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giovedì 2 gennaio 2025

“POLENTA E FARINA DI MAIS” IL NUOVO PIACEVOLE E INTERESSANTE LIBRO DI STEFANO CAVADA.

 


Il “Mais” (“Zea Mays” nome scientifico datole dal medico, botanico e naturalista Svedese, Carl Nilsson Linnaeus, 1707 - 1778, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi), chiamato anche “Granturco”, “Granoturco” o “Grano Turco” (un tempo tutto ciò che giungeva da terre lontane veniva aggettivato con il termine “turco”), è una “Pianta Erbacea” annuale della “Famiglia delle Poaceae”.

Il “Mais”, nome di origine Spagnola “Maíz”, era già conosciuto e coltivato dalle popolazioni indigene del Messico Centrale (Olmechi Maya) circa 10.000 anni fa e allora rappresentava l'ingrediente base della “Cucina Messicana Preispanica”. Il “Mais” arrivò per la prima volta in Europa nel 1493, grazie al navigatore ed esploratore Italiano Cristoforo Colombo che dopo il 3 Agosto 1492 giungendo in un'Isola delle Bahamas, che battezzò “San Salvador”, aveva scoperto le Americhe.

Nei primi decenni del Cinquecento il “Mais” iniziò lentamente a diffondersi prima in Europa e successivamente in molte Regioni del Mondo: oggi la sua produzione supera per quantità quella di ogni altro cereale. Il “Mais” è utilizzato sia come alimento sia come ingrediente (100 gr. forniscono circa 350 calorie) e i suoi chicchi possono essere consumati lessati o alla griglia e vengono usati per realizzare anche comunissimi alimenti come “Corn flakes”, “Pop corn” e “Corn nuts”. Tra gli altri vari usi del “Mais” troviamo la macinazione per creare la farina, la spremitura da cui si ottiene l'olio di mais (usato come condimento a crudo, se non raffinato non è adatto per friggere) e la fermentazione e distillazione per bevande alcoliche come bourbon e whisky. Il “Mais” trova anche un certo utilizzo nell'industria chimica.

La “farina di mais” in Italia è largamente usata nella preparazione di pane, dolci e molti piatti tra i quali spicca la mitica “Polenta”. Con la “farina bramata” (a grana grossa, macinata a pietra "bramata") si ottengono polente particolarmente sode, saporite e gustose, con il “fioretto di farina” si realizzano polente pasticciate, morbide e delicate, con il “fumetto di mais” (una farina finissima) si realizzano gustosi dolci e biscotti. La “farina di mais precotta” viene utilizzata per polente istantanee, polente a cottura rapida, oltre a servire anche nella produzione di pasta.

Il nome “Polenta” deriva dal temine Latino “puls” che si riferiva a una specie di “polenta di farro” (in Latino da “far” deriva "farina") che costituiva la base della dieta delle antiche popolazioni Italiche. Anche con l’uso del mais la “Polenta” è stata per Secoli un antico alimento rustico alla base della cucina povera, conosciuta nelle sue diverse e infinite varianti con diversi nomi, pressoché sull'intero suolo italiano e in molte altre Nazioni.

Oggi sul mercato possiamo trovare varie tipologie di Polenta (“gialla”, “bianca”, “nera”, “taragna”) diverse tra loro a seconda del tipo di farina utilizzata.

La “Polenta” a base di mais, “polenta gialla”, si realizza versando in un “paiolo” (meglio se di rame o ghisa) la farina, solitamente a grana grossa, a pioggia nell'acqua calda e salata, che non deve mai superare la metà dell’altezza del contenitore, prima che raggiunga il bollore, nello stesso tempo si deve rimestare continuamente con un bastone di legno, preferibilmente di nocciolo, il tutto per almeno un'ora. In genere la “Polenta” quando è pronta viene messa al centro della tavola su una base di legno circolare e viene servita, a seconda della sua consistenza, con un cucchiaio o tagliata a fette anche con un robusto filo di cotone.

Attraverso i Secoli la “Polenta” è diventata la protagonista, sia nelle sue preparazioni tradizionali sia nelle varianti moderne e creative, in infinite ricette sparse in Italia e nel Mondo, ma ha sempre mantenuto orgogliosamente la sua umile e magnifica tradizione culinaria che per un tempo immemore ha unito con la sua straordinaria bontà le persone attorno alla tavola.

