mercoledì 4 aprile 2018

PASQUETTA 2018 NELLA MAGNIFICA ACCOGLIENTE ATMOSFERA DEL WINE & LOUNGE BAR “IL SAL8” (IL SALOTTO) DI “POGGIO AI SANTI”.




In Francese la parola “relais”, nel senso di luogo di accoglienza, si riferiva originariamente a quelle strutture, vere e proprie Stazioni di Posta, dove i vetturini/cocchieri, i viaggiatori e i cavalli, si rifocillavano e riposavano dopo aver fatto dei lunghi percorsi stradali. 
Dette strutture erano quindi solitamente ubicate in campagna e venivano recepite come ambite “oasi nel deserto”.

Oggi il termine “relais” viene utilizzato, in molti casi, per riferirsi, a un concetto di lusso e di straordinaria accoglienza, ma, spesso non correttamente, con riferimento ad alberghi, ubicati in edifici storici o particolari, situati in Città o centri abitati e non in campagna.

Credo proprio di non sbagliare a definire “Relais” il super accogliente HotelPoggio ai Santi”, ubicato su una panoramicissima collina (160 m. s.l.m.) e immerso nel verde della magnifica Costa Toscana a San Vincenzo, in Provincia di Livorno.

Da “Poggio ai Santi” si gode una romantica vista, letteralmente mozzafiato, sulla Costa, il Mare e le Colline circostanti.

Un “paradiso” formato da 4 ettari di “giardino botanico”, campi coltivati a lavanda e rosmarino, oltre 20 ettari di oliveto, 3000 alberi che fanno bella mostra di se tutto intorno, per non parlare delle varie strutture: poetici casolari perfettamente e naturalmente inseriti nel contesto, la piscina, le scuderie, l’Azienda Agricola Biologica e moltissimo altro………….

Anima di tutto ciò è la titolare, un’appassionata, dolcissima e affascinante signora di nome Francesca Vierucci.

Ci sarebbe da parlare molto a lungo degli infiniti pregi che “albergano” a “Poggio ai Santi” ma oggi vi voglio raccontare del giorno di Pasquetta che ho trascorso al Wine Lounge & Bar AgricoloIl Sal8” (Il Salotto), uno dei due punti di ristorazione del Relais, l’altro è il RistoranteIl Sale”.

In una giornata finalmente di tempo buono, sono stato caldamente accolto dalla gentilissima Francesca Vierucci, da suo figlio Giulio Neri (attivissimo e capace responsabile di tutta la Ristorazione di “Poggio ai Santi” e di molto altro) e da Alessandro Ciacci (il Maestro Macellaio che cura tutto il settore carne/affettati del Relais, compreso lo studio per il perfezionamento delle cotture).

Il bravo Chef della struttura è Massimiliano Mosciatti (Marchigiano classe 1972), un grande appassionato della Cucina di qualità.

Anche “Luigi” il simpatico canino “mascotte” di Casa (un barboncino fulvo) è stato molto “professionale” e socievole.

Dopo un delizioso aperitivo, preparato con grande arte da Cristiano Taluzzi, Manager e Mixologist del Bar, mi sono accomodato a uno dei tavolini predisposti nel giardino.

Da un bancone di servizio, dove Alessandro Ciacci si affaccendava a “tagliare e suddividere”,  partivano per tutti gli ospiti dei grandi vassoi di legno carichi di infinite bontà:

- Salsicce fresche preparate con un’antica ricetta;

- Soppressata al leggero aroma di arancia;

- Salsicce stagionate di antica tradizione;

- Crostone di trippa e lampredotto;

- Salame Toscano;

- Prosciutto di maiale brado stagionato 18 mesi;

- Crostini di animelle;

- Frittatine assortite ai vari sapori;

- Crostini di milza;

- Salame d’oca; 

- Prosciutto arrosto, cotto al forno, di maiale brado porchettato (disossato, speziato, arrotolato e avvolto nella cotenna) alla “Birra de’ Neri”, una birra di Casa in quanto prodotta da Francesco Neri fratello di Giulio;

- Tiramisù “sbagliato”……….  una crema di panna e cioccolato artigianale, con biscotti Pavesini e caffè.

Tutto ciò che è stato servito era straordinariamente buono e di rara qualità.

