lunedì 11 gennaio 2021

“ALOIS LAGEDER” UNA STRAORDINARIA AZIENDA DI FAMIGLIA CHE DA 200 ANNI PRODUCE VINI DI ECCELLENZA.




In Alto Adige c’è un Comune che amo molto sia per le sue bellezze naturali e per la straordinaria accoglienza che vi si trova, sia per la magnifica produzione vitivinicola: Caldaro sulla Strada del Vino.

Caldaro sulla Strada del Vino” (“Kaltern an der Weinstraße” in Tedesco) dista circa 15 km. dal Capoluogo di Provincia, Bolzano (Provincia Autonoma dell’Alto Adige/Südtirol), ed è situato nell'Oltradige ai piedi della Catena Montuosa della Mendola accanto al Bosco di Monticolo (Montiggler Wald).

Parliamo di una Località dove si uniscono molteplici aspetti favorevoli sia geografici sia storico/culturali che agricoli.

Innanzitutto la Zona è contraddistinta da un clima mite e dalla variegata e bellissima vegetazione; nel Territorio Comunale è ubicato anche lo splendido e verde Lago di Caldaro, il più grande e temperato dei Laghi Naturali Alpini (data la sua profondità che non supera i quattro metri) un luogo fascinoso sia in Estate che in Inverno contornato da un magnifico panorama non solo di montagne. Le fitte distese di canne, che lo circondano, sono un Parco per migliaia di uccelli acquatici e palustri, ben 250 specie diverse, tra i più belli la Cicogna Bianca (o Cicogna Europea) e lo Svasso Maggiore dal bel piumaggio variopinto. Sulle sue sponde oltre ad altri troviamo il Lido lo Stabilimento Balneare super attrezzato, inaugurato nel 2006, con idromassaggio, piscine per grandi e piccini, una grotta rocciosa sotterranea, il pontile con i pedalò e la barche, l'area ristorazione.

Il Paese di “Caldaro sulla Strada del Vino”, vicinissimo al Lago (si può raggiunge anche a piedi) è una piccola Cittadina di circa 8.000 abitanti votata all'agricoltura, in particolar modo vigneti e frutteti. Il suo nome nasce dalla parola Latina "caldarum" (paiolo di rame), rappresentato anche nello "Stemma Comunale". Il Comune è diviso in Nove Frazioni ubicate a diverse altitudini che variano dai 214 metri s.l.m. fino ai 612 metri.

I primi insediamenti umani in Loco, secondo i ritrovamenti archeologici, risalgono addirittura agli ultimi secoli del III millennio a.C. (Eneolitico, Periodo di transizione tra l’Età della Pietra e l’Età del Bronzo); sono stati trovati anche molti reperti di Epoca Romana.

Attraverso i Secoli Caldaro è passato sotto il governo di vari Stati e Vescovadi: ancora oggi ci sono una decina di Chiese di importante valore storico e otto Cappelle con statue lignee raffiguranti scene della Passione di Gesù. Nel Circondario non mancano alcuni interessanti Castelli.

La Viticoltura ha rappresentato e rappresenta l'essenza stessa del Paese di Caldaro e ha una antichissima tradizione, visto che sono stati trovati dei vinaccioli risalenti all'Età del Ferro; già nel 1220 poi è documentata una prima citazione ufficiale del "Vinum de Caldaro". 

Nei primissimi anni del 1900 esisteva già un Consorzio tra Vignaioli della Zona e dal 1955 il Territorio è attraversato dalla “Strada del Vino del Sud Tirolo” (Suedtiroler-Weinstrasse) ma è dal 1999 che è nato l’attuale “Consorzio Wein Kaltern”.

Proprio su uno spettacolare e fascinoso pendio vista Lago di Caldaro ha il suo Vigneto più importante (8 Ettari), denominatoRömigberg”, una delle Storiche Aziende Vitivinicole: “Alois Lageder

La Storia dell’AziendaAlois Lageder” ha inizio nel lontano 1823, allorché Johann Lageder, apprendista Artigiano aprì un commercio di Vini a Bolzano. Successivamente i suoi Figli e Nipoti decisero di acquistare dei Vigneti e iniziare a produrre direttamente Vini.

Alois III, Pronipote del Capostipite, comprese  quanto fossero fondamentali le potenzialità della varietà climatica dell’Alto Adige e nel 1934 acquistò la Tenuta Löwengang di Magrè, nella parte meridionale dell´Alto Adige. Fu lì e in altri Villaggi limitrofi che fece installare dei torchi per produrre vino, e ben presto anche diversi Viticoltori cominciarono a conferirgli le proprie uve.

Nel 1963 Alois III purtroppo morì improvvisamente quando il figlio Alois IV aveva solo 12 anni. Toccò quindi a sua moglie Christiane e alla Figlia maggiore Wendelgard rilevare la conduzione dell’Azienda Paterna. A metà degli Anni Settanta Alois IV prese in mano la Tenuta insieme alla Sorella e a suo Marito, l’Enologo Luis Von Dellemann. Da quel momento iniziò per la loro attività uno sviluppo costante che non si è mai fermato grazie all’introduzione di severi e assoluti criteri di qualità. Vennero adottati metodi innovativi nei Vigneti e in Cantina e in pochi anni l’Azienda raggiunse un posizionamento alto sul mercato. Oggi i 55 Ettari di Vigneti di proprietà della Famiglia sono interamente coltivati con grande impegno e amore attraverso il “Metodo Biodinamico”.

