mercoledì 21 aprile 2021

“PINOT NERO 2018” DELL’AZIENDA CANTARUTTI ALFIERI DI SAN GIOVANNI AL NATISONE (UD): SEMPLICEMENTE UN VINO ECCELLENTE.



La “Vite Comune” o “Vite Euroasiatica” è un arbusto rampicante della “Famiglia delle Vitaceae” scientificamente denominata “Vitis Vinifera” dal Medico, Botanico e Naturalista Svedese, Carl Nilsson Linnaeus (1707-1778), considerato l’ideatore della classificazione scientifica moderna di tutti gli organismi viventi.

Con il termine “vitigno” si indica una particolare varietà di vite”. I “vitigni” si possono distinguere per differenti forme e colori dei rispettivi chicchi di uva, del grappolo e delle foglie, oltreché per differenti periodi di maturazione e soprattutto per le diverse caratteristiche organolettiche. In funzione del colore degli acini prodotti i “vitigni si distinguono a “bacca nera” (termine più corretto, dal punto di vista ampelografico, di “bacca rossa” in quanto il rosso è il colore del vino corrispondente), a “bacca bianca”, a “bacca rosa” e a “bacca grigia”.

Al mondo esistono circa 6000 varietà divitigni” di cui più di 1.300 sono di uve da vino”, ma solo qualche decina di queste ultime è riuscita a emergere e a conquistare i palati dei consumatori e i mercati internazionali.

I “vitigni” caratterizzano i “vini” che ne derivano poiché ogni varietà di vite ha caratteristiche specifiche e diverse dal punto di vista della resistenza ai parassiti, dall’adattabilità al clima, dai diversi tipi di terreno, dalla particolare esposizione solare, oltreché dalla dimensione degli acini e dei vinaccioli, dallo spessore della buccia, dal contenuto zuccherino, dall’acidità, dai tannini e da molte altre peculiarità.

Tra tutti i “vitigni a bacca nera del mondo” quello che certamente viene considerato il più nobile ed elegante e allo stesso tempo il più difficile da interpretare, da coltivare e da trasformare in vino, è il “Pinot Nero” (in FrancesePinot Noir”). Il termine "pinot" sembra che derivi dal termine Francesepomme de pin” che in Italiano corrisponde a "pigna", una piccola pigna data la modesta dimensione del grappolo di uva con gli acini fitti che questa pianta produce.

Si suppone che l'origine del “Pinot Nero”, una varietà molto antica, sia la “Regione Francese della Borgogna”, dove questo vitigno è alla base dei grandi vini della zona che sono tra più famosi del Mondo.

La “Borgogna” è una “Regione Storica” e un'ex Regione della Francia Centrale in quanto dal Gennaio 2016 la Regione Amministrativa denominata Borgogna è confluita nella nuova Regione “Borgogna-Franca Contea”. La “Regione Storica” corrispondeva in gran parte all'antico Ducato Medievale di Borgogna.

Il “Pinot Nero”, grazie alla sua indubbia fama, è coltivato in moltissime parti del Mondo, principalmente in quelle che hanno un clima più fresco. Il “Pinot Nero” è un vitigno particolarmente incline alle mutazioni e, stante la sua lunga storia, esistono centinaia di diversi cloni” nei vigneti sparsi sul globo.

In Italia esistono due diverse qualità diPinot Nerocon un’ampia gamma di cloni. La prima, caratterizzata da grappoli e acini piccoli e compatti, è adatta a essere vinificata in nero per produrre vini rossi estremamente delicati. Le zone di maggiore diffusione sono l'Oltrepò Pavese, la Franciacorta, il Trentino, il Veneto, il Friuli, l'Alto Adige (“Südtirol” dove è denominato “Blauburgunder”) e alcune parti della Toscana. I Vini che si ottengono da questo “Pinot Nero” hanno un colore rosso rubino, brillante nelle versioni giovani, più scarico nelle vinificazioni "Riserva". Il “Pinot Nero” ha un contenuto di “antocianine” (sostanze coloranti) nella buccia, inferiore rispetto alla maggior parte delle altre varietà classiche nere. I Vini diPinot Nero”, se ben realizzati, sono riconoscibili per i loro profumi varietali di piccoli frutti rossi (soprattutto ribes, ma anche more, ciliegie, fragole e lamponi) e da sorsi che esprimono eleganza e vellutata bevibilità. Risultati notevoli si ottengono da sapienti invecchiamenti in Barrique.

Dalla seconda varietà quella che viene vinificata in bianco (senza il contatto con le bucce) si ottiene un vino "neutro" che risulta essere la miglior base possibile, grazie alle sue specificità come la consistenza, la complessità e la notevole longevità, per la produzione degli Spumanti; in Francia è il fondamento del successo del re delle bollicine: lo “Champagne”.

Oggi vi parlo di un Pinot NeroItaliano molto interessante che ho stappato recentemente: “Cantarutti Pinot Nero 2018”.

L’AziendaCantarutti” è ubicata nella bellissima Regione Friuli-Venezia Giulia nello splendido contesto della DenominazioneFriuli Colli Orientali”: la fascia collinare a est della Provincia di Udine, a ridosso del confine con la Slovenia. I Comuni rientranti nell’area sono quindici: Tarcento, Nimis, Pavoletto, Tricesimo, Attimis, Faedis, Torreano, Cividale del Friuli, Prepotto, Premariacco, Buttrio, Manzano, Corno di Rosazzo, Reana del Rojale e San Giovanni al Natisone.

Il ProgettoFriuli Colli Orientali” nasce nel 1970 dalla volontà delle Aziende Vitivinicole della Zona di Corno di Rosazzo per creare un’entità in grado di perorare le straordinarie peculiarità storiche, culturali e tradizionali di questo Territorio e per promuovere le produzioni e le attività economico/ricettive connesse.

In questa zona il terreno è composto da alternanze di marna (argilla calcarea) e arenaria (sabbia calcificata); il clima mitigato dalla presenza delle Prealpi Giulie è influenzato beneficamente dal Mare Adriatico. Una magnifica Campagna ricca di Terreni terrazzati e con un microclima favorevole che agevola una Viticoltura altamente qualificata con più di 2000 ettari di Vigne

In questa Terra la coltivazione delle Viti, e la conseguente produzione di Vino risale ai Celti che qui stanziavano in Epoca Preromana; successivamente furono proprio i Romani che, a partire dal 180 a.C., iniziarono a svilupparla.

