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giovedì 15 febbraio 2024

“EXTRAORDINARIO - OLIO EXTRAVERGINE, OLIVE E OLIVI DI MONTEVERDI”: L’INTERESSANTISSIMO LIBRO DI ALESSANDRO COLLETTI.

 


Il Poeta, Diplomatico e Politico Cileno Ricardo Eliécer Neftali Reyes Basoalto (1904 1973), da tutti conosciuto con lo pseudonimo di Pablo Neruda, è stato una delle principali figure della Letteratura Latino-americana del Novecento, in una sua poesia cosi scrisse: “E lì negli assolati uliveti, dove soltanto cielo azzurro con cicale e terra dura esistono, lì il prodigio la capsula perfetta dell’uliva che riempie il fogliame con le sue costellazioni: più tardi i recipienti, il miracolo, l’olio”.

Oltre alla Poesia è necessario anche conoscere nel dettaglio quel prodotto straordinario denominato “Olio Extravergine di Oliva”, un prodotto essenziale per una sana Alimentazione.

Le piante di “olivo selvatico” (Olea Europaea Oleaster) esistono da millenni e l’uomo ha imparato a conoscerle da oltre 6000 anni.

Questa conoscenza venne approfondita, a partire dagli Armeni e successivamente anche dagli Egiziani. Queste straordinarie piante, non più selvatiche ma coltivate, dalle quali grazie alla spremitura delle olive si ricava quel magnifico prodotto che si chiama Olio, divennero imprescindibili per la vita dell’uomo.

Già 2000 anni a.C. nel Codice Babilonese (composto da 282 leggi), che porta il nome del Re Hammurabi (regnò dal 1792 al 1750 a.C.), si regolava la produzione e il commercio dell’olio d’oliva.

L’olio di oliva, prima per i Greci e poi per i Romani, fu fondamentale per lo sviluppo dell’agricoltura, del commercio, dell’alimentazione e ciò ne favorì la diffusione in tutto il bacino del Mediterraneo.

Siamo certi, grazie ai numerosi ritrovamenti archeologici, che l’olio di oliva veniva prodotto nella Penisola Italica già avanti Cristo nei Secoli VIII e VII.

L’Italia geograficamente si prestava, e si presta, grazie al favorevole “clima mediterraneo”, allo sviluppo delle piante di olivo, in particolare l’Olea Europaea Sativa, le varietà da olio e da mensa.

Lucio Giunio Moderato Columella (70 d.C.), agricoltore e scrittore Romano di Agricoltura, nel I Secolo d.C., nel suo trattato, pervenutoci integro in dodici volumi, “De re Rustica”, definiva l’olivo come “il migliore albero esistente” (Olea prima omnium arborum est).

Nel mondo Romano si arrivò ben presto ad avere una classificazione di cinque tipologie di olio a seconda del momento in cui avveniva la raccolta e la spremitura:

- “Oleum Ex Albis Ulivis”, l’olio migliore, prodotto con olive verdi chiare raccolte manualmente e scelte una per una direttamente dalla pianta;

- “Oleum Viride”, quello fatto con olive più verdi e tendenti a scurirsi, prese sempre sulla pianta, buono ma non eccellente;

- “Oleum Maturum”, l’olio delle olive più mature, di qualità mediocre;

- “Oleum Caducum”, generato da frutti già caduti a terra, il meno buono;

- “Oleum Cibarium”, il risultato della spremitura delle olive peggiori, scartate e bacate, quest’ultimo olio, il più cattivo, era riservato agli schiavi.   

Sempre i Romani produssero anche selezioni particolari di olio di buona qualità come, a esempio quello di Venafro (Venafrum), una zona particolarmente vocata nell’attuale Provincia di Isernia. Visto che l’avidità umana era già connaturata in quei tempi, arrivarono anche le contraffazioni, infatti c’era in circolazione molto olio d’oliva scadente, come quello proveniente dall’Africa, che veniva usato esclusivamente per l’illuminazione.

L’olio d’oliva, attraverso i Secoli, è sempre stato conosciuto per le sue virtù terapeutiche e organolettiche. Molti sono i suoi meriti, nella prevenzione dei disturbi dell’apparato digerente, grazie alla massima digeribilità e al fatto che viene assorbito interamente dall’intestino regolandone le funzioni. Oltre a ciò aiuta a prevenire e a curare molte altre malattie legate all’invecchiamento osseo e alle problematiche cardiovascolari.

Oggi la coltivazione dell’olivo viene praticata in più di 50 Paesi del Mondo, con una produzione, di livello e buona qualità, anche in quelli meno tradizionali come Messico, Cile, Perù, Argentina, Stati Uniti, e Sudafrica

L’Italia è il secondo produttore Mondiale di Olio di Oliva, dopo la Spagna, e la sua produzione migliore, l’Olio Extravergine di Oliva con denominazioni D.O.P. e I.G.P., è sicuramente ai massimi livelli qualitativi.

Da alcuni mesi è uscito un Libro molto interessante di Alessandro Colletti che racconta l’olio d’oliva di una particolare e affascinante zona della Toscana: “Extraordinario - Olio extravergine, olive e olivi di Monteverdi - Storia, dati, assaggi, ricette, curiosità”.  

Monteverdi Marittimo è un piccolo Comune (circa 750 abitanti) Toscano, in Provincia di Pisa, rientrante nel Territorio della Val di Cornia (la Valle dove scorre il Fiume Cornia), nell'entroterra geotermico della Maremma Pisana e ubicato a un'altitudine di 364 metri s.l.m. a ridosso delle Colline Metallifere. Il Comune è il più meridionale della Provincia di Pisa, confina a Ovest con la Provincia di Livorno e a Sud con quella di Grosseto, dista da Pisa circa 88 km, da Livorno 87, da Grosseto 72 e circa 41 da Piombino, che sono le principali Città di riferimento. In linea d'aria a circa 15 km più a Ovest di Monteverdi Marittimo si trova la Costa Tirrenica.

Monteverdi Marittimo ha vita in una Terra di antichissime tradizioni qui, a partire dal IX Secolo a.C. ha vissuto e ha prosperato una straordinaria e raffinata Civiltà come quella degli Etruschi. Un Territorio bellissimo dove grazie a cultura, arte, natura, paesaggi e testimonianze archeologiche millenarie ravviva lo spirito di chi lo vive. Il nome Monteverdi è una rappresentazione perfetta di questo piccolo, tranquillo e magico Borgo, circondato da fitti boschi di splendida e verdeggiante vegetazione mediterranea.

La tranquillità, la pace, lo struggente paesaggio e il senso di raccoglimento attrassero, prima dell’Anno Mille, dei Monaci che cercando solitudine e bellezza qui fondarono nel 754 d.C. il “Monastero di San Pietro in Palazzuolo”. Il Monastero sorse per opera del Nobile Longobardo Wilfrido (San Walfredo), figlio del Gastaldo Ratchausi di Pisa, indicato come il capostipite della Famiglia Pisana dei Della Gherardesca. Alla costruzione dell’Abbazia seguì la nascita del Borgo e anche la costruzione del Castello.

