domenica 15 ottobre 2017

AL RISTORANTE “SAN MARTINO 26”, A SAN GIMIGNANO, PER DEGUSTARE LE PRELIBATEZZE DI UN BRAVISSIMO GIOVANE CHEF.




Curzio Malaparte (1898 - 1957), famoso giornalista, scrittore e poeta Italiano (nato a Prato) amava dire: “La Toscana è paesaggio magico dove tutto è gentile intorno, tutto è antico e nuovo”.

Che dire di più, dopo queste stupende parole sulla Toscana, sennonché questa Terra, da secoli, seduce, con il suo inconfondibile fascino, abitanti e visitatori.

In Provincia di Siena c’è un'antichissima Città d’Arte, che, essendo il suo Centro Storico perfettamente conservato nel suo aspetto architettonico Basso/Tardo Medievale, è stata dichiarata, dall’UNESCO, “Patrimonio dell’Umanità”: San Gimignano.

San Gimignano detta anche “San Gimignano dalla belle Torri” (oggi le torri gentilizie, simboli di potenza e ricchezza, intatte sono 14, una volta, si pensa, fossero ben 72), è una straordinaria Località, dalle origini che si perdono nel tempo, di un valore culturale del tutto eccezionale.
Anche se ci sono tracce addirittura risalenti alla Preistoria, è dal Periodo Etrusco Arcaico (circa dal 580 al 480 a.C.) che si trovano segni di insediamenti stabili in questa zona. 

Comunque, il primo documento storico in cui troviamo citata San Gimignano, risale al 30 Agosto 929; in esso, Ugo di Provenza, Re d’Italia dal 926 al 947, dona al Vescovo di Volterra un Monte chiamato “Torre” e lo individua con queste parole in Latino: “prope Sancto Geminiano adiacente”. 

Nel 998 San Gimignano era ancora un Villaggio attraversato dalla Via Francigena con un Castello, ubicato sul Poggio della Torre, in cui risiedeva il Feudatario, il Vescovo di Volterra.
Nei trecento anni successivi, per una serie di fattori politico/geografici, economici e strategici, San Gimignano divenne un centro molto importante, con una numerosa popolazione (13.000 abitanti), difeso da alte mura.
Con la peste del 1348, che decimò due terzi dei cittadini, e la dominazione Fiorentina, iniziò un lungo periodo di decadimento durato fino a metà del 1800.

Oggi San Gimignano ha circa 8.000 abitanti ma è una straordinaria meta turistico/culturale che attira ogni anno milioni di visitatori da tutto il Mondo.

Da qualsiasi lato si arrivi a San Gimignano il panorama è mozzafiato. 
Ubicata su una Collina a 334 m. s.l.m., il profilo delle sue antiche costruzioni (mura, case, tetti e torri) si staglia fascinosamente contro l’orizzonte. 

Le prime Mura di San Gimignano risalgono al 998 ed erano lunghe 1.108 metri; il secondo tracciato iniziato nel XII Secolo è arrivato a 2.176 metri di lunghezza, comprendendo anche 5 robusti Bastioni  e 5 Porte Principali: Porta San Giovanni, Porta Quercecchio, Porta San Jacopo, Porta delle Fonti e Porta San Matteo.

Entrando a San Gimignano proprio da Porta San Matteo e percorrendo, per poche decine di metri, la principale Via San Matteo, si trova, a sinistra, una traversa che si chiama Via San Martino.

In Via San Martino, al civico 26, si trova il RistoranteSan Martino 26” (nomen omen) della Famiglia Pernarella, lo Chef è Ardit Curri.

La Famiglia Pernarella, di San Gimignano, è composta dalla Mamma, Lidia Rugi, il Babbo Fabio e le due bellissime Figlie Elisa (classe 1993) e Emma (classe 1996).

I Pernarella, con grande passione, nel 1990 aprirono il loro primo Locale, una Pizzeria a San Gimignano, che denominarono “Perucà”.  
Erano talmente bravi, e la clientela cosi numerosa, che dopo soli 4 anni, nel 1994, si trasferirono, nelle vecchie cantine sapientemente ristrutturate di uno dei Palazzi più antichi, trasformando “Perucà” in un accoglientissimo e raffinato Ristorante di Cucina Tradizionale
Lidia in Cucina e Fabio in Sala

Anche al Ristorante il loro impegno continuò, negli anni, a crescere, facendo diventare il “Perucà” un “porto sicuro” per gli amanti della buona cucina di grande qualità.

