domenica 22 novembre 2009

" Mangiamoci i Giornalisti" una divertente serata al Ristorante Golden del Porto Turistico Cala de' Medici di Rosignano Solvay (Li).

Martedì 17 Novembre 2009, nell'accogliente ed elegante sala del Ristorante Golden del Porto Turistico Cala de' Medici di Rosignano Solvay (Livorno), si è svolta una simpatica manifestazione, "Mangiamoci i Giornalisti", che ha messo in gioco, come Chef, sei conosciutissimi giornalisti del settore enogastronomico.
La serata gentilmente sponsorizza dal Porto Turistico, nella persona del suo Presidente l'Avvocato Maria Paoletti, e dal Ristorante Golden con lo Chef Roberto De Franco e Cecilia Lami, ha avuto una grande risonanza, richiamando numeroso e interessato pubblico, insieme alla stampa locale e televisiva. La conduzione, affidata ufficialmente al nostro Settimanale Enogastronomico il "Corriere del VINO", ha visto Paolo Valdastri e il sottoscritto, Giorgio Dracopulos, alternarsi nella presentazione, dei partecipanti, delle preparazioni, dei commenti, delle interviste e degli abbinamenti. La calda serata, fuori stagione, ha permesso di usufruire in pieno della bellissima terrazza panoramica, nella parte coperta erano state preparate le postazioni per cucinare e un lungo tavolo per la preparazione dei piatti, in modo che tutti i presenti, in qualità di giurati, potessero esaminare e valutare le diverse proposte, le ricette e le eventuali difficoltà delle preparazioni, tanto da poter dare un giudizio il più equo e attendibile possibile.
Molto interessati i presenti, sia per gli ingredienti usati che per le descrizioni delle ricette, io ho curato la parte gastronomica e Paolo Valdastri quella enologica e artistica. Erano presenti, sia come Sponsor che come graditi ospiti, anche i Pittori Mario Madiai e Maurizio Stiaffini in arte "Hemmes". Ma veniamo alla gara vera e propria. Hanno rotto gli indugi, partendo per primi, come da scaletta, la coppia (si poteva partecipare in due) Doady Giugliano e Antonello Colombu, con "Spaghetti alla chitarra con triglie e carciofi". La pasta rigorosamente fatta in casa è stata saltata, dopo tutte le fasi di preparazione, con delle bellissime triglie di scoglio e dei delicatissimi cuori di carciofo. La seconda ricetta ad andare in onda è stata quella di Claudio Mollo, in tenuta bianca da Chef e con un grembiule giallo, che ha preparato "Mezze maniche, speck, asparagi e ricotta salata". Le mezze maniche, lo speck croccante, gli asparagi, con una bella spolverata di ricotta salata. L'affascinante Rosanna Ferraro, si è dedicata alla terza ricetta, "La matriciana mia". La pasta, i rigatoni, andava a sposarsi con un ricercato guanciale di Norcia stagionato, avvolgendosi nel pomodoro, ravvivato dal peperoncino e con una innovativa aggiunta di pecorino di fossa Toscano. Quarti alla partenza, Fabio Pracchia e la giovane e bella assistente, Maria Teresa Baldassari, che si cimentavano nella preparazione di una "Vellutata di fagioli con cavolo nero, bruschetta e olio nuovo". La delicatezza della vellutata di fagioli cannellini accarezzava il cavolo nero esaltandolo, la bruschetta, leggermente strofinata d'aglio, e il delicato olio nuovo Toscano impreziosivano il piatto. Quinto alla partenza Bruno Bruchi con "Filetto di maiale in crosta di aromi, pere caramellate e riduzione di vino". Piacevolmente intensi i profumi, la morbidezza del filetto, la perfetta cottura, la bella presentazione con le pere "bicolori" caramellate e la esaltante riduzione di vino.
Questi i piatti in gara, aiutati dall'efficientissimo e preparato Staff del Ristorante Golden, tutto è filato alla perfezione e il servizio si è svolto nel migliore dei modi. Per l'abbinamento dei vini della serata chi meglio di Paolo Valdastri può illustrarveli, lascio la parola all'esimio Collega:-

Quattro i vini che sono stati serviti in accompagnamento con le preparazioni dei giornalisti chef.
Per gli “Spaghetti alla chitarra con carciofi saltati e triglie” della coppia Giugliano-Colombu è stato scelto l’Annick 2008 di Cosimo Maria Masini, chardonnay e sauvignon blanc, prodotto sulle colline di San Miniato (Pi). La morbidezza ben contrastata dalla freschezza acida, la struttura piena ed i profumi accattivanti di frutta tropicale e di erbe di campo hanno bilanciato perfettamente la consistenza aromatica del piatto.
Le “mezze maniche con speck croccante, asparagi e ricotta salata” di Claudio Mollo sono state abbinate al vino Morso 2007, merlot e sangiovese di Mario Madiai, un rosso leggero e slanciato, dai profumi floreali.
I saporiti rigatoni di Rosanna Ferraro hanno visto l’abbinamento con il vino più importante di Mario Madiai, il Malacoda 2006 merlot in purezza, caldo, corposo, dai forti profumi di frutta nera e confetture di more e mirtilli e con tannini solidi ma dolci.
Lo stesso vino è stato servito anche con la vellutata di fagioli e cavolo nero di Pracchia, piatto apparentemente semplice, rivelatosi invece molto intenso negli aromi e nella sapidità.
Il gran finale è spettato al filetto di maiale avvolto in aromi, con riduzione di Cosimo e pere caramellate di Bruchi. Il vino utilizzato per la riduzione è stato anche servito in accompagnamento al piatto. Si tratta del Cosimo 2006, sangiovese e buonamico da una vecchia vigna di cinquant’anni dell’azienda Cosimo Maria Masini di San Miniato (Pi), azienda che lavora secondo i dettami biodinamici. Profumi complessi di cuoio e pelliccia, accompagnati da frutto nero, bocca solida e tannini scalpitanti, queste le caratteristiche che hanno bilanciato la succulenza e l’aromaticità del piatto, con piena coincidenza nelle solidità delle strutture.
Uno dei temi portanti della serata al Porto del Gusto è stato “Vino e Arte”. I vini della Cosimo Maria Masini recano etichette realizzate dall’artista tedesco Tobias Rehberger. Si tratta di una serie di cerchi simbolizzanti la chiusura del cerchio produttivo che si realizza all’interno dell’azienda biodinamica.
Mario Madiai, uno degli ultimi eredi della Scuola Livornese, ha realizzato invece una serie limitata di bottiglie con etichette rigorosamente dipinte a mano in esemplare unico. Il tema è costituito da un animale, una sorta di lucertola che per ogni annata tiene in bocca qualcosa di diverso (vedi foto in alto): un essere che, come la vite, trae energia dal sole e si nutre dei frutti più integri della terra. L’etichetta viene tagliata in tre o sei parti ed incollata sulle bottiglie, creando un effetto visivo molto suggestivo. Ogni serie di etichette è originale per i diversi effetti cromatici utilizzati. (di Paolo Valdastri).

