venerdì 11 gennaio 2013

ALL’OSTERIA CANTAGALLO A CAPRAIA E LIMITE (FI) LO STRETTO LEGAME COL TERRITORIO NASCE DALLA FILIERA CORTA.



L’agricoltore è uno dei primi e più antichi lavori dell’uomo, risale addirittura alla Preistoria e più precisamente al periodo Neolitico (l’ultimo dei tre che formano l’Età della Pietra). Quel tempo lontanissimo ha avuto una enorme importanza per lo sviluppo dell’umanità, si iniziò a lavorare la ceramica, a coltivare la terra, con la conseguenza che le popolazioni diventarono stanziali e si dedicarono anche ad allevare gli animali.  
Il legame tra uomo e prodotti della terra attraverso i secoli è stato sempre molto forte.

Nel Comune Toscano di Capraia e Limite (nato dalla fusione di due centri abitati, Capraia Fiorentina e Limite sull’Arno), in Provincia di Firenze, c’è l’Osteria Cantagallo, una delle espressioni Toscane  attuali che manifesta, con i prodotti messi in tavola, questo eterno legame.
L’Osteria Cantagallo è proprietà della Famiglia Pierazzuoli ed è stata aperta nel mese di Ottobre del 2010.

I Pierazzuoli lavoravano a Prato nel settore tessile, babbo Raffaello e mamma Carla. Negli anni avranno 5 figli, purtroppo Edoardo verrà prematuramente a mancare, gli altri sono Dario, Enrica, Enrico e Serena.

Nel 1970, per impellenti necessità di salute del nonno Garibaldo, originario di Biella, Raffaello acquista, a Capraia in Limite, la Tenuta Cantagallo. Allora la proprietà comprendeva una casa colonica con 25 ettari di terreno, faceva parte del pacchetto anche il vecchio fattore Alberto Pucci detto Albertino.
Nonno Garibaldo è una “roccia” e fortunatamente combatterà la malattia per moltissimi anni diventando il “Signore” della Tenuta Cantagallo, una terra che produce vino e olio “quasi per divertimento”, la vendita è limitata e i prodotti finiscono molto spesso solo per uso familiare.

Nel 1988 arriva alla Tenuta il “Padroncino Enrico”, come lo chiama il fattore Albertino
Enrico Pierazzuoli, classe 1969, si è appena diplomato ragioniere programmatore e, pieno di entusiasmo, vuole modificare l’andamento della Tenuta trasformandola in una vera e propria Azienda. Acculturatosi con molta cura per affrontare questo suo nuovo gravoso impegno, sfruttando l’aiuto del loro primo Enologo, Stefano Chioccioli, e con l’appoggio del vecchio fattore,  riesce a vincere anche alcune delle resistenze della famiglia ed è la svolta.

 I sostanziosi investimenti portano nuovi macchinari, nuovi metodi, nuove terre e nuovi edifici, compreso, nel 2002, il Frantoio e l’accogliente, panoramico Agriturismo con piscina.
Oggi la Tenuta Cantagallo si estende nel bellissimo territorio del Montalbano (sistema collinare e montuoso che separa il Valdarno superiore del Valdarno inferiore) per 200 ettari di cui 20 a vigneto specializzato ad alta densità, il resto ad oliveti ed altre colture. I terreni sono ad un’altitudine di 200-350 metri s.l.m., ed hanno una composizione dove prevale la roccia arenaria. 

Qui si producono i Vini, la Grappa di Vinsanto, l’Olio Extravergine di Oliva “Laudemio” (Cultivar: 55% Moraiolo, 40% Frantoio, 5% del raro Leccio del Corno), e una lunga serie di specialità alimentari (verdure sottolio, salse e confetture) tutte preparate con amorevoli attenzioni, seguendo le antiche ricette e soltanto “pastorizzate” per preservarne le qualità organolettiche, senza aggiunta di coloranti o conservanti. L’esclusivo uso del loro Olio Extravergine di Oliva garantisce ulteriormente l’elevata qualità gastronomica. Con tutti i loro prodotti vengono preparati anche bellissimi e ricchi cesti regalo.

La Zona del Chianti Montalbano è una delle sette zone del Chianti D.O.C.G..

Nel 1992 viene acquisita la Tenuta Le Farnete, nella Frazione di Comeana del Comune di Carmignano in Provincia di Prato, una delle zone migliori per la produzione vitivinicola. 
Oggi la Tenuta raggiunge i 50 ettari di cui 9 a vigneto, il resto a oliveti e bosco. 

Nel disciplinare dei Vini di Carmignano, unica Zona in Toscana, oltre al Sangiovese, è obbligatorio l’uso del Cabernet Sauvignon considerato Vitigno Autoctono essendo stato importato dalle Famiglie Medicee, in questa zona dalla Francia, già nel 1500

Nella Tenuta Le Farnete oltre ai Vini viene prodotta la Grappa Bianca e l’Olio Extravergine di Oliva “Le Farnete” (Cultivar: 55% Frantoio, 45% Moraiolo).

La produzione totale di Vino, nelle due Tenute, si aggira intorno alle 160.000 bottiglie divise tra le varie Etichette

Dal 2000 Lorenzo Landi, in qualità di Enologo esterno, collabora con Enrico Pierazzuoli.

Ma torniamo all’Osteria Cantagallo.
Il Locale è ubicato all’ingresso della Tenuta Cantagallo in edificio ristrutturato, era il vecchio fienile.
 Si entra e ci si trova, davanti e a destra, i mobili con l’ampia esposizione dei molti prodotti dell’Azienda. Superata la mostra si entra nella grande sala, a sinistra il bellissimo e antico bancone della mescita (sul piano di marmo ha la caratteristica fessura per le monete del tempo), a destra si allargano i tavoli, una quindicina, circa cinquanta coperti, fino al grande e caratteristico blocco che comprende il forno a legna e il camino. 
C’è un piccola grotta che permette di servire, ad un unico tavolo, una cena in un ambiente estremamente caratteristico, raccolto e romantico. L’arredamento è rustico in perfetta armonia con il soffitto a travi e travicelli e al pavimento in cotto. L’apparecchiatura è semplice, spartanamente da Osteria.

