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sabato 5 ottobre 2024

“DAZERO” HA APERTO UN NUOVO LOCALE A MILANO: OTTIMA PIZZA DEL CILENTO E ALTRE DELIZIE.



 La “Pizza” non è semplicemente un alimento ma è una vera e propria magia: attraverso un rito manuale lavorando dell’acqua e della farina si realizza un simbolo d’Italianità conosciuto in tutto il Mondo. La “Pizza” oggi è sì un successo planetario che viene arricchito anche con vari ingredienti, ma quando è nata era una preparazione “molto povera” e ha una Storia molto interessante.

L’impasto con cui si produce il pane o altre forme di lievitati è uno dei cibi più antichi dell’umanità. Attraverso i millenni al pane, e agli altri derivati, sono stati aggiunti diversi ingredienti per conferirgli diversi e particolari sapori. Alcuni Archeologi Italiani e Francesi hanno trovato in Sardegna tracce di un tipo di pane risalente a circa 3000 anni fa. Da tale ritrovamento si evince che le popolazioni locali avevano già la conoscenza dell’uso del “lievito”. Ovviamente anche in tutte le altre parti del Mondo, dove si sono sviluppate Civiltà Antiche, sono stati ritrovati resti che indicano le loro capacità di realizzare specifiche preparazioni simili al pane.

La “Pizza” come la conosciamo noi è assolutamente un’invenzione Italiana, anzi, più precisamente, è frutto di quella straordinaria e particolare capacità inventiva che può nascere solo nella magnifica Città di Napoli. Sulla sua origine però, prima del XVII Secolo, non abbiamo notizie certe.

Circa nella prima metà del 1700 il “Re degli ortaggi” il Pomodoro venne adottato per arricchire la “Pizza” fino allora bianca. Il Pomodoro (Solanum Lycopersicum), importato dalle Americhe in Europa nel 1540 dal navigatore e condottiero Spagnolo Hernan Cortés Monroy Pizarro Altamirano (1485 - 1547), fino a pochi anni prima era stato considerato velenoso e pertanto usato solo come pianta ornamentale.

Certa è la data di nascita, a Napoli, di quella che è considerata la prima e più antica Pizzeria del Mondo. Infatti nel 1738 aprì i battenti, nel centro della Città, un Panificio denominato “Port’Alba”. Il Forno produceva pizze e altro solo per la vendita ambulante, in forni a legna rivestiti internamente con pietra lavica del Vesuvio, anche con un particolarissimo metodo a credito denominato “Pizza a Otto” che permetteva agli acquirenti, i più poveri, di ritardare il pagamento fino a otto giorni dal consumo. Solo nel 1830, dopo decenni in cui la sua produzione aveva raggiunto la fama non solo a Napoli, “Port’Alba” si trasformò in una vera e propria Pizzeria con i tavoli e il servizio diretto al pubblico.

Nei decenni successivi la “Pizzasi è diffusa in Italia e nel Mondo diventando una forma di cibo comunitario simbolo della condivisione con un linguaggio potente, universale e senza età.  

Ma non tutte le Pizze sono uguali e non tutte sono prodotte nel modo giusto con prodotti di alta qualità. A conferma del “vero metodo di produzione” di questo straordinario manufatto alimentare, il 7 Dicembre 2017, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco) ha riconosciuto “l’Arte del Pizzaiuolo Napoletano” come “Bene Immateriale dell’Unesco e Patrimonio Culturale dell’Umanità”. A Napoli il “Pizzaiolo” si chiama “Pizzaiuolo” come si evince anche dalla Loro Associazione Pizzaiuoli Napoletani (A.N.P.).

Oggi la “Pizza” fatta con particolare attenzione alla qualità delle farine, con l’uso del “Lievito Madre” (l’unico che può dare all’impasto morbidezza e perfetta consistenza), con l’utilizzo di ingredienti di altissimo livello di provenienza Locale o a filiera corta, meglio se biologici, guarnita con ricchezza e fantasia, è denominata “Pizza Gourmet”. Questa tipologia di “Pizza”, che mira soprattutto alla digeribilità e al gusto, deve essere “obbligatoriamenteservita tagliandola a spicchi.

Recentemente la conosciutissima Catena di PizzerieDaZeroha aperto a Milano, in Piazza Guglielmo Oberdan 12, un nuovo Locale.

Milano è il Capoluogo della Regione Lombardia, oggi anche Città Metropolitana, oltre a essere una delle aree più popolose d’Europa rientrando infatti tra le 20 Città Europee più grandi. Milano è il principale centro economico, industriale, finanziario Italiano oltre a essere ai vertici dell’editoria e anche del circuito musicale mondiale grazie alla stagione lirica del mitico “Teatro alla Scala” con la sua lunga tradizione operistica. Milano è tra i principali Poli Fieristici Europei ed è considerata una delle Capitali Mondiali della Moda. Con così tanti pregi Milano è una delle mete del Turismo Internazionale, figura tra le 40 Città più visitate al Mondo attestandosi seconda in Italia dopo Roma e quinta nell'Unione Europea.

Piazza Oberdanè una delle più importanti Piazze Milanesi, ubicata a nord-est del Centro Città ospita al centro una delle sei antiche Porte di Milano: Porta Venezia.

Porta Venezia” (già “Porta Orientale” fino al 1860, “Porta Riconoscenza” in Epoca Napoleonica, e in Milanese anche “Porta Renza”) è stata ricavata lungo i non più esistenti “Bastioni Spagnoli”, oggi è caratterizzata dalla presenza dei “Caselli Neoclassici” di ordine dorico realizzati dall'Architetto Rodolfo Vantini (1792 - 1856).

In “Piazza Oberdan”, tra l’altro, ci sono “Due Colonne”, la cui storia è piuttosto sconosciuta. Non si tratta di resti di un’antichissima struttura, come potrebbe sembrare, in realtà una è un “camino” edificato per esigenze estetiche nel 1925 quando sotto la Piazza fu costruito l’Albergo Diurno Venezia, antesignano delle moderne terme con la necessità di far fuoriuscire i vapori dell’aria calda, e l’altra fu costruita per pure ragioni estetiche. L’Albergo Diurno dal 1955 è di proprietà del Comune di Milano e da qualche anno è stato ristrutturato per essere visitato sotto la gestione del “Fondo per l'Ambiente Italiano” (FAI).

Porta Venezia” dà anche il nome al vivace Quartiere Milanese che ha tutto il meglio che la Città possa offrire: oltre a essere una delle zone in cui vedere alcuni dei più bei palazzi, anche veri gioielli dell’Architettura Liberty, ci sono parchi, bar alla moda, ristoranti di ogni tipo con specialità di tutto il mondo, pizzerie, negozi per lo shopping anche lussuosi, musei, istituzioni culturali, il planetario e tantissimo altro come la grande “Basilica di Santa Maria della Passione”.

