sabato 23 gennaio 2021

RESTAURANTE “SADDLE” A MADRID LA NUOVA SUPER LUMINOSA “STELLA MICHELIN 2021” DELLA SPLENDIDA CAPITALE SPAGNOLA.



La Capitale della Spagna, Madrid, è una Città bellissima, assolutamente incantevole e vitale che adoro e dove, conoscendola molto bene, mi sento incondizionatamente a mio agio.

Nella vastità della sua estensione urbana a Madrid, tra le tante meraviglie, spiccano le sue moltissime e grandi Piazze. Tra le più famose, affascinanti, belle e caratteristiche troviamo: “Plaza Mayor”, “Puerta del Sol” (centro della Spagna da cui si calcolano tutte le distanze), “Plaza de Cibeles”, “Plaza de Oriente”, “Plaza de Toro de Las Ventas”, “Plaza de La Independencia”, “Plaza de La Villa” (la più antica).

A queste va aggiunta sicuramente “Plaza de España”, una grande Piazza vicina al “Palazzo Reale” e al “Tempio Egizio di Amòn Debod e Isis” (2200 anni di storia Egiziana trasportati nel cuore di Madrid). A “Plaza de España” ci sono i fioriti e verdi giardini, le grandi fontane, l’imponente statua in pietra di uno degli esponenti più famosi della letteratura classica mondiale, Miguel de Cervantes Saavedra (1547-1616), e quelle in bronzo dei suoi due personaggi più famosi, Don Chisciotte e Sancho Panza, ovviamente sopra alle loro inconfondibili cavalcature.

Un’altra Piazze Storica e molto grande della Città, un vero importantissimo crocevia, è “Plaza de Colón (Piazza di Colombo) che si trova proprio al centro di tre dei Distretti più affascinanti e lussuosi della Capitale: Centro (n. 1), Salamanca (n. 4) e Chamberí (n. 7).  

Plaza de Colón” è uno dei punti nevralgici più importanti della Metropoli in quanto ubicata su scorrimenti di enorme rilievo: Il “Paseo de Recoletos” che qui finisce per ripartire come “Paseo della Castellana” una delle arterie principali, “Calle de Génova” e poi anche altre come “Calle de Goya” e “Calle de la Armada Española”.   

La Piazza è dedicata all’Esploratore Genovese che il 12 Ottobre 1492 per primo sbarcò sull’Isola diSan Salvador” nella Bahamas dando vita alla colonizzazione delle Americhe: Cristoforo Colombo (in Spagnolo Cristóbal Colón, 1451 - 1506).

In onore al Navigatore Italiano tra il 1881 e il 1885, nella Piazza de Colón è stata eretta una Statua di 3 metri in marmo bianco che poggia su un basamento di ben 17 metri posto in una grande vasca ovale. Nella Piazza vi troviamo anche, dal 1970, i “Jardines del Descubrimiento” il Parco dedicato alla scoperta delle Americhe: uno spazio di quasi due ettari in cui si trovano tre grandissime sculture di cemento con rilevi e iscrizioni, riferiti all’evento storico del 1492, realizzate nel 1977 dallo Scultore, Pittore e Architetto Spagnolo Joaquín Vaquero Turcios (1933 - 2010). Il Parco comprende diversi gruppi di alberi (olivi, cedri e pini), una “cascata” di acqua molto suggestiva e il Centro Culturale. Nel Parco un’asta alta ben 50 metri fa garrire al vento una enorme Bandiera Spagnola di ben 294 metri quadrati (21x14 metri) e 35 chili di peso.

A poca distanza circa (400 metri) da “Plaza de Colón”, percorrendo a piedi un breve tratto del “Paseo della Castellana”, prendendo poi la prima traversa a sinistra, “Calle Alcalá Galiano”, e immettendosi quasi subito dopo nella prima strada a destra, “Calle Amador de los Ríos”, al Civico 6 troviamo un Ristorante assolutamente imperdibile: “Saddle”.

All’inizio del 2019 un piccolo gruppo di Azionisti Spagnoli al 100%, appassionati di restauro e di enogastronomia, ha costituito una Società, dove la DittaiKasa” si distingue con una quota di maggioranza.

iKasa” è un'Azienda a conduzione Familiare che nasce nell'Aprile 1970 con scopo di promuovere e costruire immobili nella Provincia di Madrid. Da allora la loro attività si è allargata nell’immobiliare locativo, nella gestione patrimoniale conto terzi, nel turismo e nell’interior design.

La Nuova Società per la gestione del Ristorante si è da subito impegnata per il totale recupero dei Locali ubicati in Calle Amador de los Ríos al Civico 6 che fino al 2012 hanno ospitato uno dei Ritrovi Cult della Città: il “Jockey”.

Il RistoranteJockey” aveva aperto i battenti nel 1945 con un look equestre dal gusto Britannico fatto di pareti di legno, lunghissimi divani verdi e tante pitture e sculture di cavalli e Fantini (in Inglese Fantino = Jockey), grazie a Clodoaldo Cortés, una figura mitica dell’Enogastronomia Spagnola e Internazionale del tempo, purtroppo scomparso il 18 Agosto del 1981 all’età di 76 anni.

Il RistoranteJockey” diventò rapidamente un luogo d’incontro elegante per l'alta società di Madrid e non solo: chi ha vissuto l'epoca d'oro del “Jockey” ricorda, l'incredibile protocollo professionale di tutto lo Staff e la loro straordinaria alta Cucina Tradizionale servita supiatti d'argento”.

Negli anni '70 e '80, mentre in Spagna grandissimi Chef iniziarono a far esplodere la “rivoluzione gastronomica”, questo storico Ristorante di Madrid era il punto d'incontro dei personaggi più illustri dell’Alta Società Mondiale (da Jackie Kennedy a Grace Kelly, da Frank Sinatra allo Scià di Persia, dal Re di Spagna a moltissime altre personalità) e il loro desiderio si poteva riassumere: "andare al Museo del Prado e poi a cena al Jockey". Tale era la fama del “Jockey” che è stato anche uno dei primi Locali Spagnoli a ottenere negli Anni Settanta la prestigiosaStelladella Guida Rossa Michelin poi mantenuta fino al 2000.

