lunedì 21 agosto 2017

“GLEN GRANT SCOTCH WHISKY PURE MALT 1985”: UNA BOTTIGLIA CHE HA UNA LUNGA STORIA.




La Scozia è un territorio, di 78.764 Chilometri Quadrati, che comprende tutto il Nord di quella grande Isola denominata “Gran Bretagna”. 
La Scozia a Sud confina con l’Inghilterra, a Nord e a Ovest è bagnata dall’Oceano Atlantico e a Est dal Mare del Nord
La si può percorrere in lunghezza per 360 Km. e per 225 in larghezza.

Il suo Territorio, dal punto di vista fisico, si può dividere in tre parti:

- Le “Highlands”, una zona montuosa coperta da brughiere, con le coste molto frastagliate e ricche di fiordi che penetrano in profondità nel Territorio
A largo di queste coste troviamo, a Settentrione, le Isole Orcadi e le Shetland, e a Occidente le Ebridi;

-  Le “Lowlands", il Territorio che comprende la Valli dove scorrono i Fiumi Tay, Forth, Clyde
Oggi questa è la Regione dove vive il 75%  degli oltre 5 milioni di Scozzesi;

- Le “Uplands”, una Regione Montuosa, non eccessivamente brulla, con vette che superano anche gli 800 metri di altezza.   

La Storia Scozzese è stata, da sempre, travagliata da scontri interni e guerre. 
I primi a viverci furono le popolazioni di origine celtica, ma poi vennero i Romani (che non riuscirono a conquistare la Scozia fermandosi al Vallo di Adriano nel II Secolo d.C.), i Pitti, gli Scoti, e dall’VIII Secolo arrivarono le invasioni Vichinghe
Per non parlare della successiva guerra “perenne” con i Sassoni che avevano unificato l’Inghilterra.

Una Terra martoriata, che per sopravvivere, già in epoca pre-cristiana, ha costretto le popolazioni ha costituirsi in particolari gruppi denominati “Clan”.

Il TermineClan” in Gaelico Scozzese si può tradurre in “bambino, discendente o progenie”. 
Infatti un Clan era praticamente una Famiglia estesa, formata dai discendenti legati da vincoli di parentela e da altre Famiglie che si sottomettevano al Capo per essere protette.

Una delle peculiarità degli Scozzesi appartenenti ai Clan era il “Kilt” (un indumento maschile consistente in un pezzo di stoffa arrotolato intorno alla vita, simile a una gonna) ogni Clan si differenziava per il diverso disegno (Tartan, in Italiano "Scozzese") della stoffa di lana con cui era prodotto.

Sembra che questo sistema del “Clan” sia stato “ufficializzato” dal Re di Scozia Malcom III (1031 - 1093) nel momento in cui volle adottare un sistema fondiario feudale basato sulla concessione, ai singoli Capi, e ai loro eredi, della terra dove poter vivere, tale condizione dette il via alla suddivisione Territoriale dei “Clan”. 

Tale sistema, con 182 Clan, è stato alla base  della società Scozzese fino alla tragica battaglia di “Culloden”, combattuta il 16 Aprile 1746 presso la Città Scozzese di Inverness, dove 5400 Scozzesi comandati dal Pretendente al Trono d’Inghilterra Carlo Edoardo Stuart, furono battuti da 8000 Inglesi guidati da Guglielmo Augusto di Hannover (Duca di Cumberland e Figlio di Giorgio II Re di Gran Bretagna e Irlanda). 

Dopo la sconfitta i Capi Clan” che non giurarono fedeltà al Re vennero considerati “ribelli” e  scattarono contro di loro e i rispettivi “Clan” delle persecuzioni; una vera pulizia etnica denominata “Highland Clearances”, i superstiti dovettero emigrare in Paesi come le Americhe o l’Australia.

Ma gli scontri tra i “Clan” superstiti per questioni territoriali o altro continuarono negli anni successivi, fino all’ultimo, avvenuto nel 1820, quando James Grant guidò il “Raid on Elgin”. 
Il “Clan” degli “Innes”, confinante con i “Grant”, aveva imprigionato il Capo e la Famiglia del “Clan Grant”, James Grant, con 700 dei suoi, marciò, nella Pianura di Elgin, per andare a liberarli.

Eccoci giunti ai membri del “Clan Grant” che c’interessano per la nostra storia: i Fratelli John e James Grant.