Lo Chef Ardit Curri è nato nell’antica Città di Tirana (ha origini Antico Romane), Capitale dell’Albania, il 2 Settembre del 1987
Con i suoi genitori, la Mamma Nexhmije, Farmacista, e il Babbo Halit, Insegnante di Storia e Geografia, durante la grave crisi è il caos che ha attraversato quella Nazione tra il 1996 e il 1999, ha avuto anni molto difficili. 
All’età di 13 anni lavorava come cameriere, ma era già molto interessato e affascinato a ciò che “accadeva” nelle cucine. 

Per tali motivi, dopo essersi diplomato al Liceo Classico, nel 2004, Ardit decise di venire in Italia dove, dal 1997, viveva e lavorava, nei Ristoranti, suo fratello più grande, Albert (classe 1979).

Ardit Curri è un giovane intelligente e molto volenteroso, ha frequentato e si è diplomato, nel 2010, all’Istituto di Istruzione Superiore Statale (Indirizzo Professionale Alberghiero) “Angelo Vegni” di Cortona (AR).  
Durante le vacanze estive Ardit è entrato a lavorare nella Cucina del RistorantePerucà” con la brava Cuoca (preferisce essere chiamata cosi) e Titolare Lidia Rugi.

Dopo il diploma all’Alberghiero, Ardit, per un anno ha lavorato in alcuni Locali per fare esperienze, ma la positivissima collaborazione avuta con Lidia Rugi lo ha portato a rientrare al “Perucà”. 
Grazie all’affiatamento con la Titolare e alla sua innata bravura, da quasi subito, è diventato il Sous-chef.

Nel frattempo nasce anche l’amore, tra Elisa Pernarella e Ardit Curri che si fidanzano.

La Famiglia Pernarella, visto la validità della Cucina di Ardit Curri, decide di aprire un nuovo Locale, sempre a San Gimignano, affidando la Cucina proprio ad Ardit.
Il 14 Luglio 2014, dopo importanti lavori, viene inaugurato il nuovo Ristorante  

Il RistoranteSan Martino 26” è accogliente fin dall’ingresso, già la facciata ispira il fascino della “storia di uno dei più antichi Palazzi”.
Entrati, a sinistra troviamo un piccolo bancone reception/bar, di fronte una scala che scende portando ai servizi, a destra saliti pochi gradini si entra nella Saletta principale divisa da un caratteristico arco a mattoni. 
Nella seconda parte di questa saletta ci sono due scalette che scendono, la prima, molto corta, porta alla Cucina a vista (la porta scorrevole è vetrata) la seconda è lunga ed entra nel cuore del sottosuolo portando ad altre caratteristiche piccole salette e infondo, ma proprio in fondo, alla Cantinetta.

Pareti a pietra e mattoni, soffitti a volte, scale dai corrimano in ferro con i gradini di mattoni, colori pastello, giochi di luci e ombre, il tutto unito a un arredo curato in ogni particolare con gusto, compreso la “mise en place”, crea un’atmosfera veramente deliziosa.

Sulla prima pagina del Menu c’è scritto: “Una Buona Idea resiste nel tempo come la Buona Cucina, entrambe fanno Cultura. Il nostro desiderio è di proporVi i piatti della Cucina Tradizionale Toscana in chiave moderna”. 
Un Menu che inizia con alcuni percorsi consigliati e prosegue con la scelta alla Carta. 
Un Menu ricco, soprattutto di Terra, ma non mancano scelte di Mare, che cambia spesso seguendo l’andamento delle Stagioni, e che offre preparazione estremamente interessanti. 
Particolare attenzione anche per i Clienti Vegetariani e Celiaci.

La Carta di Vini è molto ampia e selezionata, Champagne e Bollicine, la parte più consistente offre Vini del Territorio e da tutta la Toscana, anche con una piccola scelta di mezze bottiglie.

