieta sarda", insieme ad altri fattori (ambiente, socialità, stile di vita) il contributo alla straordinaria longevità delle persone che si riscontra in diverse aree dell’Isola. Inoltre il Libro racconta l’importanza che i Sardi riservano all’ospitalità: un valore tramandato nei Secoli, sacro e inviolabile che si esprime in ogni gesto quotidiano e, magistralmente, anche in Cucina.

Il Libro è arricchito da Innumerevoli e belle foto.

Ornella D’Alessio ha accompagnato l’uscita del suo Libro con le seguenti parole: “Per scrivere di Gastronomia della Sardegna servirebbe lo spazio di un’enciclopedia in più volumi. Una Cucina che è riuscita, nel corso dei Secoli, a mantenere ben definite e intatte le proprie caratteristiche, e che ancora oggi mantiene la propria specifica identità culturale che preserva conoscenze alimentari ataviche, arricchite, incrociate e rielaborate da tutte quelle contaminazioni di Popoli che l’hanno dominata, o che sono solo passati come il vento sulla sua Terra. Pochi i documenti che testimoniano questa evoluzione, ma parecchi gli elementi che facilitano la ricostruzione di una cultura gastronomica che si caratterizza per la sua stagionalità, trasmessa oralmente nel tempo e che inizia a essere documentata solo nei primi anni del XX Secolo”.

Posso solo aggiungere cheLa Guida Gastronomica della Sardegnadi Ornella D’Alessio è un Libro estremamente gustoso e assolutamente imperdibile.

https://www.cinquesensi.it/


 "La Via delle Zuppe di Pane"..... (Foto LGGDS)

 "Le Vie del Pane"..... (Foto LGGDS)

"La Via delle Panadas"..... (Foto LGGDS)

"La Via dell'Olio"..... (Foto LGGDS)

"La Via delle Casadinas"..... (Foto LGGDS)

"La Via dei Dolci con la Sapa.....  (Foto LGGDS) 

"La Via delle Paste Ripiene"..... (Foto LGGDS)

"La Via dello Zafferano"..... (Foto LGGDS)

Il Libro (Foto LGGDS)

lunedì 26 dicembre 2022

“IO, SERGIO DONDOLI”: IL NUOVO BELLISSIMO E CREMOSISSIMO LIBRO DI UNO DEI PIÙ GRANDI GELATIERI ITALIANI.




Il “Made in Italy” (Fatto in Italia) è l’espressione utilizzata, a partire dagli anni 1980, per indicare la specializzazione internazionale del Sistema Produttivo Italiano nei vari settori manifatturieri tradizionali. Uno dei prodotti di punta del “Made in Italy” è senza alcun dubbio il “Gelato Artigianale” che si distingue nettamente da quello Industriale.

Il “Gelato” è un alimento straordinario ottenuto miscelando ingredienti liquidi e solidi che, tramite macchine del freddo chiamate “mantecatori”, li trasformano nel prodotto cremoso e fresco che vediamo nelle vetrine delle gelaterie.

Per produrre un buon gelato, un Artigiano può scegliere tra moltissimi ingredienti a seconda delle proprie necessità e dei gusti dei suoi clienti. Si utilizzano ingredienti molto comuni come il latte, lo zucchero, la frutta, l’acqua, la panna, le uova, il latte in polvere, il fruttosio.

Un gelato professionale quindi si realizza miscelando ingredienti comuni freschi (latte, panna, zucchero, frutta) e ingredienti specifici per gelateria (basi, latte in polvere, zuccheri alternativi). Questo processo si chiama “bilanciatura”. Dopo avere pastorizzato la miscela viene lasciata “riposare a freddo”, come si fa per la lievitazione del pane. Quando la miscela ha le caratteristiche ottimali, vengono aggiunti altri ingredienti specifici chiamati “sapori” o “paste”. La miscela viene introdotta nel mantecatore e, dopo alcuni minuti, esce il gelato soffice e cremoso pronto per essere deposto nelle vaschette.