Nel 1840 la distillazione del whisky in Scozia era da poco uscita da quella clandestinità alla quale motivi politico/patriottici e anche fiscali l’avevano ampiamente relegata. 
Gli Scozzesi, per anni, si erano rifiutati di pagare le esose “tasse sul malto” che il Governo Centrale Inglese aveva imposto.

I Fratelli John e James Grant ebbero una lucida “visione”: la vicinanza delle loro Terre al Mare e a un Porto come Garmouth, il Fiume Spey a Sud, vaste piantagioni di magnifico orzo tutte intorno……… cosa poteva servire di più per fare dell’ottimo “Whisky di Malto”? 

Ecco che nel 1840 fecero richiesta di una Licenza per la Distillazione.
Nacque così la “Rothes House Glen Grant Distillery” in Campagna (oggi poco fuori della piccola Cittadina Scozzese di Rothes). 

Nel 1851, grazie al forte coinvolgimento dei Grant nella costruzione della fondamentale nuova arteria ferroviaria del Nord, che avrebbe dato maggiori impulsi commerciali alla Scozia, anche una Locomotiva, che faceva la tratta  Lossimouth-Elgin-Rothes, venne battezzata con il nome “Glen Grant”.

Scomparsi i Fratelli Grant, nel 1872, la guida dell’Azienda passò a un loro nipote, il “MaggioreJames Grant (classe 1847), che oltre alla Distilleria ereditò, a soli 25 anni, anche il Titolo di “Glen” e si dimostrò da subito un degno successore. 

Un innovatore leggendario che amava viaggiare e conoscere, appassionato della modernità (fu il primo nelle “Highlands” ad avere un’automobile e volle dotare la sua distilleria di luce elettrica) introdusse, tra l’altro, l’uso di distillatori e purificatori lunghi e sottili che permettevano di produrre quel whisky, dal colore chiaro, con un fresco sapore di malto, tecnologia che contraddistingue anche oggi la loro produzione.

Nel 1886 il “MaggioreJames Grant realizzò, nei 27 ettari di proprietà della Distilleria, dei magnifici Giardini che, ancora oggi, sono uno straordinario esempio dello stile con cui si realizzava il “Giardinaggio Vittoriano” alla fine del XIX Secolo

Circa 25 anni dopo aver assunto la guida dell’Azienda, James Grant, visto l’aumento della richieste, volle edificare una seconda Distilleria sul lato opposto della strada, di fronte alla prima. 
Questa seconda unità produttiva prese inizialmente il nome di “Glen Grant 2”, ma in seguito venne denominata “Caperdonich” (il nome del luogo da cui si prelevava l’acqua purissima per la produzione). 
Le due costruzioni erano collegate da tubature sottostrada che permettevano l’interscambio dei fluidi. Dopo 5 anni però questa seconda distilleria fu chiusa a causa del periodo di recessione che colpì il Mondo alla fine del 1900, ma poi fu riaperta nel 1965 e chiusa definitivamente nel 2002.

In Scozia la musica e il whisky hanno sempre avuto un forte legame tantoché, 24 Aprile 1909, il famoso Violinista Scozzese Scott Skinner (1843 - 1927) affascinato da una visita alla Distilleria, volle comporre una “Strathspey” (veloce ballata Scozzese) dal nome “Glen Grant”.

Nel 1931 il “MaggioreJames Grant morì, lasciando il “peso” di una delle Distillerie più famose al Mondo alle sue tre figlie. 
Per motivi di Famiglia il testimone passo nelle mani del Nipote, Douglas Mac Kessack
Seguirono poi, nel 1941, James Smith, e, nel 1969, Ernest Sherret

Nel 1972 la “Glen Grant Distilleries Ltd” si è fusa con altre Società formando la “Glenlivet Distillery Ltd”. 
In questa nuova Società gli eredi della Famiglia Grant mantenevano i loro interessi unitamente a due Soci molto importanti: la “Courage Ltd” e la Giapponese Suntory Ltd”.

Nel 1977 la “Glen Grant Distilleries Ltd” è stata acquisita dalla “Chivas Brothers” e nel 2001 passò nelle mani del Gruppo FrancesePernod Ricard”.

Nel 2006 la “Glen Grant” fu acquisita, per 115 milioni di euro, dal Gruppo Italiano Campari” che ne è ancora proprietario.

La “semplicità” e la “naturalezza” sono alla base del Whisky prodotto, ieri e oggi, dalla “Glen Grant”.  