Il servizio dei vini è stato inappuntabile ed effettuato dai bravi Sommelier F.I.S.A.R. guidati da Adriana Pieroni.
Alla fine della serata, dopo aver scrutinato tutte le schede e sommato i voti espressi dai giurati, è stato designato il vincitore, prima di dichiararlo, anche per accentuare la curiosità degli astanti, abbiamo fatto i ringraziamenti e consegnato gli Attestati del Corriere del VINO e del Ristorante Golden. Il primo Attestato del Corriere del VINO ho avuto il piacere di consegnarlo, a nome di tutta la nostra Redazione e del nostro Direttore, Riccardo Gabriele, proprio a Paolo Valdastri, in qualità di "Neo Giornalista". I ringraziamenti sono andati allo Staff del Ristorante Golden per il perfetto supporto dato alla manifestazione, premiando Cecilia Lami e Roberto De Franco, attestati anche a Mario Madiai, Maurizio Stiaffini e a Cosimo Maria Masini. Successivamente sono stati premiati i Giornalisti concorrenti. La vincitrice, finalmente proclamata, Rosanna Ferraro, con la sua ricetta "La matriciana mia", a cui è stata consegnata come primo premio, personalmente da Mario Madiai, una delle pochissime Magnum prodotte di Malacoda 2006, personalizzata con l'etichetta dipinta a mano dal Maestro, scelta dalla vincitrice ed applicata al momento (vedi ultime due foto in basso). Gli altri, classificati a pari merito al secondo posto, Claudio Mollo, Fabio Pracchia con Maria Teresa Baldassari, Doady Giugliano e Antonello Colombu, Bruno Bruchi, hanno ricevuto gli attestati di partecipazione.
Il Ristorante Golden e il Porto Turistico Cala de’ Medici sono molto attenti, tutto l’anno, a sottolineare lo stretto legame tra il Porto e il territorio circostante, mantenendo vivo lo spirito promozionale che crea molte occasioni di convivialità.
La divertente e riuscita serata si è conclusa tra la soddisfazione di tutti, lasciando aperta la possibilità, in un non lontano futuro, di "Rimangiarci i Giornalisti".
Porto Turistico Cala de' Medici
Ristorante Golden
Rosignano Solvay (Li)
Tel. 0586 795252
http://www.portodelgusto.net/
http://www.corrieredelvino.it/










lunedì 16 novembre 2009

Ribolla Gialla di Oslavia e l'Azienda Primosic: un connubio perfetto.

Il Colle di Oslavia si trova in Friuli Venezia Giulia, e precisamente nel cuore del Collio, vicino alle alte vette della Alpi Giulie e al Mare Adriatico. Siamo alle porte di Gorizia, infatti il Paese di Oslavia (in Sloveno Oslavje, in Friulano Oslavie) è una piccola frazione proprio di questa bella Città. La zona è famosa per la produzione dell'ottimo Vino e per il Sacrario Militare dedicato ai caduti della Prima Guerra Mondiale (1914/1918). Il Sacrario, edificato nel 1938, in Località Piuma a quota 179, su progetto dell'Architetto Ghino Venturi, ha un corpo centrale imponente, di forma cilindrica, in pietra bianca, proprio sulla sommità di una lunga scalinata, custodisce 57.740 Soldati caduti per la Patria, di cui 36.000 ignoti, nelle undici feroci battaglie che qui ebbero luogo. Territorio martoriato questo Colle, ad Oslavia non esistono edifici antecedenti alla fine della Prima Guerra Mondiale, qui tra il 1915 e il 1918 era terra di nessuno, proprio in mezzo ai due schieramenti, contesa con continui devastanti bombardamenti ed eroici, violenti assalti alla baionetta.
Per capire bene la storia di questi luoghi, attraverso i secoli, bisogna concentrarsi in particolar modo sul groviglio di popoli, di confini in continuo movimento, di lingue e tradizioni diverse, ma le Genti di queste meravigliose terre rimanevano attaccate alle proprie tradizioni, alle loro origini, alla loro cultura e alla loro Collina. La mia amica Paola Antonaci (brava responsabile delle Pubbliche Relazioni dell'Azienda Primosic) mi ha suggerito una bellissima e suggestiva similitudine: "come in un mare d'erba dove i venti soffiano cambiando inclinazione ma mai sradicando i fili".
Terra difficile, ma anche favorita dalla sua particolare consistenza, la "Ponca" definita tecnicamente "Flysch", composta da sedimenti sottomarini stratificati di marne, argille calcaree, e arenaria, sabbia calcificata, formatasi 50 milioni di anni fa, in contemporanea all'elevarsi della montagne. Una terra ricca ideale per la coltivazione della vite, anche grazie ad un particolare microclima, unico per ventilazione, robusti venti, come la Bora in inverno, e delicati venticelli estivi, piogge primaverili e sole nella bella stagione, insieme alla notevole escursione termica tra il giorno e la notte, fanno, del Colle di Oslavia, una magnifica distesa di filari con una produzione di grandissima qualità.