Le “Origini del Gelato” si perde nella notte dei tempi visto che in tutte le Epoche le temperature invernali portavano al congelamento degli alimenti. Varie tracce di antenati del gelato sono state ritrovate in Cina: come una miscela di riso stracotto, latte e spezie solidificata tramite l'immersione nella neve risalente al 2000 a.C. o prodotti caseari ghiacciati, fra cui una pietanza preparata con “kumis” (bevanda tipica di molte popolazioni dell'Asia centrale ottenuta dalla fermentazione del latte di giumenta) con aggiunta di farina e foglie di canfora e refrigerata prima di essere servita.

Nel Mondo Arabo si diffuse una preparazione denominata “sherbet” di origine Persiana (dove veniva chiamato “sharbat”), un dolce ghiacciato (attraverso il “processo endotermico” provocato dall'aggiunta di sali al ghiaccio) a base di frutta, acqua, zucchero (importato in Sicilia dagli Arabi nel IX Secolo), spezie e latte o crema di latte.

Nel Tardo Medioevo comparvero in Italia antenati del gelato moderno basati su latte e frutta ghiacciata. Tra le diverse specialità culinarie che Caterina Maria Romula di Lorenzo de' Medici (Caterina de' Medici, 1519 - 1589, Regina Consorte di Francia come moglie di Enrico II) introdusse nella Corte Francese vi era anche un dolce semifreddo cremoso. Bernardo Timante Buonacorsi (Bernardo Buontalenti, 1531 - 1608) è stato un Architetto, Scultore, Pittore, Ingegnere militare e Scenografo Italiano che, con la sua lunga e operosa attività presso la Corte Granducale Fiorentina, fu uno degli Artisti più importanti e influenti della seconda metà del Cinquecento. Secondo diverse fonti fu proprio lui a inventare, nel 1565 alla Corte di Caterina de' Medici, la “crema fiorentina” (anche con l'uso dell'uovo) il primo vero esempio di gelato del Mondo.

Intorno al 1560 un Medico Spagnolo di nome Blasius Villafranca, che viveva a Roma, riscoprì che il salnitro rendeva semplice la creazione di ghiaccio artificiale e un congelamento più rapido permettendo tra l'altro l'invenzione culinaria delle “bombes glacées”, un dolce di gelato solitamente semisferico con due o più gusti.

La storia del “Gelato” è indubbiamente poi legata a Procopio Francesco Cutò conosciuto in Italia  come Francesco Procopio dei Coltelli e in Francia col nomignolo di Le ProcopeProcopio Siciliano di nascita (Aci Trezza o Palermo 1651 - Parigi 1727), è stato un famoso Cuoco che trasferitosi a Parigi aprì nel 1686 la prima gelateria al Mondo, un Locale tuttora esistente, il “Café Le Procope”, dove veniva servita una grande varietà di gelati. 

La notorietà Internazionale arrivò successivamente quando il Gelato giunse negli Stati Uniti con Filippo Lenzi che nel 1777 aprì la prima gelateria. Il grande successo che il Gelato ebbe presso gli Americani portò anche a un veloce sviluppo tecnologico come “la gelatiera a manovella” (un mastello dove era inserito un cilindro metallico con una manovella) brevettata nel 1843 da Nancy Johnson. Alcuni anni dopo William Young applicò un motore al mastello di Nancy Johnson, consentendo un raffreddamento più uniforme. La vera rivoluzione arrivò all'inizio del '900 con l'introduzione della sorbettiera motorizzata a spatolazione automatica.

Nel 1903 il gelataio di origini Venete Italo Pietro Marchioni (1868 - 1954) che operava negli Stati Uniti inventò il “cono gelato”, la cialda conica aperta verso l'alto che si riempiva con il gelato a palline. Una scoperta che contribuì notevolmente a incrementare la popolarità e la diffusione del gelato Italiano nel Mondo.

Molto importante e rivoluzionaria fu anche da parte dell’Azienda Fabbri (fondata nel 1905 e produttrice di sciroppi) la realizzazione dei primi ingredienti composti per gelato artigianale comprendenti paste di frutta e creme che l'Artigiano Gelatiere poteva utilizzare nelle sue ricette aggiungendo latte, panna o acqua.

