Visualizzazione post con etichetta africa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta africa. Mostra tutti i post

venerdì 30 agosto 2024

DAL CAMERUN IL PREZIOSO “PEPE BIANCO DI PENJA”: CHE COSA SAREBBE LA VITA SENZA UN PO’ DI PEPE?



Si definiscono genericamente “Spezie” quelle sostanze aromatiche di provenienza vegetale che grazie alla validità gusto-olfattiva vengono usate (essiccate, fresche o miscelate) per insaporire prevalentemente cibi e bevande. Queste sostanze, grazie alle varie, molteplici e positive specificità possono essere usate anche nel campo Medico, Farmaceutico, Religioso, nella Cosmesi e per la conservazione dei cibi.

LeSpeziehanno avuto una straordinaria importanza nella Storia dell’Umanità.

Una delle principali Spezie è il Pepe”.

Piper Nigrum” è il nome scientifico della Pianta del Pepe”, è stata così denominata dal Medico, Botanico e Naturalista Svedese, Carl Nilsson Linnaeus (1707 - 1778), considerato l’ideatore della classificazione scientifica moderna di tutti gli organismi viventi.

La Pianta del Pepe è originaria di una Zona dell’India Sud-Occidentale denominata Costa di Malabar, ma oggi viene coltivata in modo estensivo in molti altri Paesi. Il Vietnam è il maggior produttore Mondiale di Pepe seguito da India, Brasile, Malesia, Sri Lanka, Thailandia, Cambogia, Cina e alcune regioni Africane. Il Pepe è una pianta appartenente alla grande Famiglia dellePiperacee” che contempla anche piccoli alberi, arbusti, rampicanti ed erbe.

La pianta (albero) del “Piper Nigrum” è una liana (pianta rampicante su alberi di supporto) legnosa e perenne (perenni si definiscono le piante che vivono più di due anni) e può arrivare a più di sei metri di altezza. Le Foglie di forma ovale raggiungono i dieci centimetri di lunghezza e i sei di larghezza, sono alterne e hanno una consistenza coriacea. I Fiori sono piccoli e sbocciano su di un asse pendulo inserito alla base delle foglie stesse e lungo alcuni centimetri.

I Frutti della pianta del Pepe sono delle piccoleDrupe”, frutti carnosi e rugosi, che “non si aprono” (indeiscenti), all’interno contengono un solo seme di circa cinque millimetri di diametro. Le Drupe inizialmente assumono un colore verde per poi diventare, raggiunta la maturazione, di colore rosso.

L’Albero del Pepe si sviluppa in terreni equilibratamente umidi e ben concimati. Dalle Drupe, che vengono raccolte e messe al sole a essiccare, per mezzo del procedimento di sgranamento si ottengono i frutti (granelli) che conosciamo come “Pepe”. Da questo frutto, attraverso diversificati metodi di lavorazione, si producono quattro tipologie di Pepe classificabili attraverso il colore: “Nero”, “Verde”, “Bianco” e “Rosso”.

Al Mondo esistono più di 600 varietà di Pepe ma quelle commestibili non sono più di un centinaio e ognuna ha le sue specifiche peculiarità aromatiche e di piccantezza. Quest’ultima è data dalla “Piperina” (un alcaloide = composto organico contenente azoto) che si trova nello strato superficiale dei frutti.

In commercio esistono anche altri prodotti che vengono denominati impropriamentePepe” come: il “Pepe Rosa” e il “Pepe di Sichuan”.

Grazie alla “Piperina” al Pepe in generale sono attribuite benefiche capacità come favorire la digestione promuovendo la secrezione dei succhi gastrici e stimolare il metabolismo, oltre ad altre proprietà antisettiche, espettoranti e antidepressive. Il Pepe è da sempre stato usato anche come conservante, vedi per esempio l’uso che se ne fa nei nostri insaccati.

Il Pepe ha piccole dimensioni ma ha avuto una grandissima importanza praticamente in tutta la Storia dell’Uomo.

Tracce archeologiche ci raccontano che l’uso del Pepe in India risale addirittura alla fine della Preistoria (cieca 4000 anni a.C.), era conosciuto da Assiri e Babilonesi, gli Egiziani ne facevano uso anche nel procedimento di imbalsamazione. Per i Greci e i Cinesi era un lusso. Dopo la conquista dell’Asia da parte di Alessandro Magno (356 a.C. - 323 a. C.) e l’apertura di vere e proprie strade carovaniere il Pepe (con altre spezie) iniziò ad arrivare in Occidente. Che i ricchi Antichi Romani usassero il Pepe ne abbiamo prove certe anche negli scritti del filosofo e naturalista Gaio Plinio Secondo (conosciuto come Plinio il Vecchio) e dal gastronomo Marco Gavio Apicio.

