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domenica 6 luglio 2025

IL MITICO RESTAURANTE “BOTÍN” DI MADRID, IN SPAGNA, FESTEGGIA I PRIMI 300 ANNI DELLA SUA STORIA.




Roberto Bolaño Ávalos (1953 - 2003), noto Scrittore, Poeta e Saggista Cileno, riferendosi alla Capitale della Spagna ha scritto queste bellissime parole: “A Madrid l’aria è diversa. La sua luminosità, a volte, acceca l’anima per farci vedere più chiaramente le cose”.

Anche Rocco Moliterni, noto e affermato Giornalista Italiano, che per decenni ha lavorato per il quotidiano “La Stampa”, ha scritto altrettante belle parole: “Il bello di Madrid è che è una Città maestosa e intima allo stesso tempo. Maestosa per i suoi grandi viali, i monumenti, le fontane che rimandano al passato di Capitale di un Impero che andava dal Vecchio al Nuovo Mondo; intima per le stradine dove puoi perderti a inseguire le orme di Cervantes o per i cortili, le chiese, i conventi dove elemosinare un po’ d’ombra negli assolati pomeriggi d’estate”.

Ecco, condivido parola per parola queste citazioni.

Adoro Madrid, una Città magnifica, speciale e piena di vita sotto tutti gli aspetti; il mio è stato un amore sbocciato immediatamente quando in quel lontanissimo Mese di Gennaio del 1985 la visitai per la prima volta.

Madrid è una delle mete principali del Turismo Internazionale con più di 5 milioni e mezzo di visitatori l’anno, è una delle migliori Citta del Mondo per sicurezza oltreché per vivere e lavorare. Una tale Città non poteva non avere un’accoglienza straordinaria dalle mille sfaccettature al fine di coprire qualsivoglia richiesta e ciò ha favorito l’apertura di una infinità di Locali e Alberghi di ogni tipo e livello.

Oggi Vi parlo di un Ristorante Madrileno che essendo stato aperto nel 1725 proprio in questo 2025 compie ben 300 anni: “Botín”.

Il RestauranteBotín” da quando ha aperto nel 1725 non ha mai cambiato ubicazione, si trova in pieno Centro Storico di Madrid in Calle Cuchilleros al Civico 17.

Siamo a pochi passi da Plaza Mayor, l’antica, grande e bellissima Piazza Porticata che rappresenta il cuore stesso di Madrid, e da Plaza de San Miguel, dove c’è l’antico e famosissimo Mercato omonimo. Da un angolo di Plaza de San Miguel parte una strada che per il primo tratto si chiama Cava de San Miguel. La Via mantiene il nome fino a quando non incontra a destra uno slargo che arriva da Calle del Maestro Villa e allo stesso tempo a sinistra costeggia le suggestive scale che scendono da un angolo di Plaza Mayor, da dove si esce proprio attraverso l’Arco dei Cuchilleros, di qui in poi la Via cambia nome diventando proprio Calle Cuchilleros

Calle Cuchilleros è una strada pubblica di poco più di 100 metri, alberata sui due lati, situata nel Quartiere Embajadores del Distretto Centro, che corre da nord a sud fino a sbucare in Plaza de Puerta Cerrada. La Strada è conosciuta anche come “Calle de la Cuchillería” (Via della Coltelleria) per l'abbondanza di negozi di spade e coltellerie che si trovano qui a partire dal XVII Secolo.

Botín” ha aperto i battenti, come già accennato, nel 1725 come luogo di supporto alle numerose attività gastronomiche che si svolgevano in Plaza Mayor, infatti il suo fondatore Cándido Remis, era il Nipote della Moglie dello Chef Francese Jean Botín la cui attività si svolgeva allo stesso modo intorno a Plaza Mayor. Ecco da cosa deriva la Scritta del RistoranteSobrino de Botín” (Nipote di Botín). In realtà la storia tramandata di “Botin” racconta che dal 1725 era una “Locanda”, un luogo dove si arrostivano le carni portate dalla clientela visto che al tempo la vendita diretta era vietata per non fare concorrenza ad altre Corporazioni. Poi come segnalato dalDiario Oficial de Avisos de Madrid”, la Gazzetta Ufficiale di Madrid tra il 1847 e il 1917, l’inaugurazione ufficiale diBotíncome Ristorante avvenne nel 1865.

Ma il fatto che “Botín” fosse aperto dal 1725 in un Palazzo antico, dove si trova tutt’oggi, che risale al 1590, resta e grazie a tale fatto si è guadagnato l’iscrizione nel “Guinness World Records” come “Il più antico Locale al Mondo per attività continua senza interruzioni”.

Il “Guinness World Records” è un Libro che, dal 27 Agosto del 1955, viene pubblicato annualmente in Inghilterra e che raccoglie tutti i primati del Mondo, da quelli naturali a quelli umani, a quelli più originali.

Attualmente il RistoranteBotín”, che la prestigiosa Rivista StatunitenseForbesha messo cometerzonella lista dei migliori Ristoranti Classici del Mondo, è gestito dalla Quarta Generazione della Famiglia González che dagli inizi del XX Secolo ha sostituito quella fondatrice.