Assolutamente meritata la nascita in anni a noi più vicini proprio della “Denominazione di Origine Controllata Friuli Colli Orientali” che in Italia annovera al suo interno il maggior numero di Vitigni Autoctoni.

L’Azienda Cantarutti nasce nel 1969 quando Alfieri Cantarutti (Classe 1937), noto Industriale nel campo delle vernici, s’innamorò di un magnifico “Ronco” (Casale) incastonato tra le prime Colline di Rosazzo in una posizione estremamente panoramica e unica. Con grande lungimiranza Alfieri decise di investire in queste colline non ancora famose della sua Terra natia. Nacque cosi l’Azienda AgricolaCantarutti Alfieri”, nel Comune di San Giovanni al Natisone, inizialmente acquisendo il Casolare e alcuni ettari intorno.   

Negli anni successivi con sacrificio e passione l’Azienda fu ampliata e molto fu fatto in lavori di sistemazione e adeguamento. Da anni l’Azienda Cantarutti è condotta con mano sapiente dalla straordinaria e super attiva Antonella Cantarutti, Figlia di Alfieri, e da suo Marito il grande esperto e appassionato viticoltore Fabrizio Ceccotti.

Anche il loro Figlio, Rodolfo (classe 1988) ha intrapreso con molto profitto una carriera legata a doppio filo con la sua Terra, Laureandosi in Viticultura ed Enologia all’Università di Udine. Fino al 2018 Rodolfo ha insegnato da Professore nei “corsi per la sicurezza agricola” poi è rientrato nella sua Azienda rimanendo però a disposizione per alcune consulenze.

Solido e bello l’edificio principale dell’Azienda, ubicato su una dolce collina, all’interno della quale è stata ricavata anche la grande e fascinosa Cantina ampliata nel 2002.

Antonella e Fabrizio sono stati anche i primi in Italia che, dal 2005 fino al 2007, in collaborazione con Società Americana Rivoira S.p.A. del Gruppo Praxair e la consulenza enologica del Dr. Giacomo Mela, hanno messo in atto un progetto estremamente innovativo per produrre Vini molto particolari. Un metodo di vinificazione molto costoso che prevedeva per l’uva, vendemmiata e selezionata manualmente, un percorso attraverso un tunnel di raffreddamento con l’immissione controllata di azoto liquido. A seguito di ciò la temperatura veniva regolata intorno allo zero in modo che l’uva non congelasse e quindi avere una diraspatura senza problemi. Tale procedimento conservava tutte le peculiarità positive del vitigno lavorato, mantenendo ed esaltando aromi e sentori.

Oggi l’AziendaCantarutti Alfieri”, con i suoi 75 ettari complessivi di cui 54 di vigne, produce con la massima attenzione e cura circa 100.000 selezionatissime bottiglie; una produzione che negli anni è diminuita per favorire un’eccezionale qualità. Vengono prodotti prevalentemente “Vini Bianchi e Rossi D.O.C. Friuli Colli Orientali”, “Vini Bianchi e Rossi della D.O.C. Friuli Grave” (una Zona a cavallo tra le Province di Pordenone e Udine) e le Bollicine, gli SpumantiTalento Metodo Classico” maturati per molti mesi “sur lies”: “Prologo di Cantalfieri Rosè de Noir Brut”, 100% Pinot Nero Vinificato in Rosé, “Epilogo di Cantalfieri Blanc de Noir Brut”, 100% Pinot Nero Vinificato in Bianco e “Dialogo di Cantalfieri Blanc de Noir Brut70% Pinot Nero e 30% Pinot Bianco.

La menzione “Talento Metodo Classico” è riservata esclusivamente a tutti gli Spumanti Italiani ottenuti tramite il “Metodo Classico” (seconda rifermentazione in bottiglia per mezzo di lieviti selezionati e zuccheri) che utilizzano soltanto tre varietà di Uve: Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco. Gli Spumanti devono anche essere D.O.C. con un periodo di maturazione minimo di 15 Mesi ed essere “Brut”, cioè con una quantità di residuo zuccherino inferiore ai 12 grammi il Litro.

La Categoria degliSpumanti Denominati Talento è tutelata e garantita da un Decreto Legge del 13 Maggio 2010 emanato dal Ministero delle Politiche Agricole.

Fino al 2011 l’Azienda ha prodotto anche una piccolissima quantità di Vino Dolce D.O.C.G., il “Picolit” un vero e proprio nettare.

Tutti Vini della loro produzione rispettano sempre sia le più attente forme di lavorazione della Terra e delle Vigne sia le più valide Tecniche di Vinificazione.

Un’Aziendaviva” “Cantarutti Alfieri” che vede impegnati Antonella, Fabrizio e Rodolfo nel mantenere sempre ad altissimi livelli tutta la loro produzione (più volte premiata sia in Italia sia all’Estero) e a perorare anche le magnifiche peculiarità del loro Territorio.

La Famiglia Cantarutti porta avanti anche un super accogliente Agriturismo sempre nel Comune di San Giovanni al Natisone: “Casa Shangri-La”.

Nel 2016  la super efficiente Antonella Cantarutti è stata nominata Consigliere Nazionale della prestigiosa Associazione NazionaleLe Donne del Vino” e dai primi Mesi del  2019 ne è diventata la Vicepresidente.

Dopo questa ampia premessa per un’Azienda importante, torniamo al “Cantarutti Pinot Nero 2018”, Friuli Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.), 100% Pinot Nero da Uve selezionatissime vendemmiate rigorosamente a mano in Vigne di proprietà, 12 % Vol., temperatura di servizio consigliata 16°.

La vinificazione di questo “Pinot Nero”, come si conviene per tutte le uve rosse, è avvenuta inoculando enzimi e lieviti altamente selezionati, utilizzando poi tecniche enologiche (rimontaggi intervallati da delestage) e attrezzature all’avanguardia tali da permettere pressature molto soffici a scapito delle rese uva mosto, oltre a vasi vinari tronco conici termo condizionati sia a freddo sia a caldo.

La macerazione sulle bucce è avvenuta a temperatura controllata intorno ai 22°C per un periodo di circa 6-8 giorni per permettere una equilibrata estrazione del colore. Immediatamente dopo la svinatura e dopo che il mosto si è liberato dalle fecce si è passati direttamente in piccole vasche di cemento vetrificate in cui è maturato per circa 10 mesi. Durante questo lasso di tempo si è manifestata anche la “fermentazione malolattica” che ha reso il vino più vellutato e setoso, con tannini morbidi e delicati, trascorso questo periodo è stata creata un’unica massa che in seguito è stata imbottigliata.