Un Whisky che nasce da una perfetta combinazione di pura “Acqua delle Highlands” con solo orzo maltato di qualità e lievito
Poi c’è il “fuoco” che fa la magia grazie all’esperienza secolare, alla dedizione e cura della produzione. 

Un processo meticoloso, ormai collaudato attraverso i secoli, che rende il Whisky chiaro, fresco e unico nel gusto, grazie anche al periodo d’invecchiamento in Botti, con spesse doghe di Quercia, “Sherry Butt” (500 litri), “Bourbon” di secondo passaggio (Refill). 
Un’altra positiva peculiarità, e sicuramente una garanzia, è che tutto il Whisky prodotto per il Mondo esce dalla Distilleria di Rothes,

La “Glen Grant” produce normalmente Whisky invecchiato 5, 10, 12 e 18 Anni, nelle “Edizioni Limitate” arriva anche a un prodotto invecchiato per 50 anni.

Il “Glen Grant 5 Anni”, il più leggero di tutta la loro gamma, viene venduto soltanto in Italia e in pochissimi altri Paesi tra cui il Sudafrica
Un Whisky dal leggero colore dorato che esprime ricchi sentori fruttati, prevalentemente mela, in bocca è buono e delicatamente cremoso, con un retrogusto di frutta secca.

La Bottiglia di “Glen Grant Scotch Whisky Pure Malt 5 Years Old” (da 70 Cl., 40% Vol.), in mio possesso, conservata integra per ben 27 anni, è stata Distillata nel 1985, e messa in commercio nel 1990, per l’Anniversario dei  “150 Anni della Fondazione della Glen Grant”: Una Bottiglia che, decisamente, ha una lunga Storia.




La Bottiglia

L'Etichetta

"Glen Grant Scotch Whisky Pure Malt 1985"

Per i 150 Anni dalla Fondazione

giovedì 17 agosto 2017

“SIMPOSIO SUL FILO DEL MARE” UNA MAGNIFICA SERATA AL RISTORANTE “CASALE DEL MARE”, DI CASTIGLIONCELLO (LI), CON DUE CHEF STRAORDINARI: MARCO PARILLO E ROBERTO CONTI.




Il 15 di Agosto di ogni anno si festeggia, in Italia, nel Canton Ticino (Svizzera) e nella Repubblica di San Marino, il “Ferragosto”.

Una festività dalle origini antichissime, già celebrata dagli Antichi Romani col nome di “Feriae Augusti” (Riposo di Augusto), con una data diversa dall’attuale: il Primo di Agosto
Era una delle feste con cui, nello stesso mese, si festeggiava la fine dei lavori agricoli. 
Alcuni secoli dopo la Chiesa Cattolica volle far coincidere la Ricorrenza con quella dell’Assunzione di Maria in Cielo e la data fu portata al 15 del Mese di Agosto.

Ma ciò che rese il “Ferragosto”, in Italia, una grande “festa popolare” accadde durante il “Ventennio”, nel 1931, quando il Regime la istituzionalizzò, abbinandola a una serie di poderose agevolazioni nei trasporti e alle infinite iniziative vacanziere delle Associazioni Dopolavoristiche Corporative del tempo, permettendo così la nascita del “Turismo di Massa”.  

Martedì 14 Agosto 2017, al Ristorante dell’AgriturismoCasale del Mare” di Castiglioncello, in Provincia di Livorno, si è svolta una bellissima serata, denominata “Simposio sul filo del Mare”, proprio per festeggiare l’arrivo del “Ferragosto”, con due bravissimi Chef: Marco Parillo e Roberto Conti.

Casale del Mare” è un complesso residenziale agrituristico nato dal restauro, accurato e sapiente, di un’antica fattoria.
Un angolo di paradiso ubicato su una panoramica e verdeggiante collina, con una vista mozzafiato su uno dei tratti più belli della Costa Toscana
Casale del Mare” è parte di un progetto grande e ambizioso, nato da un sogno dei suoi proprietari, Fulvio Martini e Laura Marzari, che nel 1994 riuscirono a realizzarlo, facendo nascere  così “L’Azienda Agricola Agrilandia”.

Agrilandia” comprende non solo l’Agriturismo RelaisCasale del Mare” e l’Azienda VitivinicolaFortulla”, ma anche un’altra proprietà fuori zona (una residenza turistica, “Corte Codella Nuova”, ubicata nel verde, a Viadana, in Provincia di Mantova).