Ma veniamo alla degustazione fatta che è stata accompagnata da un buon Vino fresco e profumato:

- “Gemella 2016”, Bianco Toscana I.G.T., 100% Sauvignon Blanc, 13% Vol., prodotto da Bindella - Tenuta Vallocaia.

In tavola i fragranti panini della Casa: Farina integrale, doppia lievitazione e semi di sesamo.

Sono state servite le seguenti portate:

- Entrée - Fegatini mantecati al Vin Santo di San Gimignano e mela verde, su cono di pasta fillo, nel piatto crema di polline;

- Uovo cotto a bassa temperatura con sopra tartufo fresco di stagione, mousse di pecorino e briciole croccanti di parmigiano;

- Tartare di tonno, finocchio e capperi;

- Chitarrine con crema di aglio, olio e peperoncino, colatura di alici, scampi crudi e tabasco;

- Gnocchi di polenta bianca, ripieni di Cinta Senese in bianco, sopra della verbena e brodo di gallina con pezzettini di castagne dell’Amiata;

- Tortelli ripieni di pappa al pomodoro con crema di lardo di Cinta Senese e gamberi imperiali;

- Petto di piccione marinato, cotto a bassa temperatura poi saltato sulla fiamma, insieme a cosciotto ricostruito con le sue interiora e ricoperto da una panure di pane Toscano e carbone vegetale, cipolloto fresco scottato, fondo di piccione con salsa di foie gras, nocciola e cacao;

- Sorbetto alla mela verde su mousse di cioccolato e cannella, mosto cotto di uva sultanina, pane Toscano sbriciolato e saltato al rosmarino.

Tutto molto buono, fatto con materie prime di eccellenza e con delle belle presentazioni. 
La Cucina di Ardit Curri è fresca, giovane e saporita. 
Ardit, in Cucina e aiutato da suo Fratello Albert

Il servizio in Sala è svolto da una giovane Brigata, molto attenta e premurosa, guidata dalla brava Emma Pernarella
La fidanzata di Ardit, Elisa, lavora in Sala al “Perucà”.

Al RistoranteSan Martino 26”, della Famiglia Pernarella, nella magnifica San Gimignano, ho trovato un’accoglienza fatta di professionalità e passione e ho degustato le prelibatezze di un bravissimo giovane Chef: Ardit Curri.




Una Vista della Saletta Principale

La Cucina a Vista

Si Scende in Cantina

Fegatini Mantecati......

Uovo......

Tartare......

Chitarrine......

Gnocchi......

Tortelli......

Petto di Piccione......

Sorbetto......

Giorgio Dracopulos e lo Chef Ardit Curri

domenica 8 ottobre 2017

“TRABACCOLARA” NON SOLO UNA GUSTOSISSIMA RICETTA MA ANCHE UN LIBRO CHE RACCONTA UN’AFFASCINANTE STORIA DI MARE.




Definire precisamente, con delle parole, la Storia infinita tra l’Uomo e il Mare è cosa praticamente impossibile.

Un grande Scrittore Polacco, poi naturalizzato Britannico, Joseph Conrad (1857 - 1924), che aveva avuto una vita molto avventurosa e viaggiato tantissimo, anche per mare, ha detto: 
Il Mare non è mai stato amico dell’Uomo. Tutt’al più è stato complice della sua irrequietezza”.

L’Uomo ha iniziato ad avvicinarsi al Mare per necessità, dovendo procurarsi il cibo con la pesca, già nel Paleolitico
L’Età della Pietra Antica (“Paleolitico” dal Greco “παλαιός λίθος”) fu il primo periodo della Preistoria in cui si svilupparono le più antiche tecnologie umane per mezzo di strumenti in pietra.

Attraverso i millenni la lotta tra l’Uomo e il Mare ha fatto si che venissero sviluppate scienze e tecnologie per meglio conoscere maree, correnti, venti, profondità, stagioni, abitudini migratorie riproduttive dei pesci, e ancora moltissimo altro. 
Per tutto ciò  era necessario costruire imbarcazioni sempre più sicure e affidabili. 

Anche se Lucio Anneo Seneca, filosofo e politico romano vissuto tra il 4 a.C. e il 65, sosteneva che “Un grande pilota sa navigare anche con la vela rotta”, la necessità per i pescatori di avere una buona imbarcazione è sempre stata fondamentale.

