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sabato 29 giugno 2024

“MEDITERRANEA BELFIORE” UNA GRANDE FESTA PER I PRIMI 50 ANNI DI ATTIVITÀ: AMORE E DEDIZIONE PER REALIZZARE SOLO ASSOLUTA QUALITÀ.



Anticamente in Toscana, come in molti altri territori costieri della Penisola Italica, le terre erano delle paludi, degli acquitrini malsani (dove regnava la malaria), praticamente abbandonate dalle popolazioni che dopo la caduta dell’Impero Romano, lentamente, si erano rifugiate per maggiore sicurezza in collina. Vastissime zone ricche di fitte boscaglie e macchia mediterranea erano perennemente allagate da corsi d’acqua, dalle varie dimensioni, senza argini e senza alcun tipo di regimazione dei flussi in eccesso. Oltre a ciò altre calamità, come cicliche spaventose invasioni di cavallette e sanguinose incursioni dei pirati, rendevano queste terre assolutamente invivibili.

Solo nel 1737, con il Consiglio di Reggenza che governò la Toscana in nome dei Lorena (dinastia che aveva soppiantato i Medici) e successivamente con Ferdinando III d’Asburgo-Lorena (1769 - 1824) Gran Duca di Toscana, si intraprese un primo serio piano di bonifica di queste paludi.

Nella seconda metà del XVIII Secolo, su terreni appena bonificati, in LocalitàLa Cinquantina”, a due chilometri a Nord di Cecina (LI) e a poche centinaia di metri dal mare, per volere del Governo Granducale, sorse una struttura adibita ad alloggio per la manodopera denominata “Casone dei Lavorai”. Negli anni successivi da questo primo nucleo nacque una grande fattoria.

Il Livornese Francesco Domenico Guerrazzi (1804 - 1873), importante politico e scrittore del movimento risorgimentale, nel 1868 rilevò la Fattoria trasformandola in una signorile Villa padronale che da allora prese il nome di “Villa Guerrazzi”. Oggi la bella struttura è proprietà del Comune di Cecina che vi ospita l’interessante Museo della Vita e del Lavoro oltre a quello Civico Archeologico, altrettanto importante. 

Uno dei Poderi che si trovavano intorno allaVilla Guerrazziportava un nome positivo: “Belfiore”. 

Nel 1952 Domenico Ciarlo innamoratosi delle terre che si trovavano in Località La Cinquantinarilevò ilPodere Belfiore”.

Domenico Ciarlo (classe 1903) apparteneva a una Famiglia di piccoli proprietari da sempre dediti all’agricoltura. La Famiglia Ciarlo ha origini Campane, più precisamente provengono dal Comune di Morcone, in Provincia di Benevento. Il Territorio Beneventano è posto nell’entroterra Appenninico, nella parte meridionale della zona storicamente definita come Sannio, ed è ubicato in una particolare posizione centrale quasi equidistante dal Mare Tirreno e dall’Adriatico.

Domenico grande lavoratore e agricoltore appassionato, con il grande desiderio nel cuore di trovare terreni sempre più vocati, cambiandoli anche con altri di zone lontane, pur di migliorare la sua produzione. Questo suo scopo lo portò a trasferirsi, dopo il matrimonio con Giocondina Fortunato, a Santa Croce di Magliano, in Provincia di Campobasso, una terra dagli ecosistemi molto particolari e differenziati. Qui, nel 1939, nacque il loro unico Figlio Donato. Seguì un altro periodo di trasferimenti, con tutta la Famiglia, prima a Termoli e poi a Siena. Intanto scoppiò la Seconda Guerra Mondiale (1939 - 1945) e Domenico Ciarlo servì con onore la Patria nell’Arma dei Carabinieri Reali (Corpo fondato nel 1814). Nel 1952 la Famiglia Ciarlo si stabilì definitvamente in Toscana, nel Comune di Cecina in Provincia di Livorno, dove altri due Fratelli di Domenico, Salvatore e Vittorio, si erano già sistemati in Località Mazzanta.

Nel 1952 Donato Ciarlo aveva solo 13 anni ma Domenico, Giocondina e il Figlio con una forza di volontà assoluta e grandicuori” si dedicarono totalmente al loro nuovo Podere di 10 Ettari a poche centinaia di metri dal mare. Passarono anni di duro lavoro e di grandi sacrifici ripagati con il raggiungimento di molti traguardi. Donato Ciarlo, nel 1963, si sposò con Renza una brava ragazza del posto, di Colle Mezzano Frazione di Cecina, dalla loro felice unione vennero al mondo tre Figlie: Simonetta, Antonella ed Emiliana. Donato aveva anche un forte spirito imprenditoriale e, visto con lungimiranza l’andamento del mercato agricolo, decise di sfruttare i pochi risparmi di Famiglia nell’acquisto di vecchi macchinari per la lavorazione dei pomodori, macchinari che con grande cura riportò a nuova vita.

Nel 1974 Donato iniziò la nuova attività di trasformazione e conservazione della sua produzione, nacque il Conservificio dei Ciarlo”. Un’altra delle sue idee più innovative fu quella di confezionare i Pomodori lavorati non solo in lattina ma anche in vasi di vetro, una novità assoluta negli anni ’70. Anni difficili per l’Agricoltura e Donato, per differenziare, fece un ulteriore investimento, acquistando la piccola DistilleriaCavallini”. Questo importante passaggio commerciale servirà anche per accrescere esperienza da poter riversare sul Conservificio che intanto aveva preso il nome di “Mediterranea Belfiore”.