I Fiorentini sottomisero Monteverdi nel 1472 in occasione della conquista di Volterra. Nel 1665 il Granduca di Toscana Ferdinando II de' Medici (1610 - 1670) eresse il Territorio Monteverdi in Feudo Granducale consegnandolo alla Nobile Famiglia Volterrana degli Incontri. Nei Secoli successivi i Lorena abolirono i Feudi e Monteverdi ebbe l’autonomia Comunale e oggi al suo interno rientra la Frazione di Canneto e il nucleo abitato di Gualda.

Anche Canneto è un piccolissimo e suggestivo Borgo il cui Castello, noto già dal 1084, è costruito con una particolare planimetria pressoché circolare su un piccolo ma panoramico sperone roccioso circondato da terrazzamenti coltivati ed è situato nella Valle del Torrente Sterza, lungo la strada che collega la Val di Cecina con la Maremma. Nel bellissimo contesto di Canneto durante l’anno si svolgono numerose manifestazioni e sagre a carattere enogastronomico che valorizzano le ottime produzioni di queste terre tra cui spiccano Olio e Vino.

Alessandro Colletti l’Autore del LibroExtraordinario - Olio extravergine, olive e olivi di Monteverdi - Storia, dati, assaggi, ricette, curiosità” è un conosciutissimo ed esperto Assaggiatore Professionale di Olio. Nato a Bolzano nel 1951, da giovane ha quasi sempre vissuto a Milano dove dopo le Scuole dell’Obbligo ha frequentato e si è diplomato all’Istituto Tecnico Industriale Statale “Ettore Conti”. Poi sempre a Milano ha studiato Lettere e Filosofia con Indirizzo Storico all'Università Statale.

Dal 15 Gennaio 1984 Alessandro si è trasferito a Monteverdi Marittimo per gestire una bella proprietà: l’Agriturismo Podere Pratella. Innamoratosi e sposatosi con Angela Sabato, Cittadina di Monteverdi, ha due Figli: Dario e Michela.

Alessandro Colletti è autore di diversi Libri sulla storia del suo Paese, con i quali ha espresso molto bene la sua appassionata esplorazione storica del Territorio.

Il LibroExtraordinario - Olio extravergine, olive e olivi di Monteverdi - Storia, dati, assaggi, ricette, curiosità” si presenta nel comodo formato 14,5 x 20,5 cm. con la Copertina Cartonata ed è stato realizzato con il fondamentale contributo del Circolo di Promozione Turistica e Culturale
di Monteverdi MarittimoBadivecchia”, un’Associazione di Promozione Sociale (Aps), e il Patrocinio del Comune di Monteverdi Marittimo (PI).

Nelle 194 pagine del Libro, ricche di interessantissime e storiche foto (e disegni) in bianco e nero, ci sono anche i saluti e i contributi di Francesco Govi Sindaco di Monteverdi Marittimo, Carlo Quaglierini Presidente del Consiglio Comunale, Riccardo Cassarri Presidente del Circolo Badivecchia, Oris Danzini e Giorgio Piglia. L’editing e la grafica sono state curate da Giuliana Balletti.

Il Libro ci coinvolge in storie, racconti, ricette (non solo gastronomiche) e moltissimo altro del prezioso “Olio di Monteverdi”. Immagini e testimonianze servono per approfondire, per conoscere meglio e promuovere un “Olio Extraordinario”, con una tradizione millenaria, che nasce dalla grande passione che i produttori della Zona mettono nel realizzarlo e dalla felice posizione di Monteverdi Marittimo, situato tra dolci colline accarezzate dall’aria salmastrosa proveniente dal mare. Un Libro di assoluto valore storico/culturale riconosciuto anche dal Circolo CulturaleEmilio Agostini” (del vicino e altrettanto storico Comune di Sassetta, in Provincia di Livorno) che lo ha insignito del “Premio Letterario 2023”.

Che altro dire del LibroExtraordinario - Olio extravergine, olive e olivi di Monteverdi - Storia, dati, assaggi, ricette, curiositàdi Alessandro Colletti sennonché è interessantissimo e tutto da leggere.

https://www.youtube.com/watch?v=gWDqrQ-Cd4c


Alessandro Colletti e il Suo Libro

Alessandro Colletti Grande Esperto di Olio (Foto Lorenzo Manzini)

Giorgio Dracopulos e Alessandro Colletti

"Extraordinario" il Libro di Alessandro Colletti

sabato 25 novembre 2023

“FOIE GRAS GOURMET” L’AZIENDA CHE DISTRIBUISCE NEL MONDO LE MIGLIORI MARCHE DI FOIE GRAS FRANCESI.

 


Foie Gras" in Francese corrisponde all’ItalianoFegato Grasso” è il nome di quella delizia gastronomica che si ottiene dal fegato delle oche e delle anatre che vengono super alimentate.

Il “Foie Gras" non deve essere confuso con il “Paté” che invece è una miscela di carni (prevalentemente frattaglie) di vari animali oltreché di additivi e spezie.

La Francia è il maggior produttore diFoie Grasal Mondo e, dal primo giorno del Mese di Gennaio del 1994, la sua legislazione regolamenta dettagliatamente tutto sulla sua produzione. Per ottenere la denominazione "Foie Gras" gli animali non possono essere sovralimentati per più di due settimane e il peso minimo del fegato d'oca deve essere di 400 grammi e di 300 grammi quello d'anatra. Il “Foie Gras” fresco deve avere una consistenza compatta e lucida e un colore rosato.

Il “fegato grasso” delle oche è un alimento usato da Secoli, se ne trova traccia già in un bassorilievo ornamentale di un sepolcro Egizio dove si vedono dei servitori che danno delle palline di cibo a oche e anatre e, successivamente, le stesse si dirigono a dissetarsi. Il bassorilievo è stato scoperto nella tomba di Mereruka, importante sacerdote della piramide di Teti, nella grande necropoli di Saqqara, 30 km. a sud del Cairo, risalente alla Quinta Dinastia (nove Faraoni regnanti in Egitto nel periodo denominato Antico Regno, dal 2500 al 2350 a.C.). Attraverso i Greci e poi i Romani il “fegato grasso” si è diffuso e trasformato nei Secoli fino a giungere ai nostri tempi.

Il “Foie Gras” è uno dei prodotti più straordinari, selezionati e apprezzati dai buongustai di tutto il Mondo: una delizia gastronomica che è in grado di valorizzare qualsiasi tavola e di esaltare le più svariate preparazioni senza mai perdere la sua magnifica personalità.

Per riconoscere un “Foie Grasdi grande qualità si devono seguire delle indicazioni precise. I “Foie GrasFrancesi a cui viene assegnata un’Etichetta I.G.P. (Indication Géographique Protégée) sono prodotti che seguono nella produzione e nell’elaborazione dei passaggi super controllati e sono legati a particolari Zone Geografiche. L’Indication Géographique Protégée non garantisce solo la tracciabilità dell'origine geografica del “Foie Gras” ma anche il rispetto di una serie di specifiche ben precise che riguardano gli animali come la qualità dell'alimentazione, l’accesso ai grandi sentieri erbosi e le rigorose regole igieniche. In tutte le fasi i controlli sono eseguiti da un organismo terzo di certificazione.