L’Apertura del nuovo LocaleDaZero” in Piazza Oeberdan a Milano, il terzo in Città dopo quello di Via Bernardino Luini 9 (2017) e quello di Via dell’Orso 4 (2019), dà ancora più lustro al BrandDaZero”.

Il MarchioDaZeronato a Vallo della Lucania in Provincia di Salerno proprio nel 2024 ha festeggiato i suoi primi 10 anni di attività in cui ha vissuto un’espansione costante.

Vallo della Lucania” (fino al 1863 solo “Vallo”) è un piccolo (circa 8.000 Abitanti) e antichissimo Comune nella Regione Campania, è Sede Vescovile e Sede anche delParco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni”, un Parco istituito nel 1991 che oggi protegge una superfice di 181.048 Ettari corrispondenti alla parte meridionale della Provincia di Salerno. “Vallo della Lucania” si trova al centro del Territorio Cilentano, in una bellissima Valle circondata da Colline che digradano verso il Mar Tirreno distante solo 13 chilometri.

Il “Cilento” è un Massiccio Montuoso dell'Appennino Lucano, un'Area Storico Territoriale (ricca oltre delle bellezze naturali anche di castelli, fortezze, torri, cinte murarie e siti archeologici) estremamente suggestiva della Provincia di Salerno, nella Campania meridionale, i suoi Confini sono delimitati dalla Piana del Sele a Nord, dai Monti Alburni e il Vallo di Diano a Est e dalla Regione Basilicata a Sud, oltre a una Costiera, alta e frastagliata, di circa 130 chilometri.

Il Cilento da millenni ha ispirato poeti e cantori: molti dei miti Greci e Romani sono stati ambientati non solo sulle sue coste. Il mito più famoso è quello dell'Isola delle Sirene citata nell'Odissea e nell'Eneide le mitiche opere di Omero. Tracce, ricordi, monumenti, culture, sentieri legati a questa ricca storia sono salvaguardati grazie al “Parco Nazionale del Cilento”. Dal giugno 1997 il “Cilento”, grazie alle sue incredibili e positive peculiarità è stato inserito nella rete delle “Riserve della Biosfera” del "Man and Biosphere" (MAB) e dal 1998 nel “Patrimonio Mondiale dell'Umanità” dell’UNESCO.

Il “Cilento” è importantissimo anche dal punto di vista Culinario e Agroalimentare visto che, nel Novembre 2010, insieme alla Città Marocchina diChefchaouen”, a quella Spagnola di Soria” e a quella Greca diKorone” (oggi “Phlos-Nestoras”) è stato inserito, sempre dall’UNESCO, come “Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità neiLuoghi della Dieta Mediterranea”.  

Il progettoDaZero” ha visto un’espansione costante negli anni, dopo le prime due aperture Milanesi, nel 2019 ha inaugurato anche un Locale in Via San Domenico 33 a Torino, nel 2020 è approdato a Firenze sul Lungarno Ferrucci 9/Rosso e nel 2022 sono seguite le aperture di Bologna in Via Malcontenti 3 e dellaseconda sedeTorinese in Via Urbano Rattazzi 3 nei pressi di Porta Nuova. Nei dieci anni di attività il marchio “DaZero” si è distinto per l’ottima qualità e l’autenticità della sua offerta enogastronomica, ottenendo l’inserimento nelle più importanti Guide del settore (L’Espresso, Gambero Rosso, Slow Food), ottenendo anche l’ingresso nella selezionatissima e prestigiosa classifica50 Top Pizza”.

Nel 2023DaZero” è entrato a far parte del “Gruppo Food Finance” con Sede a Zurigo, guidato dall’imprenditore Italo-Svizzero Marco Zoppi, di cui fa parte anche il brand di boulangerieÉgalité”, altra consolidata realtà del settore “foodMilanese. La nuova apertura diDaZeroa Porta Venezia a Milano rappresenta il primo passo di un importante piano di sviluppo, portato avanti dalla nuova proprietà, che si pone come obiettivo per il 2025 l’apertura di altre due Sedi in nuove Città Italiane.

L’apertura del nuovo Locale in Piazza Oberdan a Milano segna l’inizio di un nuovo corso perDaZero” grazie alla sua nuova immagine (firmata dall'Agenzia 150UP) che sarà progressivamente estesa a tutti i Locali del Brand. La nuova Pizzeria e si sviluppa su 155 mq. per un totale di 45 coperti, a cui si aggiungono i 40 coperti esterni nell’apposito spazio attrezzato. All’interno il protagonista assoluto è il “grande forno a legna”, estremamente fascinoso con la “bocca fiammeggiante” visibile anche dalla strada, totalmente rivestito a mosaico di tessere di ottone, cinto da un bancone semi circolare sul quale si può mangiare godendosi l’arte preparatoria della Pizza. Il Locale combina elementi decorativi tradizionali con accenti di originalità che caratterizzano la nuova identità visiva, a partire dai colori: il vivace rosso che contraddistingue le sedute in velluto e l’oro che si ritrova nelle pareti e negli espositori dei prodotti.

A dare un toccopop”, i neon sui muri che richiamano elementi iconici del brand  come il pomodoro, la linea di prodotti del “Progetto Incontro” (uno specifico progetto aziendale in cui ogni ingrediente è super selezionato e scelto per valorizzare le eccellenze territoriali del Cilento, anche con la possibilità dell’acquisto) e la carta da parati con personaggi che rappresentano, sotto forma di fumetto, gli artigiani cilentani di “DaZero”: dal salumaio, agli agricoltori, fino ai produttori di mozzarelle.

Per garantire la massima digeribilità delle sue PizzeDaZero” le propone con un impasto semi-integrale ad altissima idratazione e lunga lievitazione, realizzato con farina di tipo 1 con il germe di grano vivo del Mulino Casillo”. Un prodotto che si distingue per le sue proprietà nutritive e organolettiche è ad alto contenuto di fibre, fonte di magnesio, zinco e vitamina E. Il risultato è una ottima Pizza che rappresenta un perfetto connubio tra gusto mediterraneo e salute.

L'offerta gastronomica di DaZero” è un vero e proprio interessantissimo viaggio attraverso i sapori più buoni del Cilento. Vasta la gamma di Pizze come  la “Marinara Cilentana” (pacchetelle di pomodoro, olive, capperi, aglio, origano, basilico e “Alici di Menaica”, le uniche che si possono mangiare così come vengono pescate, anche senza abbattimento), la “Pizza Fritta Cilentana” (sugo cilentano e cacioricotta di capra del Cilento), la “Forestella” (passata di pomodoro di datterino giallo, mozzarella di bufala, salsiccia piccante e cacioricotta di capra), “L'Incontro col Diavolo” (pomodorini del piennolo, salsiccia piccante, origano, mozzarella di bufala, peperoncino e basilico).