Nel 1996 un nuovo importante investimento: l’Azienda ha iniziato a produrre esclusivamente seguendo metodi tradizionali e naturali conquistandosi il Marchio di Produttori Biologici”. La produzione si basa sulla migliore qualità, sull’artigianalità e su attente procedure (come la trasformazione entro le 24 ore dal raccolto e cotture brevi a basse temperature), per poter mantenere la freschezza, la fragranza e inalterati i profumi originari. L’Azienda coltiva una varietà di pomodori, selezionata attraverso gli anni, particolarmente adatta ai loro terreni argillosi, che permette di ottenere un frutto di media pezzatura ma dalla polpa soda, non acquosa, con una buona pelabilità e dal sapore particolare, molto gradevole e dolce.

Dopo tanti sforzi la qualità venne premiata e l’Azienda crebbe rapidamente, purtroppo nel 1997 Donato Ciarlo si ammalò gravemente e il 27 Giugno del 2001 venne a mancare. Le tre Figlie, improvvisamente, si ritrovarono, a fare le imprenditrici, ma essendo non prive di forza di volontà e di forti energie, intelligenti e cresciute con un Padre come Donato che ha loro insegnato la strada da seguire, altri successi continuarono a essere raggiunti. Simonetta, Antonella ed Emiliana hanno nel sangue la passione, l’amore per i campi, per i loro prodotti e specialmente per leconserve”.

Quattro le Linee fondamentali della Mediterranea Belfiore” : “Le Salse Del Cuore” (le preparazioni fatte con i Pomodori, partendo dai curati filetti alle salse ai vari sapori e nei differenti abbinamenti) - “I Sapori della Famiglia Ciarlo” (dalle insalatine Primavera ai Sott’olio, dalle Verdure Grigliate alle Olive, fino alla Creme e anche i migliori “Carciofi Morelli Toscani” preparati  in modi diversi nei bei vasi trasparenti grandi e piccoli) - “Il Pesto del Cuore” (il Pesto Ricetta Ciarlo, realizzato con il Parmigiano Reggiano stravecchio e con il fresco e profumato basilico di loro produzione, nelle diverse confezioni e formati). La “Mediterranea Belfiore” si è specializzata, negli anni, con successo, anche in pregevoli Confezioni Regalo che, oltre a essere spedite in molte parti del Mondo, vengono vendute direttamente, insieme a tutta la loro produzione, in Sede.

Sull’onda di questa e anche di altre iniziative, come l’ampliamento dell’offerta di altri prodotti alimentari, assolutamente selezionati e scelti tra quelli di straordinaria qualità, si è giunti alla trasformazione del “Vecchio Spaccioin un vero e proprio bellissimo grande Negozio inaugurato il 18 Giugno 2011. La nuova struttura è molto suggestiva e accogliente, tre piani (Cantina, Negozio e Soppalco per eventi e degustazioni), nel costruirla si è seguita l’impostazione ecologica (Bioarchitettura), affidandone la realizzazione alla DittaRubner Haus” di Chienes (BZ), altamente specializzata nella lavorazione del legno e altri materiali naturali.

Oggi il “Pomodoro” domina la gastronomia mondiale, e l’Italia è al vertice della sua produzione di qualità, oltre a essere, in assoluto, il primo esportatore al Mondo di prodotti a base di pomodoro: pelati, passata, polpa, concentrato, sughi. L’AziendaMediterranea Belfiore” vende in Italia e in molti Paesi del Mondo ed è un fiore all’occhiello della nostra produzione conserviera. Un’Azienda tutta al femminile, tre sorelle, Simonetta, Antonella ed Emiliana Ciarlo, insieme a Mamma Renza, ma un solo “Cuore” (come il loro Marchio), pieno di passione e d’amore per la genuinità.

Per celebrare i primi 50 Anni di un’attività così ricca di successi la Mediterranea Belfioreha realizzato una specialissima Confezione tutta dorata e in Edizione Limitata e Scatolata1974 - 2024del pomodoro 100% Biologico Toscano secondo laRicetta della Famiglia Ciarloe ha organizzato Sabato 15 Giugno 2024 dalle ore 18:30 presso la propria Sede una grande Festa per 250 Persone.

Nel grande Piazzale dell’Azienda, allietato con piacevole musica dal vivo, numerosi Stand Enogastronomici hanno reso felici i palati degli Ospiti. Erano presenti con le loro delizie, ovviamente oltre alla Mediterranea Belfiore con le sue magnifiche “Bruschette” e la buonissima “Pappa al Pomodoro”: gli ottimi panini del “Food Trucks” di Cecchini Carni, i gustosi gelati e i sorbetti di “Gianna Tutta Panna”, i freschi e buoni Drink di “Paracelso”, la nuova e fragrante pizza gourmet (La Pilotta) del Panificio/FornoRosetti” e i Vini  super Selezionati e Presenti nellaCantina della Mediterranea Belfiore” serviti con grande professionalità dai Sommelier Fisar le Due Valli.

La bellissima e gustosissima festa per i primi 50 anni dellaMediterranea Belfiore” si è conclusa tra gli applausi, a notte inoltrata, con la degustazione del “Dolce” preparato appositamente da una straordinaria Pasticciera come Loretta Fanella.

Mediterranea Belfiore di Mamma Renza, Antonella, Simonetta ed Emiliana Ciarlo: 50 Anni di grande amore e dedizione per realizzare solo prodotti di assoluta qualità.

https://www.mediterraneabelfiore.it/

https://www.youtube.com/watch?v=Y1tI8wU8MdU


 Emiliana, Simonetta, Renza e Antonella Ciarlo... (Foto MB)

"Il Grande Bancone all'Ingresso del Negozio"...

"Una Vista Interna del Negozio"... 
 
"Una Vista della Cantina"... 

"Maditerranea Belfiore": Un Mare di Delizie...

"L'Ingresso alla Festa"... 

"Musica dal Vivo"...

"Il Food Trucks di Cecchini"...

"Gianna Tutta Panna"...

"Paracelso"... 

 "La Pilotta del Panificio Rosetti"...

I Sommelier Fisar...