IlPinot Nerodi Cantarutti è un Vino prodotto esclusivamente in annate eccezionali. Un Vino difficile e delicato da vinificare ma che garantisce risultati straordinari quando è lavorato con esperienza e amore: un Vino che si presenta aperto a un futuro inequivocabile e promettente.

Il “Pinot Nero 2018” alla vista ha un caratteristico colore rosso scarico, al naso è delicato ed elegante con sentori tipici di piccoli frutti rossi del sottobosco, in bocca risulta piacevole, equilibrato, corposo e morbido, la sua persistenza lascia piacevolissime sensazioni.

Un Vino estremamente godibile e versatile che si abbina bene a molte pietanze sia di carne sia di  pesce, oltreché a salumi delicati e formaggi di media stagionatura.

Cantarutti Pinot Nero 2018dell’Azienda Cantarutti Alfieri di San Giovanni al Natisone (UD) è un Vino semplicemente eccellente.

https://www.cantaruttialfieri.it/


Azienda Agricola Cantarutti Alfieri: Una Vista (Foto Cantarutti)

Antonella Cantarutti, Giorgio Dracopulos e Fabrizio Ceccotti 

(Foto di Giorgio Dracopulos)

Azienda Agricola Cantarutti Alfieri: La Cantina. (Foto Cantarutti)

Azienda Agricola Cantarutti Alfieri: Vigneti  (Foto Cantarutti)

"Cantarutti Pinot Nero 2018" (Foto di Giorgio Dracopulos)

Giorgio Dracopulos con "Cantarutti Pinot Nero 2018" 

(Foto di Giorgio Dracopulos)


sabato 17 aprile 2021

IN SPAGNA DAL 17 APRILE AL 2 MAGGIO 2021 LA DODICESIMA EDIZIONE DEL “GASTROFESTIVAL MADRID”.



Spesso ho affermato che “molto probabilmente” la Grande Città che amo di più al Mondo è Madrid: è stato un amore immediato, sbocciato più di 40 anni fa, quando la visitai per la prima volta.

Madrid, la Capitale della Spagna, è super affascinante e accogliente, ricca di bellezze naturali, architettoniche e culturali, ed è anche sede di un’importantissima Università.

La sua lunga storia le ha dato una grande signorilità e fascino in abbondanza.

A Madrid convivono parchi e giardini, musei e gallerie, edifici carichi di storia e palazzi super moderni, monumenti bellissimi, piazze e luoghi caratteristici, zone commerciali estremamente  tradizionali e altre super tecnologiche e attrezzate. A Madrid le feste sono di casa, abbondano divertimenti diurni e notturni, non ci si può certo annoiare.

Qui l’eccellente Ristorazione e l’ottima Gastronomia sono solide basi culturali che danno vita a moltissimi suggestivi “eventi”. Ma soprattutto, a Madrid, quello che mette a proprio agio è la straordinaria simpatia, gentilezza  e gioia di vivere della popolazione. 

In questa magnifica Città ci sono alcuni Ristoranti tra i più famosi al Mondo con relativi Chef ancheSuper Stellati” e molti di loro sono miei amici.

Una delle espressioni più sincere, gustose e belle della Città è ilGastrofestival Madrid”.

In questo non facile 2021, causa la tragica pandemia che ha colpito tutto il Mondo, la Città di Madrid non ha voluto mollare e ha continuato a valorizzare l'arte della gastronomia. Infatti, come sempre, grazie alla collaborazione tra l’Amministrazione del Comune di Madrid  e di Madrid Fusión, è appena partita, oggi Sabato 17 di Aprile, la “Dodicesima Edizione del Gastrofestival Madridche si concluderà Domenica 2 Maggio.

L’Evento coinvolge le migliori proposte culinarie e culturali Cittadine con oltre 450 tra sedi istituzionali, bar, ristoranti, mercati, musei, centri culturali, spazi per il tempo libero, negozi, librerie, cinema e teatri. L’Edizione 2021 è ufficialmente sponsorizzata dall’Azienda Mahou e dalla Compagnia Iberia Express, oltre ad avere la collaborazione dei Mercados de Madrid e di Madrid Capital de Moda.

Gastrofestival Madrid 2021” è stato presentato ufficialmente, la mattina del 12 Aprile, dal Sindaco di Madrid, José Luis Martínez-Almeida, dall'Assessore Delegato al Turismo, Almudena Maíllo, dal Presidente della Divisione Gastronomica del Gruppo Vocento, Benjamín Lana, dal Presidente dell'Accademia Madrilena di Gastronomia, Luis Suárez de Lezo, e dal Direttore Generale per la Spagna dell’Azienda Mahou Peio Arbeloa.

Il Sindaco José Luis Martínez-Almeida nell’occasione ha sottolineato che: "Sebbene Madrid non sia ancora uscita dalla pandemia e pur rispettando la necessità di tenere molto alta la guardia, questa Edizione 2021 del Gastrofestival è una buona occasione per la Città che spera in un futuro migliore in cui a poco a poco si possa recuperare la normalità, il tutto nel massimo rispetto di tutte le necessarie misure di sicurezza”.

Il ricchissimo Programma della Dodicesima Edizione del “Gastrofestival Madrid”, adattato alle circostanze attuali con l’inclusione di alcune proposte online, si svolge, tra i 21 Distretti della Capitale e gli altri Comuni della Comunità di Madrid, ben 571 attività attorno ai 6 Blocchi Tematici del Festival: Madrid Gastronómico, Gastrocultura, Experiencias Sensoriales, Enocultura, Gastrosalud e Gastrofestival en Familia.   

Una delle grandi novità di questo 2021 è l'omaggio alla Contessa Emilia Pardo Bazán (1851-1921) in occasione della ricorrenza del centenario della sua morte. La Contessa è stata una famosa scrittrice, giornalista e saggista spagnola, promotrice del Naturalismo in Spagna e per il suo sostegno ai diritti delle donne è stata una precorritrice del Movimento Femminista. La Scrittrice Galiziana è l’autrice nel 1913 di uno dei primi importanti Saggi Culinari in Castigliano: “La Cocina Española Antigua”.

Grazie alla Casa Museo Emilia Pardo Bazán si parlerà dei sapori e dei profumi che rievocano le pagine della Scrittrice: stufati e storie intorno al fuoco (23 e 24 Aprile), un'esperienza virtuale estremamente coinvolgente che offre un menu del giorno composto da storie in cui ogni piatto è accompagnato da un brano scritto dalla Contessa interpretato dalle scrittrici María Folguera e Silvia Nanclares.