Ma torniamo alSaddle”: il nome scelto significa "Sella" e vuole rendere omaggio proprio al miticoJockey”.

La Nuova Società dopo lunghi e impegnativi lavori di completa ristrutturazione e adeguamento alle nuove necessità, seguiti dall’Architetto Diego Gronda, ha inaugurato il 28 Ottobre 2019 in “Calle Amador de los Ríos, 6” il Restaurante/BarSaddle”.

Il Restaurante/BarSaddleè semplicemente magnifico: i 1.600 metri quadrati del Locale sono suddivisi su Due Piani che comprendonoTre grandi Areediverse per soddisfare ogni tipo di esigenza della clientela.

Al Piano Terra dopo la “zona accoglienza” c’è la grande Sala da Pranzo, uno spazio senza tempo, elegante  e sofisticato, dove predominano i materiali nobili, come il marmo, il legno e l'ottone. Un luogo ampio, estremamente accogliente  e molto  luminoso, grazie all'imponente lucernario che lo ricopre completamente e alle grandi finestre/vetrate che danno sul fascinoso giardino interno arricchito da un grande e suggestivo caminetto. Sempre dalla Sala si gode anche la panoramica vista della Cucina, il cuore del Ristorante. Ancora al Piano Terra troviamo anche la zona Bar con il  bellissimo e grande Bancone.

Lo Spazio Bar è informale ma sofisticato qui la proposta non è esclusivamente dedicata ai “drinks” ma offre anche la possibilità di degustare un Menu specifico e piùleggero/semplice” abbinabile a una vastissima scelta tra più di 200 Champagne e un’infinità di Cocktail, oltre a una Carta Distillati con oltre 460 referenze minuziosamente ricercate con cura e passione, alcune delle quali provenienti da Distillerie ormai estinte che rendono le loro bottiglie uniche ed esclusive: uno spazio perfetto per coprire tutte le ore della giornata. Tutto questo grazie anche alla grande professionalità Bar Director Alberto Fernández.

Dalla Zona accoglienza del Piano Terra sulla sinistra inizia una lussuosa scala che porta al Primo Piano dove si è voluto creare “un Ristorante all’interno del Ristorante” con un suo specifico Ingresso e una sua Area Reception. “Saddleè l'unico Ristorante di Madrid che dedica un intero piano alle suesale riservate”, dove i commensali possono gustare la stessa proposta gastronomica offerta in un ambiente più intimo e discreto rispetto alla Sala principale. La capienza delle 4 Salette riservate varia da 2 a 24 persone. Queste spettacolari Sale Private hanno al loro interno spazi adeguati per poter soddisfare qualsiasi necessità dal pranzo, alla festa o all'incontro di lavoro, in un'atmosfera super rilassata tra bellissimi divani ed eleganti zone living.

La “Carta dei Vini” grazie alla favolosa Cantina conta più di 1.400 referenze selezionate con estrema attenzione da un altro grande professionista come il Sommelier Israel Ramírez.

Il “Menu” del “Saddle” si adatta perfettamente a ogni esigenza della clientela, propone una magnifica Cucina Contemporanea dove predominano piatti stagionali, materie prime super selezionate e di grandissima qualità.

La Cucina diSaddle” è merito dello Chef Adolfo Santos che ha un ricchissimo Curriculum: dal 1999 al 2002 ha frequentato e si è diplomato con successo all’IstitutoJorge Santajana” nella bellissima e storica Città Spagnola di Ávila (Capoluogo di Provincia nella Regione di Castiglia e León a circa 100 km nord-ovest dalla Capitale Madrid). Negli anni successivi ha lavorato nelle Cucine di straordinari Ristoranti, famosissimi e super “Stellati” dalla Guida Rossa Michelin come l’ItalianoDal Pescatore” e gli SpagnoliLa Cesta de Recoletos”, “Santceloni” e “LaKasa”.

Il grande Chef Adolfo Santos è impegnato, con la sua giovane Brigata di Cucina, in una proposta culinaria che ruota attorno a tre pilastri fondamentali: tradizione, eleganza e temporalità. Pertanto il suo Menu ha delle radici classiche e contemporanee e si trasforma in ogni stagione per incorporare al meglio i prodotti più esclusivi disponibili. Inoltre propone un “Menu Degustazione” denominato “Menu delle Stagioni”, un'ode autentica al gusto e alla vista, che si compone di “dieci portate” (otto  salate e due dolci).

Il Servizio di Sala è guidato con mano esperta e sicura dal bravissimo Maître Stefano Buscema e coinvolge il commensale in una “cerimonia unica = l’arte del servizio al tavolo” che comprende diverse preparazioni che la Brigata di Sala mette in atto con grande cura e attenta passione: l’ospite diventa l'unico protagonista e il suo comfort e il suo divertimento sono l'obiettivo finale da garantire.

Alla guida di un Locale importante e straordinario come “Saddler” non poteva che esserci un grande ed esperto Professionista: il Direttore Generale Carlos García Mayoralas.

Ecco che grazie al modo in cui è stato realizzata la struttura e a tutti i lavoratori che si sono impegnati con grande dedizione dal giorno dell’inaugurazione di “Saddle” che il Locale ha riscosso un meritato successo dimostrato anche dall’arrivo di straordinari riconoscimenti già nel 2020 come: la CertificazioneLEED® Gold” (primo Ristorante in Spagna ad ottenerla) rilasciata dallo “United States Green Building Council”, il “Best Award of Excellance” della Rivista Americana Wine Spectator, il “Award for Best Restaurant Cocktails” al FIBAR.