Vi voglio parlare di due tipi di barche che sono al centro della nostra storia.

Il primo è il “Trabaccolo”: un’imbarcazione tipica del Mare Adriatico, nata partire dal 1700 ma che si è perfezionata nel corso del 1800, è stata usata fino ad anni molto vicini a noi. 
Nel 1915 (inizio della Prima Guerra Mondale per l’Italia) furono militarizzate tutte le Navi e le Barche civili, tra queste vennero censiti 168 Trabaccoli tra Venezia e Bari
Una barca robusta con due alti alberi, armati con “vele a terzo”, carena arrotondata, chiglia e paramezzale (struttura interna della chiglia), interamente pontata, con una capace stiva centrale a cui si accedeva da un grande boccaporto a prova di mare. 
Il “Trabaccolo” per le sue specificità era una barca adibita principalmente al trasporto merci

La seconda è la “Paranza”: una “barca da pesca”, nata probabilmente alla fine del 700, molto diffusa in Adriatico fino al 1950
Aveva un lungo pennone su cui si alzava in origine una “vela latina” e in anni più recenti una “vela a terzo”. 
Lo scafo assomigliava al “Trabaccolo” con la prora a petto d’anatra, ma aveva, in proporzione alla lunghezza, una maggiore larghezza. 
La “Paranza” era specifica per la “pesca a strascico”, infatti il suo nome deriva dal fatto che, originariamente, questo tipo di pesca veniva praticato con due barche che procedevano affiancate “in paro” appunto. 
Con l’invenzione dei “divergenti” è stato possibile praticare la “pesca a strascico” anche con una sola imbarcazione.

Descritte le barche passiamo alla storia che desidero raccontarvi.

Agli inizi del 1900 a San Benedetto del Tronto, una bella e accogliente Cittadina, con origini che si perdono in Epoca Romana, adagiata sulla Costa Marchigiana alla foce del Fiume Tronto, era molto sviluppata la pesca. 
Famosi, intraprendenti e ingegnosi i pescatori del luogo, tantoché, nel 1912, furono i primi ad applicare un motore a una barca da pesca, una vera e propria “rivoluzione industriale”, che li portò a navigare anche in acque molto lontane e incrementò vertiginosamente la pesca.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale (1914 -1918) il Mare Adriatico, però, era molto pericoloso, a causa delle moltissime mine che vi galleggiavano, e impoverito.
Un consistente gruppo di pescatori decise di trasferirsi, con barche e famiglie, su una nuova Costa, quella Tirrenica

La Località prescelta, per non rubare il lavoro a nessuno, era una Cittadina che in quel tempo era più “terra” di marinai che di pescatori: Viareggio.

Viareggio è in Toscana, nel tratto costiero rientrante nella Provincia di Lucca, è un’accogliente e storica Località turistico/balneare
Le sue lunghe e sabbiose spiagge sono bagnate, per la gioia dei vacanzieri, dalle acque del Mar Ligure

Viareggio, oltre alle innumerevoli attrattive estive, ha un’intensa vita mondana tutto l’anno, per esempio, dal lontano 1873, qui, si svolge anche uno dei Carnevali più belli, coreografici, ricchi, divertenti e famosi del Mondo.

Viareggio davanti ha il mare, alle spalle è incorniciata dal suggestivo panorama delle Alpi Apuane, ai lati è racchiusa dalle grandi, verdeggianti e rilassanti pinete.

La Darsena di Viareggio è una delle zone più antiche della Città, con il suo vecchio porto di pescatori, oggi affiancato da quello turistico e dai famosi cantieri navali di super lussuose imbarcazioni. 
Anticamente quella che oggi è la via principale, Via Coppino, era il regno dei vecchi artigiani dediti alle barche come i calafati e i maestri d’ascia. 
Proprio la Darsena di Viareggio fu la meta definitiva dei pescatori Marchigiani e dello loro barche da pesca con cui erano arrivati: le “Paranze”.

Nacque cosi, con questa forte  spinta, oltre a una nuova comunità di persone che ben s’integrarono tra di loro, quella comunità di pescatori “Viareggini”, che nei momenti migliori ha avuto anche più di 100 barche in mare.

