mercoledì 13 agosto 2014

“TESTE E LISCHE CARO NAPOLEONE” L’ULTIMO DIVERTENTE LIBRO DELLO CHEF LIVORNESE PAOLO CIOLLI.




La Corsica è un’isola molto grande del Mar Mediterraneo, la quarta dopo Sicilia, Sardegna e Cipro, è divisa dalla Sardegna da un breve tratto di mare (11 Km. nel punto più stretto) denominato le “Bocche di Bonifacio”.

Da migliaia di anni questa bellissima Isola è stata al centro delle lotte e delle rotte di tutti i popoli che hanno solcato il Mar Mediterraneo.

Gli antichi Greci la chiamavano “Kallíste” (la più bella).

La Corsica attraverso i secoli è passata più volte sotto vari padroni, ma tra il 1284 e il 1768, è stata dominata dalla Repubblica di Genova.

Nel 1768 i Francesi riuscirono a portarla via ai Genovesi che la cedettero in pegno per debiti.

Le truppe di Parigi soffocarono in pochissimo tempo l’autonomia Corsa (1755 - 1769), che i Genovesi non avevano riconosciuto ma che non erano riusciti a debellare, rimanendo così padroni del campo.

Il 15 di Agosto del 1769, circa due mesi dopo che i Francesi avevano preso il controllo della Corsica,  nasceva da una famiglia della piccola borghesia Còrsa, nella Città portuale di Ajaccio, un ”certoNapoleone Buonaparte che diventerà invece il fondatore del Primo Impero Francese (Maggio 1804 - Aprile 1814).

Dopo la morte del Padre Napoleonefrancesizzò” il cognome in “Bonaparte”.

Napoleone frequentò i primissimi anni scolastici in Corsica, poi in Francia e il 21 Ottobre 1784 entrò alla Regia Scuola Militare di Parigi.

La sua carriera fu a dir poco fulminea.
A 16 anni Secondo Luogotenente di Artiglieria,  pochi mesi dopo era già Luogotenente, allo scoppio della Rivoluzione Francese, nel 1789, aveva 20 anni ed era già Ufficiale. 
Aderendo alla Rivoluzione il suo grado salì a Tenente Colonnello della Guardia Nazionale.
Seguì un periodo in cui venne retrocesso a Capitano, ma le vorticose vicende Rivoluzionarie lo riportarono in breve a salire di grado: Aiutante Generale, Generale di Brigata, Comandante della Piazza di Parigi, Generale di Corpo di Armata.

Vittoriose campagne militari, la prima fu quella in Italia, e il suo innato, straordinario genio militare e politico, lo portarono ad essere nominato Comandante in Capo di tutte le forze armate Francesi.

Nel 1799, Napoleone Bonaparte, diventò Console, uno dei tre membri a cui fu affidato tutto il potere in Francia (gli altri erano Pierre-Roger Ducos  e Emmanuel Joseph Sieyès); poco dopo, non soddisfatto, si fece nominare Primo Console.

Fu talmente bravo a guidare la Francia, che riuscì a costruire una struttura politico-militare-amministrativa valida, innovativa e fortemente accentratrice definita “perfetta” e che è rimasta praticamente invariata fino ai giorni nostri.

Con il plebiscito del 2 Agosto del 1802 la carica di Primo Console gli fu attribuita “a vita”.
Il passo successivo avvenne il 18 Maggio 1804 quando il Senato lo proclamò Imperatore dei Francesi.

