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venerdì 17 ottobre 2025

“ABALONE GIGANTE” UNA DELIZIA DEL MARE CHE OGGI HA RAGGIUNTO COSTI DECISAMENTE ELEVATI.



 

Il Mare offre alle nostre tavole innumerevoli e meravigliose opportunità gastronomiche, alcune sono più rare di altre e ciò è dovuto in parte ai cambiamenti climatici ma soprattutto all’improvvida tendenza umana di portare allo sfinimento ogni risorsa.

Uno di questi deliziosi frutti, che “Madre Natura” produce in mare, si chiama “Abalone” ed è conosciuto anche come “Orecchio di Mare”, “Orecchio di Venere” o “Patella Reale” per la sua forma particolare.

L’Abalone, il cui nome Scientifico è “Haliotis Tuberculata Lamellosa” è un “mollusco gasteropode marino” a conchiglia rigida appartenente al GenereHaliotis” (Aliotide), l’unico della Famiglia delleHaliotidae”.

Anche un Gioco da Tavolo, inventato in Francia nel 1987, si chiama “Abalone” ma non è commestibile……

Con il termine “gasteropode” (gastèr = stomaco e podòs = piede) gli Antichi Greci ci hanno tramandato la denominazione di esseri che si spostano strisciando sul proprio stomaco.

L’Abalone vive aderendo con forza a scogli e rocce, trai 5 e i 15 metri di profondità, è erbivoro, si nutre di alghe, lattughe di mare, piante coralliformi, trova alimenti anche all’interno delle rocce che sminuzza con i suoi piccolissimi denti cornei.

Le dimensioni dell’Abalone in età adulta sono molto diverse a seconda della tipologia, ne conosciamo circa un centinaio di varianti, e la sua grandezza varia da un minimo di 2/3 cm. fino al più grande (“gigante”) di 50 cm. e più. L’Abalone è un mollusco a conchiglia rigida, di forma ovale, molto larga simile a un orecchio (da ciò ne deriva il nome “Orecchia di Mare”). Sulla conchiglia è presente una fila di fori, gli ultimi dei quali sono aperti: l'ossigeno viene estratto dall'acqua, essa penetra nelle branchie localizzate sotto la conchiglia per poi essere espulsa attraverso i fori.

La parte esterna, ma soprattutto quella interna, madreperlacea, della conchiglia dell’Abalone, nelle sue diverse forme e colori ha bellissime tonalità iridescenti che, principalmente, comprendono il blu, il viola, il rosso e il verde. All’interno la polpa del mollusco è di colora bianco giallastro

L’Abalone si difende grazie alla forza con cui si attacca allo scoglio (o altra roccia), grazie ai due muscoli principali del corpo, tramite il suo piede utilizzando lo stesso principio della “pompa a vuoto”. Il movimento dell’Abalone viene effettuato grazie alla contrazione muscolare del piede che viene spinto in avanti e si fissa alla roccia aderendovi. L'onda di contrazione si espande poi a tutto il corpo e alla fine il mollusco effettua un nuovo "passo". 

Da sottolineare che questo particolare mollusco vive e sopravvive solo in acque assolutamente incontaminate.

La conchiglia dell’Abalone è molto apprezzata anche dai collezionisti e per la fabbricazione di monili e strumenti musicali. Particolarmente caratteristica è la lavorazione, a scopo decorativo, che ne fanno i Maori (Popolo Polinesiano).

L’Abalone è un mollusco a fecondazione esterna, i maschi raggiungono la maturità sessuale a 2 anni di età mentre le femmine la raggiungono a 3 anni: i gameti (cellule sessuali) vengono rilasciati in acqua dove avviene la loro fecondazione dando vita alle uova. Successivamente da quest’ultime escono le “larve trocofore” (ovoidali e trasparenti) che si trasformeranno poi in “veliger” (una larva più sviluppata che presenta già alcuni tratti definiti dell’adulto).

L’Abalone è un mollusco perlifero diffuso in molti Mari e Oceani del Mondo, in particolare lungo le Coste del Mediterraneo, dell’Africa, della Nuova Zelanda, dell’Australia, delle Coste Occidentali dell’America Settentrionale, delle Isole della Manica e del Pacifico. In Italia l’Abalone ha come habitat la Costa Orientale della Sicilia, dove lo chiamano “Occhio di Bue”, e la sua pesca in apnea, molto limitata, avviene alla fine della Primavera e in Estate.

L’Abalone, pescato per millenni, è diventato famoso come prodotto alimentare di élite quando nel 1915 fu presentato al grande pubblico in occasione dell’Esposizione Internazionale Panama-Pacifico, la Fiera Mondiale tenutasi a San Francisco, Stati Uniti, dal 20 Febbraio al 4 Dicembre, per festeggiare il completamento del Canale di Panama avvenuto il 3 Agosto 1914.

L’Abalone è stato pescato nel Mondo, specialmente a partire dagli anni Sessanta, in maniera talmente intensa che ha rischiato di scomparire. Per la sua particolare polpa è una vera delizia per il palato, una prelibatezza da sempre usata nelle Cucine più importanti e ricche. Oltre a ciò, nel Sud-est Asiatico, è ricercatissimo essendo considerato anche un potente afrodisiaco.

Per far fronte alle grandi richieste dei mercati, e scavalcare i numerosi divieti di pesca (messi in atto in buona parte della Terra), dagli anni Novanta, è iniziata, a partire dal Sudafrica, la sperimentazione prima e poi l’avvio di Aziende che praticano l’Acquacoltura Marina (oppure a Terra) per commercializzare l’Abalone. La differenza delle acque dove si coltiva l’Abalone dà alle diverse produzioni una specifica qualità e una differenziazione di tipologie, forme e sapori.

Molte sono le prerogative nutrizionali dell’Abalone: ha un alto contenuto proteico, un alto contenuto di omega-3 ed è anche ricco di minerali (calcio, ferro e magnesio).

Ma il comune denominatore resta l’eccezionale sapore, iodato e delicato, della sua carne, la sua muscolatura, che può essere degustata (dopo una particolare pulitura e spazzolatura) sia cruda che cotta in ogni modo. La polpa tagliata a “lamelle” ha una consistenza soda, decisamente particolare che, unita alla sua scivolosa umidità, ricorda vagamente quella dei pezzi di funghi porcini sott’olio.

Una vera delizia, un’esperienza sensoriale unica, che si può cucinare secondo varie ricette che ci giungono da molte parti del Mondo.

L’Abalone io lo gradisco anche crudo con un pochino di limone ma essendo una polpa molto consistente deve essere piccolo di taglia e affettato molto fine. Se cotto (obbligatoriamente con una cottura lenta) la mia preferenza cade decisamente sul classicissimo ed eccezionale “fritto” (con vari tipi di pastelle), mi entusiasma anche quello al vapore, e quello in umido (preparato secondo ricette Cinesi o Giapponesi) anche accompagnato con vari tipi di funghi.