Tra i vitigni più antichi quello che identifica meglio il territorio è sicuramente la Ribolla Gialla, nel 1976, in tutto il Collio, erano una sessantina gli ettari a lei dedicati iscritti all'Albo. Non siamo sicuri delle origini di questo Vitigno, si pensa che somigliando alla varietà "Robola", già presente anticamente nell'Isola Greca di Cefalonia, sia stato portato in Friuli, dai Greci, o successivamente dai Romani, altri attribuiscono ai mercanti Veneziani questo merito, molti studiosi infine ritengono che il vitigno è da considerarsi sicuramente autoctono, l'unica cosa certa è che non poteva trovare altro posto al mondo per crescere così bene. Le prime notizie affidabili, della presenza della Ribolla Gialla nel Goriziano, risalgono in alcuni documenti del 1299, e da allora in poi, attraverso i secoli, crebbe in qualità, e nel 1781, il medico Antonio Musnig, uomo di vasta cultura, nel suo Trattato "Clima Goritiese", immortalò, il Vino prodotto da questo Vitigno, come "il primo bianco Friulano".
Il Vitigno pregiato della Ribolla Gialla di Oslavia è forte e meraviglioso, ha una buona resa, durevole attraverso gli anni, tiene bene testa alle malattie anche se, nelle annate più piovose, diventa più delicato, i grappoli sono dorati, il vino, secco e vellutato, che se ne ricava, è una gioia per il palato.
Parlare di un Vitigno così interessante e amato porta necessariamente il pensiero alle ottime Aziende che lo coltivano e lo lavorano, su questa straordinaria Collina, tutte impegnate a raggiungere livelli sempre più alti di qualità, tra queste una in particolare è innamorata della Ribolla Gialla: l'Azienda Primosic.
La Famiglia Primosic abita a Oslavia dal 1700, Carlo Primosic, nel 1800, forniva il suo Vino ai commercianti, che dalle colline del sud dell'Impero Austro-Ungarico, portavano questo nettare alla Capitale Vienna, superati i momenti difficili delle due Guerre Mondiali, nel 1956 Silvestro Primosic, detto Silvan, grande appassionato ed esperto vignaiolo, dalla personalità vulcanica, inizia il primo imbottigliamento in proprio. Da allora in poi, è stato tutto un crescendo, con molta dedizione e fatica, l'Azienda si è sviluppata, mantenendo sempre, anche quando sembrava illogico, dato le richieste diverse del mercato, uno strettissimo rapporto con il territorio, valorizzando i Vitigni Autoctoni, soprattutto la Ribolla Gialla, vitigni secolari del Brda Sloveno e del Collio, vinificandola da sempre con orgoglio e testardaggine.
L'Azienda produce la Ribolla Gialla Collio D.O.C. (circa 65.000 bottiglie) e la Ribolla Gialla di Oslavia Riserva Collio D.O.C. (circa 5.000), due grandi Vini, gli anni degustati sono stati, in ordine, il 2008 e il 2006:
il primo, giallo paglierino brillante con riflessi dorati, aromi intensi, netti, piacevoli e fragranti, dai sentori di frutta e fieno appena falciato, in bocca asciutto ma fresco ed equilibrato, estremamente gradevole, discreto il corpo, il retrogusto è persistente con sentori di pesca e mela;
il secondo, la Riserva, è denominato "di Oslavia" proprio per accentuare questo legame intenso con la propria terra, ha un colore giallo dorato intenso, predominano i profumi di bosco, caratteristicamente asciutto, inebria la bocca con sentori di mandarino candito e cioccolato fondente, lungo e persistente lascia una bocca estremamente soddisfatta.
Quest'anno Silvestro Primosic festeggia la sua cinquantaquattresima vendemmia, negli anni gli si sono affiancati, nella conduzione aziendale, anche i figli, Boris e Marko (vedi foto in alto), quest'ultimo è anche Vicepresidente del Consorzio Collio, di cui suo padre è stato nel lontano 1967 uno dei fondatori. Oggi i Primosic hanno una bellissima Azienda con circa 28 ettari in gran parte di proprietà, e una produzione complessiva intorno alle 250.000 bottiglie, suddivisa tra tutti i loro ottimi Vini che hanno ricevuto innumerevoli riconoscimenti e premi, molti dei quali portano i nomi dei vigneti di produzione: Refosco, Chardonnay, Sauvignon Blanc, Merlot, Belvedere Friulano (Tocai), Murno Pinot Grigio, Murno Merlot, Gmajne Chardonnay, Gmajne Sauvignon Blanc, Klin, Metamorfosis, Picolit.
In questi ultimi anni è stata fatta una meritevole opera di zonizzazione dei vigneti dell'Azienda, con l'obiettivo di definirli per terreno, esposizione, sistema di allevamento, età, al fine di esaltare le espressioni varietali di ognuna e procedendo, di conseguenza, ad una vinificazione specifica.
Molto è stato fatto dalla Famiglia Primosic per promuovere la Ribolla Gialla in Italia e all'estero, partecipando a iniziative come partner di Ditte famose, ad esempio la Porsche, o dando al loro Vino base il nome "Think Yellow" che diffonde un pensiero positivo e solare, sollecitando una esperienza emozionante dentro e fuori la bottiglia, "il giallo assoluto fatto Vino", la "Ribolla Gialla".
Belle e sentite le parole che i Primosic hanno voluto scrivere all'inizio del loro nuovo depliant: "Tradizione nella modernità, può sembrare un paradosso, è invece una condizione importante per noi, un'Azienda orgogliosa del proprio passato ma che vuole essere in sincrono con il proprio tempo". E se ciò non bastasse, per descrivere un pensiero in connubio perfetto con la Ribolla Gialla di Oslavia, posso aggiungere le parole di Marko Primosic (con me nelle foto in basso): "Qui, a volte, quando il sole tramonta, anche il Cielo si tinge di giallo, un giallo proprio come quello della Ribolla".
Azienda Agricola Primosic
Loc. Madonnina D'Oslavia, 3
Oslavia (Gorizia)
Tel. 0481 535153 Fax. 0481 536705
primosic@primosic.com
www.primosic.com