Napoleone Bonaparte vinse più battaglie (una sessantina) di Alessandro Magno, Annibale e Giulio Cesare messi insieme, ma ne perse due, le più decisive:

- La Battaglia di Lipsia , detta anche delle Nazioni, combattuta, tra il 16 e il 19 Ottobre 1813, contro le armate di Russia, Prussia, Austria e Svezia. 
Sconfitta che giungeva dopo la già disastrosa ritirata di Russia e che portò Napoleone ad abdicare e al suo esilio all’Isola d’Elba dove sbarcò il 4 Maggio 1814;

- La Battaglia di Waterloo, il 18 Giugno 1815, contro le armate Inglese e Prussiana, dopo la fuga dall’Isola d’Elba e il ritorno trionfale in Francia
Disastrosa sconfitta che porterà l’Imperatore al definitivo esilio a Sant’Elena, piccola e sperduta isola in mezzo all’Oceano Atlantico a 1500 Km. dalla Costa Africana.

Napoleone Bonaparte morirà proprio a Sant’Elena il 5 Maggio 1821, alle ore 17:49, a soli 52 anni.

Personaggio straordinario Napoleone Bonaparte; un uomo che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’Umanità.

Eccezionale, ma pur sempre un uomo che, per esempio, dava scarsa importanza all’alimentazione,  ritenendola un fastidio necessario: non era certo un buongustaio.

Mangiava molto in fretta e solo due volte al giorno, la mattina verso le 9-9:30 e la sera alle 18:00.
Questo metodo frettoloso, non certo ideale, gli procurò una forte gastrite cronica che con il passare degli anni degenerò portandolo alla morte.

Non erano molte le cose che gradiva, tra queste il pollo e il montone. 
Prendeva anche, cosa per lui non salutare, due tazze di caffè al giorno.

Anche per il Vino Napoleone non aveva una particolare passione, beveva poco e lo annacquava.
L’unico Vino che apprezzava e che, ovviamente, non mancava mai sulla sua tavola, arrivava dalla regione della Borgogna, ed era lo Chambertin, un Vino Rosso (Gevrey-Chambertin A.O.C., un Pinot Nero, proveniente dall’omonimo piccolo Comune). 
Chambertin” anche oggi una delle denominazioni più conosciute e di successo della Borgogna

Quest’anno, 2014, ricorre il “bicentenario” dell’arrivo di Napoleone all’Isola d’Elba e per festeggiare tale evento sono state intraprese molte attività e pubblicati diversi libri.

Un Libro, in particolare, che ho letto volentieri, è stato scritto dal mio caro amico l’appassionato ed esperto Chef Paolo Ciolli, s’intitola: “Teste e lische caro Napoleone…”.

Paolo Ciolli, Livornesissimo, è nato al numero civico 161, “al primo piano”, di Borgo San Jacopo, una delle strade più tipiche della bella Città di mare Toscana, in una fredda giornata di Febbraio che portava la data del 14, nell’anno 1949.
E’ importante sottolineare “al primo piano”, perché sotto casa c’era la “Pasticceria Gnesi”, aperta da un solo anno, il 29 Febbraio 1948, da Renzo Gnesi, e quegli straordinari aromi, che si propagavano nell’aria, sono subito penetrati, lasciando il segno, nel respiro dell’appena nato Paolo.

Fin da piccolo si è subito appassionato alla cucina seguendo le preparazioni della sua mamma Anna Maria.  

A 20 anni, molto giovane, ha iniziato ad insegnare educazione fisica alle superiori, l’ha fatto per 30 anni in varie scuole, e da 12 anni insegna alla super prestigiosa “Accademia Navale di Livorno”; ha fatto anche l’attore recitando in un film, “Habemus Papam” di Nanni Moretti, nei panni di un cardinale.

La passione per la Cucina è aumentata col passare degli anni fino a portarlo a diventare un vero e proprio “chef” con la partecipazione anche a diversi concorsi gastronomici come il programma televisivo di Rai 1, “La Prova del Cuoco”, condotto da Antonella Clerici, dove ha vinto con i suoi “Tortelloni al tramonto con zabaione al parmigiano”.

Sempre grazie alla sua grande passione culinaria è diventato anche scrittore pubblicando, dal 2006, libri come “Habemus Pappam” (parafrasando il titolo del film di Moretti), “Il Miracolo della Farina di Ceci - Storie, Luoghi, Personaggi”, “I Pesci della Terrazza”, “La Cicciaccia”, “La Pasticceria a Livorno”, “Il Cacciucco”.

