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giovedì 22 agosto 2024

CHÂTEAU GALOUPET PRESENTA LO “CHÂTEAU GALOUPET CRU CLASSE ROSÉ 2023”, LA PRIMA ANNATA CERTIFICATA BIOLOGICA.



Una delle Regioni più antiche e Storiche della Francia è la Provenza, oggi forma gran parte della Regione Amministrativa denominata “Provenza-Alpi-Costa Azzurra”. Un magnifico Territorio che si estende dalla riva sinistra del basso Fiume Rodano a Ovest, fin quasi all'attuale confine con l'Italia a Est, delimitato a Sud dal Mar Mediterraneo.

La “Provenza Storica” oggi non costituisce un'unità geografica ben definita, ma si scinde in Regioni diverse per natura del suolo e morfologia, tuttavia si possono distinguere in essa tre unità fisiche principali: l'Alta Provenza (o Provenza Calcarea), la Provenza Cristallina e la Bassa Provenza.

Anche la morfologia Provenzale si diversifica in tre diverse tipologie: le “Zone Pianeggianti”, come per esempio il territorio del Comune di Crau (ubicato a circa 5 km. dal Mare) e la Camargue che è una zona umida a sud della Città di Arles, con i suoi 930 km² è il più grande delta fluviale dell'Europa Occidentale formato per un terzo da laghi e paludi; la “Zona Litoranea”, universalmente nota come “Costa Azzurra”, che si estende da Marsiglia sino al confine con l'Italia; la “Zona Interna” Prealpina e Alpina. 

La Provenza è battuta dal forte vento invernale proveniente da nord a sud chiamato “Mistral”, risultante dalla differenza di pressione fra le zone interne più fredde e la zona Mediterranea più calda.

Le Città Provenzali più importanti sono Aix, Marsiglia, Arles, Nizza, Avignone e Tolone.

La Provenza (insieme all’altra Regione Storica denominata Linguadoca) è l'unica Regione Francese colonizzata dagli antichi Greci e in assoluto quella che subì più intensamente il processo di assimilazione nell’Impero Romano: la Romanizzazione iniziò dalla seconda metà del II Secolo a.C. e si protrasse per ben seicento anni. Durante il Medioevo in Provenza crebbe una civiltà raffinata, che si irradiò in gran parte d'Europa e che arrivò al suo culmine a cavallo fra il XII e il XIII Secolo. Una importanza tale da essere spesso citata da molti autori, come ad esempio Dante Alighieri nella sua mitica “Divina Commedia”.

La Provenza è ricca di positività, a partire dal suo clima mite, che la rendono una meta turistica di primaria importanza, soprattutto lungo la costa. L’agricoltura, praticata nelle zone pianeggianti, vede ricche coltivazioni di riso (lungo il Delta del Rodano), di frumento, di oliveti, di agrumeti, di vigne, e di molte varietà di piante aromatiche tra cui la lavanda, tradizionalmente coltivata in gran parte del territorio, per l'industria cosmetica. Altre grandi attrattive Provenzali sono le Città d'Arte, la Cucina Tradizionale e la produzione Vitivinicola.

Molto probabilmente furono gli antichi Greci a introdurre in Provenza la coltivazione della vite, a partire dall’odierna Marsiglia (“Massilia” per i Greci che la fondarono), ma furono i Romani che successivamente svilupparono notevolmente tale attività. La Provenza attraverso i Secoli ha subito varie dominazioni che hanno influenzato profondamente anche la viticoltura. Nel periodo in cui parte di questo territorio fu sotto il Regno di Sardegna (fino alla metà del 1800) l’influenza della tradizione vitivinicola Italiana ebbe notevole importanza.

Il clima decisamente Mediterraneo, con temperature estive molto elevate e il già citato vento “Mistral”, un vento di terra che contribuisce assieme alla brezza marina a mitigare gli effetti dell’aria troppo secca, creano in Provenza le condizioni ideali per lo sviluppo dei vigneti.

Il sistema di più alta qualità dei Vini l’A.O.C. (Appellation d’Origine Contrôlée) in vigore in Francia prevede per la Provenza sette Zone di Denominazione: Bandol, Bellet, Cassis, Coteaux d’Aix-En-Provence et Les Baux-De-Provence, Coteaux Varois, Palette e Côtes de Provence.

La DenominazioneCôtes de Provence”, la più estesa delle sette (circa 18.000 ettari) con l’80% dei Vigneti della Regione, parte dalla Città di Tolone fino a Saint-Tropez e comprende aree diverse tra loro, sia come tipologie di suoli sia come condizioni climatiche, nel territorio costiero e nell’entroterra. In maggioranza la produzione è di Vini Rosati (con Uve di Vitigni Cinsaut, Tibouren, Grenache Noir), ma si producono anche Vini Rossi (da Uve di Cabernet Sauvignon, Cinsaut, Grenache Noir, Mourvèdre, Syrah), e i Vini Bianchi (da Uve Clairette,  Sémillon, Ugni Blanc, Rolle) che sono decisamente una produzione minore.

Oggi Vi parlerò proprio di un Vino Rosato che proviene dalla DenominazioneCôtes de Provenceed è prodotto dalloChâteau Galoupet”.

L’Azienda Château Galoupet è ubicata nella bella campagna del Comune di La Londe-les-Maures a circa 4 Km. dal Mare e 4 Km dall’abitato del Comune stesso.

La Londe-les-Maures” è un elegante Comune (circa 11.500 abitanti) del Dipartimento del Var sulla Costa Azzurra, rientra nella giovane (creata nel 2010) “Communauté de Communes Méditerranée Porte des Maures”. Un’autentica Località costiera a misura d’uomo La Londe-les-Maures che offre una vasta gamma di sistemazioni e un’ampia varietà di attività commerciali, è molto conosciuta per le sue spiagge, per il suo campo da golf e per il suo porto turistico tra i più grandi in termini di capacità di accoglienza della zona (1200 posti barca).

Château Galoupetdal 1955 è una delle diciotto Aziende classificateCru Classé de Provencee per la sua produzione ha laDenominazione Côtes-de-Provence AOC”. Una bellissima e verdeggiante Tenuta con 77 Ettari di boschi protetti e 69 Ettari di Vigneti.