L’Abalone Gigante, per esempio come quello che si può trovare in Corea del Sud (in particolare all'Isola di Jeju famosa per le sue "Haenyeo" le pescatrici subacquee che praticano questo tipo di pesca da parecchi secoli), lungo le Coste Occidentali del Nord America (in California), in Australia, in Nuova Zelanda e in Giappone, grazie alla sua rarità e alla difficoltà di pesca esclusivamente manuale che contempla anche il rischio della vita dato il pressante pericolo degli squali, ha raggiunto prezzi incredibilmente elevati. L'Abalone Gigante selvatico oggi è diventato un vero e proprio “lusso”, una prelibatezza molto richiesta nell’alta ristorazione ed è uno dei frutti di mare più costosi al Mondo tantoché ha fatto nascere anche un florido mercato di contrabbando.

L’Abalone è decisamente una fascinosa e preziosissima delizia tra le più esclusive per il palato, fortunatamente lo possiamo trovare fresco o congelato anche a prezzi abbordabili grazie ai numerosi allevamenti di qualità sparsi nel Mondo.  

https://www.youtube.com/watch?v=iqZk7WienrQ&t=10s


"Abalone": Un Lusso Esclusivo

"Abalone": Il Gusto del Mare (Foto DuCoq)

Acquacoltura di Abalone

"Abalone": Una Preziosa Delizia  (Foto DuCoq)


venerdì 21 marzo 2025

“JACKIE O’” A ROMA UN LOCALE SEMPLICEMENTE MITICO CON OLTRE 50 ANNI DI STORIA.




Quid melius Roma?” (Che cosa migliore di Roma?) queste sono le parole che ci ha lasciato in una delle sue opere Publio Ovidio Nasone (43 a.C. - 17 o 18 d.C.) noto a tutti semplicemente come “Ovidio”, un famoso Poeta Romano tra i principali esponenti della Letteratura Latina. La sua fama fu grande in vita quanto nelle epoche successive alla sua morte.

Niente è migliore di Roma” e di tale affermazione posso dare una testimonianza diretta, infatti da piccolo ho vissuto diversi anni a Roma prima e oltre al periodo tra i 10 e i 12 anni quando ho fatto la Quinta Elementare e la Prima Media in una delle Scuole più antiche e prestigiose della Città il “Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II”.   

La mia Mamma, una giovane e bellissima donna, si era trasferita nei primi anni Cinquanta a Roma, e dopo aver fatto l’indossatrice per il grande Stilista Italiano Emilio Federico Schuberth (1904 - 1972), in quegli anni all’apice della moda Mondiale, iniziò a fare l’attrice cinematografica.

Essendo cresciuto in un ambiente particolarmente mondano da piccolo e da giovanissimo ho conosciuto e frequentato quella che è stata notoriamente conosciuta nel Mondo come “La Dolce Vita”.

La Dolce Vita” è stato un periodo della Storia d’Italia compreso tra la fine degli anni ‘50 e gli anni ’60, che si riferisce in modo particolare a quanto avvenne nella Città di Roma, durante gli anni del “boom economico” e dell’esplosione della voglia di vivere dopo la Seconda Guerra Mondiale (1939 - 1945), in quel  fulcro della vita mondana che fu Via Veneto, il punto di raccolta di tutti i personaggi più noti del tempo grazie alla sua bellezza, alla centralità e la presenza degli Hotel più lussuosi e dei Locali alla moda aperti fino all'alba.

L'origine dell'espressione “la dolce vita” è stata coniata dal giornalista, scrittore, commediografo e sceneggiatore Arnaldo Fraccaroli (1882 - 1956) quando dette il nome “La Dolce Vita” a una sua commedia del 1912. Fu poi il grande regista Federico Fellini che rese famosa la dicitura quando “La Dolce Vitadiventò nel 1960 il suo film capolavoro ambientato proprio a Roma, con la partecipazione di grandissimi attori come Marcello Mastroianni e Anita Ekberg, che vinse tra un’infinità di riconoscimenti anche il “Premio Oscar”.

In quegli anni a Roma, grazie a “Cinecittà”, il complesso degli Studi Cinematografici (73 edifici, tra cui 21 teatri di posa, centrali elettriche, uffici della direzione e molto altro) realizzato in solo 15 mesi su progetto dell'architetto Gino Peressutti tra il 29 Gennaio del 1936 e il 28 Aprile 1937, si girarono molti film Italiani ma soprattutto produzioni cinematografiche Americane. Tale fatto agevolò l’arrivo non solo di produttori, di maestranze del cinema, di attori e registi affermati, ma anche di aspiranti attori e attrici, avventurieri, intellettuali e artisti, tutti alla ricerca della fama e del successo. In seguito il lusso e il divertimento fece da calamita internazionale anche per gli aristocratici, i reali e i politici.

Un “mondo magico” quello della Via Veneto di allora immortalato da un gran numero di fotografi, diventati poi anche molto famosi, come Rino Barillari o Umberto Pizzi, denominati “paparazzi”, che di giorno e di notte erano alla costante ricerca della foto più sensazionale. Il termine “paparazzo” venne creato e diffuso sempre grazie al FilmLa dolce vita” nel quale un Fotografo d’assalto, personaggio interpretato da Walter Santesso, portava il nome di Coriolano Paparazzo.

Tra i Film dell’epoca mi ricordo molto bene “Totò, Peppino e... la dolce vita” realizzato nel 1961, la divertentissima parodia della pellicola girata l'anno precedente da Federico Fellini riutilizzando gran parte della costosa scenografia di Via Veneto, diretto da Sergio Corbucci e interpretato da Totò (Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis Di Bisanzio) e Peppino De Filippo. Il ricordo è vivo perché mia Madre aveva girato diverse scene del film dandomi, successivamente, anche la possibilità di conoscere Totò.

L’elegantissima e su ambo i lati alberata “Via Vittorio Veneto” come le sue traverse erano decisamente il fulcro della vita mondana dell’epoca. “Via Veneto”, ubicata nel Rione Ludovisi, collega in salita la centralissima Piazza Barberini con Porta Pinciana, la Porta ad arco inserita nelle antiche mura Aureliane. La Via inizialmente era denominata come la Regione Veneto ma nel 1919, dopo la Vittoria nella Prima Guerra Mondiale, cambiò nome in ricordo della battaglia di Vittorio Veneto.

In “Via Veneto” e nelle strade circostanti, oltre ai prestigiosi Caffè come il “Café de Paris” o l’“Harry’s Bar”, ai bellissimi negozi, alle Ambasciate e agli Hotel di Lusso, aprirono diversi Locali notturni molto eleganti, con un servizio impeccabile, spettacoli di varietà e orchestre già famose o che diventarono famose. Ai clienti si richiedeva un abbigliamento adeguato, lo champagne era d'obbligo e i conti alla fine della serata erano anch'essi all'altezza dell’offerta.

Tra i molti bellissimi Locali desidero ricordare il “Club 84”, uno dei più famosi e rinomati di quel periodo, ubicato in Via Emilia, una parallela del tratto finale di Via Veneto, inaugurato nel 1957 da Oliviero Comparini, un notissimo e straordinario personaggio conosciuto semplicemente come “Oliviero”. Al tempo era amico di mia madre e in anni successivi quando sono cresciuto e ho avuto la possibilità di frequentare il Locale ha onorato anche me della sua amicizia. 