I Marchigiani, grandi lavoratori e profondi conoscitori del mare, oltre alle loro tecniche di pesca portarono anche alcune della loro tradizioni, comprese quelle gastronomiche.
Dall’incontro di due mondi gastronomici, nacque (senza precise certezze di attribuzione) una particolare ricetta che venne chiamata ispirandosi alle barche da trasporto dell’Adriatico i Trabaccoli: “Trabaccolara”.

La “Trabaccolara” non è altro che un piatto di pasta (prevalentemente spaghetti) e pesce, quello di recupero, il meno pregiato, quello che una volta non veniva portato ai mercati o rimaneva invenduto, ma che oggi è stato rivalutato. 
Un sugo insaporito da pomodori tagliati a pezzettini, da aglio, prezzemolo, sale, pepe, olio extravergine di oliva, il tutto sfumato con il vino bianco. 
Una vera e propria delizia per il palato.

La ricetta della “Trabaccolara” è tornata in auge alla fine del 1900 grazie ai grandi Ristoratori Viareggini che l’hanno fatta conoscere in varie parti d’Italia e non solo.

Ecco che, proprio per raccontare dettagliatamente questa affascinante storia, è appena uscito un piacevolissimo Libro Tascabile intitolato: “Trabaccolara - Una storia e una Ricetta dal Mare di Toscana” con il Progetto Grafico di Editografica.

Il Libro edito a cura della Regione Toscana (Assessorato alle Attività Produttive, al Credito, al Turismo, al Commercio) e “Vetrina Toscana”, nasce da un’idea di Vieri Bufalari (caro amico che purtroppo ci ha lasciati), la Dr. Daniela Mugnai e il Giornalista Corrado Benzio.

Vetrina Toscana” è il progetto di Unioncamere Toscana e Regione Toscana nato per promuovere ristoranti, produttori e botteghe che producono o utilizzano i prodotti tipici del Territorio.
Grazie a “Vetrina Toscana” in questi ultimi anni il Turismo Agroalimentare Regionale è diventato un modello da imitare, un viaggio tra filiera corta dell'enogastronomia, qualità delle produzioni artigianali e Territori dal patrimonio storico/culturale unico. 
A oggi le Aziende che aderiscono a “Vetrina Toscana” sono innumerevoli.

Vetrina Toscana” ha scelto di promuoversi con tutti i mezzi possibili: stampa, televisione, web, degustazioni, rassegne, cene a tema, cene nei musei, spettacoli, festival. 
Grande è stata la capacità di fare rete con altre manifestazioni, sia nelle Città capoluogo di Provincia come nei piccoli Borghi.

Il LibroTrabaccolara - Una storia e una Ricetta dal Mare di Toscana”, in formato cm. 15,5 x 15,5, ha la Copertina rigida con bandelle, è stampato su carta lucida ed è arricchito da moltissime e rarissime “foto storiche” oltre ad altre del Fotografo Riccardo Bianchi.

All’inizio due brevi introduzioni di Stefano Ciuoffo, Assessore alle Attività Produttive, al Credito, al Turismo, al Commercio della Regione Toscana, e Oriano Landucci, Presidente della Fondazione Banca del Monte di Lucca, Fondazione che ha contribuito alla pubblicazione.

Seguono quattro avvincenti Capitoli che raccontano nei particolari tutta la Storia della “Trabaccolara”, e moltissimo altro, inquadrando il tutto sotto vari punti di vista. 
Due Capitoli sono di Corrado Benzio, uno di Franco De Felice e il quarto di Adolfo Lippi.

Poi ci sono due ricette, con i rispettivi procedimenti per la realizzazione.
La prima e proprio quella degli Spaghetti allaTrabaccolara” della brava Chef Marzia Lombardi del Ristoranteda Giorgio” di Viareggio (LU).
Le seconda “La Recanati” (omaggio a Porto Recanati, nelle Marche) della brava Amalia Ghilarducci Titolare e Chef del Ristoranteda Miro alla Lanterna” sempre a Viareggio.