Oltre alle Pizze, il Menù offre una selezione di antipasti, taglieri e insalate che esaltano i prodotti locali. Tra gli sfizi, spiccano i “Crocché Cilentani” (patate, salsiccia artigianale, provola, parmigiano e panatura croccante) e la “Parmigianina di Melanzane” (melanzane, fior di latte, sugo cilentano e Parmigiano Reggiano). In accompagnamento “DaZero” propone una curata Carta dei Vini con etichette selezionate tra i Produttori del Cilento, oltre a Birre artigianali e molto altro. 

Il nuovoDaZeroin Piazza Oberdan a Milano offre una proposta gastronomica fatta di antica arte, passione e buone materie prime oltre ad avere il merito di portare l’ottima Pizza del Cilento e altre delizie nel cuore di Porta Venezia.

https://www.dazero.org/


Nuova Pizzeria "DaZero" a Milano (Foto Vincenzo Campisi)

Nuova Pizzeria "DaZero" a Milano: Vista Interna (Foto Campisi) 

"DaZero" a Milano: Il Fascinoso Forno a Legna (Foto V. Campisi)

Nuova Pizzeria "DaZero" a Milano: La Brigata (Foto V. Campisi)

"DaZero" a Milano: Pizza Marinara Cilentana (Foto V. Campisi)

"DaZero" a Milano: Solo Delizie (Foto Vincenzo Campisi) 

"DaZero": Gustosa Accoglienza (Foto V. Campisi)

"DaZero": l'Arte della Pizza (Foto V. Campesini)

lunedì 29 maggio 2023

DA “DISAPORE +” A CECINA (LI) PER PROVARE NUOVE PIACEVOLISSIME ESPERIENZE GUSTATIVE CON IL MAESTRO PIZZAIOLO NICOLA ASCANI.



Nella parte sud della Provincia Toscana di Livorno, al termine della Val di Cecina, proprio in prossimità della foce dell'omonimo Fiume, nell'Alta Maremma o Maremma Settentrionale, storicamente conosciuta come Maremma Pisana, si trova il Comune di Cecina (circa 28.000 abitanti). Oggi Cecina è una vivace Cittadina con alle spalle un’antica storia che risale addirittura agli Etruschi.

Le prime notizie sugli abitanti della zona, ubicata allora nell’Etruria Settentrionale, risalgono però alla dominazione Romana, quando il PrefettoCecina Decio Aginazio Albino”, circa nei primi anni del 400 d.C., nell’attuale Località di San Vincenzino, ristrutturò un edificio molto antico, forse risalente al I Secolo a.C., trasformandolo in una Villa Urbana (una grande costruzione con spazi aperti a giardino, ampi locali e porticati oltre a un’imponente cisterna sotterranea), i cui resti sono ancora visibili.

Nel 1590 il Granduca di Toscana, Ferdinando I de’ Medici, dette qui l’avvio all’urbanizzazione costruendo un Palazzo, sede dell’amministrazione delle terre circostanti, un ponte di legno sul Fiume Cecina, un mulino e le prime case del Borgo che successivamente, nella seconda metà del 1700, verrà denominato “Fitto di Cecina”. Solo dopo la nomina nel 1746 del Marchese Carlo Andrea Ignazio Ginori a Governatore della Città di Livorno e del suo Porto, Cecina iniziò ad ampliarsi verso il mare.

Il Marchese Ginori è famoso anche per aver fondato, nel 1735, in una sua Villa in Località Doccia (oggi Sesto Fiorentino), una delle più prestigiose manifatture di tutta Europa, la “Porcellana Ginori” (diventata poi, nel 1896, la Richard-Ginori). 

Proprio in quegli anni, nella seconda metà del 1700, la Costa Cecinese fu bonificata dagli stagni paludosi portatori di malaria e completamente trasformata con la creazione di 15 km. di rigogliose pinete (400 ettari) ubicate a nord e a sud del Fiume Cecina. Le Pinete servivano anche come barriera alla salsedine a difesa delle campagne coltivate. Oggi tali Pinete formano la “Riserva Naturale Biogenetica dei Tomboli di Cecina”.

Cecina è collegata, senza interruzione di sorta, con il suo quartiere litoraneo di Cecina Mare (o Marina di Cecina) principalmente con il bel Viale alberato (Viale della Repubblica). Marina di Cecina, dagli anni sessanta, è una meta turistica estiva accogliente e molto apprezzata e le sue spiagge, vista la particolare validità dei servizi offerti e la qualità del mare, ricevono dal 2006 la prestigiosa “Bandiera Blu”. 

A Cecina, tra molto altro, ci sono numerose strutture sportive e in particolare per la nostra storia devo citare il “Mantoflex Tennis Padel Pickleball Club ”.

Il “Mantoflex Tennis Club” si trova in Via Aldo Moro di fronte al grandissimo parcheggio che serve anche l’adiacente “Piscina Comunale”.

Dal 2013 la struttura del “Tennis” è in gestione a un’importante Azienda di Rosignano Solvay (LI) che si occupa della costruzione, manutenzione e vendita, in tutta Italia, di Superfici per Campi Sportivi, la “Mantoflex”.

Dopo poco l’inizio della nuova gestione tutto il Club è stato riqualificato e rimodernato anche con l’ampliamento della zona ristorativa. L'ingresso al “Mantoflex Tennis Padel Pickleball Club” di Cecina è aperto a tutti (ingresso libero) senza alcun abbonamento o tessera associativa né per la prenotazione dei campi né per la frequenza. 

Il Club è dotato di unCampo da Padel”, coperto con struttura in legno lamellare apribile sui quattro lati, dueCampi da Pickleball” outdoor e tre “Campi da Tennis” outdoor, le superfici offrono diverse soluzioni (erbasint multicolor, resine multicolor, terra rossa). Durante l'anno vengono organizzati, con la collaborazione di Maestri e Insegnanti della “Federazione Italiana Tennis e Padel” (F.I.T.P.), corsi per ragazzi e adulti, lezioni private, stage, tornei interni e nazionali.

Il Mantoflex Tennis Padel Pickleball Club” ha inoltre un gradevolissimo e curatissimo spazio verde attrezzato.

All’interno del “Tennis Club”, in questione, la Ristorazione è rappresentata da un accogliente Locale che dal Mese di Giugno 2021 è stato preso in gestione da due appassionati e bravi Cecinesi: Nicola Ascani (classe 1984) e da sua Moglie Francesca Masoni (classe 1983): Disapore + Pizzeria e molto altro.

La “Pizza” non è semplicemente un alimento ma è una vera e propria magia: attraverso un rito manuale lavorando dell’acqua e della farina si realizza un simbolo d’Italianità conosciuto in tutto il Mondo. La “Pizza” oggi è un successo planetario e viene arricchita con vari ingredienti, ma quando è nata era una preparazione “molto povera” e ha una Storia interessante.