Il Menu è un concentrato di piatti tradizionali, quasi totalmente di terra, che sono praticamente scomparsi dalle Cucine moderne. Le materie prime, quelle non prodotte da loro, provengono da un’ accurata ricerca che coinvolge solo prodotti certificati e garantiti che abbiano una provenienza limitrofa (Filiera Corta) e che siano prevalentemente Toscani.

Ma veniamo alla degustazione fatta.

I Vini stappati per accompagnare i piatti sono stati:
- “Barco Reale di Carmignano 2010”, D.O.C., 13% Vol., “Carmignano Riserva 2008”, D.O.C.G., 13,5% Vol., e “Carmignano 2009”, D.O.C.G., 13,5% VOl., tutti e tre ottenuti con 80% Sangiovese e 20% Cabernet Sauvignon, della Tenuta Le Farnete.

In tavola il cestino con il buon pane casereccio. Sono stati serviti:

- Stracciatella nel bicchiere, pane croccante, olio extravergine di oliva, noce moscata e limone;

- Millefoglie di verdure dell’Azienda con fior di ricotta fresca di latte vaccino della storica Fattoria (XIII secolo) “Il Palagiaccio” di Scarperia (FI);

- Lingua bollita con crema di zucchine, peperoni e olive;

- Carabaccia zuppa di cipolle (l'originale che che ne dicano i Francesi) e fagioli con tortelloni ripieni di maiale;

- Risottino con funghi, castagne e vino rosso, mantecato con pecorino;

- Coda brasata al Chianti Montalbano (cottura un giorno e mezzo) con purea di patate;

- Trilogia di piccione: Coscia farcita di fegatini al Vin Santo, Spiedino con durelli (detti anche cipolle o ventrigli), Filetto con spinaci freschi;

- Semifreddo al “Millarium” Vin Santo D.O.C. del Chianti Riserva (prodotto, con selezionatissime Uve di Trebbiano Toscano, San Colombano, Malvasia del Chianti e Sangiovese, nella Tenuta Cantagallo) con croccantino di mandorle e crema Inglese.  

L’appassionato e bravo Chef responsabile dei piatti è David Bonucci.

David, classe 1969, è Fiorentino ma abita ad Empoli, è arrivato all’Osteria Cantagallo il 5 Giugno 2012. Uno Chef autodidatta (si è diplomato Perito Elettromeccanico), la sua cultura gastronomica ha una solida tradizione di famiglia nella Ristorazione di qualità, dal 1995, ha avuto, insieme al babbo e alla mamma, un locale, Il Cantuccio, un vero e proprio gioiellino (solo 14 posti) della ristorazione Empolese
Da sei anni tiene corsi alla Scuola di Arte Culinaria “Cordon Bleu” nel centro storico di Firenze.

In Sala il servizio è assicurato dal giovane professionista, Massimo Borghi, classe 1989, nato sul posto a Capraia e Limite, dopo aver fatto varie e importanti esperienze, dall’apertura è all’Osteria Cantagallo.

La Famiglia Pierazzuoli è molto unita (grazie a mamma Carla) e legatissima alla propria terra.
Dario si occupa della parte commerciale e dell’Olio, Enrica dell’Agriturismo e dei contatti con i Tour Operator, Enrico supervisiona tutto il ciclo produttivo, Serena fa tutte le specialità alimentari oltre a seguire Vino e Olio, Monia (la moglie di Enrico) si occupa di amministrazione ed export.

Alla Tenuta Cantagallo si organizzano corsi di Cucina molto seguiti da turisti stranieri, soprattutto orientali, che amano molto i loro prodotti (esportati nel mondo per il 95 %) e la loro Cucina.

Nel 2011 l’Osteria Cantagallo è stata invitata a Yokohama, seconda Città del Giappone, per  rappresentare la Cucina Tradizionale Toscana alla manifestazione, che tutti gli anni viene organizzata per presentare una Regione Italiana, dalla catena dei Grandi Magazzini Isetan Mitsukoshi
Questi Grandi Magazzini Giapponesi, con sedi in tutta l’Asia e altre parti del Mondo, sono talmente forniti di prodotti gastronomici selezionati e di qualità, provenienti da tutto il globo, e fanno una tale opera meritoria, d’informazione e promozione gastronomica, che hanno vinto per l’Emisfero Asiatico il prestigioso premio “Cibus Global Award 2012”.    

All’Osteria Cantagallo l’espressione “filiera corta” non è una semplice parola ma è un vero sentimento che crea un legame molto stretto tra l’uomo e la Terra.
 Accomiatandomi Enrico Pierazzuoli mi ha detto queste parole: “Siamo una Famiglia che resta con i piedi solidamente nel passato, ma usiamo le mani per lavorare appassionatamente nel presente e la testa per pensare a  sviluppare positivamente il futuro”.

Osteria Cantagallo

Via Valicarda, 35

Capraia e Limite (Firenze)

Tel. 0571  1820860



Enrico Pierazzuoli e Giorgio Dracopulos

La Piccola Grotta

Stracciatella nel Bicchiere

Millefoglie di Verdure e Ricotta

Lingua Bollita

Carabaccia con Tortelloni

Risottino Mantecato con Pecorino

Coda Brasata

Trilogia di Piccione

Semifreddo al Vin Santo

David Bonucci e Massimo Borghi

domenica 6 gennaio 2013

RISTORANTE BISTROT A FORTE DEI MARMI (LU) UNA STELLA MICHELIN : IL FRUTTO DELLA LUNGA TRADIZIONE DELLA FAMIGLIA VAIANI.