Tutti ciò non esclude le differenze dei metodi di realizzazione e le conseguenti varietà di gusto del “Foie Gras” visto che la produzione si divide tra artigiani, che utilizzano metodi tradizionali, e industria. Una giusta scelta, per esempio, è quella del “Foie Gras IGP Red Label” o quella del “Foie Gras Denomination Tradítíons du Périgord”, che sono Marchi Nazionali Francesi di cui possono fregiarsi solo i prodotti non trasformati e che possiedono qualità superiore ai simili prodotti correnti. Una tale scelta permette di dare un concreto supporto al mantenimento delle tradizioni locali e i produttori beneficeranno di un riconoscimento per il loro impegno nella produzione di questi prodotti di altissima qualità. Differentemente se si scegli il Marchio "Origine Francia", che può essere trovato su molti “Foie Gras”, non c’è certezza che siano state seguite precise regole di produzione.

Nel 2014 è nata un’Azienda con lo scopo preciso di far scoprire al Mondo i migliori Foie Gras del Sud-Ovest della Francia” preparati nel più rigoroso rispetto della tradizione: “Foie Gras Gourmet”. La “Foie Gras Gourmet” invia, quasi in tutto il Mondo, deliziosi Foie Gras d'anatra e d'oca di Produttori altamente selezionati, un vero must per tutti i buongustai.

I foie gras del BrandFoie Gras Gourmet” hanno un gusto autentico e sono realizzati da Artigiani che prestano estrema attenzione alla qualità del prodotto, rispettosi non solo delle tradizioni e del loro Territorio ma anche delle Anatre e delle Oche che vengono allevate in libertà e nutrite con mais nelle Pianure Francesi di Chalosse (un antico Territorio della Guascogna), a Sud del Dipartimento delle Landes, nella Regione della Nuova Aquitania.

Il foie gras viene meticolosamente preparato a mano, poi cotto e condito solo con sale e pepe, senza aggiunta di alcun colorante, conservante o additivo. Il brandFoie Gras Gourmet” è fermamente convinto che la qualità del foie gras che distribuiscono garantisce la sostenibilità della propria attività, ed è lieto di condividere con tutti l’amore per la Cucina Francese e la passione per i propri Terroirs.

Foie Gras Gourmet” ha deciso di sostenere a pieno l’Associazione “Agronomes et Vétérinaires Sans Frontières” (A.V.S.F.) che dal 1977 opera a sostegno della solidarietà internazionale ed è impegnata nel supporto delle Comunità Agricole, messe in pericolo dall'esclusione e dalla povertà, con specifiche competenze professionali nel campo dell’agricoltura, dell’allevamento e della salute degli animali.

Foie Gras Gourmet” offre una selezione di Prodotti (molto spesso premiati alle competizioni Internazionali) volutamente diversi in modo che tutti possano scegliere il Foie Gras secondo i propri gusti. Dalla delicatezza del Foie Gras d’Oca Grolière  al gusto potente del Foie Gras Label Rouge Domaine de Castelnau, dai sapori sottili del Foie Gras Maison Espinet a quelli equilibrati del Foie Gras le Pré aux Canard.

Recentemente l’Azienda Foie Gras Gourmetha rinnovato il sito e-commerce rendendolo più elegante e fruibile, aggiungendo anche la possibilità di acquisto di una serie di Prodotti denominatiContorni” (Tartufi, Condimenti e Vini) abbinabili al Foie Gras

Per viziare Voi stessi, i vostri cari e i vostri amiciFoie Gras Gourmetè l’unico sito e-commerce, che offre la possibilità di inviare scatole di foie gras d'anatra o d'oca garantito e di altissima qualità in molte parti del Mondo, tramite FedExcon consegna espressa, senza spese di spedizione.

https://www.foiegrasgourmet.com/it/

https://www.youtube.com/watch?v=90B0WMv_wwM


"Foie Gras Gourmet": Le Migliori Marche (Foto FGG)

"Foie Gras": Delizia della Cucina Francese (Foto FGG) 

"Foie Gras Gourmet": Garanzia di Altissima Qualità (Foto FGG)

"Foie Gras": Un Must per i Buongustai (FGG)

giovedì 5 ottobre 2023

UNA DELIZIOSA FRITTURA MISTA DI PESCE DELLA CHEF MAILA MUSTO E IL PIACEVOLISSIMO VERDICCHIO DELLA TENUTA “LACANOSA”: UN ABBINAMENTO PERFETTO.



Avevo voglia di qualcosa di particolarmente buono e valutate le varie alternative sul dove andare la scelta è caduta sul RistoranteBrasserie” di Vada (LI), per due motivi fondamentali: la possibilità, data la bellissima giornata anche priva di vento, di sedersi all’aperto praticamente a pochi metri dal Mare e la grande qualità della loro Cucina fatta con delPescatosempre straordinario.

Vada è una Frazione del Comune di Rosignano Marittimo, in Provincia di Livorno, una Località Balneare molto accogliente e conosciuta. Proprio sulla spiaggia, in riva al Mare, dove finisce la passeggiata, lato nord, c’è il Ristorante la “Brasserie” collegato allo Stabilimento BalneareLa Barcaccina”, il cui proprietario è il vitale Hamid Meridja con la sua bella Famiglia.

Il RistoranteBrasserie” dal 1993 è un Locale di successo, molto luminoso e accogliente, curato nei particolari, segnalato nelle Guide più prestigiose, un Ristorante specializzato nelpescecome ce ne sono pochi. Hamid Meridja (Algeri, 1967) è uno straordinario padrone di casa, intrattenitore affabile e simpatico, un grande esperto della qualità agroalimentare e un appassionato conoscitore del mondo del Vino, ma le Regine della Cucina sono la Moglie Maila Musto (Vada, 1971) e la Mamma di Lei, Paola Cecchelli.

Dal Menu ho scelto una “frittura mista di pesce e verdure” abbinandola “per fare una degustazione” a due bottiglie di Verdicchio dei Castelli di Jesi: “Viridis 2022” e “Picus Viridis 2022” della TenutaLaCanosa”.

Per “frittura” s’intende il cuocere gli alimenti nei “lipidi”, cioè grassi animali oppure oli vegetali, caldi.

La “frittura” è un metodo antichissimo di cottura di cui non si conosce la paternità molto diffuso in tutto il mondo, usato già nel 2500 a.C. in Egitto e successivamente anche in Grecia. Nell’antica Roma si usavano particolari metodi di frittura (non molto amati e quasi mai croccanti) dei cibi, dolci o salati che fossero, solitamente nell'olio di oliva o nello strutto. Occorre ricordare che l'olio d'oliva era utilizzato dai Romani principalmente per l'illuminazione, la cosmesi e i rituali religiosi, oltreché per proteggere i legionari dal freddo, mentre erano poco noti i suoi grandi vantaggi in Cucina.

La tecnica della “frittura” ha iniziato a prendere piede in Italia nei ceti più ricchi con l'introduzione dei grassi animali, dapprima nel Medioevo e poi durante il Rinascimento.

Da sempre l’olio di oliva e quello di semi di arachidi, soprattutto per le preparazioni dolciarie, sono quelli migliori per friggere grazie anche al “punto di fumo” adeguato. Il “punto di fumo” è la temperatura massima a cui può arrivare un grasso alimentare, dopodiché esso si decompone alterando la sua struttura molecolare. Le “tecniche di frittura” variano a seconda della quantità di grassi richiesta, il tempo di cottura, il tipo di recipiente utilizzato e la manipolazione dei cibi. Per avere un fritto fatto bene le regole sono semplici: deve essere croccante, dorato, asciutto e realizzato con materie prime di eccellenza.