Il RistoranteBotín occupa tutti i piani dell'Edificio (piano terra, primo, secondo e terzo piano e piano interrato) e conserva assolutamente in ogni più piccolo particolare l'antica atmosfera della Locanda originale, tanto che il “Forno a legna” e la grande “Cucina a carbone” della Casa, ancora in uso, sono gli stessi del 1725. Anche il suggestivo Bancone Bar è antichissimo.

Al Piano Terra il “Salon Benito Pérez Galdós” (il più piccolo), al Primo Piano il “Salon Castilla” (la Sala principale) al Secondo Piano il “Salon Felipe IV”. Dal Piano Terra, con un’antica e suggestiva scala in legno, si scende al Piano Interrato, assolutamente fascinoso con le sue volte a mattoni (erano le antiche gallerie che collegavano i palazzi) qui ci sono altri spazi con i tavoli e la mitica Cantina ricca anche di vere e antichissime rarità enologiche. Il Terzo Piano e un piano di servizi e magazzini. Con la buona stagione viene sfruttato l’ampio spazio davanti al Locale.

Il RistoranteBotín” da sempre è famoso per i suoi ottimi arrosti, in particolare i maialini da latte e gli agnelli, che sono le sue specialità. Tutte le settimane il Locale si rifornisce dei migliori porcellini di Segovia e degli agnelli provenienti da zone particolarmente vocate della Comunità Autonoma di Castiglia e León, come i piccoli Comuni di Sepúlveda e Riaza o quello più grande di Aranda de Duero.

Le carni vengono cotte lentamente al fuoco lento, solenne e intenso del vecchio forno, alimentato con legna di quercia. La brace viene collocate strategicamente a sinistra del focolare in modo da distribuire armoniosamente il calore e il riscaldamento del sale, del pepe, dello strutto, del vino bianco, dell’alloro, della cipolla e dell’aglio che danno un sapore unico su tutto. Un forno che è rimasto in funzione sin dalla fondazione del Locale sotto l'attenta supervisione dei Maestri fornai e degli esperti Cuochi che hanno trascorso e trascorrono tutta la loro vita alBotín”.

La Cucina d'Autore diBotín” ha una secolare tradizione e riverbera l'essenza stessa delle migliori materie prime, rispettandole ed esaltandole, e come sosteneva Antoni Gaudí y Cornet (1852 - 1926), il grande Architetto Spagnolo, “l'originalità è tornare alle origini”.

La filosofia di Botín” è quella di diffondere le abitudini, la storia e i sapori di Madrid attraverso il cibo, conquistando il palato e l'anima di ognuno dei commensali, con la cura e l'attenzione che pongono in ogni piatto. Anche se aspirano sempre a servire il migliormaialino” o il miglioragnello”, non per questo trascurano tutte le altre portate, infatti è possibile degustare, tra moltissimo altro, una preparazione straordinaria come “los Callos a la Madrileña”, il buonissimo “Pollo campero en pepitoria”, dell’ottimo “merluzzo” (pescato), delle “sogliole” freschissime, le mitiche “zuppette di vongole di Botín”, la deliziosa “zuppa Castigliana”, il rinfrescante “gazpacho” o la gustosissima “cheesecake della Casa”, tutte squisitezze che vengono accompagnate dai migliori Vini di Spagna e di altre parti del Mondo.

Durante la sua lunghissima storia il RistoranteBotín” ha ricevuto un’infinità di riconoscimenti e premi oltre a essere stato d’ispirazione e citato in opere di poeti, scrittori, giornalisti e artisti, tutti di fama internazionale, come: Lope de Vega, Ernest Hemingway, Benito Pérez Galdós, Graham Greene, Ramón Gómez de la Serna, James A. Michener, Indalecio Prieto, Arturo Barea, Carlos Arniches, Mariano de Cávia, José Bergamín, Rafael Alberti, Antonio de Obregón, María Dueñas.

In questo 2025 il RistoranteBotínfesteggia i suoi primi 300 anni di attività con diverse iniziative commemorative. Tra l’altro tutti i Clienti che visiteranno il Ristorante durante quest'anno potranno: gustare un “Menu Speciale” denominato "300 Anniversario", lasciare un ricordo in un apposito Libro delle firme, ricevere un particolarissimo “Diploma Attestante la Partecipazione al Tricentenario”.

Il RistoranteBotín” di Madrid pur compiendo 300 anni è un'istituzione estremamente viva e fascinosa ubicata nel cuore della splendida Capitale Spagnola. Un Locale che è stato nei Secoli testimone dell'evoluzione della Città e partecipe da protagonista delle sue storie più segrete, dai vicoli caratteristici alle pagine della letteratura universale.