Nel 476, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, gli Arabi acquisirono il controllo dei traffici commerciali delle spezie e quindi del Pepe. Poi furono le Repubbliche Marinare a diffondere il commercio anche del Pepe in tutta Europa e successivamente Portoghesi, Inglesi e Olandesi. Fino al XVII Secolo il Pepe ha avuto un valore così alto da essere usato addirittura come moneta negli scambi commerciali, non a caso veniva chiamato anche “Oro Nero”.  Nel 1800 quando nelle Ricette dell’Alta Cucina si suggeriva di aggiungere “un pizzico di spezie” era sottinteso che si trattasse di Pepe, Noce Moscata, Cannella e Chiodi di Garofano.

In Epoche più vicine a noi la grande produzione delle Spezie in genere, e del Pepe, ne ha favorito l’uso comune. Il Pepe oggi viene ampiamente usato, come anche altre spezie, nelle cucine di tutti i Paesi del Mondo sia nelle più varie ricette sia in preparazioni di dolci e bevande.

Oggi Vi voglio parlare di un pepe speciale che proviene dall’Africa in particolare dal Camerun: ilPepe Bianco di Penja”.

La Repubblica del Camerun, indipendente dal 1960, si trova in Africa Equatoriale, ha come Capitale la grande Città di Yaoundé (la Città dei sette colli) e una superficie di 475 442 km², circa 30 milioni sono gli abitanti. Il Camerun conta oltre 200 diverse etnie e gruppi linguistici ma le lingue ufficiali sono il francese (maggioritario) e l'inglese.

Il Camerun confina a Nord-ovest con la Nigeria, a Nord-est con il Ciad, a Sud-est con la Repubblica del Congo e a Sud con la Guinea Equatoriale e il Gabon. La Costa del Camerun si affaccia sul Golfo di Biafra (una parte del più grande Golfo di Guinea) nell'Oceano Atlantico. Il suo Territorio si allunga per quasi mille chilometri nelle Regioni dell'Africa Sudanese fin quasi all'Equatore per cui ha una notevole varietà di climi e ambienti che passano dalla Savana arida del Nord, alla Savana verdeggiante e arborata nelle zone centrali, alle lussureggianti Foreste Pluviali equatoriali del Centro e del Sud. Il Territorio è costituito per la maggior parte da un vasto altopiano ondulato, che ricopre pressoché tutta la regione centrale e meridionale. Pianure alluvionali si estendono lungo la Costa Atlantica e nel Nord, dove il rilievo digrada verso la depressione del Lago Ciad.

Rispetto ad altri paesi africani, il Camerun gode di stabilità politica e sociale. Ciò ha consentito lo sviluppo dell'agricoltura, di strade e ferrovie e di un'importante industria legata al petrolio e al legname.

Il “Pepe di Penja” (Poivre de Penja) prende il nome dalla “Valle di Penja” la Zona di coltivazione che si trova intorno all’omonima Cittadina ubicata in un Sub-distretto della Regione Sud-occidentale del Camerun. In questa Valle si produce del Pepe speciale e di eccellenza (Nero, Bianco, Verde e Rosso) il cui aroma e gusto intenso è fortemente influenzato dalle condizioni climatiche e geologiche locali: un terreno vulcanico (Monte Camerun 4.040 metri) ricco di minerali e di sorgenti d’acqua e il forte sole dell’Africa.

Il “Pepe di Penja” non è una coltivazione autoctona ma è grazie a un ingegnoso coltivatore di banane, Antoine Decré, che aveva le piantagioni a Penja nel Dipartimento di Moungo, se negli anni trenta del novecento ci furono i primi tentativi di coltivazione di piante di pepe importate dall’India. L’esperimento ebbe successo e nei decenni successivi la coltivazione di pepe aumentò fino ad arrivare al 1958 quando venne fatta la prima spedizione all’estero di un piccolo quantitativo di Pepe Bianco.

Il “Pepe Bianco di Penja” chiamato anche “Tesoro del Camerun” o “Pepe degli Uccelli” (Poivre des Oiseaux) è un prodotto, raro, eccezionale e prezioso vista anche la particolare cura del metodo di produzione. Viene raccolto a mano quando è rosso, e quindi maturo, con metodi tradizionali, successivamente viene lavato per 10/12 giorni in botti, o vasche, piene d'acqua per staccare il pericarpo, la buccia rossa, dopo la fermentazione viene scolato ed esposto al sole per l’essiccazione. Il “Pepe Bianco Penja” ha una bacca più piccola rispetto ad altre varietà di pepe. La produzione è limitata a poco più di una quindicina di tonnellate: il confezionamento in sacchetti ermetici, o in altri contenitori, preserva l’eccezionale qualità.

