sabato 26 settembre 2026

IN UMBRIA, A GUBBIO, È NATA “DOMUS OLEARΣ” LA RACCOLTA PIÙ GRANDE DEL MONDO DI PIANTE DI OLIVO PER VARIETÀ DI PROVENIENZE.




Le piante di “olivo selvatico” (Olea Europaea Oleaster) esistono da millenni e l’uomo ha imparato a conoscerle da oltre 6000 anni.

La conoscenza venne approfondita, a partire dagli Armeni e successivamente anche dagli Egiziani. Queste straordinarie piante, non più selvatiche ma coltivate, dalle quali grazie alla spremitura delle olive si ricava quel magnifico prodotto che si chiama Olio, divennero imprescindibili per la vita dell’uomo.

Già 2000 anni a.C. nel Codice Babilonese (composto da 282 leggi), che porta il nome del Re Hammurabi (regnò dal 1792 al 1750 a.C.), si regolava la produzione e il commercio dell’olio d’oliva.

L’olio di oliva, prima per i Greci e poi per i Romani, fu fondamentale per lo sviluppo dell’agricoltura, del commercio, dell’alimentazione e ciò ne favorì la diffusione in tutto il bacino del Mediterraneo.

Siamo certi, grazie ai numerosi ritrovamenti archeologici, che l’olio di oliva veniva prodotto nella Penisola Italica già avanti Cristo nei Secoli VIII e VII. L’Italia geograficamente si prestava, e si presta, grazie al favorevole “clima mediterraneo” allo sviluppo delle piante di olivo, in particolare l’Olea Europaea Sativa, le varietà da olio e da mensa.

Lucio Giunio Moderato Columella (4 - 70 d.C.), agricoltore e scrittore Romano di Agricoltura, nel I Secolo d.C., nel suo trattato, pervenutoci integro in dodici volumi, “De re Rustica”, definiva l’olivo come “il migliore albero esistente” (Olea prima omnium arborum est).

Nel mondo Romano si arrivò ben presto ad avere una classificazione di cinque tipologie di olio a seconda del momento in cui avveniva la raccolta e la spremitura:

- “Oleum Ex Albis Ulivis”, l’olio migliore, prodotto con olive verdi chiare raccolte manualmente e scelte una per una direttamente dalla pianta;

- “Oleum Viride”, quello fatto con olive più verdi e tendenti a scurirsi, prese sempre sulla pianta, buono ma non eccellente;

- “Oleum Maturum”, l’olio delle olive più mature, di qualità mediocre;

- “Oleum Caducum”, generato da frutti già caduti a terra, il meno buono;

- “Oleum Cibarium”, il risultato della spremitura delle olive peggiori, scartate e bacate, quest’ultimo olio, il più cattivo, era riservato agli schiavi.   

Sempre i Romani produssero anche selezioni particolari di olio di buona qualità come, a esempio quello di Venafro (Venafrum), una zona particolarmente vocata nell’attuale Provincia di Isernia. Visto che l’avidità umana era già connaturata in quei tempi, arrivarono anche le contraffazioni, infatti c’era in circolazione molto olio d’oliva scadente, come quello proveniente dall’Africa, che in realtà doveva essere usato esclusivamente per l’illuminazione.

L’olio d’oliva, attraverso i Secoli, è sempre stato conosciuto per le sue virtù terapeutiche e organolettiche. Molti sono i suoi meriti, nella prevenzione dei disturbi dell’apparato digerente, grazie alla massima digeribilità e al fatto che viene assorbito interamente dall’intestino regolandone le funzioni. Oltre a ciò aiuta a prevenire e a curare molte altre malattie legate all’invecchiamento osseo e alle problematiche cardiovascolari.

Oggi la coltivazione dell’olivo viene praticata in più di 50 Paesi del Mondo, con una produzione, di livello e buona qualità, anche in quelli meno tradizionali come Messico, Cile, Perù, Argentina, Stati Uniti, e Sudafrica. 

L’Italia è quasi sempre stata il secondo produttore Mondiale di Olio di Oliva, dopo la Spagna, e la sua produzione migliore, l’Olio Extravergine di Oliva con denominazioni D.O.P. e I.G.P., è sicuramente ai massimi livelli qualitativi.

