Tra le
infinite magnificenze che si trovano in Toscana c’è Montalcino un antichissimo Borgo che oggi come Comune ha circa 5.500 abitanti.
Montalcino è
un Borgo Medievale, suggestivo e incantevole, ubicato nel cuore della Provincia
di Siena (a circa 40 chilometri a sud di Siena), sorge sulla cima di una
collina panoramica a circa 564 metri sul livello del mare e domina la splendida
“Val d'Orcia”, una meravigliosa area protetta riconosciuta come “Patrimonio
Mondiale dell'Umanità” dall'UNESCO. La sua è una posizione strategica tra il
Monte Amiata e la Costa Tirrenica.
Montalcino
custodisce un Centro Storico Medievale semplicemente bellissimo e intatto,
dominato dalla maestosa Fortezza trecentesca, da strette viuzze lastricate e da
palazzi storici come il Palazzo dei Priori. Da Montalcino si godono viste
panoramiche mozzafiato sulle colline Toscane, caratterizzate da un'alternanza perfetta
di vigneti, oliveti, boschi e iconici cipressi.
Tra i
tantissimi pregi di Montalcino c’è anche quello di essere la patria del mitico “Brunello
di Montalcino” uno dei vini rossi più famosi, pregiati e apprezzati al mondo.
Una delle
sette Frazioni del Comuna di Montalcino è Castelnuovo dell'Abate.
Castelnuovo
dell'Abate è assolutamente ammaliante, si trova adagiata su un colle a 385
metri s.l.m., un piccolissimo Borgo Medievale che conta oggi poco più di 200
abitanti ed è indissolubilmente legato alla vicina antichissima, famosissima e
mitica Abbazia di Sant'Antimo, uno dei capolavori dell’architettura medievale.
L'insediamento
di Castelnuovo dell'Abate nacque in epoca medievale principalmente come
fortilizio militare per difendere la vicina “Abbazia di Sant'Antimo”,
importante Monastero Benedettino, eretta a poco più di un chilometro dal centro
abitato. L’Abbazia è l'attrazione principale dell'area, uno dei complessi
architettonici in stile romanico più belli e maestosi dell'intera Toscana.
Secondo la leggenda fu fondata dall'Imperatore Carlo Magno nel 781 come voto
per la fine di una pestilenza. La struttura attuale risale al XII Secolo ed è
celebre per il suo splendido deambulatorio a cappelle radiali e per il travertino
con venature di alabastro, una pietra locale, che dona una luminosità unica
al complesso.
Il Borgo di
Castelnuovo dell'Abate si sviluppò sotto la signoria degli stessi abati,
infatti l'appellativo "dell'Abate" deriva dal fatto che l'Abate di
Sant'Antimo decise di erigere un proprio palazzo signorile all'interno delle
mura del paese. Nel 1265 il Borgo passò sotto il controllo della Repubblica di
Siena che nel 1360 ne rinforzò le mura. Nel 1462, quando Papa Pio II soppresse
l'Abbazia di Sant'Antimo, il palazzo dell'abate passò al Vescovo di Montalcino,
prendendo il nome di “Palazzetto del Vescovo”. Nel 1777 il Borgo fu
ufficialmente annesso al territorio di Montalcino per decreto del penultimo
Granduca di Toscana Leopoldo II (Giovanni Giuseppe Francesco Ferdinando Carlo
d'Asburgo-Lorena, 1797 - 1870).
Oggi
l’economia locale è fortemente vocata al turismo rurale, alla coltivazione di
ulivi secolari e alla viticoltura, infatti Castelnuovo dell'Abate è inserito
nella zona di produzione del “Brunello di Montalcino”. Dall'alto del Borgo si
gode inoltre di una vista panoramica spettacolare che spazia sui vigneti della
Val d'Orcia, sul Monte Amiata e verso la Maremma.
Proprio
nella verdeggiante campagna di Castelnuovo Dell’Abate, sulla “Strada
Provinciale della Badia di Sant’Antimo (P. 55) che unisce Montalcino a
Castelnuovo Dell’Abate, a meno di 9 km. dalla prima e a circa due chilometri e
mezzo dalla seconda, si trova la Tenuta “Aminta” della Famiglia Cecchi.
La Famiglia Cecchi è sempre stata intensamente impegnata nel mondo del Vino e,
attraverso i decenni, ha dato molto a questo mondo grazie alla sua storia, alla
sua visione filosofica e ai molti progetti innovativi.