Il RistoranteCasale del Mare” è molto accogliente; dall’interno si gode la rilassante vista del parco grazie alla sala completamente a vetri su tre lati. 
Durante la bella stagione si sfrutta il bel Giardino e la romantica e grande Veranda.

Da circa cinque anni lo Chef Executive del RistoranteCasale del Mare” è Marco Parillo.

Marco è nato a Caserta, il 23 Dicembre 1985, fin da piccolo ha avuto un interesse speciale per le buone ricette preparate amorevolmente dalla sua Nonna e dalla sua Mamma.
Cresciuto con questa innata e appassionata predisposizione ha frequentato e si è diplomato, tecnico della ristorazione e primo pasticcere, alla Scuola Alberghiera IPSSARAngelo Celletti” di Formia (LT).

Le sue prime esperienze lavorative, fatte durante gli anni di studio, lo hanno visto impegnato in validi Ristoranti come “Aeneas’ Landing” di Gaeta, “Marconi 23” a Terracina a al “Brusson” di Aosta (Ristorante dell’Hotel Italia).

Dopo il diploma attratto dall’alta Cucina innovativa Spagnola si è recato a Barcellona, dove, per un anno, ha lavorato nella cucina del RistoranteIl Bellini”.
Durante questo periodo, per otto mesi, ha fatto uno stage, un’esperienza fantastica, al Taller (officina) del leggendario RestauranteEl Bulli” (Tre Stelle Michelin) dello Chef Ferran Adrià Acosta.

Successivamente per circa un anno si è recato a Ibiza, dove è stato Capo Partita all’ “Ibiza Gran Hotel” e poi Sous-Chef  all’ “Ocean Drive”. 
Sempre a Ibiza, si è prodigato come Chef (poi come Executive Chef) nell’apertura del “Nassau Beach Club” a Palma di Maiorca, dove è rimasto per tre anni, occupandosi attivamente anche di altre aperture. 

In seguito ha lavorato per il “Gruppo Ferran Adrià” seguendo l’apertura di un Locale sullo stile innovativo dei Ristoranti, di Albert e Ferran, ultimamente inaugurati a Barcellona.

Lasciata la Spagna, Marco, prima di arrivare al RistoranteCasale del Mare”, ha lavorato per 5 mesi in un Ristorante/Hotel a Kitzbühel, nel Tirolo Austriaco.

Roberto Conti è lo Chef Executive del RistoranteTrussardi alla Scala” di Milano.

Il RistoranteTrussardi alla Scala”, aperto nel 2006, come facilmente si evince dal nome, è della mitica Azienda Italiana di ModaTrussardi”, fondata nel 1911 da Dante Trussardi
Il Ristorante negli anni ha raggiunto grandi livelli fino a ottenere ben “Due Stelle Michelin”.

Roberto Conti è nato a Vigevano, in Provincia di Pavia, il 5 Aprile del 1983
Fin da piccolo ha sempre avuto una grande attrazione sia per il mangiare buono (la sua Mamma, in casa, cucinava molto bene), sia per le materie prime di qualità (gli piaceva andare nell’orto con suo Nonno appassionandosi a tutto ciò che lì cresceva). 

Appena più grande iniziò subito a voler destreggiarsi intorno ai fornelli, tantoché fu spinto, da tutta la Famiglia, a cambiare indirizzo scolastico: dal Liceo Scientifico all’Istituto Alberghiero.
Grazie alla sua eccezionale bravura, Roberto, a soli 19 anni, era già Sous-chef in uno dei Locali storici e tradizionali di Vigevano, il RistoranteDa Maria”. 
Due anni dopo, Roberto, diventò lo Chef e rilanciò notevolmente la fama del Locale stesso.

La voglia di apprendere e di conoscere nuove realtà ha portato Roberto Conti a fare esperienze veramente eccezionali come quella, in Spagna a Girona (Catalogna), al mitico RestauranteEl Celler de Can Roca” (Tre Stelle Michelin), dei tre Fratelli Roca (Joan, Josep e Jordi), uno dei migliori del Mondo, o a Milano, al RistoranteJoia” (Una Stella Michelin) dello grande Chef Pietro Leemann.

Circa otto anni, fa Roberto è entrato nella Cucina del RistoranteTrussardi alla Scala” con lo Chef Andrea Berton ed è rimasto, poi, anche con la successiva guida dello Chef Luigi Taglienti.