Lo “Château Galoupet è stato acquisito nel 2019 da “LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton SE” (abitualmente accorciata in LVMH) una Multinazionale Francese con Sede a Parigi proprietaria di oltre settanta notissimi e importanti marchi divisi in Aziende di alta moda, di orologi, di gioielli, di editoria, di distribuzione, di alberghi di lusso, di vini e distillati. L’acquisizione di “Château Galoupet”, primo Cru Classé del portafoglio, è avvenuta al fine di creare Vini che siano autentiche espressioni di un Terroir d’eccezione nel massimo rispetto dell’ambiente.

Dal 2019, grazie al personale Aziendale supportato da un gruppo di esperti, allo Château Galoupet è iniziato un attento processo di rigenerazione della Tenuta che ha portato, nel mese di Maggio 2023, a ottenere la “Certificazione Biologica”. All’interno dell’ecosistema di Château Galoupet, tra vigneti e boschi protetti, la natura prospera rigogliosa e ricopre un ruolo fondamentale per l’ambiente. La flora e la fauna variegate che circondano le vigne agiscono come un vero e proprio filtro in grado di proteggere le viti dai cambiamenti ambientali, soprattutto dal caldo intenso e dai venti forti. Inoltre, l’azione degli insetti contro i parassiti permette di evitare un intervento troppo massiccio da parte dell’uomo e l’utilizzo di prodotti chimici.
Château Galoupet rispetta le pratiche sostenibili, quali l’agroforestazione e la coltura di copertura, per favorire la rigenerazione del suolo.

Allo Château Galoupet c’è un ecosistema decisamente speciale, per esempio è uno dei 12 luoghi di fecondazione delle api regine nel Mondo e ci vivono una dozzina di specie diverse di pipistrelli incluse alcune tra la più rare d’Europa. La Tenuta vuole essere un vero santuario della biodiversità, un modello di pratiche biologiche e ambientali per il settore enologico. 

In questa caldissima Estate 2024 lo Château Galoupet dal Mese di Luglio ha aperto i suoi cancelli al pubblico. L’apertura è stata attuata contemporaneamente all’inaugurazione della nuova Boutique/caffè, in Località Saint Nicolas (La Londe-les-Maures), che gode di una magnifica vista panoramica sul Mediterraneo. Nella Boutique oltre all’acquisto delle diverse annate dei loro rosé, è possibile trovare anche souvenir e altri prodotti dello Château, tra cui il buonissimo miele prodotto dalle api ospitate nei 200 alveari della Tenuta.

Allo Château Galoupet dopo le prime due annate, 2021 e 2022, di “Château Galoupet Cru Classé Rosé Millesimato” prodotte nel periodo di conversione biologica è stato finalmente messo in commercio lo “Château Galoupet Cru Classé Rosé 2023il primo Vino Certificato Biologico.

Le condizioni climatiche dell’annata 2023 sono state particolarmente complesse, caratterizzate da una persistente assenza di precipitazioni e da temperature alte, ben al di sopra della media stagionale, che hanno portato ad anticipare la vendemmia nel mese di Agosto. Le rese sono state dunque basse ma con una qualità elevata di uve dagli aromi concentrati. Lo “Château Galoupet Cru Classé Rosé 2023” testimonia l’accurata arte, la meticolosa maestria artigianale nel comporre un blend preciso di sei varietà di uve tutte di proprietà: Grenache 52% - Tibouren 16% - Syrah 14% - Rolle 15% - Cinsault insieme a Sémillon 3%.

Grazie alla scrupolosa gestione di 41 appezzamenti coltivati con metodo biologico e all'attenta vinificazione per circa 5 mesi in tini e demi-muid da 600 litri (50% nuove e 50% di un anno), la Tenuta garantisce l'espressione più precisa di ogni singola varietà di uva e di ogni appezzamento.

Lo “Château Galoupet Cru Classé Rosé 2023 Côtes de Provence AOC, 14% Vol, ha una bottiglia di vetro ambrato realizzata con l’80% di vetro riciclato e del peso di soli 499 grammi (contro una media di 770 grammi). Un Vino elaborato in Azienda al 100%, a partire da uve della tenuta, in ciascuna fase della sua creazione, il tutto verificabile grazie al Codice QR sull’Etichetta.

Lo “Château Galoupet Cru Classé Rosé 2023” è un Vino complesso, assolutamente piacevole e intrigante dai profumi ricchi di frutta bianca e agrumi, in bocca è rotondo, vellutato e con un’ampia struttura, il retrogusto è accompagnato da sinceri sentori minerali. Un Vino Rosé dal notevole potenziale di invecchiamento che offre infinite possibilità di abbinamento con il cibo.

LoChâteau Galoupet Cru Classé Rosé 2023”, laPrima Annata Certificata Biologica è un’espressione assolutamente sincera del particolare terroir di Château Galoupet magicamente ubicato nel cuore dellaProvenza Cristallina" e accarezzato dalla brezza marina Mediterranea.

https://www.lvmh.com/it/le-nostre-maison/vini-e-alcolici/chateau-galoupet


"Château Galoupet": Una Vista delle Vigne... (Foto CG)  

Un Vino Complesso e Assolutamente Piacevole... (Foto CG)

Un Vino dalla Infinite Possibilità di Abbinamento... (Foto CG)

Un Grande Vino... (Foto CG)

"Château Galoupet": Il Miele (Foto CG)

"Cru Classé Rosé 2023": Prima Annata Certificata Biologica (Foto CG)

mercoledì 28 giugno 2023

“ALEX CIBI E VINI” A MARINA DI PIETRASANTA (LU): SPECIALE ACCOGLIENZA, OTTIMA CUCINA E GRANDI VINI.



In Provincia di Lucca c’è un antico Comune Toscano di origine Medioevale che risale alla metà del XIII Secolo (oggi ha circa 25.000 abitanti) denominato Pietrasanta.

Oltre a essere il Capoluogo della Versilia (in senso stretto la parte Nord-occidentale della Provincia Lucchese adagiata sul Mare) è una vera e propria Città d’Arte. Ciò deriva sia dal suggestivo Centro Storico, ricco d’importanti, antichi e bellissimi monumenti mantenuti nelle migliori condizioni, sia perché è diventato un polo d’attrazione per Artisti provenienti da tutte le parti del Mondo, essendo da secoli un centro famoso per la lavorazione del marmo e del bronzo.