Tutto ha
origine nel 1893 quando Luigi Cecchi si appassionò al Vino diventando presto un
bravo assaggiatore professionista, da qui in poi iniziò per lui un percorso che
potremmo definire un perfetto connubio tra tradizione e innovazione grazie a
una prerogativa non comune: vedere come si sarebbe sviluppata la Viticoltura
nel futuro.
Nei primi
anni di attività l’Azienda originaria basava la sua produzione sulla gestione
di vigneti in affitto, un’esperienza che si rivelò essenziale per approfondire
e radicare la conoscenza dei diversi “terroir” della Toscana e sviluppare
l’expertise familiare in campo enologico.
Con notevole
spirito imprenditoriale e la lungimiranza di Luigi e dei suoi Figli la Famiglia
Cecchi riuscì a intraprendere un percorso di valorizzazione del “Marchio
Cecchi” che, grazie anche alla notorietà di Luigi, travalicò le frontiere
nazionali e già negli anni '30 iniziò a esportare. Inoltre l’Azienda Cecchi fu
in grado di garantire il lavoro per molte famiglie durante i tragici eventi di
ben due Guerre Mondiali.
La Terza
Generazione della Famiglia guardò al futuro decidendo di spostare la Sede
dell’Azienda a Castellina in Chianti, in Provincia di Siena, dove acquisì nel
1962 “Villa Cerna”. Qui la Famiglia fondò anche la Sede operativa e produttiva con
caratteristiche e importanti strutture in grado di supportare l’espansione
commerciale dell’Azienda stessa, affiancando così le attività nei vigneti di
proprietà sui quali fare qualità e sperimentazione.
Nel 1966 in
Toscana si dette vita alle prime “Denominazioni di Origine Controllata”
(D.O.C.), un momento storico fondamentale per l’esaltazione del Territorio. Anni
importantissimi anche per le relazioni istituzionali che videro la Famiglia
Cecchi coinvolta in attività consortili e associazionistiche, coprendo cariche
di spicco quali per esempio quella di Luigi Cecchi nel ruolo di Presidente
“Unione Italiana Vini”.
Oggi la “Casa
Vinicola Luigi Cecchi e Figli” con alla guida la Quarta Generazione della
Famiglia, Cesare e principalmente Andrea, è una tra le Aziende Vitivinicole
Italiane più dinamiche e moderne, protagonista sul Mercato Nazionale e
Internazionale (esporta in oltre 65 Paesi del Mondo) con una produzione media
di oltre 9 milioni di bottiglie e con un fatturato complessivo di parecchi milioni
di euro suddivisi a valore quasi equamente tra Italia ed Estero.
Le numerose
e diverse tipologie di Vini imbottigliati provengono da alcune centinaia di
Ettari di proprietà divisi tra le Cinque Tenute (Quattro in Toscana e Una in Umbria) che fanno parte del
Gruppo: Azienda Agraria “Villa Cerna”, Azienda Agraria “Val delle Rose”,
Azienda Agraria Tenuta “Alzatura”, Azienda Agricola Tenuta “Villa Rosa” e Azienda
Agricola Tenuta “Aminta”.
La Famiglia
Cecchi ha sempre frequentato Montalcino fin dal 1975, prima come “négociant”
(termine Francese attribuito a coloro che acquistano uve, mosti, vini sfusi da
altri produttori anche per vinificarli, affinarli e commercializzarli con una
propria etichetta), in seguito occupandosi della distribuzione dei Vini di
importanti Tenute locali. Successivamente visto il grande potenziale di
Montalcino e il profondo legame con un vitigno straordinario come il
“Sangiovese”, la Famiglia Cecchi decise di cercare una Tenuta da acquistare e
dopo accurate ricerche fu individuata, nel 2018 a Castelnuovo dell'Abate, una
proprietà di sei ettari in una delle aree più vocate del territorio di
Montalcino, proprio vicino alla celebre “Abbazia di Sant'Antimo”.
Alla nuova
proprietà venne dato il nome “Aminta” un nome che unisce la storia personale
della Famiglia al Territorio: deriva infatti dalla fusione tra “Anita” (Anita
Sardelli, madre dei Fratelli Cecchi, Andrea e Cesare, figura centrale di
ispirazione) e il Monte “Amiata”, che domina il magnifico paesaggio naturale.
Un grosso
investimento di circa 8 milioni di euro ha dato vita a un nuovo e prestigioso
capitolo enologico: dopo una fase di lavoro silenzioso e accurato tra il 2025 e
il 2026 c’è stato il debutto ufficiale sul mercato con le prime bottiglie di
“Aminta” focalizzate sul Sangiovese, il “Rosso di Montalcino D.O.C.” e il “Brunello di Montalcino D.O.C.G.”. Le bottiglie sono caratterizzate
da etichette decorate con elementi creativi e cromatici che traggono
ispirazione proprio dal senso artistico della signora Anita Sardelli.
