“Quid melius
Roma?” (Che cosa migliore di Roma?) queste sono le parole che ci ha lasciato in
una delle sue opere Publio Ovidio Nasone (43 a.C. - 17 o 18 d.C.) noto a tutti
semplicemente come “Ovidio”, un famoso Poeta Romano tra i principali
esponenti della Letteratura Latina. La sua fama fu grande in vita quanto
nelle epoche successive alla sua morte.
“Niente è
migliore di Roma” e di tale affermazione posso dare una testimonianza diretta,
infatti da piccolo ho vissuto diversi anni a Roma prima e oltre al periodo tra
i 10 e i 12 anni quando ho fatto la Quinta Elementare e la Prima Media in una
delle Scuole più antiche e prestigiose della Città il “Convitto Nazionale
Vittorio Emanuele II”.
La mia Mamma,
una giovane e bellissima donna, si era trasferita nei primi anni Cinquanta a
Roma, e dopo aver fatto l’indossatrice per il grande Stilista Italiano Emilio
Federico Schuberth (1904 - 1972), in quegli anni all’apice della moda Mondiale,
iniziò a fare l’attrice cinematografica.
Essendo
cresciuto in un ambiente particolarmente mondano da piccolo e da giovanissimo
ho conosciuto e frequentato quella che è stata notoriamente conosciuta nel
Mondo come “La Dolce Vita”.
“La Dolce
Vita” è stato un periodo della Storia d’Italia compreso tra la fine
degli anni ‘50 e gli anni ’60, che si riferisce in modo particolare a
quanto avvenne nella Città di Roma, durante gli anni del “boom economico”
e dell’esplosione della voglia di vivere dopo la Seconda Guerra Mondiale (1939
- 1945), in quel fulcro della vita
mondana che fu Via Veneto, il punto di raccolta di tutti i personaggi
più noti del tempo grazie alla sua bellezza, alla centralità e la presenza
degli Hotel più lussuosi e dei Locali alla moda aperti fino all'alba.
L'origine
dell'espressione “la dolce vita” è stata coniata dal giornalista,
scrittore, commediografo e sceneggiatore Arnaldo Fraccaroli (1882 - 1956)
quando dette il nome “La Dolce Vita” a una sua commedia del 1912. Fu poi il
grande regista Federico Fellini che rese famosa la dicitura quando “La Dolce Vita”
diventò nel 1960 il suo film capolavoro ambientato proprio a Roma, con la
partecipazione di grandissimi attori come Marcello Mastroianni e Anita Ekberg,
che vinse tra un’infinità di riconoscimenti anche il “Premio Oscar”.
In quegli
anni a Roma, grazie a “Cinecittà”, il complesso degli Studi Cinematografici (73
edifici, tra cui 21 teatri di posa, centrali elettriche, uffici della
direzione e molto altro) realizzato in solo 15 mesi su progetto
dell'architetto Gino Peressutti tra il 29 Gennaio del 1936 e il 28
Aprile 1937, si girarono molti film Italiani ma soprattutto produzioni
cinematografiche Americane. Tale fatto agevolò l’arrivo non solo di produttori,
di maestranze del cinema, di attori e registi affermati, ma anche di aspiranti
attori e attrici, avventurieri, intellettuali e artisti, tutti alla ricerca
della fama e del successo. In seguito il lusso e il divertimento fece da
calamita internazionale anche per gli aristocratici, i reali e i politici.
Un “mondo
magico” quello della Via Veneto di allora immortalato da un gran numero di
fotografi, diventati poi anche molto famosi, come Rino Barillari o Umberto
Pizzi, denominati “paparazzi”, che di giorno e di notte erano alla costante ricerca
della foto più sensazionale. Il termine “paparazzo” venne creato e diffuso
sempre grazie al Film “La dolce vita” nel quale un Fotografo d’assalto,
personaggio interpretato da Walter Santesso, portava il nome di Coriolano
Paparazzo.
Tra i Film
dell’epoca mi ricordo molto bene “Totò, Peppino e... la dolce vita” realizzato
nel 1961, la divertentissima parodia della pellicola girata l'anno
precedente da Federico Fellini riutilizzando gran parte della
costosa scenografia di Via Veneto, diretto da Sergio Corbucci e
interpretato da Totò (Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas
Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis Di Bisanzio) e Peppino De
Filippo. Il ricordo è vivo perché mia Madre aveva girato diverse scene del film
dandomi, successivamente, anche la possibilità di conoscere Totò.
L’elegantissima
e su ambo i lati alberata “Via Vittorio Veneto” come le sue traverse erano
decisamente il fulcro della vita mondana dell’epoca. “Via Veneto”, ubicata nel
Rione Ludovisi, collega in salita la centralissima Piazza Barberini con Porta
Pinciana, la Porta ad arco inserita nelle antiche mura Aureliane. La Via
inizialmente era denominata come la Regione Veneto ma nel 1919, dopo la
Vittoria nella Prima Guerra Mondiale, cambiò nome in ricordo della battaglia di
Vittorio Veneto.