Il Comune ha 15 Frazioni, la più conosciuta è Marina di Pietrasanta ubicata a circa 3,5 Km. dal Centro di Pietrasanta. Marina di Pietrasanta si allunga con la sua spiaggia di sabbia finissima, per circa 5 Km., adagiata sull’accogliente Costa Versiliese e si divide tra i forti sentori di salsedine e gli inebrianti profumi e aromi mediterranei provenienti dal bosco che l’abbraccia vicinissimo all’arenile. E che dire dell’ulteriore fantastica cornice delle Alpi Apuane che, con le loro frastagliate vette, la dominano alle spalle? Una Località, Marina di Pietrasanta, sorta come meta turistica nei primissimi anni del 1900.

Fino al 1880 tutta la Versilia era una distesa di terre paludose e selvagge (una parte di quella vasta area acquitrinosa che gli antichi Romani chiamavano “Fosse Papiriane”), praticamente disabitate, dove al massimo ci si poteva cacciare e pescare.  Ma dopo le bonifiche queste terre fecero presto, grazie anche alla frequentazione di personaggi famosi come Gabriele D’Annunzio, ospitati in magnifiche strutture come “Villa La Versiliana”, a diventare una famosa zona turistica.

Marina di Pietrasanta, in seguito, divenne un’accogliente Località Balneare, grazie anche al notevole impulso datole dalla mobilità agevolata creatasi con la romanticissima, comoda e, per quei tempi moderna, “Tranvia Litoranea” (elettrificata e a scartamento ordinario) che, dal 1914, collegava Forte dei Marmi, Marina di Pietrasanta, Pietrasanta con Viareggio. Purtroppo la Tranvia, dopo i danni subiti dai bombardamenti indiscriminati degli “alleati” e dal passaggio del fronte, nel 1944, non è stata più ripristinata.

Successivamente alla Seconda Guerra Mondiale (1939 - 1945) arrivarono gli Anni ’60, che sono stati il decennio del “boom economico Italiano”, e personaggi straordinari come Nevio Franceschi, Oliviero Comparini e Sergio Bernardini hanno dato lustro e fama Internazionale ai circa 20 chilometri di bellissima Costa sabbiosa e panoramicissima Strada Litoranea che attraverso un percorso straordinario parte da sud di Viareggio, attraversa il Centro della Versilia e arriva a Nord di Marina di Massa.

Nevio Franceschi, uno dei due Figli di Achille Franceschi che fondò nel 1929La Capannina” di Forte dei Marmi (LU), portò il Locale di Famiglia a livelli di notorietà planetaria. Oliviero Comparini, che mi ha onorato della sua amicizia, reduce dagli incredibili successi di Roma dove aveva un Locale denominatoClub 84”, uno dei pilastri della “Dolce Vita” di Via Veneto, acquistò a metà degli Anni ’50 una grande Villa in Località Ronchi a Marina di Massa (MS), dal Ministro dei Trasporti di allora Armando Angelini, creando uno dei Locali più esclusivi del Mondo, tempio della musica e della serate vip, con una grandissima e curatissima pineta, piscine e ristorante, il Night ClubOliviero”. Sergio Bernardini (1925 - 1993) geniale impresario fondò nel 1955 in Località Focette un Locale diventato mitico laBussola” che gestì per 15 anni portando a Marina di Pietrasanta i più grandi nomi Internazionali della Canzone e dello Spettacolo di allora

Oggi Marina di Pietrasanta è famosa nel Mondo grazie al suo clima gradevole, alle moltissime e confortevoli strutture di accoglienza (naturali, ristorative, alberghiere, ludiche e balneari) che ne fanno una meta particolarmente ambita.

Proprio a Marina di Pietrasanta, in Località Tonfano, in Viale Versilia al Civico 159 (parallela del Lungomare, in angolo con Via Tagliamento) circa due decenni fa il Versiliese Alessandro Tognetti, aprì, in una Palazzina in stile coloniale dei primi del ‘900, il Ristorante EnotecaAlex Cibi e Vini”. Negli anni il Locale è stato un sicuro punto di riferimento della Ristorazione Versiliese, dal 24 Gennaio 2020 la Proprietà è passata a Simone Pancetti.

Simone è nato a Pietrasanta il 23 Giugno 1976, da una Famiglia che non aveva legami con la Ristorazione e alle Superiori si diplomò all’Istituto Tecnico Commerciale di Pietrasanta. Successivamente iniziò a lavorare in Sala in alcuni Locali Versiliesi e qui ebbe la grande fortuna di conoscere un mitico Ristoratore e un grande esperto di Vini come Fernando Becagli che gli fece da Maestro introducendolo in quel “mondo vitivinicolo” a cui presto Simone si appassionò.

Negli anni successivi oltre a lavorare in Versilia Simone per un anno si trasferì in Inghilterra a Londra per perfezionare la lingua Inglese e tornato in Italia per circa due anni ha lavorato come Barman in importanti Locali a Marina di Pietrasanta. Dal 2002 al 2005 ha fatto una grande esperienza alla famosissima EnotecaMarcucci” di Pietrasanta e poi altri due anni in un Wine Bar a Tonfano. Nel 2009 è arrivato da “Alex” diventando responsabile Vini: una grande passione che lo ha portato a Diplomarsi Sommelier A.I.S. nel 2011.

Per diversi anni Simone Pancetti ha validamente affiancato Alessandro Tognetti fino a giungere, come già accennato, al Gennaio 2020 a rilevare l’attività. Purtroppo il momento non è stato inizialmente favorevole visto le enormi difficoltà e le limitazioni dovute allo scoppio della pandemia ma Simone con grande sacrificio e forza di volontà è riuscito a superare tutti gli ostacoli.

Da subito Simone Pancetti ha voluto al suo fianco come Chef Executive il bravo Gabriele Polonia.

Gabriele è nato, il 27 Gennaio 1986, all’Ospedale di Pisa, ma è Livornese. La sua Famiglia è sempre stata nel campo alimentare. Infatti, Babbo Doriano ha una macelleria che negli anni si è attrezzata e specializzata anche nei prodotti cotti. Inizialmente Gabriele, pur aiutando, in età scolastica, nell’attività di Famiglia, aveva espresso l’intenzione di fare il pilota di aerei, per tale motivo ha frequentato e si è diplomato Perito Aeronautico all’Istituto Tecnico IndustrialeLeonardo Da Vinci” di Pisa. Successivamente alcune vicissitudini lo portarono a iniziare un lavoro da impiegato, come contabile. Ma questo tipo di vita non era per lui e Gabriele preferì tornare a tempo pieno ad aiutare suo padre appassionandosi sempre di più alla gastronomia.