RestauranteBotína Madrid in Spagna Tre Secolidi tradizione, arte e gastronomia: un traguardo per guardare al passato con orgoglio e al futuro con entusiasmo.

https://botin.es/en/

https://www.youtube.com/watch?v=oIvD4EJZFoE


Restaurante "Botín" a Madrid (Foto Botín)

Il Forno a Legna del 1725 (Foto Botín)

 La Cucina a Carbone del 1725 (Foto Botín)

"Salon Benito Pérez Galdós" (Foto Botín)

"Salon Castilla" (Foto Botín)

"Salon Felipe IV" (Foto Botín)

Scendendo al Piano Interreato (Foto Botín)

Una Vista della Cantina (Foto Botín)

 "Il Maialino al Forno con Patate" (Foto Botín)

"Los Callos a la Madrileña" (Foto Botín)

"Pollo Campero en Pepitoria" (Foto Botín)

"Zuppeta di Vongole di Botín" (Foto Botín) 

"Cheesecake della Casa" (Foto Botín)
 
Restaurante "Botín" a Madrid: Apparecchiatura Estiva (Foto Botín)


giovedì 3 aprile 2025

AL NUOVISSIMO RISTORANTE “KATEI” (家庭) A MILANO I SAPORI TIPICI DELLA PIÙ SINCERA TRADIZIONE GIAPPONESE.




Il Giappone (日本国 - Nihon-koku o Nippon-Koku) è uno Stato Insulare ubicato nell'Asia Orientale, specificatamente si trova nell'Oceano Pacifico. Il Giappone è limitato a Ovest dal Mar del Giappone, a Nord dal Mare di Ochotsk, a Est dall'Oceano Pacifico Settentrionale e a Sud dal Mar Cinese Orientale.

Il Giappone è un Arcipelago per lo più collinare composto da 6.852 Isole di tutte le dimensioni, le cinque più grandi sono: Hokkaidō, Honshū, Kyūshū, Shikoku e Okinawa. Queste cinque Isole da sole rappresentano circa il 97% dei 377.975 chilometri quadrati che sono la superficie terrestre del Giappone. Molte Isole sono montagne che sbucano dal Mare e di queste alcune sono di origine vulcanica. La vetta più alta del Giappone è il Monte Fuji, un Vulcano ancora attivo. La popolazione Giapponese è di oltre 124 milioni di persone, ciò lo rende il Dodicesimo Stato più popoloso del Mondo.

Tra le tantissime Tradizioni Giapponesi super affascinanti, che spaziano in tutti i campi, quella della loro Cucina è sicuramente molto conosciuta nel Mondo.

La Storia della Cucina Giapponese ha inizio nel periodo “Periodo Jōmon” (縄文時代 Jōmon-jidai, che va da circa il 10000 a.C. fino al 300 a.C.): un periodo temporale molto esteso in cui sono esistiti più Popoli e Culture accomunati dall'uso di certe tecniche di produzione come per esempio quella del vasellame. In quel tempo i primi insediamenti basavano la loro alimentazione sul riso e sui frutti di mare.

Secoli dove, per mancanza di documentazione, c’è dell’incertezza sugli specifici esempi di usi alimentari. Dobbiamo arrivare al VII Secolo a.C. con l’inizio della DinastiaYamato” (Dinastia Imperiale Giapponese da cui discende anche l’attuale Imperatore Naruhito) e con l’affermarsi, molti Secoli dopo, della Religione Buddhista (giunta in Giappone dalla Cina e dalla Corea nel VI Secolo) per arrivare a un’idea ben definita e generalizzata di “Cucina Giapponese”. 

Oggi desidero approfondire due tipologie estremamente Tradizionali di Cucina Giapponese: “Robatayaki” e “Sushi”.

Robatayaki” (炉端焼き, traduzione letterale "cottura sul fuoco"), spesso abbreviato in “Robata”   (ろばた), è un metodo di cottura in cui i cibi vengono cotti a velocità variabili sulla carbonella rovente. Tradizionalmente il cibo consiste in una combinazione di bocconcini di pesce e verdure, ma anche di altri tipi di alimenti adatti alla grigliatura. Lo stile di cottura “Robata” è diverso da altre cotture Giapponesi a carbonella in quanto utilizza un’ampia superfice aperta e piatta, come focolare in una sabbiera o su una base rialzata.  

Robatayaki” è uno stile di cucina rurale e secolare nata grazie ai pescatori del Giappone Settentrionale, poi diffusasi in tutta la Nazione. I pescatori di solito si riunivano per mangiare intorno a un’area di cottura e fonte di calore che ovviamente per non incendiare le barche era racchiusa in un contenitore di pietra.

Il primo Ristorante di CucinaRobata” (chiamato proprio "Robata") ha aperto nell’antica Città di SendaiCapoluogo della Prefettura di Miyagi, oggi la Città più grande nella Regione di Tōhoku. Nel 1965 c'erano più di 10.000 Ristoranti di questo tipo in tutto il Paese del Sol Levante.

La parola “Sushi” ((すし o 寿司), scritta in Giapponese con un carattere Cinese che significa letteralmente “acido”, è un tipo di Cucina, oggi famosa internazionalmente, che ha origini antichissime. È nata in Cina ed è stata importata in Giappone da alcuni monaci Buddhisti nel 600 d.C., ed è proprio in Giappone che ha trovato la popolarità, a iniziare dal 1820, grazie a un Cuoco di strada, Hanaya Yohei (1799 - 1858), nella Città di Edo (oggi Tokio).