L’impasto con cui si produce il pane o altre forme di lievitati è uno dei cibi più antichi dell’umanità. Attraverso i millenni al pane, e agli altri derivati, sono stati aggiunti diversi ingredienti per conferirgli diversi e particolari sapori. Alcuni Archeologi Italiani e Francesi hanno trovato in Sardegna tracce di un tipo di pane risalente a circa 3000 anni fa. Da tale ritrovamento si evince che le popolazioni locali avevano già la conoscenza dell’uso del “lievito”. Ovviamente anche in tutte le altre parti del Mondo, dove si sono sviluppate Civiltà Antiche, sono stati ritrovati resti che indicano le loro capacità di specifiche preparazioni simili al pane.

La “Pizzaè assolutamente una invenzione Italiana, anzi, più precisamente, è frutto di quella straordinaria e particolare capacità inventiva che può nascere solo nella magnifica Città di Napoli. Sulla sua origine però, prima del XVII Secolo, non abbiamo date certe.

Il “Re degli ortaggi”, il Pomodoro (Solanum Lycopersicum), importato dalle Americhe in Europa nel 1540, dal navigatore e condottiero Spagnolo Hernan Cortés Monroy Pizarro Altamirano (1485-1547), che per decenni era stato considerato velenoso e pertanto usato solo come pianta ornamentale, nella prima metà del 1700 venne utilizzato per arricchire laPizzafino allora bianca.

Certa invece è la data di nascita, a Napoli, di quella che è considerata la prima e più antica Pizzeria del Mondo. Infatti nel 1738 aprì i battenti, nel centro della Città, un Forno denominatoPort’Alba”. Il Forno produceva pizze, e altro, in forni a legna (rivestiti con pietra lavica del Vesuvio), solo per la vendita ambulante, anche con un particolarissimo metodo a credito denominato “Pizza a Otto” che permetteva agli acquirenti, i più poveri, di ritardare il pagamento fino a otto giorni dal consumo. Nel 1830, dopo alcuni decenni in cui la sua produzione aveva raggiunto la fama non solo a Napoli, “Port’Alba” si trasformò in una vera e propria Pizzeria con i tavoli e il servizio diretto al pubblico.

Negli anni successivi la “Pizza” si è largamente diffusa in Italia e nel Mondo diventando una forma di cibo comunitario simbolo della condivisione con un linguaggio potente, universale e senza età. 

Ma non tutte le “Pizze” sono uguali. A conferma del “vero metodo di produzione” di questo straordinario manufatto alimentare, il 7 Dicembre 2017, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco) ha riconosciuto “l’Arte del Pizzaiolo Napoletano” come “Bene Immateriale dell’Unesco e Patrimonio Culturale dell’Umanità”.

Oggi la “Pizza” fatta con particolare attenzione alla qualità delle farine, con l’uso del “Lievito Madre” (l’unico che può dare all’impasto morbidezza e perfetta consistenza), con l’utilizzo di ingredienti di altissimo livello di provenienza Locale o a filiera corta, meglio se biologici, guarnita con ricchezza e fantasia, è denominata “Pizza Gourmet”. Questa tipologia di “Pizza”, che mira soprattutto alla digeribilità e al gusto, deve essere “obbligatoriamente” servita tagliandola a spicchi.

Ma torniamo alla Pizzeria Disapore + che, all’interno del “Mantoflex Tennis Padel Pickleball Club” di Cecina, con la grande veranda (apribile nella bella stagione), la sala interna e il bancone bar, offre un servizio giornaliero completo anche di Caffetteria, dalla mattina presto alla sera tardi, molto attento e premuroso.

Il Maestro Pizzaiolo Nicola Ascani pur avendo in Famiglia uno Zio paterno che aveva una conosciuta Pizzeria (“Da Baffo” a Donoratico) fino all’età di 14 anni non aveva mai avuto l’intenzione di fare questo lavoro. Ma quando iniziò la prima esperienza di lavoro estivo alla PizzeriaCavallino Matto” di Marina di Castagneto Carducci (LI) le cose cambiarono e si aprì per lui una nuova appassionante strada. Da allora è stato tutto un crescendo che lo ha portato a lavorare in diverse Pizzerie anche sue e a girare il Mondo, dal 2016, come Tecnico di Ricerca e Sviluppo del Molino Grassi, un’eccellenza Italiana nella produzione di farine realizzate da grani biologi e antichi.    

La Filosofia della PizzeriaDisapore +” è chiaramente definita dalle parole di Nicola Ascani: “La mia è una Pizzeria Contemporanea in cui si realizza un percorso dove le fermentazioni sono una diversa dall’altra, e dove la tradizione si amalgama con l’innovazione. Tutto parte dagli impasti che ci permettono di realizzare 5 Stili di Pizza (Croccante Romana, Napoletana, Padellino al Vapore, Stirata Romana, Pizza Fritta al Forno). Particolare è anche la nostra offerta di Pane realizzato con Lievito Madre Naturale. Essendo vissuto in Campagna, a Bolgheri (LI) in una Famiglia di Contadini, desidero offrire alla mia clientela solo i sapori veri, quelli sinceramente autentici di una volta e che oggi diventano sempre più rari.”

Eccoci giunti alla degustazione, da me fatta nella mia recente visita daDisapore +”, che è stata accompagnata, scegliendo dalla selezione di Etichette Italiane prevalentemente Biologiche (c’è anche una curata Carta delle Birre), da un’interessante Bollicina: Lo Sparviere Brut Cuvée N.7 D.O.C.G. Franciacorta.

Sono state servite dalla gentilissima e premurosa Francesca Masoni le seguenti portate:

- “Amuse-bouche Toscano”;

- “Gamberi Furay” - Gamberoni fritti con uova bio e pane panko, accompagnati da una salsa barbecue;

- “Pizza Domenica al Sud - Un Viaggio Roma Napoli Andata e Ritorno” - Pizza Romana fritta con ragù classico di carne, fonduta di pecorino Toscano di fossa D.O.P. e crema di basilico fresco;

- Pizza alla Chianina della pregiata Macelleria Fracassi Simone” - Pizza con tartare di chianina battuta al coltello, pomodori San Marzano D.O.P., valeriana condita, polvere di olive nere fatto in casa, olio extravergine di oliva selezione Il Cavallino

- “La Strada del Vino di Bolgheri” - Pizza con stracciatella di Andria, lombino al vino rosso di (maiale) grigio Casentino selezione Fracassi, aceto balsamico 24 anni dell’Acetaia di Castagneto Carducci (LI);

- “Per Dolce Fiori Fritti” - Tempura di Fiori di zucca freschi ripieni di ricotta di bufala D.O.P. e alici di Cetara dell’Azienda Armatore.

Tutto molto buono, si sente l’arte del bravo Nicola Ascani abbinata a una selezione di materie prime decisamente ricercate e di altissima qualità.