Un Metodo fondamentale quello del ciclo naturale completo della Biodinamica per l’Azienda Agricola che funziona proprio come un “microcosmo organico” dove oltre all’uomo convivono una grande varietà di piante e animali grazie anche al “Progetto Buoi”, al “Progetto Taurus” e al “Progetto Grandorto”.

Qui i Buoi Altoatesini trascorrono 365 giorni all'anno all'aperto (questo è un fatto unico per una Regione Alpina come l'Alto Adige) grazie alla stretta collaborazione con Alexander Agethle del Caseificio BiologicoEnglhorn” della Val Venosta. Da anni trascorso il periodo estivo, i buoi vengono trasferiti (“Progetto Taurus”: far rivivere l'antica tradizione della transumanza) da una malga di montagna nei loro Vigneti in Bassa Atesina. Grazie al clima più caldo e mite di queste zone, gli animali trovano cibo per tutto l'inverno. In questo modo si permette ai buoi di vivere tutto l'anno all'aria aperta e di trascorrere una vita appropriata alla loro natura.

Anche il “Progetto Grandorto” rispecchia la loro “filosofia olistica”. In mezzo ai vigneti è stato realizzato un grande orto nel quale si coltivano al naturale verdure delle più svariate tipologie, frutta, erbe aromatiche e cereali. 

Tutta la loro produzione certificata biologica di carni e verdure e anche alla base delle prelibate ricette che vengono preparate alla loro Vineria/RistoranteParadeis”.

Proprio il Loro VignetoRömigberg”, che come già accennato si trova su un panoramico e affascinante ripido pendio vista Lago di Caldaro, ha un contesto climatico e geologico unico nel suo genere che si avvicina molto all'ideale “Cerchio naturale della Biodinamica” a cui si ispira il lavoro quotidiano dell’Azienda: qui l'interazione tra uomo, animali e piante è esemplare, mucche e pecore pascolano tra vigne, ulivi e nespoli, mantenendo l'equilibrio naturale nel Vigneto e della sua unicità.

Originariamente al “Römigberg” erano stati piantati solo Vitigni di Schiava ma nel 1986, dopo vari scambi di opinioni con esperti Viticoltori provenienti da tutto il Mondo, tra cui il pioniere della Viticoltura Americana Robert Mondavi, Alois Lageder decise di piantare nel Vigneto anche Vitigni di “Cabernet Sauvignon” e “Petit Verdot” importati dalla Francia. Nei piccoli terrazzamenti venne usato l’impianto a Guyot fitto: fu il primo grande Vigneto dell'Alto Adige che adottò questo sistema.

Proprio in questa particella oggi “Römigberg” ma che anticamente era denominata “Herz” (in Italiano = Cuore, in Latino = Cor) che si produce il Loro Vino Rosso (Cabernet Sauvignon e Petit Verdot) più importante che ne prende anche il nome: “Cor Römigberg”.

Negli anni 80 Alois Lageder si è reso conto delle specifiche potenzialità dei suoi Vini attraverso il processo di invecchiamento: con il passare degli anni il buon Vino rivela i suoi segreti grazie all'interazione tra luogo, clima, vinificazione e tempo.

Pertanto a partire dall’annata 1995 ha iniziato a mettere da parte ogni anno una piccola partita dei lorocapolavori e oggi dispongono di unaricca collezione”, le Riserve della Tenuta: il “Progetto Rarum” (Annate Storiche).

"I Vini lungamente affinati si possono comparare a una persona che con l’età affascina non per la sua forza ma per la sua saggezza. Questi Vini hanno una personalità straordinaria, un'aura molto speciale”: ha affermato Alois Lageder.

L’assortimentoRarum 2020è una selezione del Vino Rosso punta di diamante dell’Azienda ilCOR Römigbergnelle annate 1996, 1998, 2003, 2006, 2008, 2010: per l’occasione è stata scelta come confezione un’elegante cassetta di legno con uno stappa/tappa bottiglie molto particolare, unaLimited Edition per veri intenditori e grandi appassionati.

Alois Lagederuna straordinaria Azienda di Famiglia che da 200 anni s’impegna con grandissima dedizione e passione a produrre Vini di eccellenza.

https://aloislageder.eu/

https://www.youtube.com/watch?v=aBBUa7szJDA

https://aloislageder.eu/vini/rarum

https://aloislageder.eu/vini/rarum/rarum-cor-roemigberg-it


Azienda Alois Lageder: Solo Grandi Vini (Foto AL)

Panorama: Vigna, Lago e Montagne (Foto AL)

Una Vista della Cantina (Foto AL)

Una Vista dell'Orto tra le Vigne (Foto AL)

Vineria/Ristorante "Paradeis" (Foto AL)

I Terrazzamenti del Vigneto Römigberg (Foto Benjamin Pfitscher)

"Rarum 2020": Le Sei Annate Selezionate di "COR" (Foto AL)

"Rarum 2020 - Edizione Limitata" La Cassetta in Legno (Foto AL)
 
Alois Lageder in Persona (Foto AL)

Azienda Alois Lageder: La Magia dell'Uva (Foto AL)

martedì 5 gennaio 2021

“SAKE COMPANY” LA VIA ITALIANA PER CONOSCERE TUTTO SULLA BEVANDA ALCOLICA PIÙ GIAPPONESE CHE CI SIA: IL SAKE.



Esiste nel Mondo una “bevanda alcolica” che costituisce una categoria a parte, non essendo classificabile né tra i Distillati né tra i Liquori, il suo nome è “Sake”.