Per “Sushi” s’intende una serie di coreografiche preparazioni a base di riso bianco (varietà Japonica a grana corta), cotto seguendo regole precise, e poi marinato con aceto di riso, zucchero e sale, unito a pesce o frutti di mare (non sempre crudi), alghe, altri vegetali e uova. Generalmente viene servito in piccole porzioni, appoggiato sul riso, arrotolato in strisce di alghe, disposto in rotoli di riso o inserito in una piccola tasca di “tofu” (caglio di semi di soia). Il tutto si può intingere in vari condimenti e, con “buona volontà”, si può mangiare, con le mani o con le tradizionali bacchette, in un sol boccone.

La “Cucina Sushi” ha varie forme e tipologie, ognuna di esse ha un nome specifico, tra le più famose posso citare: - “Chirashi”, diverse tipologie di pesci crudi, tagliate ad arte, servite in una ciotola di riso “gohan”, cotto con una procedura ad assorbimento d’acqua; - “Donburri”, è come il “Chirashi” ma con una sola tipologia di pesce; - “Futomaki”, arrotolato di “Sushi” con all’interno pezzetti piuttosto grandi; - “Nigiri Sushi”, pezzetti di pesce crudo sistemati su polpettine di riso “gohan” trattate con aceto di riso (per mantenerle compatte) zucchero e sale; - “Gunkan Nigiri”, un particolare tipo di “Nigiri” che contiene gli ingredienti in forma raccolta; - “Hosomaki”, riso arrotolato, in alga “nori” (essiccata con un procedimento manuale molto particolare), con l’aggiunta di un solo ingrediente; - “Sashimi”, alcuni piccoli tranci di pesce, tagliati sottili, che possono essere crudi, cotti o in salamoia; - “Temaki”, un cono di alga “nori” ripieno di riso e vari ingredienti tagliati a bastoncini piccoli e corti; - “Uromaki”, (detto anche California Roll essendo stato inventato, negli anni ottanta, a Los Angeles dallo Chef Ichiro Mashita del RistoranteTokyo Kaikan”), involtino in cui l’alga “nori”, con i vari ingredienti compreso il pesce crudo, è all’interno del riso che può essere semplice o ricoperto di semi di sesamo.

Il Sushi è una tipologia di cibo semplice, essenziale, ma pieno di sapori naturali: l’assoluta semplicità lo conduce alla purezza.

Come molte altre cose del Giappone il “Sushi” non è solo una particolare e difficile Arte Culinaria ma è una vera e propria “filosofia di vita”. Un’apprendista Cuoco passa almeno due anni a strizzare piccoli asciugamani bollenti per la clientela e a buttare il riso nell’acqua. Successivamente deve specializzarsi nelle preparazioni con il suo maestro (Shokunin) per almeno altri tre anni prima di poter esercitare ciò che ha appreso. Ma solo dopo 10 anni può definirsi “Itamae”, uno Chef professionista diSushi”. Per il Cuoco diSushi” anche gli strumenti più usati, i coltelli, sono qualcosa di simile alle spade per i Samurai, tanta è l’amorevole cura con cui, ogni giorno, li tengono pulitissimi e affilatissimi.

Nella CucinaSushi” le preparazioni non devono appagare soltanto il palato ma, necessariamente, devono soddisfare anche la vista, ricreando nel piatto una sorta di “Giardino Zen”, mitico e spettacolare luogo di meditazione dei monaci delle Scuole Buddhiste Giapponesi denominate appunto “Zen”.

Ecco che a Milano ha appena aperto un nuovissimo Locale che racchiude in sé proprio le due tipologie di Cucina Giapponese che vi ho precedentemente raccontato: “Katei 家庭 Robata&Sushi”. 

Il RistoranteKatei 家庭 Robata&Sushi” è ubicato in Via Giovanni Battista Fauchè (una parallela di Corso Sempione) al Civico 11, praticamente a pochi passi da Piazza Gerusalemme, una Zona molto vivace, accogliente, ricca di locali, negozi e palazzi storici.

Katei” fa parte del “MRG Milano Restaurant Group” nato (circa 13 anni fa) grazie al vulcanico Imprenditore Samuele Serra, una realtà importante in costante espansione, capace di soddisfare le esigenze di ogni tipo di clientela. I Ristoranti del Gruppo (a oggi “Katei”, “L’Alchimia”, “Cantina della Vetra”, “Il Cestino”, “Cormorano Isola”, “Cormorano Sempione”, “El Bar del Polo”, “Locanda alla Scala”, “Nautilus Trattoria di Mare”, “Osteria delle Corti”, “Rosso Brera”, “Taverna del Borgo Antico”, “Il Tavolino”) oltre a vantare una posizione in diverse zone centrali di Milano, mantengono ognuno il proprio stile e la propria personalità ben delineata, accomunata però dagli stessi valori: tradizione, ricerca delle materia prime selezionate, cura per i clienti e attenzione per i dettagli.