Un'altra delle sorprese di questa Edizione 2021 è la sezione speciale dedicata ai sapori dell'America Latina per celebrare Madrid come la Capitale Latinoamericana della Cultura Gastronomica.

Dal 17 di Aprile al 2 Maggio 2021, grazie allaDodicesima Edizione del Gastrofestival Madridsi può approfondire tutti i più vari, interessanti, gustosi e straordinari aspetti Gastronomici della splendida Capitale Spagnola.

https://vimeo.com/535317815

https://gastrofestivalmadrid.com/


"Gastrofestival Madrid 2021" (Foto Madrid Destino)

Cocktail (Foto Javier Peñas -  Madrid Destino)
 
 Chef Ramon Freixa (Foto Javier Peñas - Madrid Destino)

 "Platea il Locale del Gusto" (Foto Javier Peñas - Madrid Destino)

 Restaurante Viavelez (Foto Javier Peñas - Madrid Destino)

 La Tradizione (Foto Javier Peñas - Madrid Destino)

"Casa Emilia" Locandina (Foto Madrid Destino)

lunedì 12 aprile 2021

CLAUDIA TREVISANI UNA STRAORDINARIA “SFOGLINA” MAESTRA NELL’ARTE DELLA PASTA FRESCA FATTA A MANO CON IL MATTARELLO.



Uno dei “simboli” più conosciuti nel Mondo dell’Italianità a tavola è sicuramente lapasta”. Ciò è dimostrato anche dalla intraducibilità della parola stessa che viene chiamata “pasta” in ogni angolo del globo.

La “pasta” attraverso i secoli è stata ed è un alimento fondamentale della nostra tradizione gastronomica e non solo. E’ una tipologia di cibo che unisce, sin dalle epoche più lontane, l’Europa e l’Asia.

Possiamo risalire all’Età Neolitica, l’ultimo dei tre periodi che costituiscono l’Età della Pietra, si parla di oltre 9.000 anni prima di Cristo, quando le popolazioni divennero stanziali e iniziarono a coltivare cereali e ad allevare animali. Con l’uso della levigatura e della scoperta della ceramica vennero introdotte anche nuove forme di più lunga conservazione di quei cereali macinati e impastati con l’acqua che venivano cotti o lasciati essiccare al sole. 

Un tipo di alimento, la pasta, conosciuto anche dagli antichi Greci che la chiamavano  “laganon” (acqua e farina di grano duro in fogli sottili poi fritti). Successivamente i Romani  la definirono “pastam” descrivendo un miscuglio di farina impastata con acqua e con l’aggiunta di una qualsivoglia salsa.

In tutti questi casi si parla di un prodotto non bollito, ma messo a cuocere su piastre calde o dentro a dei forni.

Bisogna arrivare nel V° Secolo d.C. in Palestina per trovare tracce di pasta bollita e oltre l’Anno Mille, più precisamente intorno al XII° Secolo, per trovare le prime tracce di pasta secca introdotta in Sicilia con l’arrivo degli Arabi.

In quel tempo il lungimirante e super documentato geografo, cartografo e viaggiatore berbero Abū ‘Abd Allāh Muhammad ibn Muhammad ibn ‘Abd Allah ibn Idrīs al-Sabti  (1099 - 1165), più semplicemente chiamato “Al Idrisi il Siciliano”, cita una pasta secca a forma di fili, da loro denominata “itriyya”, prodotta nella colonia Araba di Palermo

L’Italia, con il suo clima particolarmente adatto per la coltivazione del grano duro, divenne presto il paese più importante per la produzione di pasta.

Nel Medioevo apparvero le paste forate, la pasta secca lunga e quella ripiena e nel XIV° Secolo vennero costituite le prime Corporazioni di Pastai. Fino poi ad arrivare nel XVI° Secolo alla nascita dei primi pastifici, a conduzione familiare, sorti nella penisola Italica in zone particolarmente favorite dal clima (adatto per una lenta essiccazione della pasta) come a Gragnano in Provincia di Napoli.

Con le successive migliorie tecnologiche della rivoluzione industriale arriviamo alla pasta prodotta  in tempi più vicini a noi. La lavorazione della pasta, pur mantenendo fermi i dogmi della tradizione, si è modernizzata, in particolare per quanto riguarda la trafilatura.

La trafilatura è il passaggio della pasta nella “trafila”, la macchina che da la forma desiderata alla pasta a secondo dei formati desiderati. Impossibile non citare delle attuali  vere e proprie straordinarie eccellenze Italiche come la pasta “trafilata in bronzo” o quella “trafilata in oro”.

Ma la “pasta fresca fatta a mano con il mattarello” rimane il pilastro della Cucina più tradizionale Italiana: un “semplice miracolo” alimentare (solo due ingredienti: farina e acqua o farina e uova) che richiede una straordinaria manualità frutto di molti anni di esperienza e grande passione come quella delle “Azdore”.

Azdora” o “Arzdora” è un personaggio femminile, vero fulcro della Famiglia, molto amato nella Tradizione Emiliana-Romagnola più sincera. Il “Dizionario del Dialetto Emiliano-Romagnolo” indica il seguente significato di “Arzdora”: “reggitrice, massaia, colei che presiede alla cura e al sostegno della casa e della famiglia”. L’uso comune della parola “Arzdor” e “Arzdora” definiva la posizione effettiva in Famiglia: il Capofamiglia era l’Arzdor, ossia il reggitore, l’uomo al vertice della scala gerarchica che si occupava degli affari di casa e teneva il denaro, mentre l’Arzdora era di solito la Moglie del Capofamiglia o la Donna che doveva accudire alla Casa, preparare il vitto, attendere a tutti i lavori domestici necessari.

La “pasta fresca” dell’Emilia-Romagna nasce, in numerose versioni tipiche tutte varianti legate strettamente con i rispettivi Territori, proprio dalla fascinosa pratica manuale della “stesura della pasta”, fatta da sempre dalle “sfogline”, le donne che usando spianatoia e mattarello tirano la sfoglia. Tra le varie tipologie trovano sicuramente maggiore notorietà i tortellini, le lasagne e le tagliatelle.  

I “Tortellini” (Anolini o Cappelletti, paste ripiene che si differenziano tra loro per la natura del ripieno) per esempio sono sicuramente una di quelle preparazioni che si sono affermate per la loro straordinaria bontà praticamente nel Mondo.