Il “Sake” (dal Giapponese , "bevanda alcolica") è una bevanda tipica del Giappone, si ottiene attraverso un antichissimo processo di fermentazione che coinvolge riso decorticato, acqua e spore “koji”.

Koji” (in Giapponese: kōji, o 麹菌kōji-kin), nome scientificoAspergillus oryzae”, è unfungo filamentoso” (una muffa). Viene impiegato da Secoli in diverse Cucine dell'Asia Orientale come fermentante. Viene usato anche per saccarificare il riso, altri cereali e le patate per la produzione di bevande alcoliche come “Huangjiu”, “Makgeolli”, “Shōchū”, “Sake”, oltreché per l' “Aceto di Riso”.

Quello che in Occidente è conosciuto comeSakein realtà per Giapponesi è un particolareVino di Risochiamato “Nihonshyu” (日本酒 Alcol Giapponese). In Giappone con la parola “Sake” si indica semplicemente una bevanda alcolica che a seconda della Regione di provenienza può assumere vari significati specifici. Per esempio nel Kyūshū Meridionale (Kyūshū una delle Otto Regioni del Giappone, situata direttamente a sud-ovest di Honshū l'Isola principale dell'Arcipelago Nipponico) il termine “Sake” si riferisce di solito a allo “Shochu” di patate (芋焼酎 Imojyouchyou). Lo “Shochu” è un distillato che si può realizzare con orzo, patate dolci e riso.

Sake” è anche l'Awamori (泡盛 letteralmente cupola trasparente, o “kusuvecchia bevanda) un altro particolarissimo distillato delle Isole Okinawa (沖縄諸島 Okinawa Shotō), il gruppo principale dell'Arcipelago Giapponese delle Ryūkyū.

La Storia del “Sake” si perde tra molte leggende millenarie di origine Cinese e Giapponese. L’unica certezza è che il “Sakeha seguito sicuramente lo sviluppo della Coltivazione del Riso che fu introdotta in Giappone dalla Cina, nel già citato Kyūshū, nel tardo periodo “Jōmon-jidai” circa 2600 anni fa.

Il PeriodoJōmon-jidai” (縄文時代) classifica la Storia Giapponese nei secoli a.C. che intercorrono da circa il 10000 fino al 300.

Nell’EraYayoi-jidai” (弥生時代) che va dal 300 a.C. al 250 d.C., attraversando il Neolitico, l' Età del Bronzo e l'Età del Ferro, la “coltivazione del riso” si diffuse in tutto il Giappone. La Tecnica di Produzione delSake” si è gradualmente e notevolmente sviluppata dal metodo iniziale, il più antico, che vedeva nella masticazione del riso cotto (per unirlo con gli enzimi contenuti nella saliva) il mezzo per la saccarificazione, per poi favorirne la fermentazione con il lievito.

Si indica il periodo “Nara-jidai” (奈良時代), che va dal 710 al 784, come quello in cui  il “Sake” abbia iniziato a essere fatto nella maniera che conosciamo oggi con la fermentazione che utilizza le spore di “koji”. Allora ci fu una tale diffusione del “Sake”, per dedicarlo agli Dei e all'Imperatore durante cerimonie ed eventi, che venne istituito un Ufficio apposito per il controllo della sua produzione.

Esistono, a grandi linee, due principali tipi di Sake: il “futsuu-shu” (普通酒) ovvero il "sake normale" e il “tokutei meishyoshyu” (特定名称酒), il sake per occasioni speciali. Ma parlare in dettaglio del “Sake”, della sua filosofia, delle tecniche di realizzazione, dei vari tipi e classificazioni, del modo di servirlo e di degustarlo, ci vorrebbero dei Tomi. Ecco che in Italia per aiutarci a conoscere tutto, ma proprio tutto, su questa speciale bevanda alcolica è nata la Sake Company”.

La Storia della “Sake Company” nasce nel 2011 quando Lorenzo Ferraboschi è tornato in Italia con la sua bellissima moglie Giapponese Maiko Takashima. Lorenzo aveva trascorso per lavoro in Giappone alcuni anni  e con il tempo si era avvicinato molto alla filosofia, alla cultura, alle tradizioni e ai particolari usi e costumi di un Popolo tanto straordinario quanto affascinante.

Anche il “Sake” era entrato a far parte del suo quotidiano e ne era diventato un consumatore attento e appassionato tantoché, dopo il suo rientro in Italia, ogni tanto si faceva spedire delle casse di “Sake” dalla Suocera in quanto i prodotti che trovava in Italia non erano all’altezza di quelli che aveva conosciuto in Giappone. Dal semplice piacere di poter apprezzare un prodotto di qualità al desiderio di condividerlo dando vita a un qualche tipo di commercializzazione il passo è stato breve.

Nel 2014 a Lorenzo Ferraboschi capitò di leggere una ricerca della “Jetro”.

La “JETRO” (Japan External Trade Organization) è un Ente semi-governativo Giapponese, il cui scopo è quello di promuovere i rapporti economico commerciali tra il Giappone ed il resto del Mondo. E’ stata fondata nel 1958 dal “MITI” (attuale “METI”, Ministry of
Economy Trade and Industry) ed è presente con 37 uffici in Giappone e 73 all'Estero.