Mamma Renza con le Figlie e Giorgio Dracopulos

 Il "Dolce per i 50 Anni dell'Azienda" (Foto MB)

 

venerdì 2 febbraio 2024

ALLA TRATTORIA “IL BOCCONDIVINO” DI CRESPINA (PI) UNA SOLIDA E BUONA CUCINA TRADIZIONALE.



 Il Francese Fernand Paul Achille Braudel (1902 - 1985) è stato uno dei massimi Storici del XX Secolo e uno dei principali esponenti della “École des Annales”, la Scuola che studia la storia delle civiltà indagando i cambiamenti politici, sociali, economici e culturali a lungo termine, secondo una prospettiva comparata, in netta opposizione alla storia dei singoli avvenimenti.

Proprio Fernand Paul Achille Braudel ci ha lasciato queste parole che calzano a pennello come inizio di ciò che desidero raccontare. “Colline di Toscana, coi loro celebri poderi, le ville, i paesi che sono quasi città, nella più commovente campagna che esista”.

Nella Provincia della Toscanissima, storico/monumentale e mitica Città di Pisa su una dolce collina panoramica a 86 m. sul livello del mare è ubicato l’antico Borgo di Crespina che dista da Pisa circa 30 km., da Livorno 30 Km. e 80 Km. da Firenze.

Crespina (circa 600 abitanti) è il Capoluogo del “Comune Sparso” (un Comune che non ha un centro ben definito) di “Crespina Lorenzana” istituito 1º Gennaio del 2014. Fino ad allora Crespina era stata un Comune composto esclusivamente dalla Frazioni di Cenaia e Tripalle.

Il toponimo di Crespina (probabilmente di origine Etrusca) è attestato per la prima volta in data 16 Agosto 983 come “Crispina” nel Quinto Volume delle “Memorie e Documenti per Servire la Storia di Lucca”.

La lunga storia di Crespina, vista la sua ubicazione di notevole importanza strategico logistica, è costellata da guerre e scorrerie che si sono accentuate a partire dal 1115 quando il Borgo passò sotto la dominazione Lucchese. Successivamente occupata dai Pisani nel 1165 venne rioccupata dai Lucchesi nel 1175, ritornò nel XIII Secolo sotto il dominio Pisano essendo stata inserita nel “Capitanato delle Colline Inferiori”.

Nel 1405, dopo un lungo assedio i Fiorentini, sconfiggendo definitivamente i Pisani, occuparono il Borgo di Crespina inserendolo sotto il controllo del Vicariato di Lari e, intorno al 1431, dopo aver soffocato nel sangue una ribellione, spianarono sia la Rocca che il Castello e tutto il materiale che ne ricavarono fu destinato a costruire nuove strade a Firenze.

Crespina e la bellissima campagna circostante divenne meta di villeggiatura delle Famiglie Nobili e facoltose di Livorno e di Pisa già alla fine del XVII Secolo fino a raggiungere nel XIX Secolo il suo periodo d’oro con la costruzione di numerose e belle ville, grandi fattorie e suggestivi casini di caccia che oltre ai proprietari ospitarono anche noti artisti del tempo.

Un esempio di tale periodo è la bellissima e maestosa “Villa del Carretta” (o Villa del Testa del Tignoso o più semplicemente Villa Belvedere), con adiacenti Canonica e Oratorio, che si trova in Località Belvedere, poco distante dal Centro di Crespina. Un Edificio molto interessante sia per le sue forme architettoniche sia per la ricchezza delle opere d'arte. La Villa venne edificata dopo il 1580 da Ascanio di Lodovico Vitali del Carretta e successivamente, nel Settecento, venne ristrutturata dal Conte Francesco Maria del Testa del Tignoso che la rese ancora più bella dotandola dell'ampio Parco all’Inglese con strutture ricreative quali le Terme, le Limonaie, la Kaffeehaus e il Belvedere.

Tra gli Edifici Religiosi di Crespina spicca la “Chiesa di San Michele” edificata tra il 1885 e il 1891 sui resti di una precedente e più antica struttura. La Chiesa all'interno, tra altro, accoglie due bellissime tavole trecentesche: una con San Michele Arcangelo che abbatte il drago attribuita al Pittore Fiorentino Bernardo Daddi (1290 - 1348) e l’altra è una Madonna con il Bambino e Angeli musicanti del Pittore Pistoiese Giovanni di Bartolomeo Cristiani (1340 - 1398).

Collegato ai festeggiamenti del giorno del Patrono di Crespina, San Michele, il 29 di Settembre di ogni anno si svolge nel Parco delle Civette del Borgo, organizzata dal Comune in collaborazione con la Pro Loco Crespina Lorenzana (Associazione di Promozione Sociale) l’antichissima e suggestivaFiera delle Civette” (da pochi anni anche degli uccelli da richiamo) inserita nell’Albo Regionale delle Fiere Storiche.

La Fiera, preceduta da una due giorni “Aspettando le Civette” con “street food”, mercatino artigianale, animazione per bambini ma soprattutto esibizioni di civette e falconeria, ha un ricco programma che comprende rievocazioni storiche, esibizioni di arcieri, giostre, percorso con pony, musica dal vivo, passeggiata storico ambientale, stand gastronomici e molto altro.

Già nell’antica Grecia la Civetta, bellissimo uccello rapace notturno, era considerata sacra per la dea della sapienza “Atena” e Crespina ha voluto dedicare anche un monumento in bronzo alla Civetta, opera dello Scultore Angelo Biancini, oltre a realizzare un Centro Allevamento Civette che cura la riproduzione delle stesse in cattività e che si è trasformato in un Parco all’aperto per il recupero delle specie protette in genere.

Una curiosissima peculiarità delle Civette è che durante il sonno chiudono solo un occhio alla volta per rimanere vigili e monitorare l’ambiente circostante.