In “Via
Veneto” e nelle strade circostanti, oltre ai prestigiosi Caffè come
il “Café de Paris” o l’“Harry’s Bar”, ai bellissimi negozi, alle
Ambasciate e agli Hotel di Lusso, aprirono diversi Locali notturni molto
eleganti, con un servizio impeccabile, spettacoli di varietà e orchestre già
famose o che diventarono famose. Ai clienti si richiedeva un abbigliamento
adeguato, lo champagne era d'obbligo e i conti alla fine della serata
erano anch'essi all'altezza dell’offerta.
Tra i molti
bellissimi Locali desidero ricordare il “Club 84”, uno dei più famosi e
rinomati di quel periodo, ubicato in Via Emilia, una parallela del tratto
finale di Via Veneto, inaugurato nel 1957 da Oliviero Comparini, un notissimo e
straordinario personaggio conosciuto semplicemente come “Oliviero”. Al
tempo era amico di mia madre e in anni successivi quando sono cresciuto e ho
avuto la possibilità di frequentare il Locale ha onorato anche me della sua
amicizia.
Oggi Vi
racconto del “Jackie O’” un altro famosissimo e straordinario Locale ubicato in
una traversa di Via Veneto: Via Boncompagni al civico 11.
Entrando in
Via Veneto, da Porta Pinciana, Via Boncompagni è la quarta traversa a Sinistra
(dopo Via Campania, Via Sardegna e Via Sicilia) e si apre tra il “The Westin
Excelsior Roma” (Hotel 5 Stelle) e l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America, e
il suo civico 11 è proprio di fronte al lato della suddetta ambasciata che corrisponde
ai suoi giardini.
La nascita
del “Jackie O’” è frutto di una idea di Gilberto Iannozzi e di sua Moglie
Beatrice che la misero in atto nel 1972 quando acquistarono per 60 milioni di
lire il vecchio “Teatro San Carlino” in Via Boncompagni. Agli Architetti Sandro
Petti e Gepy Mariani fu dato l’incarico, poi svolto con grandi capacità, di
trasformare il nuovo Locale in un luogo dalle molte sfaccettature: night club,
ristorante, piano-bar e discoteca. Gil Cagné (Italiano di origine Belga, classe
1940), allora super famoso truccatore delle dive, fu incaricato delle pubbliche
relazioni e del lancio del nuovo Locale, che aprì i battenti nel 1973 in piena
“austerity” (il drastico contenimento del consumo energetico in seguito
alla crisi petrolifera internazionale) e fu proprio lui a scegliere, con
grandissimo successo, il nome “Jackie O’”.
In quegli
anni impazzava sui Rotocalchi, nei Cinegiornali e in Televisione Jacqueline Lee
Kennedy Onassis detta “Jackie” o “Jackie O”, la ex first lady americana
che dopo essere rimasta vedova nel 1963 del Presidente John Fitzgerald Kennedy
(chiamato anche JFK), nel 1968 aveva sposato, con un fastoso
matrimonio, l'armatore Greco Aristotele Onassis.
Il “Jackie
O’” diventò praticamente da subito un accoglientissimo approdo per il mondo
internazionale del “bien vivre”, dove le star e i personaggi più in vista si
mostravano raccontando gli eccessi e il lusso di quegli anni. Un’atmosfera
incredibile, che avendo avuto la fortuna di poterla vivere, mi ricordo ancora
molto bene. Il “Jackie O’” era frequentato da Grace Kelly, Ranieri di Monaco,
Valentino, Gina Lollobrigida, Virna Lisi, Ugo Tognazzi, dalla Principessa
Margaret d’Inghilterra, dall’Avvocato Agnelli, da Winifred Jacqueline Fraser
Bisset, da Marcello Mastroianni e poi ancora Vittorio Gassman, Gianni Versace,
Liz Taylor, Gerard Depardieu, Andy Warhol, Helmut Berger, Laura Antonelli,
Jean-Paul Belmondo, Florinda Bolkan, Marina Lante della Rovere, Marina Cicogna,
dai Rolling Stones e da Alain Delon che spesso ci ballava. Un’atmosfera unica
incorniciata da grandi star che vi si esibivano come Liza Minelli che cantava
al piano-bar il mitico tema del Film di Martin Scorsese "New York New
York” del 1977. Solo per citarne alcuni.
Davanti
all’ingresso del “Jackie O’” il grande cancello con l’insegna dorata e il “red
carpet” (la passerella destinata ai divi in occasione di grandi eventi) definivano
un Locale esclusivo di fama mondiale che non solo ha ospitato artisti
famosissimi e ne ha fatto diventare famosi altri ma che attraverso i decenni è
rimasto assolutamente fedele al suo inconfondibile stile.