Un’Azienda, la “Tec-Al”, che si occupa della commercializzazione di spezie e aromi, lo notò e lo assunse per pubblicizzare e portare per la Toscana i suoi prodotti, tramite dei veri e propri Show-cooking. Dopo questa esperienza Gabriele ha aperto, nel 2011, con suo Padre, un Locale a Livorno, Zona Coteto, “Il Bottegaio”. All’inizio solo piatti freddi di qualità, poi anche preparazioni semplici cucinate, come delle ottime tagliate di carne. Il Locale è diventato in poco tempo un punto di riferimento del mangiare bene. Nel Luglio del 2016, al numero Civico 46 di Corso Amedeo a Livorno, Gabriele Polonia ha aperto il suo Ristorante che da subito ha riscosso un notevole successo: l’Osteria Momè. Negli anni successivi Gabriele prima di arrivare da “Alex” ha lavorato nelle Cucine di Ristoranti molto importanti e famosi come quello del Borgo Fortificato delCastello di Gargonza” (AR), il “Maitó” di Forte dei Marmi (LU) o la “Bussola” di Focette (LU).

Eccoci giunti alla mia recente visita daAlex Cibi e Vinidi Marina di Pietrasanta.

Il Locale, a pochi passi dal mare, è molto accogliente grazie alla grande Sala a cui si accede attraverso la prima Saletta/Ingresso con il Bancone Bar, letteralmente piena di bottiglie di Vino, alla grande tettoia esterna che ombreggia altri tavoli e al verdeggiante giardino. L’arredamento è elegantemente “etnico/coloniale”. Un locale raffinato, molto confortevole, raccolto e protetto da grandi tende, un Locale che da subito mette a proprio agio. 

Il Menu alla Carta offre un’ampia scelta di piatti, prevalentemente di Mare, ci sono poi anche tre Percorsi Consigliati con un rapporto qualità/prezzo molto interessante: “I Nostri Classici”, “Profumo di Terra” e “Tradizione in Evoluzione”. La Carta dei Vini è imponente circa 500 selezionatissime Etichette Nazionali e Internazionali.

La degustazione da me fatta è stata accompagnata da un grande Champagne, una rara bottiglia da stappare solo per le grandi occasioni: - “Krug Clos du Mesnil 1990” - Denominazione Champagne A.O.C., Brut Blanc de Blancs, Cuvée Monocru/Monocépage 100% Chardonnay, 12% Vol., di questa annata sono state realizzale dalla Maison Krug, fondata nel 1843, soltanto 16.417 Bottiglie da 0,75 e 298 Magnum.

In tavola un buonissimo burro alle acciughe e il fragrante Pane della Casa nelle varie tipologie: Focaccia Genovese all’Olio Extra Vergine di Oliva (Leccino e Frantoio); Grissini stirati a mano a lievito morto (inattivo) con fiocchi di sale di Maldon (particolare sale marino Inglese); Pane a lenta lievitazione con acqua di mare e miele della Lunigiana.

Sul “miele della Lunigiana” usato devo fare una precisazione, infatti proviene da un produttore strettamente legato al Locale, è Daniele Pancetti (classe 1979), fratello del titolare Simone, che dopo aver raggiunto grandi traguardi in campo del marketing e della pubblicità vincendo anche il “Leone d’Oro” (Oscar della Pubblicità) a Cannes in Francia, ha deciso di ritirarsi in una proprietà della Famiglia, ubicata in quel magnifico territorio sul confine tra Liguria e Toscana denominato Lunigiana, dove si è dedicato all’Apicoltura.

Sono state servite le seguenti portate:

- “Amuse-bouches” - Gambero croccante in pasta kataifi (pasta fillo a base di farina e acqua) su crema di avocado - Tartelletta con maionese alla liquirizia e crema di patate agli agrumi - Parmigiana croccante di melanzane con gel di fondo bruno;

- Capesante brasate su variazione di sedano e mela verde;

- Triglia di scoglio farcita, la sua riduzione alla Livornese e pappa al pomodoro caramellata;

- Morbido di vitella (lingua), schiuma di salsa verde e lampone;

- Cappellacci, di pasta fresca fatta in casa, ripieni di pesce bianco su consommé di crostacei e ginger;

- Spaghetti alla chitarra, fatti in casa, risottati in compressione di cacciucco;

- Filetto di pescato, spuma di patate, pomodori confit, capperi e polvere di olive;

- Rombo, frutti di mare, beurre blanc (salsa calda di burro emulsionato con aceto e vino bianco), riso di rombo e verdure croccanti;

- Piccione, nocciole e lampone;

- “Meringata Tropicale” - Semifreddo - Mango, frutto della passione, cake al limone, panna e meringhe croccanti;

- “Piccola Pasticceria della Casa” - Rosetta del deserto - Cantuccini al miele della Lunigiana - Tartelletta con mousse al limone. 

La Carta dei Dolci ha un’interessante particolarità, i dolci indicati sono stati ideati e personalizzati per il Ristorante stesso grazie alla collaborazione tra lo Chef Gabriele Polonia e la mitica e bravissima Pasticciera Loretta Fanella (super premiatissima a livello Nazionale e Internazionale) che poi li realizza nel suo Laboratorio di Livorno.   

Sono rimasto molto soddisfatto di tutte le preparazioni che ho degustato trovandole molto buone e ben presentate.

Il bravo e appassionato Chef Gabriele Polonia in Cucina è supportato da una Brigata giovane ed efficiente composta dal Sous-chef Ebrima Saidy, dai Capi Partita Francesco Verdino e Moises Medina oltre a Michele Gentina (Aiuto Antipasti) e Natasha Rizzo (Plonger). Il Servizio di Sala è stato svolto con professionalità e gentilezza, sotto la supervisione di Simone Pancetti, da una altrettanto giovane Brigata, guidata dal Maître/Sommelier Matteo Gaspari, formata da Aurora Tognini, Luis Bezaida, Beatrice Pellegrini, Alan Cavani, Giulia Rosi, Federica Poli e Sofia Bigicchi.

DaAlex Cibi e Vinia Marina di Pietrasanta (LU) ho trovato una speciale accoglienza, dell’ottima cucina e la possibilità di degustare grandi vini.

https://www.ristorantealex.eu/


"Alex Cibi e Vini" a Marina di Pietrasanta (LU)

Una Vista della Sala

Gabriele Polonia, Simone Pancetti e Giorgio Dracopulos

"Pane e Burro".....

