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domenica 12 aprile 2026

DA “MIGNON” IL DELIZIOSISSIMO DOLCE DELLA CUCINA NAPOLETANA: LA “PASTIERA”.

 


Tra le infinite e gustosissime tipicità gastronomiche Italiane sicuramente la “Cucina Napoletana” è una di quelle che con le sue numerose e speciali pietanze crea maggiormente interesse e curiosità. 

La “Cucina Napoletana” ha sicuramente le sue radici storiche sia nel periodo Greco sia in quello Romano, ma con il passare dei Secoli si è progressivamente arricchita grazie all'influsso cortigiano delle differenti dinastie che si sono susseguite al governo della Città e dei territori circostanti.

A partire dal XIII Secolo (con gli Angioini e gli Aragonesi) la magnifica e fascinosa Città di Napoli, adagiata sullo splendido golfo omonimo nel Mar Tirreno e sospesa tra la maestosità del Vesuvio e la bellezza panoramica delle Isole di Capri, Ischia e Procida, è stata stabilmente sede di una Corte. Tale fatto ha delineato lo sviluppo della sua cucina su due frangenti che esprimono una separazione ben definita tra una Cucina prettamente Aristocratica ed una Popolare. La prima si è caratterizzata con preparazioni elaborate e con influenze Internazionali, mentre la seconda è molto legata agli ingredienti del Territorio.

Una delle ricette più famose e gustose della “Cucina Napoletana” è certamente quel dolce denominato “Pastiera”, particolarmente diffuso nel periodo delle Feste Pasquali, che dal 2016 è stato inserito nell'Elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) Campani del “Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali” (dal 2022 è diventato “Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste”), tale inserimento ne certifica la storicità e la metodologia di produzione tradizionale.

La “Pastiera Napoletana” è un dolce antico e la sua nascita si perde tra diverse leggende. Che sia nata un’originaria “Pastiera” ai tempi della Città Magno-Greca grazie alle offerte della popolazione alla Sirena Partenope (mito e storia sono all'origine anche del nome "partenopeo”) che aveva scelto come ultima dimora l'Isolotto di Megaride (dove oggi sorge Castel dell'Ovo) nel Golfo di Napoli o che sia frutto delle arti culinarie di Suore del Convento San Gregorio Armeno a metà del XVI Secolo non ha importanza: le Leggende sono Leggende.

Più probabilmente il dolce ha origini lontanissime derivando dalle “feste pagane” e dalle offerte votive del periodo primaverile. Questo dolce sicuramente di derivazione contadina deve la sua etimologia alla parola “pasta”. Nasce infatti come una frittata salata di pasta avanzata, divenendo dolce in Secoli successivi grazie all’aggiunta di zucchero e aromi. Tuttora in Campania esistono versioni diPastierasalata e di un dolce preparato con un ripieno di tagliolini di pasta fatta in casa.

La prima ricetta riconosciuta della Pastiera Napoletana” la troviamo nel testo fondamentale della Cucina Napoletana, del XVII Secolo, che segna il passaggio dall'opulenza Rinascimentale a quella Barocca: "Lo Scalco alla Moderna".

"Lo Scalco alla Moderna" scritto dal Marchigiano (era di Fabriano) Antonio Latini, “Scalco” (colui che organizza il banchetto) al servizio di Esteban Carillo y Salsedo Ministro Spagnolo del Viceré di Napoli, è un compendio enciclopedico pubblicato a Napoli inDue Tomi” (il Primo nel 1692 e il Secondo nel 1694) fondamentale per comprendere l'evoluzione delle cerimonie conviviali e del gusto di quei tempi. Il trattato descrive l'organizzazione di fastosi banchetti, ricette, disegni per la trinciatura artistica di carni e pesci, istruzioni su come imbandire le tavole, conservare i frutti e preparare aceti odorosi, introducendo l'uso precoce di ingredienti delle Americhe come i pomodori e i peperoni.

Altre indicazioni della ricetta della “Pastiera” si trovano nell’Appendice del Trattato del 1837 di Ippolito Cavalcanti Duca di Buonvicino intitolato “Cucina Teorico-Pratica”, una pietra miliare della gastronomia popolare di Napoli, dove si descrive la cucina casalinga, povera e tradizionale, con ricette fondamentali come il ragù e la pasta, il tutto scritto nel linguaggio Napoletano colto dell'epoca. L’Appendice, inserita nella prima edizione dell’opera, era intitolata "Cucina casarinola all'uso nuosto napolitano".  

Successivamente tra i testi più importanti da citare, dove la ricetta della “Pastiera” ha una definitiva canonizzazione di dolce moderno, c’è il LibroLa Cucina Napoletana” della scrittrice Italiana Jeanne Caròla Francesconi (1903 - 1995) pubblicato nel 1965. Il Libro per la sua importanza viene considerato la "Bibbia" della Cucina Napoletana.

La “Pastiera” è una torta con una base di pasta frolla (realizzata con farina, uova, strutto o burro, e zucchero semolato) da stendere sul “ruoto”, la tipica tortiera in alluminio dai bordi lisci e leggermente svasati, poi farcita con un impasto a base di grano, già ammorbidito, bollito nel latte, ricotta di pecora, frutta candita, zucchero, uova e, a seconda della ricetta seguita, di crema pasticcera. Il dolce è ricoperto da strisce di pasta frolla che, come per le crostate, ne limitano la fuoriuscita del composto. Gli aromi possono consistere in cannella, scorze d'arancia, vaniglia e acqua di fiori d'arancio, buccia di limone, canditi, acqua di rosa e alcolici vari. Il tutto va fatto cuocere in forno e infine, prima di servirla, necessita di una spolverata di zucchero a velo.

Una variante del dolce molto diffusa nella Provincia di Salerno prevede l'uso del riso in sostituzione del grano.

Per la “ricetta originale” della “Pastiera Napoletana” sarebbe necessario non usare del “grano precotto” ma utilizzare “normali chicchi di grano” messi a bagno in acqua a temperatura ambiente, cambiata mattina e sera per almeno tre giorni, poi sciacquati e bolliti per circa due ore fino a che diventano morbidi.

Fuori della Campania si può degustare la vera Pastiera Napoletanaanche nei punti vendita diMignon - Eccellenze Napoletane”.