Nel 1939 in Italia e più precisamente a Torino fu inventato e brevettato, dalla storica GelateriaPepino” di Piazza Carignano, il “gelato su stecco” il miticoPinguino”, il gelato con crema dentro e cioccolato croccante fuori.

Oggi il “gelato artigianale” è senza alcun dubbio uno tra gli alimenti più diffusi e conosciuti grazie alla sua straordinaria bontà e alla genuinità degli ingredienti utilizzati, un prodotto che diffonde nel Mondo la magnifica Tradizione Alimentare Italiana.

Alla fine del Mese di Novembre 2022, è uscito un interessantissimo Libro intitolatoIo, Sergio Dondoli - Storia, passioni e ricette di un gelatiere italiano”. Sergio Dondoli è un fantastico personaggio e un grandissimo Maestro Gelatiere di fama Internazionale.

Sergio è nato, Sabato 12 Settembre 1953, nella splendida Regione Toscana a Monteriggioni, un Comune della Provincia di Siena, il cui spettacolare Centro Storico, formato dal grande e suggestivo Castello con il Borgo al suo interno, venne costruito dai Senesi sul Monte Ala in posizione di dominio e sorveglianza della Via Francigena per ordinanza del Podestà Guelfo da Porcari tra il 1213 e il 1219

Nel 1960 Sergio con la Famiglia si trasferì a Poggibonsi, importante Centro agricolo, commerciale e industriale distante circa 17 Km. da Monteriggioni. Dopo le Scuole Medie Sergio frequentò per un periodo l’Istituto Tecnico a Siena ma non gli piaceva e convinse il Padre a iscriverlo all’Istituto Professionale di Stato per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera F. Martini” di Montecatini Terme (PT) dove tra il 1967 e il 1971 frequentò il Corso di Portineria Alberghiera diventando “Concierge”. Se pur giovanissimo durante le vacanze estive dell’Alberghiero, mosso da un forte desiderio di indipendenza e avventura, iniziò a lavorare in Hotel di Zone Turistiche Italiane ed Estere (Castiglioncello in Provincia di Livorno, Strasburgo Capoluogo della Regione dell'Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena nel Nord-est della Francia, Bad Teinach-Zavelstein piccolo Comune Tedesco situato nel Land del Baden-Württemberg) ricoprendo e specializzandosi in vari ruoli compreso il Servizio di Sala e imparando anche le prime nozioni di Cucina.

Finiti gli studi Sergio tornò in Germania e dopo varie e costruttive esperienze, tra cui l’apertura di un Locale in Società denominato “Die Ente” (L’Anatra), si trasferì nel 1974 a lavorare in un Paesino sulla spiaggia vicino alla Città di Kiel nel Land dello Schleswig-Holstein. Poi lavorò sempre in Locali e Alberghi della Zona fino all’apertura della sua Pizzeria. Frequentando una Gelateria conobbe una bellissima ragazza di nome Franca che vi lavorava con le sorelle. Dopo due anni la loro storia d’amore li fece convolare a nozze il 30 maggio del 1979 e dalla loro unione sono nati tre Figli: Valeria Eleonora, Stefano e Sara Serena.

Negli anni successivi grazie al Marito di sua Cognata, esperto Gelatiere, Sergio Dondoli entrò nel mondo del Gelato Artigianale. Nel 1984 venduta la sua Pizzeria aprì a Reinfeld, un piccolo Paesino dello Schleswig-Holstein nel Nord della Germania, la sua prima Gelateria denominataPinocchio”.

Nel 1988 Sergio e Famiglia rientrarono in Italia a Poggibonsi e seguirono altre importanti esperienze lavorative. Nel 1990, dopo aver girato molto per la Toscana cercando di trovare l’ubicazione della sua nuova Gelateria, Sergio arrivò nella suggestiva e monumentale (risale al 1200) Piazza della Cisterna nel cuore della fantastica e storica Cittadina di San Gimignano (SI), la “Città dalle 100 Torri”, dove trovò al Civico 4 un fondo da restaurare.