Nella ricerca sopra citata si evidenziava come alcune specifiche specialità gastronomiche Giapponesi arrivate a Londra nel giro di 5 anni erano diventate di moda e si erano diffuse anche a Parigi e a Milano. Era successo per l’insieme delle preparazioni tipiche denominate “Sushi” e per quella zuppa arricchita dalle mille versioni denominata “Ramen”: ecco che Lorenzo pensò che un tale successo sarebbe potuto nascere anche per il “Sake”.

Nel Giugno del 2015 Lorenzo Ferraboschi e sua moglie Maiko Takashima decisero che era giunto il momento di buttarsi nella nuova impresa e si fecero spedire diverse bottiglie di “Sake” per farle assaggiare a Ristoratori, Bartender e addetti al settore Food and Beverage. A Lorenzo però non bastava solo una conoscenza da appassionato della materia, voleva vedere il "dietro le quinte" e imparare tutto sul “Sake”. Il primo passo dei suoi studi è stato in Inghilterra, a Londra, alla “Sake Sommelier Association” (unica operante al di fuori del Giappone) dove ne è diventato membro e successivamente Educator in Italia (Sake Sommelier Association Italia). Poi si è recato nuovamente in Giappone dove ha lavorato nelle più importanti “Sakagura” (i luoghi dove viene prodotto il sake) e ha imparato a produrlo con le proprie mani.

La nascita della “Sake Company” ha significato la realizzazione di un sogno per Lorenzo Ferraboschi e sua moglie Maiko Takashima: un’Azienda che vende prima di tutto la competenza e poi l’estrema qualità dei vari tipi di “Sake” importati. In pochi anni grazie a questa iniziativa l’Italia ha scalato posizioni su posizioni in Europa per volumi di importazione del Sake e nell’Ottobre 2018 ha raggiunto un traguardo storico diventando il Primo Paese in Europa superando l’Inghilterra (fino ad allora il primo importatore Europeo).

Parallelamente è cresciuta anche la Sake Sommelier Association Italia di cui Lorenzo è il Responsabile Unico; l’Associazione si è rivelata un fattore determinante in quanto a competenza e cultura del prodotto e ha aiutato a superare ogni dubbio su ciò che inizialmente non si conosceva, interpretando il Sake come un vero e proprio veicolo culturale.

Oggi la “Sake Company ha nel suo catalogo oltre 100 referenze di Sake (rigorosamente importati a temperatura controllata “4 gradi”) che provengono dalla maggior parte delle 47 Prefetture del Giappone. Sono Prodotti di primissima qualità, per lo più a Produzione Artigianale, che seguono processi manuali e lavorazioni legate alla stagionalità e alla raccolta dei vari tipi di riso, oltre alle particolari lavorazione (levigatura) dello stesso che ne determinano il valore.

La scelta è vastissima: i classici e le etichette riserva, gli spumantizzati e gli invecchiati, gli affinati in legno di cedro e il famoso Sake torbido e moltissimi altri. Un’infinita ricchezza di note, profumi e gusti, con varie modalità di degustazione: fredda, a temperatura ambiente o calda per una maggiore esaltazione del corpo e degli aromi. La vendita avviene tramite canali tradizionali e con un efficiente Servizio On-line. Visto il successo Italiano recentemente è stata aperta la “Sake Company Iberica” e presto si apriranno altre Filiali Europee.

Oltre a tutto ciò, grazie al grande lavoro svolto da “Sake Company” e della “Sake Sommelier Association”, nel Mese di Dicembre del 2016 a Milano, in Via Cesare da Sesto 1 in Zona Porta Genova, ha aperto “Sakeyala PrimaHouse of SakeItaliana, un super accogliente Bistrot, Store e Bar, dove accanto alla fornitissima Cantina di Sake (più grande d’Europa) si può degustare l’ottima Cucina dello Chef Masaki Inoguchiì assistito da uno Staff Giapponese e Italiano con una professionalità di altissimo livello. Tutto ciò rendeSakeyaun luogo magico e speciale.

Sake Companyla via Italiana per conoscere tutto sulla bevanda alcolica più Giapponese che ci sia: ilSake”.

https://sakecompany.com/

https://www.youtube.com/watch?v=n03VCNI-zJ8

https://www.youtube.com/watch?v=o6EKYaIHlKw

https://www.youtube.com/watch?v=SVPuY4qVUyc


Giappone: Modernissimo ma Legato alle Tradizioni (Foto SK)

"Sake": Una Tradizione Millenaria (Foto SK)

Sake e Samurai (Foto SK)

"Sake": Una Filosofia (Foto SK)

Lavorazione Manuale (Foto SK)

Artigianalità (Foto SK)

Lorenzo Ferraboschi (Foto SK)

Maiko Takashima (Foto SK)

"Sake Company" e "Sake Sommelier Association" (Foto SK)

"Sake Company" Esposizione a Milano (Foto SK)
 
"Sake": Gli Abbinamenti (Foto  Modestino Tozzi)

"Sake": il Fascino (Foto Modestino Tozzi)

lunedì 28 dicembre 2020

“DOLCE FIRENZE & TOSCANA - THE SWEET SIDE OF OUR COUNTRY” IL NUOVO GUSTOSISSIMO LIBRO DI VERONICA TRIOLO.




Il “dolce” è uno dei principali sapori che l’essere umano riesce a riconoscere ed è anche uno dei più gradevoli in assoluto. Su tale fatto ci sarebbe da scrivere dei volumi, ma qualche piccolo accenno storico non guasta.

La Storia deicibi dolci” si perde nella notte dei tempi ed è strettamente legata a ciò che la natura offriva ai primi uomini con tale sapore.