Nell’Ottobre del 2014 la proprietà del Locale ha proposto a Roberto Conti di diventare lo “Chef ” del Ristorante
Dopo essersi consultato con l’amico e mentore il grande Chef Carlo Cracco, Roberto ha accettato l’offerta. 
Grazie alla sua Cucina, spontanea, sincera, “pulita” e buonissima il RistoranteTrussardi alla Scala”, da allora, riscuote un grande successo di pubblico.

La Serata della cena a quattro maniSimposio sul filo del Mare” al RistoranteCasale del Mare” è stata studiata, dagli Chef, con uno specifico Menu assortito tra Terra e Mare.

Dopo il ricco aperitivo di benvenuto in giardino (degustato durante un tramonto spettacolare), dove sono stati serviti numerosi e appetitosi stuzzichini, accompagnati da una specialissima “bollicina” della Casa, l’Azienda VitivinicolaFortulla” (prodotta per festeggiare i primi 20 anni dell’Azienda), “Fortulla ’94 Metodo Classico Millesimato 2014”, ci siamo accomodati in Veranda.

Al tavolo le portate, sono state accompagnate da altri Vini della Casa: “Epatta Rosé 2015”, “Serpentino 2016”, “Fortulla Rosso 2012” e “Fortulla Rosso 2011”.

Ottimo il “Pane della Casa”:  la schiacciatina integrale deliziosa, insieme al fragrante pane e ai grissini. 

Sono state servite le seguenti portate:

- Carpaccio di anguria, gambero rosa, pomodorini e basilico limonato (Parillo);  

- Cocktail “sdraiato e pressato” di mazzancolle del Tirreno con, pop-corn caramellati al “Pimentón de la Vera” (eccezionale “PapricaSpagnola a Denominazione di Origine) e asparagi di mare…… “Salicornia” (Conti);

- Risotto al pomodoro, mozzarella di bufala liquida e insalata di origano (Conti);

- “Triglia alla Livornese ’15 in evoluzione” (Parillo);

- Petto di piccione arrosto con agrumi e dragoncello, accompagnato da una emulsione di zucchine al carbone (Parillo);

- “Cheesecake alle pesche”, basilico e Olio Extra Vergine di Oliva (Conti);

- Piccola Pasticceria della Casa.

Tutto ben presentato, tecnicamente ben preparato e soprattutto tutto molto buono.

La speciale Cena del “Simposio sul filo del Mare” al RistoranteCasale del Mare” di Castiglioncello (LI), è stata sicuramente magnifica e gustosissima grazie a due Chef straordinari, l’ospite, Roberto Conti, e il “padrone di casa”, Marco Parillo, che alla fine della cena sono stati accolti da un lungo e affettuoso applauso.

Un particolare ringraziamento alla premurosa Laura Marzari che, come sempre, mi ha accolto con grande fascino e gentilezza.   




Una Vista del Giardino

Il Panorama

Il Tramonto

Carpaccio di Anguria

Cocktail di Mazzancolle

Risotto al Pomodoro

Le Triglie sono Pronte

Meravigliosi Petti di Piccione

"Cheesecake alle Pesche"

Piccola Pasticceria

Roberto Conti, Giorgio Dracopulos, Marco Parillo

lunedì 14 agosto 2017

AL RISTORANTE “MAREMMANA”, DEL LUXURY WINE RESORT “CONTI DI SAN BONIFACIO”, LE SQUISITE PREPARAZIONI DI UN GIOVANE E BRAVO CHEF: MATTEO SCIACOVELLI.




Tra le razze bovine autoctone Italiane (Chianina, Romagnola, Marchigiana, Podolica) c’è anche la “Maremmana”. 
L’Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani Carne (A.N.A.B.I.C.) gestisce, dal 1966, i libri genealogici (fondati nel 1935) di queste razze. 

La razza Maremmana discende da una particolare genia di bovini, dal manto grigio, che attraverso i Secoli si sono spostati dalle Steppe Russe fino nei nostri Territori, in particolare nelle zone della Maremma Toscana.

La Maremma è una vasta regione geografica compresa tra la Toscana (in prevalenza) e il Lazio, che si estende per circa 5.000 chilometri quadrati, affacciata sul Mar Tirreno
Da Nord a Sud la Maremma si divide in tre zone: l’Alta Maremma o Maremma Pisana, la Maremma Grossetana (quella più famosa, che s’identifica spesso con il termine stesso di Maremma) e la Maremma Meridionale o Laziale.