Il RistoranteKatei 家庭 Robata&Sushi” è nato con la preziosa consulenza del bravissimo Chef Giapponese Masaki Okada, che ha voluto personalizzare per il nuovo Locale una proposta gastronomica il cui cuore fosse rappresentato da piatti più tradizionali, di carne e di pesce, preparati con l’antica tecnica di cottura alla brace “Robata” che riesce perfettamente a esaltare le materie prime cucinate ammantandole con una delicata e gustosa affumicatura.

Masaki Okada è nato in Giapponese a Gifu Capoluogo della Prefettura omonima sull'Isola di Honshū, la Città è famosa per l'artigianato raffinato e per la sua storia animata e combattuta. Le sue prime esperienze lavorative, fatte da giovanissimo, furono proprio nella sua Città, in una Catena di Hotel, dove apprese le basi fondamentali della “Cucina Tradizionale Kaiseki” (l’equivalente della Haute Cuisine Occidentale). Successivamente nella Cucina in un “Ryokan” (tradizionalissima e antichissima tipologia di Locande dove viene offerta la famosa, autentica e sincera “Omotenashi = Ospitalità Giapponese”) Masaki ha lavorato con colui che considera il suo vero Maestro, un uomo di una volta che gli ha trasmesso un prezioso patrimonio di approccio, tecnica e conoscenza: Tomishima. Con lui Masaki Okada ha appreso il totale rispetto, il massimo rigore e l’assoluta applicazione. Masaki ha poi scelto di uscire dai confini del Sol Levante per fare un’esperienza internazionale arrivando in Italia, prima a Bari, poi in Toscana e a Genova per poi stabilirsi a Milano, prima lavorando da “Iyo” con il mio amico Haruo Ichikawa, altro straordinario uomo e Chef, poi in altri due Ristoranti Giapponesi, “Finger’s” e Tomoyoshi Endo”.

Il RistoranteKatei 家庭 Robata&Sushi” di Milano rispecchia alla perfezione il significato Giapponese del suo nomekatei = famiglia”. Infatti l’atmosfera è assolutamente accogliente e intima, tradizionale e raffinata, piacevolmente supportata dai colori caldi e naturali, dai pannelli di carta di riso, dai fiori di ciliegio sospesi nel soffitto, dal grande bancone del Sushi” con gli sgabelli alti, dai tavoli con le poltroncine e dalla scala che conduce al luminoso soppalco con altri tavoli. 

Nel Menu per iniziare si trovano alcuni gustosissimi starters, la maggior parte dei quali sono congeniali per essere condivisi al centro del tavolo, come i “Gyoza” (ravioli di carne), i “Calamari fritti, green chili e lime”, “Pollo Karaage con salsa okonomiyaki, chili e lime”, e i “Tacos con tartare di tonno e avocado”. Nelle ottime preparazioni alla brace (Robata) spiccano i “Cube roll con salsa di soia e sesamo”, il “Galletto miso e zenzero”, lo “Sgombro marinato in modo tradizionale”, lo “Yakitori (spiedini) di pancia di maiale, salsa barbecue Giapponese, spring onion e sesamo bianco”. Nel Sushi invece, suddiviso tra buonissimi “Uramaki”, “Gunkan”, “Nigiri” e “Sashimi” preparati nel bancone a vista già citato, si può degustare “Avocado grill con gambero fritto, avocado scottato, salsa teriyaki e ikura”, “Italia - Giappone con tonno, cetriolo, riso soffiato, spicci burrata, pomodori concause e olio al basilico”, “Scallop roll con salmone, avocado, tartare di capesante, tobiko e mentaiko mayo”. Infine si possono scegliere tipici dolci Giapponesi come i “Mochi” (dolcetti di riso) con differenti farciture e le “Tartellettine di yuzu”.

Presto al “Katei 家庭 Robata&Sushi” verrà implementata anche una proposta dedicata al “Business Lunch” con “Bento box” (la speciale e tipica scatola pranzo d’asporto) e diverse versioni di “Curry rice” oltre a una piacevole e accattivante formula aperitivo, favorita soprattutto nella bella stagione che vedrà l’allestimento anche dell’antistante “Dehors”.

La “Carta delle Bevande” è molto curata e accoglie un buon numero di Etichette di Vino suddivise tra Bianchi, Rossi, Bollicine Italiane e Champagne ma anche e soprattutto un’ottima selezione di Sake e di Cocktail a base di alcolici e super alcolici Giapponesi che possono rappresentare un perfetto inizio di serata o anche un ideale accompagnamento per tutte le portate scelte. Tra questi ci sono sicuramente da segnalare: il “Negroni Katei” (Impact gin Giapponese, Campari e sake invecchiato), il “Katei Passion” (Sake, lime, passion fruit, zafferano syrup), il “Bloody Mary Japanese Style” (Vodka, succo di pomodoro, wasabi, tonkatsu sauce), lo “Spicy Martini” (Sake, vermouth, infuso allo zenzero, cetriolo amazu), e l’“Origami” (Gin, sake yuzu, champagne, lampone e lime).