Seguono, nel Libro, i nomi e i recapiti dei primi 55 magnifici Ristoranti, non solo di Viareggio, che hanno aderito all’iniziativa per la promozione della “Trabaccolara”.

L’ultima pagina è dedicata ha un commovente ricordo dall’amico Vieri Bufalari da parte di Daniela Mugnai.

Un bel Libro questo “Trabaccolara - Una storia e una Ricetta dal Mare di Toscana”, un Libro dal profumo di mare” che si legge tutto di un fiato da quanto appassiona.

La “Trabaccolara” una "Ricetta Marchigiana", nata a Viareggio che non si cucina nelle Marche
Per tale motivo si può concludere con le belle parole scritte, alla fine del suo Capitolo, da Franco De Felice
Mi piace pensare che la Trabaccolara sia un piatto che i pescatori Sanbenedettesi hanno voluto creare solo a uso e consumo dei Viareggini, come segno di riconoscimento per averli accolti nei lontani anni dei primi del Novecento. E per permettere a un Sanbenedettese, che ha l’occasione di assaggiarla, d’incanto, di sentire il profumo del Mare di San Benedetto del Tronto. Ovunque si trovi”.

PS. Un particolare ringraziamento al bravo Chef Giacomo Pezzini del RistoranteBasilico Fresco” per aver preparato la “Trabaccolara” fotografata in questo Articolo





Trabaccolo. Disegno di Aldo Cherini

Trabaccolo. (Foto Arosio Stefano - Wikipedia)

Paranza. (Foto Arosio Stefano - Wikipedia)

"Trabaccolara" dello Chef Giacomo Pezzini

sabato 30 settembre 2017

UNA MAGNIFICA SERATA DI BENEFICENZA A BORDO DELL’AMERIGO VESPUCCI LA NAVE PIU’ BELLA DEL MONDO.




La Regia Marina Italiana nasce nel mese di Marzo 1861, in conseguenza della proclamazione del Regno d’Italia Unitario avvenuta con la Legge n. 4761 del 17 Marzo dello stesso anno.

Il 6 Novembre 1881 fu inaugurata l’Accademia Navale di Livorno, la Scuola Universitaria che si occupava, e si occupa a tutt’oggi, della formazione tecnico/militare degli Ufficiali della Marina Militare.

Nel 1882 venne varato, dall’Arsenale di Venezia, dove era stato costruito, l’Incrociatore Amerigo Vespucci, ClasseFlavio Gioia”, prima nave militare a essere intitolata al celebre cartografo, esploratore e navigatore Italiano, nato a Firenze il 9 Marzo 1454 e morto in Spagna, a Siviglia, il 22 Febbraio 1512
La nave era un “Brigantino a Palo” (un albero in più rispetto al classico Brigantino a due alberi), con scafo in acciaio e un motore a vapore con otto caldaie.

La nave venne utilizzata come “Ammiraglia” e rimase in servizio come tale fino al 1893 quando venne trasformata in “Nave Scuola” per gli allievi della Regia Accademia Navale
Ricoprì tale ruolo fino al 1927 quando fu posta in disarmo e, l’anno successivo, radiata dalla Regia Marina
Non venne demolita, ma ormeggiata nel Porto di Venezia, diventando un’accogliente “Asilo Infantile” per gli orfani dei marinai.

L’ultimo Comandante dell’Incrociatore/Nave Scuola fu il Capitano di Fregata Augusto Radicati di Mormorito
Proprio lui nel 1931 prese, per primo, il Comando della nuova Nave ScuolaAmerigo Vespucci” appena costruita.

La Nave ScuolaAmerico Vespucci”, che tutt’oggi solca i mari del Mondo per “l’Onore d’Italia”, nasce, nel 1925, da un’ idea (poi trasformatasi in progetto) del Contrammiraglio Giuseppe Sirianni (1874 - 1955). 
Sirianni era il Sottosegretario del Ministero della Regia Marina, nel Governo Mussolini, nel 1929, poi, ne divenne il Ministro.  

Alla base dell’idea la fondamentale constatazione che, per conoscere veramente il Mare, si deve navigare su di una “nave a vela”, in quanto maggiormente condizionata dalla forza delle onde, dalle correnti e dai venti dall’ambiente marino.