Mignon” è un Marchio nato nel 2016, per volontà di Maria Acquaviva, che poggia sulle solide fondamenta dell’Azienda Dolciaria fondata negli anni Novanta dal Papà di Maria, Salvatore, e che oggi è guidata dal Marito di Lei, Carlo Antonio. Un’Azienda Dolciaria che si è sempre distinta nel panorama nazionale per la produzione di dolci di altissima qualità, unendo la fedeltà alla tradizione con la capacità di innovare e adeguare i propri prodotti al gusto moderno, operando con la cura di un laboratorio artigianale, sia nell’attenta selezione degli ingredienti sia nella scelta di una linea di responsabilità sociale e ambientale.

Mignon - Eccellenze Napoletane” nasce dall’esperienza di quest’antica Famiglia di Pasticcieri Napoletani, tra i più certificati per qualità e responsabilità, noti per la cura artigianale delle proprie ricette e per la scelta attenta delle materie prime. Le ricette di “Mignon” sono fedeli alla tradizione anche se all’interno dei laboratori i maestri e i tecnici lavorano quotidianamente per adeguarli al gusto contemporaneo.

Una Domenica, il 29 Maggio 2016, “Mignon” ha aperto il suo primo punto vendita all’interno della Stazione Centrale di Milano, più precisamente al Binario 4. Successivamente sono arrivate altre aperture: di fronte al Binario 20 della Stazione Porta Nuova di Torino, nell’atrio biglietteria della Stazione Termini a Roma, con un punto vendita ancora più grande, bello e innovativo, e al Terminal 3 dell’Aeroporto di Roma-Fiumicino. Con l’inaugurazione Milanese, nel Mese di Marzo 2025, in Corso di Porta Romana 48, “Mignon -Eccellenze Napoletane è uscita dalle Stazioni approdando nel “salotto buono” di una grande e fascinosa Città.

Recentemente, nel Mese di Marzo di questo 2026, dopo dieci anni il punto vendita ubicato nell’area binari della Stazione Centrale di Milano si è trasferito in un nuovo spazio al piano terra, tra Piazza IV Novembre (ingresso esterno) e l’atrio della Stazione stessa (ingresso interno). Un passaggio significativo che, grazie alla sinergia di lunga data con “Grandi Stazioni Retail”, amplia molto il ruolo del primo punto vendita nella storia di Mignon. Il nuovo e accogliente locale diventa così accessibile non solo ai viaggiatori in partenza, ma anche a chi vive e attraversa quotidianamente la Città: una nuova cerniera tra Stazione e tessuto urbano che si sviluppa su una superficie di circa 190 mq., con 25 posti a sedere e un dehors esterno.

Da “Mignon” si trova una proposta ricca e golosa di delizie dolci e salate con la possibilità di assaggiare più specialità tipicamente Napoletane in un unico momento grazie al “formato mignon”, la specifica caratteristica distintiva del Brand.

Ma sicuramente da “Mignon - Eccellenze Napoletane” la “Regina dell’offerta dolciaria” è la “Pastiera” quella vera. Il dolce simbolo non solo del periodo “Pasquale Napoletano”, un equilibrio di ricotta, grano e profumi di agrumi che racchiude secoli di storia e tradizione. Un dolce che si prepara con giorni di anticipo perché, come recita il proverbio Partenopeoa pastiera è bona quanno riposa”.

La “Pastiera” proposta da “Mignon” nasce da una lavorazione lenta e accurata, fedele alla ricetta tradizionale. Tutto inizia dai chicchi di grano, messi a bagno e poi bolliti, successivamente gli stessi vengono cotti lentamente con latte, zucchero, scorza di limone e vaniglia fino a ottenere una crema morbida e profumata. Il composto riposa per permettere agli aromi di amalgamarsi perfettamente. A questo si aggiunge un impasto ricco e fragrante, preparato con ricotta freschissima dei Monti Lattari, uova di galline allevate a terra, canditi realizzati artigianalmente nel laboratorio di Famiglia e il prezioso “Olio Essenziale di Neroli”, distillato dai fiori di arancio amaro, che regala alla pastiera il suo profumo inconfondibile. Il tutto viene racchiuso in una frolla friabile e profumata, decorata poi sopra con le tradizionali strisce intrecciate.

Credo che le seguenti parole del Dr. Dario Ballini chiariscano perfettamente l’importanza dell’argomento fin qui trattato: “La tradizione sostiene che la Pastiera, se conservata in un luogo fresco e asciutto della casa, lontano da fonti di calore, si mantenga fino a 5/6 giorni dopo averla sfornata. Ma in realtà nessuno ha mai visto una Pastiera campare così tanto”.

https://mignonitaly.com/

https://www.youtube.com/watch?v=UPfokaLxywc


"Mignon" alla Stazione di Milano: Ingresso dall'Atrio (Foto Mignon)

"Mignon" alla Stazione di Milano: Ingresso Esterno (Foto Mignon)

Nuovo Negozio "Mignon" alla Stazione di Milano (Foto Mignon)

La "Pastiera di Mignon" con la sua Scatola (Foto Mignon)

La Regina dell’Offerta Dolciaria Partenopea (Foto Mignon)

 La Deliziosissima "Pastiera Napoletana" (Foto Mignon)


domenica 28 dicembre 2025

RISTORANTE “CAPRICCIO” A MANERBA DEL GARDA (BS) UN MITO: 60 ANNI DI SUCCESSI E 25 DI “STELLA MICHELIN”.

 


Infinite sono le meraviglie naturali che fanno dell’Italia uno dei Paesi più belli del Mondo una di queste è il Lago di Garda.

Il Lago di Garda (o “Lago di Benaco”, dalla parola LatinaBenacus” con cui lo chiamavano gli antichi Romani) è il Lago più grande d’Italia (circa 370 km²), a settentrione si presenta stretto a imbuto inserendosi nelle Prealpi, mentre a meridione si allarga nell’Alta Pianura Padana fiancheggiato da Colline Moreniche (costituite da detriti accumulati e trasportati dai ghiacciai) che rendono ancor più fascinoso il paesaggio. Le sue sponde si dividono tra tre Regioni: Lombardia (Provincia di Brescia), Veneto (Provincia di Verona) e Trentino-Alto Adige (Provincia Autonoma di Trento).

