Visualizzazione post con etichetta riso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta riso. Mostra tutti i post

sabato 29 luglio 2023

“SLITTI EXPERIENCE” NEL CUORE DI FIRENZE: UNA SPECIALISSIMA OASI DI GUSTOSA RAFFINATEZZA.



Il “cacao” è un “caso curioso” essendo una pianta che non ha ancora messo d’accorto gli studiosi sulla sua sicura appartenenza, la “vexata quaestio” è sulla classificazione della Famiglia: “Sterculiaceae” o “Malvaceae”.

Quello che è certo è il nome scientificoTheobroma Cacao” datole da colui che è considerato il padre della moderna classificazione degli organismi viventi il medico, botanico, naturalista e accademico svedese Carl Nilsson Linnaeus (1707 - 1778). Non per niente l’antica parola Grecatheobroma” significa: “cibo degli dei”.

Un altro famoso naturalista Tedesco, ma anche esploratore, geografo e botanico, Friedrich Heinrich Alexander Freiherr von Humbold (1769 - 1859) ha scritto: “Mai la natura ha racchiuso un nutrimento di cosi alto valore in uno spazio piccolo come quello del seme di cacao”.

La “pianta del cacao”, originaria dell’America Meridionale, è un alberello sempre verde che può raggiungere anche una decina di metri di altezza. Foglie e fiori, frutti a forma di cedro allungato con dimensioni molto varie e all’interno i preziosi semi, da 25 a 40, ovali e piatti di colore bruno violaceo disposti in 5 file.

Le coltivazioni di “cacao” richiedono molto impegno e pazienza visto che iniziano a produrre solo dopo il quinto anno di vita. Le piante fruttificano praticamente tutto l’anno ma in due specifici periodi raggiungono la massima produzione. La vita fruttifera dura circa tre decenni.

Il “cacao” viene coltivato principalmente in tre grandi zone geografiche: America del Sud, Asia e Africa. Ogni pianta rende circa 2 kg di semi secchi, una resa del 50% rispetto al raccolto, che si ottengono tramite una leggera fermentazione, un accurato essiccamento solare, la tostatura e la macinazione. 

I ritrovamenti archeologici ci dicono che i primi a dare certa e grande considerazione al “cacao” furono i Maya che fin dagli albori della loro Storia coltivavano queste preziose piante. Dalla lavorazione della parte grassa dei suoi semi ricavavano (tanto per ribadire) il “kakaw uhana = Cibo degli Dei” un preparato che è all’origine del nostro Cioccolato.

La Civiltà Maya si sviluppò per un lunghissimo periodo, nella zona geografica che si potrebbe oggi definire Centro America, dal 1000 a.C. alla scoperta del Continente Americano, per poi iniziare a decadere fino alla definitiva scomparsa nel 1697.

Probabilmente fu l’esploratore e navigatore Genovese Cristoforo Colombo (1451 - 1506) durante il suo quarto viaggio a scoprire la pianta del “cacao” nel 1502. Ma fu il nobile Spagnolo Hernán Cortéz Monroy Pizarro Altamirano (1485 - 1547), militare e condottiero, che nel 1528 portò in Spagna i primi semi di Cacao e il preparato dei Maya.

Alla fine del 1500 e i primi del 1600 il Cacao iniziò ad uscire dalla Spagna e a diffondersi in Europa.

Successivamente l’aggiunta dello zucchero al Cacao, per combattere il naturale sapore amaro, fece nascere quella che si può definire “cioccolata”. 

Nel 1778, l’inventore di origine Francese Doret, dopo aver costruito a Torino una macchina automatica idraulica per la produzione della cioccolata, poi ceduta alla ditta “Caffarel”, produsse il primo cioccolatomodernoin barrette e i primicioccolatini”.

Molta strada è stata fatta attraverso i Secoli e oggi la magnifica “Arte del Cioccolato” ha raggiunto livelli straordinari.

Una delle Aziende Artigianali Italiane più interessanti nel Mondo del Cioccolato èSlitti”, un’eccellenza dellaChocolate Valley Toscana”.

L’AziendaSlitti” è nata nel 1969, a Monsummano Terme in Provincia di Pistoia, come “Torrefazione di Caffè” e “Caffetteria” in Via Francesca Vergine dei Pini al Civico 1268. Da subito si è distinta per la grande qualità della sua offerta frutto di estrema cura nella selezione dei caffè e nella lavorazione dei prodotti più pregiati, una produzione di un tale livello da essere in grado di soddisfare anche i palati più esigenti. Nel 1988, Andrea e Daniele, Figli del Fondatore, ampliarono l’offerta Aziendale introducendo la lavorazione del cacao, altro prodotto coloniale, e aprirono un nuovo Laboratorio accanto alla storica Caffetteria: la nuova “Fabbrica del Cioccolato”.

Andrea Slitti grazie al suo grande impegno nel lavoro, alla sua straordinaria passione per il cioccolato, alla sua notevole creatività e al desiderio di offrire costantemente sempre una produzione di eccellenza è diventato un fenomenale e famoso Maître Chocolatier. Dal 1988 a oggi “Slitti Experience - Cioccolato, Caffè, Biscotti” ha ricevuto centinaia di Riconoscimenti e Premi, Nazionali e Internazionali, a riprova di quanto sia pregevole tutta la sua esclusiva produzione che raggiunge importanti negozi specializzati (alcuni con il Marchio Slitti) in oltre 25 Paesi del Mondo.

Giovedì 23 Febbraio 2023 a Firenze nella centralissima Piazza dell’Olio, al Civico 6, praticamente a due passi dalla splendida Piazza del Duomo, dalla parte del Battistero, Andrea Slitti ha inaugurato un esercizio commerciale dalle caratteristiche innovative (struttura architettonica e design di avanguardia, ampia superficie espositiva, assortimento completo dei prodotti) al quale è affidato il compito di rappresentare e promuovere l'evoluzione dell'immagine e della politica commerciale del Marchio Slitti, praticamente il primo “flagship store” aperto in un’ottica Internazionale e con un format replicabile.

Il nuovo StoreSlitti Experiencedi Firenze, oltre 150 mq., è molto accogliente grazie anche all’arredamento che valorizza l’artigianalità Italiana, la lunga Tradizione del marchioSlitti” e personalizza ogni dettaglio. L’arredamento e stato realizzato con molta intelligenza e cura da “Costa Group” importante Azienda che da oltre vent’anni progetta e realizza Locali nel mondo della ristorazione. 