"Amuse-bouches".....

Capesante.....

Triglia..... (Foto Alex)

Morbido di Vitella.....

Cappellacci.....

Spaghetti alla Chitarra in Compressione di Cacciucco

Filetto di Pescato.....

Rombo.....

Piccione.....

"Meringata Tropicale".....

"Piccola Pasticceria della Casa".....

Gabriele Polonia e la Brigata di Cucina
 
Simone Pancetti, Matteo Gaspari e Parte della Brigata di Sala

sabato 21 gennaio 2023

“SIENA, LA GRANDE DOLCEZZA” IL NUOVO GOLOSISSIMO E DIVERTENTE LIBRO DI STEFANIA PIANIGIANI.



Un’antica Colonia Romana, fondata probabilmente su un precedente sito Etrusco, all’Epoca dell’Imperatore Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto (63 a.C. - 14 d.C.), è oggi quella straordinaria e meravigliosa Città, immersa nel verdeggiante e collinare paesaggio dell’interno della Toscana, che porta il nome di Siena. La Città è conosciuta in tutto il Mondo per il suo grande patrimonio artistico e culturale, tanto che il suo Centro Storico Medievale è stato riconosciuto nel 1995Patrimonio dell’Umanità” dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (U.N.E.S.C.O.).

Cuore pulsante del Capoluogo è la bellissima Piazza del Campo dove, due volte l’anno, il 2 Luglio e il 16 Agosto, si svolge una della Manifestazioni più coinvolgenti della Tradizione Italiana: il Palio di Siena. Una corsa adrenalinica, molto sentita dai Senesi, dove i cavalli con i fantini che montano a pelo (senza sella) si sfidano per portare al successo la Contrada che rappresentano.

A Siena i piaceri della tavola sono di Casa dato che la ricchissima Cucinadel Territorio ha una lunga storia che ne ha formato la solidissima e gustosissima Tradizione anche dolciaria.   

Dietro a una semplice parola come “Dolce” c’è una lunga storia e un mondo fatto di prodotti, profondamente diversi tra di loro, accomunati esclusivamente dal sapore “dolce”, ottenuto con vari tipi di dolcificanti (zucchero, miele e altri edulcoranti). I “dolci” non hanno una specifica data di nascita ma sono conosciuti da millenni. Il primo cibo dolce, portato alla bocca dai nostri antenati, è stata la frutta e poi il miele prodotto dalle api.

Successivamente tracce di “dolci “ veri e propri, fatti con vari ingredienti,  si ritrovano nella storia dell’Antico Egitto e degli Ebrei, degli Assiri e dei Babilonesi. Gli Antichi Greci poi furono maestri; si dice che ad Atene i forni producessero almeno una cinquantina di tipi diversi di “dolci” ed è credibile visto che allo stesso tempo venivano prodotti almeno cento tipi diversi di pane.

Gli Antichi Romani, che dove arrivavano prendevano il meglio delle società sottomesse, divennero grandi consumatori di dolci.

In tutti questi Popoli Antichi le prelibatezze dolciarie prodotte non solo venivano consumate ma avevano anche un aspetto religioso in quanto venivano “offerte” alle divinità del tempo.

Nel Medioevo, principalmente nei Monasteri, si sviluppò l’arte dolciaria, con la nascita anche della pasticceria secca. In questo periodo ebbero un forte incremento le ricette di dolci con il miele. I Frati e i Monaci allevavano, infatti, le api per la cera delle candele e per tale motivo avevano anche una grande produzione di miele. Miele e candele andavano di pari passo, infatti dal XII Secolo i fabbricanti di candele e i pasticceri stavano nella stessa Corporazione delle Arti e Mestieri.

I Crociati portarono in Europa la canna da zucchero e i contatti, pacifici e non, con il Mondo Mussulmano introdussero l’uso di molte altre spezie e droghe moltiplicando  il numero delle ricette dolciarie. Nacquero anche grandi pasticceri, che lavoravano alle Corti dei Re o dai Nobili più importanti iniziando a elaborare dolci anche di grandissime dimensioni con bellissime presentazioni. Dopo la scoperta dell’America, avvenuta il 12 Ottobre 1492, a opera del Navigatore Italiano Cristoforo Colombo, si aprirono le porte all’arrivo in Europa del cacao, un evento che insieme alla successiva nascita, nel XVII Secolo, della pasta sfoglia, ebbe tali conseguenze positive in campo dolciario che tutt’oggi possiamo apprezzare.

Ecco che in una Città come Siena, come già accennato, grazie proprio alla sua lunga Storia che le Tradizione Dolciarie si sono positivamente sviluppate non solo in ambito Casalingo e Artigianale ma anche in quello Industriale. Basti pensare a un’Azienda come la “Saporiuno dei più antichi Marchi di pasticceria nato nel 1832 grazie al Dott. Virgilio Sapori che diede inizio alla produzione del Panforte fondando a Siena una piccola Officina di Pasticceria. In duecento anni l’Azienda ha saputo tener viva l’antica Tradizione proponendo accanto alle specialità dolciarie tipiche come PanforteRicciarelliCantuccini e   Cavallucci, nuove deliziose bontà di Alta Pasticceria. Purtroppo, nel 2011, come in molti altri casi il “progresso” e l’acquisizione da parte del GruppoColussiha portato via laSaporida Siena.

Da sottolineare che dal 19 Marzo 2010 i “Ricciarelli di Siena” sono stati inseriti nel Registro Comunitario dei Marchi I.G.P., a cui si è aggiunto nel 2013 anche il “Panforte”. Le Tipologie di Dolci Senesi sono moltissime e hanno una propria specificità, una “personalità” che riesce a ricoprire gusti ed  esigenze di tutto l’arco dell’Anno

Ecco che per aiutare tutti noi a districarsi tra così tante delizie è da poco uscito (Novembre 2022) il piacevole e interessante LibroSiena, La Grande Dolcezza - Ricette dei Dolci Tradizionali Senesi di Stefania Pianigiani.

Stefania Pianigiani è nata a Siena ma è cresciuta nella tranquilla Cittadina di Gaiole in Chianti, un piccolo e fascinoso Comune collinare in Provincia di Siena ricco di antiche e bellissime strutture (Castelli, Chiese, Ville, Torri), oggi conosciuto, grazie ai suoi molti pregi, per il forte Turismo Enogastronomico.