La fase successiva fu quella in cui l’essere umano cercò di migliorare il gusto del proprio cibo anche aggiungendovi per esempio della frutta secca o altri prodotti dal sapore dolciastro come miele, datteri e latte.

Le prime tracce documentate di tale importante evento “gastronomico” si possono evincere da decorazioni ritrovate nell’antichissima Cultura Egiziana: l’Antico Egitto il primo Stato al Mondo che conosciamo, nato intorno al 4000 a.C. e durato fino al 332 a.C. quando fu conquistato da Alessandro Magno.

Anche tutte le successive Culture dove l’arte dei cibi dolci si sviluppò attraverso i Secoli, come gli Ebrei, i Greci, i Romani, ci hanno lasciato importantissime tracce di una “storia dolciaria”.

Nel Medioevo (dal 476 d.C. al 1492) furono i Monaci a sviluppare l’arte dolciaria (come tutto il resto) e anche la prima pasticceria secca. Ma il “salto di qualità” avvenne nel’827 quando iniziò la Conquista Islamica della Sicilia con lo sbarco dei Mussulmani a Mazara del Vallo. Il loro arrivo portò in Sicilia molte nuove conoscenze che poi si diffusero lungo lo stivale e in tutta Europa. In campo dolciario fondamentale per esempio fu l’arrivo della canna da zucchero, dello zafferano, del gelsomino, dell’anice e della cannella.

Un’altra svolta “epocale” per la pasticceria arrivò in Europa anni dopo la scoperta dell’America avvenuta il 12 Ottobre del 1492: il “cacao”.

Nel Rinascimento Italiano, sviluppatosi tra l’inizio del XV e la fine del XVI Secolo, ci fu un vero tripudio di innovazioni gastronomiche che tra l’altro vide la nascita in Toscana delle prime botteghe di Gelatai. Un’arte che in breve da Firenze si diffuse in tutta Italia e in tutta Europa.

Verso la fine del Settecento il Cuoco e Scrittore Francese Marie-Antoine Carême (1784 - 1833), detto il “Cuoco dei Re e il Re dei Cuochi”, sviluppò e perfezionò la classica “pasta sfoglia” (già conosciuta in ricette molto antiche) stabilendo la lavorazione a 5 giri, metodo che è tutt'oggi in uso.

Nel 1857 il Chimico e Microbiologo Francese  Louis Pasteur (1822 - 1895) scoprì il processo di fermentazione grazie al lievito. Il lievito era conosciuto fin dagli Egiziani ma per la sua particolare funzione, ad esempio nel pane, gli venivano attribuite doti divine.

All’inizio del Secolo XIX, lo zucchero, elemento fondamentale dell’Industria Dolciaria, era rimasto ancora un prodotto raro e di lusso, poiché veniva estratto esclusivamente dalla canna da zucchero, ma con l’inizio dell’estrazione dello stesso dalla barbabietola si ebbe la diffusione generalizzata  della Moderna Industria Dolciaria e delle Pasticcerie.

La Toscana è una Regione tra le più belle del Mondo e anche nella Tradizione Dolciaria, oltre all’Enogastronomia in generale, ha molto daraccontare”.

Ecco che, proprio per raccontare questo “dolce mondo”, è appena uscito il nuovo Libro di Veronica Triolo: “Dolce Firenze & Toscana - THE SWEET SIDE OF OUR COUNTRY - i migliori Pasticceri, i Dolci e i Gelati più tipici e squisiti con le ricette”.

Veronica Triolo è Romana di nascita e Fiorentina di adozione, ha maturato importanti esperienze nel Marketing e nella comunicazione per Aziende Italiane ed Estere. Appassionata di dolci, e in particolare del cioccolato, ha da sempre apprezzato gusti e abbinamenti raffinati in grado di stimolare al meglio la percezione del palato e degli altri sensi. Grazie a questa sua inclinazione particolarmente “dolce” ha lavorato anche per Aziende Dolciarie, Chef Stellati e noti Pasticceri Italiani e Francesi.

Dal 2018 è l’Autrice del Blog di successoFragolosa” che segue anche temi di Arte e Cultura. Un Blog che da subito è diventato un punto di riferimento anche per gli appassionati d’Oltralpe che hanno dimostrato di gradire molto i “Post scritti  in Francese”.

Nel 2019, a seguito dell’invito dell’Editore Leonardo Tozzi a raccogliere in un Libro tutte le sue esperienze nel “settore dolciario in Toscana”, Veronica ha realizzato il Primo Libro su questo argomento dal titoloDolce Firenze & Oltre”. Visto il grande successo nel 2020, come già accennato, si è giunti al nuovo Libro Dolce  Firenze & Toscana” aggiornato nel formato e nei contenuti. Il Libro è tradotto anche in Inglese, da Mary Rose Tiberiper consentirne la lettura ai tanti visitatori stranieri e la diffusione all'estero.

Non mi voglio prendere troppo sul serio né definire una Scrittrice o una blogger a tempo pieno – ha affermato Veronica Triolo - ho sempre amato viaggiare e scoprire quanto di meglio potessi trovare sull’Arte e sul Cibo. Avendo lavorato per molti anni anche nel Mondo degli Sport Motoristici, mi piace vivere come se fossi sempre dentro a un Gran Premio, dove però ci sono tanti Pit Stop piacevoli”.