Già dall’ingresso completamente vetrato si può ammirare il luminoso e ricco interno: la preziosa carta da parati, i selezionati marmi, i lucidi ottoni, i grandi specchi, i pregevoli banconi, le ampie vetrine espositive, gli eleganti tavolini, le comode poltroncine e i lussuosi divanetti. Sopra al Bancone principale un “videowall” di oltre 7 metri permette alla clientela di scoprire tutti i segreti dei processi produttivi artigianali con il “dietro le quinte” delle speciali preparazioni “Slitti”. E poi con la buona stagione c’è anche lo spazio all’aperto.

Il nuovo Store Slitti Experience” con i suoi moltissimi pregi permette di vivere un’esperienza gustativa a tutto tondo a partire dalla pregiatissima Cioccolateria e Caffetteria fino ad arrivare alle altrettanto pregiate Preparazioni Salate e ai Piatti Gourmet.

Dal Mese di Maggio, ovviamente 2023, Andrea Slitti ha scelto come Direttore del nuovo “Slitti Experience” a Firenze un grande Professionista e un grande Maestro dell’accoglienza come Edoardo Chelucci.

A partire dal tardo pomeriggio di Giovedì 13 luglio 2023 da “Slitti Experience” a Firenze si è svolta la prima di una lunga serie di degustazioni a tema che proseguiranno da Settembre fino a metà Novembre: il Cioccolato e lo Champagne.

La Selezione dei Cioccolati diSlitti è stata abbinata agli Champagne della Maison Encry.

La Storia degli “Champagne Encry - Veuve Blanche Estelle” è ricca di aneddoti estremamente curiosi ed è anche insolita visto che i Proprietari sono due Italiani, ambedue originari di Padova, compagni non solo nel lavoro, ma anche nella vita: Enrico Baldin e Nadia Nicoli (presenti alla serata a Firenze). La “Maison du Champagne” è ubicata nel cuore della Côte des Blancs, nel piccolo Comune (circa 1.200 abitanti) Francese di Le Mesnil-sur-Oger nel Dipartimento della Marna nella Regione del Grand Est.

Il Maestro Cioccolatiere Andrea Slitti per la serata del 13 Luglio 2023 ha proposto sette differenti tipologie di gustosissimo Cioccolato:

- Praline Pistacchio di Bronte: Morbido ripieno di Pistacchio di Bronte DOP, rivestito con cioccolato al latte;

- Praline Mandorla Latte: Ripieno morbido arricchito da pasta di mandorle dolci e rivestito da un sottile strato di cioccolato al latte, con mandorla intera di origine pugliese a decorazione;

- Dragées Arachidi: Arachidi tostate al cioccolato bianco e caramello salato;

- Dragées Chiccoli d’Uva: Chicchi d’Uva Nera passa rivestiti da un sottile strato di cioccolato al latte e fondente;

- Dragées Black Cherry: Ciliege Marasche ricoperte di cioccolato Bianco e Lattenero, spolverate con cacao in polvere e zucchero a velo;

- Mezza Luna: Fetta di arancia candita spolverata con cannella e rivestita da un sottile strato di cioccolato fondente 64%;

- Tavoletta 75% Hispaniola Rep. Dominicana Organic: Tavoletta monorigine varietà Hispaniola Repubblica Dominicana 75%, Organico.

Agli ospiti presenti è stato servito anche un “Risotto con cioccolato fondente 100%, arancia candita e cannella”, un piatto assolutamente delizioso.

Il Tutto è stato abbinato a pregiatissime Bottiglie di “Champagne Encry Grand Cru Rêverie Selection Blanc et Noir” (80% Pinot Noir e 20% Chardonnay, di cui il 60% sono vini di riserva) uno Champagne dalla personalità intrigante, complessa e allo stesso tempo armoniosa. Lo Chardonnay apporta freschezza e luminosità al profilo complessivo, con note di frutta bianca e una struttura elegante. Il Pinot Nero, d’altra parte, conferisce al vino una maggiore struttura e intensità, con caratteristiche di frutti rossi. L’uso dei “vini di riserva”, con il loro carattere evoluto e arricchito, apporta ulteriore complessità e profondità al blend. Nel complesso parliamo di uno Champagne ricco e ben equilibrato con una combinazione di freschezza, eleganza e profondità aromatica davvero piacevole.

Champagne e Cioccolato” un matrimonio sicuramente ben riuscito visto il successo della prima serata svoltasi al novo “Slitti ExperienceStore. Un Evento, su invito, a cui hanno partecipato clienti affezionati, noti giornalisti, famosi influencer e buongustai.

DaSlitti Experience”, ubicato nel cuore pulsante della magnifica Città di Firenze, troverete sempre una specialissima oasi di gustosa raffinatezza.

https://slitti.it/

https://slitti.it/pages/slitti-firenze


Il Nuovo Store "Slitti Experience" a Firenze (Foto Slitti)

Maître Chocolatier Andrea Slitti (Foto Luca Managlia)

"Champagne Encry"..... (Foto Luca Managlia)

Andrea Slitti, Nadia Nicoli ed Enrico Baldin (Foto Luca Managlia)

 Il "Risotto"..... (Foto Luca Managlia)

Il Direttore Edoardo Chelucci (Foto Luca Managlia)

"Slitti Experience" a Firenze: Raffinatezza e Gusto (Foto Managlia)

sabato 9 aprile 2022

“GUIDA AL SAKE” IL NUOVO, DIVERTENTE E ISTRUTTIVO LIBRO DI LORENZO FERRABOSCHI PER CONOSCERE TUTTO SULLA MITICA BEVANDA GIAPPONESE.

 


Nel Mondo esiste una “bevanda alcolica” che costituisce una categoria a parte, non essendo classificabile né tra i Distillati né tra i Liquori, il suo nome è “Sake”.

Il “Sake” (dal Giapponese , "bevanda alcolica") è una bevanda tipica del Giappone, si ottiene attraverso un antichissimo processo di fermentazione che coinvolge un particolare tipo di riso decorticato, acqua purissima, spore “kojie specifici lieviti.

Koji” (in Giapponese: kōji, o 麹菌kōji-kin), nome scientifico “Aspergillus oryzae”, è un “fungo filamentoso” (una muffa). Viene impiegato da Secoli in diverse Cucine dell'Asia Orientale come fermentante. Viene usato anche per saccarificare il riso, altri cereali e le patate per la produzione di bevande alcoliche come “Huangjiu”, “Makgeolli”, “Shōchū”, “Sake”, oltreché per l’Aceto di Riso.