Parlando del Vino scelto si deve dire che il “Verdicchio Bianco” è un “vitigno a bacca bianca” coltivato quasi esclusivamente nella Regione Italiana delle Marche (molto diffuso nelle Province di Ancona e Macerata) dove è considerato “autoctono”.

Le “Marche” sono una Regione dell’Italia Centrale, con Capoluogo Ancona, e il suo Territorio (9.350 Km. quadrati con circa un milione e mezzo di abitanti) si affaccia verso Est sul Mare Adriatico (173 km. di Litorale, diviso a metà dal magnifico “Promontorio del Conero”, con lunghe spiagge sabbiose o ghiaiose e mitiche Località Balneari), mentre a Nord confina con l’Emilia-Romagna e la Repubblica di San Marino e a Sud con l’Abruzzo e il Lazio.

La Regione si distingue per un forte, omogeneo, bellissimo e verdeggiante Paesaggio Collinare e Montuoso, le Pianure invece sono limitate a una stretta fascia costiera e in alcune vallate più vicine alla foce dei fiumi. I Centri Abitati sono per lo più posti sulle sommità dei rilievi e sulla Costa; il paesaggio agrario, derivato dalla mezzadria, è ovunque caratterizzato da numerosi piccoli appezzamenti, incorniciati spesso da querce secolari e segnati da Case Coloniche.

Anche se le prime testimonianze sicure della coltivazione del “verdicchio” risalgono al XVI Secolo la sua presenza nelle campagne della Regione è sicuramente molto più antica. Recentemente un’accurata analisi genetica ha evidenziato una parentela molto stretta tra il “Verdicchio” e il “Trebbiano di Soave” per cui si è ipotizzato che il “Verdicchio” sia stato introdotto nelle Marche da coloni Veneti, giunti alla fine del Quattrocento per ripopolare le campagne dopo un'epidemia di peste.

Il “Verdicchio” è un “vitignomolto interessante, piuttosto eclettico, adatto alle più diverse tecniche di allevamento e di vinificazione, che viene utilizzato per produrre, generalmente in purezza, sia Vini freschi e di pronta beva, sia Vini molto strutturati (vinificati in acciaio o in legno) capaci di notevole longevità: viene utilizzato anche nella realizzazione di Spumanti naturali e Vini passiti. Un Vino ilVerdicchioche ha moltissime possibilità di abbinamento con i cibi.

A cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta il “Verdicchio” ebbe una vera e propria esplosione e, grazie anche ad alcune trovate commerciali azzeccate come la famosa bottiglia ad anfora ideata dall’Architetto Antonio Maiocchi nel 1953, conobbe grande fama non solo nelle Marche e in Italia ma anche all’Estero.

Dal 25 Maggio 1970 ilVerdicchioè stato inserito nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite”. 

Le due Zone di produzione pregiate del Verdicchio sono il Territorio di Jesi (AN) nella Bassa Vallesina e il Territorio di Matelica (MC) a cui corrispondono due D.O.C. differenti ottenute nel 1968 nell’ambito della quale esistono le seguenti Denominazioni: “Verdicchio dei Castelli di Jesi”, “Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico” (ottenuto da vigneti della Zona originaria più antica), “Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore”, “Verdicchio di Matelica”.    

Nel 2009 poi sono state istituite altre due Denominazioni: “Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva D.O.C.G.” (invecchiamento minimo 18 mesi) e “Verdicchio di Matelica Riserva D.O.C.G.” (invecchiamento minimo 25 mesi).

Nella Provincia di Ascoli Piceno, la più Meridionale della Regione, alle pendici del Monte Ascensione, a 395 m. s.l.m. sorge l’antichissimo Paese di Rotella, un piccolissimo Comune di soli 830 Abitanti. Più in basso del Paese il Torrente Oste confluisce nel Fiume Tesino e proprio questo Torrente nei Secoli ha eroso profondamente tutto il versante est del terrazzamento che ospita l'abitato. Il 16 Marzo del 1775 a seguito di abbondanti piogge, parte dell'abitato orientale franò e in una sola notte scomparvero la Chiesa di Santa Maria e l'antico Monastero, una parte della Piazza e del Palazzo Pretoriale e altre abitazioni e orti. Rimase in piedi il solo Campanile che oggi è uno dei simboli del Paese e funge, ormai da più di due Secoli, anche da Torre Civica.

Il Territorio Comunale comprende la parte più rilevante del Monte Ascensione (1110 m.) con la Frazione di Capradosso (una sessantina di abitanti) più in alto di Rotella a 800 m. e le altre due FrazioniPoggio Canoso un Borgo Medievale e Castel di Croce, queste due ultime Frazioni sono ridotte a pochissimi abitanti. Nella Frazione di Castel di Croce e più precisamente in Contrada San Pietro, al Civico 6, c’è l’Azienda VitivinicolaLaCanosa”.

La TenutaLaCanosa”, ubicata alle spalle del Monte dell’Ascensione nelle splendide e accoglienti Colline Marchigiane che sono a ridosso del “Parco Nazionale dei Monti Sibillini”, prende il nome dal vicino antico Borgo di Poggio Canoso, uno dei quattro Castelli di Rotella edificato tra il XII e il XIII Secolo dai Monaci Farfensi.

LaCanosaè nata per volontà del Varesino Riccardo Reina (Classe 1962) che alcuni anni fa si innamorò di questa magnifica Terra Marchigiana decidendo d’intraprendere proprio qui un nuovo ambizioso progetto vitivinicolo. Riccardo Reina è della Famiglia Reina Titolare della mitica AziendaILLVA Saronno S.p.A.” (Acronimo di Industria Lombarda Liquori Vini e Affini) di Saronno (VA), fondata il 23 Luglio del 1947 da Domenico Reina e specializzata nella produzione e commercializzazione di bevande alcoliche famose in tutto il Mondo.

A “LaCanosaRiccardo Reina è validamente supportato dalla bravissima e bellissima Figlia Alberica (Classe 1991), anche Lei super appassionata e innamorata di questa Terra, che ha portato in Azienda una nuova e fascinosa energia gestionale.

La TenutaLaCanosa” si estende per circa 110 Ettari, a cavallo del 43° Parallelo, latitudine vocata alla produzione di Vini d’eccellenza. I Vigneti, oltre 40 Ettari, si trovano nel cuore della Valle del Fiume Tesino, una Terra dalla posizione estremamente feconda grazie a importanti e preziose escursioni termiche (tra le ore diurne e quelle notturne) durante tutto l’anno che garantiscono un perfetto microclima adatto alla coltivazione delle Viti. I Vigneti, posti a differenti altitudini che vanno dai 350 ai 580 metri, servono per realizzare, sfruttando al meglio le diverse esposizioni, sia Vini Tipici del Territorio sia Vini dal respiro più Internazionale.

La Storia Geologica è riconducibile a quella della Dorsale Appenninica: quindi in linea generale il Terreno Aziendale si rivela di medio impasto, calcareo e argilloso rosso, grigio a banchi, molto minerale e in generale con un buon equilibrio tra magnesio e potassio che varia leggermente in base all’altitudine. Qui le fresche brezze estive e, in genere, le giuste precipitazioni favoriscono specificità e coltivazione delle Viti.