domenica 8 novembre 2009

AD ANZIO (ROMA) IL RISTORANTE ROMOLO AL PORTO: TIPICITA' E TRADIZIONE CON UN PIZZICO DI FANTASIA.

La cittadina di Anzio dista poco più di 58 chilometri da Roma, oggi è una nota località turistica/balneare, ma ha una storia antichissima, dai ritrovamenti archeologici si risale addirittura alla preistoria. L'antica Antium invece, primo centro abitato di una certa rilevanza, fu fondato dai Volsci (un antico popolo italico), che ne fecero loro capitale, circa nel 500 a.C., e successivamente nel 338 a.C. divenne Colonia Romana. Nell'età imperiale i Romani vi costruirono lussuose ville, anche l'imperatore Nerone se ne fece costruire una e, qui, volle costruire anche un bellissimo porto di forma circolare, quando cadde l'Impero Romano i Saraceni, purtroppo, lo distrussero. Successivamente la località decadde riducendosi ad un piccolo villaggio di pescatori; fu Papa Innocenzo XII° che la riportò in auge nel XVI° secolo, ricostruendo il porto ad est dell'originario, battezzando il nuovo insediamento Porto d'Anzio e da allora i suoi abitanti furono i "Portodanzesi". Dopo le dolorose note vicende della Seconda Guerra Mondiale, con i drammatici eventi dello sbarco degli Anglo/Americani, la Cittadina di Anzio è cresciuta molto, nei successivi anni, nel dopoguerra, diventando, ai nostri giorni, una accogliente, attrezzata ed importante località balneare anche, per il suo Porto, uno tra i principali punti di riferimento per la pesca in Italia, grazie al numero e alla grande tradizione marinara dei suoi pescatori.
L'amicizia è una gran bella cosa, ma quando si và a trovare un grande amico come Walter Regolanti, titolare, con la sua bella famiglia, del famoso Ristorante Romolo al Porto ad Anzio (Roma), e, oltre che salutarlo, ci si ferma a mangiare da lui, vi garantisco che ne gioisce non solo il cuore ma pure il palato: qui la cucina di mare è un'arte.
Anche la storia culinaria della Famiglia Regolanti parte da piuttosto lontano, nonno Remo e nonna Lionilla avevano la trattoria ancor prima dell'ultimo conflitto mondiale, parecchi anni dopo, intorno ai primi anni 60, babbo Romolo con il fratello minore, Alceste, la nonna e la zia Elena, aprirono un Ristorante che oggi si chiama Da Alceste al Buon Gusto, sempre al Porto di Anzio.
Ma è nel 1968, quando Romolo mette su famiglia, che nasce il loro attuale Locale: Romolo al Porto.
Non un giorno, ma quarantuno anni di indubbi successi, stanno a testimoniare la grande professionalità e qualità di questo eccellente Ristorante.
Il Locale è ubicato, vista mare, proprio sulla passeggiata del Porto, ha l'aspetto della trattoria vissuta, caldo e avvolgente, l'arredamento è marinaro, l'estate, ai tavolini fuori, mangi praticamente sul molo.
L'accoglienza è sempre calda e simpatica, è come al solito pieno, sono capitato all'improvviso, meglio sempre prenotare, anche se fanno più turni, c'è gente fino a tardi, sia a pranzo che a cena, ma Walter, dopo il primo attimo di sorpresa e un grosso affettuoso abbraccio, mi trova un tavolo. Il Menù alla Carta è tradizionale ma molto semplice, il vero Menù è dato dalla spesa giornaliera, fatevi consigliare, e assaggerete tante prelibatezze. In Italia ci sono straordinari Locali dove si mangia dell'ottimo pescato, ma quello che vi viene servito qui, sia cotto che crudo, ha una marcia in più, lo notano tutti, e non si parla di venti o trenta coperti, la qualità, miracolosamente realizzata, viene servita anche per i grandi numeri. Per gestire al meglio il Locale, Walter ha imparato anche, molte segretissime tecniche, dal grandissimo Chef Francese Alain Ducasse (classe 1956, oggi cittadino del Principato di Monaco, eccelso Cuoco ma anche grande imprenditore, 1400 dipendenti e 20 ristoranti con molte stelle Michelin).
In cucina babbo Romolo, mamma Luisa, la zia Franca, zia Rita e l'altro figlio Marco, anche lui Chef, e in sala Walter (vedi foto in alto, Marco in maglietta scura e Walter in giacca bianca), sono gli artefici, con la loro grande esperienza e bravura, di questo straordinario "Rito Gastronomico" che si ripete tutti i giorni senza alcuna imperfezione.
Nella filosofia della Famiglia Regolanti troviamo: la pasta, i dolci, le marmellate, rigorosamente fatte in casa, la costante e attenta ricerca di tutti gli altri prodotti usati in cucina, dove regna la qualità e il biologico, la estenuante lotta giornaliera per accaparrarsi il pescato migliore. Il pesce può anche essere "povero", ma deve avere una indubbia freschezza.
Walter mi ha portato due magnifici coreografici ed abbondanti piatti di antipasti assortiti, prima il mare crudo (prima foto in basso) poi il mare caldo (seconda foto in basso).
Nel crudo ho degustato, tra le altre cose: Fragolino con timo selvatico, Triglie con prugne e pistacchi di Bronte, Sarago al pesto, Gamberi rossi con finocchi e aceto balsamico, Julienne di calamaro al tabasco, Sughero al couscous e pomodoro secco di Favignana.
Nel mare caldo, tra belle dorature e gustosi fritti, c'era: Mille foglie di merluzzetti, patate e pecorino primosale, Ombrina su vellutata di cipolle rosse di Tropea, Polpo rosso alle noci e radicchio.
Stavo per arrendermi soddisfatto e sazio, quando Walter si è presentato con un meraviglioso piatto di spaghetti ai Polipetti con il pecorino romano (vedi foto), a dir poco favoloso, la pasta, oltretutto, era perfetta anche come cottura, con il Locale pieno un vero esempio di arte culinaria.
La degustazione è stata accompagnata da un bottiglia molto buona, consigliata da Walter che anche un bravissimo Sommelier, uno Chardonnay Terre di Chieti I.G.T. Biologico "Capo Le Vigne" dell'Azienda Agriverde Relais del Vino di Caldari, di Ortona (Chieti). Un vino piacevolissimo, dal colore paglierino intenso con riflessi dorati, profumo delicato ma potente, in bocca una esplosione di aromi fruttati, vigorosi e persistenti, retrogusto lungo e avvolgente.
Non sono riuscito a mangiare altro, ma vi posso dire cosa mi è dispiaciuto non assaggiare, è stato un sacrificio non poter degustare la loro Crostata di pere, cotte nel loro distillato, con cioccolato e granella di mandorle.
Walter ha recentemente ampliato anche la sua già importante Carta dei Vini. Oltre alla selezione di Vini Bianchi e Rossi da tutte le principali regioni italiane con una scelta anche di mezze bottiglie e magnum, troviamo: gli Champagne, i Rosati, Le Vendemmie Tardive, i Biologici e i Biodinamici insieme ai super selezionati gruppi Triple A e Renaissance A.O.C.
A completamento della Carta dei Vini c'è quella dell'Olio, dell'Acqua, dei Distillati e delle Birre artigianali Nazionali ed Estere.
Come sempre sono venuto via soddisfattissimo della visita, e anche dispiaciuto di lasciare, così presto, dei cari amici.
Grandi professionisti i Regolanti, strenui difensori di una cucina espressione della tipicità e della tradizione "condita" con un pizzico della loro lodevole fantasia.
Ristorante Romolo al Porto
Via Porto Innocenziano, 19 Anzio (ROMA)
Aperto sempre a pranzo e cena.
Chiuso il Mercoledì.
Tel. 06 9844079




domenica 1 novembre 2009

Rara, eccezionale e selezionata verticale del Roncùs Bianco Vecchie Vigne all'Azienda Roncùs di Capriva del Friuli (Gorizia).