Quello che in Occidente è conosciuto come “Sake” in realtà per Giapponesi è un particolare “Vino di Riso” chiamato “Nihonshyu” (日本酒 Alcol Giapponese). In Giappone con la parola “Sake” si indica semplicemente una bevanda alcolica che a seconda della Regione di provenienza può assumere vari significati specifici. Per esempio nel Kyūshū Meridionale (Kyūshū una delle Otto Regioni del Giappone, situata direttamente a sud-ovest di Honshū l'Isola principale dell'Arcipelago Nipponico) il termine “Sake” si riferisce di solito allo “Shochu” di patate (芋焼酎 Imojyouchyou). Lo “Shochu” è un distillato che si può realizzare con orzo, patate dolci e riso.

Sake” è anche l'Awamori (泡盛 letteralmente cupola trasparente, o “kusuvecchia bevanda) un altro particolarissimo distillato delle Isole Okinawa (沖縄諸島 Okinawa Shotō), il gruppo principale dell'Arcipelago Giapponese delle Ryūkyū.

La Storia delSake” si perde tra molte leggende millenarie di origine Cinese e Giapponese. L’unica certezza è che il “Sake” ha seguito sicuramente lo sviluppo della Coltivazione del Riso che fu introdotta in Giappone dalla Cina, nel già citato Kyūshū, nel tardo PeriodoJōmon-jidaicirca 2600 anni fa.

Il PeriodoJōmon-jidai” (縄文時代) classifica la Storia Giapponese nei secoli a.C. che intercorrono da circa il 10000 fino al 300.

Nell’EraYayoi-jidai” (弥生時代) che va dal 300 a.C. al 250 d.C., attraversando il Neolitico, l'Età del Bronzo e l'Età del Ferro, la “coltivazione del riso” si diffuse in tutto il Giappone. La Tecnica di Produzione del Sake” si è gradualmente e notevolmente sviluppata dal metodo iniziale, il più antico, che vedeva nella masticazione del riso cotto (per unirlo con gli enzimi contenuti nella saliva) il mezzo per la saccarificazione, per poi favorirne la fermentazione con il lievito.

Si indica il PeriodoNara-jidai” (奈良時代), che va dal 710 al 784, come quello in cui  il “Sake” iniziò a essere fatto nella maniera che conosciamo oggi con la fermentazione che utilizza le spore di “koji”. Allora ci fu una tale diffusione del “Sake”, per dedicarlo agli Dei e all'Imperatore durante cerimonie ed eventi, che venne istituito un Ufficio apposito per il controllo della sua produzione.

Esistono, a grandi linee, due principali tipi di Sake: il “futsuu-shu” (普通酒) ovvero il "sake normale" e il “tokutei meishyoshyu” (特定名称酒), il sake per occasioni speciali. Ma parlare in dettaglio del “Sake”, della sua filosofia, delle tecniche di realizzazione, dei vari tipi e classificazioni, del modo di servirlo e di degustarlo, ci vorrebbero dei Tomi. Ecco che in Italia per aiutarci a conoscere questa speciale bevanda alcolica è nata la “Sake Company” di Lorenzo Ferraboschi e Maiko Takashima, oltre a ciò, alla fine del 2021, proprio Lorenzo Ferraboschi ha pubblicato anche il super interessante LibroGuida al Sake”. 

Lorenzo Ferraboschi è nato a Piacenza il 19 Luglio 1977, dopo le Scuole dell’Obbligo e le Superiori nel 2001 si è Laureato in Industrial Design al Politecnico di Milano. Nel 2002 si è trasferito in Giappone dove è rimasto per una decina di anni avvicinandosi molto alla filosofia, alla cultura, alle tradizioni e ai particolari usi e costumi di un Popolo tanto straordinario quanto affascinante.

Per un lungo periodo Lorenzo ha lavorato a Tokyo presso il “Samsung Japan Design Center”. Nel 2008 ha preso in Moglie la bellissima Maiko Takashima e con Lei nel 2009 ha fondato la “F-T” una Trading Company specializzata inItalia & Giappone”. Ma la “F-T” è stata soltanto il punto di partenza infatti fin dal 2011, quando Lorenzo e Maiko sono tornati in Italia, hanno iniziato a dare vita con grande successo a una serie di Società diversificate e specializzate in campo Enogastronomico legate al Giappone come la “Sake Company”, la “Wagyu Company”, la “Sakeya - The House of Sake”, la “Sake Sommelier Association”, di cui Lorenzo Ferraboschi è referente per l’Italia, “Gourmet Giappone” e il “Takochu”.

La Storia della “Sake Company” nasce da un fatto piuttosto semplice: visto che anche il “Sake” come molto altro era entrato a far parte della vita quotidiana di Lorenzo, che ne era diventato un consumatore attento e appassionato, dopo il suo rientro in Italia, ogni tanto si faceva spedire delle casse di “Sake” dalla Suocera in quanto i prodotti che trovava in Italia non erano all’altezza di quelli che aveva conosciuto in Giappone. Dal semplice piacere di poter apprezzare un prodotto di qualità al desiderio di condividerlo dando vita a un qualche tipo di commercializzazione il passo è stato breve.

Nel 2014 a Lorenzo Ferraboschi capitò di leggere una ricerca della “Jetro”.

La “JETRO” (Japan External Trade Organization) è un Ente semi-governativo Giapponese, il cui scopo è quello di promuovere i rapporti economico commerciali tra il Giappone e il resto del Mondo. E’ stata fondata nel 1958 dal “MITI” (attuale “METI”, Ministry of
Economy Trade and Industry) ed è presente con 37 uffici in Giappone e 73 all'Estero.

Nella ricerca sopra citata si evidenziava come alcune specifiche specialità gastronomiche Giapponesi arrivate a Londra nel giro di 5 anni erano diventate di moda e si erano diffuse anche a Parigi e a Milano. Era successo per l’insieme delle preparazioni tipiche denominate “Sushi” e per quella zuppa arricchita dalle mille versioni denominata “Ramen”: ecco che Lorenzo pensò che un tale successo sarebbe potuto nascere anche per il “Sake”.