Questa premessa è servita per presentarvi il nuovissimo Libro (uscito alla fine di Novembre 2024) di Stefano Cavada che s’intitola proprioPolenta e Farina di Mais”.

Stefano Cavada è nato Martedì 2 luglio 1991 nella bellissima e storica Città di Bolzano, Capoluogo dell'omonima Provincia Autonoma nella magnifica Regione del Trentino-Alto Adige.

Stefano fin da piccolo ha avuto un’innata passione per la Cucina, grazie anche all’aiuto dei suoi Genitori, tantoché a soli 7 anni ha cucinato nella sua Casa a Caldaro (BZ) il suo primo piatto in totale autonomia. Con il passare degli anni la passione per la Cucina è stata abbinata a quella per la fotografia e il risultato di questo connubio lo ha visto iniziare da giovanissimo alcuni importanti viaggi come quelli in Francia, a Parigi, e in Inghilterra a Londra. Nel 2013 dopo molte esperienze costruttive è tornato in Italia stabilendosi a Ora.

Ora (“Auer” in Tedesco) è un piccolo (meno di 4.000 Abitanti) e storico Comune situato in fondovalle, sulla sinistra orografica del Fiume Adige, presso la confluenza del Rio Nero, circa 20 km. a sud di Bolzano. Ora è un “Comune di Mercato” (in Tedesco “Marktgemeinde”): in Europa secondo il Diritto Medievale alcuni Centri abitati avevano ottenuto il diritto a tenere un mercato. Essi si distinguevano dalle “Città di Mercato” cinte da mura, mentre i Comuni Mercato erano circondati da semplici palizzate. Nel XXI Secolo lo status di “Marktgemeinde” è esistente in Germania (limitatamente alla Regione della Baviera), in Austria, nella Repubblica Ceca e in Italia (limitatamente alla Provincia Autonoma di Bolzano) mantenendo un esclusivo valore onorifico.

Alla fine del 2014 Stefano Cavada ha cominciato a pubblicare sulla piattaforma “YouTube” alcune Video Ricette, iniziando così la sua positiva carriera di “Cuoco Food Blogger/Food InfluencerAltoatesino. Nel mese di Marzo del 2018 Stefano Cavada è sbarcato in televisione sul “La7d” con “Selfie-Food”, il suo primo programma di cucina.

Sempre nel 2018 dalla collaborazione tra Stefano ed Ezio Zigliani è nata “ESSEN” una Cucina/Studio Fotografico con il preciso intento di creare uno spazio all’interno del quale il tema del “cibo” è il vero protagonista. “Essen” è una cucina studio in cui è possibile realizzare, quotidianamente, nuovi contenuti digitali: da riprese video a set fotografici per ricette. Ma un altro grande intento è quello di riunire le persone con Corsi di Cucina di vario livello, workshop, attività di team building o eventi gastronomici.

Stefano Cavada da sempre sostenitore della Cucina Tradizionale dell’Alto Adige di cui condivide, assieme a piatti contemporanei, le ricette sui suoi profili social, ha continuato a prestare il suo volto al piccolo schermo: nel 2019 ha condotto “Food (R)evolution” su Rai 3 Alto Adige, nel 2020 ha concorso a “La Prova del Cuoco” sui Rai 1 e nel 2022 ha partecipato a “Detto Fatto”, programma pomeridiano di Rai 2.

Stefano ha inoltre partecipato alla Seconda Stagione diDinner Club” su Amazon Prime Video e ha presentato le sue ricette tradizionali altoatesine nel programma l’“Italia a Morsi” su Food Network. Nell'autunno 2024, ha condotto su “Sky” il nuovo programma “Alforno” dove ha ricoperto i ruoli di presentatore e giudice. A partire dal 2024 Stefano si è dedicato anche al Dagone” a Livemmo di Pertica Alta, in Provincia di Brescia, un interessantissimo progetto di recupero di un fienile che diventerà un centro per nuove attività legate alla gastronomia, ai contenuti digitali, all'agricoltura e all'ospitalità.