Alla PizzeriaDisapore +all’interno delMantoflex Tennis Padel Pickleball Club” di Cecina (LI) troverete una Pizzeria Contemporanea che vi trasmetterà tutti i valori positivi contenuti in una speciale offerta di Pizze Gourmet”, e non solo, grazie anche al grande amore di Nicola Ascani e di sua Moglie Francesca Masoni per il proprio lavoro. Inoltre daDisapore +riuscirete a provare nuove piacevolissime esperienze gustative.

https://www.disaporececina.it/

https://www.mantoflextennispaddle.it/it/home.html


"Disapore +" al "Mantoflex Tennis Padel Pickleball Club": L'Ingresso

La Pizzeria "Disapore +"

La Veranda

 Il Bancone Bar
 
Il Forno a Legna

Nicola Ascani

Francesca Masoni

"Amuse-bouche Toscano"

"Gamberi Furay".....

"Pizza Domenica al Sud".....

"Pizza alla Chianina".....

"Pizza la Strada del Vino".....

"Per Dolce Fiori Fritti".....

 Nicola Ascani e Giorgio Dracopulos

Nuove Piacevolissime Esperienze Gustative (Foto Disapore +)


domenica 27 novembre 2022

“J63” IL BIRRIFICIO AGRICOLO ARTIGIANALE, DI CENAIA (PI), ESPRIME A TUTTO TONDO LE SUE MOLTEPLICI ECCELLENZE.



Prima di parlare di Birra è sempre meglio approfondire la conoscenza dell’Orzo.

L’Orzo è stato il primo cereale coltivato dall’uomo a uso alimentare oltre 10.000 anni a.C. e come alimento si ottiene dalle “cariossidi” (frutti secchi indeiscenti”, cioè frutti che giunti a maturazione non si aprono spontaneamente) di una pianta che si chiama “Hordeum Vulgare”. Questa pianta, appartenente alla Famiglia dellePoaceae” meglio conosciute come “Graminacee”, è stata così denominata dal Medico, Botanico e Naturalista Svedese, Carl Nilsson Linnaeus (1707-1778), considerato l’ideatore della Classificazione Scientifica Moderna di tutti gli organismi viventi.

Antecedentemente all’Orzo coltivato, l’uomo aveva avuto i primi contatti “alimentari” con l’Orzo SelvaticoHordeum Spontaneum”. Grazie al facile metodo di coltivazione, l’Orzo, è stato un tipo di coltura che ha modificato  profondamente il modo di vivere dei nostri antenati, trasformandoli da cacciatori nomadi ad agricoltori stanziali, favorendo anche la nascita dei primi nuclei abitativi.

L’Orzo essendo ricco di fosforo, potassio, magnesio, vitamina PP, vitamina E, ferro e calcio, ha favorito anche lo sviluppo cerebrale dell’uomo. Grazie all’ingegno l’uomo incominciò a elaborare le prime tecniche agrarie ottenendo un surplus di alimenti che dovevano essere conservati, la conseguenza fu che tutto ciò andava preservato dal deperimento e dall’assalto dei roditori. Una delle soluzioni, che dava maggiori garanzie, fu quella di mettere i grani del raccolto in recipienti colmi di acqua, l’Orzo immerso dava inizio al processo della fermentazione, trasformando l’acqua in un qualcosa che oggi possiamo definire una “rudimentale Birra”.

La Birra è una delle bevande più antiche dell’Umanità. Le prime tracce ci giungono da scritti di origine Medio Orientale di circa 5000 anni fa, ma, dalle prove chimiche fatte su alcuni resti di antichissime ceramiche, si può azzardare a dargli un luogo e una data di nascita in un Territorio che corrisponde, a grandi linee, all’attuale Stato dell’Iran, più di 7000 anni fa. Già i Sumeri (prima popolazione sedentaria al Mondo), che vissero 4000 anni fa sui monti della Mesopotamia, bevevano Birra e la chiamavanoSe-bar-bi-sag” (bevanda che fa vedere chiaro). Questa bevanda dava ai nostri antenati più forza e felicità, rendendoli più pronti ad affrontare la vita terribile di allora: da ciò essi ritennero che in questo ci fosse un qualche intervento divino. Anche gli Egiziani facevano largo uso di Birra ma, nei momenti di carestia, quando tutto l’Orzo veniva destinato all’alimentazione, bevevano il “Vino di palma” che ricavavano dalla linfa zuccherina della pianta.

La Birra non piaceva molto ai Greci che la dileggiavano definendola “Vino d’orzo”, e anche i Romani, pur conoscendola, non né facevano un largo consumo ma la relegavano soprattutto nel campo della cosmesi femminile per la pulizia e il nutrimento della pelle. La Birra, come bevanda, era invece largamente diffusa in tutta le Province dell’Impero Romano. In quei Secoli lontani fu chiamata, soprattutto, Birra, Ale e Cervisia. Il primo appellativo, molto probabilmente, deriva dal LatinoBibere” (bere), mentre il secondo era usato dai popoli nordici e dagli Inglesi, il terzo deriva dal GallicoCerevisia” ed è all’origine di definizioni moderne di Birra come il termine SpagnoloCerveza”. Attraverso i millenni la Birra fu perfezionata e, in tutte le epoche, ebbe grande importanza, fino a raggiungere i nostri giorni in cui ha una posizione di grande prestigio tra le bevande alcoliche.

Oggi il mercato mondiale è in mano alle grandi Multinazionali e a migliaia di Piccoli Produttori. In anni più recenti molti degli appassionati “Homebrewers” (in Inglese coloro che si dedicano alla “Homebrewing”, arte di produrre Birra in casa) in Italiano definiti “Domozimurghi” (dal Latino Domo = Casa e Zimurgo = Colui che pratica la zimurgia o scienza della fermentazione) si sono messi in gioco  commercializzando le loro preparazioni artigianali. 

La Birra Artigianale è un prodotto fresco e genuino, totalmente naturale, non pastorizzato, spesso non filtrato, senza conservanti e prodotto usando una materia prima di primissima scelta. Secondo la definizione più recente dell’Unionbirrai (l’Associazione di categoria dei piccoli Birrifici): “Una Birra Artigianale è cruda, integra e senza aggiunta di conservanti, con un alto contenuto di entusiasmo e creatività. Una Birra prodotta da Artigiani in quantità sempre molto limitate”.

Oggi parliamo di uno specifico Birrificio, inaugurato nel Luglio del 2013, denominatoJ63che è siArtigianalema ancheAgricoloe che ha Sede a Cenaia in Provincia di Pisa.

I “Birrifici Agricolisono si Produttori di Birra  ma anche Agricoltori, con uno strettissimo legame con il proprio Territorio e rappresentano un importante modello di rivitalizzazione delle piccole Città e delle Zone di Campagna. I “Birrifici Agricoli” hanno l’obbligo di sottostare ad alcune regole precise dovendo realizzare Birre con una percentuale, che non può essere inferiore al 51%, di materie prime prodotte in proprio o all'interno di un Consorzio. Mentre i semplici Produttori di Birre Artigianali si possono rifornire ovunque. Ma non è solo una questione di percentuali, infatti un Birrificio Agricolo se vuole aromatizzare le proprie Birre può farlo utilizzando solo prodotti legati al proprio Territorio, inoltre non sono ammessi conservanti di alcun genere e la trasformazione dei cereali può avvenire soltanto con impianti non industriali. 