L'Umbria è una magnifica Regione ubicata nell'Italia centrale ed è l'unica in quest'area a non avere sbocchi sul mare. Confina a Nord con la Toscana e le Marche e a Sud con il Lazio. Viene definita il “Cuore verde d'Italia” per la sua posizione centrale e la fitta vegetazione. Il suo Territorio è prevalentemente collinare e montuoso, con l'Appennino Umbro-Marchigiano a est, ed è attraversato dal fiume Tevere e dal fiume Nera su cui si trova la famosa Cascata delle Marmore. Quest’ultima è nata nel 271 a.C. per un'intuizione di ingegneria idraulica dei Romani, guidati dal Console Manio Curio Dentato, che decisero di deviare il fiume Velino facendolo precipitare nella gola del fiume Nera.

L'Umbria agricola è caratterizzata da un paesaggio collinare frazionato in piccole e medie aziende familiari a forte vocazione biologica. Le sue produzioni d'eccellenza si concentrano su pochi elementi identitari: il “Vino” (trainato dalle eccellenze del Sagrantino di Montefalco e del Torgiano), il “Tabacco e cereali” (storicamente diffusi nelle pianure e nelle valli tiberine), i “Legumi di nicchia” (come la celebre “Lenticchia di Castelluccio di Norcia”), la “Zootecnia e tartufi” (focalizzati sull'allevamento suino con una storica tradizione norcina e sulla raccolta del tartufo nero), l’“Olio extravergine d'oliva” (di altissima qualità, tutelato dall'intera D.O.P. Regionale).

Negli ultimi anni l’Umbria ha integrato fortemente l'agricoltura con il territorio diventando un modello nazionale per l'agriturismo e il turismo rurale sostenibile.

Nell'Umbria nord-orientale, al confine con le Marche, c’è Gubbio (soprannominata la "Città di pietra"), in Provincia di Perugia, una delle Città Medievali più affascinanti, suggestive e meglio conservate d'Italia. Gubbio è adagiata lungo le pendici boscose del Monte Ingino, un nucleo storico che regala scorci unici, vicoli ripidi e un'atmosfera senza tempo.

Il Territorio di Gubbio è un vasto mosaico di montagne e colline, ricco di fitte faggete e boschi incontaminati, con una campagna piena di sentieri escursionistici, antiche abbazie, pievi rurali e piccoli castelli medievali. Gli olivi sono certamente il simbolo indiscusso di questo paesaggio: coltivati da millenni su terreni scoscesi e terrazzati, non solo disegnano l'identità visiva del territorio ma da loro si estrae un “Olio extravergine d'oliva D.O.P.” tra i più pregiati al mondo per intensità e fragranza.

Il Comune di Gubbio è tra i più estesi d'Italia per superficie e comprende più di 100 Frazioni una di queste è Montelovesco immersa nella quiete delle colline Umbre a circa 450-470 metri di altitudine. Una vera “Oasi di Pace” circondata da boschi, ampi poderi coltivati e strade secondarie poco trafficate, ideali per escursioni a piedi o in mountain bike. Oggi la Località è nota soprattutto per la presenza di strutture ricettive di charme ricavate da antichi casolari ottocenteschi ristrutturati nel più stretto rispetto dell'architettura rurale Umbra.

Proprio nella campagna della Frazione di Montelovesco si trova l'Azienda Agricola e Frantoio “Silvano Di Murro”, una realtà produttiva specializzata nella coltivazione di oliveti (16 ettari di oliveti collinari con circa 4.500 piante) e nella valorizzazione della biodiversità olivicola. L’Azienda produce Olio Extravergine d'Oliva di alta qualità, sia monovarietale sia blend, selezionando cultivar resistenti al freddo, alla siccità e ai cambiamenti climatici, ideali per i territori alto-collinari.

L’azienda recentemente è entrata a far parte della prestigiosa “Strada dell’Olio DOP Umbria”.

L'Azienda Agricola “Silvano Di Murro” meritevolmente si è messa a disposizione concedendo il proprio terreno (10 ettari), a titolo non oneroso, al “Consiglio Nazionale delle Ricerche” (CNR) e all’“Istituto di Bioscienze e Biorisorse” (IBBR) come Sede di un progetto scientifico e accademico di recente istituzione denominato “DOMUS OLEARΣ”. Il Progetto e patrocinato dalla Regione Umbria e dal Comune di Gubbio.