Al nuovissimo Ristorante Katei 家庭 Robata&Sushidi Milano, un gustoso e accogliente punto di riferimento, troverete i sapori tipici della più sincera tradizione Giapponese.

https://www.kateirestaurant.com/


Ristorante "Katei" a Milano: La Sala (Foto Katei)

Ristorante "Katei" a Milano: Il Soppalco (Foto Katei)

Lo Chef Masaki Okada (Foto Katei)

Ristorante "Katei" a Milano: Gustoso e Accogliente (Foto Katei) 

Antiche Tecniche di Cottura (Foto Katei)

Materie Prime di Grande Qualità (Foto Katei)

I Sapori Tipici della Tradizione Giapponese (Foto Katei)

Una Cucina di Alto Livello (Foto Katei)

Anche Ottimi Cocktail (Foto Katei)

venerdì 19 gennaio 2024

“MOI - RISTORANTE OMAKASE E SAKE” A PRATO: UN PICCOLO PARADISO DI SINCERA CUCINA GIAPPONESE.




Le Tradizioni di quella magnifica Nazione che si chiama Giapponesono tantissime e tutte straordinariamente affascinanti e quella della loro Cucina è una tra le più interessanti.

La Storia della Cucina Giapponese ha inizio nel periodo “Periodo Jōmon” (縄文時代  Jōmon-jidai) che va dal 10.000 a.C. fino al 300 a.C.. Un periodo temporale molto esteso in cui non sono esistiti un Popolo e una Cultura definibile in senso stretto “Jōmon”, ma piuttosto più Popoli e Culture accomunati dall'uso di certe tecniche di produzione come per esempio quella del vasellame. Dobbiamo arrivare al VII Secolo con l’inizio della Dinastia Yamato (Dinastia Imperiale Giapponese da cui discende anche l’attuale Imperatore Naruhito) e con l’affermarsi della Religione Buddhista (iniziata ufficialmente in Giappone nel 538 d.C.) per arrivare a un’idea ben definita e generalizzata di “Cucina”.

La “Cucina Tradizionale” viene chiamata in Lingua Giapponese “Nihon-ryōri” (日本料理) o “Washoku” (和食). Tali termini servono per identificare la Cucina precedente al “Periodo Meiji” (23 Ottobre 1868 - 30 Luglio 1912), in contrapposizione alla Cucina Yōshoku” (洋食 “Cucina Occidentale Importata”) diffusasi nel Paese Nipponico in seguito all'abolizione del “Periodo di Sakoku” (“Paese Chiuso”, dal 1641 al 1853).

La CucinaWashoku”, ovvero “L’Arte della Cucina Tradizionale Giapponese” nel 2013 è stata insignita del Titolo di “Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO”, in riconoscimento degli “straordinari costumi socio-culinari” che si tramandano in Giappone da Secoli e per essere una delle Cucine più bilanciate e salutari del Mondo. La CucinaWashokuha quattro caratteristiche fondamentali: stagionalità, ingredienti, equilibrio ed estetica.

Ingrediente principale della Cucina Giapponese è il “riso”, fondamentale anche l’acqua (di alta qualità) sia per bollire e sia per fare il brodo, ma sono diffusi anche pasta, pesce, verdure e legumi, conditi solitamente con le varie spezie locali. La carne è meno usata ma in molti casi è ottima. I piatti più comuni sono “Sushi”, “Sashimi”, “Ramen”, “Udon”, “Soba”, oltre a diverse altre preparazioni a base di “Tofu” (Caglio di semi di Soia) e “Nattō” (ottenuto dalla fermentazione dei Fagioli di Soia). Non manca un’importante varietà di Dolci (Wagashi). Tra le bevande sono molto diffusi il “Sake” e il “Tè Verde”. 

Una delle preparazioni più tipiche e interessanti è sicuramente il “Ramen” la mitica Zuppa in cui si immergono le omonime Tagliatelle di Tipo Cinese (“ramenラーメン) denominate anche “Chuka Soba” (Soba Cinese), solide e corpose, di colore ancora più giallo quando, nell’impasto di farina di frumento, sale, acqua e “Kansui” (acqua minerale alcalina), vengono aggiunte le uova. Queste Tagliatelle possono essere fresche o secche, lisce o arricciate. La Zuppa è di brodo ristretto di pollo o maiale con inseriti molti altri ingredienti e ne esistono una miriade di varianti a seconda delle specifiche Tradizioni Territoriali. La “Zuppa Ramen”, nelle versioni di più alta qualità, è diventata praticamente “un’opera d’arte” che viene preparata nei migliori Locali specializzati denominati “Ramen-ya”.

Un’altra particolarità molto comune della Cucina Giapponese che trovo estremamente coreografica e piacevole è il “Bentō” (弁当): un vassoio contenitore con o senza coperchio, di varie forme e materiali, adibito a servire un pasto, in singola porzione, preparato in casa o all'aperto. La parola “bentō” deriva dal termine “便當” (biàndāng, conveniente), termine dialettale della Dinastia Cinese Meridionale Song (960 - 1276), poi arrivato in Giappone.