Oggi Vi racconto delJackie O’un altro famosissimo e straordinario Locale ubicato in una traversa di Via Veneto: Via Boncompagni al civico 11.

Entrando in Via Veneto, da Porta Pinciana, Via Boncompagni è la quarta traversa a Sinistra (dopo Via Campania, Via Sardegna e Via Sicilia) e si apre tra il “The Westin Excelsior Roma” (Hotel 5 Stelle) e l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America, e il suo civico 11 è proprio di fronte al lato della suddetta ambasciata che corrisponde ai suoi giardini.

La nascita del “Jackie O’” è frutto di una idea di Gilberto Iannozzi e di sua Moglie Beatrice che la misero in atto nel 1972 quando acquistarono per 60 milioni di lire il vecchio “Teatro San Carlino” in Via Boncompagni. Agli Architetti Sandro Petti e Gepy Mariani fu dato l’incarico, poi svolto con grandi capacità, di trasformare il nuovo Locale in un luogo dalle molte sfaccettature: night club, ristorante, piano-bar e discoteca. Gil Cagné (Italiano di origine Belga, classe 1940), allora super famoso truccatore delle dive, fu incaricato delle pubbliche relazioni e del lancio del nuovo Locale, che aprì i battenti nel 1973 in pienaausterity” (il drastico contenimento del consumo energetico in seguito alla crisi petrolifera internazionale) e fu proprio lui a scegliere, con grandissimo successo, il nomeJackie O’”.

In quegli anni impazzava sui Rotocalchi, nei Cinegiornali e in Televisione Jacqueline Lee Kennedy Onassis detta “Jackie” o “Jackie O”, la ex first lady americana che dopo essere rimasta vedova nel 1963 del Presidente John Fitzgerald Kennedy (chiamato anche JFK), nel 1968 aveva sposato, con un fastoso matrimonio, l'armatore Greco Aristotele Onassis.

Il “Jackie O’” diventò praticamente da subito un accoglientissimo approdo per il mondo internazionale del “bien vivre”, dove le star e i personaggi più in vista si mostravano raccontando gli eccessi e il lusso di quegli anni. Un’atmosfera incredibile, che avendo avuto la fortuna di poterla vivere, mi ricordo ancora molto bene. Il “Jackie O’” era frequentato da Grace Kelly, Ranieri di Monaco, Valentino, Gina Lollobrigida, Virna Lisi, Ugo Tognazzi, dalla Principessa Margaret d’Inghilterra, dall’Avvocato Agnelli, da Winifred Jacqueline Fraser Bisset, da Marcello Mastroianni e poi ancora Vittorio Gassman, Gianni Versace, Liz Taylor, Gerard Depardieu, Andy Warhol, Helmut Berger, Laura Antonelli, Jean-Paul Belmondo, Florinda Bolkan, Marina Lante della Rovere, Marina Cicogna, dai Rolling Stones e da Alain Delon che spesso ci ballava. Un’atmosfera unica incorniciata da grandi star che vi si esibivano come Liza Minelli che cantava al piano-bar il mitico tema del Film di Martin Scorsese "New York New York” del 1977. Solo per citarne alcuni.

Davanti all’ingresso del “Jackie O’” il grande cancello con l’insegna dorata e il “red carpet” (la passerella destinata ai divi in occasione di grandi eventi) definivano un Locale esclusivo di fama mondiale che non solo ha ospitato artisti famosissimi e ne ha fatto diventare famosi altri ma che attraverso i decenni è rimasto assolutamente fedele al suo inconfondibile stile.

Il “Jackie O’accoglie da oltre cinquant’anni la sua Clientela in un ambiente storico, raffinato, accogliente, intimo, ricercato, con arredi eleganti e dettagli di lusso, con il Piano-bar (dalle 22:00), dove si possono degustare anche ottimi cocktail tra classici e signature scelti nella “drink list” realizzata dal Bar Manager Carlo Borruso, e la Discoteca (dalle 24.00). Due tra i luoghi più esclusivi di Roma con una splendida pista da ballo e la live music dei Dj Resident e di Special Guest, oltre agli spettacoli dal vivo.

Al “Jackie O’” c’è anche il Ristorante ubicato al piano inferiore (adiacente al Piano-bar) che nel 2019, grazie alla volontà della bella e super affascinante Figlia dei Iannozzi, Veronica, è stato interamente ristrutturato affidando il restyling allo Studio di Fabrizia Frezza. Il nuovo arredamento del Ristorante del “Jackie O’” è un indovinato mix di design classico e modernariato con giochi di colore tra nero e oro, luci soffuse, la tappezzeria è stata disegnata appositamente per il Locale, molti specchi e vetrine con pregiate bottiglie di liquori, alle pareti opere d’arte e moltissime foto d'epoca in bianco e nero, incorniciate e sparse ovunque, con i personaggi famosi che hanno fatto la storia del Locale, sedute in pelle e poltroncine di velluto intorno ai tavoli elegantemente apparecchiati. Con la bella stagione il Ristorante gode di un suggestivo “Garden Dehors” in grado di regalare un’esperienza unica e romantica.

Da Venerdì 1° Settembre 2017 l’Executive Chef del “Jackie O’” e il Romano Federico Sparaco.

La Cucina dello Chef Sparaco è una cucina squisitamente Italiana, sia di terra sia di mare, a tratti nostalgica, con continui rimandi allo stile inconfondibile degli anni ’70 e ’80, realizzata con ingredienti selezionati e di pregio. Non mancano piatti iconici, ormai simboli del Ristorante, come: il “vitello tonnato”, i “carpacci”, le “crepes suzette alla lampada”, l’intramontabile “cocktail di gamberi”, la “tartare di manzo rifinita al tavolo dal maître”, le “linguine all’astice”, gli “spaghettoni cacio, pepe e gamberi”, il “riso al salto” (arricchito e personalizzato in stile Jackie O’ con pistilli di zafferano, fondo d’osso buco e parmigiano), l’elegante “risotto Carnaroli provola, oro e Champagne”, i “gamberi al curry flambati alla lampada”, il “filetto flambato direttamente in sala”, e il “filetto Sashi al pepe verde”. Un ruolo fondamentale è svolto dalla griglia dove vengono cotti i migliori tagli di carne, come le magnifiche “bistecche Tomahawk”, la gustosa “Chateaubriand” (un pregiato taglio di carne ottenuto dal cuore del filetto) o il pescato del giorno.

La Carta dei Vini è un vero e proprio viaggio attraverso la Cultura Enologica Mondiale, con una selezione accurata di oltre 600 etichette, di cui una vasta maggioranza dedicata ai grandi Vini Italiani, senza tralasciare le referenze internazionali di assoluto prestigio. Ogni bottiglia è stata scelta con cura dal giovane ma esperto Sommelier Manuel Pompili per offrire un’esperienza sensoriale unica, offrendo la possibilità di degustare i Vini nel loro momento ottimale di maturazione o di scoprire bottiglie rare e introvabili, oltre a valorizzare i territori, la tradizione e il lavoro di vignaioli appassionati.