Il Lago di Garda al suo interno racchiude altri “5 gioielli”, le Cinque piccole Isole: l’Isola del Garda (qui nel 1220 San Francesco d'Assisi fondò un Monastero), l'Isola di San Biagio (anche detta “dei Conigli” in quanto nel XVI Secolo vi erano numerosissimi conigli) ubicata all'estremità sud-orientale del Golfo di Manerba del Garda che nei periodi di secca è raggiungibile a piedi, l'Isola degli Olivi, l'Isola del Sogno (anch'essa raggiungibile a piedi nei periodi di secca) e l'Isola del Trimelone.

Vista la magnificenza del Territorio del Lago, la ricchezza della flora e della fauna locale sono state create sia Aree Protette sia Parchi e Giardini di grande rilevanza.

Già in Epoca Romana, in particolare a partire dal Primo Secolo dopo Cristo, erano presenti sulle sponde del Lago lussuose Ville concepite come luoghi dedicati all'otium, attività riservata alle classi dominanti, e allo svago, in ragione della felice naturalezza del contesto. Oggi il Lago di Garda è un'importantissima meta turistica visitata ogni anno da milioni di persone.

Tra i 26 Comuni (divisi tra le tre Province già citate), in gran parte piccoli e piccolissimi, che si affacciano sul Lago di Garda c’è Manerba del Garda.

Manerba del Garda (circa 5.500 abitanti) si trova sulla sponda Bresciana occidentale nella Zona della Valtenesi, un Comprensorio che comprende sia i Comuni rivieraschi affacciati sul Lago sia i Comuni collinari adagiati sulle Colline Moreniche. Un Comune antico e storico famoso per i suoi ottini Vini e caratterizzato da attrazioni, di grande importanza Turistica, come il Parco Archeologico Naturalistico e Museo della Rocca di Manerba, l'Isola di San Biagio e lo Scoglio dell'Altare. Manerba del Garda è suddivisa in sette Frazioni: Solarolo, Montinelle, Balbiana, Pieve, Trevisago, Campagnola, Gardoncino e Montinelle.

Proprio nella Frazione di Montinelle (detta anche “Molinette”) a Manerba del Garda, in una zona verdeggiante e panoramica, in Piazza San Bernardo al Civico 6, c’è un super accogliente Locale con una lunga storia di successi: RistoranteCapriccio”.

Il RistoranteCapriccionasce nel 1965 grazie a Martino Germiniasi e sua Moglie Maria Veggio ottima cuoca dal forte carattere. La Famiglia di Martino era già nel settore della ristorazione infatti aveva un Albergo/ Ristorante a Castiglione delle Stiviere (Mantova) mentre Maria era originaria di Manerba. Il Ristorante aprì come Locale Stagionale (da Pasqua a Settembre) ed era ubicato sullastrada bassache collega Moniga a Manerba. Un Locale di buona cucina, carne, pesce di Lago e successivamente anche qualche pesce di mare, frequentato da Italiani e Stranieri ubicato però in una zona turistica dove non mancava certo una numerosa concorrenza. 

Martino Germiniasi e sua Moglie Maria Veggio hanno una Figlia, Giuliana, che pur frequentando le superiori a Brescia nei periodi di vacanza entrava in Sala ad aiutare.

Per Giuliana Germiniasigaleotta fu un’automobile”: durante l’acquisto di una nuova auto Giuliana conobbe Giancarlo Tassi, il simpatico e disponibile venditore, dopo alcune schermaglie amorose i due si fidanzarono e dopo circa due anni nel 1981 convolarono a nozze festeggiando anche con un bel viaggio nella Isole Caraibiche. Giancarlo pur continuando a lavorare nella concessionaria la sera iniziò ad aiutare la moglie al “Capriccio”.

Nel 1985 scadeva il contratto di affitto del Ristorante e la Famiglia (Martino, Maria, Giuliana e Giancarlo) decise di creare una nuova Società, nata nel 1986, con dentro tutti e di trasferirsi in Piazza San Bernardo 6 a Manerba del Garda.

La nuova sede del RistoranteCapriccio”, che negli anni precedenti (moltissimi) è stata un po’ magazzino e un po’ rimessa, è una struttura decisamente storica di Manerba del Garda, dopo una importante ristrutturazione ha aperto nel mese di Marzo del 1986 e si è presentata da subito molto bene: bella, elegante e raffinata. L’Ingresso, un paio di Sale per il Ristorante, la Cucina, altri spazi ad uso tecnico e una magnifica e panoramicissima Terrazza. Non più un Ristorante Stagionale ma aperto tutto l’anno escluso i periodi di ferie.

Dopo pochi mesi della nuova apertura Giancarlo Tassi lasciò la concessionaria entrando a tempo pieno nell’attività di Famigliainnamorandosi”, insieme a sua Moglie Giuliana, della stessa passione che ha da sempre animato il Babbo di Lei: il “buon Vino”. Nel 1991 Mario e la Moglie presero il Diploma della prestigiosa Associazione Italiana Sommelier (A.I.S.), nel 1994 Mario diventòSommelier Professionista”, favorito nel lavoro grazie anche alla conoscenza di diverse lingue. Negli anni al “CapriccioMamma Maria ha portato avanti la sua straordinaria Cucina che man mano si è ulteriormente raffinata. Passarono altri anni durante i quali Giuliana e Mario hanno girato molto per imparare e allargare gli orizzonti, per conoscere le più diverse tipologie di cucina provando esperienze in RistorantiSuper Famosi e Super Stellati”.

A un certo punto della loro storia un nuovo evento ha aperto nuovi orizzonti alCapriccio”: Giuliana decise di lasciare il Servizio di Sala per entrare in Cucina affiancando con una nuova autentica passione Mamma Maria. Grazie a tanto studio, ad allargare i suoi orizzonti con diversi corsi, a tantissimo lavoro e a un grande impegno, Giuliana è riuscita nel dare alla cucina del Ristorante un’impronta nuova e molto personale con grandissimo successo di critica e di pubblico.

Tra i tantissimi riconoscimenti e premi, Nazionali e Internazionali, dati anche dalle più importanti Guide del Settore, spiccaUna Stella Michelinriconosciuta alCapricciodallaGuida Rossa Michelin 2000”.

Purtroppo negli anni successivi giunsero due eventi estremamente tristi e dolorosi, la scomparsa di due pilastri, la Mamma Maria e quella improvvisa a soli 52 anni di Giancarlo Tassi a metà Novembre del 2009. Un momento estremamente difficile superato con molta forza e coraggio da Giuliana Germiniasi grazie anche al supporto della Figlia Francesca, allora poco più che ventenne studentessa di Lingue, che ha voluto sostenere l’attività di Famiglia facendosi carico di sostituire un personaggio del peso ed esperienza di suo Padre premiato più volte anche come “Miglior Patron d’Italia” dalle Guide de L’Espresso.