Nel Giugno del 2015 Lorenzo Ferraboschi e sua moglie Maiko Takashima decisero che era giunto il momento di buttarsi nella nuova impresa e si fecero spedire un certo numero di selezionate  bottiglie di “Sake” per farle assaggiare a Ristoratori, Bartender e addetti al settore Food and Beverage. A Lorenzo però non bastava solo una conoscenza da appassionato della materia, voleva vedere il "dietro le quinte" e imparare tutto sul “Sake”. Il primo passo dei suoi studi è stato in Inghilterra, a Londra, alla “Sake Sommelier Association” (unica operante al di fuori del Giappone) dove ne è diventato membro e successivamente Educator in Italia (Sake Sommelier Association Italia). Poi si è recato nuovamente in Giappone dove ha lavorato nelle più importanti “Sakagura” (i luoghi dove viene prodotto il sake) e ha imparato a produrlo con le proprie mani.

La nascita della “Sake Company” ha significato la realizzazione di un sogno per Lorenzo Ferraboschi e sua moglie Maiko Takashima: un’Azienda che vende prima di tutto la competenza e poi l’estrema qualità dei vari tipi di “Sake” importati. In pochi anni grazie a questa iniziativa l’Italia ha scalato posizioni su posizioni in Europa per volumi di importazione del Sake e nell’Ottobre 2018 ha raggiunto un traguardo storico diventando il Primo Paese in Europa superando l’Inghilterra (fino ad allora il primo importatore Europeo).

Parallelamente è cresciuta anche la Sake Sommelier Association Italia di cui Lorenzo è il Responsabile Unico; l’Associazione si è rivelata un fattore determinante in quanto a competenza e cultura del prodotto e ha aiutato a superare ogni dubbio su ciò che inizialmente non si conosceva, interpretando il Sake come un vero e proprio veicolo culturale.

Oggi la “Sake Company” ha nel suo catalogo oltre 100 referenze di Sake (rigorosamente importati a temperatura controllata4 gradi”) che provengono dalla maggior parte delle 47 Prefetture del Giappone. Sono Prodotti di primissima qualità, per lo più a Produzione Artigianale, che seguono processi manuali e lavorazioni legate alla stagionalità e alla raccolta dei vari tipi di riso, oltre alle particolari lavorazione (levigatura) dello stesso che ne determinano il valore.

La scelta è vastissima: i classici e le etichette riserva, gli spumantizzati e gli invecchiati, gli affinati in legno di cedro e il famoso Sake torbido e moltissimi altri. Un’infinita ricchezza di note, profumi e gusti, con varie modalità di degustazione: fredda, a temperatura ambiente o calda per una maggiore esaltazione del corpo e degli aromi. La vendita avviene tramite canali tradizionali e con un efficiente Servizio On-line. Visto il successo Italiano successivamente è stata aperta la “Sake Company Iberica” e altre Filiali Europee.

Oltre a tutto ciò, grazie al grande lavoro svolto da “Sake Company” e della “Sake Sommelier Association”, nel Mese di Dicembre del 2016 a Milano, in Via Cesare da Sesto 1 in Zona Porta Genova, ha aperto “Sakeya” la PrimaHouse of SakeItaliana. Un super accogliente Bistrot, Store e Bar, dove accanto alla fornitissima Cantina di Sake (più grande d’Europa) si può degustare l’ottima Cucina dello Chef Masaki Inoguchi assistito da uno Staff Giapponese e Italiano con una professionalità di altissimo livello. Tutto ciò rende “Sakeyaun luogo magico e speciale.

Se la “Sake Company” è la “Via Italiana” per conoscere e acquistare la bevanda alcolica più Giapponese che ci sia il nuovo LibroGuida al Sake” è il fondamentale mezzo per approfondire nei minimi dettagli che cosa sia effettivamente il Sake.

Il LibroGuida al Sake - La bevanda, le temperature, i bicchieri e gli abbinamentidi Lorenzo Ferraboschi è edito da Trenta Editore un Centro Culturale fondato da Barbara Carbone e dedicato alla cultura del cibo in ogni sua forma per diffondere con qualità, curiosità e innovazione, la grande emozione della buona tavola. Trenta Editore è una grande tavola conviviale capace di unire pensieri, parole e persone. La Società è nata nel 2004 con l’intento di diventare una presenza importante nel settore Editoriale della Cucina. Il Loro Catalogo si caratterizza per la presenza di Libri con temi insoliti e curiosi, capaci di appassionare lettori di ogni tipo, attraverso collane differenti, sia in lingua Italiana che in lingua Inglese.

Il LibroGuida al Sake” è nel pratico formato 15x21 cm., nelle 128 Pagine di cui si compone  l’Autore, ferratissimo in materia, dopo Prefazione e Introduzione ha concentrato un mare di informazioni in Tre ampi e particolareggiati Capitoli: “Le Origini”, “La Produzione” e “Come bere il sake”. Oltre a tutto ciò troverete anche altre simpaticissime curiosità. Il Libro è ben illustrato con foto e disegni a colori grazie anche a Laura Dalla Mutta la Responsabile della Progettazione Grafica.

Il divertente e istruttivo nuovo LibroGuida al Sake - La bevanda, le temperature, i bicchieri e gli abbinamentidi Lorenzo Ferraboschi è assolutamente imperdibile per chi vuole conoscere tutto sulla mitica bevanda Giapponese.

In Giappone per fare un brindisi si usa la parola “Kanpai” che si scrive, causa trascorsi Storici, con Caratteri Cinesi “乾杯”, i Caratteri” significano “bicchiere vuoto” e quelli “”significano “tazza con alcol”, pertanto una traduzione letterale in Italiano diventerebbe: “Svuota il bicchiere che stai bevendo”.

Si può brindare con un Libro? Con Guida al Sakesicuramente si e allora con Tutti Voi lo faccio alla maniera Giapponese : “Kanpai” (traducendolo però semplicemente inSalute!”).

https://sakecompany.com/

https://www.youtube.com/watch?v=PRorA2oe_Sg


Il Libro "Guida al Sake" di Lorenzo Ferraboschi: Imperdibile

"Sake" la Mitica Bevanda Giapponese 

Libro "Guida al Sake": L'Autore Lorenzo Ferraboschi

"Sake": Tutto il Fascino del Giappone

Il Libro "Guida al Sake" di Lorenzo Ferraboschi

domenica 26 dicembre 2021

RISTORANTE “STILNOVO” A PISTOIA: PREMUROSA ACCOGLIENZA, MATERIE PRIME DI ECCELLENTE QUALITÀ E OTTIMA CUCINA.