Al “Jackie O’il Vino è anche al centro del progettoWine Club del Jackie O’”, un'iniziativa, nata nel Gennaio del 2024, dedicata agli appassionati del Mondo vitivinicolo che attraverso Eventi mirati hanno la possibilità di conoscere o approfondire nuove Aziende e nuove etichette a ogni appuntamento.

Il servizio è diretto e coordinato da un grande professionista come Gianni Caddeu, (classe 1969) figura di assoluto riferimento del Ristorante in grado di far sentire tutti gli ospiti super coccolati. È la sua grande e fascinosa esperienza a dar vita ai piatti alla lampada realizzati direttamente, con grande maestria, in Sala.

Dai primi anni ’70 ilJackie O’è molto più di un semplice Club nel Cuore di Roma, è un’oasi di eleganza, di divertimento e di gusto, un’icona di stile e intrattenimento che incarna la sofisticata, suggestiva atmosfera senza tempo deLa Dolce Vita Romana.

Jackie O’un Locale semplicemente mitico con oltre 50 anni di storia.

https://www.jackieoroma.com/ristorante-locale-musica-dal-vivo-roma/

https://www.youtube.com/watch?v=qJILhtR1abQ


"Jackie O’" a Roma: Semplicemente Mitico (Foto E. Rizzo) 

Carlo Borruso (Foto J.O')

Atmosfera Fascinosa (Foto Emanuela Rizzo)

Elegante Accoglienza (Foto Emanuela Rizzo)

Lo Chef Federico Sparaco (Foto J.O')
 
Preparazioni Classiche Stile Anni '70 (Foto J.O')

Una Cucina Deliziosa (Foto J.O')

Una Cucina Accurata e Intramontabile (Foto J.O')

Gianni Caddeu (Foto J.O')

Una Cucina Ricca (Foto J.O')

Una Cucina Raffinatamente Gustosa (Foto J.O')

Veronica Iannozzi (Foto JO')


sabato 5 ottobre 2024

“DAZERO” HA APERTO UN NUOVO LOCALE A MILANO: OTTIMA PIZZA DEL CILENTO E ALTRE DELIZIE.



 La “Pizza” non è semplicemente un alimento ma è una vera e propria magia: attraverso un rito manuale lavorando dell’acqua e della farina si realizza un simbolo d’Italianità conosciuto in tutto il Mondo. La “Pizza” oggi è sì un successo planetario che viene arricchito anche con vari ingredienti, ma quando è nata era una preparazione “molto povera” e ha una Storia molto interessante.

L’impasto con cui si produce il pane o altre forme di lievitati è uno dei cibi più antichi dell’umanità. Attraverso i millenni al pane, e agli altri derivati, sono stati aggiunti diversi ingredienti per conferirgli diversi e particolari sapori. Alcuni Archeologi Italiani e Francesi hanno trovato in Sardegna tracce di un tipo di pane risalente a circa 3000 anni fa. Da tale ritrovamento si evince che le popolazioni locali avevano già la conoscenza dell’uso del “lievito”. Ovviamente anche in tutte le altre parti del Mondo, dove si sono sviluppate Civiltà Antiche, sono stati ritrovati resti che indicano le loro capacità di realizzare specifiche preparazioni simili al pane.

La “Pizza” come la conosciamo noi è assolutamente un’invenzione Italiana, anzi, più precisamente, è frutto di quella straordinaria e particolare capacità inventiva che può nascere solo nella magnifica Città di Napoli. Sulla sua origine però, prima del XVII Secolo, non abbiamo notizie certe.

Circa nella prima metà del 1700 il “Re degli ortaggi” il Pomodoro venne adottato per arricchire la “Pizza” fino allora bianca. Il Pomodoro (Solanum Lycopersicum), importato dalle Americhe in Europa nel 1540 dal navigatore e condottiero Spagnolo Hernan Cortés Monroy Pizarro Altamirano (1485 - 1547), fino a pochi anni prima era stato considerato velenoso e pertanto usato solo come pianta ornamentale.

Certa è la data di nascita, a Napoli, di quella che è considerata la prima e più antica Pizzeria del Mondo. Infatti nel 1738 aprì i battenti, nel centro della Città, un Panificio denominato “Port’Alba”. Il Forno produceva pizze e altro solo per la vendita ambulante, in forni a legna rivestiti internamente con pietra lavica del Vesuvio, anche con un particolarissimo metodo a credito denominato “Pizza a Otto” che permetteva agli acquirenti, i più poveri, di ritardare il pagamento fino a otto giorni dal consumo. Solo nel 1830, dopo decenni in cui la sua produzione aveva raggiunto la fama non solo a Napoli, “Port’Alba” si trasformò in una vera e propria Pizzeria con i tavoli e il servizio diretto al pubblico.

Nei decenni successivi la “Pizzasi è diffusa in Italia e nel Mondo diventando una forma di cibo comunitario simbolo della condivisione con un linguaggio potente, universale e senza età.  

Ma non tutte le Pizze sono uguali e non tutte sono prodotte nel modo giusto con prodotti di alta qualità. A conferma del “vero metodo di produzione” di questo straordinario manufatto alimentare, il 7 Dicembre 2017, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco) ha riconosciuto “l’Arte del Pizzaiuolo Napoletano” come “Bene Immateriale dell’Unesco e Patrimonio Culturale dell’Umanità”. A Napoli il “Pizzaiolo” si chiama “Pizzaiuolo” come si evince anche dalla Loro Associazione Pizzaiuoli Napoletani (A.N.P.).

Oggi la “Pizza” fatta con particolare attenzione alla qualità delle farine, con l’uso del “Lievito Madre” (l’unico che può dare all’impasto morbidezza e perfetta consistenza), con l’utilizzo di ingredienti di altissimo livello di provenienza Locale o a filiera corta, meglio se biologici, guarnita con ricchezza e fantasia, è denominata “Pizza Gourmet”. Questa tipologia di “Pizza”, che mira soprattutto alla digeribilità e al gusto, deve essere “obbligatoriamenteservita tagliandola a spicchi.

Recentemente la conosciutissima Catena di PizzerieDaZeroha aperto a Milano, in Piazza Guglielmo Oberdan 12, un nuovo Locale.

Milano è il Capoluogo della Regione Lombardia, oggi anche Città Metropolitana, oltre a essere una delle aree più popolose d’Europa rientrando infatti tra le 20 Città Europee più grandi. Milano è il principale centro economico, industriale, finanziario Italiano oltre a essere ai vertici dell’editoria e anche del circuito musicale mondiale grazie alla stagione lirica del mitico “Teatro alla Scala” con la sua lunga tradizione operistica. Milano è tra i principali Poli Fieristici Europei ed è considerata una delle Capitali Mondiali della Moda. Con così tanti pregi Milano è una delle mete del Turismo Internazionale, figura tra le 40 Città più visitate al Mondo attestandosi seconda in Italia dopo Roma e quinta nell'Unione Europea.

Piazza Oberdanè una delle più importanti Piazze Milanesi, ubicata a nord-est del Centro Città ospita al centro una delle sei antiche Porte di Milano: Porta Venezia.