Le grandi passioni di Stefano Cavada si ritrovano nelle sue parole: “Quando sono in Cucina e preparo delle ricette che riescono bene, sia a livello di gusto che a livello visivo, provo sia un senso di soddisfazione per il risultato ottenuto e allo stesso tempo non vedo l’ora di poter condividere la ricetta e i trucchi per realizzarla al meglio con la mia Community. Nel corso degli anni ho coltivato la passione per la cucina così come quella per la tecnologia. La mia prima macchina fotografica professionale è arrivata solo alcuni anni fa, con la quale ho prima iniziato a registrare le video ricette e successivamente mi sono dilettato con la fotografia, studiando sia sui libri sia facendo molta pratica.”

Nel 2019 Stefano Cavada ha pubblicato il suo Primo Libro di Ricette La mia Cucina Altoatesina portando la Tradizione Culinaria dell’Alto Adige nelle cucine di tutta Italia e all’Estero. Nel 2021 è uscito il suo Secondo Libro Il mio Natale Altoatesino, un ricettario dedicato al periodo più magico dell’anno, un Libro da cui traspare l’essenza della tradizione attraverso le preparazioni gastronomiche per la festa più amata. Alla fine dell’Estate 2022 è uscito il Terzo Libro di Stefano CavadaInforno 60 ricette di prelibatezze dolci e salate da cuocere al forno.

Come già accennato il nuovo Libro di Stefano Cavada è Polenta e Farina di Mais”, pubblicato come i precedenti dalla Casa Editrice Athesia, un bellissimo e “appetitoso Libro di 144 pagine in formato 19x24,5 cm., con copertina rigida: 40 ricette  che dimostrano come “La Polenta” non sia solo un contorno da servire con stufati di carne o da mantecare con il formaggio. Oltre ai trucchi e ai consigli per preparare una polenta alla perfezione, la polenta nel nuovo libro diventa protagonista in ogni forma sia dolce sia salata.

Anche nel LibroPolenta e Farina di Mais” una grande attenzione è stata data alla parte fotografica, infatti per il suo Quarto Ricettario Stefano ha scelto di collaborare con gli stessi bravi Fotografi del suo penultimo Libro, Lucia Iannone e Claudiu Frasiloaia dello Studio Frollemente.

Stefano Cavada descrive il suo nuovo LibroPolenta e Farina di Mais” con queste sentite parole: “Con la passione e l’entusiasmo che mi accompagnano da sempre in cucina, è stata per me una bellissima avventura scoprire e studiare i mille modi nuovi e creativi in cui un ingrediente (in questo caso la farina di mais) così semplice e genuino, possa essere utilizzato e reinterpretato. Nelle 40 ricette che ho studiato, creato e affinato per questo Libro, la polenta non è un semplice accompagnamento ma bensì la vera e straordinaria protagonista. Sotto forma di farina, in dolci e biscotti può aggiungere croccantezza ma anche morbidezza. Mentre se servita come contorno a una pietanza non è mai presentata in modo tradizionale. Sono addirittura riuscito a farla diventare verde. Alcune ricette prevedono anche l’utilizzo della polenta avanzata (oppure cotta e poi raffreddata) e non mancano ricette tradizionali e regionali che ho cercato di replicare al meglio. Ma, più di ogni altra cosa, ho dato libero sfogo alla fantasia, spaziando fra piatti dolci e salati, sperando di stuzzicare il palato di tutti. Alcune ricette sono completamente senza glutine e di questo sono molto felice. Nella cucina di casa mia, essendo cresciuto al nord, la polenta non è mai mancata e ricordo bene che non vedevo l’ora che arrivasse il giorno della grigliata in giardino (momento in cui mio papà si dedicava all’accensione delle braci e alla cottura delle pietanze) perché in quell’occasione si mangiava la polenta alla griglia, la mia preferita, accompagnata da una buona luganega (insaccato fresco di carne suina) croccante.”

Posso solo aggiungere che il super gustoso Libro Polenta e Farina di Maisdel bravissimo Cuoco Stefano Cavada è piacevole, interessante e assolutamente imperdibile per chi ama la buona Cucina.

https://stefanocavada.it/     

https://www.athesia-tappeiner.com/it/9788868398071


Il Libro "Polenta e Farina di Mais" di Stefano Cavada 

Polenta con Polpette (Foto Frollemente)

La Polenta in 40 Deliziose Ricette (Foto Frollemente)

Stefano Cavada e la Polenta (Foto Frollemente)


venerdì 15 aprile 2022

IL “MOLINO DALLAGIOVANNA” REALIZZA CON PASSIONE E ARTE MOLITORIA FARINE SUPERIORI CHE PROFUMANO DI GRANO BUONO.