Ecco proprio al Centro di un Borgo così fascinoso come Crespina, in Via Montegrappa al Civico 30, praticamente davanti a uno slargo che fa da panoramica Terrazza, c’è un Locale caldo e accogliente: la TrattoriaIl Boccondivino” di Maria Di Filippo e suo Marito Gianluca Pettini.

Il Pisano Gianluca Pettini (classe 1956) fin da giovanissimo ha seguito gli insegnamenti della Mamma, Milena Bacci, una grandissima Cuoca. Gianluca insieme alla Mamma nel 1987 rilevò a Pisa, nella centrale Via Curtatone e Montanara, a due passi dal Palazzo della Sapienza e da Lungarno, una Trattoria che si chiamava “Il Coccio” aprendo con grande successo il loro primo LocaleIl Paiolo”, tenuto poi fino al 1993. Negli anni successivi Gianluca ha lavorato nelle cucine di diversi noti Locali in varie zone d’Italia.

Nel 2003, nuovamente insieme alla Mamma, Gianluca Pettini rilevò una conosciuta Trattoria nel Centro di Crespina che si chiamava “Carta Gialla” ribattezzandola “Il Boccondivino”.

Passarono una decina di anni di grande lavoro e appassionato impegno per far conoscere, con successo, la buona Cucina della TrattoriaIl Boccondivino”.  

Nel 2014, a lavorare a “Il Boccondivino”, arrivò Maria Di Filippo e presto sbocciò una bella storia d’amore con Gianluca con successivo matrimonio.

Maria Di Filippo è nata in Svizzera, i suoi Nonni di origine Campana si erano trasferiti per motivi di lavoro oltre le Alpi, nel 2002 la Famiglia e Maria rientrarono in Italia. Una innata passione per il buon cibo ha spinto Maria ad appassionarsi alla Cucina e dopo essere arrivata alla TrattoriaIl Boccondivino” lavorando per i primi tempi in Sala ne è diventata poi la bravissima Cuoca.

La TrattoriaIl Boccondivino” in questi 22 anni di attività si è fatta conoscere per la sua piacevolissima Cucina Tradizionale di Terra realizzata con selezionate materie prime di ottima qualità: qui decisamente ci si può abbandonare al “piacere della carne” (come le maestose e succulente bistecche alla Fiorentina) e non solo. Tali meriti sono stati anche riconosciuti con numerose segnalazioni su Guide e Testate specializzate e dall’attribuzione di diversi Premi e Riconoscimenti come il “Premio Speciale Il Tirreno per il Filetto ai Funghi Porcini” consegnato nell’ambito della ManifestazionePremio della Ristorazione delle Terre di Pisa” promossa da “Confesercenti Toscana Nord” con la compartecipazione della “Camera di Commercio Toscana Nord Ovest”.

La TrattoriaIl Boccondivinodi Crespina è un Locale accoglientecaldo e rustico” con quel piacevole “fascino di una volta”. Appena entrati, sulla destra c’è il piccolo Bancone Bar/Servizio, la Prima Saletta, con in fondo il suggestivo forno a legna, a cui segue la Seconda Saletta. Con la buona stagione si sfrutta anche l’accogliente spazio esterno sul retro.

Eccoci giunti alla degustazione da me fatta.

Anche se c’era una interessante disponibilità di selezionate Bottiglie di Vino ho scelto una caraffa di gradevole Vino della Casa.

Sono state servite le seguenti portate:

- “Tagliere Il Boccondivino” - Crostini assortiti e affettati selezionati e interessanti;

-  Pici al vino rosso con guanciale e porcini;

- “Ravioli al Boccondivino” - Ravioli ripieni di ricotta e spinaci con salsa di noci e salsiccia;

- Tagliata di controfiletto e insalata “all’acciugata” (antica salsa Toscana, realizzate con acciughe, olio e aglio, usata per accompagnare la carne);

- Tiramisù della Casa;

- Ponce (Magnifica, tipica e storica bevanda alcolica Livornese, la versione originale è praticamente scomparso negli Anni Cinquanta del XX Secolo, che oggi si prepara miscelando sapientemente caffè espresso, “rumme” o rum fantasia e zucchero, il tutto servito bollente nel tipico bicchierino di vetro piuttosto spesso chiamato "gottino" con appoggiata sul bordo una scorza di limone denominata "vela").        

Tutto buono e servito da un personale giovane e molto gentile.

La Trattoria è un esercizio pubblico ristorativo/popolare tipicamente Italiano, il nome deriva da “trattore” = “oste" e quest’ultimo per dare forza alla “Trattoria” che conduce deve avere un ruolo preciso, deve essere un personaggio appassionato e bravo nel proprio lavoro, comunicativo e premuroso verso la sua Clientela: Maria Di Filippo e Gianluca Pettini lo sono.  

Alla TrattoriaIl Boccondivinodi Crespina (PI) potrete degustare una solida e buona Cucina Tradizionale.

https://trattoria-boccondivino.business.site/


L'Ingresso.....

 La Prima Saletta.....

La Seconda Saletta (Foto Boccondivino)

 Lo Spazio Esterno (Foto Boccondivino)

Buona la Selezione dei Vini (Foto Boccondivino)

Gianluca Pettini con il "Premio Speciale Il Tirreno".....

Pici al Vino Rosso.....

Ravioli di Ricotta e Spinaci.....

Tagliata all'Acciugata.....

Tiramisù della Casa.....

Giorgio Dracopulos e Gianluca Pettini

"Il Boccondivino" a Crespina (PI): Il Piacere della Carne..... 

giovedì 16 marzo 2023

“DE SANTIS” DAL 1964 I MITICI E SUPER GUSTOSI PANINI CLASSICI E GOURMET PREPARATI AL MOMENTO.