Infine la “Guía Michelin España & Portugal 2021” presentata a Madrid il 14 Dicembre 2020, ovviamente in streaming causa pandemia mondiale, ha premiato il RestauranteSaddle” con la prestigiosissimaStella” confermandolo come uno dei luoghi chiave sulla mappa dell'Alta Cucina Spagnola e Internazionale.

Su questo riconoscimento Carlos García Mayoralas ha detto: “Ricevere la Stella Michelin nel nostro primo anno di vita, soprattutto considerando il contesto straordinario e complesso in cui ci troviamo e che sta influenzando così tanto negativamente il settore dell'ospitalità, è la migliore ricompensa che potevamo avere insieme alla soddisfazione dei nostri ospiti. È anche un'iniezione di entusiasmo ed energia extra per tutta la squadra e un invito a continuare a sognare e lavorare duramente nella stessa direzione. Vogliamo essere il luogo dove i nostri ospiti sperimentano la soddisfazione e la magia che ci caratterizza: la nostra massima è sempre stata e sarà quella di far felice la nostra Clientela”.

RestauranteSaddlea Madrid la nuova super luminosaStella Michelin 2021della splendida Capitale Spagnola.

https://www.saddle-madrid.com/

https://www.youtube.com/watch?v=dOoFeqptfKg

https://www.youtube.com/watch?v=qhUD1DwNWus

https://www.youtube.com/watch?v=umMojMMC9gk


La Fascinosa Accoglienza...... (Foto Saddle)

La Grande Sala con la Cucina a Vista. (Foto Saddle)

 Il Magnifico Bancone Bar. (Foto Saddle)

Alberto Fernández..... (Foto Saddle)

Una della Sale al Piano Superiore. (Foto Saddle)

Israel Ramírez...... (Foto Saddle)

 Lo Chef Adolfo Santos...... (Foto Saddle)

Anche Servire il Burro Diventa Magia...... (Foto Saddle)

La Fantasia...... (Foto Saddle)

Il Gusto...... (Foto Saddle)

L'Arte...... (Foto Saddle)

L'Eleganza: Dolce Paris-Brest...... (Foto Saddle)

Stefano Buscema (Foto Saddle)

Carlos García Mayoralas (Foto Saddle)
 
Israel Ramírez, Carlos García Mayoralas, Adolfo Santos, 
Stefano Buscema (Foto Saddle)


lunedì 18 gennaio 2021

IL “GORGONZOLA”: UN MITICO FORMAGGIO ITALIANO SEMPLICEMENTE UNICO E STRAORDINARIO.




La Storia del Formaggio è indissolubilmente legata a quella del Latte e tutte due si legano adoppio filoalla Storia Alimentare dell’Umanità.

Circa 18000 anni fa quando l’uomo iniziò i primi tentativi per addomesticare gli animali, probabilmente il primo successo lo ebbe con i cani: proprio grazie anche ai cani riuscì a creare i primi greggi di pecore. Ritrovamenti Archeologici in Medio Oriente e in India ci hanno raccontato che intorno a 10000 anni a.C. si svilupparono i primi allevamenti di Bovini da Latte.

Ma allontanandosi cosi tanto nel tempo poche sono le certezze e molte le ipotesi.

Bisogna arrivare a circa 7000 anni a. C. per avere qualche dato più concreto e certo. Altri  ritrovamenti hanno dimostrato che, proprio in questo periodo, le Popolazioni Nomadi Asiatiche si addentrarono con i loro usi e le loro mandrie (di Bovini e Ovini) nel cuore dell’attuale Europa.

I lunghi spostamenti e non solo fecero nascere sicuramente per caso la soluzione alla necessità di conservare l’eccedenza di produzione lattiera: nacque così, circa 3000 anni fa, la produzione di bevande acidificate e conseguentemente poi anche quella dei Formaggi.

Era nata l’Arte dellaCaseificazione”, inizialmente con realizzazioni a pasta fresca e molle esclusivamente con latte ovino e caprino.

Il Nomeformaggioderiva dalla parola Grecaformos” che indicava, nell’antichità, il “paniere di vimini” dove veniva riposto il latte cagliato per dargli una forma. In Latino il termine usato riferito al “formaggio” era “caseus” (da tale denominazione deriva il nome “caseificio” e “cacio”) ma i Romani usavano anche il termine “formaticum” con cui si indicavano appunto le “forme” che risultavano dalla lavorazione: “de caseus formatus”.

Ci vollero proprio gli Antichi Romani, che erano bravi praticamente in tutto, per perfezionare letecniche caseariedei Greci. I Romani introdussero e diffusero il Formaggio nell’alimentazione comune in tutto l’Impero ampliandone notevolmente anche la produzione.

Il Mondo Romano aveva una vera e propria predilezione per i Formaggi, per esempio il poeta Publio Virgilio Marone (70 a.C. - 19 a.C.), uno dei più grandi lirici di tutti i tempi, ci ha tramandato la notizia che i “miticiLegionari consumavano una razione giornaliera di “27 grammi di Formaggio”, di vari tipi, oltre alla zuppa di farro e del pane.

Un consumo e una produzione talmente vasta, quella Romana, che vi fu l’esigenza di regolamentarla. Nel Terzo Secolo d.C., infatti, lImperatore Gaio Aurelio Valerio Diocleziano (244 d.C. - 313 d.C.) impose, tra le altre, alcune regole precise: il Formaggio fresco doveva essere venduto avvolto in foglie e quello stagionato doveva essere salato in superficie.

Nei primi secoli del Medioevo, fino all’Anno Mille, o poco più, il consumo del Formaggio in Occidente ebbe un decadimento. Ma a partire dal 1200, grazie alla perizia dei Monaci che nei Conventi avevano continuato a perfezionare le tecniche di produzione, il Formaggio tornò in auge anche sulle mense dei nobili e dei ricchi.