Il “bentō” è un pranzo preconfezionato, viene dato ai bambini per portarlo a scuola e agli adulti per l’ufficio, ma è anche usato nei picnic e nelle feste, per questo deve essere comodo e pratico da trasportare e mangiare. La “scatola da bentō” è dotata di divisori interni atti a separare cibi differenti e per trasportarla viene avvolta in un pezzo di carta, di tessuto o in borse speciali insieme alle bacchette ( hashi); il risultato è un pacchettino esteticamente gradevole.

Le “scatole bentō” hanno la possibilità di essere personalizzate, sono di vari materiali e dimensioni, alcune hanno uno scompartimento termico che contiene riso caldo o “miso” (condimento derivato dai semi della soia gialla).

In Giappone non esiste il concetto di “primo piatto”, “secondo”, “contorno”, “dolce e frutta”; di solito in tavola vengono portati contemporaneamente tutti i cibi scelti, che vengono consumati senza un ordine prestabilito.

Molto legata alla Cucina Giapponese è quellabevanda alcolicagià citata, che costituisce una categoria a parte non essendo classificabile né tra i Distillati né tra i Liquori, che prende il nome diSake”.

Il “Sake” (dal Giapponese , "bevanda alcolica") è una bevanda estremamente tipica del Giappone, si ottiene attraverso un antichissimo processo di fermentazione che coinvolge un particolare tipo di riso decorticato, acqua purissima, spore “koji” e specifici lieviti. “Koji” (in Giapponese: kōji, o 麹菌kōji-kin), nome scientifico “Aspergillus oryzae”, è un “fungo filamentoso” (una muffa). Viene impiegato da Secoli in diverse Cucine dell'Asia Orientale come fermentante. Viene usato anche per saccarificare il riso, altri cereali e le patate per la produzione di bevande alcoliche come “Huangjiu”, “Makgeolli”, “Shōchū”, “Sake”, oltreché per l’Aceto di Riso.

Quello che in Occidente è conosciuto comeSakein realtà per Giapponesi è un particolare Vino di Riso” chiamato “Nihonshyu” (日本酒 Alcol Giapponese). In Giappone con la parola “Sake” si indica semplicemente una bevanda alcolica che a seconda della Regione di provenienza può assumere vari significati specifici. Per esempio nel Kyūshū Meridionale (Kyūshū una delle Otto Regioni del Giappone, situata direttamente a sud-ovest di Honshū l'Isola principale dell'Arcipelago Nipponico) il termine “Sake” si riferisce di solito allo “Shochudi patate (芋焼酎 Imojyouchyou). Lo “Shochu” è un distillato che si può realizzare con orzo, patate dolci e riso.

Sake” è anche l'Awamori (泡盛 letteralmente cupola trasparente, o “kusuvecchia bevanda) un altro particolarissimo distillato delle Isole Okinawa (沖縄諸島 Okinawa Shotō), il gruppo principale dell'Arcipelago Giapponese delle Ryūkyū.

La Storia delSake” si perde tra molte leggende millenarie di origine Cinese e Giapponese. L’unica certezza è che il “Sake ha seguito sicuramente lo sviluppo della Coltivazione del Riso che fu introdotta in Giappone dalla Cina, nel già citato Kyūshū, nel tardo PeriodoJōmon-jidai” circa 2600 anni fa. Il PeriodoJōmon-jidai” (縄文時代), come già detto, classifica la Storia Giapponese nei secoli a.C. che intercorrono da circa il 10000 fino al 300.

Nell’EraYayoi-jidai” (弥生時代), che va dal 300 a.C. al 250 d.C., la “coltivazione del riso” si diffuse in tutto il Giappone. La Tecnica di Produzione del Sake” si è gradualmente e notevolmente sviluppata dal metodo iniziale, il più antico, che vedeva nella masticazione del riso cotto (per unirlo con gli enzimi contenuti nella saliva) il mezzo per la saccarificazione, per poi favorirne la fermentazione con il lievito. Si indica il PeriodoNara-jidai” (奈良時代), che va dal 710 al 784, come quello in cui il “Sake” iniziò a essere fatto nella maniera che conosciamo oggi con la fermentazione che utilizza le spore di “koji”. Allora ci fu una tale diffusione del “Sake”, per dedicarlo agli Dei e all'Imperatore durante cerimonie ed eventi, che venne istituito un Ufficio apposito per il controllo della sua produzione.

Esistono, a grandi linee, due principali tipi di Sake: il “futsuu-shu” (普通酒) ovvero il "sake normale" e il “tokutei meishyoshyu” (特定名称酒), il "sake per occasioni speciali". Ma parlare in dettaglio delSake”, della sua filosofia, delle tecniche di realizzazione, dei vari tipi e classificazioni, del modo di servirlo e di degustarlo, ci vorrebbero dei Tomi.

Se amate o anche semplicemente vi piace tutto ciò che fin qui Vi ho raccontato non potete assolutamente perdervi il RistoranteMoidi Prato che è appena stato premiato comePrimo nella Classifica 50 Top Italy - I Migliori Sushi 2024”.

50 Top Italyè la notissima Guida online del meglio delMade in Italy”, sia nel nostro Paese sia nel Mondo, curata da Barbara Guerra, Luciano Pignataro e Albert Sapere.