In origine questo era un vasto Territorio, spesso basso, estremamente paludoso, invivibile anche per la facilità con cui si prendeva la malaria. 
Rimasto tale fino alle bonifiche iniziate nel 1780 e terminate, in grandissima parte, nel 1940.

I Bovini Maremmani sono particolarmente longevi (15/16 anni), robusti, muscolosi, resistenti alle malattie, si adattano alle difficoltà climatiche, sono rustici e frugali nell’alimentazione, perfetti per l’allevamento allo stato brado in ambienti difficili. 
Per tali specifiche peculiarità hanno resistito, nei secoli, alla dura vita nelle paludi Maremmane

Un animale molto bello e possente, con le sue corna (lunghe anche un metro) a forma di semiluna, nei maschi, e a lira (strumento musicale) nelle femmine.
Un bovino da lavoro che nel tempo, grazie al miglioramento dei pascoli e dell’allevamento, ha assunto una buona attitudine anche per la produzione della carne.

Su una splendida e panoramica altura (facente parte delle Colline Metallifere, il più esteso sistema montuoso dell’Antiappennino Toscano), a meno di 30 minuti dal mare, nel cuore della Maremma Grossetana, in Località Casteani, nel Comune di Gavorrano, in Provincia di Grosseto, c’è un Ristorante che, per il suo strettissimo legame con il Territorio, si chiama proprio come la “Mucca” appena descritta: “Maremmana”.

Il RistoranteMaremmana” è all’interno del super accogliente “Wine - Resort Conti di San Bonifacio”.

Con il termine “nobilis”, in Latino, s’identificava, oltre ad altro, anche un soggetto “aristocratico”, cosi nasce l’appellativo di “Nobile” riferito a coloro i quali, per nascita o per privilegio acquisito, appartengono a una classe sociale superiore.
Tra i più importanti titoli nobiliari c’è quello di “Conte”.

Anche se nell’Antica Roma, inizialmente, con il termine “Comes” s’indicava “chi accompagnava un altro”, col passare dei Secoli l’appellativo venne adottato dal Funzionario Imperiale che andava a reggere una Provincia
Da questo passaggio ne deriva il fatto che, nel Medioevo, il Titolo Feudale di “Conte”, veniva concesso legandolo al territorio di spettanza.

Una delle Famiglie più antiche di Conti Italiani è quella dei “Conti di San Bonifacio”, come si evince, parzialmente (è del XVIII Secolo), anche dall’imponente “Albero Genealogico” (dipinto su tela 8 x 5 m.) che si trova nello scalone principale di Palazzo San Bonifacio, nel Centro di Padova, residenza dei discendenti della Famiglia.

San Bonifacio è un Comune della Provincia di Verona, nella Regione Veneto, ha origini antichissime che risalgono addirittura all’Epoca Romana
Il suo nome deriva però dal fatto che il Marchese Milone di San Bonifacio, di stirpe Franca, vissuto nella prima metà del 900 d.C., s’impossessò di queste Terre.
Milone fu anche il capostipite della Casata dei Conti di San Bonifacio che, per circa due Secoli, primeggiò nella Città di Verona.

Il “Wine - Resort Conti di San Bonifacio” (Società Agricola Poggio di Vino S.R.L.) è di proprietà del Conte Manfredo di San Bonifacio e di sua moglie la Contessa Sarah di San Bonifacio.

Manfredo erede di una delle più antiche Casate Nobiliari d’Europa dopo gli studi, e tre anni di vita militare come Tenente nella miticaBrigata Paracadutisti Folgore”, ha vissuto per molti anni in Inghilterra, dove ha avuto una carriera di successo nel mondo dell’alta finanza. 
Innamorato delle sue Terre in Toscana è stato l’artefice, con la sua volontà e la sua passione, dello sviluppo dell’Azienda Maremmana.

Sarah, Inglese di nascita, ma Italiana nel cuore, ha lavorato anche lei per anni nel mondo finanziario, ma da tempo si è dedicata totalmente alla gestione della Tenuta.
Con esperienza, capacità, stile e amore ha ideato, creato e realizzato, con grandissimo gusto, fine eleganza e minuziosa attenzione, ogni angolo del Resort, oltre a curare anche tutti gli altri aspetti agricoli e commerciali della sua proprietà.