Per secoli Bologna e Modena si sono “accapigliate” per la “maternità” dell’invenzione dei tortellini. Tale disputa fu appianata, alla fine dell’800, grazie all’arguzia di Giuseppe Ceri (Firenze 1839 - Bologna 1925), Ingegnere, Architetto, Giornalista, Poeta satirico e  Critico d'arte, una persona molto colta, di ingegno acutissimo e grande appassionato di Cucina.

L’accordo fissò che il “Luogo di nascita ufficiale del Tortellino fosse Castelfranco Emilia”, un Paese che sorge lungo la Via Emilia proprio a metà strada tra Bologna e Modena. Fino al 1929 Castelfranco Emilia è stato nella Provincia di Bologna poi è passato in quella di Modena.

Proprio a Castelfranco Emilia, da diversi anni nella seconda settimana di Settembre, si svolge in occasione della Festa di San Nicola la Sagra del Tortellino Tradizionale.

Sulle origini dei “Tortellini” si può dire che risalgono sicuramente al Basso Medioevo, infatti le primi tracce si trovano  in una Pergamena datata 1112 dove vi si legge: “Tertia pars turtellorum monachorum est” (la terza parte dei tortelli spetta ai monaci). Poi in una Bolla Pontificia del 1169, emanata dalla Curia Romana con il sigillo del 170° Papa della Chiesa Cattolica Alessandro III (Rolando Bandinelli, nato a Siena circa nel 1100 e morto a Civita Castellana nel 1181) si legge che una Chiesa doveva fare un’assegnazione di “duas partes turtellorum”.

In Documenti del 1200 si trovano diverse citazioni dei “tortelli”, poi dal Trecento i cosi detti “torteletti” si sono diffusi tra le classi più agiate della Popolazione anche se la loro ricetta non era certo come quella attuale.

Il termine “tortellini” lo troviamo citato nel 1708 nel Menù del pranzo natalizio del Monastero Bolognese di San Michele in Bosco dove i Monaci Olivetani (una Congregazione dell’Ordine di San Benedetto) avevano inserito la “minestra di tortellini”.

La ricetta di come realizzare i “tortellini” nei Secoli ha subito varie trasformazioni, alla fine del  1700, per esempio, Alberto Alvisi, Cuoco del Cardinale Gregorio Barnaba Chiaramonti da quando diventò Vescovo di Imola nel 1785, inserì tra gli ingredienti del ripieno il midollo di bue. Bisogna arrivare al 1891 per avere una ricetta complessivamente ben definita dei tortellini grazie a Pellegrino Artusi (Forlimpopoli, 4 agosto 1820 – Firenze, 30 marzo 1911, Scrittore, Gastronomo e Critico letterario) autore di quel mitico Libro di Ricette vero capolavoro della Cucina Italiana e del servire a tavolaLa scienza in cucina e l'arte di mangiar bene.

Oggi una delle rappresentanti più brave e sincere di queste antiche Tradizioni delleAzdoree delleSfoglineè sicuramente Claudia Trevisani.

Claudia è nata nella Pianura Padana a Crevalcore, uno dei 55 Comuni della Città Metropolitana di Bologna, da una Famiglia di Agricoltori. L’amore per la Terra e per i buoni frutti del duro lavoro in campagna è innato in Lei: fin da piccolissima, meno di 8 anni, grazie ai preziosi insegnamenti di una magnifica Azdora, Nonna Ambellina, la Mamma del suo Babbo che viveva in Casa, ha iniziato, tra le altre cose, ad apprendere i segreti dell’arte dell’impasto e del tirare la pasta.

Dopo le Scuole dell’Obbligo Claudia ha frequentato e si è diplomata all’Istituto Magistrale, successivamente ha studiato ottenendo un nuovo diploma, quello di Infermiera, a San Giovanni in Persiceto (BO).  

Il 17 Giugno del 1995 Claudia Trevisani si è sposata con Franco e dalla loro unione sono nati tre bellissimi figli: Samuele che oggi ha 25 anni, Simone che ne ha 13 e Sofia 10.

Claudia, una donna energica, esuberante e attivissima, ha continuato a studiare e a lavorare. Nel 2013 ha ottenuto un “Master in Coordinamento Infermieristico” (Capo Sala) presso Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Claudia oggi vive ad Alberone una Frazione del Comune di Cento in Provincia di Ferrara e lavora all’Unità Sanitaria Locale di Bologna.

Durante tutti questi anni, di grandissimi impegni familiari e lavorativi, l’amore per la “buona cucina” e la passione per la “pasta fresca” non è mai venuta meno a Claudia, anzi non ha mai perso occasione per Cucinare nei concorsi, in tutte le manifestazioni gastronomiche dove veniva invitata e per le feste degli amici. Nel 2012 ha vinto il Titolo diMiss Sfoglina” e nel 2013 a Bologna quello di “Miss Tagliatella”.

Vista l’indubbia bravura i suoi familiari hanno spinto Claudia, nel 2016, a partecipare alle difficilissime selezioni della Sesta Edizione del famoso Concorso Televisivo  “MasterChef Italia”. Tra le parecchie migliaia di candidati Claudia Trevisani è riuscita a superare molte prove difficilissime arrivando tra i primi trenta selezionati e partecipando alle prime due Puntate Televisive.

Claudia sta anche preparando un Libro dal TitoloLe Ricette dell’Azdora Claudia Trevisani” che presto verrà pubblicato, grazie alla Casa Editrice Artestampa” di Modena: una gustosa raccolta di Ricette tradizionali dei Territori di Bologna, Modena e Ferrara.

Claudia Trevisani è una sincera, bravissima e super appassionatasfoglina”, vera Maestra nell’Arte dellapasta fresca fatta a mano con il mattarello”.

https://www.facebook.com/claudia.trevisani.77


Claudia Trevisani (Foto Renato Baruffaldi)

Claudia Trevisani: i Tortellini (Foto CT)

Tagliatelle fatte a Mano 

 Tagliatelle al Ragù cotte in Pentola di Pasta di Pane. (Foto CT)
 
Claudia Trevisani e le sue Tagliatelle (Foto Renato Baruffaldi)

mercoledì 7 aprile 2021

UNO STRAORDINARIO PRODOTTO ALIMENTARE TRADIZIONALE DEL PAESE CHE NON C’È: L’AGNELLO DI ZERI.


 

Il termine “Lunigiana” deriva dal Latino  “Lunensis Ager” (Terra di Luna), e prende il nome dalla antichissima Città Romana diLuna” (oggi Luni) fondata, nel 177 a.C., come avamposto militare dai legionari durante la vittoriosa campagna contro il Popolo dei Liguri.