Una eccezionale qualità, senza alcun tipo di conservanti, adatto anche per i vegetariani, che è stata riconosciuta Internazionalmente nel 2013 con il conferimento al "Poivre de Penja" del “Protected Geographic Indications” (PGL): la prima volta per un Prodotto Africano.

Recentemente ho ricevuto delle confezioni di “Pepe Bianco di Penja”, in Grani e Macinato, prodotto dall’Azienda BiologicaNgangue Ranch” di Penja e distribuito in Italia da “Les Cinq Terroirs”.

Il “Ngangue Ranch” è nato da una decina di anni grazie all’assoluto impegno per l’Africa di un noto imprenditore camerunese, Robert Ngangue (da anni anche funzionario delle Nazioni Unite), che ha voluto portare a conoscenza della più ampia platea del Mondo i moltissimi pregi del Pepe Bianco di Penja”.

Con tale preziosa campionatura di “Pepe Bianco di Penja” ho voluto condividere l’esperienza della valutazione e le potenzialità di abbinamento con alcuni bravissimi Chef amici come i Professori di una delle migliori Scuole di Cucina d’Italia, la “Scuola Tessieri”: il Coordinatore dei Corsi di Pasticceria Mario Ragona, il Coordinatore Didattico di Cucina lo Chef Stefano Cipollini e i Docenti Fabio Centoni e Christian Cecconi.

Scuola Tessieri” è una Scuola Superiore di Cucina Accreditata e Certificata dalla Regione Toscana, ha Sede a Ponsacco, in Provincia di Pisa, nella Zona Artigianale/Industriale, precisamente in Via Milano al Civico 24. Un grande open space di oltre 800 mq. che può essere suddiviso in ambienti separati mediante pareti trasparenti e insonorizzate. Le più moderne attrezzature arredano gli specifici Laboratori di Cucina, Pasticceria e Panetteria, Pizzeria, Bar e Sala, Gelateria, Cioccolateria. Telecamere e Schermi giganti permettono di proiettare ogni passaggio delle lezioni. La sua ubicazione strategica le permette di essere raggiunta con facilità trovandosi a solo 2,5 Km. dall’uscitaPontedera-Ponsacco” di una fondamentale arteria come la “Strada di Grande Comunicazione Fi-Pi-Li”.

La Scuola è nata nel 2015 per la brillante iniziativa di Alessio Tessieri (classe 1963) un noto imprenditore della zona. Alessio ha fondato e guidato nel tempo Aziende leader a livello Nazionale e Internazionale nel settore dolciario. “Casa Tessieri” l’Azienda madre del suo Gruppo imprenditoriale sceglie e distribuisce nel Mondo, da oltre 50 anni, prodotti di selezionatissime pasticcerie, panetterie e Aziende di trasformazione alimentare.

Il “Pepe Bianco di Penja” è un Pepe dalle note complesse e armoniose, dalla fragranza delicata, pungente e raffinata, con un ricco bouquet aromatico sia legnoso sia muschiato, il suo sapore è unico, leggermente piccante, avvolgente, caldo e persistente in bocca, un grande “Cru di Pepe”.

Il “Pepe Bianco di Penja” si presta a una infinità di abbinamenti, dagli snack agli antipasti, dai primi e secondi di mare e di terra fino agli abbinamenti più lussuosi (con ostriche e caviale per esempio), dalle verdure (cotte e crude) fino ai prodotti da forno e ai dolci, magnifico con il cioccolato. Non mi negherei neanche una spolveratina di “Pepe Bianco di Penja” macinato su alcuni formaggi delicati, freschi o a pasta morbida, e anche su qualche cocktail a base di frutta esotica e non solo.

Nel Pepe Bianco di Penja” (Poivre des Oiseaux), uno dei migliori al Mondo, si sente la selvaggia, sincera e fascinosa anima Africana del Camerun.

Il Pepe Bianco di Penjaè un prodotto prezioso ed eccellente che gli amanti della Cucina Gourmet non possono certo non prendere in considerazione, anche perché che cosa sarebbe la vita senza un po’ di pepe?

https://www.ngangueranch.com/ 

https://www.facebook.com/poivre5terroirs?locale=it_IT


"Pepe Bianco di Penja": Frutti della Pianta del Pepe (Foto LCT) 

"Les Cinq Terroirs Pepe Bianco di Penja" Macinato (Foto LCT)

Stefano Cipollini, G. Dracopulos, Christian Cecconi (Foto F. Latini)
 
Mario Ragona, G. Dracopulos, Fabio Centoni  (Foto Fabio Latini)

"Les Cinq Terroirs Pepe Bianco di Penja" in Grani e Macinato
(Foto LCT)

lunedì 25 ottobre 2021

“CANTINA ALESSANDRO BOCCA”: DALLA SARDEGNA MAGNIFICI VINI FATTI CON AMORE E GRANDE PASSIONE.