Il RistoranteMoi - Omakasedi Prato è l’unico Locale del genere gestito completamente da unItamaeItaliano: Francesco Preite.

Itamae” (板前) è lo Chef della Cucina Giapponese: "Ita" significa in questo caso "tagliere" e "mae" "davanti" viene indicato colui che lavora davanti al tagliere. Per diventare “Itamae di Sushi” serve un lunghissimo periodo di formazione e apprendistato. Dopo alcuni anni di formazione, si comincia dalla gavetta, un bravo apprendista può diventare "Wakiita", che significa "vicino al tagliere", con inizialmente compiti che includono la preparazione quotidiana degli ingredienti freschi, poi, dopo altro tempo, può iniziare a preparare il sushi per l’asporto, infine se meritevole diventa “Itamae”.

La frase GiapponeseOmakase” (お任せ), significaLascio a te la scelta”, viene usata quando si ordina cibo nei Ristoranti lasciando allo Chefcarta biancasulla scelta delle pietanze da servire al cliente.

Francesco Preite (classe 1983) è nato nella Toscanissima Provincia di Prato, fin da giovanissimo ha subito il fascino del Giappone, diventava matto per i Samurai e le loro mitiche spade (Uchigatana e Wakizashi). Appena ha potuto ha fatto il suo primo viaggio in Giappone scoprendo che la maggioranza delle lame realizzate da grandi Artigiani si erano adattate, per motivi di mercato, alle esigenze dei “coltelliutili in Cucina. Tale fatto lo incuriosì a tal punto che, approfondite le conoscenze, divenne un innamorato della Cucina Giapponese. In più di 20 anni oltre settanta viaggi in Giappone per studiare e apprendere l’arte da super famosi Insegnanti.   

Per dare libero estro alla sua passione nel 2009, in Via Giuseppe Verdi nel Centro di Prato, Francesco Preite aprì il suo primo piccolo Locale, “Moi”, che offriva alla sua Clientela una proposta classica di cibo Giapponese di ottima qualità. Dopo otto anni di appassionato Lavoro che ha portato al “Moi” e a Francesco molte soddisfazioni, un nuovo balzo in avanti, una vera evoluzione con l’apertura della nuova Sede in Viale Piave, al Civico 10-12-14, sempre a Prato, proprio di fronte al fascinoso e maestoso Castello dell’Imperatore edificato per ordine dell’Imperatore Federico II di Svevia tra il Secolo XI e XVI.   

Il RistoranteMoi - Omakase” di Francesco Preite ha un ambiente decisamente accogliente e suggestivo di una eleganza essenziale, legno naturale dai toni neutri, ampie vetrate che proiettano all’interno le Torri del Castello dell’Imperatore. Il grande bancone è l’assoluto protagonista dello spazio, in essenza di cipresso riprende la struttura in legno delle poltrone e dei divani dell’area salotto, in una tavolozza di colori che dal beige sfuma nel grigio in “stile minimal zen”.

Francesco Preite lavora a vista davanti ai dieci Clienti seduti al bancone arrivati in un unico turno alle 21:00 e, secondo la formula Omakase”, realizza, con un’attenzione maniacale e assoluta qualità degli ingredienti, circa venti assaggi al buio: nigiri, brodo di vongole, manzo di kobe, ricciole, branzini di Porto Santo Stefano, carbonari d'Alaska (una dei pesci più preziosi e preservati del pianeta), storioni bianchi, capesante di Hokkaido. Il tutto abbinato a varie tipologie di salsa di soia artigianali e non pastorizzate, a preparazioni come il “gari” (lo zenzero in salamoia) preparato personalmente dallo Chef o il “wasabi” fresco, grattugiato al momento con l’apposito “oroshigane in pelle di squalo”, ai vini naturali e al sake.

Il RistoranteMoidi Prato per le sue straordinarie e specifiche peculiarità ha ricevuto, tra gli altri, riconoscimenti come i “Tre Cappelli” con 17/20 di punteggio daLe Guide de L'Espresso”, per il secondo anno consecutivo il “Premio Migliore Carta dei Vini di Ristorante Etnico in Italia” da “Milano Wine Week” e la conferma dei “Tre Mappamondi” della Guida del Gambero Rosso.

Al Ristorante Moi - Omakasedel bravissimoItamae ItalianoFrancesco Preite a Prato potrete immergervi in un piccolo paradiso di sincera Cucina Giapponese vivendo un’esperienza assolutamente gustosa, piacevole e di grandissimo livello.

https://www.moiprato.it/


Ristorante "Moi - Omakase" a Prato: Vista Interna (Foto Moi) 

Fascinosa Accoglienza (Foto Moi)

Itamae Francesco Preite (Foto Moi) 

"Omakase": Lo Chef Sceglie le Portate da Servire (Foto Moi) 

Materie Prime di Eccellente Qualità (Foto Moi)
 
Gustose Preparazioni Ben Presentate (Foto Moi)

L’Arte della Cucina Tradizionale Giapponese (Foto Moi)

Selezionatissimi Abbinamenti..... (Foto Moi)

Stagionalità, Ingredienti, Equilibrio, Estetica (Foto Luca Managlia)