Oggi il RistoranteCapriccio”, rinnovatosi sempre negli anni, si presenta elegantemente accogliente con i suoi archi, le sue sale, gli specchi, le poltroncine, i tavoli finemente apparecchiati e ogni particolare accuratamente scelto. Con la bella stagione il Locale si arricchisce con l’uso della veranda, disposta su due piani, che gode di una magnifica vista sul Lago di Garda ed è ubicata al margine di un curatissimo giardino.

La straordinaria Cucina della bravissima Chef Giuliana Germiniasi si basa su un magico connubio tra passione, tradizione e creatività e su un’accuratissima scelta delle materie prime e della loro stagionalità, una cucina prevalentemente di pesce (lago e mare) ma che propone anche delle specialità di carne. Ogni piatto è una sinfonia di sapori freschi, belle e artistiche presentazioni che raccontano il quotidiano impegno per l’eccellenza

Il Menù del RistoranteCapriccio” consiglia la scelta alla Carta e un Percorso Degustazione ma tutto ciò che viene offerto è letteralmente strepitoso, infatti si possono degustare delizie come:

- Parmigiana di melanzane (Piatto storico dal 1965) - Capesante, kefir, puntarelle con acciugata - Uovo cotto a bassa temperatura, crema di patate acida con  tartufo nero o caviale Voyage - Aragostella alla Thermidor - Granchio reale, pan brioche, salsa Franciacorta e caviale - Spaghettone all’astice e lime (Piatto storico dal 1965) - Tagliolino risottato, curcuma, bottarga di tonno e gamberi rosa - Gnocchetti rigati, burro di alici, stracchino nostrano e capulì (ciliegia Messicana) - Riso Carnaroli mantecato allo Champagne e ricci di mare - Ripiegato di ossobuco, fonduta al parmigiano, gremolada (salsa a base di erbe e limone) e salvia fritta - Risotto ostrica, shiso e zenzero - Bertagnì (baccalà in pastella fritto) salsa olandese al rafano, insalatina di finocchi al limone salato - Pescato, beurre blanc, cannolicchi e funghi di stagione - Scampi aperti in forno agli aromi del Garda e maionese espressa - Branzino al sale, alla maniera storica del Capriccio - Calamaro, latte di capra olio all’alloro e nduja di spigola - Entrecôte selezione Franciacortina, zucca di Aldo al cartoccio e salsa Bernese - Quaglietta laccata, tartufo estivo, spinacino e purea di patate - Torta di mele, crema inglese (Dolce storico dal 1965) - Variazione di cioccolati, salsa al tabacco - Montblanc, succo di melograno e gelato alla panna - Zabaione caldo con il panettone della Casa - Zuppetta di frutti rossi, gelato al latte e meringa fiammata.

La Carta dei Vini è molto importante e per niente scontata, una selezione vasta e intelligente che consente un’ampia scelta Nazionale e Internazionale con una giusta considerazione per i Vini della zona e della vicina Franciacorta.

La valente Chef Giuliana Germiniasi in Cucina è supportata da una Brigata giovane, talentuosa e appassionata.

L’accoglienza e il Servizio di Sala sono realizzati da uno Staff assolutamente perfetto e attento guidato con grande maestria, eleganza e passione da una bellissima e super affascinante Francesca Tassi.

Posso solo aggiungere le sincere e limpide parole di Giuliana Germiniasi e Francesca Tassi che esprimono la sensibilità di una gestione Ristorativa tutta al Femminile: “Il Ristorante Capriccio di Manerba del Garda è prima di tutto una storia appassionata della nostra Famiglia riconosciuta anche dalla Regione Lombardia come Attività Storica. Ogni giorno desideriamo mettere i nostri ospiti a proprio agio, accogliendoli in un ambiente bello, caloroso e autentico, assicurando un servizio accurato, gentile e premuroso ma mai formale. La nostra Cucina è tradizionale, classica e decisamente golosa, si fonda prevalentemente sul pesce ma è arricchita anche da speciali piatti di carne. Tutto viene fatto con stile e assoluta attenzione a ogni minimo dettaglio e ciò fa la differenza.”

https://ristorantecapriccio.it/

https://www.youtube.com/watch?v=uUy_w-IqOw0


 La Straordinaria Chef Giuliana Germinasi (Foto Capriccio)

Ristorante "Capriccio": Una Vista delle Sale (Foto Capriccio)

Ristorante "Capriccio": Il Magnifico Panorama (Foto Capriccio) 

Francesca Tassi: Bravissima e Bellissima (Foto Capriccio)

"Aragostella alla Thermidor"... (Foto Capriccio)

"Granchio Reale"... (Foto Capriccio)

"Bertagnì"... (Foto Capriccio)

"Entrecôte"... (Foto Capriccio)

"Tortino di Mele"... (Foto Capriccio)

"Capriccio": Deliziose e Gustose Preparazioni (Foto Capriccio) 

Giuliana Germinasi e Francesca Tassi (Foto Capriccio)


domenica 13 ottobre 2024

NELLA FANTASTICA ATMOSFERA DEL MITICO “FOUR SEASONS HOTEL FIRENZE” IL NUOVO RISTORANTE “ONDE” HA IL GUSTO DEL MARE.




In Toscana nella “favolosaCittà di Firenze tra l’infinità di magnifici monumenti ed edifici storici c’è, al numero Civico 99 di Borgo Pinti, il Palazzo della Gherardesca oggi sede di uno degli alberghi più prestigiosi al Mondo, il “Four Seasons Hotel Firenze” (5 Stelle).

La “Four Seasons Hotels & Resorts” è una Società Canadese, fondata nel 1960 da Isadore Sharp (classe 1931), titolare di una Catena con più di 130 Alberghi/Resort super accoglienti ubicati in posti bellissimi e sparsi in più di 40 Paesi del Mondo. In Italia, per ora, ci sono tre strutture di questa Catena: quella di Firenze, a Milano e l’altra a Taormina (Messina).