Il Resort, dalla struttura rustica a pietre su due piani (pianoterra e primo piano), è adagiato su una verdeggiante collina, da cui si domina non solo l’oliveta e le vigne.
Ha sette bellissime camere esclusive, personalizzate da artigiani locali, che, sotto la puntuale guida della Contessa, hanno dato il loro meglio per rappresentare un elegante stile Toscano.
Camere spaziose e comode, con servizi lussuosi, pavimenti in terracotta, travi in legno, tessuti naturali come il lino e mobili provenienti dai più importanti mercati dell’antiquariato.

Il Resort comprende anche il Ristorante, il Bar, gli accoglienti e caratteristici salotti, la splendida terrazza
Tutto intorno il giardino dove non manca la piscina.

Una romantica stradina sterrata porta alla Cantina dove si concentrano tutte le attività di vinificazione, compresa la maturazione nella Barricaia.

Con il marchio “Conti di San Bonifacio” qui si producono tre Vini Rossi, Biologici, robusti e molto interessanti:

- “Docet”, Rosso Maremma Toscana I.G.T., 50% Cabernet Franc e 50% Cabernet Sauvignon;

- “Sustinet”, Rosso Maremma Toscana I.G.T., 100% Syrah. 
Molto particolare il nome di questo Vino, che deriva da un’antichissima tradizione dei Conti di San Bonifacio
In occasione della nascita di ogni membro della Famiglia (maschi e femmine) veniva dato al pargolo una catenina con una medaglietta, un cerchio contenente una croce in cui era scritto “Sustinet” in Latino (“Sostiene”);

- “Monteregio”, Rosso Monteregio di Massa Marittima D.O.C., 85% Sangiovese, 10% Syrah e 5% Cabernet Franc.

Qui si produce anche l’Olio Extra Vergine di Oliva della Casa.

Sempre con il marchio “Conti di San Bonifacio” vengono prodotti, in altre zone d’Italia, e commercializzati anche altri due Vini, una Bollicina (Prosecco D.O.C. Treviso Extra Dry) e un Vino Bianco (Pinot Grigio Veneto I.G.T.).

L’Enologo, molto bravo e conosciutissimo, che segue l’Azienda e l’amico Luca D’Attoma.

Il Responsabile del Wine Resort è Spagnolo, di Siviglia, il giovane, bravo e professionale Direttore Rafael Ruiz, validamente assistito dalla Vicedirettrice, di origini Rumene, l’affascinante  Maria Boiciuc.

Dalla fine di Febbraio 2017 il nuovo Chef Executive del Resort e del RistoranteMaremmana” è Matteo Sciacovelli.

Matteo è nato il 15 Aprile 1988, nell’Antica Cittadina di Galatina, un Comune della Provincia di Lecce, nel Salento, la parte meridionale della bellissima Regione Puglia.

Matteo fin da piccolissimo si appassiona a due cose, per lui fondamentali: la buonissima Cucina Tradizionale della sua terra, che la sua Mamma Lucia e le sue Nonne Olimpia e Carla gli preparano tutti i giorni, e, dall’età di tra anni, il nuoto, che lo porterà, in età giovanile, a raggiungere livelli molto alti, in campo sportivo, a livello Nazionale

Finite, nel 2006, le Scuole dell’Obbligo, il Liceo Scientifico a Lecce, per Matteo Sciacovelli si è presentato il momento di prendere una decisione importante: proseguire nello sport o entrare nel mondo dei fornelli. 
Una delle motivazioni, che ha fatto pendere la bilancia per la seconda possibilità, è stata “colpa” dello Zio Carlo, che tutti i giorni, commerciando in frutta e verdura portava a Casa dei suoi, dei prodotti della Terra freschissimi e buonissimi: “Come si faceva a non innamorarsi di una materia prima così straordinaria”.

Ecco fatto: per Matteo si aprono le porte delle Cucine.  
Dopo alcune prime esperienze, nel 2009 a soli 20 anni, Matteo vuole fare nuove e importanti conoscenze, quindi parte per la Spagna insulare, destinazione la magnifica Isola di Tenerife
Lavora, prima, in un Locale ItalianoZio Nicola” e poi in uno degli lussuosi HotelBahia Principe” dell’Isola.