Oggi in tutto il Mondo esistono un’infinità di tipologie di Formaggi. In Italia se ne producono 487 varietà diverse tra freschi spalmabili e stagionati di cui 300 si dividono tra quelli a Denominazione d’Origine Protetta (D.O.P.), Indicazioni Geografica Protetta (I.G.P.), Specialità Tradizionale Garantita (S.T.G.) e Prodotti Agroalimentari Tradizionali (P.A.T.).

Il Formaggio è un alimento complesso, dall’alto valore nutrizionale, fondamentalmente costituito da acqua, grasso, proteine e sale; assume innumerevoli specifiche caratteristiche proprie e uniche nelle sue varie tipologie.

Uno dei Formaggi Italiani che ho sempre amato, anche per le sue infinite possibilità di utilizzo in Cucina, è il famosoGorgonzola”.

Il “Gorgonzola” è un Formaggio Erborinato che nella Città di Milano viene chiamato semplicemente anche “Zola”.

Con il termine “Erborinato” si definiscono quei Formaggi che all’interno presentano colonie di muffe che si palesano sotto forma di venature color verde, blu o grigiastre. Il nome deriva dal sostantivo dialettale Milaneseerborin” che si riferisce a una tipica erba aromatica di colore verde: il Prezzemolo.

 Il “Gorgonzola” è un Formaggio prodotto con il Latte pastorizzato di Mucca; ne esistono due varianti il “Dolce” che si presenta cremoso a pasta molle con il suo sapore caratteristico leggermente piccante e il “Piccante”, stagionato più allungo, a pasta semidura con una maggiore intensità gustativa e una piccantezza più marcata oltre alla consistenza e alla friabilità che lo rendono più simile ad altri Erborinati di origine Francese.

Per quanto riguarda la produzione moderna del Gorgonzola le “muffe” (spore di “penicillium”, un genere di fungo dai risvolti molto interessanti in campo alimentare) che vengono aggiunte al latte sono “colture selezionate”, mentre nei Secoli passati erano quelle che derivavano dall’ambiente di stagionatura, principalmente le grotte. La Crosta delGorgonzola”, come in alcuni altri tipi di formaggi, non è edibile.  

Il “Gorgonzola” prende il nome dalla Cittadina di Gorgonzola, un antico Comune oggi facente parte della Città Metropolitana di Milano, che si trova a occidente del bacino della Val Padana nella Zona attraversata dal Naviglio della Martesana, quel Naviglio che collega Milano al Fiume Adda.

Alcune leggende fanno risalire la nascita del “Gorgonzola” al 879, ma è intorno all’anno 1000 che se ne  trovano tracce in alcuni documenti commerciali Milanesi. Sia la Città di Gorgonzola che la Zona del Comune Lombardo di Pasturo oggi in Provincia di Lecco, in Valsassina, nota nel Medioevo come centro di produzione casearia grazie alle sue grotte naturali a temperatura costante (6/12 gradi) che garantivano una perfetta riuscita dei formaggi, si sono attribuite l’origine del “Gorgonzola” che al tempo veniva definito “Stracchino di Gorgonzola” o “Stracchino Verde”.

Infatti il “Gorgonzola” appartiene anche alla “famiglia degli stracchini”. Stracchino è un termine certamente Lombardo che definisce i formaggi prodotti con il latte della vacche “stracche” al rientro dal pascolo, ovvero “sfinite dalla fatica”.

Bisogna arrivare al XV Secolo perché il FormaggioGorgonzola” inizi a diffondersi al di fuori delle Zone di produzione e a quelle limitrofe. L’esportazione verso la Francia, l’Inghilterra e la Germania  non iniziò prima del 1800.

Nel Voluminoso (542 pagine nella Prima Edizione) LibroLa laiterie: Art de traiter le lait, de fabriquer le beurre et les principaux fromages français et étrangers” di Armand-Florent Pouriau, pubblicato in Francia nel 1872, a pagina 300 c’è un Capitolo dedicato al “Fromage de Gorgonzola” a dimostrazione che già allora la sua fama aveva superato le barriere Nazionali.

Bisogna lasciare passare i decenni per arrivare in Italia al 30 Ottobre del 1955 quando il D.P.R. 1269 ha riconosciuto ufficialmente la Denominazione di Origine del Gorgonzola e di altri Formaggi: “Parmigiano Reggiano”, “Grana Padano”, “Pecorino Romano e Siciliano”, “Fontina”. 

Nel 1968 a tutela del “Gorgonzola” nacquero ben due Consorzi:

- Il Primo presso la Camera di Commercio di Novara che raggruppava i Piccoli Produttori;

- Il Secondo a Milano presso la Sede dell’Associazione Italiana Lattiero-casearia con la partecipazione delle più grandi Industrie Produttrici.

L’esistenza di due Consorzi non poteva certo rendere facile il riconoscimento da parte del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Finalmente il 14 Maggio del 1970, presso la Camera di Commercio di Novara, avvenne la fusione delle due Consorzi e si dette vita all’attuale Ente con Sede a Novara. Alla presenza di 35 tra Produttori e Stagionatori, sia del Settore Industriale sia di quello Agricolo, venne redatto lo Statuto ed eletto il Commendatore Invernizzi Gisberto Francesco come Primo Presidente.

Dal 1971 il “Consorzio per la Tutela del Formaggio Gorgonzola DOP” controlla e vigila sulla produzione del Gorgonzola. Dal Primo Giorno del Mese di Marzo del 1975 è iniziata anche lamarchiaturadelGorgonzola Frescocon l’apposizione del Contrassegno (una sinuosa lettera “g”) sull’alluminio che avvolge il formaggio.

Nel 1976 dagli iniziali 35 aderenti al Consorzio si era giunti a 107.