Il complesso del Palazzo della Gherardesca, rientrante nel patrimonio artistico nazionale, è composto da due grandi Edifici, il “Palazzo della Gherardesca” e il “Palazzo del Nero” (negli anni definito anche “Conventino” e “Villa”). Il Primo è stato edificato tra il 1472 e il 1480, su progetto di Giuliano Giamberti da Sangallo (1445 - 1516) Architetto, Ingegnere e Scultore Fiorentino. Il Secondo risale al XVI Secolo. I due Edifici Rinascimentali sono divisi dal fantastico Parco Botanico privato, il più grande di Firenze, 4,5 ettari, denominato il “Giardino della Gherardesca” (già Giardino Pinti).

Il Palazzo della Gherardesca è uno dei più importanti esempi di quello stile abitativo denominato “Casini di delizie”, grandi e accoglienti case di città che in realtà sono bellissime Ville immerse nei colori dei loro parchi e giardini. Tutta la struttura, d’incredibile bellezza, si eleva intorno al grande cortile a forma quadra, studiato per sfruttare al massimo la luce naturale, con arcate a tutto sesto su pilastri quadrati, all’interno dei quali corre il loggiato con le volte a botte. Il tutto arricchito e decorato con una fine, preziosa serie di pitture e di bassorilievi.

Dal 1940 al 1942 il Palazzo è stato risistemato e il cortile, per meglio preservarlo dalle aggressioni atmosferiche, è stato coperto con un lucernario; tutto il lavoro è stato progettato e seguito dall’Architetto Riminese Piero Sanpaolesi (1904 - 1980) e dall’Architetto Montecatinese Raffaello Brizzi (1883 - 1946).

Il complesso (due Palazzi e il Parco) dopo essere stato rilevato dalla Four Seasons Hotels & Resorts” nel 2001, è stato in sette anni meticolosamente restaurato, sotto il controllo della Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Soprintendenza delle Belle Arti. In questo periodo è avvenuto anche l’accurato recupero dell’infinità di opere d’arte in esso contenute. Dal 15 Giugno del 2008 tutto il Complesso del Palazzo della Gherardescaè una delleperledella Catena Alberghiera dellaFour Seasons Hotels & Resorts”.

Il “Four Seasons Hotel Firenze” ha 115 straordinarie camere e suite, altre 36, appena ristrutturate sono al “Palazzo del Nero”. Tutte sono diverse l’una dall’altra e ognuna ricca di dettagli unici (affreschi, fregi, bassorilievi, lucernari, soffitti istoriati, camini monumentali e molto altro). Poi c’è la grande piscina, il fitness centre, la libreria e la sala di lettura, i lussuosi negozi, oltre a moltissimi altri servizi con i più alti standard di ospitalità.

Un tale complesso quello del “Four Seasons Hotel Firenze” che per la sua attività richiede alcune centinaia di dipendenti e di un grande ed espertissimo Responsabile: dal Mese di Luglio 2019 il Direttore Generale è Massimiliano Musto.

Massimiliano (per gli Amici Max) è nato a Napoli il 23 Maggio del 1969. La sua Carriera nel magico Mondo dell’ospitalità è iniziata più di 30 anni fa quando da giovanissimo si è trasferito in Scozia per imparare l’inglese e la professione. Successivamente si è Laureato alla University of West London in “International Hotel Management”. Operando e viaggiando in molti Paesi del Mondo ha accumulato moltissima esperienza che si abbina perfettamente a gentilezza e simpatia.

Al “Four Seasons Hotel Firenze” una particolarissima attenzione e cura viene dedicata anche all’Enogastronomia di qualità con una predilezione per i prodotti e le ricette del Territorio.

I Ristoranti sono: “Al Fresco”, la Trattoria aperta nella bella stagione a bordo piscina, il lussuoso e accogliente spazio denominato “Atrium Bar”, il fiore all’occhiello della struttura “Il Palagio” e i due nuovissimi Locali, il RistoranteOnde” e il “Bar Berni”.

Il Palagio”, dal 2012Una Stella Michelin” (sempre riconfermata) è il Ristorante principale del “Four Seasons Hotel Firenze”, ubicato nelle ex scuderie del Palazzo oggi trasformate in una lussuosa e “suggestiva” sala dalle grandi colonne e il soffitto a volta. Una dozzina di comodi tavoli riccamente imbanditi per circa 55 coperti, nella bella stagione si cena all’aperto in giardino.

L’Executive Chef delFour Seasons Hotel Firenzeè il bravissimo Paolo Lavezzini.

Paolo Lavezzini è nato, il 22 Dicembre del 1978, in Emilia Romagna nella storica e accogliente Città di Fidenza in Provincia di Parma. Crescere in una Regione dove la gastronomia è un’eccellenza mondiale e dove le “nonne” cucinano divinamente non poteva certo non segnarli la vita: ecco che per Paolo le grandi passioni all’apice delle sue aspirazioni erano la “cucina” e anche il “calcio”. La passione per il calcio era “cromosomica” in quanto suo Padre era “Allenatore di Calcio Professionista” (Rino Lavezzini, classe 1952, è stato anche il tecnico della Squadra del Fidenza) ma Paolo ha resistito alla spinte paterne verso la carriera calcistica e alla fine ha convinto anche suo Padre e, visto il trasferimento in quel periodo della sua Famiglia a Marina di Carrara (MS) (il Padre allenava al tempo la Carrarese), si è iscritto a una prestigiosa Scuola come l’Istituto Professionale Alberghiero di StatoG. Minuto”, dove nel 1997 si è diplomato.

Le sue prime esperienze sono del tutto straordinarie: all’HotelByron” (5 Stelle Lusso) a Forte dei Marmi (LU) e alla mitica “Locanda dell’Angelo” di Ameglia (SP), aperta nel 1974 da Angelo Paracucchi uno dei più grandi innovatori della Cucina Italiana, un vero mito. Proprio Paracucchi riconoscendo in Paolo Lavezzini grandi capacità lo volle inviare in Francia, a Parigi, in un altro suo magnifico RistoranteIl Carpaccio”, aperto nel 1984 e tutt’ora in attività con diversa gestione, all’interno dell’HotelLe Royal Monceau - Raffles Paris” (5 Stelle).

Paolo, rientrato in Italia nel 1998, ha iniziato a lavorare alla leggendaria “Enoteca Pinchiorri” (Tre Stelle Michelin) di Firenze, fianco a fianco con lo Chef Riccardo Monco, nel Gennaio 2003 è tornato a Parigi per un’altra magica esperienza con Alain Ducasse all’ “Hôtel Plaza Athénée” e nel 2005 al RistoranteAkelarre” (Tre Stelle Michelin) del grande Pedro Subijana Reza a Igeldo (Donostia-San Sebastián) nella Comunità Autonoma dei Paesi Baschi in Spagna. Sempre nel 2005 è volato negli Stati Uniti a New York e nel 2006 è rientrato a Firenze all’“Enoteca Pinchiorri”.