Pertanto si decise di costruire due Velieri/Scuola formando la “Divisione Navale Navi Scuola”: Il “Cristoforo Colombo” e la “Amerigo Vespucci”.

Per la costruzione delle due navi fu preso come progetto base quello del Vascello che era stato la Nave Ammiraglia del Regno delle Due Sicilie (Marina Borbonica) il  “Monarca”, ribattezzato poi nella Regia MarinaRe Galantuomo”.

Le navi vennero costruite nei Regi Cantieri Navali di Castellamare di Stabia (Napoli) sotto la guida e il controllo dell’Ingegnere Francesco Rotundi (1885 - 1945), Tenente Colonello del Genio Navale e Vice-Comandante del Cantiere.   

Il “Cristoforo Colombo” fu varato nel 1928; nel 1949 fu ceduto alla Russia e nel 1963, purtroppo, andò distrutto in un incendio.

La Nave ScuolaAmerigo Vespucci” venne messa in Cantiere il 12 Maggio 1930 e varata, in tempo record, il 22 Febbraio del 1931
Il giorno 22 commemorava la scomparsa di Amerigo Vespucci
Il 2 Luglio partì completamente allestita per il Porto di Genova dove, il 15 Ottobre 1931, ricevette la “Bandiera di Combattimento” amorevolmente offerta dalla Sezione locale dell’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia (UNUCI). 
Il Drappo originale, nel suo cofanetto, è ancora conservato premurosamente a bordo nell’anticamera della cabina del Comandante.

Il Veliero è un bellissimo “tre alberi”, rispettivamente, m. 48,12, l’Albero di Maestra, m. 42,5, l’Albero di Trinchetto e m. 33,8, l’Albero di Mezzana, poi c’è il “bompresso” (estremo albero prodiero sporgente dalla prua). 

La Nave è lunga 101 m. (compreso il bompresso) e larga 15,56 m., a pieno carico il suo dislocamento è di 4.146 tonnellate con un pescaggio di 7,3 metri.

Le 24 Vele (tra quadre e latine) dell’Amerigo Vespucci hanno una superficie di circa 2.635 mq. e sono fatte di “tela olona” (un tessuto di canapa grezzo, pesante e molto resistente, spesso tra i 2 e i 4 millimetri), per manovrarle ci sono 30 Km. di cime e cavi vegetali. 
Tale velatura permette alla nave di raggiungere più di 10 nodi.

Nel 1965, il mitico Agostino Straulino (1914 - 2004), Ammiraglio e anche leggendario velista olimpionico super premiato, riuscì a far raggiungere all’Amerigo Vespucci, con le sole vele, la velocità record di 14,6 nodi
Straulino è stato Comandante della Nave Scuola dal 21 Novembre 1964 al 28 Ottobre 1965

I 10 nodi di velocità si raggiungono anche con il nuovo apparato motore (4 motori Diesel, due da 12 cilindri e due da 8 cilindri) installato recentemente durante i lavori di PVO (Prolungamento Vita Operativa), effettuati nel Bacino n. 6 dell’Arsenale Militare Marittimo di La Spezia, tra il 24 Ottobre 2013 e il 23 Aprile 2016.

L’Amerigo Vespucci, normalmente ha un Equipaggio di 14 Ufficiali, 72 Sottufficiali e 190 tra Sottocapi (graduati) e Marinai Comuni, ma quando, nei Mesi estivi, a bordo salgono circa 140 Allievi dell’Accademia Navale di Livorno si superano le 400 persone. 

Nel 1931, al momento del varo, il motto che fu dato alla Nave era “Per la Patria e Per il Re”, nel 1946 fu modificato in “Saldi nella Furia dei Venti e degli Eventi”, nel 1978, in fine, fu sostituito con l’attuale “Non chi Comincia ma Quel che Persevera”.

Dal 4 Ottobre 2016 il Comandante dell’Amerigo Vespucci è il bravo Capitano di Vascello Angelo Patruno (classe 1967, di Bari).

Proprio a bordo di questo fantastico Veliero, mentre era ancorato al Molo della Capitaneria di Porto di Livorno, si è svolta, Lunedì 25 Settembre 2017, dalle ore 18:00 in poi, una Serata di Beneficenza per l’AssociazioneInsieme per la VitaOnlus di Livorno
Incontro, a cadenza annuale, entrato nella tradizione, che si svolge da molti anni.