Per promuovere e tutelare l'attività deiBirrifici Agricoliesiste, dal 2003, il Consorzio Italiano  di Produttori dell’Orzo e della Birra e a garanzia dei Consumatori il Marchio Collettivo di Garanzia di Origine e QualitàBirragricola Italiana”. 

Il Birrificio Agricolo ArtigianaleJ63è ubicato all’interno della Tenuta Torre a Cenaia (Antica Tenuta Pitti) che grazie all’Antico Borgo, ai due Ristoranti (Osteria Agricola Toscana Pitti & Friends e Brew-Pub, Ristorante e Pizzeria J63), al bellissimo giardino, ai laghetti, ai boschi, ai 30 Ettari di Vigne e ai suoi 500 Ettari di Campagna Toscana incontaminata (sono Biologici al 100%) crea una magnifica e suggestiva oasi di pace e tranquillità, ricca anche di gustosi sapori.

La “Tenuta Torre a Cenaia” è il cuore originario dell’odierna Cenaia, una popolosa e dinamica Frazione del Comune di Crespina Lorenzana. L’Antico Borgo della Tenuta, caratterizzato dalla Casa Turrita un tempo parte del più vasto “Castello di Cenaja”, è attestato per la prima volta in un documento del 1068. Il nome Cenaia che sembra derivare dal Latino “Caenum” (Fango/melma) e Cenaja (o Cenaria) avrebbe indicato proprio le Terre paludose ai piedi del Castello, costruito sull’unica zona sopraelevata al riparo dalle acque.

Durante tutto il XIII Secolo il Borgo subì numerosi attacchi a opera delle Truppe Fiorentine che proprio qui si scontravano spesso con le Armate Pisane. Per questo motivo nel 1286 i Pisani scavarono, all’odierno confine nord-orientale della Tenuta, il Fosso Arnonico o della Guerra, nel tentativo di tenere a distanza i nemici. A questa fase risale la definitiva distruzione del Castello di Cenaja. Nell’Alto Medioevo non si hanno notizie precise su chi abitasse e amministrasse il Borgo e i Terreni circostanti, più che verosimile pensare che la Tenuta fosse un presidio strategico Pisano sul “caldo” confine orientale. Allo stesso tempo, era un importante polo economico che, grazie alle vaste terre controllate dalla Casa Turrita, garantiva notevoli rendite e prodotti agricoli, in grado di sostentare gran parte della popolazione locale e cittadina.

La vocazione Vitivinicola della Tenuta risale alla celebre Famiglia Fiorentina dei Pitti, proprietaria delle Terre Cenaiesi fino agli inizi del Ventesimo Secolo. In particolare fu il Conte Robert Pitti (classe 1923) a infondere all’intero Territorio questo carattere distintivo che tutt’oggi lo rende celebre, e per sua decisione Torre a Cenaia ereditò la possibilità di utilizzare sia il nome Pitti che lo Stemma Araldico della Casata, unitamente alla denominazione “Cenaja Antica Proprietà dei Pitti”.

Altri importanti Personaggi hanno segnato successivamente la Storia dalla Tenuta, basti pensare a Otto Ernst-Flick, del quale restano ancora oggi le iniziali sul cancello d’ingresso. Magnate Tedesco di grande spessore internazionale, imprenditore e azionista della Daimler, multinazionale dell’industria automobilistica che annovera tra i propri Marchi anche la Mercedes Benz, segnò per Torre a Cenaia una vera e propria età dell’oro. Durante la sua permanenza, tra le stanze di Villa Valery poteva capitare di imbattersi in figure quali il Cancelliere Tedesco Willy Brandt e Christina Onassis.

Anche il Birrificio Agricolo ArtigianaleJ63ha nel suo nome una particolare Storia. La lettera “J” corrisponde a “Julia”, la giovane martire diventata poi Santa Giulia Patrona di Livorno. Secondo la tradizione, elaborata da una Passio (Parte dei Vangeli in cui è narrata la Passione di Gesù) risalente al VII Secolo, Giulia era una fanciulla Cartaginese che, divenuta schiava, fu venduta a un commerciante di nome Eusebio, il quale ne aveva apprezzato le doti e le virtù dell’animo. Giulia soleva pertanto accompagnare il padrone negli impegni di lavoro e proprio durante un viaggio in Corsica, per ragioni di commercio, fu rapita da un uomo perverso e violento. I seguaci di costui condussero a terra la fanciulla, cercando di indurla a ripudiare la Fede Cristiana. Dato che i loro sforzi si dimostrarono vani, dapprima la sottoposero a torture e flagellazione, quindi la crocifissero. Subito dopo la morte della fanciulla avvennero vari miracoli e i Monaci della vicina Isola di Gorgona, avvisati in sogno dagli Angeli di questa straordinaria vicenda, trasportarono il corpo della martire dalla Corsica alla loro Isola.

Nel racconto della Passio si trovano mescolati elementi di verità con altri frutto della fantasia popolare.

Alcuni documenti più aderenti alla realtà storica ci inducono a pensare che Giulia fu uccisa a Cartagine, vittima della persecuzione verso i Cristiani a opera dell’Imperatore Gaio Messio Quinto Traiano  Decio (201-251). Probabilmente, in quanto Civis Romana, Giulia non subì il supplizio della croce, condanna a quel tempo riservata a chi non possedeva tale status, ma verosimilmente venne decapitata o uccisa con la spada. Quando i Vandali invasero l’Africa (439), distrussero Cartagine e provocarono la fuga di molti Cristiani, le spoglie di Giulia giunsero in Corsica e alcuni secoli dopo, probabilmente nel 763, vennero definitivamente traslate a Brescia per volontà della Moglie e della Figlia di Desiderio, Re dei Longobardi. Si presume che la nave con le spoglie sia approdata proprio al Porto Pisano di allora che era Livorno dove infatti si ha notizia della diffusione fin dal IX Secolo del culto verso la giovane martire. La Festa di S. Giulia, Patrona di Livorno, si celebra il 22 Maggio, giorno in cui, secondo i martirologi, ne sarebbe avvenuto il martirio. Si dice che le spoglie della Santa dirette a Brescia siano passate dall’Antico Borgo di Torre a Cenaia, dove sostarono una notte.

Il “63” è un numero ricorrente nella Storia di Torre a Cenaia e in particolare del Birrificio che oggi ha  come Numero Civico, di Via Livornese a Cenaia (PI), proprio il63” e visto anche che nel 1463 Luca Pitti, antenato dei Conti Pitti di Cenaja, fu nominato Capitano del Popolo acquisendo nello Stemma di Famiglia la Croce Rossa che oggi contraddistingue anche i Prodotti a Marchio Torre a Cenaia.