La “Lunigiana” è un Territorio che, a grandi linee, corrisponde al bacino idrografico del Fiume Magra, nel nord della Toscana, ed è racchiusa tra l’Appennino, le Alpi Apuane e il Mar Ligure .

Il Magra nasce in Toscana tra il Monte Borgognone e il Monte Tavola a 1200 metri s.l.m., scorre tra le valli fino al lembo di pianura compreso tra le Provincie di La Spezia e Massa Carrara, confluisce con il fiume più lungo della Liguria, il Vara, e poi si getta nel Mar Ligure

La Lunigiana si interseca tra valli e monti di tre bellissime Regioni Italiane: Toscana, Liguria ed Emilia Romagna. Oltre a ciò la Lunigiana geografica è in parte coesa con un’altra delle zone più belle di questo territorio, la Garfagnana.

Non solo alte e bellissime montagne, profonde e affascinanti valli, verdissime foreste, romantici fiumi e fiumiciattoli, angoli di splendida natura incontaminata, ma anche una lunga storia che in Lunigiana attraverso i secoli ha lasciato le strutture di 100 Castelli, Chiese, Borghi, Palazzi barocchi e le super misteriose “Statue Stele” erette dall’antica popolazione locale dei Liguri-Apuani a partire da 3000 anni prima di Cristo.

Tra i Comuni dell’alta Lunigiana troviamo quello diZeri” che con una superficie di 73,61 Kmq, dalle tipiche caratteristiche appenniniche, si estende al confine con l’Emilia Romagna e la Liguria.  “Zeri” è un Comune Sparso (la Denominazione è diversa dalla Frazione in cui ha sede il Palazzo Comunale) di poco più di 1000 Abitanti.

I cristallini Torrenti (i principali sono: Gordana, Teglia e Adelano), ricchi di trote, che alimentano antichi mulini ad acqua e che scendono dalle sorgenti in montagna, vanno a formare, in questo affascinante territorio, quattro Vallate (Zeri, Adelano, Rossano e Codolo) ricche di decine di piccoli e affascinanti Borghi Antichi. Le particolari condizioni ambientali, caratterizzate da declivi verdeggianti con fitti boschi di conifere, castagni e di faggi (quando i boschi si trovano a più di 1000 metri), alternati a grandi prati permanenti usati come pascolo e alle aree palustri montane, creano un microclima unico che oltre a farne dei Luoghi di estremo interesse naturalistico risultano particolarmente adatti all’agricoltura e all’allevamento del bestiame.

Qui i Pastori allevano con i metodi della tradizione secolare e allo stato semi brado la rara “Pecora Zerasca”. Al di fuori di queste valli è quasi introvabile, ne esistono solo pochi altri allevamenti in tutta la Lunigiana, ma nel complesso si parla di numeri molto piccoli, meno di 3000 capi.

Una “razza rustica” che probabilmente nasce da un incrocio tra un ovino autoctono e un altro proveniente dal settentrione d’Italia. La Pecora di Zeri è generalmente bianca con una taglia medio grande e la testa proporzionata, di solito ha corna ben sviluppate.

L’Ovino in questione è allevato soprattutto per la straordinaria prelibatezza della carne dei suoi agnelli (bianca, profumata, saporita e senza sentori di selvatico); questa prerogativa è dovuta al fatto che essi si nutrono, inizialmente, esclusivamente di latte materno particolarmente ricco di elementi nutritivi e, a seguire, solo della magnifica e sana erba locale da cui deriva anche il fieno usato in inverno.

La “Pecora Zerasca” è un animale robusto che si adatta bene alle non facili condizioni atmosferiche e climatica appenniniche. I Pastori tengono le greggi, per gran parte dell’anno, nei pascoli incontaminati tra i 600 e i 1200 metri di altezza, e soltanto nei periodi di forte gelo proteggono i loro capi negli ovili. A Zeri i pascoli hanno la particolarità di essere gestiti ad uso civico e collettivo, un’antica forma di gestione che risale addirittura a prima degli Antichi Romani.         

Nel 2001 è nato il “Consorzio per la valorizzazione e la tutela della pecora e dell’agnello di Zeri”, Ente preposto al controllo del severo disciplinare a tutela dei consumatori e degli allevamenti per il rispetto degli animali e dell'ambiente.

La Pecora e l’Agnello di Zeri non producono soltanto carne, latte e formaggi. Grazie anche alle specifiche attività del Consorzio, la “lana zerasca” è tornata a far parte di un ciclo produttivo tessile. Il particolarissimo tessuto che si realizza con la lana locale si chiama “Mezzalana”, si tratta di una stoffa tipica della Lunigiana realizzata incrociando un ordito di canapa con la trama in lana.

L’Agnello di Zeri è anche un “Presidio Slow Food”. Ogni anno a Giugno nel Comune viene organizzata anche laFesta della Pecora Zerasca e dell’Agnello di Zeri” con un Programma molto ricco che prevede dimostrazioni di tosatura, lavorazione del feltro oltre a numerosi stand con artigianato locale, ovviamente non manca la possibilità di degustare il piatto tipico: l'agnello cotto rigorosamente sulla brace nei testi” (i grandi recipienti di ghisa): una sorta di “forno portatile” che nei tempi antichi era di terracotta.

Percorrendo la tortuosa e stretta Strada Provinciale 37, immersa nel verde, che da Pontremoli porta nel Comune di Zeri, scoprirete che non esiste il “Paese di Zeri”, il nome “Zeri” identifica, come già detto, l’insieme del territorio delle Quattro Vallate e ha origine dall’antico Fortilizio MedievaleCastrum Zirri” che difendeva il passaggio del “Passo del Rastrello”.  Tutte le istituzioni, gli uffici e i servizi della comunità sono ubicati nelle Località di Patigno e Coloretta, quest’ultima è anche il Centro Commerciale.

Lo straordinarioAgnello di Zeri”, l’Agnello del Paese che non c’è (andrebbe chiamatoAgnello delle Valli di Zeri”) è stato inserito, per la sua tutela e valorizzazione, anche nell’apposito elenco, predisposto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali Italiani.

Storia dell'agnello di Zeri - YouTube

Gente di Zeri - YouTube


Pecora e Agnello di Zeri. (Foto IC Ferrari)

Testo - Tipico Recipiente in Ghisa. 