Un’operazione
decisamente importante quella dell’acquisizione della Tenuta “Aminta”
realizzata con la forte volontà del gruppo di consolidare la propria presenza
nei grandi Territori del Vino.
A più di un
anno dal debutto ufficiale della Tenuta “Aminta” della Famiglia Cecchi a
Montalcino, il progetto si arricchisce di visite, degustazioni ed esperienze
immersive per raccontare al meglio il “Sangiovese”, un vitigno eccezionale, e
un terroir d’eccellenza con le sue magnifiche tradizioni gastronomiche.
Infatti alla
Tenuta “Aminta” sono stati recentemente inaugurati dei percorsi di accoglienza
e degustazione che uniscono il vino alla cucina e al territorio, con proposte
che spaziano da “pranzi con vista sull'Amiata” a “cooking class Toscane”.
L’ospitalità rappresenta una componente importantissima nel percorso di
“Aminta” non è una semplice visita ma un’occasione per comprendere da vicino il
lavoro che lega Vigneto, Cantina e Territorio.
Il nuovo
“Programma di Ospitalità” racconta “Aminta” da prospettive diverse con percorsi
specifici a diverse denominazioni:
- “L’Essenza
di Aminta”, è il percorso più direttamente legato all’identità della
Tenuta, comprende una visita dedicata alle origini del progetto Aminta, alla
geologia dei vigneti, alla filosofia produttiva e al confronto tra le due
espressioni aziendali del Sangiovese, “Aminta Rosso di Montalcino D.O.C.” e
“Aminta Brunello di Montalcino D.O.C.G.”;
- “Due
Paesaggi” approfondisce il dialogo tra Montalcino e la Maremma, unendo
Aminta e Val delle Rose, la Tenuta di Famiglia Cecchi vicino Grosseto, lungo la
costa Toscana, in un racconto che attraversa due anime della Regione, da un
lato la verticalità di Castelnuovo dell’Abate e della Val d’Orcia, dall’altro
l’influenza climatica della costa maremmana;
- “Le
Tre Tenute - Identità di Famiglia”, un percorso dove lo sguardo si
amplia ulteriormente al percorso di Famiglia Cecchi tra Montalcino, Chianti
Classico e Maremma. L’esperienza propone una lettura trasversale di tre
Territori simbolo, uniti da una stessa visione produttiva e interpretati
attraverso vini capaci di restituire struttura, eleganza, carattere
mediterraneo e profondità territoriale;
- “La
Cucina di Anita”, una cooking class esclusiva dedicata alla Cucina
Toscana più autentica. Guidati da uno bravo Chef del territorio, gli ospiti
partecipano alla preparazione di piatti identitari del luogo con ingredienti
freschi e stagionali, in un’esperienza intima fatta di gesti, racconti e
suggestivi saperi tramandati. Il percorso si conclude con un pranzo dedicato in
abbinamento ai vini della Tenuta, ospitato in un’accogliente sala privata con
vista sul Monte Amiata. Questa proposta amplia il racconto di Aminta oltre il
calice, portando l’ospitalità nella dimensione più naturale della convivialità
Toscana.
Andrea
Cecchi, Presidente e CEO di Famiglia Cecchi con le seguenti parole ha
perfettamente descritto lo spirito che anima il nuovo progetto di accoglienza:
“L’ospitalità ad Aminta nasce dal desiderio di condividere un luogo che per noi
ha un valore profondo, familiare e territoriale. Dopo il debutto dei vini,
volevamo offrire agli ospiti la possibilità di entrare in contatto con
l’identità della Tenuta, di conoscere più da vicino il lavoro in vigna e in
cantina e di vivere Montalcino attraverso il nostro legame con il Sangiovese.
Aminta è un progetto giovane, ma nasce da una lunga storia che si identifica
con il nostro rapporto con i grandi territori del vino Italiano.”
Oggi i
valori della Famiglia Cecchi si distinguono con decisione per il profondo
rispetto dell’ambiente (vedi aziende sostenibili e biologiche), per le persone
che lavorano nella filiera, per la tradizione, per le varietà autoctone
coltivate come elemento di continuità con l’identità territoriale, per la
crescita e per l’innovazione.
Con alle spalle 133 anni di storia la Famiglia Cecchi è sicuramente una delle più prestigiose realtà vitivinicole Nazionali e Internazionali.








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