Le grandi potenzialità di questa magnifica Terra sono pienamente esaltate nella moderna Cantina dell’Azienda grazie a una cura meticolosa di ogni passaggio, all’uso delle più avanzate tecnologie che consentono di controllare perfettamente le temperature durante tutto il processo di vinificazione e alla sostenibilità (visto che anche l’energia è pulita ed è autoprodotta dai pannelli solari posti sul Tetto della Cantina): dal ricevimento delle Uve a tutto il percorso di fermentazione dei mosti fino alla maturazione in Tonneaux e Barrique di Rovere diAllier” e l’affinamento in bottiglia.

Le due bottiglie di Verdicchio dei Castelli di Jesi D.O.C. ClassicoViridis 2022e Classico SuperiorePicus Viridis 2022”, della TenutaLaCanosache ho stappato sono un’assoluta novità per l’Azienda: ambedue alla “Prima Annata” realizzate con le uve provenienti da appezzamenti (13 Ettari) di Verdicchio acquistati di recente nella Valle dell’Esino in Provincia di Ancona nei Comuni di Castelbellino e Maiolati Spontini. I nuovi Vini sono stati seguiti dal bravo Enologo Emiliano Falsini. Il “Classico” è stato battezzato “Viridis” che in Latino significaVerde, Fiorente, Giovane, Recente” e il “Classico Superiore” ha preso il nome di “Picus Viridis” il “Picchio Verde” significativo simbolo dell’equilibrio biologico di un Territorio.

La Zona Geografica della produzione del “Verdicchio dei Castelli di Jesi D.O.C.”, nata nel 1968, comprende in parte la Bassa Valle del Fiume Esino fino alla zona costiera nel Comune di Senigallia: 22 Comuni della Provincia di Ancona e 2 in quella di Macerata. Zona storicamente denominata dei “Castelli” perché raggruppa quell’insieme di Comuni anticamente assoggettati all’antica Città di Jesi.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi D.O.C. sia il “Viridis 2022” e sia il “Picus Viridis 2022” con i loro specifici colori giallo paglierino dai riflessi verdolini, ricchi di aromi decisamente freschi, florali e fruttati, con una grande, ricca e vellutata piacevolezza al palato e con un retrogusto amabile e delicato, esprimono in pieno tutta la “filosofia” della TenutaLaCanosa”: produrre Vini di alta qualità utilizzando le più avanzate tecnologie, nel rispetto della tradizione e simultaneamente reinterpretandoli in chiave moderna.

Viridis 2022e Picus Viridis 2022i nuovi Vini di Verdicchio Bianco della TenutaLaCanosasono stati un abbinamento perfetto per la specialeFrittura Mista di Marerealizzata dalla bravissima Chef Maila Musto del RistoranteLa Brasseriedi Vada (LI).

https://www.lacanosaagricola.it/site/

https://www.brasserielabarcaccina.it/


Il Verdicchio della Tenuta "LaCanosa" con la Frittura di Pesce

Giorgio Dracopulos e il Verdicchio 2022 della Tenuta "LaCanosa" 

Verdicchio Classico Superiore "Picus Viridis 2022" 

Verdicchio “Viridis 2022” e “Picus Viridis 2022” 

“Viridis 2022” e “Picus Viridis 2022”: Retro Etichette

Verdicchio "LaCanosa" e Frittura di Pesce: Abbinamento Perfetto

sabato 21 gennaio 2023

“SIENA, LA GRANDE DOLCEZZA” IL NUOVO GOLOSISSIMO E DIVERTENTE LIBRO DI STEFANIA PIANIGIANI.



Un’antica Colonia Romana, fondata probabilmente su un precedente sito Etrusco, all’Epoca dell’Imperatore Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto (63 a.C. - 14 d.C.), è oggi quella straordinaria e meravigliosa Città, immersa nel verdeggiante e collinare paesaggio dell’interno della Toscana, che porta il nome di Siena. La Città è conosciuta in tutto il Mondo per il suo grande patrimonio artistico e culturale, tanto che il suo Centro Storico Medievale è stato riconosciuto nel 1995Patrimonio dell’Umanità” dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (U.N.E.S.C.O.).

Cuore pulsante del Capoluogo è la bellissima Piazza del Campo dove, due volte l’anno, il 2 Luglio e il 16 Agosto, si svolge una della Manifestazioni più coinvolgenti della Tradizione Italiana: il Palio di Siena. Una corsa adrenalinica, molto sentita dai Senesi, dove i cavalli con i fantini che montano a pelo (senza sella) si sfidano per portare al successo la Contrada che rappresentano.

A Siena i piaceri della tavola sono di Casa dato che la ricchissima Cucinadel Territorio ha una lunga storia che ne ha formato la solidissima e gustosissima Tradizione anche dolciaria.   

Dietro a una semplice parola come “Dolce” c’è una lunga storia e un mondo fatto di prodotti, profondamente diversi tra di loro, accomunati esclusivamente dal sapore “dolce”, ottenuto con vari tipi di dolcificanti (zucchero, miele e altri edulcoranti). I “dolci” non hanno una specifica data di nascita ma sono conosciuti da millenni. Il primo cibo dolce, portato alla bocca dai nostri antenati, è stata la frutta e poi il miele prodotto dalle api.

Successivamente tracce di “dolci “ veri e propri, fatti con vari ingredienti,  si ritrovano nella storia dell’Antico Egitto e degli Ebrei, degli Assiri e dei Babilonesi. Gli Antichi Greci poi furono maestri; si dice che ad Atene i forni producessero almeno una cinquantina di tipi diversi di “dolci” ed è credibile visto che allo stesso tempo venivano prodotti almeno cento tipi diversi di pane.

Gli Antichi Romani, che dove arrivavano prendevano il meglio delle società sottomesse, divennero grandi consumatori di dolci.

In tutti questi Popoli Antichi le prelibatezze dolciarie prodotte non solo venivano consumate ma avevano anche un aspetto religioso in quanto venivano “offerte” alle divinità del tempo.

Nel Medioevo, principalmente nei Monasteri, si sviluppò l’arte dolciaria, con la nascita anche della pasticceria secca. In questo periodo ebbero un forte incremento le ricette di dolci con il miele. I Frati e i Monaci allevavano, infatti, le api per la cera delle candele e per tale motivo avevano anche una grande produzione di miele. Miele e candele andavano di pari passo, infatti dal XII Secolo i fabbricanti di candele e i pasticceri stavano nella stessa Corporazione delle Arti e Mestieri.

I Crociati portarono in Europa la canna da zucchero e i contatti, pacifici e non, con il Mondo Mussulmano introdussero l’uso di molte altre spezie e droghe moltiplicando  il numero delle ricette dolciarie. Nacquero anche grandi pasticceri, che lavoravano alle Corti dei Re o dai Nobili più importanti iniziando a elaborare dolci anche di grandissime dimensioni con bellissime presentazioni. Dopo la scoperta dell’America, avvenuta il 12 Ottobre 1492, a opera del Navigatore Italiano Cristoforo Colombo, si aprirono le porte all’arrivo in Europa del cacao, un evento che insieme alla successiva nascita, nel XVII Secolo, della pasta sfoglia, ebbe tali conseguenze positive in campo dolciario che tutt’oggi possiamo apprezzare.