Nel 2009 ha aperto un suo LocaleLe Terrazze del Conte” a Marina di Carrara e poi dal 2010 al 2012 è stato alla guida del RistoranteLa Terrazza” all’Hotel Plaza e de Russie” (5 Stelle) di Viareggio (LU). Alla fine dell’Estate 2012 Paolo Lavezzini ha deciso che era venuto il momento di allargare ancor di più le sue conoscenze gastronomiche Internazionali ed è volato in Sud America, più precisamente in Brasile, dove si è letteralmente innamorato di quel mondo e di quella cultura estremamente vivace e piena di gioia di vivere. Per sei anni è stato Executive Chef all’HotelFasano Rio de Janeiro” (5 Stelle). Il 15 Ottobre 2018 venne inaugurato, nella Città più popolosa del Brasile San Paolo, il “Four Seasons Hotel São Paulo a Nações Unidas” (non più gestito direttamente dalla “Four Seasons” dal Dicembre 2020) e Paolo Lavezzini divenne l’Executive Chef del RistoranteNeto” (“Nipote” in Portoghese) all’interno dell’Hotel riscuotendo da subito moltissimo successo.

Nel 2021 prima di arrivare al “Four Seasons Hotel Firenze Paolo ha trascorso alcuni mesi al RistoranteBistrot” (Una Stella Michelin) di Forte dei Marmi (LU) con l’amico Chef Andrea Mattei con cui ha condiviso le esperienze da “Pinchiorri” e da “Ducasse”.

Come Executive Chef del “Four Seasons Hotel Firenze Paolo Lavezzini ha seguito e inaugurato Giovedì 3 Ottobre 2024 anche i due nuovi Locali ubicati all’interno di Palazzo Del Nero”: il RistoranteOndee ilBar Berni”.    

Palazzo Del Nero”, come già accennato è un Edificio risalente al XVI Secolo, è stato per oltre 200 anni dimora della Famiglia Del Nero, una Famiglia di origine Genovese trasferitasi a Firenze nel XIV Secolo. Successivamente è diventato patrimonio del Casato dei Ruspoli, altra Famiglia Fiorentina molto antica e Nobile che ha dato i natali a Principi, Duchi, Marchesi, Conti e anche a un Cardinale. Nel XX SecoloPalazzo Del Nero” e stato trasformato nella Sede di un Convento dell’Ordine Religioso delle “Serve di Maria Riparatrice”.

Dopo circa 12 Mesi di importanti LavoriPalazzo Del Neroci appare perfettamente ristrutturato e rimodernato sotto la guida dell’Architetto Pierre-Yves Rochon (Classe 1946) famoso Designer d'Interni Francese. Ha 36 bellissime Camere e Suite (una in meno di prima per fare spazio al nuovo Bar) che preservano il fascino senza tempo e l'eredità storica dell'Edificio, introducendo suggestivi elementi innovativi: le tonalità principali danzano tra l’oro, il verde e il rosso, celebrando l’Epoca Rinascimentale, insieme alla carta da parati con vedute dell’Arno e della Campagna Toscana. A ciò si aggiunge la reception, concierge e salone per eventi (la “Sala Conventino”) ricavato all’interno di una Chiesa sconsacrata di inizio Novecento, il tutto con “ingresso principale” da Via Capponi anziché da Borgo Pinti.

Il nuovo RistoranteOnde” ha un’atmosfera molto accogliente in cui gli ospiti si possono rilassare all’interno delle belle sale gustando i sapori più sinceri e più freschi del Mar Mediterraneo. La sera poi non manca l’animazione da “Dj Set”.

Anche al RistoranteOnde” (nomen omen = il nome è un presagio) la straordinaria Cucina di Mare dello Chef Paolo Lavezzini è sincera espressione della sua grande preparazione, della straordinaria e ricercata qualità delle materie prime e dal grande amore che ha per il mare: infatti a conferma di ciò ha voluto vivere con la sua Famiglia, la Moglie Eleonora Nicodemi e la bellissima Figlia Laura, proprio vicino al mare nella splendida Versilia.

Il nuovo RistoranteOnde” del “Four Seasons Hotel Firenze”, un progetto che vuole essere una gustosissima e accoglientissima “Osteria Contemporanea”, è nato grazie anche al supporto dell’’Executive Pastry Chef Mariano Dileo, del Sous Chef Giacomo Cavicchi, del Restaurant Manager Roberto Pennacchiotti, del Food & Beverage Director Alessio Anedda e quello "fondamentale" del Direttore Generale Massimiliano Musto

Sincere e chiare le parole dell’Executive Chef Paolo Lavezzini: “Onde è un sogno iniziato nel modo più semplice, con una chiacchiera tra colleghi ormai tre anni fa. C’è una parte di Firenze che inesorabilmente tende al mare. Non è qui, eppure lo sentiamo, il richiamo è costante, fa quasi parte dell’identità fiorentina. È da questa sensazione che prende forma il ristorante. Un’osteria contemporanea con i più veri sapori del mare, quello nostro ma anche di altrove. Qui vogliamo che gli ospiti si sentano come a casa, liberi di parlare con la brigata dalla cucina a vista. Vorremmo dare alla città qualcosa di inaspettato, e che possa essere il regalo più bello”…

Il Menu del nuovo RistoranteOnde” è pensato per essere per lo più condiviso, con piatti che spaziano dal pesce crudo alla paranza fritta, dalle immancabili ostriche e champagne al tradizionale spaghetto alle arselle, oltre ad altri classici intramontabili rubati alla “Cultura Culinaria Anni‘80”. Ogni piatto si abbina ai migliori champagne e vini bianchi, ma la Carta dei Vini si espande con selezioni inaspettate e anche contaminazioni dal vicino Bar Berni.