Paolo ha anche, dall’Ottobre 2010, il suo Blog gastronomico “Paolo Ciolli Chef”.

Attualmente Ciolli conduce una simpatica e istruttiva trasmissione di Cucina su “Granducato TV” che si chiama “Tutti Chef” a cui, alcune volte, ho partecipato anch’io.

Ma torniamo al LibroTeste e lische caro Napoleone…”, 128 pagine in formato cm 21x15, edito, per la Collana le “Vie del Gusto”, da “Vittoria Iguazu Editora”. 
La Copertina e dell’artista Fabio Leonardi.

Un coinvolgente Romanzo Storico/Culinario in cui Paolo Ciolli immagina di essere un critico consigliere, anche politico, ma soprattutto gastronomico di Napoleone, seguendolo, passo passo, e dandogli confidenzialmente e irriverentemente del ”tu”.

Le prime 37 pagine, ”l’Epilogo”, trattano il periodo che intercorre dall’arrivo all’Isola d’Elba alla sconfitta di Waterloo
Il resto del libro segue in dettaglio la vita di Napoleone dai primi successi, ai trionfi, fino all’inizio del declino. In fondo al Libro troviamo “Le Ricette: un pranzo elbano”, 16 gustose e appetitose preparazioni, frutto della vasta cultura gastronomica Livornese di Ciolli, con i rispettivi abbinamenti con i Vini.    

Una lettura piacevole e divertente, dove viene dipinto un quadro estremamente umano,  dell’Imperatore con il suo carattere ambizioso, passionale ed egocentrico.

Nel Libro troviamo anche accurate e dettagliate descrizioni di personaggi, di luoghi, di momenti e di preparazioni della cucina ottocentesca Elbana e Francese.

Che altro dire sul Libro “Teste e lische caro Napoleone…se non un sincero bravo a Paolo Ciolli




Lo Chef Scrittore Paolo Ciolli

La Copertina

La Quarta di Copertina

Giorgio Dracopulos e lo Chef Paolo Ciolli

domenica 10 agosto 2014

NELL’ANTICO BORGO DI BIBBONA (LI) UNA BELLA SERATA GASTRONOMICA, RICCA DI OSPITI E DEDICATA AI BUONISSIMI PEPERONCINI DI RITA SALVADORI.




Gli antichi e misteriosi Cavalieri Templari in realtà si chiamavano in Latino “Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis” (Poveri compagni d’armi di Cristo e del Tempio di Salomone).

Fu, nel Medioevo, il secondo Ordine Religioso Cavalleresco Cristiano.

Il primo, l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, nacque nel 1099.

I Cavalieri Templari nascono dopo la Prima Crociata in Terra Santa (1096) quando, nel 1118, un gruppo di armati decise di difendere i Luoghi Santi e i pellegrini che molto spesso venivano aggrediti, depredati e uccisi durante i loro viaggi di fede verso Gerusalemme.

L’Ordine dei Cavalieri Templari venne ufficializzato nel 1129, durante il Concilio svoltosi nella Città Francese di Troyes, con la benedizione dell’Abate Francese Bernardo da Chiaravalle (1090-1153) che nel 1174 fu canonizzato e venerato come San Bernardo.

L’Ordine assunse una regola monastica basata sui precetti dei Benedettini.

Per oltre due secoli i Cavalieri Templari, grazie alla loro straordinaria e perfetta organizzazione, al poderoso apparato militare e alle immense ricchezze accumulate, furono un’importantissima potenza economico politica, sia in Terra Santa che in Europa.

Le loro attività agricole, bancarie, navali, si diffusero ovunque nell’Europa Cristiana permettendo di mantenere in Terra Santa una forza militare di tutto rispetto. 
Tutta questa organizzazione territoriale era basata oltre alle strutture strettamente religiose anche su Precettorie o Commanderie (dette anche “domus” o “magioni”), delle Case Fortezza che fungevano anche da luoghi sicuri di accoglienza per i pellegrini e i viandanti. 