Porta Venezia” (già “Porta Orientale” fino al 1860, “Porta Riconoscenza” in Epoca Napoleonica, e in Milanese anche “Porta Renza”) è stata ricavata lungo i non più esistenti “Bastioni Spagnoli”, oggi è caratterizzata dalla presenza dei “Caselli Neoclassici” di ordine dorico realizzati dall'Architetto Rodolfo Vantini (1792 - 1856).

In “Piazza Oberdan”, tra l’altro, ci sono “Due Colonne”, la cui storia è piuttosto sconosciuta. Non si tratta di resti di un’antichissima struttura, come potrebbe sembrare, in realtà una è un “camino” edificato per esigenze estetiche nel 1925 quando sotto la Piazza fu costruito l’Albergo Diurno Venezia, antesignano delle moderne terme con la necessità di far fuoriuscire i vapori dell’aria calda, e l’altra fu costruita per pure ragioni estetiche. L’Albergo Diurno dal 1955 è di proprietà del Comune di Milano e da qualche anno è stato ristrutturato per essere visitato sotto la gestione del “Fondo per l'Ambiente Italiano” (FAI).

Porta Venezia” dà anche il nome al vivace Quartiere Milanese che ha tutto il meglio che la Città possa offrire: oltre a essere una delle zone in cui vedere alcuni dei più bei palazzi, anche veri gioielli dell’Architettura Liberty, ci sono parchi, bar alla moda, ristoranti di ogni tipo con specialità di tutto il mondo, pizzerie, negozi per lo shopping anche lussuosi, musei, istituzioni culturali, il planetario e tantissimo altro come la grande “Basilica di Santa Maria della Passione”.

L’Apertura del nuovo LocaleDaZero” in Piazza Oeberdan a Milano, il terzo in Città dopo quello di Via Bernardino Luini 9 (2017) e quello di Via dell’Orso 4 (2019), dà ancora più lustro al BrandDaZero”.

Il MarchioDaZeronato a Vallo della Lucania in Provincia di Salerno proprio nel 2024 ha festeggiato i suoi primi 10 anni di attività in cui ha vissuto un’espansione costante.

Vallo della Lucania” (fino al 1863 solo “Vallo”) è un piccolo (circa 8.000 Abitanti) e antichissimo Comune nella Regione Campania, è Sede Vescovile e Sede anche delParco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni”, un Parco istituito nel 1991 che oggi protegge una superfice di 181.048 Ettari corrispondenti alla parte meridionale della Provincia di Salerno. “Vallo della Lucania” si trova al centro del Territorio Cilentano, in una bellissima Valle circondata da Colline che digradano verso il Mar Tirreno distante solo 13 chilometri.

Il “Cilento” è un Massiccio Montuoso dell'Appennino Lucano, un'Area Storico Territoriale (ricca oltre delle bellezze naturali anche di castelli, fortezze, torri, cinte murarie e siti archeologici) estremamente suggestiva della Provincia di Salerno, nella Campania meridionale, i suoi Confini sono delimitati dalla Piana del Sele a Nord, dai Monti Alburni e il Vallo di Diano a Est e dalla Regione Basilicata a Sud, oltre a una Costiera, alta e frastagliata, di circa 130 chilometri.

Il Cilento da millenni ha ispirato poeti e cantori: molti dei miti Greci e Romani sono stati ambientati non solo sulle sue coste. Il mito più famoso è quello dell'Isola delle Sirene citata nell'Odissea e nell'Eneide le mitiche opere di Omero. Tracce, ricordi, monumenti, culture, sentieri legati a questa ricca storia sono salvaguardati grazie al “Parco Nazionale del Cilento”. Dal giugno 1997 il “Cilento”, grazie alle sue incredibili e positive peculiarità è stato inserito nella rete delle “Riserve della Biosfera” del "Man and Biosphere" (MAB) e dal 1998 nel “Patrimonio Mondiale dell'Umanità” dell’UNESCO.

Il “Cilento” è importantissimo anche dal punto di vista Culinario e Agroalimentare visto che, nel Novembre 2010, insieme alla Città Marocchina diChefchaouen”, a quella Spagnola di Soria” e a quella Greca diKorone” (oggi “Phlos-Nestoras”) è stato inserito, sempre dall’UNESCO, come “Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità neiLuoghi della Dieta Mediterranea”.  

Il progettoDaZero” ha visto un’espansione costante negli anni, dopo le prime due aperture Milanesi, nel 2019 ha inaugurato anche un Locale in Via San Domenico 33 a Torino, nel 2020 è approdato a Firenze sul Lungarno Ferrucci 9/Rosso e nel 2022 sono seguite le aperture di Bologna in Via Malcontenti 3 e dellaseconda sedeTorinese in Via Urbano Rattazzi 3 nei pressi di Porta Nuova. Nei dieci anni di attività il marchio “DaZero” si è distinto per l’ottima qualità e l’autenticità della sua offerta enogastronomica, ottenendo l’inserimento nelle più importanti Guide del settore (L’Espresso, Gambero Rosso, Slow Food), ottenendo anche l’ingresso nella selezionatissima e prestigiosa classifica50 Top Pizza”.

Nel 2023DaZero” è entrato a far parte del “Gruppo Food Finance” con Sede a Zurigo, guidato dall’imprenditore Italo-Svizzero Marco Zoppi, di cui fa parte anche il brand di boulangerieÉgalité”, altra consolidata realtà del settore “foodMilanese. La nuova apertura diDaZeroa Porta Venezia a Milano rappresenta il primo passo di un importante piano di sviluppo, portato avanti dalla nuova proprietà, che si pone come obiettivo per il 2025 l’apertura di altre due Sedi in nuove Città Italiane.

L’apertura del nuovo Locale in Piazza Oberdan a Milano segna l’inizio di un nuovo corso perDaZero” grazie alla sua nuova immagine (firmata dall'Agenzia 150UP) che sarà progressivamente estesa a tutti i Locali del Brand. La nuova Pizzeria e si sviluppa su 155 mq. per un totale di 45 coperti, a cui si aggiungono i 40 coperti esterni nell’apposito spazio attrezzato. All’interno il protagonista assoluto è il “grande forno a legna”, estremamente fascinoso con la “bocca fiammeggiante” visibile anche dalla strada, totalmente rivestito a mosaico di tessere di ottone, cinto da un bancone semi circolare sul quale si può mangiare godendosi l’arte preparatoria della Pizza. Il Locale combina elementi decorativi tradizionali con accenti di originalità che caratterizzano la nuova identità visiva, a partire dai colori: il vivace rosso che contraddistingue le sedute in velluto e l’oro che si ritrova nelle pareti e negli espositori dei prodotti.

A dare un toccopop”, i neon sui muri che richiamano elementi iconici del brand  come il pomodoro, la linea di prodotti del “Progetto Incontro” (uno specifico progetto aziendale in cui ogni ingrediente è super selezionato e scelto per valorizzare le eccellenze territoriali del Cilento, anche con la possibilità dell’acquisto) e la carta da parati con personaggi che rappresentano, sotto forma di fumetto, gli artigiani cilentani di “DaZero”: dal salumaio, agli agricoltori, fino ai produttori di mozzarelle.