Con grande impegno e assoluta passione per superare tutte le difficoltà burocratiche alle 16:30 di Mercoledì 8 Aprile 1992 Sergio Dondoli e Famiglia riuscì a inaugurare quella che negli anni successivi è diventata la mitica Gelateria di Piazza laGelateria Dondoli”.

Negli anni Sergio Dondoli si è impegnato moltissimo portando la sua preparazione, la professionalità e l’amore per il lavoro a livelli altissimi. I successi che ha ottenuto negli anni sono infiniti: “Pemio Colosseum” Roma 1993/96, “Merlino d'Oro” nel 1993/94/95/96,
Coppa d'Oro” nel 1994, “Gelatissimo d'Italia1997/98, “Grappolo d'Oro1998, Campionato Italiano a Venezia nel 1998, “Coppa del Mondo della Gelateria” come membro del Team Italia vincitore nelle Edizioni 2006/07 e 2008/2009, nel 2016 il prestigioso “Premio MAM” (Maestro d’Arte e Mestiere), l'equivalente Italiano del Premio Giapponese “Living National Treasure” e del Premio Francese “Maître d’Art”, solo 75 Maestri Artigiani sono stati insigniti in Italia e Sergio è l'unico Maestro Gelatiere ad aver ricevuto questo importante riconoscimento.

Grandi Giornali del Mondo hanno parlato di lui con affermazioni importanti come il "The Sidney Morning Herald" che scrive “la via Francigena conduce oggi i devoti alla porta della Gelateria del Dondoli”, il "Der Feinschmecker" parla del suo gelato allo zafferano e pinoli come di una poesia, l’"Union Tribune" definisce l'Italia come Arte e Gelato e per il gelato indirizza tutti alla Gelateria di "Piazza". La Gelateria Dondoli è citata tra le più importanti Guide Mondiali ed è visitata continuamente da Televisioni Nazionali e Internazionali.

Grazie alla sua esperienza e alla voglia di sperimentare Sergio ha creato una serie infinita di gusti originali e insoliti che sono diventanti famosi come la “Crema di Santa Fina” (crema allo zafferano e pinoli), lo “Champelmo” (pompelmo rosa e spumante), il “Dolceamaro” (crema alle erbe aromatiche), il “Sorbetto di Vernaccia”. Ma il suo Menu si arricchisce continuamente di nuovi gusti.

Tutti i suoi gelati nascono da ingredienti selezionatissimi e di prima qualità con un occhio di riguardo per i prodotti tipici del Territorio come lo Zafferano di San Gimignano DOP o il Vinsanto. I Gelati di Sergio Dondoli, preparati ogni giorno con ingredienti freschissimi rigorosamente selezionati e privi di conservanti, sono vere e proprie opere originali che si distinguono anche per le eccellenti proprietà nutrizionali (vitamine, proteine, fibre e sali minerali), l'apporto calorico limitato e una facile digeribilità.

Un Gelatiere di così grande fama meritava assolutamente un racconto dettagliato in tutti i suoi particolari e come già accennato nel Novembre 2022, è uscito l’interessantissimo Libro dal Titolo Io, Sergio Dondoli - Storia, passioni e ricette di un gelatiere italiano”.

Il LibroIo Sergio Dondoli” è pubblicato, nel bel formato 30,5 x 21,7 cm. con Copertina Rigida, dalla nota Casa Editrice di Firenze Il Forchettiere”.  Il Libro è stato Curato del bravo Giornalista Enogastronomico Marco Gemelli ed è riccamente illustrato con moltissime Foto della Famiglia Dondoli e con quelle realizzate da un altro bravo Giornalista/Fotografo come Luca Managlia.  