L’Ordine dei Cavalieri Templari, invidiato per le sue ricchezze, cadde in disgrazia dopo le prime sconfitte in Terra Santa e con la perdita della Città fortezza di San Giovanni d’Acri, nella Galilea occidentale, nel 1291.

Venerdì 13 Ottobre 1307 il Re di Francia Filippo IV (1268 - 1314), detto “Il Bello”, mise in piedi un’imponente operazione per la distruzione dell’Ordine, con arresti, condanne al rogo e la confisca di tutti i beni.

Successivamente l’Ordine fu definitivamente sciolto con la Bolla PontificiaVox in excelso” del 3 Aprile 1312.

In tutta Italia almeno 200 località possono annoverare di aver avuto qualche legame con i Cavalieri Templari, tra esse, grazie a delle tracce riscontrate di recente, si può considerare anche Bibbona.

Un piccolo e antichissimo Comune, Bibbona, poco più di 3.000 abitanti, in Provincia di Livorno, nella magnifica Regione Toscana, adagiato nella bella, verdeggiante e ondulata campagna della Val di Cecina. Esso si compone dal Borgo storico vero e proprio, e da due frazioni, La California, in pianura, e sul mare Marina di Bibbona, uno dei centri estivi turistici più conosciuti della Costa degli Etruschi.

I primi insediamenti in questa zona hanno sicuramente origini Etrusche, ma dell’antico Paese di Bibbona, le prime notizie risalgono al 1109 quando era denominata “Biboni”.

Il Paese è arroccato ad 80 metri s.l.m., e la sua configurazione urbanistica fatta di muri a pietra e stretti vicoli lastricati lo rendono particolarmente interessante, accogliente e attraente.
Il Borgo, circondato dal bel paesaggio agricolo boschivo, è ricco di angoli caratteristici e scorci carichi di storia che trasudano di quel particolare e intenso “profumo”: la poesia e il fascino dell’antico.

Una delle Chiese di Bibbona, la “Pieve” risalente al 1154 e ubicata all’interno del Castello, è dedicata a Sant’Ilario e San Bartolomeo, entrambi venerati dai Cavalieri Templari.

Su di un antichissimo architrave in facciata della Chiesa di Santa Maria della Pietà, quest’ultima risale invece al 1492, alle porte del Centro Storico, si legge un epigrafe, ripresa dalla Bibbia, che recita ”Terribilis est locus iste” (questo è un luogo terribile).

Prima della Chiesa di Santa Maria della Pietà in questi luoghi, già dal 754, sorgeva il Monastero Benedettino del Masio e l’Architrave in questione, forse, potrebbe provenire da tale costruzione.

La stessa identica epigrafe si ritrova in un altro architrave, quello della piccola Chiesa dell’altrettanto piccolo e arroccato Paese di Rennes-le-Château  (poco più di 80 abitanti) Dipartimento dell’Aude, nella Regione Linguadoca-Rossiglione in Francia, luogo al centro di un “fascinoso mistero” attributo ai Cavalieri Templari.

Ci sono poi vari altri simboli esoterici ritrovati sulle mura del Paese. 
A Bibbona c’è anche il “Podere San Giovanni”, poco distante dal Centro, che anticamente si ritiene fosse un luogo di accoglienza per pellegrini diretti a Roma o in Terra Santa
Anche qui alcune sculture, e altre tracce, fanno risalire il luogo ai Cavalieri Templari.

Paese molto interessante Bibbona che merita sicuramente la visita dei turisti più appassionati.

Proprio a Bibbona, Martedì 5 Agosto 2014, ho partecipato ad una piacevole serata Enogastronomica dedicata alla Cuoca Rita Salvadori, titolare dell’Azienda AgricolaPeperita”, e ai suoi pregiati peperoncini.