Il “pane” è un antichissimo e magnifico prodotto alimentare che si ottiene grazie alla fermentazione di un impasto a base di farina (normale o integrale), cereali e acqua, alla sua successiva formatura a cui segue una specifica lievitazione (non sempre, il “pane azzimo” per esempio non è lievitato) e infine alla cottura in forno. Il “pane”, nel Mondo, si caratterizza dall’arricchimento di altri ingredienti e da diverse forme che si differenziano a seconda delle tradizioni di ogni posto.  

Il “pane” più antico di cui sono state trovate tracce, in Giordania, risale circa al 12000 a.C.: veniva preparato macinando fra due pietre una miscela di cereali e mescolandola con acqua, l'impasto finale poi veniva cotto su una pietra rovente. Intorno al 3000 a.C. in Egitto fu perfezionato il metodo di lievitazione: un impasto lasciato all'aria veniva cotto il giorno dopo ottenendo un pane più soffice e fragrante. Dall'Egitto l'Arte della Panificazione passò in Grecia dove raggiunse alte vette visto che ad Atene a.C. si producevano un centinaio di tipi diversi di pane. I Greci iniziarono ad aggiungere alla ricetta base ingredienti come latte, olio, formaggio, erbe aromatiche, miele e molto altro. I Greci furono anche i primi ad adottare la preparazione notturna del pane per averlo fresco al mattino.

Un “panino” è un pane di piccola pezzatura, dalla forma tonda, ovale o allungata, quando viene tagliato in orizzontale è riempito con una infinità di altri alimenti (salumi, formaggi, verdure ecc.) si definisce “panino imbottito” (farcito, ripieno), che può anche essere riscaldato prima del consumo. Nel caso in cui il pane usato sia di sofficissimo impasto e senza crosta il “panino imbottito” prende il nome di “sandwich”.

La leggenda vuole che l’invenzione del sandwichsia dovuta al Quarto Conte di Sandwich, l’Inglese John Montagu (politico e ammiraglio, 1718 - 1792) che ordinò a un suo cameriere di servirgli della carne posta fra due fette di pane. Gli amici intorno a lui cominciarono ad ordinare “the same as Sandwich” (“lo stesso di Sandwich”), battezzando definitivamente in tal modo tale pietanza con l’ormai diffuso termine internazionale. Negli Anni Trenta del Novecento, nel noto periodo di Italianizzazione delle parole, sembra per merito del “VateGabriele D’Annunzio (1863 - 1938), il nome “sandwich” divenne “tramezzino”.

La Storia sull’origine delpanino imbottito” si perde nella notte dei tempi visto che fin dagli inizi dell’Umanità l’uomo ha usato le mani per portare il cibo alla bocca, pane e similari, poi, sono stati adottati come “utensili”, mezzi di accompagnamento per agevolare tale operazione fino all’invenzione della forchetta, probabilmente avvenuta intorno al IV Secolo d.C. nell'Impero Romano d'Oriente.

Posso dire che le “tortillas” (pani schiacciati e non lievitati, realizzati con farine di mais o di frumento) come primi esempi similari alle funzioni del “panino imbottito” si mangiavano già 7000 anni fa in America Centrale e alcuni scavi effettuati in Messico hanno dimostrato che fossero già molto diffuse in Epoca Precolombiana. A Roma, la Città Eterna, c’è una antichissima Via, che molti Secoli fa era ubicata nel Quartiere della Suburra, oggi denominata “Panisperna”, probabilmente prende il nome da una delle cose che qui si potevano mangiare in una sorta di Strada che offriva cibo da sporto ante litteram: il “Panis ac perna”.

Il “Panis ac perna” era una sorta di panino al prosciutto (cotto o crudo), ammorbidito immergendolo nell’acqua di fichi secchi. 

Alla fine del 1800 ha iniziato a diffondersi nel Mondo delle Catene Internazionali di “Cibo Fast Food” (Cibo Veloce), il termine “hamburger” (un “prestito linguistico” fra il Tedesco e l’Inglese) che si è identificato con un “panino imbottito” composto da un pane particolare il “burger bun” (panino di diverse dimensioni, morbido e dolce), carne bovina macinata, salse varie e condimenti diversi. Sempre fine 1800 nasceva un altro panino imbottito denominato hot dogche si sarebbe rapidamente diffuso anche lui in tutto il Mondo. “Hot dog” è un panino (di pane bun) farcito con un “würstel viennese allungato”, spesso condito con ketchup o senape e talvolta accompagnato da verdure, per esempio i crauti.

In anni molto più recenti la storia del “panino imbottito” è passata dalle mani di Chef, Food Blogger e appassionati di Cucina di ogni genere che hanno dato vita ai “panini gourmet” trasformando le due storiche parti di pane farcite in nuove sperimentazioni di gusto ed evolvendo i panini imbottiti a preparazioni super ricche con accostamenti culinari spesso sorprendenti. Oggi oltreché a livello casalingo i panini imbottiti vengono preparati e commercializzati da numerosissimi esercizi pubblici, nei supermercati e tramite distributori automatici, ma ci sono alcuni punti vendita specializzati chiamati “Paninoteche” che hanno fatto del “panino gourmetuna vera e propria arte.

Dal 1964 nella bella e super vitale Città di Milano c’è una, ormai storica, attività specializzata proprio sui “panini imbottiti” di altissima qualità: De Santis.

De Santis” è nato grazie ai Coniugi Renzo e Dina che ebbero l’intuizione di realizzare “panini imbottiti fatti a regola d’arte” e per tale scopo aprirono il loro Negozio in Corso Magenta al Civico 9. Il Locale in cui anche oggi tutto è come una volta, dagli arredi (come il bancone in legno) all’amore per i “buoni panini imbottiti”. La Coppia scelse di mettere in pratica una formula innovativa per il periodo: il pasto veloce. Intuirono che un buon panino imbottito può essere il pranzo perfetto e il successo non tardò ad arrivare. Da allora “De Santis” ha ospitato una infinità di artisti, sportivi, imprenditori e persone comuni legati dalla voglia di provare le proposte di questo piccolo gioiello gastronomico. 