Nelle 115 Pagine di pregevole Carta Lucida (Testi in Italiano e in Inglese) si trova inizialmente l’Introduzione della brava Giornalista/Scrittrice Eleonora Cozzella e la Prefazione dell’Esperta Studiosa di Storia e Curatrice del Gelato Museum Carpigiani Luciana Polliotti. Seguono i Capitoli dedicati alla Vita, alla Famiglia, agli Amici di Sergio Dondoli, quello dedicato a San Gimignano, quello delle Ricette dei suoi Gelati, quello dove 10 Personaggi famosissimi raccontano Sergio Dondoli, quello in cui 12 Chef super celebri e premiati raccontano le loro Ricette realizzate in collaborazione con Dondoli. Il Libro si chiude con la Pagina dei Ringraziamenti e l’Elenco dei principali Fornitori della Gelateria.

Sergio Dondoli è un esuberante personaggio con uno straordinario carattere che lo porta a essere estremante socievole, disponibile, simpaticissimo e sempre magnificamente sorridente, un vero Artista del Gelato Artigianale ma anche un uomo ricco di umanità. La Sua Gelateria oltre alla speciale bontà della sua produzione rispecchia anche tutti i lati positivi di Sergio e per tali motivi ogni giorno è assaltata da folle di Clienti da tutto il Mondo.

Posso solo aggiungere che il nuovo bellissimo ecremosissimoLibroIo Sergio Dondolidedicato a uno dei più grandi Gelatieri Italiani è assolutamente imperdibile.

http://www.gelateriadondoli.com/

https://www.ilforchettiere.it/

https://www.youtube.com/watch?v=oFnLfZpGyGU


"Io Sergio Dondoli" il Libro 

Sergio Dondoli (Foto Dondoli)

Stefano e Sergio Dondoli (Foto Luca Managlia)

Sergio Dondoli: Il Gelato Artigianale (Foto Dondoli) 

Sergio Dondoli e Luca Managlia (Foto Dondoli)

 Sergio Dondoli il Grande Gelatiere (Foto Dondoli)

Giorgio Dracopulos con un Libro Assolutamente Imperdibile

domenica 13 novembre 2022

“CRU CAVIAR” UN’AUTENTICA ECCELLENZA ITALIANA CHE BRILLA TRA I MAGGIORI PRODUTTORI DI CAVIALE DEL MONDO.




Il termine FranceseCru” nel corso degli anni ha assunto un significato sempre più ampio e complesso che lo rende di non facile traduzione nell'ambito di diverse coltivazioni agricole e non. Nel linguaggio comune il termine sta a indicare uno specifico vigneto con proprie caratteristiche particolari ma in alcune Regioni vitivinicole il concetto è esteso a un delimitato Territorio che può comprendere anche un piccolo Centro abitato. Il TermineCru” attualmente viene usato anche nell'Olivicoltura.

Il significato molto complesso del termine “Cru” dipende dalle varie classificazioni dei prodotti da parte degli organi che regolamentano i disciplinari di produzione di ciascuna singola Zona Vitivinicola Francese: per esempio nel “Médoc” (una Regione naturale della Francia, Penisola del Dipartimento della Gironda, in Aquitania) si adotta la scala del 1855 voluta da Napoleone III che prevedeva una classificazione con al vertice i “Premiers Crus Classés”, a seguire i “Deuxièmes Crus”, i “Troisièmes Crus”, i “Quatrièmes Crus” e “Cinquièmes Crus”.

Nella Legislazione Vitivinicola Italiana non esiste una classificazione gerarchica dei "Micro Territori" analoga a quella vigente da Secoli in Francia. Tuttavia, molte denominazioni, soprattutto quelle storiche e famose, prevedono delle "Sottozone". Ma l'analogia più consona con il “CruFrancese è la menzione (geografica aggiuntiva) ovvero il nome del Comune, della Frazione o del Vigneto (in questo caso, la Legge, prevede anche l'apposizione "Vigna") che si appone alla specifica denominazione.

Questa premessa mi serviva per arrivare a un’Azienda Italiana che ha adottato il termine “Cru” inteso come “ciò che cresce in una specifica Regione o Territorio” per divulgare una Cultura che non si riferisce al Vino ma a quella del Caviale di altissima qualità: la “Cru Caviar”.