La cena si è svolta nella accogliente sala del Vecchio Municipio del Paese
L’edificio di costruzione medievale, recentemente recuperato e ristrutturato, grazie al Comune e a un progetto cofinanziato dalla Regione Toscana, con il Fondo Aree Sottoutilizzate (F.A.S.), è diventato uno “Spazio per Mostre, Conferenze e Valorizzazione della Cultura del Territorio e dei suoi Prodotti”.

La serata faceva parte della settimana, organizzata dal Comune e dalla Pro Loco di Bibbona, dedicata ai Ristoranti, alle Aziende e ai prodotti dell’ambito Comunale e zone limitrofe.

Durante le altre serate le Cene sono state preparate rispettivamente dallo Chef Luciano Zazzeri del RistoranteLa Pineta”, dallo Chef Emanuele Vallini della Taverna La Carabaccia”, dallo Chef Gionata d’Alessi della “Osteria Magona”, dalla Chef Katia Minuti Innocenti della “Osteria de’ Messeri” e dalla Chef Lia Galli dell’AgriturismoVilla Caprareccia”.

Ma torniamo alla serata dell’appassionata Rita Salvadori che, a riprova del suo incredibile e costante impegno, si era svegliata alla 5 del mattino per preparare il suo buonissimo pane “piccante” servito alla cena.

Rita aveva come partner dell’Evento, importanti fornitori di buoni prodotti serviti nell’occasione: gli Oli Extra Vergine di Oliva della sorella Romina Salvadori, titolare del FrantoioIl Cavallino” con il marito  Marco Belcari e i Vini della CantinaLeopoldo I di Toscana” di Nicola D’Aria e dell’Azienda AgricolaMassimo Ciarcia” dell’omonimo proprietario.

Durante tutta la cena il servizio dei Vini, dell’Aziende sopracitate, è stato effettuato, con grande impegno e professionalità, da Paolo Filippeschi Sommelier A.I.S. della Delegazione di Livorno.

In una sala al completo, dopo una degustazione di due Oli Extra Vergine di Oliva (Special Edition) del FrantoioIl Cavallino”, sono state servite le seguenti portate:

- Cono di carta gialla con Salvia e Fiori fritti ripieni di pecorino e peperoncino n.4 Jalapeño;

- Panino scaldato al vapore ripieno di zucchine crude, tagliate come "spaghetti alla chitarra", condite con erbe di campo e peperoncino n.1 Aji;

- Due pappe al pomodoro, la prima con il peperoncino n.3, l’Erotico, la seconda con il peperoncino n.9, l’Habanero Chocolate;

- Tagliatelline con bottarga e pinoli tostati insieme al peperoncino n.5 Scotch Bonnet, questo piatto è uno “special” di Rita Salvadori ed è conosciuto con il nome di “Bibbonata” ;

- Composizione a “tortino” di cubetti di verdure assortite su crema di zucca con peperoncino n.7 Habanero Fatalì;

 - Tramezzino di gelato ai due gusti con spiedino di frutta, gelato arricchito con il peperoncino n.5 Scotch Bonnet.

Durante la cena Rita Salvadori  ha presentato, a sorpresa, i suoi aiutanti e illustri ospiti: Luisanna Messeri e Enrico Benedetti.   

La Fiorentina Luisanna Messeri, famosa Cuoca televisiva e scrittrice di successo è da sempre un’innamorata del buon cibo, riesce sempre a trasmettere, con moltissima simpatia, questa sua passione attraverso sia le trasmissioni in video che nei suoi libri.

Il bravo e super premiato Chef/Maestro GelatiereEnrico Benedetti”, nato a Pisa e classe 1971, è il titolare delle omonime “Gelaterie”.

All’evento, in rappresentanza degli Enti organizzatori, era presente Stefania Brunetti, Assessore alla Pubblica Istruzione, Cultura, Pari Opportunità e Bilancio del Comune di Bibbona.