Una delle Località turistico/balneari Toscane della Versilia più famose, belle ed eleganti, ubicata nella costa settentrionale della Provincia di Lucca, è Forte dei Marmi. Qui il mare e la storia si intrecciano con l’eleganza e la raffinatezza. L’ampio arenile di sabbia finissima è contornato dalla lunga fila degli accoglienti e attrezzati Stabilimenti Balneari, dalle verdi e riposanti aiuole ricche di palme, su cui si affacciano Ristoranti e discoteche, non manca il panoramico pontile che si allunga, per 300 metri, in mare.

Benché questa regione fosse abitata già dalle antiche popolazioni Liguri e dal successivo arrivo dei Romani, nel secondo secolo a.C., i primi insediamenti in questa zona risalgono al diciassettesimo secolo. Successivamente, nel 1788, Leopoldo II d’Asburgo-Lorena (1747-1792), Gran Duca di Toscana dal 1765 al 1790 con il nome di Pietro Leopoldo I, fece costruire un piccolo avamposto militare costiero per avvistamento e difesa, denominato “Forte Lorenese”. L’edificio, a pianta quadrangolare è costituito da uno stabile addossato ad un bastione, era desinato alla protezione dell’imbarco del prezioso marmo, di cui sono ricche la montagne vicine, e a proteggere il nascente centro abitato che da quel momento prese il nome di Forte dei Marmi.    

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento Forte dei Marmi iniziò ad essere meta di un turismo estivo di famiglie nobili, aristocratiche e personaggi famosi come i Reali del Belgio, gli Agnelli e i Siemens famosi imprenditori, il filosofo e pedagogista Siciliano Giovanni Gentile, il poeta e scrittore Grossetano Renato Fucini, lo scrittore e giornalista Pratese Curzio Malaparte, i Bolognesi Marchese Guglielmo Giovanni Maria Marconi e Riccardo Bacchelli, il primo, fisico, inventore, parlamentare e senatore, il secondo, scrittore e drammaturgo. L’elenco dei personaggi illustri è lunghissimo, potrei citare ancora il Ferrarese Italo Balbo, politico, generale, trasvolatore e ministro, il Milanese Luchino Visconti, regista e sceneggiatore. Oltre agli Italiani folta anche la rappresentanza straniera che veniva a trascorre le vacanze al Forte, tra tutti ricorderei il Tedesco Thomas Mann, scrittore, saggista e premio nobel.
Con trascorsi e ospiti di questo livello, anche nel boom del turismo degli anni che partono dal 1950 ai giorni nostri, Forte dei Marmi si è sviluppata, sia nelle sue strutture ricettive che abitative, grazie ad un turismo ricco e d’elite. 

Proprio lungo la passeggiata a mare, lato sud, di Forte dei Marmi c’è il Ristorante Bistrot della Famiglia Vaiani.

I Vaiani hanno una lunga tradizione nel mondo della Ristorazione, nel 1971, Piero, di origine contadine ma con la passione per la buona cucina entra a lavorare nel Ristorante/Trattoria “Tre Stelle”, da molti anni ubicato nel centro storico di Forte dei Marmi a pochi passi dal Forte Lorenese. Un Locale dove veniva fatta con grande esperienza e qualità un’ottima cucina tradizionale Versiliese. Proprio in questo periodo Piero conosce e sposa Nadia la figlia dei proprietari del Locale. 

Trascorrono gli anni e la Famiglia Vaiani cresce, nascono David e Marco, i loro due figli.

Nel 1990, Piero e Nadia Vaiani, rilevano uno dei locali storici dei mitici “anni 50/70” della Versilia e di Forte dei Marmi, il “Bistrot”.
Il terzo famoso Ristorante aperto negli anni cinquanta dai fratelli Bruno e Alfio Vietina, originari della vicina Località di Montignoso (MS), che in quegli “anni ruggenti” avevano aperto precedentemente e con grande successo anche il Madeo e il Maitò. I Vietina dopo aver venduto tutte le loro proprietà emigrarono negli Stati Uniti d’America dove aprirono a Los Angeles, sul Beverly Hills Boulevard, e in altre città  una serie di rinomati Ristoranti ancora con il nome del loro nonno “Madeo”.

Gli anni sessanta/settanta per la cucina in Versilia sono stati gli anni d’oro degli “spaghetti saltati in padella” e delle “farfalline al salmone”.

Nel 1998, i Vaiani aprono un altro Ristorante, vicino al Bistrot, è l’Osteria del Mare, un ambiente raccolto molto accogliente e intimo, dove viene offerta la qualità abbinata ad una informale semplicità; oggi è il regno di Marco Vaiani.

Alcuni anni dopo, nel 2008, una nuova apertura. Nasce un altro locale, sempre ubicato vicino agli altri due e sul lungomare del Forte, The Fratellini’s, ispirato dai fratelli Vaiani, che, con un intento trendy e dinamico, offre alla clientela un’ampia scelta nel mangiare e bere a tutte le ore del giorno. L’ampia e varia offerta spazia da preparazioni della Cucina orientale come il Sushi fino a quella classica Toscana. Il tutto in un ambiente estremamente elegante, raffinato e moderno. La conduzione di questo Locale è oggi affidata ad un bravo ed esperto “bartender” (più che un barman un professionista a tutto tondo) che si chiama Andrea Biagiotti.

Alla base dei nuovi Locali della Famiglia Vaiani e che ispira tutta la loro filosofia, basata sulla freschezza e qualità dei prodotti offerti, c’è la Fattoria Vaiani. A San Quirico di Moriano, poco distante dalla bella e storica città di Lucca, in Località “Le Piagge”, sorge un antico casolare e 20.000 metri di campagna. Qui, Piero Vaiani, tornato alle sue origini, da dieci anni porta avanti con amore e cura il progetto di coltivare e allevare tutto il possibile per poter fornire direttamente alle sue cucine sempre il meglio. Ortaggi, frutti di bosco, erbe aromatiche (in una modernissima serra), l’olio extra vergine di oliva (prodotto da più di 600 olivi) e poi i polli e i conigli che prestissimo  saranno in compagnia di agnelli, capre e maiali.