Il “Birrificio Agricolo Artigianale J63ha Sede nel grande e accogliente Casolare di oltre 600 metri quadrati all’interno della Tenuta. Nel Locale oltre alla zona a vista riservata alla produzione delle Birra si trova anche il “Brew-Pub, Ristorante e Pizzeria”. La Cucina, dotata anche di un Forno a Legna di ultima generazione, si serve in grandissima parte di ingredienti prodotti all’interno della Tenuta o provenienti dal Territorio circostante. In particolare, l’utilizzo di lievito madre, di farine non raffinate del Consorzio Pieve Santa Luce (Pisa) e la lievitazione naturale consentono di ottenere prodotti da forno di altissima qualità, genuini e perfettamente digeribili. Due ampie Sale riservate alla Ristorazione e il grande Parco esterno consentono di organizzare eventi di vario tipo durante tutto l’anno, oltre a concerti di musica live.

Recentemente ho avuto il piacere di pranzare al “Brew-Pub, Ristorante e Pizzeria J63” abbinando al loro gustoso cibo una degustazione delle loro Birre: “JLips” (alta fermentazione, Stile Italian Grape Ale, con Mosto di Uva Vermentino), “JPils” (bassa fermentazione, Stile Pilsner), “JBlanche” (alta fermentazione, Stile Blanche), “JBlonde” (alta fermentazione, Stile Blonde), “JIpa” (alta fermentazione, Stile India Pale Ale), “JRubra” (Dopplebock a bassa fermentazione) e “JBlack” (alta fermentazione, Stile Stout).

L’impostazione di base della Produzione del Birrificio Agricolo ArtigianaleJ63” si ispira allo Stile Belga, sul quale si innestano i caratteri specifici che risaltano grazie all’utilizzo di materie prime straordinarie provenienti dalla Tenuta e dal Territorio circostante. Ho trovato tutte le Birre da loro prodotte, ognuna con le sue specifiche prerogative, delle creazioni uniche che esprimono a tutto tondo piacevoli, nuove e gustosissime sensazioni.

Voglio ringraziare per la grande disponibilità dimostratami le gentilissime Irene Scrò, Responsabile dell’Ospitalità della Tenuta, e Valentina Bernini la Responsabile di Sala del Ristorante.

Qualcuno ha scritto: “Non importa quanto piena è la nostra vita: c’è sempre spazio per una Birra”. A maggior ragione se la Birra è buona, di grande qualità e nasce da una esperta passione come quella delBirrificio Agricolo Artigianale J63di Cenaia (PI).

https://www.j63.it/

https://www.torreacenaia.it/

https://www.youtube.com/watch?v=MdwKm1etySg


"Torre a Cenaia Birrificio J63": Il Logo (Foto TaC)

"Torre a Cenaia": Birrificio J63 Vista Esterna (Foto TaC)

"Birrificio/Ristorante J63" Una Vista Interna (Foto TaC)

"Birrificio Agricolo Artigianale J63" (Foto TaC)

Confezione Regalo (Foto TaC)

"Birrificio J63": Territorio e Passione (Foto TaC)

Valentina Bernini, Giorgio Dracopulos e Irene Scrò

mercoledì 16 marzo 2022

RISTORANTE PIZZERIA “MELÌ MELÒ” A CASTIGLIONCELLO (LI) UNA SPECIALE, SIMPATICA E GUSTOSA ACCOGLIENZA.



Gli antichi Romani sono stati tra i più grandi conquistatori e civilizzatori della Storia portando la loro organizzazione, i loro commerci, la loro cultura, il loro sistema economico e la loro “Lex” da un capo all'altro del Mondo; tutto ciò fu reso possibile dalla forza delle Legioni e dalla loro grande capacità tecnica nel costruire le strade. Materialmente la costruzione delle strade era fatta proprio dai Legionari di Roma e, dopo, le stesse passavano sotto l'Amministrazione Civile per il loro mantenimento; all'apice dello splendore di questa straordinaria Civiltà la rete viaria raggiungeva i 120.000 chilometri su terreni di ogni genere e nelle condizioni climatiche più varie.

Tra il III e il II Secolo a. C. prese forma la rete delle principali vie di scorrimento dell'Italia Romana, tra queste una tra le più importanti fu la “Via Aurelia”. Il Console Lucio Aurelio Cotta nel 241 a.C. volle una strada che unisse i centri abitati che oggi portano i nomi di Palo RomanoCerveteri, Ansedonia fino a Vada (LI), al tempo Porto di una certa importanza, per un totale di 190 miglia (circa 280 chilometri). Da qui l'Aurelia, negli anni successivi, proseguì verso Pisa, raggiungendo poi Francia e Spagna; oggi corrisponde al percorso della SS-1 che da Roma arriva fino a Ventimiglia (697,3 km.).

L'Aurelia fin dalla sua nascita ebbe scopi principalmente commerciali e attraverso i Secoli i centri attraversati si attrezzarono per dare conforto e assistenza ai viandanti che la percorrevano;  nacquero cosi Locande e Osterie, dove si potevano cambiare anche i cavalli, e molti punti per l’acquisto di merci. A Castiglioncello in Località Portovecchio alla fine del XIX Secolo c’era proprio uno di questi punti di appoggio per i viaggiatori.

Castiglioncello, Frazione del Comune di Rosignano Marittimo in Provincia di Livorno, ha un’antica storia legata indissolubilmente alla Via Aurelia.

Castiglioncello sorse, con poche case, intorno alla Torre Medicea (solido monumento ancora esistente) voluta, intorno alla metà del 1500, dal Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici (15191574), come punto di avvistamento e difesa contro i pirati.

Passarono moltissimi anni e Castiglioncello, baciata da un clima piacevole e mite, iniziò a essere la meta dei Pittori Macchiaioli (il più famoso dei quali Giovanni Fattori era nato proprio a Livorno nel 1825) che presero a frequentarla e a immortalarla nei loro dipinti, divenendo piano piano un’ambita e prestigiosa Località Turistica. Tra la fine del XIX Secolo e i primi anni del XX Castiglioncello si arricchì del Castello in stile neomedievale e della Stazione Ferroviaria.

Oggi Castiglioncello, adagiata sulle sue bellissime scogliere e immersa nella sua lussureggiante pineta in un fantastico contesto panoramico, accoglie i turisti anche con molte iniziative e manifestazioni.

La Località Portovecchio è il nucleo più commerciale e storico di Castiglioncello e proprio qui in Via Aurelia al Civico 570 oggi c’è il Ristorante/PizzeriaMelì Melò”.

Negli anni Ottanta al civico 570 fu aperta una Pizzeria denominata “Lo Squalo”, dopo alcuni anni il Locale fu rilevato da una Coppia (Moglie e Marito) che lo trasformò anche in Ristorante e gli cambiò il nome in “Melì Melò”. Il Termine FranceseMelì Melò” (equivalente di “mishmash” = guazzabuglio) ha molti significati e si può tradurre anche dandogli il significato di “accozzaglia di sensazioni” o come probabilmente volevano indicare in questo caso, “una pluralità di gusti”. 