La bella e divertente serata enogastronomica, ricca d’importanti ospiti, dove si sono degustati, con soddisfazione di tutti, i piatti preparati dalla brava Rita Salvadori e molto altro, si è conclusa tra moltissimi applausi.




La Sala

Paolo Filippeschi

Cono di Fiori Fritti

 Il Panino

Le Pappe al Pomodoro

La "Bibbonata"

Composizione di Verdure a Tortino

Il Tramezzino di Gelato di Enrico Benedetti

Rita Salvadori e Luisanna Messeri

L'Assessore Stefania Brunetti e Giorgio Dracopulos

Foto di Gruppo

mercoledì 6 agosto 2014

“J. DE TELMONT”, UNA MAISON CHE DA PIU’ DI 100 ANNI PRODUCE OTTIMI CHAMPAGNE DAL PERLAGE ESTREMAMENTE VELLUTATO.




La Francia deve le sue fortune in campo enologico sia agli antichi Greci Focesi (abitanti dell’antica Città di Focea ubicata sulle coste dell’attuale Turchia), che introdussero la coltivazione della vite, sia ai mercanti Fenici che, alla fine del VII Secolo a.C., portarono il vino nell’antica Città Greca di “Massalia” (oggi Marsiglia in Provenza).

Da allora parafrasando un noto modo di dire si potrebbe azzardare a scrivere che “molto vino è passato sotto i ponti”.

Oggi la Francia si alterna all’Italia, a seconda della vendemmie, come primo produttore mondiale di Vino
Grazie ad una intelligente agricoltura, su terreni particolarmente avocati, abbinata alla qualità dell’uva, alle tecniche enologiche e a una sapiente commercializzazione, i suoi Vini sono all’apice del successo mondiale e sono l’esempio da seguire praticamente da tutti.

Varie e grandi zone della vasta campagna Francese sono diventate famose e nomi come il Bordeaux, la Borgogna, l’Alsazia, le Valli del Rodano e della Loira, la Champagne corrispondono a importanti produzioni di Vino di ottima qualità.

La Champagne, in particolare, è un territorio, delimitato da una legge del 1927, ubicato nella Regione del nord-est della Francia, dove si produce l’omonimo e mitico vino spumeggiante.

Nella Zona si trovano circa 34.000 ettari di “ricchi” vigneti, a 150 Km. da Parigi, divisi in cinque zone naturali, dalle diverse caratteristiche sia del terreno che climatiche: Montagne de Reims, Vallée de la Marne, Còte des Blancs, Còte de Sèzanne e Còte des Bar nell’Aube.

Il Territorio comprende 319 Comuni, suddivisi in cinque dipartimenti: la Marne, l’Aube, l’Aisne, le Haute-Marne, la Seine-et-Marne.

Per fare lo Champagne si possono usare, teoricamente, parecchie tipologie di vitigni, in realtà vengono usati prevalentemente: Pinot Nero, Pinot Meunier, Chardonnay, Pinot Bianco, Arbanne, Petit Meslier.  

Il nome “Champagne” è una Appellation d’Origine Contròlée (A.O.C.), può essere “Grand Cru” o “Premier Cru, a secondo del Comune di provenienza delle uve.
Solo le uve di 63 Comuni possono fregiarsi della Denominazione di Origine per lo Champagne, 17 come “Grand Cru” e 44 come “Premier Cru”.

Lo Champagne non è solo un Vino Francese con le bollicine (perlage) ma, in tutto il mondo, da più di trecento anni, è un “cult”.  

La sua invenzione, forse, è merito di un giovane frate benedettino, Pierre Pérignon (1639-1715), che si dedicò ai malandati vigneti dell’Abbazia di Saint-Pierre d’Hautvillers, a nord di Epernay, un Comune che oggi è uno dei maggiori centri della Regione Champagne-Ardenne.