Nel 2012 vola in Australia, dove resta, per un anno, come Junior-Chef, al prestigioso “Opera Bar” della “Sydney Opera House” (Il Teatro dell’Opera di Sidney), un complesso architettonico tra i più belli e significativi realizzati nel XX Secolo.

Successivamente il giovane Sciacovelli fa una delle esperienze più straordinarie che un appassionato come lui possa desiderare: lavora, come Chef de Partie Poissonier, al RestauranteMugaritz”. 
Il RistoranteMugaritz” (Due Stelle Michelin), ubicato a Errenteria, un Comune della Comunità Autonoma dei Paesi Baschi, nella Spagna nord-orientale, del grande Chef Andoni Luis Aduriz, in quel periodo, è il “Terzo miglior Ristorante al Mondo” secondo la Classifica The World’s 50 Best Restaurants”.

Negli anni successivi Matteo continua nell’arricchire la sua professionalità in noti Locali in Brasile, a Doha Capitale del Qatar e a Kiev Capitale dell’Ucraina.

Poi, come già accennato, Matteo Sciacovelli diventa Chef Executive del “Wine - Resort Conti di San Bonifacio”  e del RistoranteMaremmana”.

Sono andato a conoscere Matteo e a sentire le sue preparazioni.

La degustazione è stata accompagnata da una serie di Vini, molto buoni, della Casa: “Pinot Grigio 2016”, “Monteregio 2013” e “Sustinet 2010”.

In tavola, su un fascinoso “vassoio” fatto con una spessa corteccia di sughero Toscano, l’ottimo Pane della Casa: Integrale, Multicereali integrali con pomodorini, Pane bianco.

Sono state servite le seguenti portate:

- “Il Pomodorino diventa Bloody Mary”, Granita di Salsa Tabasco e Vodka, con marmellate di pomodoro e twist di lime;

- Gamberoni nudi e crudi con crema di yogurt, macedonia esotica e mele piccanti;

- Carpaccio di Chianina, affumicato al legno di olivo, con misticanza aromatica e Pecorino Toscano del Caseificio “Il Fiorino”;

- “Risotto al Tramonto di Mezza Estate”, Risotto con cacao, pepe e lime;

- Agnolotti di ragù d’anatra con crema di carote, pomodorini tigrati e spinacini;

- Tagliata di Tonno Pinne Gialle con panzanella scomposta;

- Gelato, al Vino Monteregio, con frutta e crumble di biscotti caserecci;

- Panna cotta al piatto con melone compresso, cetriolo dell’orto e Grappa di “Sustinet”.

La Cucina dello Chef Matteo Sciacovelli è netta, fresca e giovane, si basa su esperienza e materie prime di primissima qualità, molte provenienti dal Territorio e anche dal nuovo e ricco Orto biologico che lui stesso ha creato in Azienda.

Matteo è un vulcano di energia e di idee, non solo dedica per gli ospiti interessanti corsi di Cucina, che possono iniziare proprio dalla raccolta dei frutti dell’orto, ma si è organizzato anche per offrire un’occasione del tutto speciale: gustarsi la bellissima campagna della Tenuta con un delizioso “pranzo al sacco”. 
Il “Picnic”, appositamente preparato sui gusti del cliente, viene abbinato a una fiammeggiante due ruote, una sempre fascinosa “Vespa”.

Al “Wine - Resort Conti di San Bonifacio”, nel cuore della Maremma Toscana, grazie all’impegno super appassionato dei suoi proprietari, l’amico il Conte Manfredo di San Bonifacio e la gentilissima moglie, la Contessa Sarah di San Bonifacio, in un contesto da sogno, si può trascorrere una straordinaria vacanza e una magnifica esperienza, anche degustando, al RistoranteMaremmana”, le squisite preparazioni di un giovane e bravo Chef: Matteo Sciacovelli



La Terrazza

La Piscina

Il Panorama

Lo Chef Matteo Sciacovelli ai Fornelli

"Il Pomodorino Diventa Bloody Mary"

Gamberoni Nudi e Crudi

Carpaccio di Chianina

"Risotto al Tramonto di Mezza Estate"

Agnolotti di Ragù d'Anatra

Tagliata di Tonno Pinne Gialle

Gelato al Vino "Monteregio"

Panna Cotta

Lo Chef Matteo Sciacovelli nell'Orto Biologico

Dracopulos e il Conte Manfredo di San Bonifacio

Lo Chef Matteo Sciacovelli e Giorgio Dracopulos