Il Collio Goriziano è notoriamente una delle mie mete preferite, non solo per gli straordinari vini che qui si producono, ma anche per il fascino, la bellezza di questi luoghi e per i molti amici Vignaioli che ho in questa zona d'Italia.
A poca distanza da Cormons, centro nevralgico di tutta l'area, c'è in piccolo paese che porta il nome di Capriva del Friuli (fino al 1954 la denominazione ufficiale del Comune era Capriva di Cormons), il territorio è collinare, la terra è di confine, la Slovenia è vicinissima, a due chilometri, e la sua storia parte da molto lontano. Già in epoca Romana, questi erano luoghi abitati, dopo la caduta dell'Impero che aveva fatto di tutto il mondo conosciuto Roma, arrivarono i Longobardi (popolazione germanica orientale), successivamente, intorno all'anno mille, la dominazione divenne quella del Patriarcato di Aquileia (una entità politica e religiosa che dal 568 amministrò un vasto territorio con al centro l'odierno Friuli), dopo il 1428 divenne dominio Veneto. Nel XVI° secolo Capriva entrò a far parte dei territori degli Asburgo d'Austria, solo dopo il sanguinoso Primo Conflitto Mondiale (1914/1918) diventò, finalmente, Italiana. Oggi il Comune non arriva ai 2.000 abitanti, ma in compenso, ha tante vigne, da cui si producono Vini molto buoni, anzi buonissimi.
L'importante Azienda Agricola, di cui vi voglio parlare, è proprio di Capriva del Friuli, il suo nome è Roncùs, il proprietario è un Vignaiolo esperto, appassionato enologo, che ha anche una filosofia tutta sua, applicata alla viticoltura, Marco Perco (vedi prima foto in basso).
Marco, classe 1961, cresce su di una terra che da tre generazioni è della sua famiglia, molta della sua passione deriva da quella trasmessagli dal nonno Giuseppe, dopo essersi diplomato Perito Agricolo svolge vari lavori, ma nel 1990 decide di occuparsi dello sviluppo della sua Azienda, in particolare della produzione vitivinicola, e per meglio qualificarla le dà la nuova denominazione: Roncùs.
La scelta del nome non è casuale, nel vecchio Catasto Asburgico di Maria Teresa D'Austria (Arciduchessa regnante d'Austria e regina d'Ungheria e Boemia vissuta tra il 1717 e il 1780) la casa colonica dell'Azienda era accatastata in Località "Roncuz", poi, visto che in dialetto Friulano, il dislivello collinare del terreno, come quello di parte della proprietà in questione, si chiama "Ronc's" al plurale, è stato naturale pensare a "Roncùs". La sua particolare visione del legame tra terra e vino, amore e passione per il suo lavoro, lo portano ad identificare le sue vigne più vecchie (dai 40 ai 60 anni) con il giusto messaggio informativo, da diffondere, delle peculiarità migliori del Territorio Friulano. Non espianti, dunque, ma una valorizzazione dell'esistente, con un recupero ambientale di cui possono andare fieri. Cinque ettari, sui dodici totali, da cui si fa un Vino molto importante, l'uvaggio principale la Malvasia Istriana, adattissima per coniugare aroma, freschezza e bevibilità, in più abbinandola a più piccole percentuali (variabili a seconda delle annate) di Friulano (Tocai) 20% e di Ribolla 10%, si raggiunge la perfetta identificazione del Territorio.
Il nome da dare a questo significativo ed importante Vino Bianco ? niente di più appropriato:- Vecchie Vigne. Dopo aver tenuto, tutto l'anno, queste selezionate Vigne, sotto un attento controllo e dopo averle amorevolmente accudite, il vendemmiato, previa una leggera macerazione su le bucce, viene tenuto a fermentare, tre anni sui lieviti indigeni, che rimangono per molto tempo sul fondo fine, necessitando di periodi più lunghi per raggiungere la maturazione e adottando un protocollo che valorizza l'originario patrimonio microbiologico di solo fermentazioni spontanee. Un anno in botte grande (rovere di Slavonia) da 2000 litri, successivamente in acciaio, quasi in affinamento, per altri due anni, passato questo periodo, vengono tolti i lieviti e il Vino per sei mesi riposa in bottiglia, prima di uscire dalla cantina. Come tutto ciò che è troppo buono, viene prodotto in numeri molto bassi, non più di seimila bottiglie........ ma che bottiglie. Un Vino Friulano ricco e complesso, che offre fantastici aromi insieme a splendide sensazioni, con una grandissima capacità di maturare negli anni, anche più di dieci, senza "invecchiare".
Ma veniamo alla degustazione del Roncùs Vecchie Vigne Collio Bianco D.O.C., le annate assaggiate sono state il 2006, 2005, 2004, 2002, 2000.
I cinque bicchieri in fila, con le rispettive bottiglie alle spalle, sono uno spettacolo già alla vista (vedi seconda foto in basso), il Vino, color giallo oro alimentare con le varie sfumature, che brilla dentro, è una ottima presentazione ed anche un invito molto accattivante:
- 2006 - Colore carico, aroma ricco, floreale, intenso, in bocca rilascia forti sentori di frutta fresca, lungo e persistente, con una acidità intrigante, è stato appena messo in commercio e stanno partendo le prime consegne;
- 2005 - Particolarmente dorato, complessi aromi fruttati, molto piacevole in bocca, con un retrogusto di frutta bianca;
- 2004 - Colore rilucente, con molti riflessi, molto minerale al naso con note di particolare fragranza, si apre in bocca e nella sua asciuttezza esprime grandi sapori avvolgenti, intenso, vivo, lungo e persistente;
- 2002 - Giallo oro tenue, dai profumi particolarmente freschi, sintetico nei sapori ma allo stesso tempo molto gradevole, con un particolare delicato retrogusto;
- 2000 - Colore brillante, molti i riflessi, profumi ricchissimi di frutta fresca e secca, non mancano sentori di spezie e di fiori di campo, in bocca una esplosione di aromi fantastici, molto avvolgente nella sua particolare delicatezza, un grande finale che lascia un palato eccezionalmente soddisfatto e asciutto.
I Vini assaggiati erano straordinari, e qualcuno anche qualcosa di più. Qui si parla di un Vino che è un fiore all'occhiello per la produzione enologica nazionale: il Vigne Vecchie 2000 per la prestigiosa rivista inglese Decanter è il "Best Old World White" (il Miglior Vino Bianco del Vecchio Mondo), il 2001 ha preso i "Tre Bicchieri" della Guida del Gambero Rosso, al 2004 sono stati assegnati i "5 Grappoli" valutazione massima della Guida Duemilavini, il 2004 e il 2006 sono i "Vini dell'Eccellenza" per I Vini d'Italia de Le Guide de L'espresso, senza considerare tutti gli altri innumerevoli riconoscimenti ottenuti.
Il particolare modo di produrre questo Vino, ha attirato l'attenzione anche dell'Università di Udine.
L'Azienda Roncùs produce anche altri ottimi Vini: Sauvignon, Pinot Bianco, Friulano (Tocai), Roncùs Bianco e il Rosso Val di Miez.
Parlando con Marco Perco ho cercato di capire tra le righe quale sia la fonte del suo grande successo, e forse sono riuscito a intuirla, proprio quando è andato a prendere una grande e vecchia fotografia. Mi ha detto: "guarda, Giorgio, questa è stata una terra contesa, che ha visto molto sudore e sangue, la guerra e passata davanti alle nostra casa molte volte, ma noi non abbiamo mai ceduto e siamo rimasti qui per attaccamento e amore". Nella foto in bianco e nero (vedi ultima foto in basso), ancora in ottimo stato di conservazione, incorniciata, si vedevano, fotografati nel cortile dell’Azienda, davanti alla loro casa, un gruppo di prigionieri Austriaci affranti, della Prima Guerra Mondiale, sorvegliati, su lo sfondo, da Soldati Italiani e un Carabiniere Reale (corpo fondato nel 1814, anche per compiti di polizia militare); non solo una foto, ma un cimelio, estremamente significativo e affascinante.
Per fare un Vino del livello delle Vigne Vecchie ci vuole della ottima uva, un terreno particolare, un clima adatto, ma anche delle persone con una grande esperienza, passione e sensibilità, come Marco Perco, bravo, simpatico e solare Vignaiolo.
Azienda Agricola Roncùs
Via Mazzini, 26 Capriva del Friuli (Go)
Tel. 0481 809349 Fax. 0481 808535
info@roncus.it
http://www.roncus.it/







domenica 25 ottobre 2009

PER IL RELAIS & CHATEAUX LA POSTA VECCHIA E IL SUO RISTORANTE THE CESAR A LADISPOLI (ROMA) UN SOLO AGGETTIVO: FANTASTICO.