La “farina” ha avuto da sempre e ha un ruolo essenziale nella storia dell’alimentazione umana; le varianti possono essere numerose ma l'origine di ogni macinazione nasce dal “grano” che appartiene alla Famiglia delle Graminacee, riconoscibili genericamente per la particolare forma a spiga: il “grano” è una delle specie vegetali più coltivate al Mondo. Utilizzato anticamente anche al posto della moneta come merce di valore per scambi e baratti è ancora oggi un enorme motore economico che costituisce un'importante risorsa per le aree in cui può essere coltivato.

La parola “farinaderiva dal Latino “farīnache a sua volta deriva da “far = farro”, infatti gli Antichi Romani proprio dal “farro” ottenevano la polvere adatta a insaporire e raddensare le loro preparazioni. La “farina alimentare” è il prodotto della macinazione dei frutti secchi o dei semi di varie piante: grano, mais, orzo, farro, riso, avena, segale, castagne, ceci, mandorle, nocciole, grano saraceno. Comunemente però indichiamo col nome di “farina”, senza specificarne l'origine, quella ottenuta dal “grano tenero” (triticum aestivum) che viene usata per la panificazione, in pasticceria e in cucina. La farina di “grano duro”, usata per la panificazione e la produzione di pasta alimentare, prende il nome di "semola".

Su chi ha realizzato per primo la “farina” non ci sono ovviamente certezze trattandosi di un evento che si perde nella notte dei tempi, ma alcuni Ricercatori Italiani, delle Università di Firenze e di Siena, della Soprintendenza all'Archeologia della Toscana e dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, hanno analizzato uno strumento litico (oggetto di pietra realizzato dall’uomo), un pestello da macinazione con residui di grani di amido, recuperato nel 1989 nella Grotta denominataPaglicci”, in Puglia nelle vicinanze di Rignano Garganico oggi Provincia di Foggia, stabilendo che nel Paleolitico Superiore, circa 32.000 anni fa, si produceva farina macinando chicchi di avena selvatica.

Gli abitanti dell'insediamento di “Grotta Paglicci” erano cacciatori e raccoglitori, ma avevano acquisito la sofisticata tecnica di manipolazione delle piante necessaria a ottenere farina. La tecnica di lavorazione adottata indica con precisione che migliaia di anni prima dell'avvento dell'agricoltura il consumo di avena macinata aveva un ruolo importante nelle strategie di sopravvivenza di quella popolazione.

Pare siano state però le Popolazioni dell'Asia Minore, della cosiddetta area della “Mezzaluna Fertile”, che oltre 10.000 anni fa per integrare la caccia fino allora praticata addomesticarono le piante che gli servivano per il sostentamento facendo nascere quel sistema straordinario che definiamo “agricoltura”.

La “Mezzaluna Fertile” era una Regione Storica del Medio Oriente che si estendeva all'incirca sugli attuali stati di Egitto, Israele, Palestina, Giordania, Libano, Siria, Cipro, Turchia, Iraq, Kuwait, Iran e Arabia Saudita.

La coltivazione delle “graminacee”, soprattutto del grano, si diffuse pian piano in tutt'Europa, contribuendo a migliorare la qualità dell'alimentazione delle popolazioni del vecchio continente. Nel Medioevo, la più diffusa era certamente la farina di frumento, adatta alla preparazione di pane, pasta e prodotti da forno. Con la scoperta dell'America arrivò sulle tavole degli Europei anche la farina di mais, da cui si sviluppa la polenta, originariamente preparata anche dagli Antichi Romani con farine di altri tipi di cereali (soprattutto miglio e farro).

La “farina di frumento”, così come la conosciamo oggi, viene utilizzata soprattutto per la preparazione di pasta, pizza e pane. Le sue caratteristiche alimentari dipendono soprattutto dalla quantità di produzione (industriale o artigianale da piccoli mulini) e soprattutto dalla sua macinazione. Il processo di raffinazione nasconde numerose curiosità e dipende dalla lavorazione dei chicchi di grano; il processo di abburattamento separa infatti il germe di grano dalla crusca, facendo così ottenere un prodotto più o meno raffinato. Il particolare nome deriva proprio dal “buratto”, uno strumento dotato di griglia che separa, grazie alla forza centrifuga, tutti gli elementi del cereale.