 La Sardegna è per estensione la seconda Isola del Mediterraneo (dopo la Sicilia), è lunga 270 km. e larga 145 km., con 1.897 km. di Coste meravigliose; la sua superficie raggiunge i 24.100 Chilometri Quadrati. L’80% del suo Territorio si distingue tra Montuoso e Collinare (Altopiani Rocciosi). Il Promontorio di Capo Ferro, sulla Costa Nord-est dell’Isola, nel Comune di Arzachena (SS), dista dal Toscano Monte Argentario 188 km. di Mar Tirreno, mentre 10 km. meno (178) la separano dalle Coste Tunisine e dal Continente Africano, e solo 11 km. dalla Corsica Francese.

Il “patrimonio boschivo” della Sardegna, con più di un milione e 213.000 Ettari, è il più importante d’Italia. Il Clima è Mediterraneo, lunghi periodi di siccità Estiva e Inverni piovosi con temperature miti. Tale fatto, attraverso i Secoli, ha permesso lo sviluppo di molte attività dell’uomo in particolare pesca, pastorizia e agricoltura.

L’Agricoltura si è specializzata in produzioni vinicole, olivicole, di arance, di barbabietole, di carciofi. Particolarissimo il “Carciofo Spinoso Sardo” tanto da essersi meritato il Marchio D.O.P. e la cui produzione è documentata già dal 1780.

La coltivazione della Vite in Sardegna è molto antica e risale al IX Secolo a.C. quando i pacifici mercanti Fenici iniziarono ad arrivare sulle coste dell’Isola e riuscirono facilmente a integrarsi con la locale “Civiltà Nuragica” (gli Antichi Sardi, XXIII Secolo a.C. - II Secolo d.C.). I Fenici introdussero molte nuove conoscenze e tecnologie nella vita dell’Isola tra cui una forma di aggregazione urbana fino allora sconosciuta: la Città. Anche i Cartaginesi, i Greci e Romani hanno successivamente sviluppato, tra moltissimo altro, la Viticoltura Isolana.    

Ma è a partire dal XIV Secolo in poi, con l’arrivo in Sardegna di Vitigni come la “Vernaccia”, il “Vermentino”, il “Cannonau” (introdotto, dopo il 1479 con l’arrivo della dominazione Spagnola, e che in Spagna prende il nome di “Alicante”) e altri, che l’Isola ha iniziato ad avere un’importanza specifica nella produzione vitivinicola, confermata e ampliata grazie ai successivi e favorevoli sviluppi storici come il passaggio della Sardegna (Trattato dell’Aia del 1720) sotto Vittorio Amedeo II di Savoia Principe di Piemonte.

Negli ultimi decenni i Viticoltori Sardi hanno approntato nelle loro Aziende, con grande intelligenza e passione, tutte le nuove tecnologie enologiche, consentendo il forte rinnovamento del Settore Vitivinicolo della Sardegna (oltre 27.200 Ettari di Vigne) rendendolo dinamico e innovativo. Tale fatto ha migliorato moltissimo la qualità della produzione con Vini Rossi eleganti e strutturati e Vini Bianchi freschi e sapidi: il Vino Sardo si è diffuso rapidamente anche sui Mercati Internazionali. Oggi in Sardegna sono presenti 33 Denominazioni Vinicole: Una DOCG, Diciassette DOC e Quindici IGT.

Dal 16 Aprile 2021 le Province della Sardegna sono 6 e tutte vantano Denominazioni di Origine dedicate al Vino ma per quello che voglio raccontare ci interessa la Provincia di Nuoro (ubicata centralmente a est dell’Isola e affacciata sul Mar Tirreno) e in particolare uno dei suoi 74 Comuni: Dorgali.   

Dorgali  ha circa 8.400 abitanti ma per estensione (226,54 km²) è l'ottavo Comune della Sardegna.

L'economia cittadina è varia, una delle più dinamiche e vivaci della Provincia di Nuoro. Fra le attività produttive principali si annoverano l'artigianato che spazia dalla produzione di manufatti in legno, pelle, ferro battuto, ceramica, scultura, oreficeria (in particolare la filigrana), fino alla lavorazione del marmo, dei tappeti e dei coltelli. Anche qui come in tutta la Regione un ruolo rilevante hanno anche la viticoltura, l'allevamento e l'agricoltura.

Molto attrattivo il circuito ambientale e archeologico Dorgalese che comprende il sito del “Villaggio di Tiscali”, il “Complesso Nuragico di Serra Orrios” (II Secolo a.C.), le celebri “Grotte del Bue Marino”, l'area di “Nuraghe Mannu” e la “Grotta di Ispinigoli”.