Ecco che in una Città come Siena, come già accennato, grazie proprio alla sua lunga Storia che le Tradizione Dolciarie si sono positivamente sviluppate non solo in ambito Casalingo e Artigianale ma anche in quello Industriale. Basti pensare a un’Azienda come la “Saporiuno dei più antichi Marchi di pasticceria nato nel 1832 grazie al Dott. Virgilio Sapori che diede inizio alla produzione del Panforte fondando a Siena una piccola Officina di Pasticceria. In duecento anni l’Azienda ha saputo tener viva l’antica Tradizione proponendo accanto alle specialità dolciarie tipiche come PanforteRicciarelliCantuccini e   Cavallucci, nuove deliziose bontà di Alta Pasticceria. Purtroppo, nel 2011, come in molti altri casi il “progresso” e l’acquisizione da parte del GruppoColussiha portato via laSaporida Siena.

Da sottolineare che dal 19 Marzo 2010 i “Ricciarelli di Siena” sono stati inseriti nel Registro Comunitario dei Marchi I.G.P., a cui si è aggiunto nel 2013 anche il “Panforte”. Le Tipologie di Dolci Senesi sono moltissime e hanno una propria specificità, una “personalità” che riesce a ricoprire gusti ed  esigenze di tutto l’arco dell’Anno

Ecco che per aiutare tutti noi a districarsi tra così tante delizie è da poco uscito (Novembre 2022) il piacevole e interessante LibroSiena, La Grande Dolcezza - Ricette dei Dolci Tradizionali Senesi di Stefania Pianigiani.

Stefania Pianigiani è nata a Siena ma è cresciuta nella tranquilla Cittadina di Gaiole in Chianti, un piccolo e fascinoso Comune collinare in Provincia di Siena ricco di antiche e bellissime strutture (Castelli, Chiese, Ville, Torri), oggi conosciuto, grazie ai suoi molti pregi, per il forte Turismo Enogastronomico.

Stefania da sempre è grande appassionata difiori e piante”, questo suo amore negli anni si è trasformata in un vero lavoro: la “Giardiniera” che crea giardini e mantiene aiuole, tra i luoghi più belli del Chianti e delle Terre di Siena. Grazie a questi suoi interessi, nel 2009 ha aperto il suo BlogLa Finestra di Stefania”, che tratta di piante e fiori ed è da sempre attento al Territorio e alla sua bellezza. Originaria da una Terra di Vino (un Paradiso per gli appassionati) famosa nel Mondo come il Chianti non poteva che diventare Sommelier A.I.S. e per alcuni anni ha collaborato con il MensileToscana & Chianti News”. Nel 2012 è diventata Giornalista Pubblicista e si è iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Toscana.

Oggi Stefania si divide tra natura, scrittura, fotografia ed enogastronomia: oltre a collaborare con il “Food Magazine Agrodolce” è Coautrice insieme a Sabrina Somigli del Libro di “Appetiti Estremi” edito da Ara Edizioni, ha scritto l'EbookEnogastrogiardinaggio, legami tra piante da giardino, cucina e vino”  per il “Portale del Verde” e ha partecipato al Libro curato da Silvia Ceriegi Giro d'Italia in 70 Picnic”, con il racconto dedicato al “Roseto di Nervi”, per Betti Editrice.

Il nuovo Libro di Stefania Pianigiani Siena, La Grande Dolcezza - Ricette dei Dolci Tradizionali Senesistampato da Betti Editrice, in formato 15x20,5 cm. con brossura e bandelle, si compone di 130 pagine. Dopo una dettagliata e attenta Introduzione Storica dell’Esperta Maura MartellucciStefania Pianigiani ci racconta prima i Dolci e poi le Ricette in un appassionante percorso fatto di una serie infinita di farine, canditi, spezie di ogni tipo, mandorle, noci, pinoli, riso, uva passa, miele:   una vera esplosione di sapori, abilmente mixati anche da formule antiche di Farmacie Senesi.

Dolci unici che con la loro periodicità scandiscono la vita di ogni Senese e non solo: cenci, ciambellini e frittelle di San Giuseppe per Carnevale, schiacciata di Pasqua e corolli per Pasqua, pan co’ santi per celebrare Ognissanti, biscottini Quaresimali, la polenta dolce per Santa Lucia, il tripudio di panforti, ricciarelli, cavallucci, cantucci, torte di Cecco, castagnacci e copate per Natale. Nel Libro di Stefania Pianigiani c’è anche moltissimo altro, per esempio i particolarissimi “migliacci Senesi” che ormai sono molto rari e a causa di “un particolare ingrediente” (visto che del maiale non si butta via niente) sono realizzati solo in Famiglia.

Nelle pagine di “Siena, La Grande Dolcezza” oltre alle antiche Ricette prese dai Ricettari delle Nonne e della Mamma di Stefania troviamo anche racconti ironici, aneddoti e le interviste a chi, ancora oggi, realizza tali prelibatezze nel solco della più autentica Tradizione. Tutto il Libro è illustrato da bellissime e “dolciimmagini.

Il nuovo LibroSiena, La Grande Dolcezzadi Stefania Pianegiani è assolutamente golosissimo e divertente.

https://www.lafinestradistefania.it/

https://www.betti.it/product/siena-la-grande-dolcezza/


Giorgio Dracopulos con il Libro "Siena, La Grande Dolcezza"

"Cenci" (Foto SP)

"Ciambellini" (Foto SP)

"Frittelle" (Foto SP)

Stefania Pianigiani con il Nuovo Libro (Foto SP)

domenica 27 novembre 2022

“J63” IL BIRRIFICIO AGRICOLO ARTIGIANALE, DI CENAIA (PI), ESPRIME A TUTTO TONDO LE SUE MOLTEPLICI ECCELLENZE.



Prima di parlare di Birra è sempre meglio approfondire la conoscenza dell’Orzo.

L’Orzo è stato il primo cereale coltivato dall’uomo a uso alimentare oltre 10.000 anni a.C. e come alimento si ottiene dalle “cariossidi” (frutti secchi indeiscenti”, cioè frutti che giunti a maturazione non si aprono spontaneamente) di una pianta che si chiama “Hordeum Vulgare”. Questa pianta, appartenente alla Famiglia dellePoaceae” meglio conosciute come “Graminacee”, è stata così denominata dal Medico, Botanico e Naturalista Svedese, Carl Nilsson Linnaeus (1707-1778), considerato l’ideatore della Classificazione Scientifica Moderna di tutti gli organismi viventi.

Antecedentemente all’Orzo coltivato, l’uomo aveva avuto i primi contatti “alimentari” con l’Orzo SelvaticoHordeum Spontaneum”. Grazie al facile metodo di coltivazione, l’Orzo, è stato un tipo di coltura che ha modificato  profondamente il modo di vivere dei nostri antenati, trasformandoli da cacciatori nomadi ad agricoltori stanziali, favorendo anche la nascita dei primi nuclei abitativi.