Il “Dolce Stil Novo” è un rilevante “Movimento Poetico Italiano” sviluppatosi nella magnifica Città di Firenze tra il 1280 e il 1310 anche se il suo iniziatore è stato il Bolognese Guido di Guinizello di Magnano (Guido Guinizelli 1237 - 1276).

A Pistoia in Via Del Duca ai Civici 6 e 8 c’è un Ristorante che si chiama proprio Stilnovo”.

Nella magnifica Regione, che porta il nome di Toscana, nella Pianura che si estende tra Firenze e la catena Montuosa del Montalbano, in direzione del Passo di Serravalle, sorge l’antica e monumentale Città di Pistoia e il suo fascinoso Centro Storico.

Anche se recenti ritrovamenti possono far risalire alcuni insediamenti in zona all’epoca Etrusca, Pistoia nasce sicuramente come “Oppidum” Romano, “Pistorium”, nel II Secolo a.C., per appoggiare le Legioni di  Roma in guerra contro i Liguri.

L’Oppidum era per i Latini un Centro Abitato circondato da un “murus gallicus”, una fortificazione molto solida fatta di terra, grossi pali e pietre.

Una lunga storia ha lasciato Pistoia circondata da mura trecentesche e ricca di bellissimi monumenti e Palazzi in stile romanico, rinascimentale e barocco, tra cui si possono annoverare moltissime splendide Chiese come la Basilica della Madonna dell’Umiltà, dedicata alla Vergine Maria, con la sua cupola cinquecentesca, alta ben 59 metri e con un diametro di 20,5 metri, opera dello straordinario Pittore e Architetto Aretino Giorgio Vasari (1511 - 1574).

Ma il Cuore del Centro Storico di Pistoia è sicuramente la “Piazza del Duomo”, una delle più belle d’Italia, nei Secoli fulcro delle attività religiose, politiche e sociali della Città.

Ai bordi della grande Piazza sono ubicate straordinarie meraviglie architettoniche come la Cattedrale di San Zeno, il Campanile, il Battistero di San Giovanni in Corte, costruzione a pianta ottagonale opera dello studio di un grande Architetto e Scultore come Andrea d’Ugolino da Pontedera detto Andrea Pisano (1290-1349), con all’interno una preziosa Fonte Battesimale del 1226 e poi il Palazzo dei Vescovi, il Palazzo Comunale o degli Anziani, il Palazzo Pretorio sede del Tribunale Cittadino, il Palazzo del Governo e il Palazzo Bracciolini.   

Da un angolo di “Piazza del Duomo” parte un’antica Strada denominata Via degli Orafi che dopo pochi metri incrocia sulla destra Via del Duca proprio dove è stato aperto nel Giugno 2018 il RistoranteStilnovo”.  

Il RistoranteStilnovo” è ubicato al piano terra di uno dei Palazzi Rospigliosi più importanti e magnifici della Città di Pistoia.

Nei primi anni del XIV Secolo la Famiglia Rospigliosi era già proprietaria di numerose abitazioni e laboratori nel centro abitato Pistoiese ma ci ha lasciato innumerevoli esempi architettonici dei loro bellissimi Palazzi e Ville anche in altre zone della Toscana e del Lazio.

Una dinastia che ebbe il massimo fulgore con l’elezione a Pontefice di Giulio Rospigliosi (Pistoia 28 Gennaio 1600 - Roma 9 Dicembre 1669), con il nome di Papa Clemente IX.

Ma torniamo al RistoranteStilnovo”. 

Entrati e superato l’imponente e antico Portone di “Palazzo Rospigliosi” e attraversata la Porta automatica a vetri ci si trova in uno storico e grande Salone, incredibilmente bello e affascinante: altissime colonne sostengono una splendida volta a crociere, a destra una grande parete a pietre vicino alla quale si trovano le scale che portano alla Cantina, sulla sinistra il Bancone Bar e di fronte le tre vetrate ad archi che portano nella suggestiva Corte con al centro il Pozzo Secolare. Che dire, un’ambiente semplicemente magico.

Questo “Palazzo Rospigliosiedificato alla fine del nel XII Secolo è stato successivamente di proprietà di un’altra antica e nobile Famiglia Toscana originaria di Firenze ma con forti interessi a Pistoia e Prato (in quanto anche mercanti e banchieri): gli Ammannati. Proprio questo Palazzo era al tempo la Sede della importantissimaBanca degli Ammannati una delle prime al Mondo.

Trascorsi i Secoli la Struttura nel 1997 ha subito un approfondito e impegnativo lavoro di restauro e adeguamento per trasformarla anche in luogo adatto alla Ristorazione.

Dal Giugno 2018 la Titolarità dell’attività Ristorativa alloStilnovo” è di una Società che ha lo stesso nome e alla cui guida operativa nel Locale vede in azione una bella, gentile, premurosa e professionale Giulia Nencini.

Al RistoranteStilnovo” tutto è commisurato con gusto all’ambiente, dalle sedute ai tavoli, dalle apparecchiature, dove si alternano belle stoviglie su tovaglie classiche e tovagliette runner, ai piatti in ceramica (eleganti servizi completi della Richard Ginori) e piatti in acciaio inox lavorati artigianalmente a mano da un bravo Artista di Pistoia Titolare della Ditta Onda Handpan.

Dal Settembre 2018 lo Chef del Ristorante è Alessio Morganti che recentemente è diventato anche Socio dell’attività.

Alessio è nato a Firenze il 9 Febbraio 1989, la sua passione per la Cucina è innata risalendo al suo Bisnonno e alla Bisnonna saltando però la sua Mamma che sul fuoco riusciva a bruciare anche l’acqua.

Il Bisnonno era un bravissimo Maître e la Bisnonna una grande Cuoca che aveva lavorato anche per quella Donna meravigliosa e straordinaria Artista Romana dal nome Anna Magnani (1908 - 1973). Una passione quella di Alessio per Cucina e Cibo supportata anche dalla “filosofia” della Nonna materna Ida che lo incitava dicendo: “Grasso e bello….. Grassissimo è bellissimo!”.

Con tali presupposti Alessio Morganti non poteva che andare al prestigioso Istituto Alberghiero Ferdinando Martini” di Montecatini Terme (PT) dove si è diplomato nel 2007. Sia durante la Scuola che successivamente Alessio ha avuto la possibilità di lavorare al RistoranteI Colli” di Montale (PT) dove ha potuto apprendere i fondamenti della “Buona Cucina”. Successivamente ha fatto varie e importantissime esperienze anche all’Estero, per esempio in Russia dove ha trovato l’amore: si è fidanzato con la giovane e bella Elena Elizarova che poi ha sposato nel 2014.