Ma torniamo al Ristorante Bistrot.

Il Locale è molto accogliente e luminoso, grazie anche alla quasi totalità del perimetro chiuso a “porte-finestre”. Attraversato il dehors (spazio all’esterno) estivo si entra nel locale che presenta due ampie sale divise da archi, il soffitto è a travi, travicelli e listarelle intrecciate, il pavimento in cotto, le tende arricciate permettono di spaziare con lo sguardo all'esterno. La cucina è a vista, un grande bancone con dietro due forni a legna, il caminetto, le scale che portano al piano inferiore deve ci sono due grandi tavoli e la possibilità di vedere attraverso la parete in vetro il caveau di pietra della Cantina. Tavolini in legno massello, tondi e quadrati, finemente apparecchiati, intorno le comode poltroncine con i braccioli. L’arredo è elegante rifinito da accessori scelti con gusto. Tutto ciò fa del Bistrot un posto delicatamente ricercato ma non troppo impegnativo. La capacità ricettiva è al massimo di circa 140 persone.

La Carta dei Vini è un bel “librone” con poco meno di 1000 etichette, professionalmente selezionate dalla Sommelier A.I.S. Emanuela Vitale, al Bistrot dal 2008. Ampia la scelta delle ½ bottiglie, ricca anche quella tra Champagne, Spumanti, Vini Bianchi Rosati e Rossi Italiani, molto ben rappresentate anche le Altre Nazioni che producono i Vini migliori al mondo.

La Carta delle Acque offre varie, particolari e pregiate tipologie provenienti dall’Italia, dalla Francia, dal Galles, dalla Norvegia, dalla Germania e dalla Finlandia.

Il Menu, in copertina, sottolinea il progetto “Dal campo alla Cucina” (il 90% dei prodotti agricoli usati proviene dalla nostra Fattoria). Si inizia con la selezione “Dal Mercato della Mattina”, c’è la possibilità di comporre a scelta un personale “Menu Degustazione”, si prosegue poi con “I nostri Crudi di Pesce”, “Per Iniziare”, “Le Paste fatte in Casa dal nostro Chef”, “Una selezione di Pasta prodotta dall'Artigiano Pastaio Abruzzese Cav. Giuseppe Cocco”, “Il Risotto”, “Le Portate principali”. Vasta è la scelta dei piatti, quelli di mare sono in prevalenza. Per i Dolci c’è una Carta specifica.

Eccoci giunti alla degustazione.
In tavola l’ampolla con l’olio della Fattoria, il pane e i grissini assortiti della Casa insieme alla schiacciatina calda.
L’Acqua scelta è stata la Gallese “Ty Nant” (bottiglia blu naturale) che per la sua purezza e leggerezza è indicata su tutti i piatti.

Aperitivo: “Monte Rossa Franciacorta P.R. Brut”, D.O.C.G. Franciacorta, Spumante metodo Classico, 13% Vol., 100% Chardonnay, prodotto dall’Azienda Agricola Monte Rossa di Bornato (BS).

Il Vino stappato: “il giallo assoluto fatto Vino” la “Ribolla Gialla 2011” Collio D.O.C.,  prodotto sul fantastico colle di Oslavia (Gorizia) dalla Famiglia Primosic (gli amici, Silvestro detto Silvan e i figli Boris e Marco).

Le portate servite:
- “Benvenuto”, Bruschetta con acciughine e pomodoro;
- Raviolo al nero di seppia, ripieno di patate e ricotta, su crema di porri;
- Spiedino di calamaretti spillo arrostiti su tortino di patate salate, verdurine e crema di zucca;
 - Insalatina di astice in cottura delicata con fagioli cannellini Lucchesi, cubettini di pane croccante e aceto balsamico;
- Capesante arrostite in crosta alle erbette su soffice di topinambur;
- Chitarrine all’uovo fresche con calamaretti nostrali, filangè di zucchine , pomodoro a spicchi e sopra la bottarga di tonno dell’Isola di Favignana;
- Arrostino di aragosta in crosta di pane su asparagi scottati con purea di patate salate e peperone;
- Selezione di formaggi Italiani con miele e mostarda;
- Strudel caldo di mele della Fattoria Vaiani con riduzione di melograno e sorbetto alle pere nel biscotto al cacao;
- Piccola Pasticceria della Casa.

In Cucina lo Chef Fortemarmino Daniele Angelini, il Sous-chef Armando Falco e lo Chef Patissier Roberto Galli.

La prestigiosa Guida Michelin 2011 ha premiato il Ristorante Bistrot con una “Stella”.

Alla guida del Bistrot di Forte dei Marmi, un Locale frutto della lunga e appassionata tradizione della Famiglia Vaiani, c’è David Vaiani.

Ristorante Bistrot

Viale Achille Franceschi, 14

Forte dei Marmi (Lucca)

Tel. 0584  89879



David Vaiani e Giorgio Dracopulos

Il Caminetto

Una delle Sale

La Cantina

Lo Spiedino di Calamaretti

Le Capesante

L'Arrostino di Aragosta

Lo Strudel

domenica 30 dicembre 2012

CHAMPAGNE GAUTHEROT 2006: UN GRANDE CHAMPAGNE PER BRINDARE AL NUOVO ANNO.