Il 12 Giugno 1996 con il Regolamento Ce n. 1107/96 il Formaggio Gorgonzola è stato registrato dall’Unione Europea nellaLista dei Prodotti DOP”.

La Zona di Produzione del Gorgonzolaè vincolata al Latte proveniente da circa 3000 Allevamenti delle Province di Novara, Vercelli, Cuneo, Biella, Verbano-Cusio-Ossola (una nuova Provincia costituita nel 1992) e al Territorio di Casale Monferrato nella Regione Piemonte e a quelle di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Monza, Pavia e Varese nella Regione Lombardia.

Decine di Caseifici del Consorzio sono arrivati ultimamente a una produzione annua, accurata e di altissima qualità, di oltre 5 milioni di Forme di Gorgonzola di cui il 37% è destinato all’esportazione.

Il Consorzio per la Tutela del Formaggio Gorgonzola DOP, che ha Sede a Novara in Via Andrea Costa 5/c, svolge tutte le attività possibili di controllo, salvaguardia e diffusione del Gorgonzola. Alla guida del Consorzio il nuovo Consiglio di Amministrazione eletto il 16 Giugno 2020: Presidente Antonio Auricchio, Vice Presidenti Fabio Leonardi e Alberto Dall’Asta insieme ad altri 13 Membri.

Un mio particolare ringraziamento va a Stefano Fontana, Direttore dall’Aprile 1997 del “Consorzio per la Tutela del Formaggio Gorgonzola DOP” per la grande gentilezza e disponibilità dimostratami.

Gorgonzolail mitico Erborinato Italiano dalla deliziosa consistenza e dal gusto intenso è un Formaggio semplicemente unico e straordinario.

https://www.gorgonzola.com/

https://www.youtube.com/watch?v=Zd_rb02PvCQ  


Gorgonzola "Dolce" e "Piccante" (Foto CdG)

Momenti della Lavorazione (Foto CdG)

Grandi Possibilità di Abbinamento (Foto CdG)

La Lettera "g" il Logo (Foto CdG)

Il Marchio D.O.P. (Foto CdG)

La Zona di Produzione del Gorgonzola (Foto CdG)

Antonio Auricchio Presidente del Consorzio (Foto CdG)
 
Gorgonzola un Formaggio Unico e Straordinario (Foto CdG)

lunedì 11 gennaio 2021

“ALOIS LAGEDER” UNA STRAORDINARIA AZIENDA DI FAMIGLIA CHE DA 200 ANNI PRODUCE VINI DI ECCELLENZA.




In Alto Adige c’è un Comune che amo molto sia per le sue bellezze naturali e per la straordinaria accoglienza che vi si trova, sia per la magnifica produzione vitivinicola: Caldaro sulla Strada del Vino.

Caldaro sulla Strada del Vino” (“Kaltern an der Weinstraße” in Tedesco) dista circa 15 km. dal Capoluogo di Provincia, Bolzano (Provincia Autonoma dell’Alto Adige/Südtirol), ed è situato nell'Oltradige ai piedi della Catena Montuosa della Mendola accanto al Bosco di Monticolo (Montiggler Wald).

Parliamo di una Località dove si uniscono molteplici aspetti favorevoli sia geografici sia storico/culturali che agricoli.

Innanzitutto la Zona è contraddistinta da un clima mite e dalla variegata e bellissima vegetazione; nel Territorio Comunale è ubicato anche lo splendido e verde Lago di Caldaro, il più grande e temperato dei Laghi Naturali Alpini (data la sua profondità che non supera i quattro metri) un luogo fascinoso sia in Estate che in Inverno contornato da un magnifico panorama non solo di montagne. Le fitte distese di canne, che lo circondano, sono un Parco per migliaia di uccelli acquatici e palustri, ben 250 specie diverse, tra i più belli la Cicogna Bianca (o Cicogna Europea) e lo Svasso Maggiore dal bel piumaggio variopinto. Sulle sue sponde oltre ad altri troviamo il Lido lo Stabilimento Balneare super attrezzato, inaugurato nel 2006, con idromassaggio, piscine per grandi e piccini, una grotta rocciosa sotterranea, il pontile con i pedalò e la barche, l'area ristorazione.

Il Paese di “Caldaro sulla Strada del Vino”, vicinissimo al Lago (si può raggiunge anche a piedi) è una piccola Cittadina di circa 8.000 abitanti votata all'agricoltura, in particolar modo vigneti e frutteti. Il suo nome nasce dalla parola Latina "caldarum" (paiolo di rame), rappresentato anche nello "Stemma Comunale". Il Comune è diviso in Nove Frazioni ubicate a diverse altitudini che variano dai 214 metri s.l.m. fino ai 612 metri.

I primi insediamenti umani in Loco, secondo i ritrovamenti archeologici, risalgono addirittura agli ultimi secoli del III millennio a.C. (Eneolitico, Periodo di transizione tra l’Età della Pietra e l’Età del Bronzo); sono stati trovati anche molti reperti di Epoca Romana.

Attraverso i Secoli Caldaro è passato sotto il governo di vari Stati e Vescovadi: ancora oggi ci sono una decina di Chiese di importante valore storico e otto Cappelle con statue lignee raffiguranti scene della Passione di Gesù. Nel Circondario non mancano alcuni interessanti Castelli.

La Viticoltura ha rappresentato e rappresenta l'essenza stessa del Paese di Caldaro e ha una antichissima tradizione, visto che sono stati trovati dei vinaccioli risalenti all'Età del Ferro; già nel 1220 poi è documentata una prima citazione ufficiale del "Vinum de Caldaro". 

Nei primissimi anni del 1900 esisteva già un Consorzio tra Vignaioli della Zona e dal 1955 il Territorio è attraversato dalla “Strada del Vino del Sud Tirolo” (Suedtiroler-Weinstrasse) ma è dal 1999 che è nato l’attuale “Consorzio Wein Kaltern”.