Anche se non è assolutamente chiaro come e se arrivò lui a fare un così prelibato nettare, l’Abate Dom Pérignon ha dei meriti certi. 
Per primo il fatto di aver selezionato un vitigno come il Pinot Nero, poi l’affinamento della tecnica dell’Assemblaggio (mettere insieme il vino della stessa tipologia di Uva, ma proveniente da zone diverse) e anche per l’introduzione dell’uso di particolari tappi di sughero trattenuti da uno spago chiamato “muselet” (gabbietta, successivamente diventata di metallo), la soluzione per imprigionare la grande pressione nelle bottiglie.

Le Uve dello Champagne vengono vendemmiate obbligatoriamente a mano, il disciplinare vieta l’uso di macchine, e il Vino nasce con un procedimento, che prende il nome dal territorio in cui viene prodotto, il “metodo champenoise”.  
Il metodo ha varie fasi e prevede, principalmente, una doppia fermentazione del mosto, la prima volta nei tini, la seconda forzatamente con l’introduzione di zuccheri e lieviti selezionati, chiamati “liqueur de tirage”, direttamente nelle bottiglie.

Il termine “metodo champenoise” può essere usato solo per il vino spumante dello Champagne; infatti, in Italia, la stessa procedura viene denominata “metodo classico”.

Il nome “Champagne”, come già detto, è una Appellation d’Origine Contròlée (A.O.C.), ma l’identificazione più “interessante” sono le sigle di due lettere, stampate di solito sull’etichetta, che definiscono la tipologia di organizzazione professionale del produttore:

- NM = Négociant-manipulant, nome dato alle Aziende più famose che comprano le uve, le assemblano e le elaborano, per poi commercializzare le bottiglie con il loro marchio, sono prodotti di pregio; 

- RM = Récoltant-manipulant, piccoli produttori, sono coloro i quali si definiscono “artisan-vigneron” (artigiano/contadino vignaiolo), elaborano, imbottigliano e commercializzano le proprie uve, in gran parte fanno prodotti molto buoni e in alcuni casi eccezionali;

- CM = Coopérative de manipulation, gruppi di vignaioli che assemblano le uve, le elaborano, imbottigliano e commercializzano, di solito la loro produzione è piuttosto buona;

- RC = Récoltant-coopérateur, sono i viticoltori che conferiscono le loro produzioni ad una cooperativa che esegue la vinificazione e l’imbottigliamento, successivamente ognuno riprende le sue bottiglie per la commercializzazione;

- MA = Marque d’acheteur, commercianti che acquistano le bottiglie pronte per essere consumate,  aggiungendovi esclusivamente la propria etichetta per la commercializzazione.

Nel piccolissimo Comune Francese di Damery (circa 1.500 abitanti ma con 200 ettari di vigneti), Dipartimento della Marna, nella Regione della Champagne-Ardenne, c’è una bella Azienda Vitivinicolarécoltant-manipulant”  la Maison de Champagne J. De Telmont”.

Una Maison storica e importante che negli anni ha ricevuto un’infinità di premi, attestati e riconoscimenti, sia a livello nazionale che internazionale.

La Maison nasce grazie a una Famiglia di veri viticoltori della zona, oggi è una delle poche famiglie del Territorio rimaste uniche proprietarie della loro Azienda, la Famiglia Lhopital.

La Maison è stata fondata da Henri Lhopital, nel 1912, uno dei primi “récoltant-manipulant” del territorio (molto probabilmente il secondo) che nel 1918 decise di imbottigliare con il proprio nome il suo Champagne.

Il nuovo marchio “J. De Telmont” verrà registrato successivamente nel 1949.

A partire da Henri tutti i suoi successori si sono impegnati per migliorare la qualità ed espandere  l’Azienda fino agli attuali 36 magnifici ettari di vigneti suddivisi tra vigne di Chardonnay, Pinot Meunier e Pinot Noir.