Zeri - Gregge di Pecore Zerasche (Foto Valeria Necchio)

Pecore Razza Zerasca. (Foto Vetrina Toscana)

mercoledì 31 marzo 2021

AUGURI DI BUONA PASQUA 2021 CON LE BUONISSIME E SIMPATICISSIME UOVA DEL MITICO NEGOZIO PECK DI MILANO.

 


Anche in questo difficilissimo 2021, causa pandemia Mondiale, dal miticoPeck” arrivano 6 nuovi virtuosismi dialta pasticceria” che ci  regalano per questa Pasqua preziosi momenti di dolcezza, con un inedito omaggio al Mondo dell’Enologia e un sincero gesto di solidarietà per laCaritas Ambrosiana”.

In Via Spadari al Civico 9, in pieno Centro nella bellissima Città di Milano, proprio a due passi da Piazza del  Duomo, c’è “Peckun Negozio straordinario per l’Enogastronomia di altissima qualità, conosciutissimo in Italia e all’Estero.     

Peck nasce nel lontano 1883 in Via Orefici 2 (vicinissimo alla Sede attuale) grazie all’impegno di Francesco Peck.

In quell’Anno Francesco Peck esperto salumiere proveniente dalla Città di Praga, oggi Capitale della Repubblica Ceca ma allora facente parte dell’Impero Austro-Ungarico (1867 - 1919), decise di aprire un Laboratorio per la produzione, e la conseguente vendita al dettaglio, di carni affumicate e salumi di Tradizione Tedesca.

Il 1883 per Milano fu un anno di grandi modernizzazioni; tra l’altro s’inaugurò, il 28 Giugno, anche la “Centrale Santa Radegonda” che dava energia elettrica nel Centro Storico agli esercizi commerciali e altri locali ubicati nei pressi di Piazza Duomo. La prima Centrale Termoelettrica nell’Europa Continentale, la terza al Mondo dopo quella di Londra e di New York.

Per alcuni l’intuizione di Francesco Peck poteva sembrare azzardata in una Città molto legata alle specialità alimentari del Territorio Lombardo e Italiane in genere ma in breve tempo fu  riconosciuta la buona qualità della produzione di Peck e in pochissimi anni arrivò a produrre anche 3000 Prosciutti e 3000 Lingue di Bue e di Vitello al Mese.

Nel 1890 vennero ampliati e rinnovati i Locali e la produzione di Peck iniziò ad arrivare nelle Famiglie più in vista di Milano, negli Alberghi e nei Ristoranti più importanti, diventò anche fornitore della Casa Reale.

Tutto questo grande successo lo portò a essere insignito, da Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III, del Titolo diCavaliere della Corona d’Italia”.

Nel 1918 Francesco Peck decise di cedere l’attività a un imprenditore Italiano di larghe vedute: Eliseo Magnaghi.

Eliseo pur mantenendo il nome “Peck” da subito ampliò l’offerta e per tale motivi nel 1920 trasferì la Sede nei nuovi e più spaziosi Locali di Via Spadari 9 (quella attuale).

Con la gestione MagnaghiPeck” divenne ancora più famoso specializzandosi anche nella pasta fresca e ripiena e nella preparazione di piatti pronti freddi. Il Locale era frequentato da personaggi famosi, politici e intellettuali, come Gabriele D’Annunzio, Dario Niccodemi, Arnaldo Fraccaroli, Riccardo Bacchelli, Renato Simoni, Orio Vergani e moltissimi altri. Nel 1937 i locali di “Peck” ospitarono il Set del Film di Mario MattioliFelicita Colombo” e il grande successo della pellicola, una coinvolgente commedia, contribuì ad accrescere ancor di più la fama del Negozio.

Nel 1956, superati gli anni difficili della Seconda Guerra Mondiale (1939 - 1945) in cui Milano fu colpita duramente dai terribili bombardamenti degli Alleati, l’attività di “Peck” passò ai Fratelli Giovanni e Luigi Grazioli conosciutissimi imprenditori già proprietari di uno dei più famosi Ristoranti della Città. Anche loro furono dei grandi innovatori introducendo nel Negozio una delle prime “Tavole Calde” di Milano, sviluppando la gastronomia d’asporto e l’abitudine al “Panino Gourmet a Pranzo”. Altra novità fu la trasformazione della Cucina in una bella “vetrina” dove la clientela poteva vedere e controllare la preparazione degli alimenti.

Un successo dietro l’altro portò i Grazioli ad aprire, nei paraggi, altri due punti vendita collegati: “La Bottega del Maiale” e “La Casa del Formaggio”.

Nel 1970 i Grazioli cedettero i loro Negozi ai tre Fratelli Stoppani, Angelo, Mario e Remo. Gli Stoppani erano arrivati da Brescia a Milano nel 1956 da semplici commessi, poi erano riusciti ad aprire una buona Salumeria in Via Ponte Vetero non lontano dal Castello Sforzesco.

Martedì Primo Settembre 1970 gli Stoppani iniziarono la loro attività e dopo poco, oltre ai Tre Negozi già esistenti di Peck, aprirono una Rosticceria in Via Cantù e una Bottiglieria in Via Victor Hugo con l’aggiunta di un Ristorante. I Fratelli Stoppani modernizzarono e internazionalizzarono “Peck” grazie anche alla validità delle loro specifiche competenze: Mario esperto di salumi e carni, Remo grande conoscitore di formaggi e Angelo con la sua grande competenza in campo enologico e dolciario.

Nel 1986 Peck ha inaugurato la collaborazione con il Gruppo Takashimaya, una storica e importante catena Giapponese della grande distribuzione nata nel 1831, iniziando ad aprire negozi anche all’estero; oggi solo in Giappone sono 21 a cui si aggiungono quelli di Taiwan e Singapore.

Nel 1997 una grande ristrutturazione della Sede di Via Spadari quadruplicò il Negozio portandolo a 3300 mq. su ben tre piani con oltre 1300 mq. di spazio vendita. I super selezionati prodotti che anche oggi si possono trovare si dividono tra le diverse decine di quelli con il Marchio Peck, quelli di famosi produttori esterni di altissima qualità, i cibi di produzione propria e quelli che completano la loro stagionatura da “Peck”.

Al Piano Terra il ricchissimo Reparto Gastronomico, al Piano Interrato l’Enoteca con decine di migliaia di Bottiglie, il meglio della produzione Nazionale e Internazionale. Al Primo Piano la Pasticceria insieme alla Bottega del Caffè e del Tè.

Nel 2001 al posto della Rosticceria di Via Cantù è stato aperto ilPeck Italian Bar”.

