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venerdì 14 maggio 2021

“DITTA ARTIGIANALE” CI PORTA DALLA BOLIVIA GLI SPECIALITY COFFEE DI UNA STRAORDINARIA PRODUTTRICE: DANIELA RODRIGUEZ.



Il “Caffè” (in Arabo قهوة‎, “quhwa”, in Italianobevanda stimolante”) si ottiene dalla macinazione di semi appartenenti ad alcune specie di piccoli alberi tropicali (probabilmente originari dell’Etiopia) del Genere Coffeeae”, Famiglia delleRubiaceae” (numerosissime specie prevalentemente legnose, la maggior parte delle quali vive ai Tropici). I frutti dell’albero detti “drupe” sono simili a piccole ciliegie che maturando cambiano colore a seconda delle varietà. All’interno della polpa si trovano due semi detti “caracoliti” o “perle”, di forma allungata e piatta, solcati da una parte e rotondi dall’altra, sono avvolti da una sottile pellicina (pergamino) che li racchiude, questi dopo la lavorazione diventeranno i chicchi di caffè.

La conoscenza di una “bevanda a base di caffè” si perde nei secoli senza che se ne possa dare una datazione precisa. Quello che invece si può affermare è che a partire dal XV Secolo il “caffè” iniziò a diffondersi in tutto il Mondo fino ad arrivare a quell’immenso consumo che oggi ne viene fatto.

Una delle Aziende Italiane, tra le più interessanti, che si occupa di selezionare e commercializzare “caffè” di altissima qualità e di particolare pregio gustativo si chiama: “Ditta Artigianale”.

La “Ditta Artigianale” è nata a Firenze nel 2013, come piccolissima Torrefazione, grazie a Francesco Sanapo, pluripremiato campione Barista, e da Patrick Hoffer Vicepresidente del Consorzio Promozione Caffè. Nell’Aprile del 2014, in Via de Neri 32R a Firenze, è stata aperta la loro prima Caffetteria e nel Mese di Maggio 2016 ha iniziato l’attività il secondo Locale in Via dello Sprone 5R.

Ma “Ditta Artigianale” non solo distribuisce prodotti di eccellenza e accoglie magnificamente nei suoi Locali ma diffonde anche la migliore cultura del “caffè” attraverso dei Corsi rivolti a professionisti e appassionati del settore.

Recentissimamente “Ditta Artigianale” nella sua costante e appassionata ricerca della migliore qualità del “caffè” è arrivata fino in Bolivia alla scoperta degli “Specialty Coffee” (“Geisha”, “Java” e “Bourbon”) coltivati e lavorati con la massima cura dalla produttrice Daniela Rodriguez

Lo “Stato Plurinazionale della Bolivia” (Estado Plurinacional de Bolivia) è una Nazione dell’America Meridionale ubicato nel centro del subcontinente, ha una  superficie di 1.098.581 km² con oltre 10 Milioni di abitanti. Confina a nord, nord-est e a est con il Brasile, a nord-ovest con il Perù, a sud con l'Argentina, a sud-est con il Paraguay e a sud-ovest con il Cile. La Bolivia ha come Capitale Legislativa Sucre e come Capitale Governativa La Paz, la Città più grande e popolosa è Santa Cruz de la Sierra. Avendo perso a favore del Cile, durante la “Guerra del Pacifico” (1879-1884), la Provincia di Arica, la Bolivia era rimasta senza sbocchi sul mare e per tale motivo nel 2010  ha stretto un accordo con il vicino Perù grazie al quale ha ottenuto per 99 anni l'uso del Porto della Città Peruviana di Ilo.

Daniela Rodriguez insieme al Padre Pedro e al Fratello Pedro Pablo sono Titolari dell’AziendaAgricafe” nata nel 1986 quando Pedro Rodriguez ha iniziato la sua avventura nel mondo del “caffè” lasciando la professione di ragioniere per dedicarsi totalmente alle sue coltivazioni. Negli anni Pedro e il suo team hanno investito tempo, passione e molte energie per migliorare la qualità della produzione del “caffè”.