Lo Champagne non è solo un Vino Francese con le bollicine (pèrlage) ma, in tutto il mondo, è un “cult” da più di trecento anni. La sua invenzione, forse, è merito di un giovane frate benedettino, Pierre Pérignon (1639-1715), che si dedicò ai malandati vigneti dell’Abbazia di Saint-Pierre d’Hautvillers, a nord di Epernay, in Francia. Anche se non è assolutamente chiaro come e se arrivò lui a fare un così prelibato nettare, l’Abate Dom Pérignon ha dei meriti certi. Per primo il fatto di aver selezionato il vitigno migliore, il Pinot Nero, poi l’affinamento della tecnica dell’Assemblaggio (mettere insieme il vino della stessa tipologia di Uva, ma proveniente da zone diverse) e anche per l’introduzione dell’uso di particolari tappi di sughero trattenuti da un filo metallico chiamato “muselet” (gabbietta), la soluzione per imprigionare la grande pressione nelle bottiglie.

Lo Champagne viene prodotto nell’omonima Regione situata nel nord-est della Francia, circa 34.000 ettari di “ricchi” vigneti divisi in cinque zone naturali, dalle diverse caratteristiche sia del terreno che climatiche: Montagne di Reims, Valle della Marna, Còte des Blancs, Còte de Sèzanne e Còte des Bar nell’Aube.

Il nome “Champagne” è una Appellation d’Origine Contròlée (A.O.C.), può essere “Grand Cru” o “Premier Cru”, a secondo del Comune di provenienza delle uve.

Le Uve vengono vendemmiate obbligatoriamente a mano, il disciplinare vieta l’uso di macchine, e il Vino nasce con un procedimento, che prende il nome dal territorio in cui viene prodotto, il “metodo champenoise”. Il metodo ha varie fasi e prevede, principalmente, una doppia fermentazione del mosto, la prima volta nei tini, la seconda forzatamente con l’introduzione di zuccheri e lieviti selezionati, chiamati “liqueur de tirage”, direttamente nel Vino imbottigliato.

Il termine “metodo champenoise” può essere usato solo per il vino spumante dello Champagne; infatti, in Italia, la stessa procedura viene denominata “metodo classico”.

Molto interessante, per capire la qualità dello Champagne da scegliere, è l’identificazione delle sigle di due lettere, stampate di solito sull’etichetta, che definiscono la tipologia di organizzazione professionale del produttore:

- NM = Négociant-manipulant, nome dato alle Aziende più famose che comprano le uve, le assemblano e le elaborano, per poi commercializzare le bottiglie con il loro marchio, sono prodotti di pregio;

- RM = Récoltant-manipulant, piccoli produttori, sono coloro i quali si definiscono “artisan-vigneron” (artigiano/contadino vignaiolo), elaborano, imbottigliano e commercializzano le proprie uve, in gran parte fanno prodotti molto buoni e in alcuni casi straordinari;

- CM = Coopérative de manipulation, gruppi di vignaioli che assemblano le uve, le elaborano, imbottigliano e commercializzano, di solito la loro produzione è mediamente accettabile;

- RC = Récoltant-coopérateur, sono i viticoltori che conferiscono le loro produzioni ad una cooperativa che esegue la vinificazione e l’imbottigliamento, successivamente ognuno riprende le sue bottiglie per la commercializzazione;

- MA = Marque d’acheteur, commercianti che acquistano le bottiglie pronte per essere consumate, aggiungendovi esclusivamente la propria etichetta per la commercializzazione.

Per fare lo Champagne si possono usare, teoricamente, parecchie tipologie di vitigni, in realtà vengono usati prevalentemente: Pinot Nero, Pinot Meunier, Chardonnay, Pinot Bianco, Arbanne, Petit Meslier.

Tra i Récoltant-manipulant, con una tradizione antichissima, tramandata di padre in figlio fin dal 1695, c’è l’Azienda Gautherot di Celles-sur-Ource nella Regione Champagne-Ardenne Dipartimento Aube.

Il piccolissimo Comune di Celles-sur-Ource, meno di 500 abitanti, nell’Arrondissement (divisione amministrativa in uso in Francia) di Troyes, nel Cantone di Mussy-sur-Seine, è ubicato in una tranquilla e verdeggiante vallata attraversata dal fiume Ource, un affluente della Senna. Qui ben 40 famiglie si dedicano alla produzione di Champagne.

Oggi la Maison Gautherot è di Francois Gautherot che ha ereditato, dal nonno René e dal padre André, tutti i segreti, l’arte e la passione per produrre ottimi Champagne, seguendo due fondamentali parole “magiche”: precisione e pazienza.

Con 18 magnifici ettari in collina (prima del 2007 erano solo 4,5) di vigneti coltivati con metodi biologici e biodinamici e lavorati manualmente con l’aratro, il “psou” (un particolare piccone) e le cesoie, vengono prodotte complessivamente 120.000 bottiglie divise in 5 tipologie di Champagne: Exception, Carte D’Or, Grande Réserve, Rosé e il Millésime.

Per poterlo definire Champagne il disciplinare obbliga ad almeno un anno di permanenza in Cantina. I Gautherot, forti della loro esperienza, per dare il meglio nei loro Champagne, hanno ritenuto di elevare a tre anni questo periodo di permanenza.

Lo “Champagne Gautherot Millésime 2006” è un grande Champagne, solo le migliori annate sono millesimate, e il termine grande lo definisce esattamente per quello che è. Prodotto con le vigne più vecchie dell’Azienda, che crescono su terreni argillosi e calcarei, è frutto di un sapiente dosaggio, di Pinot Nero e Chardonnay, e più di 40 mesi di Cantina. Lo Champagne Gautherot Millésime 2006 è stato premiato con la medaglia di Bronzo al “Concours Général Agricole” del 2012. Il Concorso, creato nel 1870 e promosso dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali di Francia, ogni anno premia le eccellenze del territorio nelle varie categorie.

Alla Maison Gautherot, negli anni, sono andati moltissimi premi per la straordinaria qualità della loro produzione di Champagne, ma niente può essere più chiaro delle parole stesse di Francois Gautherot : “votre plaisir sera notre plus belle récompense”.