Il “Caviale” è un alimento a dir poco straordinario che si ottiene attraverso l’attenta lavorazione e salatura delle uova di diverse tipologie di pesci denominati “Storioni”.

Lo “Storione” è praticamente un “fossile vivente” (anche per il suo aspetto) visto che ha fatto la sua apparizione nel Mesozoico, oltre 200 milioni di anni fa. Nell’antichità il Fiume Tevere ne era ricco e veniva denominato dai Romaniil lupo del Tevere”. Lo “Storione” è un pesce possente, di grandi dimensioni (diversi metri, è il più grande pesce d’acqua dolce esistente), vive per diversi decenni in acqua dolce pulita e fredda, ma anche in quella salmastra (esistono Storioni che vivono esclusivamente in Mare oppure esclusivamente in Acque Dolci). Lo Storione appartiene alla Famiglia delleAcipenseridae” che comprende 26 Specie di pescianadromi” (che per qualche ragione migrano); gli Storioni infatti risalgono i Fiumi per andare a riprodursi. Il nome “Acipenser” in Latino era il termine che indicava proprio lo “Storione”.

La Carne dello Storione è molto pregiata ma la vera delizia sono le sue uova che dopo attenta lavorazione diventano “Caviale”. Ci vogliono dai 7 ai 25 anni, a seconda delle tipologie, affinché uno Storione riesca a produrre le uova che in natura non hanno un sapore ben definito e che devono essere trattate con il sale per diventare una vera prelibatezza.

Anche se abbiamo tracce antichissime provenienti da fonti Persiane, Egiziane, Greche e Romane sul consumo di uova di Storione, bisogna arrivare nel XII Secolo per avere documentazioni, provenienti da popolazioni Mongole, su questo tipo di consumo.

Il “Malossol” il Caviale leggermente salato come lo conosciamo oggi non è stato possibile realizzarlo fino a che non furono trovati sistemi particolari di stoccaggio e trasporti refrigerati. Soltanto alla fine del XVIII Secolo il Caviale, introdotto inizialmente in Europa dalla Russia grazie al Marinaio e Commerciante Greco Ioannis Varvarkis, divenne un “fenomenoMondiale.

L’eccessivo consumo di Storioni portò presto al calo della produzione Europea mentre in Nord America nella seconda metà del XIX Secolo s’iniziò a produrre Caviale in grande quantità. Se ne produceva talmente tanto che, oltre a essere esportato praticamente ovunque, nei Bar Americani veniva servito del Caviale per promuovere le bevande come oggi facciamo con le “noccioline”. Fino al 1875 il Caviale veniva confezionato in barili di legno da 55 Kg, da allora in poi vennero adottate delle latte metalliche da pochi chili. Tali contenitori permettevano attraverso la pastorizzazione di allungare notevolmente la vita del prodotto. Successivamente nei primi anni del 1900 vennero adottati sistemi di confezionamento sotto vuoto, non solo in vetro, dal peso di 30 o 60 grammi.

Nel 1915 anche in America la produzione entrò in crisi per il troppo consumo e la pesca degli Storioni, sia da diporto che commerciale, fu vietata fino agli anni 50. Dopo l’America il Mar Caspio Russo divenne l’area di produzione principale del Caviale. Superata la metà del 1900 nell’area iniziarono anche i primi esperimenti di riproduzione artificiale degli Storioni ma anche qui la produzione esagerata mise in crisi il sistema.

A causa della penuria di Storioni selvatici a livello Mondiale nel 1998 la Convenzione di Washington sul Commercio Internazionale delle Specie di Fauna e Flora Minacciate di Estinzione  (C.I.T.E.S.) decise d’inserire tutte le specie di Storione all’interno dell’Appendice Seconda della Convenzione. Tale fatto ha portato al divieto di commercializzazione su tutti i Mercati Internazionali dello Storione Selvatico e dei prodotti da esso derivati. Oltre a ciò, la Convenzione, ha anche imposto l’obbligo di marcare la produzione proveniente dagli allevamenti con una “Speciale Etichetta Cites” dove in un codice (di lettere e numeri) vengono riassunti: la Specie dello storione, il Codice sull’origine del prodotto, il Codice Iso” del Paese di origine, l’Anno di produzione nel caso di confezionamento diretto, il Codice dell’eventuale Azienda confezionatrice, il Codice identificativo del lotto di produzione o del permessoCitesdi esportazione.