Agricafe” è la Casa Madre che incorpora anche “Fincas Los Rodriguez” e “Sol De La Mañana”: nel complesso 12 Fattorie, 8 a Los Yungas a La Paz e 4 a Samaipata a Santa Cruz, che rispettano elevatissimi standard di qualità. Il progetto "Fincas Los Rodriguez" non solo funge da fonte costante di produzione di “caffè” ma rappresenta anche un esempio reale di produttori locali che mostrano cosa si può ottenere con una buona pianificazione e tecniche di coltivazione moderne.

Nella realtà le Fattorie (Fincas) sono principalmente grandi lotti di terreno con piantagioni dialberi di caffè” senza le specifiche strutture di una Fattoria. L’alta qualità del caffè dipende molto dalla zona in cui si estendono le terre e le aziende agricole, ovvero in un intervallo di 15-18 gradi di latitudine. Le altitudini sono elevate e vanno da 1500 a 2400 metri sul livello del mare, circondate da una vasta natura selvaggia. Il processo di produzione più utilizzato in Bolivia è il caffè lavato: spolpatura manuale, fermentazione per quasi 16 ore in vasche ricoperte da sacchi di plastica e poi essiccazione delle fave in aiuole rialzate.

Tra gli impegni alla base dell’Azienda AgricolaAgricafe” c’è l’attenzione alla sostenibilità in tutto il processo di produzione. Nel 2019 hanno vinto il Premio dellaSpecialty Coffee Association” (SCA) come “Miglior modello di business sostenibile”. Per “Agricafe” la sostenibilità significa una buona produttività negli allevamenti, avere fattorie sane, fare investimenti ogni anno e mantenere pratiche agronomiche che mantengano alta la qualità cercando di produrre i migliori caffè. Con volume e prezzi equi i coltivatori sono felici e motivati nel continuare a lavorare nel proprio settore visto anche che il 60% della forza lavoro nell’industria del caffè in Bolivia sono donne.

Daniela Rodriguez è legata al mondo del caffè da quando era solo una bambina e poi dal 2009 è entrata ufficialmente a lavorare nell’Azienda di Famiglia, tra i valori in cui crede di più per il successo nel suo lavoro ricorda l’importanza di migliorarsi continuamente: “Siamo appassionati e ricerchiamo eccellenza, trasparenza e miglioramento continuo. Questa attenzione si traduce anche in aspetti come sostenibilità, impatto ambientale e sociale. Alleati del nostro lavoro sono anche tecnologia e innovazione; è importante fare investimenti in nuove attrezzature per essere più efficienti e migliorare la qualità dei nostri caffè ma soprattutto è importante fare tutto tenendo alla base divertimento e amore”.

Ecco è proprio da questa fascinosa realtà Boliviana che la FiorentinaDitta Artigianale”, come già accennato, ha voluto importare e distribuire  le tre deliziose tipologie di caffèGeisha”, “Java” e “Bourbon” che sono già disponibili sul loro “Store Online” e presso le Caffetterie di Firenze.

È tra rigogliose valli di montagna e incredibili bellezze naturali vicino La Paz che si estende la piantagione di “Geisha” della FarmFinca Alasitas”, alle porte della Giungla Amazzonica. Fiore all’occhiello dell’Azienda Boliviana gode di esposizione al sole e microclima ottimali che rendono questo caffè unico spaziando dai sentori di frutta tropicale a quelli di citronella e mirtilli. La “Finca La Llama” è invece situata nell’insediamento di Villa Rosario e prende il nome proprio dal lama, animale nazionale della Bolivia. La sua altitudine garantisce una lenta maturazione delle ciliegie che donano al “Java” un sapore dolce e simile a marmellata di arance, frutti rossi e mela. Infine la “Finca Trapiche”, immersa in una rara vegetazione, è posizionata a un’altitudine ideale per la produzione “Bourbon” un caffè caratterizzato da un profilo caramellato e da sentori di nocciola e marzapane.