Il Menu del RistoranteStilnovo” è vario con scelte di Terra e di Mare, una particolare attenzione è riservata anche ai Vegetariani: si può scegliere alla Carta o seguire tre percorsi consigliati dallo Chef  denominati “LA” (2 portate), “DIVINA” (3 portate), “COMMEDIA” (4 portate) tutti con un rapporto qualità/prezzo molto favorevole.

La Carta dei Vini è super selezionata e ben assortita con particolare attenzione ai Vini Biologici, da notare anche qui il rapporto favorevole tra qualità offerta e prezzi indicati. La selezione Vini viene spesso aggiornata per offrire un miglior servizio alla Clientela .

Ma veniamo alla degustazione da me fatta poco prima di questo Natale 2021.

In Tavola il fragrante Pane della Casa: Pane Rotondo di farina di Castagne prodotto con Lievito Madre da Giulia Nencini in persona, Pane Integrale con due passaggi di lievitazione, Pane Toscano e Schiacciata all’Olio.

I Piatti sono stati accompagnati da due grandi Vini:

- “Vin Mousseux Beaufort Frères Blanc de Noirs 2016” - Blanc de Noir Brut Nature, Vin Mousseux, 100% Pinot Noir, 12% Vol., prodotto in Agricoltura Biologica e Biodinamica certificata da un’Azienda Artigiana Francese di vinificazione della Borgogna denominata Amaury Beaufort. Questa straordinaria bollicina viene realizzata con una breve macerazione sulle bucce per 12 ore senza aggiunta di solforosa, dopo la fermentazione malolattica e successivo affinamento in acciaio, rifermenta in bottiglia con metodo champenoise, rimane sui lieviti da 15 a 24 mesi, la sboccatura viene effettuata al volo (Dégorgement à la volée, un sistema molto bello da vedere, ma nell’eseguirlo richiede una grande esperienza e professionalità) e non viene effettuata nessuna filtrazione o chiarifica. Da sottolineare che il 2016 per questo Vino è stata una grande annata;

- “Celestino Pecci Brunello di Montalcino 2016” - Brunello di Montalcino Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) dell’Azienda Agricola Celestino Pecci, 100% Sangiovese, 15% Vol., viene vinificato con diraspatura e pigiatura soffice e con fermentazione alcolica 28/30°, 20 giorni di macerazione sulle bucce, l’affinamento avviene in legno per 36/40 mesi in botti di 10 e 35 hl. e in bottiglia per almeno 6 mesi, un Vino Rosso eccellente e di alto livello.

Sono state servite le seguenti portate:

- “Entrée” - Caprese Fuori Stagione - Zizzona di Battipaglia (Particolare Mozzarella di Bufala) delicatamente lavorata e ricoperta di cupola a base di pomodoro;

- “Una Delizia” - Lo Scampo;

- Petto d’Anatra marinato e affumicato al fieno, cipolle all’agro, puntarelle e “feijoa” (Feijoa Acca Sellowiana frutto tropicale originario dell’America del Sud, ma oggi coltivato anche in Italia Centrale e Meridionale, molto ricco di vitamina c);

- “Carciofritto” - Carciofo fritto adagiato su fonduta di Pecorino Toscano, vin cotto, salsa verde e pomodorini datterini conditi a crudo;

- “Più di Pasta Fagioli” - Mezze maniche soffiate, crema di fagioli borlotti, calamaro crudo marinato e il suo nero, castagne e aringa affumicata;

- Risotto in zucca confit alle erbe, blu di bufala (formaggio erborinato a pasta cruda), burro ai clementini e amaretti;

- “Piatto Vegetariano ai 5 Cavoli” - “Ma Che Cavolo” -  Cavolfiore cotto intero poi spicchiato e piastrato, cavolo romano in giardiniera, salsa di cavolo viola, insalata di crauti, chips di cavolo nero;

- Maialino soffice con crosticina croccante, purea di sedano rapa, salsa verde e salsa demi-glace;

- Millefoglie di brigidini, zenzero candito e crema alla “fava di Tonka” (semi di un enorme albero che cresce nella foresta amazzonica molto usati in pasticceria per il loro sapore particolare mandorlato/vanigliato).

Tutto veramente molto gustoso e ben presentato.

La Cucina del bravo Chef Alessio Morganti ha solide basi tradizionali, esprime grande sincerità, ottimo gusto e anche bellezza nelle presentazioni. Tutte le materie prime usate sono sempre attentamente scelte tra le migliori che il mercato possa offrire.

Tutte queste positive prerogative si ritrovano anche nelle numerose e deliziose preparazioni da asporto, anche in Vasetti, da Loro preparate come il “peposo”, la “trippa”, “l’insalata di lesso”, “il sugo di cinghiale” e moltissime altre.

Alessio in Cucina è ben supportato da Stefano Lucchesi oltreché da Niccolò Ulivi e Albana Mhilli.  

Il Servizio di Sala è stato eseguito con estrema gentilezza e professionalità dalla Maître Giulia Nencini aiutata da Giulio Bartolini e Greta Plepi.

Al RistoranteStilnovodi Pistoia, come sempre, sono rimasto molto soddisfatto dall’atmosfera del Locale, della premurosa accoglienza, dai piacevoli sapori di materie prime di eccellente qualità usate e dall’ottima Cucina.

http://www.stilnovo.restaurant/public/


Ristorante "Stilnovo" a Pistoia

Ristorante "Stilnovo" a Pistoia: Una Vista della Sala 

"Entrée"......

Lo Scampo

Petto d'Anatra......

"Carciofritto"......

"Più di Pasta e Fagioli"......

 Risotto in Zucca Confit...... 

Piatto Vegetariano ai 5 Cavoli: "Ma che Cavolo" 

Maialino......

Millefoglie di Brigidini......

Lo Chef Alessio Morganti

Gustosi Prodotti da Asporto

Niccolò Ulivi, Stefano Lucchesi e Alessio Morganti
 
Giulia Nencini e Giulio Bartolini

 Alessio Morganti, Giorgio Dracopulos e Giulia Nencini

domenica 19 settembre 2021

“MAD. JAPANESE DINING ROOM” IN CENTRO A LIVORNO: UN’INCANTEVOLE E GUSTOSA ESPERIENZA DI SINCERA CUCINA GIAPPONESE.