In accompagnamento, oltre alla “Birra de’ Neri”, già citata, anche uno dei Vini della CasaPrato ai Fiori 2016”, Rosso toscana I.G.T., un blend di Sangiovese e Syrah, 14% Vol., molto gradevole, fresco e particolarmente adatto alle portate degustate.

Il servizio ai tavoli è stato effettuato, con premurosa attenzione e grazia, dalla bellissima Veronica Fulceri fidanzata di Giulio Neri.

Poggio ai Santi” ha 4 Vini etichettati con il proprio nome, oltre a “Prato ai Fiori”, “Scala Santa”, “Salto alla Cervia” e “Spinosa”, nomi che si riferiscono a toponimi del Territorio rappresentando lo stretto legame con lo stesso.

I Vini sono imbottigliati all’origine da un caro amico ed esperto produttore, Giorgio Socci del “Podere San Michele”.

La piacevolissima giornata è stata movimentata anche da una troupe televisiva di “Rai 1” che riprendeva l’evento e allietata dai bravi ragazzi del Gruppo Musicale il “Trio Cantagallo”.  

Il Lunedì dell’Angelo (il giorno dopo la Santa Pasqua), comunemente definito con il termine Pasquetta, ricorda l’incontro dell’Angelo che annunciava alle donne recatesi al Santo Sepolcro la resurrezione di Gesù
La giornata è per tradizione dedicata, oltre alle cerimonie religiose, a gite in campagna e a piacevoli incontri gastronomici con gli amici.

Credo di aver perfettamente rispettato la Tradizione trascorrendo la Pasquetta 2018 nella magnifica accogliente atmosfera del Wine Lounge & Bar AgricoloIl Sal8” (Il Salotto), nel bellissimo complesso del Relais HotelPoggio ai Santi” di San Vincenzo (LI).




Un Panorama Magnifico

Wine Lounge & Bar Agricolo "Il Sal8"

Una Vista Interna

Un Angolino Tranquillo

Giardino e Tavolini

Alessandro Ciacci e Giorgio Dracopulos

Il Maestro Macellaio Alessandro Ciacci

Vassoio di Crostini e Frittatine

Vassoio di Affettati

"Rai 1" Intervista Giulio Neri

Il Trio Cantagallo

Francesca Vierucci, Giorgio Dracopulos e "Luigi"

giovedì 29 marzo 2018

AUGURI PER UNA FELICISSIMA SANTA PASQUA CON LA BUONA “COLOMBA GELATO” DELLA CAFFETTERIA E GELATERIA “RIGONI DI ASIAGO – NATURALMENTE A MILANO”.




La Santa Pasqua è la principale festività della Religione Cristiana
Con Essa si celebra l’Evento più importante riportatoci dai Vangeli e dai testi del Nuovo Testamento, la Resurrezione di Nostro Signore Gesù avvenuta il terzo giorno dalla Sua morte sulla Croce.

Il luogo dove si è svolto tale tragico episodio viene indicato, sempre nelle Sacre Scritture, poco fuori delle antiche mura di Gerusalemme, vicino alla collina rocciosa che porta il nome di Calvario (chiamata anche Golgota), proprio il punto preciso dove venne crocifisso.

Qui, a imperitura memoria, venne edificata (le prime tracce risalgono al II secolo d.C.) la Basilica Cattedrale Patriarcale del Santo Sepolcro (denominata anche Chiesa della Resurrezione). 

La parola Pasqua deriva dall’EbraicoPesach” (passare oltre) e dall’AramaicoPasa’”, indicava l’evento della liberazione che Mosè fece degli Ebrei dalla schiavitù degli Egiziani.

Il Primo Concilio Ecumenico (la riunione solenne di tutti i Vescovi Cristiani) iniziò il 25 Maggio del 325 d.C. nella Città della Turchia Asiatica di Nicea (oggi Iznik), a 130 Km. a sud-est della Città di Costantinopoli (oggi Istambul) nell’Impero Romano d’Oriente
In quella occasione fu deciso che la data della Santa Pasqua era mobile e che si festeggiava la Domenica successiva alla prima luna dell’equinozio di Primavera.

Seguendo queste regole per la Chiesa Cattolica la data della Pasqua è sempre compresa tra il 22 Marzo e il 25 Aprile di ogni anno. 