Ditta Artigianaleha dimostrato, come sempre, di essere la prima linea Italiana diCaffetterie Specialtyanche con l’importazione dei selezionatissimi e gustosissimicaffèdi una straordinaria produttrice come  Daniela Rodriguez.

https://www.dittaartigianale.it/it/

https://agricafe.com.bo/

https://www.youtube.com/watch?v=8H6nIJUyt3U

https://www.youtube.com/watch?v=bxXeXGZqsqw


"Ditta Artigianale" Firenze: Caffetteria di Via de Neri 32R 
(Foto Ditta Artigianale)

"Ditta Artigianale" Firenze: Caffetteria di Via dello Sprone 5R 
(Foto Ditta Artigianale)

Una Pianta Magica (Foto PC AgriCafe)

 Raccolta Manuale (Foto PC AgriCafe)

 Artigianalità e Passione (Foto PC AgriCafe)

Lavoranti (Foto PC AgriCafe)

Bolivia: Natura Incontaminata (Foto PC AgriCafe)

 Esperienza e Professionalità (Foto PC AgriCafe)

 Finca Alasitas (Foto PC AgriCafe)

 Daniela Rodriguez con il Fratello Pedro Pablo (Foto PC AgriCafe)

mercoledì 5 febbraio 2020

“GAJA SORÌ SAN LORENZO 1967” CINQUANTADUE ANNI PORTATI BENISSIMO: UNA BOTTIGLIA SEMPLICEMENTE MITICA.




Il “Nebbiolo” è un Vitigno Autoctono a Bacca Nera del Piemonte particolarmente adatto, grazie ai suoi molti pregi, per la produzione di Vini da invecchiamento di alta qualità.
Le Vigne diNebbiolo” si trovano principalmente nelle Colline del Territorio, ubicato tra le Province di Cuneo e Asti, denominato Langhe-Roero.

Il “Nebbioloè un Vitigno con una lunga storia; si sono trovate delle citazioni risalenti addirittura al 1200.

Con il 100% di Nebbiolo è nato anche uno dei primi Vini Italiani che hanno avuto laDenominazione di Origine Controllata” (D.O.C.): il “Barbaresco”.

La Zona di origine destinata a produrre Vini con la dizioneBarbaresco” è sorta ed è stata delimitata con il Regio Decreto del 31 Agosto 1933 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 238 del 12 Ottobre 1933 e successivamente modificata il 12 Luglio 1963 dall’Art. 1 del Decreto 930 del Presidente della Repubblica Antonio Segni.

Il “Territorio del Barbaresco” è in Provincia di Cuneo e comprende i Comuni di Barbaresco, Neive e Treiso oltre alla Frazione di San Rocco (già facente parte del Comune di Barbaresco ma oggi  aggregata al Comune di Alba).

Nel 1934 è nato il Consorzio di Tutela delBarbaresco” e nel 1966 il “Barbarescoè diventato D.O.C., nel 1980 anche una della prime Denominazioni di Origine Controllata e Garantita con Verifica Numerica delle Bottiglie e Fascetta del Poligrafico dello Stato (D.O.C.G.).

Il “Barbarescodeve invecchiare almeno due anni di cui nove mesi in legno di rovere, superati i quattro anni si può definireRiserva”.

Proprio nel Comune di Barbaresco c’è un’Azienda Vitivinicola letteralmenteleggendaria” che ha reso il “Vino Barbaresco”, e non solo, famoso nel Mondo: Gaja.

La Famiglia Gaja giunse dalla Spagna in Italia nel XVII Secolo
Nel 1859 Giovanni Gaja fondò con grandissima passione la Cantina e aprì anche un’Osteria a Barbaresco dove in abbinamento al cibo serviva il proprio Vino

Giovanni Gaja non era solo un produttore ma anche un capace imprenditore tantoché, per esempio, i suoi Vini furono imbottigliati e forniti al Regio Esercito Italiano durante la Guerra di Abissinia (combattuta dal Dicembre 1895 all’Ottobre 1896 tra il Regno d’Italia e l’Impero d’Etiopia).

Nel 1905 Angelo, Figlio di Giovanni Gaja, sposò una Donna molto energica e volitiva, Clotilde Rej, che spinse il marito a fare una scelta di assoluta qualità nella loro produzione Vitivinicola, avviando i sistemi di lavoro per raggiungerla e fissando prezzi elevati per rafforzare il prestigio del Vino prodotto.