L’Orzo essendo ricco di fosforo, potassio, magnesio, vitamina PP, vitamina E, ferro e calcio, ha favorito anche lo sviluppo cerebrale dell’uomo. Grazie all’ingegno l’uomo incominciò a elaborare le prime tecniche agrarie ottenendo un surplus di alimenti che dovevano essere conservati, la conseguenza fu che tutto ciò andava preservato dal deperimento e dall’assalto dei roditori. Una delle soluzioni, che dava maggiori garanzie, fu quella di mettere i grani del raccolto in recipienti colmi di acqua, l’Orzo immerso dava inizio al processo della fermentazione, trasformando l’acqua in un qualcosa che oggi possiamo definire una “rudimentale Birra”.

La Birra è una delle bevande più antiche dell’Umanità. Le prime tracce ci giungono da scritti di origine Medio Orientale di circa 5000 anni fa, ma, dalle prove chimiche fatte su alcuni resti di antichissime ceramiche, si può azzardare a dargli un luogo e una data di nascita in un Territorio che corrisponde, a grandi linee, all’attuale Stato dell’Iran, più di 7000 anni fa. Già i Sumeri (prima popolazione sedentaria al Mondo), che vissero 4000 anni fa sui monti della Mesopotamia, bevevano Birra e la chiamavanoSe-bar-bi-sag” (bevanda che fa vedere chiaro). Questa bevanda dava ai nostri antenati più forza e felicità, rendendoli più pronti ad affrontare la vita terribile di allora: da ciò essi ritennero che in questo ci fosse un qualche intervento divino. Anche gli Egiziani facevano largo uso di Birra ma, nei momenti di carestia, quando tutto l’Orzo veniva destinato all’alimentazione, bevevano il “Vino di palma” che ricavavano dalla linfa zuccherina della pianta.

La Birra non piaceva molto ai Greci che la dileggiavano definendola “Vino d’orzo”, e anche i Romani, pur conoscendola, non né facevano un largo consumo ma la relegavano soprattutto nel campo della cosmesi femminile per la pulizia e il nutrimento della pelle. La Birra, come bevanda, era invece largamente diffusa in tutta le Province dell’Impero Romano. In quei Secoli lontani fu chiamata, soprattutto, Birra, Ale e Cervisia. Il primo appellativo, molto probabilmente, deriva dal LatinoBibere” (bere), mentre il secondo era usato dai popoli nordici e dagli Inglesi, il terzo deriva dal GallicoCerevisia” ed è all’origine di definizioni moderne di Birra come il termine SpagnoloCerveza”. Attraverso i millenni la Birra fu perfezionata e, in tutte le epoche, ebbe grande importanza, fino a raggiungere i nostri giorni in cui ha una posizione di grande prestigio tra le bevande alcoliche.

Oggi il mercato mondiale è in mano alle grandi Multinazionali e a migliaia di Piccoli Produttori. In anni più recenti molti degli appassionati “Homebrewers” (in Inglese coloro che si dedicano alla “Homebrewing”, arte di produrre Birra in casa) in Italiano definiti “Domozimurghi” (dal Latino Domo = Casa e Zimurgo = Colui che pratica la zimurgia o scienza della fermentazione) si sono messi in gioco  commercializzando le loro preparazioni artigianali. 

La Birra Artigianale è un prodotto fresco e genuino, totalmente naturale, non pastorizzato, spesso non filtrato, senza conservanti e prodotto usando una materia prima di primissima scelta. Secondo la definizione più recente dell’Unionbirrai (l’Associazione di categoria dei piccoli Birrifici): “Una Birra Artigianale è cruda, integra e senza aggiunta di conservanti, con un alto contenuto di entusiasmo e creatività. Una Birra prodotta da Artigiani in quantità sempre molto limitate”.

Oggi parliamo di uno specifico Birrificio, inaugurato nel Luglio del 2013, denominatoJ63che è siArtigianalema ancheAgricoloe che ha Sede a Cenaia in Provincia di Pisa.

I “Birrifici Agricolisono si Produttori di Birra  ma anche Agricoltori, con uno strettissimo legame con il proprio Territorio e rappresentano un importante modello di rivitalizzazione delle piccole Città e delle Zone di Campagna. I “Birrifici Agricoli” hanno l’obbligo di sottostare ad alcune regole precise dovendo realizzare Birre con una percentuale, che non può essere inferiore al 51%, di materie prime prodotte in proprio o all'interno di un Consorzio. Mentre i semplici Produttori di Birre Artigianali si possono rifornire ovunque. Ma non è solo una questione di percentuali, infatti un Birrificio Agricolo se vuole aromatizzare le proprie Birre può farlo utilizzando solo prodotti legati al proprio Territorio, inoltre non sono ammessi conservanti di alcun genere e la trasformazione dei cereali può avvenire soltanto con impianti non industriali. 

Per promuovere e tutelare l'attività deiBirrifici Agricoliesiste, dal 2003, il Consorzio Italiano  di Produttori dell’Orzo e della Birra e a garanzia dei Consumatori il Marchio Collettivo di Garanzia di Origine e QualitàBirragricola Italiana”. 

Il Birrificio Agricolo ArtigianaleJ63è ubicato all’interno della Tenuta Torre a Cenaia (Antica Tenuta Pitti) che grazie all’Antico Borgo, ai due Ristoranti (Osteria Agricola Toscana Pitti & Friends e Brew-Pub, Ristorante e Pizzeria J63), al bellissimo giardino, ai laghetti, ai boschi, ai 30 Ettari di Vigne e ai suoi 500 Ettari di Campagna Toscana incontaminata (sono Biologici al 100%) crea una magnifica e suggestiva oasi di pace e tranquillità, ricca anche di gustosi sapori.

La “Tenuta Torre a Cenaia” è il cuore originario dell’odierna Cenaia, una popolosa e dinamica Frazione del Comune di Crespina Lorenzana. L’Antico Borgo della Tenuta, caratterizzato dalla Casa Turrita un tempo parte del più vasto “Castello di Cenaja”, è attestato per la prima volta in un documento del 1068. Il nome Cenaia che sembra derivare dal Latino “Caenum” (Fango/melma) e Cenaja (o Cenaria) avrebbe indicato proprio le Terre paludose ai piedi del Castello, costruito sull’unica zona sopraelevata al riparo dalle acque.

Durante tutto il XIII Secolo il Borgo subì numerosi attacchi a opera delle Truppe Fiorentine che proprio qui si scontravano spesso con le Armate Pisane. Per questo motivo nel 1286 i Pisani scavarono, all’odierno confine nord-orientale della Tenuta, il Fosso Arnonico o della Guerra, nel tentativo di tenere a distanza i nemici. A questa fase risale la definitiva distruzione del Castello di Cenaja. Nell’Alto Medioevo non si hanno notizie precise su chi abitasse e amministrasse il Borgo e i Terreni circostanti, più che verosimile pensare che la Tenuta fosse un presidio strategico Pisano sul “caldo” confine orientale. Allo stesso tempo, era un importante polo economico che, grazie alle vaste terre controllate dalla Casa Turrita, garantiva notevoli rendite e prodotti agricoli, in grado di sostentare gran parte della popolazione locale e cittadina.