Champagne Gautherot 2006 Millésime

lunedì 24 dicembre 2012

GARAGE CAFE’ E 0586 GARAGE: L’AMERICA VISTA DAL MASTRO BIRRAIO LEONARDO CECCANTI.



Louis-Guillaume Perreaux: vi ricorda niente questo nome? Questo austero signore Francese, nato nella Bassa Normandia e vissuto tra il 1816 e il 1889, era un proficuo inventore, lui amava definirsi “Ingegnere Meccanico”. Tra le molte altre cose che ha inventato e brevettato (alcune anche semplici come “lo strumento per cercare il figlio quando lo perdeva”), c’è “il velocipede ad alta velocità”. Il mezzo, costruito nel 1868, era un’antesignana bicicletta, di quelle con il grande ruotone anteriore, spinta da un mini motore a vapore: la capostipite di tutte le motociclette.

Successivamente, nel 1885, Gottlieb Wilhelm Daimler e August Wilhelm Maybach, due ingegneri Tedeschi, che saranno anche tra i più grandi imprenditori dell’allora nascente industria automobilistica, costruirono il primo prototipo funzionante di “motocicletta”.

Attraverso gli anni l’evoluzione della motocicletta ha fatto passi da gigante diventando non solo uno dei mezzi di trasporto più usati, ma anche quello più ammantato di un particolare fascino che, tra l’altro, è differenziato a seconda della tipologia del mezzo e della casa produttrice.

Oggi ci sono in commercio molte moto con marchi famosi e con una lunga storia alle spalle, ma tra tutti c’è n’è uno particolarmente suggestivo e affascinante per tutti i motociclisti del mondo, la Harley-Davidson.

La storia della Harley-Davidson Incorporated nasce negli Stati Uniti d’America a Milwaukee, la più grande città dello Stato del Wisconsin, adagiata sulla riva sud-occidentale del Lago Michigan e famosa per la produzione della birra. Nel 1901, il ventiduenne William Sylvester Harley, con il suo amico d’infanzia il ventunenne Arthur Davidson, si misero a costruire un personale esemplare viaggiante di “motocicletta”. Successivamente l’Azienda vera e propria fu fondata ufficialmente il 28 Agosto 1903 ed iniziò la sua limitatissima produzione che in quell’anno si limitò a tre esemplari.

Da allora le motociclette prodotte dalla Harley-Davidson, con il particolare motore bicilindrico a V che produce quell’inconfondibile rombo “borbottante”, sono diventate un mito inossidabile nel tempo.

In più di cento anni sono state “cavalcate” dai soldati Statunitensi in due Guerre Mondiali e adottate da molti corpi di polizia nel mondo oltre ad essere vissute dai giovani, in anni più recenti, come simbolo di libertà. Le Harley-Davidson sono state anche usate come mezzo di aggregazione tra motociclisti con gli stessi interessi e passioni.

Birra e motociclette Harley-Davidson, la passione nata a Milwaukee è giunta anche in Italia, dove persone, come il Mastro Birraio Leonardo Ceccanti, sono riuscite a concretizzare i propri sogni.

Leonardo è nato a Pistoia, il 30 Gennaio 1968, ma è sempre vissuto a Castiglioncello, accogliente località turistico balneare, della bellissima Costa Toscana, in Provincia di Livorno. Fin da piccolo ha avuto un’innata passione per le moto e, crescendo, l’ha abbinata ad un’altra grande passione quella per una delle bevande alcoliche più antiche (era già prodotta 4.500 anni fa in Mesopotamia) e diffuse al mondo: la Birra.

Leonardo Ceccanti, nel 1990, acquista la sua prima motocicletta Harley-Davidson, una fiammante e roboante “1340 Softail Spinger”, e da quel momento entra di fatto nella “filosofia”, ispirata dai grandi spazi Americani, del piacere di correre nel vento in libertà (sinonimo di questa marca di motociclette), assumendo anche il soprannome di “Vikingo”.

Nel 2001, Leonardo, seguendo la sua passione per le birre artigianali, frequenta il corso, ricco e completo, di Slow Food, diplomandosi “Mastro Birraio”.

Per qualche anno “Vikingo” Ceccanti ha maturato la volontà di esprimere le sue passioni verso l’esterno e appena si è presentata l’occasione ci si è buttato a capo fitto.

Il 5 Giugno 2010, nella Zona Industriale “Le Morelline”, a Rosignano Solvay, in Provincia di Livorno, apre l’officina “0586 Garage”. Si tratta di qualcosa di diverso dei soliti concessionari Harley-Davidson, è un franchising di officine specializzate in realizzazioni “custom” (su misura) e tutto ciò che ruota intorno alla famosa moto Americana. Ogni sede specifica ha il prefisso telefonico della zona posto davanti alla parola “Garage” e offre la vasta gamma dei prodotti Harley-Davidson, dall’oggettistica, ai pezzi di ricambio, ai vari kit di trasformazione, fino ai vari modelli di moto complete. Il messaggio trasmesso al pubblico è quello della meticolosa preparazione abbinata alla familiarità tra utenti che formano il gruppo locale di appassionati della mitica due ruote.

Tutto ciò sull’onda del successo che la Filiale Italiana della Harley-Davidson ha avuto, in questi ultimi quattro anni, con la vendita di ben 4.000 motociclette. Successo festeggiato con la messa sul mercato, solo Italiano, di una “Special Edition nera, sexy e cattiva”, di una delle moto più amate dagli harleysti, la “Sportster Iron 883”.

Per rendere il tutto ancor più accogliente, socializzante e coinvolgente, il 28 Aprile 2012, accanto allo “0586 Garage”, Leonardo, insieme alla sua dolce metà, Veronica Belfanti, apre il “Garage Cafè”.