Per garantire la massima digeribilità delle sue PizzeDaZero” le propone con un impasto semi-integrale ad altissima idratazione e lunga lievitazione, realizzato con farina di tipo 1 con il germe di grano vivo del Mulino Casillo”. Un prodotto che si distingue per le sue proprietà nutritive e organolettiche è ad alto contenuto di fibre, fonte di magnesio, zinco e vitamina E. Il risultato è una ottima Pizza che rappresenta un perfetto connubio tra gusto mediterraneo e salute.

L'offerta gastronomica di DaZero” è un vero e proprio interessantissimo viaggio attraverso i sapori più buoni del Cilento. Vasta la gamma di Pizze come  la “Marinara Cilentana” (pacchetelle di pomodoro, olive, capperi, aglio, origano, basilico e “Alici di Menaica”, le uniche che si possono mangiare così come vengono pescate, anche senza abbattimento), la “Pizza Fritta Cilentana” (sugo cilentano e cacioricotta di capra del Cilento), la “Forestella” (passata di pomodoro di datterino giallo, mozzarella di bufala, salsiccia piccante e cacioricotta di capra), “L'Incontro col Diavolo” (pomodorini del piennolo, salsiccia piccante, origano, mozzarella di bufala, peperoncino e basilico).

Oltre alle Pizze, il Menù offre una selezione di antipasti, taglieri e insalate che esaltano i prodotti locali. Tra gli sfizi, spiccano i “Crocché Cilentani” (patate, salsiccia artigianale, provola, parmigiano e panatura croccante) e la “Parmigianina di Melanzane” (melanzane, fior di latte, sugo cilentano e Parmigiano Reggiano). In accompagnamento “DaZero” propone una curata Carta dei Vini con etichette selezionate tra i Produttori del Cilento, oltre a Birre artigianali e molto altro. 

Il nuovoDaZeroin Piazza Oberdan a Milano offre una proposta gastronomica fatta di antica arte, passione e buone materie prime oltre ad avere il merito di portare l’ottima Pizza del Cilento e altre delizie nel cuore di Porta Venezia.

https://www.dazero.org/


Nuova Pizzeria "DaZero" a Milano (Foto Vincenzo Campisi)

Nuova Pizzeria "DaZero" a Milano: Vista Interna (Foto Campisi) 

"DaZero" a Milano: Il Fascinoso Forno a Legna (Foto V. Campisi)

Nuova Pizzeria "DaZero" a Milano: La Brigata (Foto V. Campisi)

"DaZero" a Milano: Pizza Marinara Cilentana (Foto V. Campisi)

"DaZero" a Milano: Solo Delizie (Foto Vincenzo Campisi) 

"DaZero": Gustosa Accoglienza (Foto V. Campisi)

"DaZero": l'Arte della Pizza (Foto V. Campesini)

martedì 2 aprile 2024

“DONNE FITTIPALDI”: MAGNIFICA E SUPER FASCINOSA LA NUOVA VIGNA APPENA NATA NELLA CITTÀ DI FIRENZE.



Firenze oltre a essere il Capoluogo di quella fantastica Regione denominata Toscana, è anche uno straordinario concentramento storico/culturale a cielo aperto che tutto il Mondo ammira. Impossibile elencare tutte le meraviglie che si possono trovare a Firenze ma per quello che vi voglio raccontare cito uno dei Luoghi più incantevoli della Città: “Piazzale Michelangelo”.

Piazzale Michelangelo”, il più suggestivo punto di osservazione del bellissimo panorama della Città di Firenze. Il Piazzale, realizzato dal 1869 su disegno dell'Architetto Fiorentino Giuseppe Poggi (1811 - 1901), è adagiato a 104 metri sul livello del mare su una dolce collina appena a sud del Centro Storico Cittadino, si raggiunge in auto percorrendo il verdeggiante Viale Michelangelo o a piedi salendo le scalinate monumentali dette “Rampe del Poggi” che partono da Piazza Poggi nel Quartiere di San Niccolò.

Proprio a pochi passi da Piazzale Michelangelo scendendo verso il Centro per l’omonimo Viale alberato al Civico 74 c’è una magnifica Villa, dotata di un meraviglioso giardino con vista mozzafiato su Firenze. La Villa era del Commendatore e Cavaliere del Lavoro Mario Fittipaldi Menarini oggi è della Figlia la straordinaria Maria Fittipaldi Menarini.

Maria Fittipaldi Menarini e le sue quattro bellissime figlie, Valentina, Carlotta, Giulia e Serena sono, tra tante altre cose, le Titolari dell’Azienda Vitivinicola Donne Fittipaldi.

La Storia dell’Azienda Donne Fittipaldi ha inizio nel 2004, quando la Famiglia Fittipaldi Menarini decise di acquistare dei Terreni sulla Costa Toscana in Provincia di Livorno nel Comune di Castagneto Carducci, più precisamente nella Frazione di Bolgheri.

Bolgheri, adagiata al centro della Maremma Livornese e sulle ultime propaggini delle Colline Metallifere, è un caratteristico e antichissimo Borgo edificato su una modesta altura attorno al Castello Medievale; si raggiunge percorrendo un famoso, suggestivo, lungo e diritto Viale dei Cipressi. La fama dei Vini prodotti a Bolgheri è da anni ormai consolidata nel Mondo ma non è il motivo principale della scelta di questo Territorio da parte della Famiglia Fittipaldi Menarini per impiantare vigne e olivi. “Bolgheri è soprattutto uno stato d’animo, un modo di vivere”, si legge così nella presentazione del Consorzio per la Tutela dei Vini DOC Bolgheri e DOC Bolgheri Sassicaia e Maria Fittipaldi Menarini con le sue quattro Figlie se ne sono rese immediatamente conto fin dalla loro prima visita e sono restate affascinate dal luogo, dal clima, dall’atmosfera, dalla luce del mare che si riflette sulle vigne, dai panorami struggenti, dai profumi, dai borghi medievali e dalla gentilezza degli abitanti.

L’AziendaDonne Fittipadi” ha Sede nella “Tenuta la Pineta” sulla Via Bolgherese e si estende su 46 Ettari nel cuore della “Denominazione Bolgheri”. Circa 10 Ettari sono di Vigne, ma ci sono già progetti di ulteriore espansione, poi c’è l’Oliveta con oltre 1.200 piante da cui viene prodotto il loro ottimo Olio Extra Vergine di Oliva. Nella Tenuta si producono, con basse rese per pianta e selezione maniacale delle uve, Vini di assoluta levatura con quei “vitigni bordolesi” che hanno dimostrato di offrire risultati qualitativi altissimi nei terreni Bolgheresi.

Ma torniamo nella stupenda Villa di Viale Michelangelo a Firenze dove Maria Fittipaldi Menarini insieme alle figlie, con il supporto del mitico Gianni Mercatali, maestro eccelso di comunicazione, dell’Enologo  Emiliano Falsini e del Tecnico Agronomo Stefano Bartolomei, hanno voluto far nascere una prestigiosa “Vigna di Città” (Vigna Michelangelo), il primo progetto di Vigneto Urbano a Firenze, mettendo a dimora in questo mese di Marzo 2024 settecento selezionatissime barbatelle di vitigni classici Toscani: 300 viti di Sangiovese, 100 di Foglia Tonda, 150 di Canaiolo, 100 di Pugnitello e 50 di Colorino del Valdarno.