Nel LibroDolce Firenze & Toscanadi Veronica Triolo troverete i migliori Pasticceri, i Dolci e i Gelati più tipici della Regione, con le Ricette originali, e tanti Racconti di vita. Storie e golosità che coinvolgono Hotel di fama Internazionale, Ristoranti, Pasticcerie, Forni, Gelaterie, ma anche Scuole di Cucina, Residenze d'epoca, B&B, Catering e tutto ciò che gira intorno al mondo dei dolci e dell'accoglienza.

La Copertina di Dolce Firenze & Toscana”, come tutte le illustrazioni interne, è opera del noto illustratore Inglese Ian P. Benfold Haywood ed esprime già da sola il senso giocosamente simpatico del Libro: un treno allegro, sul quale danzano scatenati dolci e gelati. Un messaggio per lanciare un ragionamento di più ampio respiro sul tema “dei dolci” e di tutti gli ulteriori argomenti che s'intersecano: la bellezza, i bambini, la comunicazione, l’arte, i menu equilibrati e gli abbinamenti.

Il Libro è impreziosito dalle introduzioni e dai contributi speciali della bravissima Conduttrice Televisiva Roberta Capua, dell’Architetto e Museologo Canadese naturalizzato Britannico James M. Bradburne (Direttore Generale, dal Luglio 2015, della Pinacoteca di Brera e dell'annessa Biblioteca Braidense), del grande ChefStellato” Vito Mollica del RistoranteIl Palagio” del mitico Four Seasons Hotel Firenze (5 Stelle) e del super famoso “Gastronauta” Davide Paolini.

Il LibroDolce Firenze & Toscana”, Edito dalla “Nuova Editoriale Florence Press”, è un progetto nato prima e durante questo lungo periodo di “pandemia” e i protagonisti che vi troverete non sono solo Toscani ma provengono da molte parti dell’Italia e dall’Estero, come per esempio uno Chef Pasticcere Austriaco, una Cake Designer Americana e una Pasticcera Giapponese.

Tra i tanti nomi che figurano nel Libro, troviamo Karime Lopez di “Gucci Osteria da Massimo Bottura”, con la sua “Purple Rain” che s’ispira alla lavanda Toscana che, essiccata, assume un colore ancora più intenso, e che Karime interpreta in un sorbetto perfetto, servito con crema di cocco e cocco tostato e una meringa leggerissima di lavanda.

Al “Grand Hotel Minerva Firenze” l'Executive Chef Tommaso Calonaci, del BistrotLa Buona Novella”, ha impostato una linea di cucina “minimale e libera” e la Pastry Chef Matilde Morandi segue perfettamente il passo, mettendo nei suoi dessert tutta la sua femminilità, creatività e voglia di stupire.

Tra le pagine anche la storia d'amore tra Ilaria e Giulio di “Dolci e Dolcezze” a Firenze, e moltissimo altro ancora.

Oltre al Capoluogo Fiorentino, spiccano talenti anche nel resto della ToscanaPaolo e Andrea Sacchetti della “Pasticceria Nuovo Mondo” di Prato e il loro nuovo progetto di pasticceria “Franco-Toscano”, i lievitati di Beatrice Volta, della “Pasticceria Come una Volta” di Quarrata (PT), i dolci senesi e la bavarese al basilico e vaniglia e gelée di albicocca di Antonio e Federico Betti della “Pasticceria Peccati di Gola” di Siena, e il sapore del pane di Daniel Lunardi di “Lievitamente” a Viareggio (LU), che rimarrà impresso nella vostra mente per sempre.

La Toscana ne esce ancora una volta come la Regione faro del saper fare (perché riunisce eccellenze in tutti i settori) del saper essere (vivere in Toscana  favorisce l‘essere Cittadini del Mondo) del saper condividere tutto ciò che è bello e buono. La Toscana è stata, per nascita o per scelta di tutti i Professionisti citati nel Libro, la Regione dove poter realizzare i propri sogni, consentendo altresì ai prodotti dolciari di subire un’intrigante contaminazione di ricette, di culture e “visioni”.

Le Ricette dedicate ai lettori, in versione semplificata, sono in coda al Libro: dessert d'autore, biscotti, lievitati e gelati gourmet, che si potranno tranquillamente rifare a casa, come la Panna Cotta alla verbena e fave di Tonka con ananas e basilico del Four Seasons Hotel Firenze, oppure i Sablè di cioccolato fondente, fior di sale e rosmarino del “Forno Pintucci” di Firenze, il tronchetto vegano alle nocciole di Paola D'Orefice del “B&B Paradiso n.4” di Siena, la Bavarese allo yogurt greco e fragole de “La Bottega di Parigi” di Firenze, la Crema di Santa Fina della Gelateria di Sergio Dondoli a San Gimignano (SI) e il Pan co' Santi del “Forno Moderno” di Certaldo (FI), il Plum Cake al Tè Matcha della “Antica Torre” di Via Tornabuoni n.1 a Firenze, i biscotti di zucchero di Melanie Secciani e moltissime altre Ricette.