Proprio su uno spettacolare e fascinoso pendio vista Lago di Caldaro ha il suo Vigneto più importante (8 Ettari), denominatoRömigberg”, una delle Storiche Aziende Vitivinicole: “Alois Lageder

La Storia dell’AziendaAlois Lageder” ha inizio nel lontano 1823, allorché Johann Lageder, apprendista Artigiano aprì un commercio di Vini a Bolzano. Successivamente i suoi Figli e Nipoti decisero di acquistare dei Vigneti e iniziare a produrre direttamente Vini.

Alois III, Pronipote del Capostipite, comprese  quanto fossero fondamentali le potenzialità della varietà climatica dell’Alto Adige e nel 1934 acquistò la Tenuta Löwengang di Magrè, nella parte meridionale dell´Alto Adige. Fu lì e in altri Villaggi limitrofi che fece installare dei torchi per produrre vino, e ben presto anche diversi Viticoltori cominciarono a conferirgli le proprie uve.

Nel 1963 Alois III purtroppo morì improvvisamente quando il figlio Alois IV aveva solo 12 anni. Toccò quindi a sua moglie Christiane e alla Figlia maggiore Wendelgard rilevare la conduzione dell’Azienda Paterna. A metà degli Anni Settanta Alois IV prese in mano la Tenuta insieme alla Sorella e a suo Marito, l’Enologo Luis Von Dellemann. Da quel momento iniziò per la loro attività uno sviluppo costante che non si è mai fermato grazie all’introduzione di severi e assoluti criteri di qualità. Vennero adottati metodi innovativi nei Vigneti e in Cantina e in pochi anni l’Azienda raggiunse un posizionamento alto sul mercato. Oggi i 55 Ettari di Vigneti di proprietà della Famiglia sono interamente coltivati con grande impegno e amore attraverso il “Metodo Biodinamico”.

Un Metodo fondamentale quello del ciclo naturale completo della Biodinamica per l’Azienda Agricola che funziona proprio come un “microcosmo organico” dove oltre all’uomo convivono una grande varietà di piante e animali grazie anche al “Progetto Buoi”, al “Progetto Taurus” e al “Progetto Grandorto”.

Qui i Buoi Altoatesini trascorrono 365 giorni all'anno all'aperto (questo è un fatto unico per una Regione Alpina come l'Alto Adige) grazie alla stretta collaborazione con Alexander Agethle del Caseificio BiologicoEnglhorn” della Val Venosta. Da anni trascorso il periodo estivo, i buoi vengono trasferiti (“Progetto Taurus”: far rivivere l'antica tradizione della transumanza) da una malga di montagna nei loro Vigneti in Bassa Atesina. Grazie al clima più caldo e mite di queste zone, gli animali trovano cibo per tutto l'inverno. In questo modo si permette ai buoi di vivere tutto l'anno all'aria aperta e di trascorrere una vita appropriata alla loro natura.

Anche il “Progetto Grandorto” rispecchia la loro “filosofia olistica”. In mezzo ai vigneti è stato realizzato un grande orto nel quale si coltivano al naturale verdure delle più svariate tipologie, frutta, erbe aromatiche e cereali. 

Tutta la loro produzione certificata biologica di carni e verdure e anche alla base delle prelibate ricette che vengono preparate alla loro Vineria/RistoranteParadeis”.

Proprio il Loro VignetoRömigberg”, che come già accennato si trova su un panoramico e affascinante ripido pendio vista Lago di Caldaro, ha un contesto climatico e geologico unico nel suo genere che si avvicina molto all'ideale “Cerchio naturale della Biodinamica” a cui si ispira il lavoro quotidiano dell’Azienda: qui l'interazione tra uomo, animali e piante è esemplare, mucche e pecore pascolano tra vigne, ulivi e nespoli, mantenendo l'equilibrio naturale nel Vigneto e della sua unicità.

Originariamente al “Römigberg” erano stati piantati solo Vitigni di Schiava ma nel 1986, dopo vari scambi di opinioni con esperti Viticoltori provenienti da tutto il Mondo, tra cui il pioniere della Viticoltura Americana Robert Mondavi, Alois Lageder decise di piantare nel Vigneto anche Vitigni di “Cabernet Sauvignon” e “Petit Verdot” importati dalla Francia. Nei piccoli terrazzamenti venne usato l’impianto a Guyot fitto: fu il primo grande Vigneto dell'Alto Adige che adottò questo sistema.

Proprio in questa particella oggi “Römigberg” ma che anticamente era denominata “Herz” (in Italiano = Cuore, in Latino = Cor) che si produce il Loro Vino Rosso (Cabernet Sauvignon e Petit Verdot) più importante che ne prende anche il nome: “Cor Römigberg”.

Negli anni 80 Alois Lageder si è reso conto delle specifiche potenzialità dei suoi Vini attraverso il processo di invecchiamento: con il passare degli anni il buon Vino rivela i suoi segreti grazie all'interazione tra luogo, clima, vinificazione e tempo.

Pertanto a partire dall’annata 1995 ha iniziato a mettere da parte ogni anno una piccola partita dei lorocapolavori e oggi dispongono di unaricca collezione”, le Riserve della Tenuta: il “Progetto Rarum” (Annate Storiche).

"I Vini lungamente affinati si possono comparare a una persona che con l’età affascina non per la sua forza ma per la sua saggezza. Questi Vini hanno una personalità straordinaria, un'aura molto speciale”: ha affermato Alois Lageder.

L’assortimentoRarum 2020è una selezione del Vino Rosso punta di diamante dell’Azienda ilCOR Römigbergnelle annate 1996, 1998, 2003, 2006, 2008, 2010: per l’occasione è stata scelta come confezione un’elegante cassetta di legno con uno stappa/tappa bottiglie molto particolare, unaLimited Edition per veri intenditori e grandi appassionati.