Dall’analisi del terreno della nuova Vigna è risultato che è del tutto equiparabile alle migliori zone delChianti Classico”. Le barbatelle cresceranno con il metodo ad alberello in un vigneto realizzato ad anfiteatro che andrà poi a costituire un accogliente e panoramico “giardino”. La prima vendemmia ci sarà nel 2027, si riempirà una botte che verrà vinificata nel 2028, ma le 700 bottiglie che si otterranno non saranno messe in commercio, bensì vendute tramite aste internazionali e il  ricavato verrà destinato a finalità benefiche di sostegno sociale.

Da sottolineare il fatto che numerose barbatelle sono stata specificatamente denominate con i nomi di alcuni dei Giornalisti più noti e rappresentativi del mondo del Vino Italiano e Internazionale. Anche il sottoscritto ha avuto il grande onore di averne una con il mio nome.

Questa nuova iniziativa è un impegno estremamente intelligente e importante per le Donne Fittipaldi volta al recupero dell’antica viticoltura cittadina da sempre presente nella Città di Firenze, straordinaria culla del Rinascimento, dove il vino ha sempre rappresentato nel corso della storia un importante segno distintivo.

Un’operazione decisamente prestigiosa sotto tutti i punti di vista la “Nuova Vigna Urbana” di Donne Fittipaldi a Firenze che si aggiunge a quelle di altre Città Italiane come Milano, Torino, Venezia, Siena, Catania e Palermo, o estere come Parigi, Lione, Avignone, Barcellona, Salonicco e New York, tutte riunite nel circuito della Urban Vineyards Association (U.V.A.). 

La “Urban Vineyards Association” è nata con l’intento di tutelare il patrimonio rurale, storico e paesaggistico rappresentato dalle vigne urbane e di valorizzarlo sotto il profilo culturale e turistico, rendendolo produttivo per la collettività e per il futuro nel rispetto dell’ambiente, attraverso politiche vitivinicole e sociali di integrazione e sostenibilità. Le Vigne non sono solo un dolce paesaggio collinare ma possono essere anche città: il verde inaspettato che ti sorprende nella giungla di cemento, un verde con un forte legame con la tradizione e la terra, un verde che trasforma i confini della città in colorati orizzonti nella città stessa. Queste sono le “vigne urbane” coltivazioni uniche all’interno di un’area metropolitana.

LaNuova Vigna Urbana di Firenzedi Maria Fittipaldi Menarini e delle figlie Valentina, Carlotta, Giulia e Serena, rispecchia esattamente loro essendo magnifica e super fascinosa.

https://donnefittipaldi.net/

https://www.youtube.com/watch?v=-ImRRM_J3_w


"Azienda Vitivinicola Donne Fittipaldi": Grandi Vini

 Donne Fittipaldi: Semplicemente Magnifiche (Foto G. Cabras)

 "Donne Fittipaldi": La Prima Vigna Urbana a Firenze (Foto DF)
 
 Io, "la mia barbatella" e le Splendide Donne Fittipaldi (Foto Cabras)

martedì 26 marzo 2024

CON LE NUOVE DELIZIOSE REALIZZAZIONI ARTIGIANALI AL CIOCCOLATO DI “PECK” GLI AUGURI DI BUONA PASQUA 2024.



 Il Filosofo Francese Pierre André Lalande (1867 - 1963) ha definito chiaramente il termine “monoteista” (dal Greco anticomónos theós” = “unico dio”) con le seguenti parole: “è la Dottrina filosofica o religiosa che ammette un solo Dio, distinto dal mondo”.

Sul tema ancora oggi controverso su quali religioni possano essere definite “monoteiste” il Professore Veneziano Paolo Scarpi (classe 1949) ha così chiarito la questione: “Conviene limitare l'uso del termine monoteismo alle forme religiose che storicamente si sono affermate come tali e che hanno elaborato una speculazione teologica finalizzata alla dimostrazione dell'unicità di Dio”.

La Religione Cristiana è unaReligione Monoteistae la sua principale festività è la Santa Pasqua.

Con Essa si celebra l’evento più importante riportatoci dai Vangeli e dai testi del Nuovo Testamento, la Resurrezione di Nostro Signore Gesù avvenuta il terzo giorno dalla Sua morte sulla Croce. Il luogo dell’evento viene indicato, sempre nelle Sacre Scritture, poco fuori dalle antiche mura di Gerusalemme, vicino alla collina rocciosa che porta il nome di Calvario (chiamata anche Golgota) dove venne crocifisso. In questo luogo, a imperitura memoria, venne edificata (le prime tracce risalgono al II secolo d.C.) la Basilica Cattedrale Patriarcale del Santo Sepolcro (denominata anche Chiesa della Resurrezione). 

La parola Pasqua deriva dall’EbraicoPesach” (passare oltre) e dall’AramaicoPasa’”, indicava inizialmente l’evento della liberazione degli Ebrei dalla schiavitù degli Egiziani avvenuta grazie a Mosè.

Il Primo Concilio Ecumenico (la riunione solenne di tutti i Vescovi Cristiani) iniziò il 25 Maggio del 325 d.C. nella Città della Turchia Asiatica di Nicea (oggi Iznik), a 130 Km. a sud-est della Città di Costantinopoli (oggi Istambul) nell’Impero Romano d’Oriente. In quella occasione fu deciso che la data della Santa Pasqua era mobile e che si festeggiava la Domenica successiva alla prima luna dell’equinozio di Primavera.

Seguendo queste regole per la Chiesa Cattolica la data della Pasqua è sempre compresa tra il 22 Marzo e il 25 Aprile di ogni anno. Per la Chiesa Ortodossa, che segue il Calendario Solare, detto “Giuliano” classificato dall’astronomo GrecoSosigene di Alessandria d’Egitto” (I Secolo a.C.) e promulgato da Giulio Cesare nel 46 a.C., la Festività cade tra il 4 Aprile e l’8 Maggio.

In occasione della Santa Pasqua e per la tradizionale scampagnata di Pasquetta, per tutta Italia si preparano moltissime ricette culinarie che portano in tavola preparazioni salate e dolci che allietano la tavola delle famiglie. Per le carni è tradizione preparare arrosti con agnelli e capretti, simboli di dolcezza e sacrificio. Si fanno le torte salate come la “Torta Pasqualina” di antica tradizione Ligure, preparata con uova, ricotta, pecorino, parmigiano e bietola da costa (bieta) o spinaci lessati, il tutto racchiuso nella pasta sfoglia.

Per i dolci tale e tanta è la varietà che è impossibile elencarli tutti. 

Le uova, per esempio, sono state fin dai tempi antichissimi simbolo della vita, già i Persiani e gli Egizi, a primavera, usavano donare le uova di gallina. Tutt’oggi si usa portare a benedire, la mattina di Pasqua, le uova lesse.

L’uso di decorare le uova si sviluppò principalmente nel Medioevo e, proprio in questo periodo, si incominciò a fabbricare anche uova in metalli preziosi per le classi nobili e ricche. Bisogna arrivare a poco più di cento anni fa per vedere nascere le uova di cioccolato (sull’origine non ci sono certezze) come regalo per la Festività Pasquale. Successivamente si sviluppò la prassi di inserire all’interno delle Uova una sorpresa per la felicità di grandi e piccini.