Molti vanno alla ricerca di posti da sogno dall'altra parte del pianeta, ma a volte, i più belli, sono vicini a casa e non li conosciamo. A pochi chilometri da Roma, lungo la Vecchia Aurelia, si arriva a Ladispoli, da qui, percorrendo la Strada Comunale di Palo, fintanto che non finisce (dopo diventa Strada Ciclabile Palo San Nicola), immersa nel verde, che vi farà sicuramente pensare....."mi sono perso", in Località Palo Laziale, arriverete a un grande cancello verde, vi consiglio di suonare, perché è la porta di un paradiso tutto per voi: il Relais & Chateaux La Posta Vecchia.
Questo posto, è stato sempre, attraverso i secoli, una meta desiderata, il panorama, la bellezza della natura e successivamente l'ubicazione strategica, hanno creato qui insediamenti fin dai tempi del tardo neolitico (tra il 3000 e i 2000 a.C.). Poi gli Etruschi vi costruirono l'antico porto di Alsium, che insieme a quello di Caere, oggi Santa Marinella, e Punicum, l'odierna Santa Severa, erano l'accesso al mare della loro importante Città di Cerveteri. I conquistatori Romani fecero di queste terre luoghi di villeggiatura e svago, costruendo bellissime ville in riva al mare per i più illustri dei loro cittadini, Cicerone cita, tra gli altri, Giulio Cesare e Pompeo. Qui, per più di sette secoli, la ricca borghesia romana trascorse lussuose e confortevoli vacanze. Alle drammatiche, successive, vicende della caduta dell'Impero Romano, seguirono anni bui, bisogna arrivare al 1254 per trovare le prime citazioni di un Castrum Pali, che successivamente diventerà un Castello. Il Maniero passerà di mano, nei secoli, dai Normanni, al Papato, agli Orsini, al Cardinale Alessandro Farnese, ancora gli Orsini e poi gli Odescalchi, seguì il il Duca di Giuliano e Il Marchese di Trevico, per tornare definitivamente (1715) nelle mani della Famiglia Odescalchi che tutt'oggi ne è proprietaria. Il Castello subirà notevoli ristrutturazioni, soprattutto nel decennio 1560/1570 ad opera di Papa Leone X e Papa Pio V, e negli anni successivi, intorno ad esso, crebbero strutture ed annessi. Proprio l'edificio più importante, vicino al Castello, nasce nel 1640 per volere del Principe Orsini, come ostello per gli ospiti in visita, trasformandosi nel tempo in ospitale luogo di accoglienza per viaggiatori e viandanti, che percorrevano la Via Aurelia da/per Roma. Negli anni successivi l'edificio avrà funzioni di dogana, albergo, ristoro e stazione di posta pontificia, prendendo da ciò il suo nome definitivo: La Posta Vecchia. Nel 1918, per volontà dei proprietari, l'edificio, ristrutturato, smise di essere luogo aperto al pubblico, trasformandosi in una bellissima Villa. Nei primi anni sessanta, il ricchissimo imprenditore e collezionista d'arte statunitense Jean Paul Getty acquistò la proprietà, con il suo grande amore per l'arte e per la storia (la sua collezione privata oggi è alla base del Museo di Los Angeles, negli Stati Uniti, che porta il suo nome), volle restaurare completamente la struttura, riportandola al suo antico splendore, arricchendola di arredi e preziose opere d'arte. Durante questi lavori, proprio sotto il piano centrale della Villa, furono scoperti e riportati alla luce, magnifici resti di una importante residenza Romana del II° secolo a.C..
Nel 1992, l'attuale proprietario, Dr. Roberto Scio, rileva, dagli eredi del magnate americano, La Posta Vecchia, e la riporta alla funzione originaria: elegante e raffinata struttura di ospitalità, che coniuga i fasti di una dimora del XVII° secolo con tutti i comfort della più moderna tecnologia.
Ma torniamo al nostro cancellone verde, appena aperto ci si immette in un viale di un bellissimo e curatissimo giardino mediterraneo (la proprietà si estende per più di sei ettari), la bellezza, l'ordine e la pulizia regnante, è in netto contrasto con tutto ciò che precedentemente si è visto fuori del cancello. Percorso il viale e seguendo le chiare indicazioni, si arriva davanti all'ingresso principale del giardino, intorno alla Villa, ma si prosegue per il parcheggio per gli ospiti, praticamente sul mare, delimitato dalle antiche mura e con una splendida vista della costa del Lazio. Il bellissimo giardino interno e l'edificio del magnifico Resort, sono ubicati proprio sul mare, tra il citato piazzale uso terrazza/parcheggio e la confinante proprietà con il Castello Odescalchi Orsini, di cui ho precedentemente raccontato la storia. Entrare in questo lussuoso ed straordinariamente accogliente "Albergo" ha un fascino tutto particolare, la struttura, i saloni e i ricchi arredi, esprimono il ricercato stile di vita dell'aristocrazia di tutti i tempi, oggi più che mai raro quando deve essere abbinato ad una attenta e premurosa ospitalità. Solo 19 camere (3 Master Suites, 3 Junior Suites, 2 Junior Suites Torre, 6 Doppie Deluxe e 5 Doppie Superiori), per poter accogliere nella massima privacy i fortunati ospiti, in più, il Beauty Center, la piscina panoramica coperta, l'eliporto, il sottostante museo privato della Villa Romana e il Ristorante The Cesar, fanno di questo Relais un luogo da sogno.
Mi sono presentato al The Cesar Restaurant, sono stato accolto con molta gentilezza e professionalità dal Restaurant Manager Gabriele D'Amore, assistito dalla giovane Sommelier A.I.S. Antonella Cardella, che mi hanno fatto accomodare a un tavolo, data la giornata splendida, nella elegante e panoramica terrazza, con una vista incantevole, del mare, della costa laziale e del vicino Castello. Il Ristorante ha anche due sale interne, una con un antico grande caminetto, l'altra riccamente arredata.