Oggi il Mercato Mondiale degli Storioni e del Caviale è sostenuto praticamente e quasi esclusivamente dagli allevamenti. Il più grande produttore in assoluto è la Cina ma la produzione si è sviluppata molto anche in Russia, in Francia, in Iran e in Italia. La nostra bella Italia oggi è la principale produttrice Europea di Caviale con circa 54 Tonnellate annue. Le Zone di maggiore concentrazione dei nostri allevamenti di Storioni si trovano in particolari Territori delle Province di Brescia, Pavia, Cremona e Venezia.

Ma torniamo all’AziendaCru Caviarche ha Sede, nella Regione Veneto, a Gardigiano una Frazione (circa 2.200 Abitanti) del Comune di Scorzè in Provincia di Venezia.

Cru Caviar” ha una lunga Storia fatta di esperienza e passione che nasce nel 1972 grazie alla Famiglia Bettinazzi, allevatori da tre generazioni, che decisero di intraprende la strada dell’allevamento ittico seguendo ogni fase dello sviluppo del pesce con estrema cura e dedizione. Nel 1989 venne iniziata l’attività di importazione e distribuzione di pregiato Caviale Iraniano e Russo ma nel 1995 l’attività si focalizzò sull’allevamento degli Storioni in Italia, predisponendo differenti siti con caratteristiche microclimatiche uniche che tutt’oggi vengono preservate in armonia con l’ambiente naturale circostante. Quattro allevamenti posizionati in Lombardia e in Veneto, tra le acque pure del Parco del Mincio (un’area protetta dedicata alla flora e alla fauna fluviale) con una filiera controllata al 100%. Oltre 20 Ettari in cui ogni Storione viene accuratamente allevato: dall’uovo all'avannotto fino all’esemplare maturo dopo oltre 20 anni. Ogni allevamento ha una propria unicità, acque incontaminate e Storioni di differenti specie, dove, dal 1997, si produce Caviale Italiano .

Nel 2008 l’Azienda ha realizzato, dopo quello di Bovolone (VR), il nuovo Stabilimento a Gardigiano e nel 2017 ha ricevuto la CertificazioneIFS”.

IFS Food” è una Certificazione che contempla severi criteri di confezionamento e produzione, uno standard a livello Internazionale che garantisce in termini di alta qualità e massima sicurezza, tutti gli obblighi normativi per la maggiore tutela dei consumatori.

Dopo aver allevato i migliori esemplari di Storione, l’Azienda passa alla delicata fase di produzione realizzando le differenti selezioni di Caviale con laTecnica Malossol” (ridotto contenuto di sale) per esaltare il gusto autentico di un grande e prezioso Caviale. Tutto ciò grazie anche alla grande esperienza del Caviar Master Aziendale Renzo Zanin (tra i più noti Maestri salatori a livello Internazionale) la cui collaborazione è iniziata nel 1997 con la loro prima produzione di Caviale.

Negli anni è stata accuratamente approfondita la conoscenza della produzione di Caviale, la trasformazione dal fresco al conservato, avvalendosi di Tecniche per mantenere assolutamente inalterate le caratteristiche organolettiche del prodotto. Viene distribuito soltanto quel Caviale che supera tutti i severi criteri di controllo, di freschezza, gusto, colore e dimensione. Dopo il confezionamento, il Cavialematura” in camere a temperatura controllata per favorire la più intensa concentrazione del sapore.