Per la Chiesa Ortodossa, che segue il Calendario Solare, detto “Giuliano” classificato dall’astronomo GrecoSosigene di Alessandria d’Egitto” (I Secolo a.C.) e promulgato da Giulio Cesare nel 46 a.C., la Festività cade tra il 4 Aprile e l’8 Maggio.

In occasione della Santa Pasqua, e per la tradizionale scampagnata di Pasquetta, per tutta Italia si preparano moltissime ricette culinarie che portano in tavola preparazioni salate e dolci che allietano la tavola delle famiglie.

Per le carni è tradizione preparare arrosti con agnelli e capretti, simboli di dolcezza e sacrificio.
Si fanno le torte salate come la “torta Pasqualina” di antica tradizione Ligure, preparata con uova, ricotta, pecorino, parmigiano e bietola da costa (bieta) o spinaci lessati, il tutto racchiuso nella pasta sfoglia.

Per i dolci tanta è la varietà che è impossibile elencarli tutti. 

Le uova, per esempio, sono state fin dai tempi antichissimi simbolo della vita, già i Persiani e gli Egizi, a primavera, usavano donare le uova di gallina.
Tutt’oggi si usa portare a benedire, la mattina di Pasqua, le uova lesse.

L’uso di decorare le uova si sviluppò principalmente nel Medioevo e, proprio in questo periodo, si incominciò a fabbricare anche uova in metalli preziosi per le classi nobili e ricche. 
Bisogna arrivare a poco più di cento anni fa per vedere nascere le uova di cioccolato e successivamente lo svilupparsi della prassi di inserire nelle stesse una piccola sorpresa.

Tre gli altri dolci Siciliani che si fanno per Pasqua posso ricordare “la cassata con le mandorle”, “i pupi di zucchero” e “l’agnellino di pasta di zucchero e garofano”.
In Campania tra la varietà dei dolci pasquali non si può dimenticare “la pastiera”.

In Toscana si devono citare le diverse versioni di “schiacciate” in alcuni casi chiamate “stiacciate”,  in Versilia le torte “cioccolato e pere” e “cioccolato e riso”, nel Pisanola torta co’ bischeri”.

In Puglia la ciambella “scarcella”, nel Lazio la “pizza di Pasqua” e in diverse altre Regionila treccia di Pasqua”.

Ma è la classica “Colomba Pasquale”, che nasce dall’antica tradizione Siciliana dei dolcetti nelle loro diverse varianti  locali, dai “biscotti quaresimali” ai “ palummeddi” o “pastifuorti” (piccoli dolci dalle forme di colombe, galletti, cestini con uova ecc.) per poi modernizzarsi, nel 1930, con l’invenzione della “Colomba Motta”, messa in produzione, in Lombardia, dall’omonima Azienda,  che forse, su tutto il Territorio Nazionale, identifica di più la “Santa Pasqua”.

Oggi la Colomba è prodotta sia industrialmente che artigianalmente in molte varianti.

Quella di cui vi voglio parlare oggi è un tipo particolare di Colomba, di grandissima qualità e bontà, prodotta da “Rigoni di Asiago”.

Rigoni di Asiago” è un’Azienda specializzata nel produrre e commercializzare prodotti di grande livello e qualità le cui materie prime provengono esclusivamente da “agricoltura biologica” e senza l’aggiunta di additivi o conservanti.

Rigoni di Asiago” ha il suo fiore all’occhiello a Milano, al Civico 15 in Via Buonarroti, un “concept store” (esercizio commerciale dalla struttura architettonica e dal design di avanguardia) super accogliente “Rigoni di Asiago – Naturalmente a Milano”.

Il Locale è su due piani, per un totale di circa 250 mq, al piano terra troviamo la Caffetteria, la Gelateria, la Pasticceria e la zona Lunch, mentre al piano sottostante c’è il Negozio vero e proprio dove si può trovare tutta la loro produzione.

La Colomba presa in considerazione è la “Colomba Gelato”, un eccellente prodotto artigianale, una ricetta sana e tradizionale, a lievitazione naturale, farcita con la “Nocciolata senza latte” (una delle specialità più golose di Rigoni di Asiago) e con il pregiato gelato al pistacchio.    