Da “De Santis” i panini imbottiti non hanno mai smesso di raccontare Milano, la sua storia, i suoi aneddoti e i suoi gusti. Tutte le ricette, che in origine erano 200, nascono dal rapporto profondo con la Città e i suoi abitanti, da una creatività che trae ispirazione dai desideri delle persone, dalla ricerca degli ingredienti più genuini di un Territorio che sa coltivare l’eccellenze.

Nel 1982 la Proprietà di De Santis” passò ai Fratelli Giuseppe e Roberto Galiano che continuarono a incrementare i successi dei loro deliziosi panini. Nel 2006 ci fu un altro cambio di proprietà con il subentro dei Cugini Angelo e Angelomario Moratti. Nel 2007 una nuova e importantissima apertura di “De Santis” che inaugurò, nel cuore di Milano a due passi dal Duomo, nella food hall all’ultimo piano della Rinascente, il tempio dello shopping Milanese.

Nel 2018 la Proprietà è diventata una esclusiva di Angelo Moratti e nel 2021 vennero inaugurati i nuovi Locali, sempre a Milano, in Via Cesare Battisti 19, a due passi dal Tribunale, e Via San Carpoforo 6, in Zona Brera tra Palazzi Storici e luoghi fascinosi.

Recentissimamente, il 7 Febbraio 2023, l’ultimo nato di “De Santisnella food hall della Rinascente in Via del Tritone 61, nel cuore di Roma poco distante da Piazza di Spagna e da Piazza Montecitorio. Ma non finisce qui, secondo alcune anticipazioni di Luca Monica, nuovo Supervisore diDe Santis”, si punta a nuove aperture in alcune importanti Città Europee e negli Stati Uniti.

Una Bottega storicaDe Santis” ma anche innovativa che punta alla migliore qualità senza compromessi, una qualità che stupisce il palato e che trae ispirazione dai desideri del pubblico e dalla costante ricerca dell’eccellenza tra prodotti locali e internazionali trasformandoli in ricette storiche e inedite al fine di realizzare panini imbottiti sempre gustosi, salutari e preparati al momento.

In questa ottica sono nate per esempio le collaborazioni con Appennino Food Group, Caseificio Gennari e Moët & Chandon.

Appennino Food Group” è una importantissima Impresa del settore dei tartufi di terra con sede a Savigno (Bo) e due Filiali estere (Singapore e Stati Uniti). Nata nel 1985, ha fatto dell’innovazione e della ricerca i propri principi ispiratori, unite al rispetto delle materie prima e della stagionalità, pilastri fondamentali per la selezione e l’attività produttiva quotidiana. La forte cultura aziendale è nutrita dalla passione per il Territorio e dalla ricerca di tradizioni gastronomiche tramandate nel tempo.

Il rinomato Parmigiano Reggiano del “Caseificio Gennari”, fondato nel 1953 da Sergio e Maria Gennari, è ricco di storia, tradizione e cultura: per la sua realizzazione richiede amore, dedizione, passione e pazienza. L’obiettivo del Caseificio è la produzione di formaggio in modo completamente naturale e nel più assoluto rispetto dell’ambiente. Da circa trent’anni l’Azienda ha deciso di dedicarsi anche all’allevamento di più di 1.000 bovini che forniscono il 60% del latte lavorato nel Caseificio stesso. Una filiera completamente controllata, ma non solo: i processi di lavorazione del formaggio sono tutti manuali e la stagionatura è molto lenta. 

La mitica Maison Francese Moët & Chandon”, fondata nel 1743 da Claude Moët, è una delle più importanti e grandi Case produttrici di Champagne al Mondo che crea Vini unici e fantastici per ogni occasione.

De Santisuna certezza: dal 1964 realizza mitici e super gustosi panini imbottiti classici e gourmet preparati al momento.

https://www.paninidesantis.it/ 



"De Santis" dal 1964 in Corso Magenta a Milano (Foto DS)

"De Santis" Corso Magenta a Milano: Vista Interna (Foto DS) 

Panino con Salmone Affumicato delle Isole Faroe e Stracciatella
(Foto DS)

Panino con Prosciutto, Brie, Mozzarella e Crema al Tartufo Bianco
(Foto DS)

Panino con Gamberi Rosa, Lattuga, Caprino e Salsa Rosa (Foto DS) 

"De Santis" alla Rinascente di Milano (Foto DS)

Panino con Mortadella, Carciofi e Crema di Parmigiano (Foto DS)

Panino con Caponata e Mandorle Tostate (Foto DS)

"De Santis" Via Cesare Battisti a Milano: Vista Interna (Foto DS)

Panino con Prosciutto Cotto, Fontina Dop e Pomodoro (Foto DS)

"De Santis" Via Carpoforo, Zona Brera a Milano (Foto DS) 

Panino con Speck, Fontina Dop e Salsa Rosa (Foto DS)

Panino con Tartare di Carne, Lattuga e Pomodori Secchi (Foto DS)

lunedì 26 aprile 2021

“KOMOREBI RAMEN BAR” A LIDO DI OSTIA: UNA GUSTOSISSIMA NOVITÀ PER IL LITORALE ROMANO.


 

La pastacome alimento attraverso i secoli è stata ed è fondamentale nella tradizione gastronomica Italiana e non solo: è una tipologia di cibo che unisce, sin dalle epoche più lontane, l’Europa e l’Asia.

Oggi voglio approfondire alcuni tipi di pasta, estremamente diffusi nel Mondo grazie anche alla loro facile abbinabilità e veloce cottura che genericamente, da alcuni decenni, vengono denominati “Noodles”.