Un altro esempio è la “Colomba Pasquale” la cui leggenda narra che nel VI Secolo, durante l’assedio di Pavia, il Re Longobardo Alboino si vide offrire in segno di pace un pan dolce a forma di colomba. Secoli dopo, questo dolce è divenuto una vera e propria tradizione gastronomica della Pasqua, simbolo di amore e solidarietà.

In Via Spadari al Civico 9, in pieno Centro nella bellissima Città di Milano, proprio a due passi da Piazza del Duomo, c’èPeck un Negozio straordinario per l’Enogastronomia di altissima qualità, conosciutissimo in Italia e all’Estero.     

Peck nasce nel lontano 1883 in Via Orefici 2 (vicinissimo alla Sede attuale) grazie all’impegno di Francesco Peck.

In quell’anno Francesco Peck esperto salumiere proveniente dalla Città di Praga, oggi Capitale della Repubblica Ceca ma allora facente parte dell’Impero Austro-Ungarico (1867 - 1919), decise di aprire un Laboratorio per la produzione, e la conseguente vendita al dettaglio, di carni affumicate e salumi di Tradizione Tedesca. Nel 1918 Francesco Peck decise di cedere l’attività a un imprenditore Italiano di larghe vedute: Eliseo Magnaghi. Eliseo pur mantenendo il nome “Peck” da subito ampliò l’offerta e per tale motivo nel 1920 trasferì la Sede nei nuovi e più spaziosi Locali di Via Spadari 9 (quella attuale).

Nel 1956, superati gli anni difficili della Seconda Guerra Mondiale (1939 - 1945) in cui Milano fu colpita duramente dai terribili bombardamenti degli Alleati, l’attività di “Peck” passò ai Fratelli Giovanni e Luigi Grazioli conosciutissimi imprenditori già proprietari di uno dei più famosi Ristoranti della Città. Nel 1970 i Grazioli cedettero i loro Negozi ai tre Fratelli Stoppani, Angelo, Mario e Remo. I Fratelli Stoppani modernizzarono e internazionalizzarono “Peck” grazie anche alla validità delle loro specifiche competenze.

Nel Mese di Aprile 2013 il MarchioPeckè stato rilevato completamente da Pietro Marzotto imprenditore internazionale con una grande esperienza nel settore alimentare. Nel 2011 il Conte Marzotto aveva già acquistato i due terzi della Società.

Oggi il Gruppo Peck”, cresciuto moltissimo nei decenni con nuove aperture sia in Italia sia all’Estero, è guidato dal bravo Pier Leone Marzotto, il più giovane dei Figli del Conte

Peckha una tradizione di successi lunga più di 140 anni e con i suoi Negozi e i suoi Ristoranti è un vero e proprio imperdibileTempio Enogastronomicometa di una Clientela Internazionale e la sua fama non conosce confini.

Come ogni anno Peck, in occasione della Pasqua, presenta le sue nuove creazioni di alta pasticceria, uova, sculture di cioccolato e colombe, legate alla tradizione ma con un tocco di raffinatezza e un tocco di estro. Creazioni di cioccolato che uniscono estetica e gusto per regalare a tavola momenti di gioia e condivisione.

Le creazioni di Peck sono tutte realizzate a mano, all’interno dei Laboratori di Via Spadari dalla squadra di esperti Maestri Pasticceri guidata dal bravissimo Pastry Chef Galileo Reposo. Si distinguono per la selezione delle migliori materie prime e i blend di cioccolato di differenti qualità che sorprendono il palato con sapori unici e sempre diversi: Abinao, Tainori, Araguani, Guanaja, Manjari e Caraibe.

Simbolo di questa Festività 2024 è il nuovo “Chocolate Surprise Egg” la super novità in Special Edition di Peck, un capolavoro artigianale, che si presenta come un uovo scultura con grandi buchi tondi, realizzato con cioccolato fondente al 70%, che custodisce un secondo uovo di cioccolato bianco contenente una sorpresa ai 3 cioccolati: sfere di cioccolata al gusto naturale di Yuzu, lampone e mandorla, preparate con frutta fresca.

Oltre alChocolate Surprise Eggle altre novità di Peck per la Pasqua 2024 sono:

- “Circle e Square Egg”: dei quadrati e dei cerchi impreziosiscono di colore uova geometriche dalla forte carica espressiva. Vere e proprie opere d'arte in cui il cioccolato fondente e quello al latte diventano una tela per un dipinto;

- “Coniglietto Fondente”: Due coniglietti dall'aria dolce sorreggono due piccoli regali tra le zampine: una carotina arancione e un fiorellino rosa. I simpatici conigli si distinguono per il particolare e specialissimo effetto vellutato ottenuto dal cioccolato nebulizzato;

- “Ape di Cioccolato e Ape Golosa”: una reinterpretazione delle api icone dell’arrivo della bella stagione con ironia e leggerezza. L’ape è ritratta in due versioni, appena prima di spiccare il volo e alla ricerca del suo nettare per la più dolce delle abbuffate. Realizzate con una prevalenza di cioccolato Caraibe che si distingue al palato per le sue note equilibrate e raffinate;

- “Gallina di Cioccolato”: 150 grammi di gallina spiritosa che in paziente attesa osserva incuriosita il nostro strano mondo. Una speciale scultura creata unendo due sfere di irresistibile cioccolato bianco.

Ma da “Pecknon sono disponibili solo Uova e Sculture di cioccolato ma anche le immancabili “Colombe” in due varianti “Classica” e “Ai 3 Cioccolati” (impreziosita da pepite di cioccolato bianco, al latte e fondente), realizzate con un morbido pan dolce ottenuto grazie a ben 72 ore di lavorazione; soffici all’interno e ricche all’esterno con la classica glassatura zucchero e mandorle. Le Colombe sono prodotte utilizzando solo materie prime di assoluta eccellenza: farina con germe di grano macinato a pietra, vaniglia Bourbon del Madagascar, miele d’acacia Toscano e cubetti di arance candite in vasca a cielo aperto con leggero sciroppo.

Con le nuove, deliziose, preziose, buonissime e bellissimeRealizzazioni al CioccolatodiPeckAuguro una Buona, Serena e Felice Santa Pasqua 2024 a Tutti Voi e alle Vostre Famiglie.

https://www.peck.it/

https://www.youtube.com/watch?v=7YXaJH0srMU


"Chocolate Surprise Egg" (Foto Peck) 

"Circle e Square Egg" (Foto Peck) 

"Coniglio di Cioccolato con Carotina" (Foto Peck) 

"Coniglio di Cioccolato con Fiorellino" (Foto Peck)

"Ape di Cioccolato" (Foto Peck)

"Ape Golosa" (Foto Peck) 

"Gallina di Cioccolato" (Foto Peck)

"Colomba Classica" (Foto Peck) 

"Colomba 3 Cioccolati" (Foto Peck) 

"Peck" Pasqua 2024: Le Deliziose Novità (Foto Peck)