Il “Jackie
O’” accoglie da oltre cinquant’anni la sua Clientela in un ambiente storico,
raffinato, accogliente, intimo, ricercato, con arredi eleganti e dettagli di
lusso, con il Piano-bar (dalle 22:00), dove si possono degustare anche ottimi
cocktail tra classici e signature scelti nella “drink list” realizzata dal Bar
Manager Carlo Borruso, e la Discoteca (dalle 24.00). Due tra i luoghi più
esclusivi di Roma con una splendida pista da ballo e la live music dei Dj
Resident e di Special Guest, oltre agli spettacoli dal vivo.
Al “Jackie
O’” c’è anche il Ristorante ubicato al piano inferiore (adiacente al Piano-bar)
che nel 2019, grazie alla volontà della bella e super affascinante Figlia dei
Iannozzi, Veronica, è stato interamente ristrutturato affidando il restyling
allo Studio di Fabrizia Frezza. Il nuovo arredamento del Ristorante del “Jackie
O’” è un indovinato mix di design classico e modernariato con giochi di colore
tra nero e oro, luci soffuse, la tappezzeria è stata disegnata appositamente
per il Locale, molti specchi e vetrine con pregiate bottiglie di liquori, alle
pareti opere d’arte e moltissime foto d'epoca in bianco e nero, incorniciate e
sparse ovunque, con i personaggi famosi che hanno fatto la storia del Locale,
sedute in pelle e poltroncine di velluto intorno ai tavoli elegantemente
apparecchiati. Con la bella stagione il Ristorante gode di un suggestivo
“Garden Dehors” in grado di regalare un’esperienza unica e romantica.
Da Venerdì 1°
Settembre 2017 l’Executive Chef del “Jackie O’” e il Romano Federico Sparaco.
La Cucina
dello Chef Sparaco è una cucina squisitamente Italiana, sia di terra sia di
mare, a tratti nostalgica, con continui rimandi allo stile inconfondibile degli
anni ’70 e ’80, realizzata con ingredienti selezionati e di pregio. Non mancano
piatti iconici, ormai simboli del Ristorante, come: il “vitello
tonnato”, i “carpacci”, le “crepes suzette alla lampada”, l’intramontabile
“cocktail di gamberi”, la “tartare di manzo rifinita al tavolo dal
maître”, le “linguine all’astice”, gli “spaghettoni cacio, pepe e gamberi”, il
“riso al salto” (arricchito e personalizzato in stile Jackie O’ con pistilli di
zafferano, fondo d’osso buco e parmigiano), l’elegante “risotto Carnaroli
provola, oro e Champagne”, i “gamberi al curry flambati alla lampada”, il
“filetto flambato direttamente in sala”, e il “filetto Sashi al pepe
verde”. Un ruolo fondamentale è svolto dalla griglia dove vengono cotti i
migliori tagli di carne, come le magnifiche “bistecche Tomahawk”, la gustosa
“Chateaubriand” (un pregiato taglio di carne ottenuto dal cuore del filetto) o
il pescato del giorno.
La Carta dei
Vini è un vero e proprio viaggio attraverso la Cultura Enologica Mondiale, con
una selezione accurata di oltre 600 etichette, di cui una vasta maggioranza
dedicata ai grandi Vini Italiani, senza tralasciare le referenze internazionali
di assoluto prestigio. Ogni bottiglia è stata scelta con cura dal giovane ma
esperto Sommelier Manuel Pompili per offrire un’esperienza sensoriale unica,
offrendo la possibilità di degustare i Vini nel loro momento ottimale di
maturazione o di scoprire bottiglie rare e introvabili, oltre a valorizzare i
territori, la tradizione e il lavoro di vignaioli appassionati.
Al “Jackie
O’” il Vino è anche al centro del progetto “Wine Club del Jackie O’”,
un'iniziativa, nata nel Gennaio del 2024, dedicata agli appassionati del Mondo
vitivinicolo che attraverso Eventi mirati hanno la possibilità di conoscere o
approfondire nuove Aziende e nuove etichette a ogni appuntamento.
Il servizio
è diretto e coordinato da un grande professionista come Gianni Caddeu, (classe
1969) figura di assoluto riferimento del Ristorante in grado di far sentire
tutti gli ospiti super coccolati. È la sua grande e fascinosa esperienza a dar
vita ai piatti alla lampada realizzati direttamente, con grande maestria, in
Sala.
Dai primi
anni ’70 il “Jackie O’” è molto più di un semplice Club nel Cuore di Roma, è
un’oasi di eleganza, di divertimento e di gusto, un’icona di stile e
intrattenimento che incarna la sofisticata, suggestiva atmosfera senza tempo de
“La Dolce Vita” Romana.
“Jackie O’” un Locale semplicemente mitico con oltre 50 anni di storia.
https://www.jackieoroma.com/ristorante-locale-musica-dal-vivo-roma/
Nessun commento:
Posta un commento