Nel 1937  Giovanni Gaja, nipote del Fondatore e grande artigiano, volle dare una forte spinta all’Azienda anche con l’incremento delle superfici Vitate
Dopo la Seconda Guerra Mondiale (1939 – 1945) vennero acquisiti anche i terreni dei Vigneti Costa Russi, Darmagi, Sorì Tildìn e Sorì San Lorenzo
Oggi questi Vigneti sono i veri gioielli dell’Azienda.

Fu introdotta la regola che sarebbero state imbottigliate soltanto le annate migliori, vendendo il Vino sfuso nelle altre.

Nel 1940 nacque Angelo Gaja pronipote del Fondatore

Angelo, dopo aver completato gli studi all’Istituto Enologico di Alba, a soli 21 anni entrò nell’Azienda di Famiglia rivoluzionando praticamente tutto, compreso le decisioni paterne.
A seguito dei suoi molti viaggi in Francia, dove si specializzò all’Università di Montpellier, introdusse, tra l’altro, la “potatura verde del vigneto” dopo quella invernale e introdusse la “fermentazione malolattica” (evento fermentativo di maturazione del Vino successivo alla fermentazione alcolica), la prima in Piemonte.

Per primo iniziò a vinificare i singoli Vigneti
Gaja Sorì San Lorenzo nel 1967, Gaja Sorì Tildin nel 1970, Gaja Costa Russi nel 1978.

Introdusse innovative tecniche di vinificazione mantenendo però un legame estremamente forte con il Territorio e la Tradizione.

La Cantina Gaja per prima nel 1966 ha usato le barriques (per il Barbaresco nel 1978), i tappi lunghi oltre 6 centimetri e le bottiglie con i colli allungati.

Sempre nel 1978 un’altra rivoluzione: 
il Vigneto Darmagi di Nebbiolo fu reimpiantato con Cabernet Sauvignon per fare anche un grande e speciale Vino invecchiato

Seguirono molte altre trasformazioni e novità in altri Vigneti di proprietà.
Intanto nel 1977 nacque ancheGaja Distribuzioneun ramo di Azienda che importa e distribuisce Vini e altri prodotti di eccellenza provenienti da diversi Paesi del Mondo

La severità di Angelo Gaja relativa alla qualità è diventata ancora più mitica nel 1984 quando si rifiutò di imbottigliare la produzione di Barbaresco perché non era del livello desiderato
il Vino, come stabilito, venne venduto sfuso.

Nel 1988 furono acquisiti una trentina di Ettari di Barolo.

Con la Vendemmia del 1996 Angelo Gaja volle declassificare i suoi Vini Barbaresco e Barolo D.O.C.G., ad eccezione di uno, inserendoli nella classe D.O.C. Langhe
Tale fatto rappresentava la sua volontà di poter fare piccole correzioni (con la Barbera) ai suoi Vini senza avere alcun vincolo: 
lo scopo è sempre stato quello di fare il miglior Vino possibile

Alcuni anni dopo nel 2013 i suoi Vini più importanti sono rientrati nella classificazione D.O.C.G. eliminando il 5% di Barbera.

Attraverso gli anni Angelo Gaja (il Re del Barbaresco), uomo dal grande carisma, dalla infinita passione e dallo straordinario intuito, insieme alla Moglie Lucia, ha portato i suoi preziosissimi Vini ai massimi livelli Mondiali ricevendo un’infinità di premi e riconoscimenti.

Dal 2004 l’Azienda è portata avanti insieme ai Figli: Gaia, Giovanni e Rossana.

Oggi “Gaja” produce, grazie a circa 100 Ettari Vitati in Piemonte, una ventina di Etichette tra Vini e Grappe
Poi ci sono le altre Tenute, dal 1994 quella di Montalcino (SI) “Pieve Santa Restituta” con una venticinquina di Ettari e dal 1996 quella di Bolgheri (LI) “Ca’ Marcanda” con più di 100 Ettari
La produzione complessiva annua di “Gaja” si aggira intorno alle 350.000 Bottiglie.