Alois Lagederuna straordinaria Azienda di Famiglia che da 200 anni s’impegna con grandissima dedizione e passione a produrre Vini di eccellenza.

https://aloislageder.eu/

https://www.youtube.com/watch?v=aBBUa7szJDA

https://aloislageder.eu/vini/rarum

https://aloislageder.eu/vini/rarum/rarum-cor-roemigberg-it


Azienda Alois Lageder: Solo Grandi Vini (Foto AL)

Panorama: Vigna, Lago e Montagne (Foto AL)

Una Vista della Cantina (Foto AL)

Una Vista dell'Orto tra le Vigne (Foto AL)

Vineria/Ristorante "Paradeis" (Foto AL)

I Terrazzamenti del Vigneto Römigberg (Foto Benjamin Pfitscher)

"Rarum 2020": Le Sei Annate Selezionate di "COR" (Foto AL)

"Rarum 2020 - Edizione Limitata" La Cassetta in Legno (Foto AL)
 
Alois Lageder in Persona (Foto AL)

Azienda Alois Lageder: La Magia dell'Uva (Foto AL)

martedì 5 gennaio 2021

“SAKE COMPANY” LA VIA ITALIANA PER CONOSCERE TUTTO SULLA BEVANDA ALCOLICA PIÙ GIAPPONESE CHE CI SIA: IL SAKE.



Esiste nel Mondo una “bevanda alcolica” che costituisce una categoria a parte, non essendo classificabile né tra i Distillati né tra i Liquori, il suo nome è “Sake”.

Il “Sake” (dal Giapponese , "bevanda alcolica") è una bevanda tipica del Giappone, si ottiene attraverso un antichissimo processo di fermentazione che coinvolge riso decorticato, acqua e spore “koji”.

Koji” (in Giapponese: kōji, o 麹菌kōji-kin), nome scientificoAspergillus oryzae”, è unfungo filamentoso” (una muffa). Viene impiegato da Secoli in diverse Cucine dell'Asia Orientale come fermentante. Viene usato anche per saccarificare il riso, altri cereali e le patate per la produzione di bevande alcoliche come “Huangjiu”, “Makgeolli”, “Shōchū”, “Sake”, oltreché per l' “Aceto di Riso”.

Quello che in Occidente è conosciuto comeSakein realtà per Giapponesi è un particolareVino di Risochiamato “Nihonshyu” (日本酒 Alcol Giapponese). In Giappone con la parola “Sake” si indica semplicemente una bevanda alcolica che a seconda della Regione di provenienza può assumere vari significati specifici. Per esempio nel Kyūshū Meridionale (Kyūshū una delle Otto Regioni del Giappone, situata direttamente a sud-ovest di Honshū l'Isola principale dell'Arcipelago Nipponico) il termine “Sake” si riferisce di solito a allo “Shochu” di patate (芋焼酎 Imojyouchyou). Lo “Shochu” è un distillato che si può realizzare con orzo, patate dolci e riso.

Sake” è anche l'Awamori (泡盛 letteralmente cupola trasparente, o “kusuvecchia bevanda) un altro particolarissimo distillato delle Isole Okinawa (沖縄諸島 Okinawa Shotō), il gruppo principale dell'Arcipelago Giapponese delle Ryūkyū.

La Storia del “Sake” si perde tra molte leggende millenarie di origine Cinese e Giapponese. L’unica certezza è che il “Sakeha seguito sicuramente lo sviluppo della Coltivazione del Riso che fu introdotta in Giappone dalla Cina, nel già citato Kyūshū, nel tardo periodo “Jōmon-jidai” circa 2600 anni fa.

Il PeriodoJōmon-jidai” (縄文時代) classifica la Storia Giapponese nei secoli a.C. che intercorrono da circa il 10000 fino al 300.

Nell’EraYayoi-jidai” (弥生時代) che va dal 300 a.C. al 250 d.C., attraversando il Neolitico, l' Età del Bronzo e l'Età del Ferro, la “coltivazione del riso” si diffuse in tutto il Giappone. La Tecnica di Produzione delSake” si è gradualmente e notevolmente sviluppata dal metodo iniziale, il più antico, che vedeva nella masticazione del riso cotto (per unirlo con gli enzimi contenuti nella saliva) il mezzo per la saccarificazione, per poi favorirne la fermentazione con il lievito.

Si indica il periodo “Nara-jidai” (奈良時代), che va dal 710 al 784, come quello in cui  il “Sake” abbia iniziato a essere fatto nella maniera che conosciamo oggi con la fermentazione che utilizza le spore di “koji”. Allora ci fu una tale diffusione del “Sake”, per dedicarlo agli Dei e all'Imperatore durante cerimonie ed eventi, che venne istituito un Ufficio apposito per il controllo della sua produzione.

Esistono, a grandi linee, due principali tipi di Sake: il “futsuu-shu” (普通酒) ovvero il "sake normale" e il “tokutei meishyoshyu” (特定名称酒), il sake per occasioni speciali. Ma parlare in dettaglio del “Sake”, della sua filosofia, delle tecniche di realizzazione, dei vari tipi e classificazioni, del modo di servirlo e di degustarlo, ci vorrebbero dei Tomi. Ecco che in Italia per aiutarci a conoscere tutto, ma proprio tutto, su questa speciale bevanda alcolica è nata la Sake Company”.

La Storia della “Sake Company” nasce nel 2011 quando Lorenzo Ferraboschi è tornato in Italia con la sua bellissima moglie Giapponese Maiko Takashima. Lorenzo aveva trascorso per lavoro in Giappone alcuni anni  e con il tempo si era avvicinato molto alla filosofia, alla cultura, alle tradizioni e ai particolari usi e costumi di un Popolo tanto straordinario quanto affascinante.