Poi è nato il Ristorante nella Sede di Via Spadari (Piccolo Peck).

Nel Mese di Aprile 2013 il MarchioPeckè stato rilevato completamente da Pietro Marzotto imprenditore internazionale con una grande esperienza nel settore alimentare. Nel 2011 il Conte Marzotto aveva già acquistato i due terzi della Società.

Successivamente il Negozio Peck in Via Spadari è cresciuto sia negli spazi vendita sia con l’apertura, nel 2013, del Ristorante Al Peck al posto della Sala da Tè del Primo Piano. Nel 2014 è stato inaugurato un Negozio e un Ristorante a Seoul in Corea. In anni recentissimi, sempre a Milano, è stato aperto, in Piazza Tre Torri, nel quartiere più lussuoso, il nuovo Ristorante Peck City Life.

Oggi il GruppoPeckè guidato da Pier Leone Marzotto, il più giovane dei Figli del Conte

Peckha una tradizione di ben 138 anni e con i suoi Negozi e i suoi Ristoranti è un vero e proprio imperdibileTempio Enogastronomicometa di una Clientela Internazionale e la sua fama non conosce confini.

In questi Mesi e per questa difficilePasqua 2021”, causa pandemia, “Peck” ha intensificato il servizio di consegna (delivery) a domicilio per poter far arrivare i suoi ottimi prodotti alla clientela: in particolare la nuova Collezione di Uova Pasquali 2021 e le Classiche Colombe.

La “Tradizione Pasquale” è stata quest’anno ampliata con l’offerta di sei nuove creazioni di Uova di alta pasticceria, delle vere sculture di cioccolato, disegnate con raffinatezza, gusto e un tocco di creatività.

Le “Uova” di Peck sono realizzate a mano, all’interno dei Laboratori di Via Spadari dalla squadra di esperti Maestri Pasticceri guidata dal bravissimo Pastry Chef Galileo Reposo. Si distinguono per la selezione delle migliori materie prime e i blend di cioccolato di differenti qualità che sorprendono il palato con sapori unici e sempre diversi: Abinao, Tainori, Araguani, Guanaja, Manjari e Caraibe.

Vero simbolo di questa Pasqua 2021 è l’iconico “Uovo Chocolate Grapeche celebra il Mondo dell’Enologia così caro a “Peck”, la cui “Enoteca” è una delle più importanti e magnifiche d’Italia, un vero e proprio "tempio” per gli amanti del vino: al suo interno è possibile trovare una selezione di circa 3.600 Etichette provenienti da tutto il Mondo. La relazione con il Vino rappresenta il “fil rouge” di questa proposta Pasquale: all’interno di alcune Uova sarà infatti possibile trovare un regalo a tema Enologico.

Le Sei Nuove Uova sono:

- “Chocolate Grape” - Come già accennato l’omaggio di “Peck” all’Universo del Vino - Questa elegante opera d’arte in cioccolato rappresenta un Acino d’Uva appena raccolto dal suo tralcio di vite. Decorato e dipinto a mano, è realizzato prevalentemente con cioccolato Manjari che si distingue per le sue note allo stesso tempo acide e fruttate, esattamente come il sapore del frutto che rappresenta;

- “Fruit Surprise” - Deliziose pepite di frutta secca pralinata impreziosiscono quest’uovo come un intarsio di gemme. Un tocco di golosità che si unisce alla morbidezza e profumo del cioccolato Caraibe nella versione fondente e alla bontà del cioccolato equatoriale nella versione al latte;

- “Space Egg” - Quest’uovo, che rievoca un pianeta circondato da anelli, stupisce per il suo sapore ricercato, il cioccolato bianco degli anelli, il cui gusto spazia dal caramellato al biscottato, si combina al cioccolato Tainori dell’Uovo, sorprendendo a ogni nuovo assaggio il palato;

- “Happy Sheep” - Simpaticissimo Uovo che reinterpreta una delle icone della Pasqua, la Pecorella,  con ironia e leggerezza, e la ritrae mentre sorregge un ovetto, realizzata con una prevalenza di cioccolato Caraibe si distingue al palato per le sue note estremamente equilibrate e raffinate;

- “Chick in the Egg” - Un giallissimo Pulcino fa capolino schiudendo il guscio dell’Uovo, il Pulcino è realizzato con cioccolato bianco, il cui sorprendente aroma di vaniglia e latte si incontra con le note intense e profumate del cioccolato fondente Guanaja;

- “Magic Rabbit” - Il celebre motto “tirare fuori un coniglio dal cilindro” prende forma in questa sorprendente creazione Pasquale, ironico e al tempo stesso divertente ed elegante, il Coniglio magico di Peck è realizzato principalmente con cioccolato Abinao di provenienza Africana che conferisce un gusto forte ed elegante.

Ma da “Peck” non sono disponibili solo le Uova ma anche le “Colombe Tradizionali” in due varianti “Classica” e “Ai 3 Cioccolati” (impreziosita da pepite di cioccolato bianco, al latte e fondente), realizzate con un morbido pan dolce ottenuto grazie a ben 72 ore di lavorazione, soffici all’interno e ricche all’esterno con la classica glassatura zucchero e mandorle. Le Colombe sono prodotte utilizzando solo materie prime di assoluta eccellenza: farina con germe di grano macinato a pietra, vaniglia del Madagascar, miele d’acacia Toscano e cubetti di arance candite.

In questo momento di emergenza non solo sanitaria, ma anche economica e sociale non manca un pensiero alla solidarietà ecco che per ogni Uovo acquistato di almeno 500 grammiPeck” donerà una sua “Colomba” alla “Caritas Ambrosiana”. Un piccolo gesto per far sentire la propria vicinanza e regalare un momento di dolce conforto ai nostri Concittadini che si trovano in difficoltà in questo periodo storico così particolare.

Non mi resta che augurare a tutti Voi una Buona e Serena Pasqua 2021, rigorosamente in Casa, con le buonissime e simpaticissime Uova del mitico NegozioPeckdi Milano.

https://www.peck.it/

https://www.youtube.com/watch?v=VxtIlQxIwz4

https://www.youtube.com/watch?v=7YXaJH0srMU


"Chocolate Grape". (Foto Peck)

"Fruit Surprise". (Foto Peck)

 "Space Egg". (Foto Peck)

"Happy Sheep". (Foto Peck)

"Chick in the Egg". (Foto Peck)

"Magic Rabbit". (Foto Peck)

"Colomba Classica". (Foto Peck)

"Colomba ai 3 Ciccolati". (Foto Peck)