Gabriele (quinta foto in basso), classe 1973, nasce ad Alessano in Provincia di Lecce, dopo le scuole dell'obbligo, si diploma all'Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri, della Ristorazione e del Turismo "Aldo Moro", di Santa Cesarea Terme (Le), poco dopo parte per Milano, e và a lavorare in importanti Alberghi, come il Grand Hotel Duomo e lo Starhotels Ritz, poi si trasferisce a Londra, per due anni, lavorando al Hotel Burlinghton, la tappa successiva è la bellissima isola di Cipro, dove continua ad arricchire il suo bagaglio di esperienze, nel lussuoso 5 Stelle Atlantica Aeneas Hotel di Ayia Napa, dopo una parentesi sulle Navi Deluxe della Crystal Cruises di proprietà della N.Y.K. (Nippon Yusen Kaiasha) la maggiore compagnia giapponese di navigazione, lavora all'Alpen Suite Hotel di Madonna di Campiglio (Tn), un 4 Stelle Superiore; con un curriculum così importante, è anche Sommelier A.I.S., nel 2007 entra alla Posta Vecchia. Ma torniamo al tavolo, l'apparecchiatura è sobria ma elegante, il servizio veloce e inappuntabile, non si fa in tempo a pensare che forse manca.....che è già risolto. Il Menù, elegantemente rilegato, offre una vasta scelta di preparazioni di mare e di terra, compresi alcuni Menù Degustazione (di Terra, di Mare, del Territorio, Leggero), ci sono anche i piatti della "Spiga Sbarrata", simbolo della Associazione Italiana Celiachia, che identifica i piatti idonei per il rispetto delle specifiche esigenze alimentari; invitanti i Dolci. La Carta dei Vini è importante, moltissime le Etichette, anche nelle diverse annate, le troviamo elencate in dieci capitoli: Bollicine Spumanti Italiani, Champagne, Emozioni in Bianco (i migliori Vini Italiani da tutte le principali regioni), Emozioni in Rosa (piccola ma pregiata selezione), Emozioni in Rosso (le bottiglie Italiane più pregiate), Emozioni Estere (una piccola ma oculata rassegna che inizia con lo Chateau Margaux 1998), Le Mezze Bottiglie di Vino Bianco, Le Mezze Bottiglie di Rosso, Dolci Emozioni (Vini Dolci, da Dessert, da Meditazione, Italiani ed Esteri), Birre Artigianali. In tavola l'ottimo e caldo pane della Casa (Focaccia rosmarino e sale, Filone all'olio, Panini integrali, Treccia di pane bianco, Croissant salati, Crackers con farina di mandorle, Grissini al seme di finocchio), su consiglio di Gabriele, apriamo una interessante bottiglia di Maviglia 2006 I.G.T. Bianco Salento, dell'Azienda Vinicola Mille Una di Lizzano (Ta); iniziamo la degustazione:
- Entrée - Acciuga farcita;
- Tartare di Tonno su coulisse di pomodoro e cipolla croccante, Tonno scottato su crema fresca di pomodoro e marmellata di cipolla rosa, Raviolo di Tonno con pomodoro capperi e origano, in gelatina di acqua di vegetali;
- Gamberi di Sicilia, Foie Gras, crema di fichi e semi di cacao con fico scottato;
- Composè di cannoli di verdure, ricotta e pomodorini all'origano fresco;
- Dentice fondente, cotto a bassa temperatura, con patate schiacciate, cetrioli, cipolle, pomodorini e aceto balsamico;
- Predessert - Marmellata balsamica alle arance, crema di latte soffice, parfait di rosmarino e gran cru di cioccolato;
- Soffice di pesca su biscotto morbido di cioccolato, Sorbetto all'anice stellato, Gelatina di violetta e pesca candita.
Molto belle le presentazioni, tutti gli accostamenti nei piatti erano indovinati e i sapori risultavano molto buoni. Le materie prime usate sono di altissimo livello, la frutta e gli ortaggi provengono in massima parte dal loro Orto Biologico, tenuto con amorevole cura.
Alla fine del servizio ho potuto conoscere il bravo e simpatico Executive Chef Michele Gioia, che mi ha fatto visitare la nuova cucina, moderna, ampia e all'altezza della struttura, mi ha presentato tutto il suo staff ( Sous Chef Marco Ardemagni, con gli Chef di partita: Saucier Antonio Magliulo, Garde-manger Alberto Cartolano, Entremetier Gianfranco Forgillo, Maìtre Pàtissier Francesco Martella, i Commis Alfonzo Vitale e Andrea Umbro), successivamente abbiamo scambiato le nostre opinioni sul mondo della gastronomia/ristorazione e mi ha raccontato del suo lavoro, delle sue esperienze.
Michele (vedi foto in basso) nasce, a Castelpagano (Bn), il 28 Settembre 1974, dopo le scuole dell'obbligo, avendo già innata la passione per l'arte culinaria, si iscrive all'Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri e della Ristorazione "Le Streghe" di Benevento, successivamente inizia a viaggiare in Italia e all'estero, lavorando, ad altissimi livelli, in famosi Ristoranti con grandissimi Chef, la maggior parte dei quali, premiati con una o più Stelle dalla prestigiosa Guida Michelin. Matura la sua esperienza in Locali come: Arnolfo a Colle val d'Elsa (Si) con lo Chef Gaetano Trovato, La Terrazza dell'Hotel Eden di Roma con lo Chef Enrico Derflingher, Hotel Four Season di Milano con lo Chef Sergio Mei, il Ristorante Joia di Milano, e per cinque anni al Relais & Chàteaux Il Pellicano a Porto Ercole (Gr), che, tra l'altro, è dello stesso proprietario della Posta Vecchia. Inoltre ha fatto alcuni Stage presso Locali del livello dello Spoon Food & Wine di Londra, dello Chef monsieur Alain Ducasse e Uliassi a Senigallia (An), dello Chef/Patron Mauro Uliassi. Dal Gennaio 2003 è alla guida della brigata di cucina della Posta Vecchia, con la sua esperienza, la sua indubbia bravura e sensibilità è riuscito ad ottenere, dal Dicembre 2007, la Stella Michelin. La sua grande passione lo ha portato anche a proporre agli ospiti dei corsi di cucina dove insegna a realizzare i piatti del suo Menù.
Lasciare un posto eccezionale come questo non è certo cosa facile, purtroppo mi sono dovuto accomiatare, dopo aver ringraziato tutti dell'accoglienza, in particolar modo mi sono congratulato, per tutte le eccellenze riscontrate, con l'austero e bravissimo General Manager Danilo Guerrini.
Mentre alle mie spalle si richiudeva il "famoso" grande cancello verde, ho pensato cosa avrebbe detto un patrizio della antica Roma uscendo da un posto così fantastico e mi è venuto:- "HIC MANEBAM OPTIME" (qui stavo ottimamente).
La Posta Vecchia Hotel
Palo Laziale, Ladispoli (Roma)
Tel. 06 9949501 Fax. 06 9949507
info@lapostavecchia.com
http://www.lapostavecchia.com/




