Da notare che i loro gelati sono caratterizzati da una speciale mantecatura (firmata “Carpigiani”) che ne mantiene intatta la straordinaria cremosità e la freschezza.

Oltre a questa gustosissima Colomba  non posso non citare alcune autentiche chicche, vere esclusive delizie, come “l’Uovo gelato al gusto di latte e miele di bosco, nocciola e pistacchio” e “l’Uovo gelato in versione nocciola, Nocciolata, latte e miele di bosco”.

Con la “Colomba Gelato” della Gelateria/PasticceriaRigoni di Asiago”, di Milano, possiamo festeggiare al meglio la Pasqua 2018.

La Pasqua è un giorno veramente speciale, nasce per donare, serenità e letizia a tutti. Spero con tutto il mio cuore che questo giorno doni a Voi alle vostre Famiglie grande gioia e felicità.






Rigoni di Asiago - Naturalmente a Milano.

Uovo gelato: Latte, Miele, Nocciola, Pistacchio

Uovo gelato: Nocciola, Nocciolata, Latte, Miele 

sabato 24 marzo 2018

“COME SI MANGIA L’OLIO” BELLISSIMO E UTILISSIMO IL SECONDO VOLUME DEL LIBRO DI ANDREA LEONARDI, FILIPPO FALUGIANI E MARCO PROVINCIALI.




Il poeta, diplomatico e politico del Cile Ricardo Eliécer Neftali Reyes Basoalto (1904-1973), da tutti conosciuto con lo pseudonimo di Pablo Neruda, è stato una delle principali figure della Letteratura Latino-americana del Novecento, in una sua poesia cosi scrisse: 
E lì negli assolati uliveti, dove soltanto cielo azzurro con cicale e terra dura esistono, lì il prodigio la capsula perfetta dell’uliva che riempie il fogliame con le sue costellazioni: più tardi i recipienti, il miracolo, l’olio”.

E’ cosa buona e giusta conoscere bene l’Olio Extra Vergine di Oliva.

Le piante di olivo selvatico (Olea Europaea Oleaster) esistono da millenni e l’uomo ha imparato a conoscerle da oltre 6000 anni.

Questa conoscenza venne approfondita, a partire dagli Armeni e successivamente anche dagli Egiziani, e queste straordinarie piante, non più selvatiche ma coltivate, da cui, grazie alla spremitura delle olive, si ricava quel magnifico prodotto che si chiama Olio, divennero essenziali per la vita dell’uomo.

Già 2000 anni a.C. nel Codice Babilonese (composto da 282 leggi), che porta il nome del Re Hammurabi (regnò dal 1792 al 1750 a.C.), si regolava la produzione e il commercio dell’olio d’oliva.
L’olio di oliva, prima per i Greci e poi per i Romani, fu fondamentale per lo sviluppo dell’agricoltura, del commercio e dell’alimentazione, ciò ne favorì la diffusione in tutto il bacino del Mediterraneo.

Siamo certi, grazie ai numerosi ritrovamenti archeologici, che l’olio di oliva veniva prodotto nella Penisola Italica già avanti Cristo nei Secoli VIII e VII.

L’Italia geograficamente si prestava, e si presta, grazie al favorevole clima mediterraneo, allo sviluppo delle piante di olivo, in particolare l’Olea Europaea Sativa, che produce le diverse varietà di olive specifiche per la produzione dell’olio e quelle da consumare intere.

Lucio Giunio Moderato Columella (4-70 d.C.), agricoltore e scrittore Romano di Agricoltura, nel I Secolo d.C., nel suo trattato, pervenutoci integro, in dodici volumi “De re Rustica”, definiva l’olivo come “il migliore albero esistente” (Olea prima omnium arborum est).

Nel mondo Romano si arrivò ben presto ad avere una classificazione di cinque tipologie di olio a seconda del momento in cui avveniva la raccolta e la spremitura:

- “Oleum Ex Albis Ulivis”, l’olio migliore, prodotto con olive verdi chiare raccolte manualmente e scelte una per una direttamente dalla pianta;

- “Oleum Viride”, quello fatto con olive più verdi e tendenti a scurirsi, prese sempre sulla pianta, buono ma non eccellente;

- “Oleum Maturum”, l’olio delle olive più mature, di qualità mediocre;

- “Oleum Caducum”, generato da frutti già caduti a terra, il meno buono;

- “Oleum Cibarium”, il risultato della spremitura delle olive peggiori, scartate e bacate, quest’olio, il più cattivo, era riservato agli schiavi.   