Ma voglio tornare nel 1967 alla prima vinificazione delle uve provenienti dal VignetoGaja Sorì San Lorenzo”.

Il Vigneto fu acquistato nel 1964 dalla Parrocchia di Alba (antichissimo centro abitato oggi Comune della Provincia di Cuneo) che lo aveva denominato “San Lorenzo” in onore del Santo Patrono della Cattedrale della Cittadina stessa, il Duomo edificato con Architettura Romanica nel XV Secolo

Cosa ci potrebbe essere di più entusiasmante per un grande appassionato se non poter stappare una “prima uscita” di un Vino cosi importante dopo molti anni?

Ecco che grazie a due carissimi Amici come la bravissima Chef Rossella Di Nardo e suo Marito il grande Gianluca Buonazia, che per anni sono stati Titolari del famoso RistoranteScacciapensieri” di Cecina (LI), ho avuto la possibilità di aprire una mitica bottiglia di “Gaja Sorì San Lorenzo 1967con ben 52 anni di vita.

Una bottiglia meravigliosa anche fisicamente, massiccia, in vetro scuro marrone con in rilievo lo stemma di “Gaja” e sotto, sempre in rilievo, l’anno di fondazione1859”.
Sul colletto argentato la firma di “Giovanni Gaja” e sotto l’Annata: “1967”.

L’Etichetta principale ancora perfetta porta la grande scritta “Gaja” bianca in campo rosso e subito sotto in piccolo, nero su argento, la scritta “Gradi 13,38 – Contenuto netto: litri 0,70”.
Nello spazio centrale a fondo sempre argento con foglie di vite stilizzate dal bordo rosso spicca la scritta “Sorì San Lorenzo Vendemmia 1967”.
In basso sull’altra fascia rossa in piccolo e in bianco la seguente scritta: 
Vino Barbaresco a denominazione di origine controllata imbottigliato dall’Azienda vitivinicola A. Gaja fu Giovanni – 12050 Barbaresco (Cn) Italia”.

L’Etichetta retro bottiglia in nero su campo argentato riporta la seguente scritta: 
Il Sorì San Lorenzo è ottenuto dalla vinificazione di uve prodotte da vigneti siti in Barbaresco, di proprietà dell’Azienda vinicola A. Gaja. Invecchiato in botti di rovere; se conservato in bottiglia forma deposito
Perché il Sorì San Lorenzo possa esprimere appieno le sue caratteristiche, va consumato osservando due condizioni: che la bottiglia venga sturata alcune ore prima della mescita e che sia servito a temperatura di 18-20 gradi
Se l’inosservanza della prima condizione può essere scusata, l’inosservanza della seconda è invece da biasimare in quanto priva questo vino di ogni profumo, vigore, personalità accomunandolo ad un qualsiasi vino”.

Con queste “premesse” ho stappato con la massima attenzione la bottiglia (il tappo si è spezzato in due parti ma era miracolosamente ancora in buone condizioni) e seguendo con cura le “regole consigliate” abbiamo iniziato la degustazione.

Un Vino, con ancora una buona fluidità, di un rosso scuro intenso con forti riflessi granata, unghia più ampia del normale ma non esagerata. 
Al naso intenso, balsamico e fruttato sempre piacevole. 
In bocca una sorpresa, tannico e robusto ma con notevole corposità glicerica (segnalata anche da archetti numerosi e stretti nel bicchiere) a bilanciamento. 

Un Vino assolutamente senza tempo, una memoria storica inossidabile.

Che cosa posso aggiungere sennonché ilGaja Sorì San Lorenzo 1967magicamente degustato dopo cosi tanto tempo portava benissimo i suoi 52 anni
assolutamente una bottiglia semplicemente mitica.





 Chef Rossella Di Nardo e Giorgio Dracopulos

Suggestivi Particolari

L'Etichetta: Bellissima 

Retro Etichetta


"Gaja Sorì San Lorenzo 1967"

sabato 20 giugno 2015

RISTORANTE PIZZERIA “LA FAZENDA”, A VADA (LI), L’APPASSIONATA DEDIZIONE DELLA FAMIGLIA PAPERINI.