L’Associazione di Livorno, nata nel 1985, è stata Fondata dal Prof. Luciano Vizzoni (storico Pediatra dei Livornesi, scomparso nel 2014) e da un gruppo di genitori che purtroppo avevano perduto i propri bambini a causa di una terribile malattia: la leucemia.

Gli scopi dell’Associazione si compendiano in una importante attività assistenziale e in una più strettamente scientifica.

Dopo essere saliti a bordo, accolti dal gentilissimo Comandante il Capitano di Vascello Angelo Patruno, è iniziata la serata con il benvenuto del Comandante stesso e con la relazione annuale del Presidente, dell’AssociazioneInsieme per la Vita”, Dr. Ettore Simoncini
Sono seguiti i ringraziamenti fatti dal Segretario della Onlus, Sig. Gianfranco Grossi, e, tra gli applausi delle numerosissime persone presenti, lo scambio delle “targhe ricordo”.

Poi tutti sull’attenti per l’emozionante “Cerimonia dell’Ammaina Bandiera”, che si svolge ogni sera all’ora del tramonto.

Successivamente, nella parte centrale del ponte dell’Amerigo Vespucci, è stato servito un ricchissimo Buffet

La parte enogastronomica era stata organizzata da un ottimo CateringMomenti Conviviali” e da alcuni grandi Chef, e non solo, che avevano aderito alla serata.

Una super efficiente, brava e bella Chef, Paola Picchi, titolare del Catering, aveva preparato: Passatina al nero di seppia con mirepoix (battuto al coltello) di cozze, zeste di limone e dadolini di pane croccante - Vellutata di porri e patate in tre consistenze (vellutata, soufflé e sfoglia croccante) con sopra spiedino di polpo grigliato - Ricetta Antica, delle mia nonna Clara, per la zuppetta di orzo con ceci, fagioli di Sorana, fagioli borlotti e verdure stagionali. 

Il famoso, non solo in Italia, Chef Emanuele Vallini, titolare del RistoranteTaverna La Carabaccia” ha preparato, con la sua solita esperta abilità e passione, una sua particolarissima ricetta: Il “Pappaciucco” (una pappa al pomodoro di cacciucco).

Il bravo Marco Parillo, giovane e preparatissimo Chef del RistoranteIl Casale del Mare”, ubicato all’interno dell’omonimo e super accogliente Agriturismo, ha preparato: Carpaccio di Crostacei con aroma al lime, spuma di burrata e grano saraceno croccante.

Un altro giovane Chef molto bravo, Giovanni Peggi, del RistoranteMarula Beach”, ha preparato: Calamari ripieni di gamberi rosa con crema di piselli e salsa cacciuccata.

Il mitico Alessandro Ciacci della “Macelleria DM” ha portato: Il prosciutto (al taglio) Grigio dell’Amiata, maiale brado, stagionato 18 mesi - Porchetta (di loro preparazione) sempre di Grigio dell’Amiata brado, cotta a bassa temperatura.

I buoni Vini, che hanno accompagnato tutte queste delizie sopra elencate, erano gentilmente offerti dalle seguenti Aziende: “Michele Satta”, “Podere San Michele”, “Podere Ranieri”, “Terenzi”, “La Cura”.

Una serata semplicemente magnifica e di successo, a bordo della Nave più bella del Mondo, l’Amerigo Vespucci, che ha visto tutto l’equipaggio, insieme a tanti grandi professionisti e a un nutrito pubblico, impegnarsi nella serata di beneficenza dell’AssociazioneInsieme per la VitaOnlus di Livorno.

Ps. Un particolarissimo ringraziamento all’affascinante Marcella Ferretti per alcune foto di questo articolo.




In Ricordo del Varo

Si Sale a Bordo

Consegna delle Targhe Ricordo

"Ammaina Bandiera"

Timone

La Campana di Bordo

Particolari della Nave - Rastrelliera

G. Dracopulos e la Chef Paola Picchi (Foto Ferretti)

Con il Comandante Angelo Patruno (Foto Ferretti)