Anche il “Bar Berni”, che prende in nome dal diminutivo di “Bernardo Del Nero” il fondatore dell’antico lignaggio dei “padroni di casa”, è molto accogliente essendo il nuovo “All Day Dining e Vermouth Bar” (decine le Etichette di Vermouth tra cui scegliere) del “Four Seasons Hotel Firenze”. Qui gli ospiti possono rilassarsi tra le natura verdeggiante interna ed esterna, godendo anche della splendida vista sul Giardino della Gherardesca. Il Bar Manager Antonello Palermo e il suo team hanno creato una selezione di cocktail interamente a base di vermouth, dedicati alle sette isole dell’Arcipelago Toscano e alle loro erbe spontanee, perfetti da scoprire anche in un eventuale abbinamento al Menu di Onde.

Nella fantastica atmosfera del miticoFour Seasons Hotel Firenzepotrete godervi ilgusto del mareal nuovo RistoranteOndee anche deliziarvi con molto altro.

https://www.fourseasons.com/it/florence/

https://www.youtube.com/watch?v=XJIjBtfXHXg


Ristorante "Onde": La Sala Blu (Foto  Hospitality Builders)

Ristorante Onde: La Sala Rossa (Foto Hospitality Builders)

 Paolo Lavezzini e Giorgio Dracopulos

"Crudo di Mare" (Foto Alberto Blasetti)

 "Aragosta con Caviale" (Foto Alberto Blasetti)

 "Branzino" (Foto Alberto Blasetti)

 "Aragosta alla Catalana" (Foto Alberto Blasetti)

Ristorante "Onde": Solo Delizie (Foto Hospitality Builders)

Nuovo Ristorante "Onde": Il Team (Foto FSHF)


giovedì 15 febbraio 2024

“EXTRAORDINARIO - OLIO EXTRAVERGINE, OLIVE E OLIVI DI MONTEVERDI”: L’INTERESSANTISSIMO LIBRO DI ALESSANDRO COLLETTI.

 


Il Poeta, Diplomatico e Politico Cileno Ricardo Eliécer Neftali Reyes Basoalto (1904 1973), da tutti conosciuto con lo pseudonimo di Pablo Neruda, è stato una delle principali figure della Letteratura Latino-americana del Novecento, in una sua poesia cosi scrisse: “E lì negli assolati uliveti, dove soltanto cielo azzurro con cicale e terra dura esistono, lì il prodigio la capsula perfetta dell’uliva che riempie il fogliame con le sue costellazioni: più tardi i recipienti, il miracolo, l’olio”.

Oltre alla Poesia è necessario anche conoscere nel dettaglio quel prodotto straordinario denominato “Olio Extravergine di Oliva”, un prodotto essenziale per una sana Alimentazione.

Le piante di “olivo selvatico” (Olea Europaea Oleaster) esistono da millenni e l’uomo ha imparato a conoscerle da oltre 6000 anni.

Questa conoscenza venne approfondita, a partire dagli Armeni e successivamente anche dagli Egiziani. Queste straordinarie piante, non più selvatiche ma coltivate, dalle quali grazie alla spremitura delle olive si ricava quel magnifico prodotto che si chiama Olio, divennero imprescindibili per la vita dell’uomo.

Già 2000 anni a.C. nel Codice Babilonese (composto da 282 leggi), che porta il nome del Re Hammurabi (regnò dal 1792 al 1750 a.C.), si regolava la produzione e il commercio dell’olio d’oliva.

L’olio di oliva, prima per i Greci e poi per i Romani, fu fondamentale per lo sviluppo dell’agricoltura, del commercio, dell’alimentazione e ciò ne favorì la diffusione in tutto il bacino del Mediterraneo.

Siamo certi, grazie ai numerosi ritrovamenti archeologici, che l’olio di oliva veniva prodotto nella Penisola Italica già avanti Cristo nei Secoli VIII e VII.

L’Italia geograficamente si prestava, e si presta, grazie al favorevole “clima mediterraneo”, allo sviluppo delle piante di olivo, in particolare l’Olea Europaea Sativa, le varietà da olio e da mensa.

Lucio Giunio Moderato Columella (70 d.C.), agricoltore e scrittore Romano di Agricoltura, nel I Secolo d.C., nel suo trattato, pervenutoci integro in dodici volumi, “De re Rustica”, definiva l’olivo come “il migliore albero esistente” (Olea prima omnium arborum est).

Nel mondo Romano si arrivò ben presto ad avere una classificazione di cinque tipologie di olio a seconda del momento in cui avveniva la raccolta e la spremitura:

- “Oleum Ex Albis Ulivis”, l’olio migliore, prodotto con olive verdi chiare raccolte manualmente e scelte una per una direttamente dalla pianta;

- “Oleum Viride”, quello fatto con olive più verdi e tendenti a scurirsi, prese sempre sulla pianta, buono ma non eccellente;

- “Oleum Maturum”, l’olio delle olive più mature, di qualità mediocre;

- “Oleum Caducum”, generato da frutti già caduti a terra, il meno buono;

- “Oleum Cibarium”, il risultato della spremitura delle olive peggiori, scartate e bacate, quest’ultimo olio, il più cattivo, era riservato agli schiavi.   

Sempre i Romani produssero anche selezioni particolari di olio di buona qualità come, a esempio quello di Venafro (Venafrum), una zona particolarmente vocata nell’attuale Provincia di Isernia. Visto che l’avidità umana era già connaturata in quei tempi, arrivarono anche le contraffazioni, infatti c’era in circolazione molto olio d’oliva scadente, come quello proveniente dall’Africa, che veniva usato esclusivamente per l’illuminazione.

L’olio d’oliva, attraverso i Secoli, è sempre stato conosciuto per le sue virtù terapeutiche e organolettiche. Molti sono i suoi meriti, nella prevenzione dei disturbi dell’apparato digerente, grazie alla massima digeribilità e al fatto che viene assorbito interamente dall’intestino regolandone le funzioni. Oltre a ciò aiuta a prevenire e a curare molte altre malattie legate all’invecchiamento osseo e alle problematiche cardiovascolari.

Oggi la coltivazione dell’olivo viene praticata in più di 50 Paesi del Mondo, con una produzione, di livello e buona qualità, anche in quelli meno tradizionali come Messico, Cile, Perù, Argentina, Stati Uniti, e Sudafrica

L’Italia è il secondo produttore Mondiale di Olio di Oliva, dopo la Spagna, e la sua produzione migliore, l’Olio Extravergine di Oliva con denominazioni D.O.P. e I.G.P., è sicuramente ai massimi livelli qualitativi.

Da alcuni mesi è uscito un Libro molto interessante di Alessandro Colletti che racconta l’olio d’oliva di una particolare e affascinante zona della Toscana: “Extraordinario - Olio extravergine, olive e olivi di Monteverdi - Storia, dati, assaggi, ricette, curiosità”.  