Il Settore Turistico, grazie alla bellezza delle sue coste, è divenuto nel corso degli ultimi decenni il nucleo centrale per l'economia di Dorgali legata a doppio filo con la nascita e lo sviluppo della sua unica FrazioneCala Gononeadagiata sulla Costa a meno di quattro chilometri. Nella Provincia di Nuoro Dorgali è al vertice per numero di alberghi ed esercizi complementari.

Ecco che proprio in questo splendido Territorio nel 2013 dei grandissimi appassionati di Viticoltura come Alessandro Bocca e Barbara Febbo hanno deciso d’impiantare il loro primo Vigneto, 3.500 metri quadri (solo Uve Rosse) in LocalitàSu Babbu Mannu”, facendo nascere con tale atto l’Azienda Agricola di Famiglia.

La LocalitàSu Babbu Mannu”, che prende il nome dalla Chiesa di Su Babbu Mannu” (Lo Spirito Santo) che si trova in loco da prima del XVII Secolo, si trova lungo la Strada Statale 125 Orientale Sarda che da Dorgali conduce a Orosei a circa 5 km da Dorgali immediatamente prima del bivio della Provinciale che conduce a Galtellì.

Dopo pochi mesi dal primo, Alessandro e Barbara, hanno impiantato in LocalitàBovori” (VignaSa Toa”), poco distante dall’altro, un nuovo Vigneto più grande, poco meno di 6 Ettari di cui quattro e mezzo di Vitigni a Bacca Bianca il restante a Bacca Rossa.

Alessandro Bocca, classe 1966, è nato in Piemonte nell’elegante e raffinata Città di Torino, i suoi Nonni provenivano dalla Campagna ma il suo Babbo, Roberto Bocca, era un noto Dirigente Industriale e anche un Pittore molto bravo, la sua Mamma, Franca Sergi, faceva l’Insegnante.

Dopo le Scuole dell’Obbligo Alessandro Bocca ha frequentato la Scuola per Odontotecnici della sua Città dove si è diplomato nel 1985 e successivamente, sempre a Torino, per quattro anni ha lavorato in uno Studio.

Nel 1989 ha seguito il suo cuore e per amore si è trasferito in Sicilia a Messina fino al 1994. Proprio in quegli anni visitando i bellissimi Vigneti sulle pendici dell’Etna (il Vulcano attivo più alto d’Europa, 3.357 m.) è rimasto folgorato da tanto fascino e per la prima volta si è fatto vivo quel “tarlo” che in anni successivi lo porterà a fare scelte ben precise.

Tornato a Torino Alessandro ha continuato a esercitare la sua professione e nel 1998 ha incontrato Barbara Febbo: è iniziata la loro storia d’amore e dalla loro unione sono nate due bellissime Figlie, Beatrice nel 2006 e Cecilia nel 2010.  

La Mamma di Barbara pur vivendo a Torino aveva stretti vincoli con la Sardegna, essendo nata a Dorgali, con il Marito di origini Calabresi aveva un’attività commerciale all’ingrosso anche di prodotti alimentari provenienti dall’Isola. Questo stretto legame li ha portati, alcuni anni fa, a costruire la loro nuova abitazione proprio a Dorgali in LocalitàSu Babbu Mannu”. Nel 2005 anche Barbara e Alessandro hanno deciso di trasferirsi nella grande casa in Sardegna.

Alessandro Bocca, in Sardegna, ha esercitato la sua Professione di Odontotecnico prima in un Laboratorio a Dorgali e dal 2010 in un altro a Galtellì.

Alessandro e Barbara hanno costantemente e in prima persona continuato a seguire e curare, con grande amore e passione, le loro Vigne portando avanti l’Azienda fino al Dicembre 2020 sotto una ragione sociale provvisoria e poi dal Gennaio 2021 hanno fatto nascere la nuova Azienda denominandolaCantina Alessandro Bocca”, proprio in concomitanza con la loro prima campagna di vinificazione e imbottigliamento delle Vendemmie 2019 e 2020.

Nel Luglio 2021 a Cala Gonone, in Via Vasco de Gama n. 3, in pieno Centro a due passi dalla Chiesa di Nostra Signora di Bonaria, hanno aperto il Negozio (Wine Shop) dellaCantina Alessandro Bocca”.

Nei Vigneti dell’Azienda sono presenti tutte le principali varietà autoctone Sarde con un occhio di riguardo per il “Cannonau” e il “Vermentino”, la forma di allevamento è il “Guyot” con lavorazioni in Vigna esclusivamente a mano. Lo sfruttamento della biodiversità e l'utilizzo limitato di fitofarmaci, oltre a una cura puntuale e attenta di ogni passaggio, permettono di  ottenere Uve di grande qualità  con una produzione volutamente limitata a 40/70 quintali/ettaro a seconda della tipologia di vitigno. Sui terreni non è presente alcun tipo di irrigazione, si lascia che il tempo e la natura facciano il loro corso.