Sempre i Romani produssero anche selezioni particolari di olio di qualità come, ad esempio quello di Venafro (Venafrum), una zona particolarmente vocata nell’attuale Provincia di Isernia, e di conseguenza, visto che l’avidità umana è connaturata, arrivarono anche le contraffazioni. 
Infatti  c’era in circolazione molto olio scadente, come quello proveniente dall’Africa, che veniva usato esclusivamente per l’illuminazione.

L’olio d’oliva, attraverso i secoli, è sempre stato conosciuto per le sue virtù terapeutiche e organolettiche. 
Molti sono i suoi meriti, nella prevenzione dei disturbi dell’apparato digerente, grazie alla massima digeribilità e al fatto che viene assorbito interamente dall’intestino regolandone le funzioni. 
Oltre a ciò aiuta a prevenire e a curare molte altre malattie legate all’invecchiamento osseo e alle problematiche cardiovascolari.

Oggi la coltivazione dell’olivo viene praticata in più di 50 Paesi del Mondo, con una produzione, di livello e buona qualità, anche in quelli meno tradizionali come Messico, Cile, Perù, Argentina, Stati Uniti, e Sudafrica

L’Italia è il secondo produttore Mondiale di Olio di Oliva, dopo la Spagna, e la sua produzione migliore, l’Olio Extra Vergine di Oliva con denominazioni D.O.P. e I.G.P., è sicuramente ai massimi livelli.

Da pochi mesi (Dicembre 2017) è uscito, pubblicato dalla “Edizioni Polistampa”, il VolumeCOME SI MANGIA L’OLIO - Con il pesce e con la pasta, il secondo manuale pratico di abbinamento gastronomico con l’Olio Extra Vergine di Oliva”, scritto da Andrea Leonardi, Filippo Falugiani e Marco Provinciali.  

Il Libro, con copertina cartonata, è composto da 187 pagine di carta preziosa e lucidissima, con i testi in Italiano e in Inglese (la traduzione è di Rita Barbieri). 
Anch’esso si presenta in modo del tutto eccezionale grazie al suo grande e magnifico formato (cm. 39,5 x 29,8), infatti è lo stesso del primo volume. 

I testi sono stati curati da Franco Pasquini (Associazione A.N.A.P.O.O.), Filippo Falugiani (Associazione A.I.R.O.) e Andrea Leonardi (Agenzia di Comunicazione Superior ADV) e Piero Palanti (Extra Voglio).

Le stupende fotografie a colori, giganti e alcune anche a doppia pagina, sono di Marco Provinciali e Andrea Leonardi.

Dopo una breve introduzione, di Stefano Mecocci Presidente FondazioneChiantiBanca” (Sponsor del Libro), e l’Indice, si entra nel vivo del tomo.

La Prima Parte, intitolata “L’Abbinamento Giusto”, comprende una serie di Capitoli dettagliati e fondamentali per comprendere come si deve scegliere l’Olio in funzione della preparazione a cui è destinato. 

La Seconda Parte, “L’Olio Giusto”, ci illumina sulle prerogative specifiche di questa meraviglia. 

La Terza Parte, “Cucinare con l’Olio Extravergine”, introduce gli abbinamenti con il pesce, la paste e il pane, oltreché darci l’elenco delle centinaia di diverse Varietà di Cultivar del nostro Paese, infatti l’Italia ne vanta il maggior numero al Mondo.

La Quarta Parte è dedicata alla “Fisiologia Sensoriale” con una chiara e professionale “Scheda di Valutazione Sensoriale”.

La Quinta Parte, è la più “corposa” essendo giunti al “Ricettario degli Chef”. 
Qui troviamo l’elenco, con brevi monografie e foto, dei sei grandissimi Chef, non solo Italiani, e un Pizzaiolostellare”. 
Tutti super premiati e osannati da tutte le Guide Specializzate del settore che hanno preparato le loro più belle e buone realizzazioni dando, per ognuna, vari specifici suggerimenti per i migliori abbinamenti con le tipologie più consone di Olio Extra Vergine di Oliva.