Stefania da sempre è grande appassionata difiori e piante”, questo suo amore negli anni si è trasformata in un vero lavoro: la “Giardiniera” che crea giardini e mantiene aiuole, tra i luoghi più belli del Chianti e delle Terre di Siena. Grazie a questi suoi interessi, nel 2009 ha aperto il suo BlogLa Finestra di Stefania”, che tratta di piante e fiori ed è da sempre attento al Territorio e alla sua bellezza. Originaria da una Terra di Vino (un Paradiso per gli appassionati) famosa nel Mondo come il Chianti non poteva che diventare Sommelier A.I.S. e per alcuni anni ha collaborato con il MensileToscana & Chianti News”. Nel 2012 è diventata Giornalista Pubblicista e si è iscritta all'Ordine dei Giornalisti della Toscana.

Oggi Stefania si divide tra natura, scrittura, fotografia ed enogastronomia: oltre a collaborare con il “Food Magazine Agrodolce” è Coautrice insieme a Sabrina Somigli del Libro di “Appetiti Estremi” edito da Ara Edizioni, ha scritto l'EbookEnogastrogiardinaggio, legami tra piante da giardino, cucina e vino”  per il “Portale del Verde” e ha partecipato al Libro curato da Silvia Ceriegi Giro d'Italia in 70 Picnic”, con il racconto dedicato al “Roseto di Nervi”, per Betti Editrice.

Il nuovo Libro di Stefania Pianigiani Siena, La Grande Dolcezza - Ricette dei Dolci Tradizionali Senesistampato da Betti Editrice, in formato 15x20,5 cm. con brossura e bandelle, si compone di 130 pagine. Dopo una dettagliata e attenta Introduzione Storica dell’Esperta Maura MartellucciStefania Pianigiani ci racconta prima i Dolci e poi le Ricette in un appassionante percorso fatto di una serie infinita di farine, canditi, spezie di ogni tipo, mandorle, noci, pinoli, riso, uva passa, miele:   una vera esplosione di sapori, abilmente mixati anche da formule antiche di Farmacie Senesi.

Dolci unici che con la loro periodicità scandiscono la vita di ogni Senese e non solo: cenci, ciambellini e frittelle di San Giuseppe per Carnevale, schiacciata di Pasqua e corolli per Pasqua, pan co’ santi per celebrare Ognissanti, biscottini Quaresimali, la polenta dolce per Santa Lucia, il tripudio di panforti, ricciarelli, cavallucci, cantucci, torte di Cecco, castagnacci e copate per Natale. Nel Libro di Stefania Pianigiani c’è anche moltissimo altro, per esempio i particolarissimi “migliacci Senesi” che ormai sono molto rari e a causa di “un particolare ingrediente” (visto che del maiale non si butta via niente) sono realizzati solo in Famiglia.

Nelle pagine di “Siena, La Grande Dolcezza” oltre alle antiche Ricette prese dai Ricettari delle Nonne e della Mamma di Stefania troviamo anche racconti ironici, aneddoti e le interviste a chi, ancora oggi, realizza tali prelibatezze nel solco della più autentica Tradizione. Tutto il Libro è illustrato da bellissime e “dolciimmagini.

Il nuovo LibroSiena, La Grande Dolcezzadi Stefania Pianegiani è assolutamente golosissimo e divertente.

https://www.lafinestradistefania.it/

https://www.betti.it/product/siena-la-grande-dolcezza/


Giorgio Dracopulos con il Libro "Siena, La Grande Dolcezza"

"Cenci" (Foto SP)

"Ciambellini" (Foto SP)

"Frittelle" (Foto SP)

Stefania Pianigiani con il Nuovo Libro (Foto SP)

sabato 19 novembre 2022

“CHÂTEAU DAUZAC 2005” UN VINO ROSSO SEMPLICEMENTE MAGNIFICO.

 


La Francia è il Paese in cui la Cultura Enologica ha una Storia straordinaria e Secolare che ha avuto e ha una grande influenza su tutti gli altri Territori del Mondo dove si produce Vino. Le Zone Vitivinicole Francesi, come Bordeaux, BorgognaValle del Rodano, Valle della Loira, Alsazia e Champagne, grazie alla grande qualità della produzione abbinata a una grande capacità di comunicare tale qualità sui mercati mondiali sono considerate da tutti come modelli di riferimento. Una Tradizione Enologica quella Francese che risale a circa  il 600 a.C. quando i Greci fondarono “Massalia” (oggi Marsiglia) e introdussero nel Territorio la coltura della Vite. Successivamente gli antichi Romani dettero grande impulso in queste Terre, e anche in tutto l’Impero, allo sviluppo delle Vigne. Nel Medioevo gli Ordini Monastici Francesi furono gli artefici della prima codifica delle tecniche basilari su cui si basa l’Enologia Moderna e grazie a loro già nel 600 d.C. le Vigne erano  diffuse in tutto il Paese.

La produzione di Vino in Francia a fine 2022 si aggirerà sopra ai 44 milioni di Ettolitri, leggermente oltre la media degli ultimi 5 anni.

La qualità dei Vini Francesi, analogamente al sistema in uso in Italia, prevede tre livelli di Denominazione:

- “AOC” (Appellation d’Origine Contrôlée) il livello di qualità più alto e rigoroso del sistema e può comprendere anche delle Sottozone (come in Italia per le “DOCG” e le “DOC”) e dall’Agosto 2009 tale Denominazione ricade sotto l’ombrello della Classificazione Europea come “AOP” (Appellation d’Origine Protégée) analogamente alle “DOP” in Italia;

- “Vin de Pays” il livello analogo alle “IGT” Italiane, dall’Agosto 2009 ricade sotto la Classificazione Europea come “IGP” (Indication Géographique Protégée);

- “Vin de Table” tutti quei Vini che non rientrano, per mancanza o insufficienza di requisiti, nelle categorie superiori, dall’Agosto 2009 tale Categoria è stata rinominata “Vin de France“.

A seconda poi della Zona di Produzione dei Vini esistono delle altre specifiche menzioni come “Château”, “Cru”, “Clos”, che contribuiscono a definire e delimitare il Territorio di Origine dei Vini stessi e di alcune Tipologie.