Nel 2021 i Titolari dellaCantina Alessandro Boccadi Dorgali hanno commercializzato tre Vini non filtrati realizzati insieme al loro bravo Enologo Antonio Puddu:

- “Ferru 2019” - Cannonau di Sardegna D.O.C., 100% Cannonau (2 cloni differenti) da uve rosse provenienti dai Vigneti Sa Toa e Su Babbu Mannu, 14,5% Vol., affinamento per 12 mesi in serbatoio di acciaio a temperatura controllata e ulteriore affinamento di 2 mesi in botte di rovere, una produzione limita di 1.200 bottiglie;

- “Arghentu 2020” - Vermentino di Sardegna D.O.C., 100% Vermentino (3 cloni differenti) da uve bianche del Vigneto Sa Toa, 13,5% Vol., fermentazione del mosto in acciaio a temperatura controllata, sedimentazione statica e affinamento per 6 mesi in acciaio, non più di 3.000 bottiglie;

- “Arghentu sulle Bucce 2019” - Vermentino di Sardegna D.O.C., 100% Vermentino (3 cloni differenti) da uve bianche del Vigneto Sa Toa, 13,5% Vol., macerazione del mosto a contatto con le bucce per 45 giorni con due follature quotidiane e 12 mesi di affinamento in acciaio a temperatura controllata per una super selezionatissima produzione di 600 bottiglie.  

Grazie a un carissimo Amico, il Maestro Pizzaiolo Nicola Ascani, che mi ha voluto regalare una confezione in legno dellaCantina Alessandro Bocca”, acquistata al loro Negozio di Cala Gonone, contenente due bottiglie, “Ferru 2019” e “Arghentu 2020”, ho avuto il grande piacere di degustare i suddetti Vini.

Il Cannonau di SardegnaFerru 2019” ha un colore rubino semplicemente affascinante, sale al naso con sentori complessi di bosco intensi e maturi, in bocca si rivela maestosamente morbido, estremamente rotondo, ricco ed elegante, il retrogusto incanta per lunghezza e piacevolezza.

Il Vermentino di Sardegna Arghentu 2020si distingue per il bel colore paglierino che tende all’oro, forti e seducenti i sentori floreali e quelli di frutta matura, in bocca è decisamente corposo, fresco ed equilibrato, le fragranze fruttate permangono piacevolissimamente nel retrogusto.

Due Vini semplicemente straordinari come confermato anche dai Premi Internazionali che li hanno da subito gratificati: “Ferru 2019 Medaglia d’ Oroal Concours International Grenaches du Monde  2021; “Arghentu 2020 Medaglia d’ Oroal Concorso Enologico Nazionale del Vermentino 2021.

In questo Autunno 2021 la “Cantina Alessandro Bocca” presenterà tre importanti novità che andranno ad arricchire la loro interessantissima e super selezionata produzione: “Arrujadu 2019” (Arroventato) Cannonau di Sardegna Riserva D.O.C. (2.200 bottiglie), “Rosato 2021” Cannonau di Sardegna D.O.C. (1.000 bottiglie) e “Bitzosu” Vermentino di Sardegna D.O.C. Spumante Millesimato (1.200 bottiglie).

Posso soltanto aggiungere che i Vini provenienti dalla Sardegna dellaCantina Alessandro Bocca”, di Dorgali in Provincia di Nuoro, che ho potuto degustare, sono semplicemente magnifici ed esprimono con naturalezza e molta sincerità tutto l’amore e la grande passione che Alessandro Bocca e Barbara Febbo mettono nella loro realizzazione.

https://www.facebook.com/cantinaalessandrobocca


Barbara Febbo e Alessandro Bocca (Foto CAB)

"Cantina Alessandro Bocca": La Vigna "Sa Toa" (Foto CAB)

 La "Confezione Regalo" Ricevuta 

Giorgio Dracopulos con "Ferru 2019"
 
"Ferru 2019 Medaglia d'Oro" (Foto CAB)

"Arghentu 2020 Medaglia d'Oro" (Foto CAB)

 Vini Magnifici (Foto CAB)


 

venerdì 26 giugno 2020

“ZAFFERANO DEL SULCIS”: UN’AZIENDA AGRICOLA BIOLOGICA CHE ESPRIME AL MEGLIO TUTTA LA MAGIA DELL’ORO ROSSO DELLA SARDEGNA.




La  Sardegna è per estensione la seconda Isola del Mediterraneo (dopo la Sicilia), è lunga 270 km. e larga 145 km., con ben 1.897 km. di Coste e la sua superficie raggiunge i 24.100 Chilometri Quadrati

Il Promontorio di Capo Ferro, sulla Costa Nord-est dell’Isola, nel Comune di Arzachena (SS), è il punto più vicino alla Penisola Italica, dista dal Toscano Monte Argentario 188 km. di Mar Tirreno, mentre 10 km. meno (178) la separano dalle Coste Tunisine e dal Continente Africano.