Hanno contribuito “Giganti” della Cucina come Enrico Bartolini, Pino Cuttaia, Isa Mazzocchi, Marco Stabile, Kotaro Noda, Roy Caceres e Gino Sorbillo un “maestro del forno a legna e dell’impasto da pizza”. 

Il risultato del loro impegno: 28 straordinarie Ricette, illustrate da grandi e bellissime foto, che esprimono tutto il loro amore per l’Olio Extra Vergine di Oliva.

A seguire una parte altrettanto importante, la “Selezione degli Oli”, dove vengono presentate 27 pregiate Aziende Produttrici e un loro "Olio EVO" di punta.

Infine troviamo alcune pagine informative e una pagina dedicata al PremioIl Magnifico”.
Il “Premio Internazionale Il Magnifico”, dal 2013, premia ogni anno l’Olio, “Il migliore tra i migliori del Mondo”, dopo una super selezione fatta da un severissimo Panel di famosi esperti.  

Il Libro è stato già presentato al pubblico e alla stampa in diverse prestigiose occasioni tra cui quella nel magnifico contesto delle Sale di Palazzo Panciatichi a Firenze, Sede del Consiglio Regionale Toscano, con la prefazione del Presidente, del Consiglio stesso, Eugenio Giani.

Che altro dire del LibroCOME SI MANGIA L’OLIO - Con il pesce e con la pasta, il secondo manuale pratico di abbinamento gastronomico con l’Olio Extra Vergine di Oliva”, di Andrea Leonardi, Filippo Falugiani e Marco Provinciali, se non che, oltre a essere bellissimo, è fondamentale integrazione al  Primo Volume uscito nel 2016.



Pino Cuttaia - Filetto Lisciato all'Olio di Cenere

 Roy Caceres - L'Antipasta.

Gino Sorbillo - Pizza alla Luciana

F. Falugiani, E. Giani, A. Leonardi, M. Provinciali

martedì 20 marzo 2018

AL RISTORANTE “VOLVER”, DEL PORTO TURISTICO “MARINA CALA DE’ MEDICI”, OTTIMA CUCINA ABBINATA ALLA MIGLIORE CULTURA ENOGASTRONOMICA.




Con il termine alimentare “carne” si definiscono le parti commestibili degli animali.
La “carne” è stata ed è fondamentale nell’alimentazione umana. 

L’uomo è nato onnivoro ma si è trasformato in carnivoro, soprattutto nell’ultima parte del Paleolitico (“Età della Pietra Antica” che va da 2,5 milioni a 10.000 anni fa). 
L’apporto proteico e vitaminico contenuto nella carne ha permesso lo sviluppo evolutivo encefalico degli “ominidi”, esattamente come avviene oggi nei bambini.

La “carne” in generale (le sue specificità mutano a seconda delle tipologie e delle età) è ricca di Ferro (ben assorbibile) ed è una fonte concentrata di Vitamine del Gruppo B, compresa la fondamentale “Cobalamina” (Vitamina B 12).

Anche per tali fondamentali motivi Venerdì 9 Marzo 2018, presso l’accoglientissimo e panoramico RistoranteVolvèr” del Porto TuristicoMarina Cala de’ Medici” di Rosignano Solvay, in Provincia di Livorno, si è svolta un’interessantissima, bella e gustosa serata dedicata proprio a questo alimento straordinario la “carne”.

Dopo una lunga assenza, il bravo Chef Roberto De Franco e sua moglie Cecilia Lami sono tornati (da alcuni anni) al Porto TuristicoMarina Cala de’ Medici”.
In Spagnolo “tornare” si dice “volvèr” e proprio “Volvèr” è il nome con cui, Cecilia e Roberto, hanno ribattezzato il loro Ristorante.

Un nuovo appassionante impegno assunto dopo aver girato e lavorato, per anni, con successo, nella diffusione della Cucina Italiana di qualità, in Cina, nella megalopoli di Shanghai, nella Città Stato di Singapore, nella Penisola Malese, e a Baku, Capitale e principale Porto in Azerbaijan.