La “Nuova Aquitania”, la più estesa Regione Amministrativa Francese, è stata istituita, a decorrere dal 1 Gennaio 2016, accorpando le Regioni di Aquitania, Limosino e Poitou-Charentes. Suddivisa in 12 Dipartimenti ha come Capoluogo la Città di Bordeaux. In questa Regione sono ubicate alcune delle più grandi e importanti Zone Vitivinicole Francesi come Bordeaux, Médoc e Margaux conosciute in tutto il Mondo come le migliori per la produzione di Vini grazie al particolare “Terroir” (Territorio), il complesso sistema ambientale naturale, chimico, fisico e climatico.

L’Imperatore Carlo Luigi Napoleone Bonaparte (Napoleone III, 1808 - 1873) in occasione della “Exposition Universelle des produits de l’Agriculture, de l’Industrie et des Beaux-Arts” tenutasi a Parigi tra il 15 Maggio e il 15 Novembre 1855, volle redigere un sistema di “Classificazione Ufficialedei migliori Vini del Bordeaux esposti per l’occasione. Un ristretto comitato di esperti e commercianti del settore, dopo aver effettuato una selezione di ottimi Vini,  prendendo anche in considerazione l’alta professionalità degli Château (61 i Castelli catalogati) e i costi di produzione, espresse la Classificazione, che prende il nome dall’anno in cui è stata fatta il 1855, ed è ordinata per importanza dal primo al quinto livello per i Vini Rossi: “Premiers Grands Crus Classés”, “Deuxièmes Crus”, “Troisièmes Crus”, “Quatrièmes Crus”, “Cinquièmes Crus”. Mentre per i Vini Bianchi la Classificazione comprese: “Premier Cru Supérieur”, “Premier Crus”, “Deuxième Crus”.

La Classificazione del 1855 era direttamente proporzionale alla qualità dei Vini, ma oggi è largamente superata dai numerosi cambiamenti che hanno interessato i Terreni coltivati dalle varie Aziende Vitivinicole che nel corso degli anni, si sono espanse, ridotte o divise senza alcuna nuova Classificazione, di conseguenza la suddivisione non risulta più una guida accurata e progressiva del valore e della qualità dei Vini Classificati.

Margaux è un Comune (circa 1500 abitanti) Vitivinicolo con “Appellation d'Origine Contrôlée ”, si trova nel Dipartimento 33 della Gironda, nell’Arrondissement (divisione amministrativa del Territorio in uso in Francia) Bordeaux, Cantone Castelnau-de-Médoc. Margaux è uno dei 6 Comuni (insieme a Listrac-MédocMoulisPauillacSaint-Estèphe e Saint-Julien) della Zona dell'Haut-Médoc che essendo Denominazioni Indipendenti possono riportare il loro nome sull'Etichetta. Il Territorio delMargaux”, ubicato sulla riva sinistra del Fiume Gironda, comprende il numero più grande di Château Grand Cru Classé”, ben 21 a cui se ne aggiungono 8 non classificati. Nella DenominazioneMargaux rientrano anche i Comuni di Arsac, Cantenac, Labarde e Soussans che comprendono nell’insieme oltre 1400 Ettari di Vigne. Qui i terreni, prevalentemente costituiti da uno strato non molto profondo di ghiaia grossolana su un sottosuolo di ghiaia fine mista a calcare, che favorisce un ottimo drenaggio, permettono di produrre grandissimi Vini Rossi che molto spesso possono essere conservati per decenni. Le Uve permesse sono: Cabernet Sauvignon (il vitigno rosso più piantato al Mondo), Merlot, Cabernet Franc, Petit Verdot, Carménère Malbec. I Vini che si producono non includono necessariamente tutte e sei le Uve citate.   

Recentemente ho deciso di aprire una Cassa da 12 Bottiglie, che conservavo gelosamente da anni, diMargaux Château Dauzac 2005e prima di entrare nel particolare delle degustazione vi voglio raccontare la Storia interessantissima dell’Azienda Château Dauzacche ha Sede nel piccolissimo (circa 600 abitanti) Comune di Labarde.

Il più antico proprietario conosciuto di queste Terre nel Margaux risale al 1190 ed era Pétrus d'Auzac che ricevette la terra da Riccardo I (Riccardo Cuor di Leone, 1157 1199) Re d'Inghilterra, Conte di Poitiers, Duca d'Aquitania, Conte del Maine e Conte d'Angiò. Nel 1545 i Monaci Benedettini dell'Abbazia di Sainte-Croix de Bordeaux furono i primi a menzionare, nei loro documenti, la TenutaBourdieu de Dauzac”, il termine “Bourdieu” faceva riferimento a una Fattoria con Vigneto. Nel 1622Bourdieu de Dauzac” apparteva a Jean Cousseau che nel 1671 cedette la proprietà alle Monache Carmelitane locali.

Il Francese Pierre Drouillard (morto nel 1740) era Cavaliere, Commerciante, Banchiere, Armatore, fu Giurato Perpetuo di Bordeaux (la Giurata era al tempo il nome del Consiglio Comunale di Bordeaux e suoi membri erano chiamati Giurati) e anche Tesoriere Generale di Francia a Guyenne. Nel 1685 acquistò la “Tenuta di Dauzac” dalle Monache Carmelitane iniziando a sviluppare notevolmente la parte delle Vigne e dando così vita alloChâteau Dauzac”.

Alla morte di Pierre Drouillard la gestione della Tenuta passò alla Moglie Elizabeth Noguès fino a quando poi la stessa andò in dote a Elisabeth Drouillard (Figlia di Pierre) quando convolò a nozze con il Conte Lynch, discendente di un'antica Famiglia Irlandese. Dalla loro unione nacquero tre Figli che successivamente subentrarono nella proprietà: il Primogenito Jean-Baptiste Lynch, Sindaco di Bordeaux dal 1809 al 1815 poi Pari di Francia, il Secondogenito, Thomas-Michel Lynch, Deputato nel 1796 e nel 1797, che si occupò anche della gestione dell'Azienda Vitivinicola a nome dei Fratelli e la Figlia Peggy Elise Lynch che sposò  l'Industriale e Armatore François-Patrice Mitchell.

Nel 1841 Thomas Diedrich Wiebroock acquistò loChâteau Dauzac” dalla Famiglia Lynch e proprio durante questa gestione con la Classificazione del 1855 lo Château DauzacdivenneCinquièmes Grands Crus Classés”.