Il Territorio dell’Isola è prevalentemente composto da Colline e Altopiani Rocciosi, seguono le Zone pianeggianti e poi le Montagne
I Fiumi più importanti, per esigenze non solo idriche, sono sbarrati da imponenti Dighe che formano grandi Laghi Artificiali.

Il Clima è Mediterraneo, lunghi periodi di siccità Estiva e Inverni piovosi con temperature miti
Tale fatto, attraverso i Secoli, ha permesso lo sviluppo di molte attività dell’uomo. 
Si è sviluppata l’Agricoltura, specialmente quella cerealicola, la Pesca e l’Allevamento in particolare Ovino.

L’Isola ha anche il sottosuolo più ricco di Minerali di tutta Italia
Ciò ha permesso fin da tempi antichissimi l’apertura di molti Centri Minerari per l’estrazione di ossidiana, argento, zinco, rame.  
Dall’Ottocento in poi furono aperte anche Miniere di antimonio, bauxite, oro e carbone

Estrazioni così importanti portarono a nuovi insediamenti tantoché nel 1937, nel Sud dell’Isola, fu edificata, per volontà del Governo di allora, una intera nuova Città per sostenere gli addetti a questo settore e le loro famiglie: Carbonia.  

Partendo da Carbonia e percorrendo per circa 17 km. (20 minuti) la Strada Provinciale 78 verso l’interno dell’Isola si arriva nel cuore di un antico bacino geologico e al piccolo (3.100 Abitanti) Comune di Narcao.

Siamo nella nuova ProvinciaSud Sardegna” (SU) costituita nel 2016 ma anche nel Territorio che da Secoli viene denominatoSulcis” e che si estende nella porzione Sud-occidentale dell’Isola.

Nella Zona di Narcao i primi insediamenti, grazie anche alle numerose grotte presenti sulle colline, risalgono ad alcuni Millenni a.C., e successivamente tra il 3400 a. C. e il 600 a. C. (Età del Bronzo) anche qui si diffuse la Civiltà Nuragica.

La Civiltà Nuragica è l’interessantissima Civiltà degli Antichi Sardi che deve il suo nome ai “Nuraghi” le imponenti e affascinanti costruzioni megalitiche (fatte con le pietre) sulle cui effettive funzioni non siamo ancora giunti a definirne lo scopo.

Narcao inizialmente, attorno all’Anno Mille, era una Villa con vasti terreni di proprietà, era sorta in questo luogo grazie alle numerose sorgenti del luogo, una vera ricchezza che rendeva la campagna estremamente fertile. 
Questa fertilità portò anche numerosi Monaci Benedettini a insediarsi in queste Terre.
Nel 1323, con l’arrivo degli Aragonesi, Narcao era già diventata un Paese con più di 400 abitanti. Nei Secoli successivi però le continue incursioni dei Pirati che arrivavano dal Mare fino all’interno dell’Isola fecero decadere il Territorio.

La vera rinascita di Narcao avvenne alla fine del XVIII Secolo quando qui s’insediarono Contadini e  Pastori provenienti per lo più dalla vasta Area Montuosa dell’Isola denominata Barbagia.

Oggi Narcao conserva il suo passato soprattutto in ritrovamenti archeologici di resti Nuragici e Romani, e alcune Chiese di costruzione molto più vicine a noi e a ben sei Miniere dismesse.

Una delle 12 Frazioni del Comune di Narcao èIs Sais Superiore” e proprio qui al Civico 2/C c’è l’AziendaZafferano del Sulcis” di cui oggi Vi voglio parlare.

Ma prima devo aggiungere alcune cose a riguardo dello “Zafferano”.

Lo “Zafferano” è una preziosissima Spezia che si ottiene da solo 3Stigmi” (la parti superiori del pistillo) di bellissimi Fiori di colore violetto
Il nome scientifico della Pianta che produce questi Fiori èCrocus Sativus”, così è stata denominata dal Medico, Botanico e Naturalista Svedese, Carl Nilsson Linnaeus (1707-1778), considerato l’ideatore della classificazione scientifica moderna di tutti gli organismi viventi.

Il “Crocus Sativus” è una pianta perenne (così sono denominate quelle che vivono più di due anni) della Famiglia delleIridaceae” che viene coltivata in Asia Minore e in molti Paesi del Bacino del Mediterraneo

In Italia le colture più estese si trovano nella Marche, in Abruzzo, in Sicilia e in Sardegna, ma ci sono coltivazioni degne di nota anche in Umbria, Basilicata e Toscana.