Il nome stesso racconta la vocazione di questo progetto: una “DOMUS”, una casa comune per gli olivi del mondo, e “OLEARΣ” con in coda il simbolo “Σ” (“Sigma” Maiuscola, la diciottesima lettera dell’alfabeto Greco) che rappresenta la sommatoria di tutte le accessioni che contribuiranno, nel tempo, ad arricchire questo patrimonio condiviso.

La “DOMUS OLEARΣ”, inaugurata il 18 Settembre 2026, è la nuova importantissima e più grande “Collezione Internazionale degli Olivi”, la raccolta più ampia per varietà di provenienze mai realizzata in un solo luogo che trova casa in Umbria per essere studiata e conservata nel tempo.

“DOMUS OLEARΣ” è la “Banca Mondiale del Germoplasma Olivicolo”, con oltre 10.000 genotipi di olivo e 850 accessioni geneticamente uniche di olivi selvatici e cultivar provenienti da 32 Paesi del Mondo che includono più di 400 genotipi di olivo selvatico e diverse sottospecie. Un "archivio vivente", un punto di riferimento mondiale per la ricerca scientifica sulla biodiversità dell'olivo e un polo di divulgazione scientifica, turismo e formazione per tutelare la biodiversità e la sicurezza alimentare globale.

Dietro ogni pianta c'è un lavoro di caratterizzazione molecolare condotto dal “CNR-IBBR” di Perugia, sotto la responsabilità scientifica della Dottoressa Soraya Mousavi (Ricercatrice Senior) e quella tecnica di Roberto Mariotti, nell'ambito del progetto “Omibreed” (lo studio per favorire la resistenza genetica contro il batterio Xylella fastidiosa nelle colture mediterranee, in particolare l'olivo) e con il sostegno dei programmi “REACH-XY” e “Bexyl” (nati per contenere e contrastare la diffusione del batterio Xylella fastidiosa).

La ricerca ha permesso di distinguere decine di casi di omonimia e sinonimia varietale (piante che portavano lo stesso nome pur essendo diverse, o nomi diversi per la stessa pianta) grazie a marcatori genetici avanzati, alcuni sviluppati appositamente per questo lavoro: un metodo accurato e personalizzato che restituisce, per la prima volta su questa scala, un'identità certa a ciascuna pianta. Un patrimonio che il “CNR-IBBR” mette a disposizione, insieme a decine di collaborazioni già attive con enti pubblici e privati, per i programmi di “breeding” (di allevamento) e di “genome editing” che orienteranno il miglioramento genetico dell'olivo su scala mondiale.

A rafforzare la dimensione internazionale del progetto c’è anche l’assegnazione alla collezione del codice identificativo “FAO IT481” che ne consente l’inserimento nei circuiti internazionali e apre la strada a nuove collaborazioni con enti e centri di ricerca di tutto il mondo.

La scelta di questo Territorio per il nuovo progetto “DOMUS OLEARΣ” non è certo casuale, infatti l’Umbria è la Regione che ha fondato gran parte della propria identità agricola e gastronomica sull'olivo e ora diventa anche il luogo fisico in cui si custodisce la memoria  genetica di questa pianta a livello mondiale. Le stesse condizioni climatiche e pedologiche del Territorio di Gubbio permetteranno di osservare, fianco a fianco, la risposta di centinaia di varietà diverse agli stress climatici e ai patogeni, in quello che i ricercatori definiscono un laboratorio a cielo aperto.

La preziosa collezione “DOMUS OLEARΣ” si propone come un museo della biodiversità, aperto su due fronti: da un lato scuole, università e centri di ricerca, per un percorso educativo a più livelli, dall'altro olivicoltori, agronomi e cultori della materia, per visite tecniche che raccontano, attraverso le piante stesse, un’incredibile e affascinante storia agricola millenaria.

https://www.stradaoliodopumbria.it/


"Umbria" un Territorio Semplicemente Magnifico (Foto DO)

Azienda Agricola e Frantoio "Silvano Di Murro" (Foto DO)

La Banca Mondiale del Germoplasma Olivicolo (Foto DO)

"DOMUS OLEARΣ": Un Archivio Vivente (Foto DO)
 
"DOMUS OLEARΣ": Un Museo della Biodiversità (Foto DO)


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