Ben quattro generazioni: dopo Henri suo figlio André, poi figli di quest’ultimo, Serge e Henry, fino ad arrivare ai nostri giorni con Bertrand e Pascale (fratello e sorella) Lhopital
Ad aiutarli c’è il cognato di Bertrand, Philippe Parinet.

La Maison de ChampagneJ. De Telmont” ha una produzione importante che varia, a secondo delle annate e della richiesta del mercato, tra 1,2 e 2 milioni di bottiglie.

La suddetta produzione si divide tra:

 - “Grand Réserve Brut” (brut = vino imbottigliato allo stato naturale), non vintage (non millesimato), composto di un terzo di Chardonnay, un terzo di Pinot Meunier e un terzo di Pinot Noir;

- “ Grand Rosé Brut”, non vintage, 85% di Chardonnay e 15% di Pinot Nero vinificato in rosso;

 - “Grand Vintage”, millésime, 40% Chardonnay, 40% Pinot Meunier, 20% Pinot Noir;

- “Grand Blanc de Blancs”, millésime, 100% Chardonnay;

- “Heritage”, Cuvée , 100% Pinot Meunier, prodotto di nicchia imbottigliato su richiesta, in speciali annate di questo Champagne viene fatto anche il Rosè;

- “ Consécration Brut”, Cuvée, millèsime, Grand Cru, 100% Chardonnay;

- “Grand Couronnement”, millèsime, Grand Cru, 100% Chardonnay;

- “Cuvée Insolite”, non uno Champagne, ma come definito da loro stessi “un vino bianco tranquillo, imbottigliato prima della seconda fermentazione”, A.O.C. Côteaux Champenois, 100% Chardonnay.

Una considerazione particolare va data al loro più recente Champagne, un Grand Cru, 100% Chardonnay, con una produzione limitata a poche migliaia di bottiglie, che racchiude tutta la storia più antica degli Champagne: “O.R 1735”.

Infatti l’Ordinanza Reale 1735, promulgata da Luigi XV di Borbone (1710 - 1774, dal 1715 Re di Francia con il soprannome di “beneamato”), stabiliva, per la prima volta, la possibilità per i produttori Francesi di esportare i Vini in bottiglia invece che in botti come era avvenuto sino a quel momento. 
Veniva definita con precisione anche la capacità della bottiglia, una “Pinta di Parigi” che corrispondeva a 0,952 litri.

Per gli Champagne il particolare tappo di sughero, della bottiglia in questione, era trattenuto da uno spago di canapa (a doppio filo e oliato) con impresso, sopra al tappo, un sigillo di ceralacca.

Lo ChampagneO.R 1735” Brut, della Maison de Champagne “J. De Telmont”, prodotto solo nelle migliori annate, ricorda le origini dei primi imbottigliamenti avendo adottato una particolare bottiglia, simile ad allora, e usato per la chiusura lo spago e la ceralacca. 
Uno Champagne curato in maniera “maniacale” che invecchia per circa otto anni prima di essere commercializzato.

Senza arrivare ai prodotti più ricercati della Maison vi garantisco che anche solo il loro prodotto base, lo Champagne “Grand Réserve Brut”, A.O.C., non vintage, è una magnificenza. 
La bottiglia degustata, una bella “magnum” (1,5 litri).

Uno Champagne cuvée (assemblaggio, in questo caso specifico più di 40 Cru differenti e di diverse annate) dal colore giallo paglierino vivace con lievi riflessi ramati, trasparente e nitido, dal perlage fine, al naso ricchi sentori di fiori selvatici, erbacei e fruttati, in bocca una vera e propria esplosione di vivacità, freschezza e aromi di frutta, un vino rotondo e soave, eccezionalmente vellutato e piacevolmente lungo.  

Tutti gli Champagne della Maison J. De Telmont”, un’Azienda Récoltant-manipulant” con più di 100 anni di esperienza, sono grandi Champagne dal perlage delicatamente vellutato, straordinariamente buoni per tutte le occasioni.




La Magnum Scatolata