Lo “Zafferano” è frutto, sia nella coltivazione a lungo termine che nel raccolto e lavorazione, di un faticoso ed esclusivo lavoro manuale, tale condizione, unita al fatto che per ogni chilo di zafferano raccolto (considerate che per un grammo ci vogliono gli stigmi di più di 150 fioricon l’essiccazione se ne perde il 70%, rende il suo prezzo molto, molto alto.

Ma torniamo all’Azienda AgricolaZafferano del Sulcis” che nasce nel 2016 con un meritevole progetto di Agricoltura Sociale portato avanti da un gruppo di Persone volenterose e concrete allo scopo di valorizzare Territorio e Produzioni Tradizionali Locali.

L’AziendaZafferano del Sulcis” è un’Impresa Familiare costituita su Terreni già di proprietà in anni precedenti, circa 10 Ettari comprensivi di superfici boschive, dove Antonio Corda, grande lavoratore e appassionato Agricoltore, aveva iniziato a coltivare e allevare (pastorizia) costituendo una Società Cooperativa appena finita la Seconda Guerra Mondiale (1939 - 1945).

L’AziendaZafferano del Sulcis” è nata grazie alla fondamentale spinta di Giampaolo Corda (Nipote di Antonio, classe 1969) che, pur essendo nato a Brescia dall’unione di Vincenzo Corda (uno dei Figli di Antonio, classe 1942) con sua Moglie Lucia, non ha più potuto resistere al fascinoso richiamo della Terra di origine della sua Famiglia.

Ecco che con Giampaolo Corda, Amministratore Delegato, con il fondamentale supporto di Babbo Vincenzo, dello Zio Angelo (Fratello di Vincenzo, classe 1952) e del Socio Domenico Superti (classe 1968), ha iniziato a coltivare, tra l’altro, Piante diCrocus Sativusin questa Zona della Sardegna dove non era stato mai fatto.

Nei 10 Ettari dell’Azienda, oggi Certificata Biologica, si producono Zafferano, Mirto, Corbezzolo e Lentisco
Di “Zafferano”, coltivato in circa un Ettaro (ma l’estensione di tale cultura è in aumento)  se ne ottengono più di 3 kg. che dopo l’essiccazione diventa più di 1 kg. di prodotto finito di grande qualità.  

Le favorevoli peculiarità dei terreni, dove abbonda lo scisto (roccia metamorfica a grana medio-grossa) che permette di mantenere più a lungo l’umidità, unite al grande impegno messo da tutti gli addetti ha permesso all’AziendaZafferano del Sulcis” di raggiungere in breve tempo notevoli successi. 
Ecco che sono arrivati a produrre anche Limoni, Olio Extra Vergine di Oliva, Capperi, Carciofini sott’Olio, Essenza di Mirto e Olio di Lentisco.

Tra le infinite preparazione che si possono fare con lo “Zafferano” tra le più classiche posso citare “il risotto allo zafferano” (indimenticabile per me il mitico “Risotto allo Zafferano e Foglia d’Oro” del grande Maestro e Cuoco Milanese Gualtiero Marchesi, 1930 - 2017) e vari tipi di “pasta allo zafferano”. 
Per tale motivo Giampaolo Corda, con il supporto e l’approvazione di tutti, ha iniziato la distribuzione due Marchi di alta qualità che si legano perfettamente con lo Zafferano

Credo che non ci sia di meglio che le parole di Giampaolo Corda per descrivere la passione e l’impegno che all’AziendaZafferano del Sulcis” tutti mettono nel loro lavoro: 
In questi anni abbiamo affinato le tecniche di coltivazione e i nostri prodotti hanno ottenuto le certificazioni di altissima qualità. 
Il nostro obbiettivo era ed è di garantire a tutta la nostra Clientela una qualità che si fonda su antiche tradizioni contadine e tecniche moderne, assicurando l’assoluta sostenibilità di ciò che produciamo e facciamo. 
La realtà a gestione familiare insieme alla cura quasi maniacale che mettiamo in ogni fase di lavorazione e produzione è la nostra forza. 
Siamo felici di salvaguardare, con il nostro impegno e la nostra passione, uno dei Territori più belli della Sardegna e dell’Italia tutta e siamo estremamente fieri di portare sulle tavole del Mondo sublimi sapori e sincere emozioni”.

L’Azienda Agricola BiologicaZafferano del Sulcisesprime sicuramente al meglio la magia dell’oro rosso della Sardegna e non solo.




Un Territorio Affascinante 
(Foto Zafferano del Sulcis)

Stigmi (Foto Zafferano del Sulcis)

Riso Sardo "Passiu"

"Risotto allo Zafferano e Foglia d'Oro" 
del Grande Maestro Gualtiero Marchesi

Pasta Artigianale Sarda Gustos

Vasetti di Zafferano (Foto Zafferano del Sulcis)