Dal 1863 al 1939, la grande e ricca Famiglia Johnston diventò proprietaria dello “Château Dauzac” e proprio in questo periodo, grazie anche alla esperta conduzione del Direttore Tecnico della Tenuta Ernst David Dauzac, l’Azienda assunse una notevole importanza in tutto il Territorio per lo sviluppo di nuove e interessanti tecniche di produzione. Un esempio fu la battaglia per combattere la “Peronospora della Vite” (“Plasmopara Viticola” un fungo estremamente dannoso arrivato in Francia nel 1878), contro tale distruttiva infestazione furono condotti nei Vigneti di Château Dauzac, dal Professor Pierre-Marie-Alexis Millardet assistito da Ernest David Dauzac, degli studi che portarono allo sviluppo della “miscela bordolese” un fungicida a base di solfato di rame basico e calce. 

Successivamente lo “Château Dauzac” ebbe altri Proprietari: Jean-Jacques Bernat (1939) che ebbe il merito di aprire la strada alla “Termoregolazione” ideando il sistema di inserire blocchi di ghiaccio durante la fermentazione per regolare la temperatura dei Tini, la Famiglia Miailhe (1966), Felix Chatelier (1978) e il Gruppo Assicurativi FranceseMAIF” (1989). Nel 1992MAIF” ha unito le forze con un altro Viticoltore, André Lurton, creando una nuova Società che successivamente però, nel 2014, è stata sciolta e il GruppoMAIFè tornato a essere l’unico Proprietario. Durante questo periodo, nel 2004, è stata costruita la nuova Cantina Gravitazionale.

Si definisce “Gravitazionale” una Cantina in cui gli spazi sono organizzati in modo tale da sfruttare la forza della gravità per effettuare travasi o spostamenti del mosto senza consumo di energia e senza maltrattamento del prodotto attraverso pompe o altri sistemi. 

Nel Gennaio 2019 il Gruppo AssicurativoMAIFha ceduto lo Château Dauzaca Christian Roulleau, noto Imprenditore di Rennes, Cofondatore nel 1986 del Gruppo SamsicAzienda leader  nei servizi alle imprese oggi presente in 25 Paesi nel Mondo. Christian Roulleau e la sua Famiglia si sono impegnati ad attuare un forte piano di investimenti, denominato "Ambition 2030", per un approfondito rinnovamento di tutta la proprietà che si estende per 120 Ettari (297 Acri) di cui 49 di Vigneti con un’età media di circa 35/40 anni (45 Ettari nella DenominazioneMargaux e 4 Ettari nella DenominazioneHaut-Médoc”).

Situata a soli 350 m. dall'estuario della Gironda, la Tenuta dello “Château Dauzac” è abitata da garzette, aironi e moltissimi altri piccoli mammiferi. Una dozzina di alveari attigui alla Certosa permettono di produrre un ottimoMiele di fiori e di acacia”. Numerose pecore tengono sotto controllo le piante infestanti e mantengono “ricchi” i Terreni della Proprietà. I fertilizzanti utilizzati nei Vigneti sono esclusivamente organici e gli insetticidi sono banditi. I Vigneti dello Château Dauzac sono in gran parte protetti dai forti venti Oceanici dai circa 70 Ettari di Foreste che li circondano, le Viti crescono su uno strato di terreno ghiaioso piuttosto profondo con sotto un sottosuolo di argilla e gesso. Il 69% delle Viti sono di “Cabernet Sauvignon”, il 29% di “Merlot” e il 2% di “Petit Verdot”. La Vendemmia alloChâteau Dauzac” viene diraspata prima di essere fatta fermentare in Tini di acciaio inox dotati di un sistema brevettato per disperdere il cappello di vinaccia consentendo un'ottima estrazione dei tannini. Le raccolte vengono effettuate a mano in modo da rispettare l'integrità dell’Uva. Ogni parcella viene vinificata separatamente con estrazioni molto delicate, questo facilita poi la selezione dei migliori Tini. Dal 2014 la vinificazione,  che avviene in Cantina a gravità, e la fermentazione (a 28°C) viene svolta in Tini di legno realizzati da Seguin Moreau su precisa richiesta delloChâteau Dauzaccon doppie doghe trasparenti per evitare i rimontaggi dei Vini e ottimizzare così le macerazioni.

Nel 2016 lo “Château Dauzacè stato il primo nel Territorio a produrre unVino Vegano” con l'uso di proteine vegetali al posto dell'albume durante il processo di chiarificazione. I Vini da loro prodotti maturano dai 12 ai 18 mesi in Botti di Rovere Francese (60% nuove). Nella Proprietà vengono prodotti Otto Vini: lo “Château Dauzac” (il Vino di Punta), “Aurore de Dauzac”, “Labastide Dauzac”, “D de Dauzac - Rouge”, “D de Dauzac - Blanc”, “Comte de Dauzac”, “Bacchus de Dauzac” e nella Denominazione Haut-Médoc il “Haut-Médoc de Dauzac”.

Eccoci giunti alla degustazione delloChâteau Dauzac 2005Margaux Grand Cru Classé Appellation d'Origine Contrôlée, un Blend con il 60% di Cabernet Sauvignon e il 40% di Merlot, 13,5% Vol., una produzione di circa 130.000 Bottiglie. Il 2005 è stata una vendemmia a dir poco leggendaria e l’Azienda indica per questa annata almeno 30 anni di bevibilità. Lo “Château Dauzac 2005” stappato dopo 17 anni, in questo Autunno 2022, si presenta di un bel colore cremisi piuttosto intenso, al naso rileva un bouquet appagante con una bella complessità esprimendo intensi e deliziosi profumi di frutti neri, fiori e spezie, al palato è ricco, morbido, setoso e avvolgente con tannini eleganti e dalla distintiva finezza, un Vino molto equilibrato ed estremamente piacevole con un lungo e gustoso finale.

Posso solo aggiungere che loChâteau Dauzac 2005 è un Vino Rosso di grande qualità che si può semplicemente definire magnifico ed emozionante

https://www.chateaudauzac.com/

https://www.youtube.com/watch?v=dF1F6tqLFOs


"Château Dauzac": Una Vista (Foto CD)

 Tini in Acciaio (Foto CD)

Tini di Legno (Foto CD) 

La Barricaia (Foto CD)

"Château Dauzac": Gli Alveari (Foto CD) 

"Château Dauzac": Uva Straordinaria (Foto CD)

Giorgio Dracopulos con la Cassetta di "Château Dauzac 2005" 

"Château Dauzac 2005" un Vino Rosso Magnifico

Giorgio Dracopulos con lo "Château Dauzac 2005"