Posso solo aggiungere che il nuovo Libro di Veronica TrioloDolce Firenze & Toscana - THE SWEET SIDE OF OUR COUNTRY - i migliori Pasticceri, i Dolci e i Gelati più tipici e squisiti con le ricetteè gustosissimoe assolutamente imperdibile.

https://www.ibs.it/dolce-firenze-toscana-the-sweet-libro-veronica-triolo/e/9788894381641


La Copertina del Libro

L'Autrice Veronica Triolo

La Conduttrice Televisiva Roberta Capua

Il Direttore James M. Bradburne (Foto Pinacoteca di Brera)

Lo Chef "Stellato" Vito Mollica

Il "Gastronauta": Davide Paolini

I Pasticceri Paolo e Andrea Sacchetti (Foto Aromi Group)

La Pasticcera Beatrice Volta
 
Melanie Secciani

Un Libro "Gustosissimo"

sabato 19 dicembre 2020

“BEDUSSI” A BRESCIA UN LOCALE CHE OFFRE IN UN ACCOGLIENTE E MODERNISSIMO AMBIENTE UN SERVIZIO DI ECCELLENZA A 360 GRADI.




Il famoso scrittore, filosofo, educatore e attivista sociale Russo Lev Nikolàevič Tolstòj (in Russo: Лев Николаевич Толсто́й), in Italia anche noto come Leone Tolstoi (1828 - 1910), ha scritto la seguente frase che condivido pienamente: “Possiamo vivere nel Mondo una vita meravigliosa se sappiamo lavorare e amare, lavorare per coloro che amiamo e amare ciò per cui lavoriamo”.

Questa frase appena citata calza a pennello per la storia che oggi Vi voglio raccontare: quella della Gelateria, Pasticceria, Caffetteria e RistoranteBedussia Brescia.

BedussiGelateria/Bar apre a Brescia, nel 1992, in Via Dalmazia, diventando da subito, grazie alla grande accoglienza, un punto di ritrovo della Città. Viste le nuove esigenze dovute alla rapida crescita della clientela, nel 1996, viene aperta in Via Marcantonio Ducco una Gelateria.

Bedussi” con il trascorre del tempo è sempre cresciuta e ha migliorato costantemente la qualità della sua offerta: ecco che nel 2011 tutta la loro attività si trasferisce, sempre a Brescia, nel nuovo grande, super accogliente e luminoso Locale di Via Crocifissa di Rosa 113, adiacente al verdeggiante Parco Marconi.

La loro filosofia lavorativa negli anni ha raggiunto altissimi livelli e nella nuova Sede trova quindi spazio: Gelateria, Pasticceria, Caffetteria e Ristorante.

Come detto la loro offerta sì è allargata rispetto agli inizi, non solo una moltitudine di gusti di gelato perfetti ma anche dolci monoporzione, un’ampia scelta di brioche per colazione, una ricca biscotteria e una grande trasversalità in cucina. Una menzione a parte la meritano i lievitati per le festività di grandissima fattura, come i Panettoni che lievitano per 36 ore, dal classico con i canditi, al cioccolato e noci a quello con le albicocche. Insomma oggi la realtà di “Bedussiè un Laboratorio creativo che guarda al futuro con grande consapevolezza.

Mamma Patrizia si occupa in prevalenza del Gelato ma anche di molto altro, Papà Ermanno segue Acquisti e Amministrazione, il Figlio minore, Paolo, gestisce Sala e Pubbliche Relazioni, mentre Francesco ha la responsabilità della Pasticceria e della Cucina.

Francesco Bedussi, classe 1987, sì è Laureato all’ Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, per poi maturare professionalmente con un magnifico Chef come Davide Scabin al RistoranteCombal.Zero” di Rivoli (TO). Anche altri grandissimi professionisti lo hanno fatto crescere e hanno consolidato la sua esperienza: il Maestro di Lievitati Rolando Morandin, i Panificatori Ezio Marinato e Giuliano Pediconi, il Pasticcere Gianluca Fusto e infine lo Chef Enrico Crippa (Tre Stelle Michelin) del RistorantePiazza Duomo” di Alba (CN).

Questa formidabile formazione, totale e completa in ogni campo gastronomico e non solo, ha aiutato e aiuta Francesco nella sua grande volontà di sperimentare, provare, creare con conoscenza e cognizione: perché non esiste mai un limite e domani vi è certamente un modo per fare meglio ciò che si può fare oggi.

Il risultato di cotanto impegno, oltre alla soddisfazione della Clientela costantemente in crescita, è che per “Bedussi” sono arrivati numerosissimi riconoscimenti dalla Stampa Specializzata: “Miglior Bar d’Italia nel 2015” per il Gambero Rosso, menzioni su moltissime Guide come Identità Golose e Le Guide dell’Espresso, nonché su quelle specifiche di Bar, Pasticcerie, Gelaterie e Pizzerie.

Una grandissima qualità quella di “Bedussi” riconosciuta anche dallo Chef Enrico Crippa (Tre Stelle Michelin) che proprio da loro si serve, al suo RistorantePiazza Duomo” di Alba (CN), per la fornitura di Panettoni e Colombe di Pasqua.

Assolutamente una speciale e gustosissima produzione fatta in Casa quella diBedussi”, ne cito alcune:

- Il “Gelato” è il simbolo della Famiglia e viene preparato con quattro basi differenti e un’accuratissima selezione di materie prime. La crema viene fatta con uova, panna e zucchero, niente burro; i gusti alla frutta sono a base di acqua, senza latte, con il 90% di frutta, solo frutta fresca e stagionale, non viene mai usata frutta congelata o marmellata di frutta. Tutto viene fatto rigorosamente in Casa, anche la pasta di nocciola e di pistacchi, prendendo ovviamente le Nocciole dal Piemonte e i Pistacchi di Bronte. Dove serve viene utilizzato solamente latte crudo di un’Azienda Agricola della Bassa Bresciana, non si fa uso di alcun tipo di neutro o grasso idrogenato ma bensì di fibre che oltre ad aggiungere al gelato una maggiore “spatolabilità”, danno giovamento e beneficio all’organismo. Importante poi sottolineare come tutti i gelati siano senza glutine come anche i “topping” (salse che servono per completare le coppe gelato e per variegare le preparazioni, conferendo loro una maggior cura estetica e un arricchimento di sapore: possono essere dolci o salate) ed i biscotti per evitare qualunque tipo di contaminazione;