Dal 2008, e più precisamente dall’8 di Febbraio, “Melì Melò” ha avuto una nuova e più vivace gestione, infatti fu rilevato da tre giovani molto capaci e appassionati: Massimiliano Pani (lo Chef, classe 1982), Francesca Pedemonte (classe 1977) e Manuela Carpone (classe 1982).

I Ragazzi provenivano da Torino dove si erano conosciuti e per circa due anni (2006/2007) avevano condiviso una valida esperienza lavorativa presso il Ristorante/PizzeriaGramsci”, noto Locale alla moda della bella Città Piemontese che prende il nome dalla Via dove è ubicato.

Con la nuova gestione “Melì Melò” iniziò da subito ad accogliere piacevolmente e con successo la Clientela. Passarono degli anni molto positivi ma come succede spesso nella Vita per motivi familiari prima una e poi anche l’altra Socia lasciarono il Locale, così nel 2017 Massimiliano Pani rimase l’unico Proprietario.

Massimiliano Pani è nato a Torino il 30 Settembre 1982, la Mamma, Domenica, con origini Calabresi e il Babbo, Salvatore, che proveniva dalla Sardegna, vivevano a Torino per motivi di lavoro. Fin da piccolo Massimiliano ha mostrato particolare interesse per la Cucina e anche per la “buona tavola”; ammirava molto due Zii che avevano rispettivamente due Ristoranti uno a Venezia e uno in Olanda. Per seguire questa sua innata predisposizione dopo le superiori Massimiliano ha frequentato e si è diplomato all'Istituto Professionale Statale Servizi per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera "Giuseppina Colombatto" di Torino, poi, sempre in Città, nelle cucine di vari e noti locali, si è affinato nell'arte culinaria fino ad approdare al Ristorante/PizzeriaGramsci”, dal 2008 è al “Melì Melò”.

Il Ristorante/PizzeriaMelì Melò” è un Locale raccolto e luminoso grazie all’ampia Veranda e alla Sala interna rettangolare con il piccolo Bancone di Servizio. Il Menù, che cambia spesso, offre una buona scelta tra preparazioni di Mare e Terra, ampia la lista delle Pizze comprese le “Gourmet”, non mancano Schiacciatine e Focacce. La Carta dei Vini offre una quarantina di valide Etichette tra bollicine (anche Champagne) e Vini Bianchi e Rossi provenienti dalle Regioni più vocate d’Italia; poi ci sono le Birre compresa una curata selezione di Artigianali.

Eccoci giunti alla mia recente visita.

La Degustazione è stata piacevolmente accompagnata da alcuni Vini scelti personalmente da Massimiliano Pani che è anche un ottimo selezionatore di Etichette:

- “La Gobbetta 2020”, Vino Bianco Frizzante I.G.T. Veneto, 100% Garganega, 11,5% Vol., prodotto dall’Azienda Agricola Quota 101;

- “Ca’ Bianca Nebbiolo 2020”, Vino Rosso Langhe Nebbiolo D.O.C., 100% Nebbiolo, 14% Vol., prodotto dalla Cantina Tenimenti Ca’ Bianca;

- “Pignoletto Ancestrale 2019”, Vino Bianco Frizzante Secco Modena D.O.C., 100% Pignoletto, 11,5% Vol., prodotto dall’Azienda Francesco Bellei e C;

- “Lambrusco Ancestrale 2020”, Vino Rosso Frizzante Secco, Lambrusco di Modena D.O.P., 100% Lambrusco, 11,5% Vol., prodotto esclusivamente con Uve di Lambrusco di Sorbara dall’Azienda Francesco Bellei e C.

Con in tavola la golosa e fragrante Focaccina Bianca della Casa sono state servite le seguenti portate:

- “Bagna Càuda” con verdure bollite e fresche (“Bagna Càuda o “salsa calda” da intingolo, una tipica preparazione Piemontese realizzata con acciughe dissalate e deliscate, olio EVO e aglio);

- “Focaccine Fritte”, una con carpaccio di carne e fonduta, l’altra con tartare di manzo battuta al coltello;

- “Piccola Degustazione di Pizze”: - Marinara 2.0 (Pomodorini del Piennolo del Vesuvio D.O.P., alici colatura di alici, aglio, origano e basilico) - Myrtatum - Per gli antichi Romani il Farcimen Myrtatum era l’antenata della nostra Mortadella (Salsa di pomodori pelati, Mortadella di Bologna I.G.P., burrata, pesto di pistacchio e basilico) - Focu Meo (Salsa di pomodori pelati, pomodorini secchi, burrata affumicata, ‘Nduja di Spilinga D.O.P., olive nere nostrane, Cipolla di Tropea I.G.P. e basilico);

- Spaghetti con Aragostella e pomodorini freschi;

- Pancia di maiale Toscano croccante, patate e crema di barbabietole;

- Zeppole con la Nutella.

Tutto molto buono e ben presentato. Tutte le materie prime usate al “Melì Melò” sono selezionate e di ottima qualità, per gli impasti per esempio si usano soltanto farine Italiane macinate a pietra, di 0, 1, e 2, dello storico “Molino Vigevano” di cui hanno un’esclusiva in zona.  

La buona e sincera Cucina fatta con passione dello Chef Massimiliano Pani è ben supportata da Enrico Bertoli. Enrico è nato a Pontedera il 31 ottobre 1986, entrato al fianco di Massimiliano da più di 10 anni ha fatto una lunga gavetta da autodidatta e il suo grande impegno lo ha portato a diventare un bravo Sous-chef/Pizzaiolo. Il Servizio di Sala è stato svolto con molta gentilezza, premura, e grazia da due giovani e belle ragazze: Alice Sarri e Tania Marino.

Al Ristorante/PizzeriaMelì Melòdi Castiglioncello (LI) dello Chef Massimiliano Pani ho trovato una speciale, simpatica e gustosa accoglienza.

https://www.youtube.com/watch?v=NPjHpd5UANA

https://www.facebook.com/Ristorante-Mel%C3%AC-Mel%C3%B2-39613484555/


Ristorante Pizzeria "Melì Melò" a Castiglioncello (LI) 

La Sala: una Vista

La Veranda: una Vista

Enrico Bertoli (Foto Luca Managlia)

"Bagna Càuda"...... (Foto Luca Managlia)

"Focaccine Fritte" con Carpaccio e Tartare di Manzo 

"Marinara 2.0"...... (Foto Luca Managlia)
 
"Myrtatum"...... (Foto di Luca Managlia"

"Focu Meo"...... (Foto Luca Managlia)

Spaghetti con Aragostella e Pomodorini Freschi

Pancia di Maiale Toscano Croccante

Zeppole con la Nutella

Tania Marino e Alice Sarri

Massimiliano Pani e Giorgio Dracopulos (Foto Luca Managlia)