Ma torniamo alla serata denominata “L’Altra Carne”.
Una “Cena Ragionata” rientrante appunto in una serie di degustazioni a tema assistite da esperti che hanno proprio questo nome “Le Cene Ragionate”, ideate e curate da Andrea Leonardi e Marco Provinciali (Agenzia di Comunicazione Superior ADV).

Importanti Ospiti/esperti (presentati dal sottoscritto), per questa super speciale serata dedicata alla carne, oltre alla giovanissima e preparatissima Titolare del “Podere MarcampoClaudia Del Duca anche la Nutrizionista Dott.ssa Emma Balsimelli, una professionista famosa e super competente.

Lo Chef De Franco aveva approntato uno specifico Menu e ogni piatto è stato abbinato a uno dei  Vini di qualità prodotti dall’Agriturismo Podere Marcampo.

In tavola l’ottimo pane fresco della Casa con la croccante schiacciatina e i buoni grissini.

Ecco le portate servite con i rispettivi abbinamenti:

- “Uovo 64” (uovo cotto per un’ora a 64 gradi) con spuma al parmigiano e acciughe del Mar Cantabrico. 
Abbinato a “Terra Blu 2017”, Bianco Toscana I.G.T., 100% Vermentino, 13% Vol., il più recente dei Vini dell’Azienda.

- Tartare di Fassone Piemontese, pomodori passiti, olive taggiasche, senape, insalata di spinaci e nocciole tostate. 
Accompagnata da “Genuino 2016”, Rosso Toscana I.G.T., 13% Vol., 80% Sangiovese 20% Merlot.

- Risotto, preparato con Riso della premiata Ditta “Acquerello”, con quaglia confit alle erbe aromatiche. 
In abbinamento a “Marcampo 2015”, Rosso Toscana I.G.T., 14% Vol., 50% Sangiovese e 50% Merlot.

- Petto d’anatra al forno, cipolla di Tropea caramellata, salsa al miele e Pepe di Sichuan (una particolare bacca Cinese detta “pepe” e utilizzata come spezia, ma che in realtà non ha nessuna correlazione con il pepe). 
Accompagnato da “Giusto alle Balze 2015”, Rosso Toscana I.G.T., da Uve Selezionatissime, 15% Vol., 100% Merlot.

- Pere al Sangiovese, gelato alle nocciole, sorbetto al Vin Brulé, spugna al cacao. 
In abbinamento al dolce una vera e propria rarità, è stata aperta una preziosa e rara magnum (Campione da Botte) di “Vino d’Oro Etrusco”, un delizioso “vino cotto” fatto con uve scelte di Merlot.

Il Vino Cotto è un’antichissima bevanda, un tipico prodotto delle zone collinari delle Marche e dell’Abruzzo
Si ottiene principalmente mettendo il mosto in una grossa pentola di rame (caldaro o bollitore), posta su fiamma viva a legna, e lasciandolo per molte ore fino a ottenere una riduzione (un terzo). 
Seguono altri passaggi fino al magnifico risultato finale. 

Durante la serata le splendide Emma Balsimelli e Claudia Del Duca hanno dettagliatamente intrattenuto i presenti illustrando, la prima, tutto sulle prerogative dietetiche della carne e la seconda la storia della sua Azienda e i Vini portati per gli abbinamenti.

Il servizio di Sala, professionale e veloce, è stato eseguito dal bravo personale del Ristorante, sotto l’attenta e vigile guida di Cecilia Lami.

Tutte le portate preparate dal bravo Chef Roberto De Franco e dalla sua giovane Brigata di Cucina erano molto buone e ben presentate. 

Interessanti gli abbinamenti.

Al RistoranteVolvèr”, del Porto TuristicoMarina Cala de’ Medici” di Rosignano Solvay (LI), lo Chef Roberto De Franco e Cecilia Lami ci hanno accolto con tutta la loro grande esperienza, “condita” di premurose attenzioni, per una magnifica serata dedicata alla migliore “Cultura Enogastronomica”.






Giorgio Dracopulos e Claudia Del Duca

Una Vista della Sala

Giorgio Dracopulos e Emma Balsimelli

"Uovo 64"......

Tartare di Fassone......

Risotto......

Petto d'Anatra......

Pere al Sangiovese......

Foto di Gruppo