Martedì 20 Ottobre 2020 ha aperto in Via Leonardo Cambini 16, in centro alla bella e accogliente Citta Portuale Toscana di Livorno, un Locale estremamente interessante: “Mad. Japanese Dining Room” di Maddalena Ughi.

Le Tradizioni di quella magnifica Nazione che si chiamaGiapponesono tantissime e tutte straordinariamente affascinanti e quella della loro Cucina è una tra le più interessanti.

La Storia della Cucina Giapponese ha inizio nel periodo “Periodo Jōmon” (縄文時代  Jōmon-jidai) che va dal 10.000 a.C. fino al 300 a.C.. Un periodo temporale molto esteso in cui non sono esistiti un Popolo e una Cultura definibile in senso stretto “Jōmon”, ma piuttosto più Popoli e Culture accomunati dall'uso di certe tecniche di produzione come per esempio quella del vasellame.

Dobbiamo arrivare al VII Secolo con l’inizio della Dinastia Yamato (Dinastia Imperiale Giapponese da cui discende anche l’attuale Imperatore Naruhito) e con l’affermarsi della Religione Buddhista (iniziata ufficialmente in Giappone nel 538 d.C.) per arrivare a un’idea ben definita e generalizzata di “Cucina”.

La “Cucina Tradizionale” viene chiamata in Lingua Giapponese “Nihon-ryōri” (日本料理) o “Washoku” (和食). Tali termini servono per identificare la Cucina precedente al “Periodo Meiji” (23 Ottobre 1868 - 30 Luglio 1912), in contrapposizione alla Cucina “Yōshoku” (洋食 “Cucina Occidentale Importata”) diffusasi nel Paese Nipponico in seguito all'abolizione del “Periodo di Sakoku” (“Paese chiuso”, dal 1641 al 1853).

La CucinaWashoku”, ovvero “L’Arte della Cucina Tradizionale Giapponese” nel 2013 è stata insignita del titolo di “Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO”, in riconoscimento degli “straordinari costumi socio-culinari” che si tramandano in Giappone da Secoli e per essere una delle Cucine più bilanciate e salutari del Mondo. La CucinaWashoku” ha quattro caratteristiche fondamentali: stagionalità, ingredienti, equilibrio ed estetica.

Ingrediente principale della Cucina Giapponese è il riso, fondamentale anche l’acqua (di alta qualità) sia per bollire e sia per fare il brodo, ma sono diffusi anche pasta, pesce, verdure e legumi, conditi solitamente con le varie spezie locali. La carne è meno usata ma in molti casi è ottima. I piatti più comuni sono “Sushi”, “Sashimi”, “Ramen”, “Udon”, “Soba”, oltre a diverse altre preparazioni a base di “Tofu” (Caglio di semi di Soia) e “Nattō” (ottenuto dalla fermentazione dei Fagioli di Soia). Non manca un’importante varietà di Dolci (Wagashi). Tra le bevande sono molto diffusi il “Sake” e il “ Verde”. 

Una delle preparazioni più tipiche e interessanti è sicuramente il “Ramen” la mitica Zuppa in cui si immergono le omonime Tagliatelle di Tipo Cinese (“ramenラーメン) denominate anche “Chuka Soba” (Soba Cinese), solide e corpose, di colore ancora più giallo quando, nell’impasto di farina di frumento, sale, acqua e “Kansui” (acqua minerale alcalina), vengono aggiunte le uova. Queste Tagliatelle possono essere fresche o secche, lisce o arricciate. La Zuppa è di brodo ristretto di pollo o maiale con inseriti molti altri ingredienti e ne esistono una miriade di varianti a seconda delle specifiche Tradizioni Territoriali. La “Zuppa Ramen”, nelle versioni di più alta qualità, è diventata praticamente “un’opera d’arte” che viene preparata nei migliori Locali specializzati denominati “Ramen-ya”.

Un’altra particolarità molto comune della Cucina Giapponese che trovo estremamente coreografica e piacevole è il “Bentō” (弁当): un vassoio contenitore con o senza coperchio, di varie forme e materiali, adibito a servire un pasto, in singola porzione, preparato in casa o all'aperto. La parola “bentō” deriva dal termine “便當” (biàndāng, conveniente), termine dialettale della Dinastia Cinese Meridionale Song (960 - 1276), poi arrivato in Giappone.

Il “bentō” è un pranzo preconfezionato, viene dato ai bambini per portarlo a scuola e agli adulti per l’ufficio, ma è anche usato nei picnic e nelle feste, per questo deve essere comodo e pratico da trasportare e mangiare. La “scatola da bentō” è dotata di divisori interni atti a separare cibi differenti e per trasportarla viene avvolta in un pezzo di carta, di tessuto o in borse speciali insieme alle bacchette ( hashi); il risultato è un pacchettino esteticamente gradevole.

Le “scatole bentō” hanno la possibilità di essere personalizzate, sono di vari materiali e dimensioni, alcune hanno uno scompartimento termico che contiene riso caldo o “miso” (condimento derivato dai semi della soia gialla).

Esistono moltissime varietà dibentō”, con denominazioni diverse date dal contenuto, il “Makunōchi Bentō” (幕の内弁当), per esempio, è uno stile classico di “bentō” con riso, “ume” (prugna Giapponese che sottaceto diventa “umeboshi”), una fetta di salmone alla griglia, un uovo e anche altro.

In Giappone non esiste il concetto di “primo piatto”, “secondo”, “contorno” e “frutta”; di solito in tavola vengono portati contemporaneamente tutti i cibi scelti, che vengono consumati senza un ordine prestabilito.

Due straordinarie preparazioni come il “Ramen” e il “Bentō” oggi le potete piacevolmente degustare anche a Livorno proprio al “Mad. Japanese Dining Room” di Maddalena Ughi.

Maddalena è nata a Livorno 8 minuti alle 8 dell’8 Ottobre 1973 (“888” nella numerologia Orientale ha il significato di “tripla fortuna” rafforzando il carattere propizio che rappresenta la cifra “8”). Cresciuta in una Famiglia affiatata e felice, circondata non solo dai suoi Genitori ma anche da sua Sorella, da Cugini e Zii, è vissuta in un ambiente nel quale ha potuto sperimentare le prime decisioni di vita con molta serenità. Dopo le Scuole dell’Obbligo e le Superiori ha frequentato qualche anno di Università ma poi ha dato priorità alla Famiglia. Nel 1995 si è sposata con Paolo e dalla loro unione, nel 1999, è nata la prima Figlia Claudia.