Questo nuovo Locale (una grande sala arredata spartanamente e con un gusto e colori attinenti alle moto Harley e all’America in cui domina un’imponente bancone) ha molte sfaccettature che soddisfano i gusti più svariati, stando aperto dalla colazione fino a tarda sera: Bar, Caffè, Birreria, Paninoteca, Braceria, Pizzeria e Ristorante, con serate di musica dal vivo, piano bar e karaoke.

Il Menu offerto si basa su scelte classiche della nostra tradizione e piatti presi dalla Cucina d’oltreoceano. Lo Chef responsabile di tutto ciò è Massimiliano Giusti, Livornese di nascita ma che ha fatto molte esperienze anche all’estero.

Leonardo Ceccanti non ha potuto resistere alla tentazione di produrre le “sue birre”, ed ecco così che ne sono nate tre, confezionate in belle bottiglie sia di vetro che in ceramica, con il marchio “Garage Beer”. La “Avenue”, birra di frumento, la “Street”, una birra rossa e la “Route”, la birra chiara, tutte frutto dell’armonico abbinamento di malto d’orzo, differenti tipologie di luppoli e lieviti selezionati. L’orzo e il frumento provengono dai possedimenti della Fattoria Bini di Empoli (FI), proprietà di Elena e Francesca Bini Moriani, che si occupa anche della distribuzione di queste birre.

Per farvi vedere meglio “Garage Cafè” e “0586 Garage”, l’America vista dal Mastro Birraio “Vichingo” Ceccanti, ho fatto un’esclusiva video intervista a Leonardo che potete vedere sulla “Tavolozza del Gusto in Video” cliccando il link qui sotto:



Garage Cafè Tel. 0586 760363

0586 Garage Tel. 0586 760210

Strada nuova di lottizzazione

Zona Industriale Le Morelline

Rosignano Solvay (Li)






Leonardo Ceccanti e Giorgio Dracopulos

0586 Garage

0586 Garage le Moto

Harley-Davidson XR 1200

                                                             Garage Cafè la Sala

domenica 16 dicembre 2012

DOMAINE MARCEL DEISS E WEINGUT HEYMANN-LOWENSTEIN CON I LORO VINI, DISTRIBUITI DA CUZZIOL, AL FOUR SEASONS DI FIRENZE.




Tra le Aziende che sul territorio nazionale distribuiscono grandi Vini , provenienti dai Paesi più avocati del mondo, una delle più moderne e importanti è la “Cuzziol S.p.A.” con sede a Santa Lucia di Piave in Provincia Treviso nella Regione Veneto.

La Ditta nasce, nei primi anni ’50, per volontà di Renzo Cuzziol e della sua gentile consorte, come una distribuzione di Birre con la vocazione di prediligere le eccellenze.

L’evoluzione Aziendale, attraverso gli anni, è stata quella di trasformare la ragione sociale in Società per Azioni, pur rimanendo in mano della Famiglia Cuzziol. Infatti, oggi, ne sono a capo i tre Figli di Renzo: Giuseppe come Presidente e Amministratore Delegato, Maria Grazia Responsabile Amministrativa e Luca Direttore Commerciale.

La Cuzziol conta su 45 addetti e 80 rappresentanti per distribuire in tutta Italia super selezionate Etichette di Vini Nazionali e Esteri insieme a pregiate Birre e prodotti Gastronomici di grande qualità.

Molte sono le iniziative che la Cuzziol S.p.A. intraprende nell’arco dell’anno per promuovere al meglio le Aziende di cui è distributrice, una di queste si è svolta nel pomeriggio di Sabato 1 Dicembre 2012, in uno degli Hotel di Firenze, tra i più lussuosi del Mondo, che ha sede nel magnifico e antico Palazzo della Gherardesca, il Four Seasons.

La Four Seasons Hotels Incorporated è una Società Canadese, fondata nel 1960 da Isadore Sharp, titolare di una catena di 85 Alberghi/Resort super accoglienti ubicati in posti bellissimi e sparsi nel mondo. In Italia ci sono due strutture di questa catena, una a Milano e l’altra è quella di Firenze.

Il Palazzo della Gherardesca è stato edificato tra il 1472 e il 1480 su progetto di Giuliano Giamberti da Sangallo (1445-1516) architetto, ingegnere e scultore Fiorentino. L’edificio, con il fantastico parco privato più grande di Firenze, è patrimonio artistico nazionale ed è uno dei più importanti esempi di quello stile abitativo denominato “casini di delizie”, grandi e accoglienti case di città che in realtà sono bellissime ville immerse nei colori dei loro parchi e giardini. Tutta la struttura, di incredibile bellezza, si eleva intorno al grande cortile a forma quadra, studiato per sfruttare al massimo la luce naturale, con arcate a tutto sesto su pilastri quadrati, all’interno dei quali corre il loggiato con le volte a botte. Il tutto arricchito e decorato con una fine, preziosa serie di pitture e di bassorilievi. Il Palazzo, negli anni che vanno dal 1940 al 1942, è stato risistemato e il cortile, per meglio preservarlo dalle aggressioni atmosferiche, è stato ricoperto con un lucernaio, tutto il lavoro e stato progettato e seguito dall’architetto Riminese Piero Sanpaolesi (1904-1980) e dall’architetto Montecatinese Raffaello Brizzi (1883-1946). L’edificio dopo essere stato acquisito e radicalmente ristrutturato dalla Four Seasons Hotels Incorporated è dal 2008 una delle “perle” della loro catena alberghiera.

Ma torniamo alla degustazione di Cuzziol svoltasi, al primo piano, nella Sala Gherardesca dell’Hotel, uno spazio ricco di maestosi affreschi alle pareti illuminato dai grandi lampadari di cristallo.

Le Aziende presentate erano, una Francese, e più precisamente ubicata nel cuore della Regione dell’Alsazia, la Domaine Marcel Deiss, e l’altra Tedesca, della Mosella, la Weingut Heymann-Lowenstein.