Dalla raffinazione industriale si ottiene la “farina bianca”, o “00”, mentre nelle produzioni artigianali che effettuano una lavorazione e una raffinazione più blande sul chicco, si ottiene la farina integrale. Particolare la produzione dei Mulini conmacina a pietra”, diffusi ancora in alcune parti del Territorio Italiano (soprattutto nell'Italia Centrale e nel Meridione) che mantengono intatto il chicco di grano durante tutte le fasi della sua macinazione e ne preservano le caratteristiche organolettiche e nutrizionali, grazie alle basse temperature di lavorazione che non superano mai i 30°.

Particolare attenzione poi si deve avere per la “qualità della farina”: in base alla sua granulometria e alla sua raffinazione assorbirà più o meno acqua: di norma, più sarà fine e impalpabile, più acqua dovrete aggiungere ai vostri impasti.

Nella splendida Regione dell’Emilia-Romagna in Provincia di Piacenza si trova lo storico Comune di Gragnano Trebbiense, ubicato nella Pianura Padana tra il Fiume Trebbia a Est e il Torrente Luretta a Ovest, qui in Località Pilastro al Civico 2 c’è un Azienda che produce farine di alta qualità: il Molino Dallagiovanna.   

La Storia di questa Azienda nasce nel 1832 quando la Sig.ra Ernesta con uno spirito pionieristico e tanto sacrificio commercializzava cereali che ritirava, con un antico carro trainato dai cavalli, dagli agricoltori e poi li portava a macinare in vari Molini della zona. Passarono alcuni decenni in cui l’attività si ampliò e sopraggiunse la necessità di acquisire un Molino, tale fatto si realizzò nel 1870 con l’acquisizione del primo Molino a pietra che era alimentato dall’acqua del Rio Vescovo. Il Molino apparteneva ai Visconti di Modrone e su di esso gravava una “servitù di messe alla Curia”, dopo anni di duro lavoro si realizzò nel 1926 la possibilità di riscattare tale servitù per la somma di 12.000 Lire.

Passarono i decenni e i discendenti della Famiglia della Sig.ra Ernesta continuarono a portare avanti l’attività in anni anche difficilissimi come quelli della Seconda Guerra Mondiale (1939-1945).

Nel 1949 la guida dell’Azienda venne assunta da Guido, Renzo e Vittorio Dallagiovanna che, spinti da un forte spirito innovativo, tra le molte novità introdotte costruirono anche il Primo Molino a Cilindri, a cui ne susseguì un Secondo nel 1953. Ancora oggi i loro nomi sono impressi nel Molino tanto da essere presenti anche nel nome Societario stesso dell’Azienda: “Molino Dallagiovanna G.R.V.”.

Nel 1961 venne realizzato il Molino nell’attuale Sede e nel 1965 venne edificato il primo Magazzino, che verrà poi ampliato nel 1971 contemporaneamente all’avvio del Secondo Molino a cilindri. Nel 1984 vennero costruiti i Silos in cemento armato. Nel 1993 fu avviato il primo Impianto di Miscelazione Automatico che permetteva di miscelare non solo i grani ma anche le farine.
Nel 1995 vennero costruiti 4 Silos in lamiera per lo stoccaggio del grano da 7.000 quintali l’uno, dove c’era il Primo Molino del 1949. Nel 2000 venne installato il primo Impianto di Macinazione con la moderna e altaTecnologia Buhler” e fu aperto anche il primo laboratorio d’analisi interno che, con il passare degli anni, si è avvalso di macchinari sempre più moderni.

Nel 2008 venne costruito il Magazzino con Confezionamento e Logistica e il nuovo Laboratorio d’Arte Bianca. Nel 2010 fu ampliato lo stoccaggio del grano con l’inserimento di un quinto Silos in lamiera da 18.000 Quintali. Con la nascita dell’Ufficio di Comunicazione e Marketing, si svilupparono anche gli investimenti in nuovi mercati Nazionali e Internazionali.
L’attenzione al Cliente divenne la Missione dell’Azienda tanto da creare uno specifico Laboratorio di Panificazione interno per testare le performance delle farine sui prodotti finiti e agevolare la formazione dei Clienti con corsi di aggiornamento grazie a tecnici interni. Tra il 2015 e il 2018 furono realizzati altri 25 Silos di stoccaggio (dove tutta la movimentazione è ad aria) per miscelare 23 Tipi di Farine da grani macinati in purezza, insieme a ciò anche l’avvio del nuovo Impianto di Macinazione che ha permesso all’Azienda il raddoppio della produzione.