Anche il “Sake” era entrato a far parte del suo quotidiano e ne era diventato un consumatore attento e appassionato tantoché, dopo il suo rientro in Italia, ogni tanto si faceva spedire delle casse di “Sake” dalla Suocera in quanto i prodotti che trovava in Italia non erano all’altezza di quelli che aveva conosciuto in Giappone. Dal semplice piacere di poter apprezzare un prodotto di qualità al desiderio di condividerlo dando vita a un qualche tipo di commercializzazione il passo è stato breve.

Nel 2014 a Lorenzo Ferraboschi capitò di leggere una ricerca della “Jetro”.

La “JETRO” (Japan External Trade Organization) è un Ente semi-governativo Giapponese, il cui scopo è quello di promuovere i rapporti economico commerciali tra il Giappone ed il resto del Mondo. E’ stata fondata nel 1958 dal “MITI” (attuale “METI”, Ministry of
Economy Trade and Industry) ed è presente con 37 uffici in Giappone e 73 all'Estero.

Nella ricerca sopra citata si evidenziava come alcune specifiche specialità gastronomiche Giapponesi arrivate a Londra nel giro di 5 anni erano diventate di moda e si erano diffuse anche a Parigi e a Milano. Era successo per l’insieme delle preparazioni tipiche denominate “Sushi” e per quella zuppa arricchita dalle mille versioni denominata “Ramen”: ecco che Lorenzo pensò che un tale successo sarebbe potuto nascere anche per il “Sake”.

Nel Giugno del 2015 Lorenzo Ferraboschi e sua moglie Maiko Takashima decisero che era giunto il momento di buttarsi nella nuova impresa e si fecero spedire diverse bottiglie di “Sake” per farle assaggiare a Ristoratori, Bartender e addetti al settore Food and Beverage. A Lorenzo però non bastava solo una conoscenza da appassionato della materia, voleva vedere il "dietro le quinte" e imparare tutto sul “Sake”. Il primo passo dei suoi studi è stato in Inghilterra, a Londra, alla “Sake Sommelier Association” (unica operante al di fuori del Giappone) dove ne è diventato membro e successivamente Educator in Italia (Sake Sommelier Association Italia). Poi si è recato nuovamente in Giappone dove ha lavorato nelle più importanti “Sakagura” (i luoghi dove viene prodotto il sake) e ha imparato a produrlo con le proprie mani.

La nascita della “Sake Company” ha significato la realizzazione di un sogno per Lorenzo Ferraboschi e sua moglie Maiko Takashima: un’Azienda che vende prima di tutto la competenza e poi l’estrema qualità dei vari tipi di “Sake” importati. In pochi anni grazie a questa iniziativa l’Italia ha scalato posizioni su posizioni in Europa per volumi di importazione del Sake e nell’Ottobre 2018 ha raggiunto un traguardo storico diventando il Primo Paese in Europa superando l’Inghilterra (fino ad allora il primo importatore Europeo).

Parallelamente è cresciuta anche la Sake Sommelier Association Italia di cui Lorenzo è il Responsabile Unico; l’Associazione si è rivelata un fattore determinante in quanto a competenza e cultura del prodotto e ha aiutato a superare ogni dubbio su ciò che inizialmente non si conosceva, interpretando il Sake come un vero e proprio veicolo culturale.

Oggi la “Sake Company ha nel suo catalogo oltre 100 referenze di Sake (rigorosamente importati a temperatura controllata “4 gradi”) che provengono dalla maggior parte delle 47 Prefetture del Giappone. Sono Prodotti di primissima qualità, per lo più a Produzione Artigianale, che seguono processi manuali e lavorazioni legate alla stagionalità e alla raccolta dei vari tipi di riso, oltre alle particolari lavorazione (levigatura) dello stesso che ne determinano il valore.

La scelta è vastissima: i classici e le etichette riserva, gli spumantizzati e gli invecchiati, gli affinati in legno di cedro e il famoso Sake torbido e moltissimi altri. Un’infinita ricchezza di note, profumi e gusti, con varie modalità di degustazione: fredda, a temperatura ambiente o calda per una maggiore esaltazione del corpo e degli aromi. La vendita avviene tramite canali tradizionali e con un efficiente Servizio On-line. Visto il successo Italiano recentemente è stata aperta la “Sake Company Iberica” e presto si apriranno altre Filiali Europee.

Oltre a tutto ciò, grazie al grande lavoro svolto da “Sake Company” e della “Sake Sommelier Association”, nel Mese di Dicembre del 2016 a Milano, in Via Cesare da Sesto 1 in Zona Porta Genova, ha aperto “Sakeyala PrimaHouse of SakeItaliana, un super accogliente Bistrot, Store e Bar, dove accanto alla fornitissima Cantina di Sake (più grande d’Europa) si può degustare l’ottima Cucina dello Chef Masaki Inoguchiì assistito da uno Staff Giapponese e Italiano con una professionalità di altissimo livello. Tutto ciò rendeSakeyaun luogo magico e speciale.

Sake Companyla via Italiana per conoscere tutto sulla bevanda alcolica più Giapponese che ci sia: ilSake”.

https://sakecompany.com/

https://www.youtube.com/watch?v=n03VCNI-zJ8

https://www.youtube.com/watch?v=o6EKYaIHlKw

https://www.youtube.com/watch?v=SVPuY4qVUyc


Giappone: Modernissimo ma Legato alle Tradizioni (Foto SK)

"Sake": Una Tradizione Millenaria (Foto SK)

Sake e Samurai (Foto SK)

"Sake": Una Filosofia (Foto SK)

Lavorazione Manuale (Foto SK)

Artigianalità (Foto SK)

Lorenzo Ferraboschi (Foto SK)

Maiko Takashima (Foto SK)

"Sake Company" e "Sake Sommelier Association" (Foto SK)

"Sake Company" Esposizione a Milano (Foto SK)
 
"Sake": Gli Abbinamenti (Foto  Modestino Tozzi)

"Sake": il Fascino (Foto Modestino Tozzi)