La Domaine Marcel Deiss ha sede nel piccolo Comune Alsaziano di Bergheim, nel Diparimento dell’Alto Reno, nell’Arrondissement di Ribeauvillé nell’omonimo Cantone. L’Azienda fu fondata da Marcel Deiss che nel 1946, dopo la seconda Guerra Mondiale, ha abbandonato la divisa militare per dedicarsi alla campagna e alla viticoltura. Oggi l’Azienda ha 27 ettari, divisi in diversi appezzamenti tutti collinari, produce circa 120.000 bottiglie ed è gestita, seguendo i dettami della biodinamica, dal figlio di Marcel, Jean Michel Deiss. I vigneti sono coltivati a mano seguendo regole, tecniche e procedimenti antichi, anche estremi, dell’Alsazia, in abbinamento a tutte le garanzie che può dare una produzione certificata biologica. Particolare il metodo di suddividere i Vini non per uvaggio ma per territorio. Jean Michel è affiancato attivamente nel lavoro dalla moglie, Marie-Hélène Cristofaro, esperta enologa, che produce, dal 2009, anche personalmente e con il suo nome, un tipo di Vino che si chiama “Alsace Nature”.

Per la Domaine Marcel Deiss era presente proprio la gentile e sorridente signora Marie-Hélène Cristofaro Deiss che, tra i vari Vini prodotti dall’Azienda, ha portato in degustazione i seguenti Vini Bianchi:

- “Gewurztraminer 2011”, Vigne Giovani, Appellation Alsace Controllée, prodotto principalmente per il mercato Italiano;

- “Alsace 2010”, un blend di 13 vitigni Alsaziani;

- “Engelgarten 2008”, Le jardin des anges, Premier Cru, Appellation Alsace Controllée, Riesling, Muscat, Pinot Blanc, Pinot Gris e Pinot Noir, tutti coltivati su terreni ghiaiosi a un tiro di cannone dalle antiche mura medievali di Bergheim;

- “Rotenberg 2007”, Premier Cru, Appellation Alsace Controllée, in prevalenza Riesling e Pinot Gris, tutte piante cresciute in terreni calcarei giurassici;

- “Altenberg De Bergheim 2008”, Grand Cru, un misto di vitigni Alsaziani provenienti da terreni calcarei giurassici e marnosi;

- “Schoenenbourg 2008”, Alsace Grand Cru A.O.C., prodotto senza solfiti, con uve provenienti da una vecchia vigna, in prevalenza Riesling, coltivata su terreni di marna-gessosa.

L’altra Azienda in degustazione, la Weingut (Cantina) Heymann-Lowenstein, si trova nel territorio del fiume Mosella prima che confluisca nel Reno, in un altro piccolo Comune, Winningen, in Germania Occidentale, nel Distretto di Mayen-Coblenza nella Renania-Palatinato. Ha iniziato l’attività nel 1980 grazie all’impegno di Reinhard Lowenstein, proprietario, ingegnere e enologo, insieme a sua moglie Cornelia Heymann. Oggi ha 15 ettari, al 95% di Riesling (il resto Pinot Bianco, Muller-Thurgau e Elbling), lavorati a mano con sistemi biologici e tradizionali, con una produzione di circa 100.000 bottiglie. I terreni vinificati sono a terrazzamenti vari estremamente ripidi, dove da 2000 anni vi si coltiva la vite. Con un terreno roccioso, ricco di minerali e con un microclima particolare e freddo, qui si producono dei Riesling estremamente raffinati, rispettando il terreno e la natura e seguendo il principio di minimizzare l’intervento nel processo di vinificazione.

Alla degustazione in questione era presente Reinhard Lowenstein che con il suo entusiasmo ha descritto e ci ha fatto sentire 3 Cru bianchi vinificati “secchi” e uno “morbido dolce”:

- “Schieferterrassen 2011”, il nome in Italiano si traduce in “Terrazze di Scisto” (lo scisto è una roccia friabile e a lastre sottili, praticamente la nostra ardesia, è il risultato della trasformazione dell’argilla sottoposta a varie influenze climatiche subite attraverso i millenni), prodotto con uve Riesling da viti di oltre 40 anni;

- “Kirchberg Erste Lage 2010”, un Riesling Riserva lasciato maturare in botti di rovere grandi che si presta ad una lunga conservazione;

- “Uhlen Roth Lay Erste Lage 2007”, un altro Riesling proveniente da vigne con oltre 50 anni, estremamente armonico, matura in acciaio e legno;

- “Auslese Rottgen Erste Lage 2004”, in bottiglia da 0,375, un Riesling complesso, vendemmiato tardivamente, molto maturo, viene fatto fermentare in contenitori di acciaio a freddo, una particolare cura viene applicata per conservare il contenuto naturale di zucchero.

Reinhard Lowenstein è soprannominato il “ribelle della Mosella” per la sua ferma volontà di ricercare, nella sua produzione, la migliore qualità senza compromessi.

All’interessantissima degustazione hanno partecipato clienti e rappresentanti di Cuzziol, giornalisti e addetti al settore, provenienti da Firenze e da altre parti della Toscana. Per Cuzziol facevano gli onori di casa il bravo Paolo Leone, Direttore Commerciale Italia, e la gentile e premurosa Axelle Brown-Videau addetta alla pubbliche relazioni.

Dopo la degustazione, la sera, il grande Executive Chef Vito Mollica, responsabile della ristorazione al Four Seasons Hotel di Firenze, che con il Ristorante “Il Palagio” ha meritato la “Stella” della prestigiosa Guida Michelin, ha preparato una magnifica scenografia natalizia, nella bellissima corte quadrata coperta, dove è stata servita una cena di altissimo livello con la presenza di speciali ospiti come Leonardo Romanelli, famoso giornalista e gastronomo televisivo.






Marie-Hélène Cristofaro, Reinhard Lowenstein e Dracopulos

Scenografia Natalizia

Giorgio Dracopulos,Vito Mollica e Leonardo Romanelli