sabato 17 ottobre 2009

Non solo Morellino nella Madia dei Sapori: la Terza Edizione della ormai affermata Manifestazione.

"La Strada del Vino e dei Sapori Colli di Maremma" comprende 13 Comuni, è una delle Strade del Vino più grandi d'Italia, è ubicata a nord est nella provincia di Grosseto, parte dal mare fino ad arrivare alle pendici del Monte Amiata, ha organizzato, per il terzo anno, la bella Manifestazione "Non solo Morellino nella Madia dei Sapori", un intenso tour enogastronomico, per pubblicizzare e valorizzare i vini e tutti gli altri prodotti tipici agroalimentari delle Aziende Associate. Nei giorni 17-18-19 Settembre 2009, hanno partecipato all'evento otto Ristoranti e dodici Aziende del Vino, tutti appartenenti al territorio, delle località coinvolte, della provincia di Grosseto (Scansano, Grosseto, Saturnia, Montemerano, Montiano di Magliano in Toscana, Preselle di Scansano, Massa Marittima, Istia d'Ombrone, Pitigliano, Ghiaccioforte, San Martino sul Fiora).
Grosseto e la sua provincia, con una estensione di 4.500 chilometri quadrati, è la più grande della Toscana, con solo 226.000 abitanti è uno dei territori Italiani con la più bassa densità abitativa, il 47% del suo territorio è incluso in aree protette di varie tipologie, ciò rende la sua zona una delle più tutelate sotto l'aspetto ambientale e paesaggistico, ha un approvigionamento idrico ideale grazie all'Aquedotto Interregionale del Fiora (una delle straordinarie opere fatte per ottimizzare l'agricoltura nel 1930). Tutto quanto descritto, unito al clima mediterraneo e alla struttura del terreno, particolarmente collinare fino a diventare montano, rende Grosseto e la sua agricoltura uno dei più importanti punti di riferimento Italiani dell'agroalimentare di qualità. Qui ci sono ben 164 Prodotti Tipici, tra cui: le otto D.O.C. del Vino (Morellino di Scansano, Bianco di Pitigliano, Parrina, Sovana, Capalbio, Monteregio di Massa Marittima, Montecucco e l'Ansonica Costa dell'Argentario), le due D.O.P. (Pecorino Toscano e Prosciutto Toscano), le quattro I.G.P. (Castagna del Monte Amiata, Olio Toscano, l'Olio Toscano Seggiano prodotto con la Varietà Olivastra Seggianese, il Vitellone Bianco dell'Appennino Centrale), 107 Prodotti Tradizionali come l'Aglio Rosso Maremmano, il Lupino Dolce di Grosseto, l'Agnello Appeninico, il Biscotto di Salsiccia di Sorano, il Breccioto di Roccalbegna (biscotto irregolare all'anice e al vino), il Budelluzzo di Grosseto detto anche Busicchio (interiora essiccate), il Buristo o Sanguinaccio e ancora tantissimi altri prodotti straordinari che, dato il numero, sarebbe troppo lungo elencare. Questo è il contesto della Manifestazione in questione; alle due commissioni d'assaggio, convocate, formate da giornalisti e gastronomi, provenienti da varie parti d'Italia, e tutti appartenenti all'A.S.A. (Associazione Stampa Agroalimentare Italiana), è toccato il "difficile compito" di districarsi tra tanta bontà. I partecipanti alle commissioni erano: Dal Brolo Cinzia, Orsi Danila, Pallme Konig Micaela, Bellinazzo Laura, Vezzoni Carlo, Bolzoni Roberto, Longo Salvatore, il sottoscritto Dracopulos Giorgio e, gli efficentissimi coordinatori della Manifestazione nonchè responsabili delle commissioni stesse, Tosetti Cinzia e Ravanello Carlo. Il regolamento dell'Evento prevedeva che, dagli otto Ristoranti aderenti, fosse presentato un piatto (obbligatoria nella preparazione, dello stesso, la presenza di almeno due prodotti agroalimentari territoriali, scelti tra le D.O.P., le I.G.P. o scelti nell'elenco dei tipici/tradizionali) abbinato ad uno dei Vini delle Aziende partecipanti. Le commissioni dovevano dare dei giudizi di merito e non di contenuti, le valutazioni, pertanto, si sarebbero limitate esclusivamente all'abbinamento, dando una definizione allo stesso. I Ristoranti del Grossetano dove si è svolto il tutto, con i relativi piatti presentati, i Vini in abbinamento e le valutazioni, sono stati:
- L'Aione di Fioravanti Alessandro, Loc. Aione, Scansano, "Cosciotto di maialino da latte in salsa ristretta di Morellino con tortino di mele alla cannella", con Testatadura 2007 Maremma Toscana Rosso I.G.T. del Podere L'Aione, ........... Compiutamente Maremmano
(vedi prima foto in basso);
- Hotel Resort Antico Casale di Scansano, Loc. Castagneta, Scansano, "Quaglia affumicata alla corteccia di vite, ristretto al balsamino con uovo tenero e croccante", con Poggio Valente 2006 Morellino di Scansano D.O.C. Fattoria Le Pupille, .......... Coraggiosamente Dialettico;
- Il Grottone di Sabatini Ivano, Scansano, "Tortelli di ricotta e spinaci con funghi porcini", con
I Botri 2007 Morellino di Scansano D.O.C. Azienda I Botri di Ghiaccioforte, .......... Indovinato;
- La Carletta di Sassetti Antonella, Grosseto, "Spaghetti alla chitarra con sugo rosso di involtini sfumato al Morellino", insieme a Fontetinta 2005 Morellino di Scansano D.O.C. dell'Azienda La Carletta, .......... Prepotentemente Forte (vedi seconda foto in basso);
- La Spinatoia di Pieri Loriana & C., Scansano, "Cinghiale in bianco con fichi e noci", accompagnato da Bramaluce 2007 Maremma Toscana Rosso I.G.T. Azienda Agricola Terenzi, .......... Nota Piccante;
- Trattoria Verdiana di Ciampani, Montemerano, "La Maremma va in canoa", con Morellino di Scansano 2006 D.O.C. Azienda Roccapesta, .......... Elegante Complessità;
- Le Mandorlaie di Cappellani Graziella, "Maialino arrosto con patate al forno", servito con Asintone 2007 Morellino di Scansano D.O.C. Azienda Chelli Asintone, .......... Sintonicamente Esaltante;
- Bacco e Cerere di Piccini Filippo, Saturnia, "Antico peposo", con Terre Eteree 2005 Sovana Rosso Superiore D.O.C. Azienda La Busattina, .......... Complici Sensazioni (vedi terza foto in basso).
Le dodici Aziende Agricole, del comprensorio, che hanno partecipato, fornendo prodotti e Vini sono: Terenzi, L'Aione, Chelli Asintone, Solemma, La Carletta, Morisfarms, Le Pupille, Villa Corano, I Botri di Ghiaccioforte, Roccapesta, Celestina Fè, La Busattina.
La Terza Edizione della Manifestazione "Non solo Morellino nella Madia dei Sapori" è stato un indiscutibile successo, merito della qualità delle materie prime, delle belle e buone preparazioni, accompagnate dagli ottimi Vini della Maremma, insieme alla splendida accoglienza e all'efficente organizzazione. La premiazione, avvenuta a Scansano nel pomeriggio di sabato 19, ha visto la consegna da parte del Sindaco Flavio Morini, del Presidente della Strada del Vino Pierfranco Giovannini e di Carlo Ravanello Presidente delle Commissioni Giudicanti (vedi foto in alto), degli "Attestati di Merito" ai Ristoratori partecipanti. Tutto soddisfatti, la bella e riuscita Manifestazione si è conclusa con i ringraziamenti degli organizzatori che hanno dato a tutti i presenti l'appuntamento all'anno prossimo per la Quarta Edizione.
Associazione
Strada del Vino e dei Sapori Colli di Maremma
Piazza del Pretorio, 4 Scansano (Grosseto)
Tel./Fax. 0564 507381
collidimaremma@tiscali.it
www.stradavinimaremma.it






venerdì 9 ottobre 2009

Grande successo l'inaugurazione della nuova Cantina dell'Azienda Villa Raiano a San Michele di Serino (Avellino).

Sabato 12 Settembre 2009, con una grande festa e la presenza di circa 600 persone, è stata inaugurata la nuova Cantina della bella Azienda Vitivinicola Avellinese Villa Raiano. Tra gli invitati personalità delle istituzioni, locali e nazionali, personaggi del mondo dell'enologia e della gastronomia, insieme ad amici ed appassionati, tutti presenti per festeggiare la nuova elegante struttura di 3.500 metri quadri coperti, che rappresenta l'indubbio successo ottenuto dall'Azienda in questi suoi primi tredici anni di attività. Molta la soddisfazione dei bravi titolari, Sabino Basso, Simone Basso e Paolo Sibillo (nella foto in alto, da destra verso sinistra), che hanno molte ragioni per brindare, visto gli ottimi risultati raggiunti, che rappresentano, anche per tutto il territorio circostante, un punto di riferimento di eccellenza.
PS:
Di questa interessante Azienda ho già fatto, in un altro articolo, la storia e la descrizione della loro produzione, se volete leggerlo, potete trovarlo facilmente in questo Blog.
Villa Raiano
Via Bosco Satrano, 1 - Loc. Cerreto,
San Michele di Serino (Av)
Tel. 0825 595663 Fax. 0825 595361
info@villaraiano.it
www.villaraiano.it