Oggi ilMolino Dallagiovannaè guidato dalla quinta e sesta generazione della Famiglia: i Cugini Pierluigi e Sergio Dallagiovanna insieme a loro Stefania, Sabrina e Renza Figlie di Pierluigi e Paolo Figlio di Sergio. L’Azienda sta vivendo una forte crescita in un’ottica lungimirante facendo conoscere a tutta Italia e in oltre 50 Paesi nel Mondo, l’alta qualità delle sue farine. I Dallagiovanna selezionano personalmente solo le più pregiate qualità di grani per le loro farine. Ai fornitori viene richiesto sempre il “passaporto dei grani” che certifica i trattamenti effettuati sul campo durante la semina e la provenienza: questo per garantire solo prodotti eccellenti.

La Ricerca e lo Sviluppo sono fondamentali per valutare qualità, forza, elasticità, resistenza e tenacia di ogni singola farina attraverso analisi effettuate con tecnologie di ultima generazione. Compito di un Molino non è solo offrire una farina di altissimo livello, ma anche ottenere prodotti equilibrati, costanti e sicuri. La pulizia è uno dei requisiti chiave per proporre una farina di qualità superiore, per tale motivo al Molino Dallagiovanna si effettua una prima pulitura a secco del grano e successivamente sono gli unici che lo lavano con acqua. Questo tipo di lavorazione, abbandonato da tutti gli altri causa i costi elevati, permette di eliminare tutte le impurità e ammorbidire i chicchi facilitandone la successiva molitura a freddo che lenta e delicata rispetta le componenti organolettiche del grano.

Nel loro “Laboratorio d’Arte Bianca” le farine sono testate da espertissimi Tecnici dell’Azienda, come Mattia Masala, e da importanti Maestri provenienti dalle Migliori Scuole d’Italia: CAST Alimenti, AMPI e da grandi professionisti del settore e Chef di tutto il Mondo che, con la loro arte ed esperienza, sono fondamentali per il miglioramento continuo della produzione.

Il “Molino Dallagiovanna”  produce moltissime tipologie di farine: dalle linee tradizionali per pane, pasta, dolci e pizza, quest’ultime anche con le virtù del germe di grano, una linea di preparati senza glutine e senza lattosio specifici per ogni settore dell’Arte Bianca, farine biologiche, semilavorati professionali e farine create “su misura” in base alle esigenze produttive della clientela. Ogni farina viene confezionata in sacchi con chiusura a valvola termosaldata a ultra-suoni per impedire contaminazioni e fuoriuscita del prodotto. I prodotti vengono imballati e confezionati per mezzo di materiali riciclabili e di facile smaltimento. Le farine, infine, vengono lasciate riposare prima di essere vendute sul mercato.

La sostenibilità è una componente fondamentale per l’Azienda infatti il Molino negli anni ha stretto legami forti con l’ambiente e il territorio per poter garantire prodotti eccellenti per tale motivo sono stati creati rapporti commerciali di lungo termine con gli Agricoltori e i Fornitori di tutte le materie prime sulla base dei medesimi valori di sostenibilità e di trasparenza.

In quasi duecento anni di vita ilMolino Dallagiovannaè diventato una delle realtà più produttive e moderne del settore, in grado di esportare oltre i valori tradizionali di un’antica arte molitoria anche l'eccellenza alimentare Italiana, realizzando con grande passione farine superiori che profumano di grano buono.

https://www.dallagiovanna.it/

https://www.youtube.com/watch?v=N3n8G1ZKsxw


"Molino Dallagiovanna"

Luigi e Sergio Dallagiovanna (Foto MD)

"Sesta Generazione": Stefania, Sabrina, Paolo e Renza (Foto MD) 

 Il Fascino del Grano (Foto MD)

 La Magia della Farina (Foto MD)

Il Prodigio dell'Impasto (Foto MD)

Mattia Masala, Sabrina Dallagiovanna e Giorgio Dracopulos