In lingua Portoghese con il termine “fazenda” s’identifica quella che da noi possiamo chiamare una “fattoria”.

Ma in quello sterminato Paese del Sud America denominato Brasile (Colonia Portoghese fino al 7 Settembre del 1822) prende il nome di “fazenda” una grande piantagione dove si coltivano molte cose ma principalmente il caffè (questo tipo di coltivazione, originario dell’Etiopia e dello Yemen, si sviluppò molto, tra 1860 e il 1896, in Brasile, che oggi, con la quota del 30%, è il primo produttore al mondo).   

Una “fazenda” Brasiliana non è solo un casa di campagna dove vive una famiglia di agricoltori ma è anche, generalmente, un punto di accoglienza per i viaggiatori a causa delle grandi distanze e alla mancanza dei centri abitati.

Proprio con questo spirito, “latino”, di estrema accoglienza, che il giovane Chef Giacomo Paperini e la sua Famiglia hanno rilevato, nel Febbraio 2015, il Ristorante PizzeriaLa Fazenda” di Vada (LI).   
Giacomo è nato a Pisa il 29 Giugno del 1983, ma ha sempre vissuto con i suoi a Cecina (LI). 
Fin da piccolo ha manifestato l’interesse per la cucina e il buon mangiare, anche perché la sua mamma, Paola Silvestri, è sempre stata una buona Cuoca (ha lavorato, per anni, nelle cucine di alcuni noti locali della zona).

Seguendo la sua innata passione, Giacomo Paperini, finite le scuole dell’obbligo, ha frequentato, diplomandosi nel 2001 come tecnico di cucina “cuoco”, l’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore (I.I.S.S.) “Enrico Mattei” di Rosignano Solvay (LI).

Sia durante il suo percorso scolastico, nelle vacanze estive, che dopo il diploma, Giacomo ha fatto varie e importanti esperienze per affinare e arricchire la sua specializzazione.
La prima importante, dal  Maggio 2008 al Febbraio 2009, insieme al bravissimo Chef Mauro Bazzichi del Ristorante “Bagatelle” a Marina di Cecina (LI).

Negli anni successivi ha continuato a fare esperienze, sia in Italia che all’estero, nelle Cucine di noti Ristoranti come “La Rocca” di Copenaghen in Danimarca,  l’Hotel “Garden” di Livigno (SO), l’Hotel “Baita dei Pini” di Bormio (SO), al Ristorante “Acanto” dell’Hotel “Principe di Savoia” di Milano, al Ristorante “L’Andana”, del mitico Chef Alain Ducasse, all’interno della “Tenuta la Badiola” a Castiglion della Pescaia (Gr).

Dal Dicembre 2011 al Marzo 2013, Giacomo, è volato in Australia, nello Stato di Victoria con Capitale Melbourne, dove ha lavorato in un Ristorante di uno dei numerosi e bellissimi Parchi Nazionali della zona. 

Nella primavera del 2013, rientrato in Italia, lo Chef cecinese, ha fatto una stagione al Ristorante “Il Doretto”, con il bravo Chef/Patron Mirko Rossi, a San Pietro in Palazzi (LI).

Infine, tra il Settembre 2013 e la fine del 2014, Giacomo, è tornato al Ristorante “La Rocca” di Copenaghen in Danimarca.

Eccoci giunti, come già accennato, al Ristorante PizzeriaLa Fazenda” di Vada (LI).  

Il Locale è ubicato, poco lontano dal mare, nella Campagna di Vada (nota Località turistico/balneare del Comune di Rosignano Marittimo) in Provincia di Livorno.

Il Ristorante si presenta proprio come una struttura latino/americana, bassa, squadrata e bianca.
Accanto, sulla sinistra, l’ampio parcheggio riservato e sul retro un grande giardino.

Appena entrati, dalla porta principale, ci troviamo davanti il bancone del bar, a destra una vetrina frigo con di fronte l’angolo pizzeria (bancone e forno), e, ancora a destra, in fondo, la cucina.
Sulla sinistra, all’ingresso, c’è una prima salettina con i tavoli da cui si accede a una seconda.
Tra il bancone bar e l’angolo pizzeria una porta introduce nel giardino dove un grande e arioso tendone ci accoglie nella spaziosa e luminosa veranda piastrellata.