La vocazione Vitivinicola della Tenuta risale alla celebre Famiglia Fiorentina dei Pitti, proprietaria delle Terre Cenaiesi fino agli inizi del Ventesimo Secolo. In particolare fu il Conte Robert Pitti (classe 1923) a infondere all’intero Territorio questo carattere distintivo che tutt’oggi lo rende celebre, e per sua decisione Torre a Cenaia ereditò la possibilità di utilizzare sia il nome Pitti che lo Stemma Araldico della Casata, unitamente alla denominazione “Cenaja Antica Proprietà dei Pitti”.

Altri importanti Personaggi hanno segnato successivamente la Storia dalla Tenuta, basti pensare a Otto Ernst-Flick, del quale restano ancora oggi le iniziali sul cancello d’ingresso. Magnate Tedesco di grande spessore internazionale, imprenditore e azionista della Daimler, multinazionale dell’industria automobilistica che annovera tra i propri Marchi anche la Mercedes Benz, segnò per Torre a Cenaia una vera e propria età dell’oro. Durante la sua permanenza, tra le stanze di Villa Valery poteva capitare di imbattersi in figure quali il Cancelliere Tedesco Willy Brandt e Christina Onassis.

Anche il Birrificio Agricolo ArtigianaleJ63ha nel suo nome una particolare Storia. La lettera “J” corrisponde a “Julia”, la giovane martire diventata poi Santa Giulia Patrona di Livorno. Secondo la tradizione, elaborata da una Passio (Parte dei Vangeli in cui è narrata la Passione di Gesù) risalente al VII Secolo, Giulia era una fanciulla Cartaginese che, divenuta schiava, fu venduta a un commerciante di nome Eusebio, il quale ne aveva apprezzato le doti e le virtù dell’animo. Giulia soleva pertanto accompagnare il padrone negli impegni di lavoro e proprio durante un viaggio in Corsica, per ragioni di commercio, fu rapita da un uomo perverso e violento. I seguaci di costui condussero a terra la fanciulla, cercando di indurla a ripudiare la Fede Cristiana. Dato che i loro sforzi si dimostrarono vani, dapprima la sottoposero a torture e flagellazione, quindi la crocifissero. Subito dopo la morte della fanciulla avvennero vari miracoli e i Monaci della vicina Isola di Gorgona, avvisati in sogno dagli Angeli di questa straordinaria vicenda, trasportarono il corpo della martire dalla Corsica alla loro Isola.

Nel racconto della Passio si trovano mescolati elementi di verità con altri frutto della fantasia popolare.

Alcuni documenti più aderenti alla realtà storica ci inducono a pensare che Giulia fu uccisa a Cartagine, vittima della persecuzione verso i Cristiani a opera dell’Imperatore Gaio Messio Quinto Traiano  Decio (201-251). Probabilmente, in quanto Civis Romana, Giulia non subì il supplizio della croce, condanna a quel tempo riservata a chi non possedeva tale status, ma verosimilmente venne decapitata o uccisa con la spada. Quando i Vandali invasero l’Africa (439), distrussero Cartagine e provocarono la fuga di molti Cristiani, le spoglie di Giulia giunsero in Corsica e alcuni secoli dopo, probabilmente nel 763, vennero definitivamente traslate a Brescia per volontà della Moglie e della Figlia di Desiderio, Re dei Longobardi. Si presume che la nave con le spoglie sia approdata proprio al Porto Pisano di allora che era Livorno dove infatti si ha notizia della diffusione fin dal IX Secolo del culto verso la giovane martire. La Festa di S. Giulia, Patrona di Livorno, si celebra il 22 Maggio, giorno in cui, secondo i martirologi, ne sarebbe avvenuto il martirio. Si dice che le spoglie della Santa dirette a Brescia siano passate dall’Antico Borgo di Torre a Cenaia, dove sostarono una notte.

Il “63” è un numero ricorrente nella Storia di Torre a Cenaia e in particolare del Birrificio che oggi ha  come Numero Civico, di Via Livornese a Cenaia (PI), proprio il63” e visto anche che nel 1463 Luca Pitti, antenato dei Conti Pitti di Cenaja, fu nominato Capitano del Popolo acquisendo nello Stemma di Famiglia la Croce Rossa che oggi contraddistingue anche i Prodotti a Marchio Torre a Cenaia.

Il “Birrificio Agricolo Artigianale J63ha Sede nel grande e accogliente Casolare di oltre 600 metri quadrati all’interno della Tenuta. Nel Locale oltre alla zona a vista riservata alla produzione delle Birra si trova anche il “Brew-Pub, Ristorante e Pizzeria”. La Cucina, dotata anche di un Forno a Legna di ultima generazione, si serve in grandissima parte di ingredienti prodotti all’interno della Tenuta o provenienti dal Territorio circostante. In particolare, l’utilizzo di lievito madre, di farine non raffinate del Consorzio Pieve Santa Luce (Pisa) e la lievitazione naturale consentono di ottenere prodotti da forno di altissima qualità, genuini e perfettamente digeribili. Due ampie Sale riservate alla Ristorazione e il grande Parco esterno consentono di organizzare eventi di vario tipo durante tutto l’anno, oltre a concerti di musica live.

Recentemente ho avuto il piacere di pranzare al “Brew-Pub, Ristorante e Pizzeria J63” abbinando al loro gustoso cibo una degustazione delle loro Birre: “JLips” (alta fermentazione, Stile Italian Grape Ale, con Mosto di Uva Vermentino), “JPils” (bassa fermentazione, Stile Pilsner), “JBlanche” (alta fermentazione, Stile Blanche), “JBlonde” (alta fermentazione, Stile Blonde), “JIpa” (alta fermentazione, Stile India Pale Ale), “JRubra” (Dopplebock a bassa fermentazione) e “JBlack” (alta fermentazione, Stile Stout).

L’impostazione di base della Produzione del Birrificio Agricolo ArtigianaleJ63” si ispira allo Stile Belga, sul quale si innestano i caratteri specifici che risaltano grazie all’utilizzo di materie prime straordinarie provenienti dalla Tenuta e dal Territorio circostante. Ho trovato tutte le Birre da loro prodotte, ognuna con le sue specifiche prerogative, delle creazioni uniche che esprimono a tutto tondo piacevoli, nuove e gustosissime sensazioni.

Voglio ringraziare per la grande disponibilità dimostratami le gentilissime Irene Scrò, Responsabile dell’Ospitalità della Tenuta, e Valentina Bernini la Responsabile di Sala del Ristorante.

Qualcuno ha scritto: “Non importa quanto piena è la nostra vita: c’è sempre spazio per una Birra”. A maggior ragione se la Birra è buona, di grande qualità e nasce da una esperta passione come quella delBirrificio Agricolo Artigianale J63di Cenaia (PI).

https://www.j63.it/

https://www.torreacenaia.it/

https://www.youtube.com/watch?v=MdwKm1etySg


"Torre a Cenaia Birrificio J63": Il Logo (Foto TaC)

"Torre a Cenaia": Birrificio J63 Vista Esterna (Foto TaC)

"Birrificio/Ristorante J63" Una Vista Interna (Foto TaC)

"Birrificio Agricolo Artigianale J63" (Foto TaC)

Confezione Regalo (Foto TaC)

"Birrificio J63": Territorio e Passione (Foto TaC)

Valentina Bernini, Giorgio Dracopulos e Irene Scrò