L’Azienda ha a cuore la sostenibilità, gli spazi produttivi sono sempre di più alimentati da fonti di energia rinnovabili (fotovoltaico) e l’impegnogreen” parte dal primo anello della catena, l’allevamento. Vengono utilizzati mangimi con il contenuto minore possibile di farine animali e sono totalmente privi diOGM”. Le vasche impiegano solo acqua superficiale che, oltre a rispettare il naturale andamento termico di cui i pesci necessitano, permette di non dover andare a depauperare le riserve idriche prelevando acqua dal sottosuolo. La qualità chimica e microbiologica dell'acqua viene monitorata spesso sia in entrata (per il benessere dei pesci), sia in uscita (per rispettare la normativa vigente e per assicurare un trascurabile impatto ambientale sull'ecosistema a valle dell'impianto). Inoltre vengono controllati praticamente di continuo i livelli di ossigeno nell’acqua mantenendo il livello ottimale per il benessere animale.

La “Cru Caviar” sostiene la WSCS (World Sturgeon Conservation Society) che ha come primo obiettivo quello di promuovere la conservazione, la salvaguardia e la reintroduzione in natura degli Storioni. Grazie alla continua ricerca, lo studio, il confronto con le Aziende, il coordinamento e l’organizzazione di simposi mondiali, la “WSCS” rappresenta un importante e fondamentale anello di congiunzione con chi lavora gli Storioni.

Oggi la ricca Produzione Cru Caviarcontempla non soltanto le varie e specifiche versioni di magnifico Caviale comprese le 4 Cruma anche altri interessantissimi e gustosissimi prodotti come: “Bottarga di Caviale”, “Storione Affumicato”, “Burro con Caviale”, “Uova di Salmone Chum”, “Burro con Acciughe del Cantabrico”, “Caviale Croccante”, “Zafferano in Polvere”, “Burro con Zafferano”, “Zafferano in Pistilli”, “Blinis”, “Cucchiai in Madreperla”. Il tutto confezionabile anche in bellissime versioni regalo.

Inoltre l’Azienda seleziona le migliori varietà di Caviale dall’Estero (Cina e Iran) per offrire alla clientela una garanzia di qualità assoluta.

Recentemente la “Cru Caviar”, in quanto Primo Produttore Italiano e tra i primi a livello Europeo di Caviale Beluga ha iniziato una stretta collaborazione conJRE Italia” la compagine Italiana della Prestigiosa AssociazioneJRE - Jeunes Restaurateurs” che raggruppa giovani Chef tra i più talentuosi in Europa. Una simbiosi culinaria attraverso la quale gli Ospiti dei RistorantiJRE” potranno assaporare le pregiate varietà di “Caviale CRU” con le sue innovative declinazioni, in squisite e raffinate pietanze che appagheranno il palato dei più esigenti buongustai del Caviale.

La “mission” della “Cru Caviar” è quella di creare un gioiello puro e perfetto, ai massimi dell’eccellenza, valorizzando sempre più il nobile Storione, il Caviale e ognuno dei suoi derivati  dando il giusto valore all’eccellenza del “Made in Italy” sinonimo in tutto il Mondo di qualità e sapienza artigiana. La “Cru Caviar” grazie alla pluridecennale esperienza è in grado di creare un vestito di alta sartoria cucito su misura e perfetto per soddisfare i desideri di ognuno dei palati più esigenti degli amanti del Caviale oltre a incuriosire chi fino a oggi non è mai stato tentato da queste “preziose gemme”.

Cru Caviarun’autentica eccellenza Italiana che brilla tra i maggiori produttori di Caviale del Mondo.

https://caviar.it/

https://www.youtube.com/watch?v=e959WhLT3Ow


"Cru Caviar": Prezioso Caviale (Foto CC)

Gustosissime Gemme (Foto CC)

"Cru Caviar": Una Vista della Vasche (Foto CC) 

"Cru Caviar" Cura il Benessere degli Storioni (Foto CC)
 
 Solo i Migliori Storioni (Foto CC)

"Cru Caviar" Caviale Italiano (Foto CC)

"Cru Caviar" Porta la Magia in Tavola (Foto CC)

Caviale Super Selezionato (Foto CC) 

 La Preziosa "Bottarga di Caviale" (Foto CC)

"Cru Caviar": Un'Autentica Eccellenza Italiana (Foto CC)