Monteverdi Marittimo è un piccolo Comune (circa 750 abitanti) Toscano, in Provincia di Pisa, rientrante nel Territorio della Val di Cornia (la Valle dove scorre il Fiume Cornia), nell'entroterra geotermico della Maremma Pisana e ubicato a un'altitudine di 364 metri s.l.m. a ridosso delle Colline Metallifere. Il Comune è il più meridionale della Provincia di Pisa, confina a Ovest con la Provincia di Livorno e a Sud con quella di Grosseto, dista da Pisa circa 88 km, da Livorno 87, da Grosseto 72 e circa 41 da Piombino, che sono le principali Città di riferimento. In linea d'aria a circa 15 km più a Ovest di Monteverdi Marittimo si trova la Costa Tirrenica.

Monteverdi Marittimo ha vita in una Terra di antichissime tradizioni qui, a partire dal IX Secolo a.C. ha vissuto e ha prosperato una straordinaria e raffinata Civiltà come quella degli Etruschi. Un Territorio bellissimo dove grazie a cultura, arte, natura, paesaggi e testimonianze archeologiche millenarie ravviva lo spirito di chi lo vive. Il nome Monteverdi è una rappresentazione perfetta di questo piccolo, tranquillo e magico Borgo, circondato da fitti boschi di splendida e verdeggiante vegetazione mediterranea.

La tranquillità, la pace, lo struggente paesaggio e il senso di raccoglimento attrassero, prima dell’Anno Mille, dei Monaci che cercando solitudine e bellezza qui fondarono nel 754 d.C. il “Monastero di San Pietro in Palazzuolo”. Il Monastero sorse per opera del Nobile Longobardo Wilfrido (San Walfredo), figlio del Gastaldo Ratchausi di Pisa, indicato come il capostipite della Famiglia Pisana dei Della Gherardesca. Alla costruzione dell’Abbazia seguì la nascita del Borgo e anche la costruzione del Castello.

I Fiorentini sottomisero Monteverdi nel 1472 in occasione della conquista di Volterra. Nel 1665 il Granduca di Toscana Ferdinando II de' Medici (1610 - 1670) eresse il Territorio Monteverdi in Feudo Granducale consegnandolo alla Nobile Famiglia Volterrana degli Incontri. Nei Secoli successivi i Lorena abolirono i Feudi e Monteverdi ebbe l’autonomia Comunale e oggi al suo interno rientra la Frazione di Canneto e il nucleo abitato di Gualda.

Anche Canneto è un piccolissimo e suggestivo Borgo il cui Castello, noto già dal 1084, è costruito con una particolare planimetria pressoché circolare su un piccolo ma panoramico sperone roccioso circondato da terrazzamenti coltivati ed è situato nella Valle del Torrente Sterza, lungo la strada che collega la Val di Cecina con la Maremma. Nel bellissimo contesto di Canneto durante l’anno si svolgono numerose manifestazioni e sagre a carattere enogastronomico che valorizzano le ottime produzioni di queste terre tra cui spiccano Olio e Vino.

Alessandro Colletti l’Autore del LibroExtraordinario - Olio extravergine, olive e olivi di Monteverdi - Storia, dati, assaggi, ricette, curiosità” è un conosciutissimo ed esperto Assaggiatore Professionale di Olio. Nato a Bolzano nel 1951, da giovane ha quasi sempre vissuto a Milano dove dopo le Scuole dell’Obbligo ha frequentato e si è diplomato all’Istituto Tecnico Industriale Statale “Ettore Conti”. Poi sempre a Milano ha studiato Lettere e Filosofia con Indirizzo Storico all'Università Statale.

Dal 15 Gennaio 1984 Alessandro si è trasferito a Monteverdi Marittimo per gestire una bella proprietà: l’Agriturismo Podere Pratella. Innamoratosi e sposatosi con Angela Sabato, Cittadina di Monteverdi, ha due Figli: Dario e Michela.

Alessandro Colletti è autore di diversi Libri sulla storia del suo Paese, con i quali ha espresso molto bene la sua appassionata esplorazione storica del Territorio.

Il LibroExtraordinario - Olio extravergine, olive e olivi di Monteverdi - Storia, dati, assaggi, ricette, curiosità” si presenta nel comodo formato 14,5 x 20,5 cm. con la Copertina Cartonata ed è stato realizzato con il fondamentale contributo del Circolo di Promozione Turistica e Culturale
di Monteverdi MarittimoBadivecchia”, un’Associazione di Promozione Sociale (Aps), e il Patrocinio del Comune di Monteverdi Marittimo (PI).

Nelle 194 pagine del Libro, ricche di interessantissime e storiche foto (e disegni) in bianco e nero, ci sono anche i saluti e i contributi di Francesco Govi Sindaco di Monteverdi Marittimo, Carlo Quaglierini Presidente del Consiglio Comunale, Riccardo Cassarri Presidente del Circolo Badivecchia, Oris Danzini e Giorgio Piglia. L’editing e la grafica sono state curate da Giuliana Balletti.

Il Libro ci coinvolge in storie, racconti, ricette (non solo gastronomiche) e moltissimo altro del prezioso “Olio di Monteverdi”. Immagini e testimonianze servono per approfondire, per conoscere meglio e promuovere un “Olio Extraordinario”, con una tradizione millenaria, che nasce dalla grande passione che i produttori della Zona mettono nel realizzarlo e dalla felice posizione di Monteverdi Marittimo, situato tra dolci colline accarezzate dall’aria salmastrosa proveniente dal mare. Un Libro di assoluto valore storico/culturale riconosciuto anche dal Circolo CulturaleEmilio Agostini” (del vicino e altrettanto storico Comune di Sassetta, in Provincia di Livorno) che lo ha insignito del “Premio Letterario 2023”.

Che altro dire del LibroExtraordinario - Olio extravergine, olive e olivi di Monteverdi - Storia, dati, assaggi, ricette, curiositàdi Alessandro Colletti sennonché è interessantissimo e tutto da leggere.

https://www.youtube.com/watch?v=gWDqrQ-Cd4c


Alessandro Colletti e il Suo Libro

Alessandro Colletti Grande Esperto di Olio (Foto Lorenzo Manzini)

Giorgio Dracopulos e Alessandro Colletti

"Extraordinario" il Libro di Alessandro Colletti