- La “Cucina” offre un servizio con molte sfaccettature, offre una scelta di piatti che si possono sicuramente definire “gourmet”, che vengono serviti nel raffinato Bistrot, è una vasta scelta di portate per una ristorazione più veloce, per esempio: la classicissima “Caesar Salad” (con pollo cotto a bassa temperatura), il “Fritto di Pesce”, il “Tonno” (con fave e salsa teriyaki), gli “Hamburger Bedussi” e moltissimo altro. Nel fine settimana l’offerta gastronomica diventa “brunch”;

- La “Pizza” è l’ultima perla arrivata nel mondo magico di “Bedussi” e viene proposta con tre impasti differenti: biga classica (pre-impasto) per un formato gourmet, rinfrescato con farina debole per un risultato profumato e croccante; “indiretto-fermentato” (preparazione in due fasi) con un 65% di acqua, decisamente più morbido al palato per una pizza ancora più leggera;  “poolish” (pre-impasto più liquido) a base integrale. Le lievitazioni arrivano ad un massimo di 24 ore circa con una bassissima percentuale di lievito, circa l’1%. Numerose sono le farciture che si possono scegliere, tutte seguono a rotazione la stagionalità oltre alle peculiarità specifiche di ogni impasto;

- Per finire il “Caffè”, fatto con una nuovissima e super tecnologica macchina “Modbar Espresso AV” per vivere una grande “esperienza caffè”. È la macchina da “caffè under-counter” (caffè sotto-banco) più costante e termicamente stabile sul mercato. La macchina è realizzata e venduta in partnership con “La Marzocco”. La “Modbar Espresso AV” è frutto di anni di ricerca e sviluppo collaborativa tra “Modbar” e “La Marzocco”, e si basa sulla ricerca e sviluppo di “Linea PB” e “Linea Mini”, offre lo stesso livello di affidabilità, prestazioni e stabilità della temperatura che ha reso la “Linea PB” un'icona del settore. La “Modbar Espresso AV” permette di estrarre il Caffè alla specifica temperatura e pressione desiderate dal barista, la temperatura viene regolata con il sistema “PID” cioè una sonda che permette di avere grande stabilità termica in modo da ottenere ottimi caffè. Lo “Steam System” (lancia a vapore performance touch) permette di regolare la pressione e quindi decidere come utilizzare il vapore e a che potenza, il sistema “Pour- Over” è automatizzato ed utilizzato per le preparazioni di caffè a filtro, memorizza fino a 25 ricette diverse accessibili mediante un tasto e modula il flusso d’acqua in modo da adattarlo al metodo di estrazione e alle preferenze della clientela.

Paolo Bedussi a proposito di questa specialissima e straordinaria Macchina da Caffè ha detto:

L’ho scelta perché fortunatamente i miei Genitori mi hanno insegnato a non accontentarmi, perché nel nostro Locale l’avanguardia viene subito dopo la qualità. Mi piace avere tecnologie che altri ancora devono scoprire. Noi Bedussi cerchiamo sempre di sorprendere la clientela. Per me è anche una nuova sfida per riuscire a far capire alle persone questo nuovo modo di degustare il Caffè, di quanto sia bello bere un espresso al banco avendo un’esperienza unica. Non c’è più il classico cassone della macchina del caffè che tutti siamo abituati a vedere, siamo di fronte ad un concetto completamente diverso. Modbar si può ammirare in funzione, in tutti gli stadi della preparazione del Caffè stesso. La nostra volontà è quella di rivoluzionare anche l’apparentemente semplice realizzazione di un Caffè. Chi consuma oggi un Caffè chiede non solo la qualità ma anche qualcos’altro. Per questo Designer e Architetti hanno creando da noi uno spazio che non sia percepito necessariamente come una semplice Caffetteria. Dunque non solo grandi estrazioni ma anche design moderno e minimale che mette al centro l’importanza della totale trasparenza tra baristi e clienti. Una vera piacevolissima sorpresa per i nostri ospiti: un Espresso che nasce come per magia dal nuovo sistema Modbar”.

Ecco che alla Gelateria, Pasticceria, Caffetteria e RistoranteBedussi” a Brescia in un accogliente e modernissimo ambiente polifunzionale a 360 gradi, aperto dalle 7:30 fino alle 24:00 (solo Gelateria e Bar), la Famiglia Bedussilavora per coloro che amano e amano ciò per cui lavorano”.

https://www.bedussi.it/

https://www.youtube.com/watch?v=4w5iNYe_Bbo


"Bedussi" a Brescia

L'Ingresso (Foto Bedussi)

Delizie (Foto Bedussi)

Il Fascino (Foto Bedussi)

Una Vista del Laboratorio (Foto Bedussi)

Solo Grande Qualità (Foto Bedussi)
 
Gelato Artigianale (Foto Bedussi)

Il Servizio al Tavolo (Foto Bedussi)

Una Romantica Accoglienza (Foto Bedussi)

Il Panettone (Foto Bedussi) 

La "Magia del Caffè" (Foto Bedussi) 

Francesco Bedussi (Foto Bedussi)