Con il termine IngleseNoodle” i Britannici si riferiscono a un alimento fatto con pasta di farina a forma di strisce lunghe e sottili. Gli Americani con la stessa parola ampliano il raggio di copertura a prodotti di pasta con forme e dimensioni diverse. Il vocabolo “Noodle” però non ha origini Anglosassoni ma deriva dalla definizione TedescaNudel” che letteralmente si può tradurre in “Tagliatella”. I “Noodles” si differenziano dalla nostra “Pasta” principalmente per il pochissimo uso del Grano Duro e della Trafilatura.

Le Paste che oggi definiamo abitualmente “Noodles”, nascono in Cina sicuramente prima del 2000 a. C. senza una data certa, abbiamo solo alcune indicazioni ottenute grazie a dei ritrovamenti archeologici. INoodlesCinesi erano inizialmente soltanto integrali.

Attraverso i Secoli e con l’aumento degli scambi commerciali i “Noodles” si diffusero in molti Paesi confinanti o vicini alla Cina e nel IX Secolo giunsero in Giappone probabilmente portati da Monaci Buddhisti. Ma la vera espansione e la diffusione generalizzata del “Noodles” in Giappone avvenne solo negli Anni Cinquanta dopo la Seconda Guerra Mondiale (1939 - 1945).

I “Noodles” si preparano aggiungendo dell’acqua ad alcuni tipi di farine: riso, mais, soia, grano saraceno, patata dolce, alghe, fagiolo mungo nero (fagiolo Indiano nero) e anche altro. In casi più rari all’impasto si aggiungono  delle uova. INoodlesmigliori sono quelli fatti a mano.

I “Noodles” hanno una infinità di varianti a seconda del Paese dove vengono preparati, per circoscrivere vi parlerò di alcune tipologie Giapponesi.

I Principali e più usati (non solo in Giappone) tipi diNoodlesNipponici sono:

- “Soba” - (蕎麦 = Soba, è il termine giapponese per il Grano Saraceno) Spaghetti fini preparati con la farina di grano saraceno che gli attribuisce un colore marrone chiaro, possono avere delle varianti tra cui gli “Zaru Soba”(笊蕎麦) che sono la versione fredda e vengono serviti in contenitori adagiati sopra uno strato di ghiaccio, oppure i “Ni-hachi” più particolari in quanto realizzati con otto parti di grano saraceno e due di frumento;

- “Udon” - (うどん) Sono delle simil tagliatelle, spesse e corpose, quasi sempre dal colore bianco lucido, preparate con farina di grano tenero, sale e acqua, possono essere serviti caldi e freddi in moltissime varianti;

- “Sōmen” - (素麺) Spaghettini finissimi (circa 1 mm.), di colore bianco, di farina di grano bianca, vengono lavorati a mano per diverse ore e poi essiccati all’aria, l’impasto viene allungato con dell’olio vegetale in modo da favorire il particolare taglio extra fine, i più preziosi possono essere anche affinati per alcuni anni prima di essere commercializzati, anche loro hanno diverse versioni;

- “Ramen” - (ラーメン) Sono tagliatelle di “tipo Cinese” denominate anche “Chuka Soba” (Soba Cinese), solide e corpose, sono di colore ancora più giallo quando, nell’impasto di farina di frumento, sale, acqua e “Kansui” (acqua minerale alcalina), vengono aggiunte le uova, possono essere freschi o secchi, lisci o arricciati.

Ma Ramensi chiama anche la mitica zuppa in cui si immerge questa tipologia di pasta. Una Zuppa di brodo ristretto di pollo o maiale con inseriti molti altri ingredienti, anche in questo caso ne esistono moltissime varianti.

LaZuppa Ramen”, nelle versioni di più grande qualità, è diventata praticamenteun’opera d’arteche viene preparata nei migliori Locali specializzati denominatiRamen-yada Maestri che studiano anni e devono superare un esame prima di poterla realizzare.

Il "Ramen" è cosi popolare, non solo in Giappone ma in gran parte del Mondo, che dal 1958 ne esiste anche una versione istantanea da preparare a Casa (inventata dall’imprenditore Momofuku Andō fondatore della “Nissin Food”) e, in alcune Città Giapponesi, viene distribuita anche calda in lattina da macchinette automatiche poste nelle strade. Per non parlare poi dello “Shinyokohama Raumen Museum”.

Ecco che a Lido di Ostia, la storica e accogliente Frazione turistico balneare Litoranea del Comune di Roma Capitale, ha aperto, il 5 Marzo 2021 in Via Polinesia 20, il “Komorebi Ramen Bar”. Una nuova attività nata grazie alla volontà dei giovani Titolari che agli inizi del 2019 avevano avviato, sempre a Lido di Ostia in pieno centro non lontano dal mare, in Via della Stazione Vecchia 5/7, il Japanese Fusion RestaurantKomorebi” che nei suoi primi due anni di vita è diventato un apprezzatissimo punto di riferimento per tutti gli amanti della “cucina giapponese dai sapori mediterranei”.

Il “Komorebi Ramen Bar” di Cristian De Luca e Luca Leoni, primo “Ramen Bar” in tutto il “X Municipio”, nasce con lo scopo di far degustare tra altre delizie proprio il “Tonkotsu Ramen”.

Il “Tonkotsu Ramen” (豚骨ラーメン) o “Hakata Ramen” è un tipo di “ramen” molto particolare e unico originario della Città Giapponese di Fukuoka (福岡市 Fukuoka-shi), Capoluogo della Prefettura di Fukuoka, ubicata sulla Costa Settentrionale dell'Isola di Kyūshū, una delle otto Regioni del Giappone, una vera gustosissima specialità.