In un angolo del giardino è stato ricavato un piccolo “mini orto” dove lo Chef si rifornisce di alcuni ingredienti freschissimi per insaporire i suoi piatti.

Il Ristorante ha una ventina di tavoli per circa sessanta coperti.

Tutto l’arredo è semplice, l’apparecchiatura è linda e informale, ma sicuramente l’ambiente mette l’ospite a proprio agio.

Il Menu offre un’ampia scelta di terra e di mare, si possono seguire tre percorsi consigliati (due, tre o quattro portate) a prezzi diversi e molto interessanti, oppure si può mangiare alla Carta.
Eventualmente si può anche scegliere la Pizza tra le oltre venti versioni proposte.

All’inizio del Menu c’è scritto: “ I nostri prodotti sono freschi e scelti con cura. Nella nostra Cucina adoperiamo solo materie prime certificate di cui alcune garantite dai marchi I.G.P. e D.O.P., insieme ad altre a “km. 0” o provenienti da Aziende del nostro Territorio. Ogni piatto che vi proponiamo è cucinato al momento. Il pane e la focaccia sono di nostra produzione e vengono  preparati “ogni giorno”.

La Carta dei Vini è inserita nel Menu, offre una scelta apprezzabile di Vini Rossi Toscani, Vini Bianchi Toscani, del Trentino, dell’Alto Adige e della Campania. 
Ci sono anche alcune Bollicine Italiane e qualche Champagne, delle Birre Artigianali Toscane e una selezione di super alcolici.

Ma veniamo alla degustazione fatta che è stata accompagnata da una buona bottiglia di vino:

 - “Costa di Giulia 2014” Bolgheri Bianco D.O.C., 65% Vermentino e 35% Sauvignon, 13% Vol., prodotto dall’Azienda “Michele Satta” di Castagneto Carducci (LI).

Sono stati servite le seguenti portate:

- “Entrée” - “Il Tagliere della Fazenda” - Mortadella al tartufo, pecorino fresco al tartufo e pomodorini, accompagnati da mostarda al tartufo e marmellata della Casa ai peperoni piccanti;

- Capasanta alla griglia su crema di topinambur (rapa tedesca) con chips di topinambur e tartufo di San Miniato (PI);

- Arrotolato di filetto di rombo ripieno di asparagi con crema al Parmigiano Reggiano invecchiato;

- Tartara al coltello di manzo scelto di “Fassone Piemontese” con tartufo;

- Tagliatelle al nero di seppia con sugo “nudo” (senza gusci) di cozze, vongole e pecorino romano;

- Filetto di ombrina alla piastra con verdure fresche in “tempura” accompagnato (nel ciotolino) da una salsa allo zafferano;

- Panna cotta alla liquirizia con crema inglese alla menta.

Lo Chef Giacomo Paperini è aiutato in cucina dalla sorella Giulia, Pasticcera e Capo Partita agli Antipasti.

La giovane Giulia Paperini (contitolare del Locale), classe 1994, si è diplomata, nel 2012, all’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore (I.I.S.S.) “Enrico Mattei” di Rosignano Solvay (LI).

Le Pizze e la panetteria sono opera di mamma Paola Silvestri.

La responsabilità della Sala è di Veronica Mosca, classe 1988, fidanzata da più di tre anni con Giacomo
Veronica si è diplomata nel 2007 al Liceo Linguistico e sta frequentando il Corso A.I.S. per Sommelier.

Al Ristorante PizzeriaLa Fazenda” di Vada (LI) la Famiglia Paperini e Veronica si dedicano con appassionata dedizione per offrire un’ospitalità di qualità a tutti i loro clienti.




Lo Chef Giacomo Paperini

La Veranda

"Il Tagliere della Fazenda"

Capasanta

Arrotolato di Rombo

Tartara

Tagliatelle

Filetto di Ombrina

Panna Cotta

Giulia e Giacomo Paperini in Cucina

Lo Chef Giacomo Paperini e Giorgio Dracopulos