Separatasi poi da Paolo, ha conosciuto Giacomo e con Lui, attuale Marito e amore della sua vita, ha avuto il suo secondo Figlio, Andrea, che oggi ha 13 anni.

Durante questo periodo, dopo aver chiuso 3 Negozi di abbigliamento gestiti per molti anni  a Castiglioncello (LI), in un momento di assoluta libertà è nata la sua passione per laCucina Giapponese”. Una sera, per caso, ha avuto il piacere di assaggiare in un Locale di Castiglioncello il buonissimo “sushi” preparato da un espertissimo Sushi-chef Internazionale, il Cileno Francisco Cortés Molina (mio carissimo Amico): per Maddalena quei sapori eccezionali sono stati una folgorazione.

Dopo essere riuscita, facendo parecchie pressioni, a convincere Francisco Cortés a farle un breve “Corso di Sushi”, Maddalena ha iniziato il suo impegnativo percorso nel “Mondo della Cucina Giapponese”, dei suoi fascinosi riti e della sua complessa Cultura. Un mondo molto avvincente ma solitamente poco accessibile alle donne: in Giappone sono pochissimi i Ristoranti con Sushi-chef femminili e fino a pochi anni fa era impensabile per una donna percorrere questa carriera. Ma questo non ha assolutamente fermato Maddalena che ha solo avuto bisogno di studiare una diversa strategia per farsi accettare e dimostrare il suo autentico interesse e la sua grande volontà di apprendere.

Fondamentali per Lei sono stati alcuni grandi Esperti che l’hanno accompagnata in questo percorso di approfondimento e studio come il bravo Lorenzo Ferraboschi e la sua splendida Moglie Maiko Takashima, ideatori di alcuni tra i progetti più importanti in Italia legati al Giappone. Grazie a loro nel 2016 Maddalena Ughi è diventata Sake Sommelier”.

Maddalena poi ha accuratamente approfondito lo studio del “riso” l’ingrediente principe della Cucina Giapponese. In collaborazione con Massimo Biloni, fondatore dell’IstitutoItalian Rice Experiment Station” (IRES), si è dedicata alla ricerca per l’ottenimento di un tipo di riso  con una resa maggiore in termini di consistenza e qualità facendo particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, un tema molto importante e sentito. 

Massimo Biloni partecipa anche al Gruppo AcquaVerdeRiso con il quale Maddalena, nel 2018, è  diventata anche “Sommelier del Riso”. Un percorso che nel 2020 ha fatto fare a tutto il suo Staff perché potesse approfondire la conoscenza del prodotto alla base del loro lavoro. Nel 2017, grazie a una delle Docenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cuneo) e il Centro Studi Assaggiatori, Maddalena Ughi  è diventata ancheGiudice del Gusto”.

Dopo le prime esperienze Maddalena ha iniziato a organizzare Eventi a Tema, Pranzi e Cene non solo per parenti e amici, riscuotendo moltissimo successo: la “Buona Cucina Giapponesele veniva facile e naturale. Poi dopo tanto studio e sperimentazione la sua fama si è diffusa e si è ritrovata ad aprire a Livorno il 20 Ottobre 2020, insieme a suo Cugino l’Imprenditore Giovanni Sambaldi, il nuovo LocaleMad. Japanese Dining Room”.

Maddalena Ughi, pur avendo il suo Locale, viene ancora costantemente invitata in famosi RistorantiStellati” per speciali seratesushi” e tiene periodicamente dei Corsi per coloro che vogliono apprendere i pilastri delle sue speciali preparazioni.

Il “Mad. Japanese Dining Room” a Livorno, pur di piccole dimensioni, è molto accogliente grazie all’ampio e classico bancone Giapponese di servizio con gli sgabelli; durante la buona stagione si possono utilizzare anche alcuni tavoli esterni.

Sono andato al “Mad.” e le positive aspettative sono state nettamente superate da ciò che mi è stato servito, tutto decisamente molto buono, preparato con materie prime di eccellenza, moltissima esperienza e cura.

Molto interessante la Carta dei Vini e quella dei Sake.

Ho chiesto a Maddalena Ughi che tipo di “sushi” fosse il suo e Lei mi ha risposto: “Amo definire il mio un sushi al femminile perché  più leggero, i chicchi hanno una minore densità grazie ad una lavorazione attenta ai suoni e colori del riso. Un’attenzione che definirei quasi emotiva e in questo noi donne abbiamo una sensibilità sicuramente più sviluppata degli uomini. Ne’ peggiore ne’ migliore, diversa. Inoltre amo presentare i miei piatti con una grandissima cura dei particolari; ecco perché nel mio Locale la Brigata di Cucina è tutta al femminile, volevo che ogni preparazione avesse questa connotazione, quest’attenzione emotiva”.

La Maddalena Ughi che ho incontrato è il risultato di un gioco di vari ingredienti che si sono ben equilibrati tra loro nel corso del tempo e che oggi la rendono una donna estremamente  orgogliosa dell’ottimo  risultato raggiunto. Ogni esperienza ha contribuito ad accrescere il suo sapere, affinato la sua abilità, le ha dato sicurezza e ha fatto sbocciare quella bravissimaSushi-chef” che si nascondeva in Lei

Il nuovoMad. Japanese Dining Roomdi Livorno di Maddalena Ughi è assolutamente imperdibile se si vuole provare un’incantevole e gustosa esperienza di sincera Cucina Giapponese.

https://madfood.it/


"Mad. Japanese Dining Room" (Foto Nicola Ughi e Anna Del Debbio)

 Il Bancone (Foto Nicola Ughi e Anna Del Debbio)

"Ramen" (Foto Nicola Ughi e Anna Del Debbio)

"Makunōchi Bentō" (Foto Nicola Ughi e Anna Del Debbio)

Il Fascino (Foto Nicola Ughi e Anna Del Debbio)

La Tecnica (Foto Nicola Ughi e Anna Del Debbio)

La Cura dei Particolari (Foto Nicola Ughi e Anna Del Debbio)

"Gyoza" (Foto Nicola Ughi e Anna Del Debbio)

La Brigata di Cucina (Foto Nicola Ughi e Anna Del Debbio)

"Mad." a Livorno: "Sushi" (Foto Nicola Ughi e Anna Del Debbio)
 
Maddalena Ughi e lo Staff (Foto Nicola Ughi e Anna Del Debbio)