Al “Komorebi Ramen Bari bravissimi e giovani Chef Giorgio Migliardi e Fabio Villano, responsabili anche della Cucina del Ristorante, hanno finalmente avuto la possibilità di interpretare una serie di preparazioni spesso richieste al “Komorebi” che ancora mancavano: tra queste il “ramen” è  sicuramente la più importante. Entrambi i Cuochi, grandi appassionati di “manga” (fumetti Giapponesi) e “karate” (arte marziale), hanno un vero amore nei confronti del fascinoso Giappone e questa grande passione si ritrova tutta nelle loro preparazioni.

Il “Komorebi Ramen Bar” ha soli 10 posti a sedere ma la perfetta organizzazione sia a pranzo sia a cena del “prendere e portar via”, supportata efficacemente dalle piattaforme di “delivery” che coprono tutto il Territorio di Ostia, permette la capillare diffusione della loro cucina.

Il piatto principale del selezionatissimo Menu del “Komorebi Ramen Bar” è, come già accennato, il “Tonkotsu Ramen” tipico della Città Giapponese di Fukuoka sulla grande Isola di Kyushu. Fukuoka è una Città famosa per i bellissimi giardini ma anche per gli allevamenti di bovini e suini le cui carni sono considerate le migliori di tutto il Giappone.

Il “Tonkotsu” è una zuppa che si basa sul brodo molto denso e saporito realizzato con ossa di maiale (Tonkotsu) e di gallina, oltre ad altri ingredienti tra cui cipolla, aglio, cipollotti, zenzero e olio, che sono in genere bolliti lentamente per almeno 18 ore. Il piatto è tradizionalmente condito con pancetta di maiale a fette e servito con “spaghetti di ramen” e un uovo marinato. Una proposta carica di sapori che al “Komorebi Ramen Bar” viene sapientemente interpretata con tecniche di tendenza vantaggiose per il gusto degli alimenti, come per la cottura dell’uovo che, invece di essere marinato in soia e acqua, viene cotto a bassa temperatura e aromatizzato con polvere di soia per conferirgli più carattere e gusto.  Lo specialissimo “Tonkotsu Ramen” si può anche arricchire con “kombu” (昆布: un'alga molto usata per insaporire e addolcire in modo naturale), salsa di soia, semi di sesamo e moltissimo altro.

La somministrazione di questo “main course” (piatto principale) per il “take away” (porta via) e il “delivery” (consegna) è stata pensata in una originale e funzionale “schiscetta alla giapponese”,  una scatola per la pasta accuratamente precotta e un contenitore termico per mantenere a temperatura costante il brodo caldo.

La parola “schiscetta” è un termine dialettale, usato nel Nord Italia, riferito originariamente al contenitore per il trasporto e il consumo di vivande detto anche “gavetta” o "marmitta" o "portavivande".

Ma il Menu del “Komorebi Ramen Bar” offre anche molte altre deliziose specialità orientali come i “Baozi” (o “Bao”, soffici panini originari della Cina del Nord cotti a vapore e ripieni di carne o di verdure) o i 5 tipi diJiaozi” (o Gyoza) i buonissimi ravioli del Sol Levante ripieni di carne, pesce o in versione vegetariana (cotti al vapore o alla piastra) ciascuno chiuso meticolosamente a mano al momento dell’uso.

In un locale così attento alla selezione delle preparazioni non può mancare un altro piatto gustosissimo della Tradizione Giapponese come la “Yakisoba”, ovvero i “noodles” di grano saraceno “fritti al salto” e serviti sulla piastra generosamente conditi con elementi caratteristici e importanti come il “katsuobushi” che si ottiene grattugiando in piccoli fiocchi i filetti di tonnetto striato in Giapponesekuokka” fermentati e affumicati o il “beni shoga” o “zenzero rosso” un particolarissimo tipo di zenzero in salamoia.

A dare ancora più valore all’offerta del “Komorebi Ramen Bar” c’è anche una scelta “Dolcetti Tipici Giapponesi” come “mochi” (riso dolce tritato e pestato a cui vengono date varie forme) e “dorayakiun tipo di dolce  composto da due “pancake” realizzati con “kasutera” (un impasto simile al pan di spagna) spesso riempiti al centro con “anko” una salsa dolce rossastra ricavata dai “fagioli azuki”.

Ricca anche la selezione di “Birre Artigianali Giapponesi” e la lista di pregiati “Sake” sia per l’accompagnamento delle portate sia per eventuali degustazioni specifiche. Il “Sake” (dal Giapponese , "bevanda alcolica") è una bevanda tipica del Giappone realizzata attraverso un antichissimo processo di fermentazione che coinvolge riso decorticato, acqua e spore “koji”.

Koji” (in Giapponese: kōji, o 麹菌kōji-kin), nome scientifico “Aspergillus oryzae”, è un “fungo filamentoso” (una muffa). Viene impiegato da Secoli in diverse Cucine dell'Asia Orientale come fermentante. Viene usato anche per saccarificare il riso, altri cereali e le patate per la produzione di bevande alcoliche come “Huangjiu”, “Makgeolli”, “Shōchū”, “Sake”, oltreché per l’Aceto di Riso.

Posso solo aggiungere che ilKomorebi Ramen Bara Lido Di Ostia (RM), di Cristian De Luca e Luca Leoni, è una gustosissima novità per il Litorale Romano.

www.ramenbar.it

https://www.facebook.com/KomorebiRamenBar

https://www.komorebirestaurant.com/

https://www.youtube.com/watch?v=ir4gBt-FeI


Komorebi Ramen Bar a Lido di Ostia (Foto KRB)

Komorebi Ramen Bar: Solo 10 Posti (Foto KRB)

Komorebi Ramen Bar: Il Menu (Foto KRB)

 "Tonkotsu Ramen" (Foto KRB)

"Gyoza" (Foto KRB)

"Yasai Soba" (Foto KRB)

  "Seafood Soba" (Foto KRB)

 Giorgio Migliardi, Luca Leoni, Cristian De Luca, Fabio Villano 
(Foto KRB)