domenica 12 maggio 2013

RISTORANTE RELAIS & CHATEAUX ENOTECA PINCHIORRI A FIRENZE : LO STRAORDINARIO MENU “ VENTI DI PRIMAVERA “.




Le aree geografiche della Terra, comprese tra il trentesimo e il cinquantesimo parallelo, che,  pur avendo climi diversi, possono essere considerati omogenei, vengono specificatamente definite “zone temperate”.
In queste ben determinate zone si susseguono le classiche quattro stagioni, estate, autunno, inverno e primavera.

La primavera, nell’emisfero nord, si identifica con i mesi di marzo, aprile e maggio, astronomicamente, invece, inizia con l’equinozio del 20 o del 21 marzo e finisce con il solstizio d’estate del  21 giugno.
La primavera è una stagione magnifica, sinonimo di rinascita e fertilità, dove da sempre si festeggia quell’evento “miracoloso” del risveglio della natura dopo il rigido inverno.

Anche i grandi artisti, di tutti i generi e in tutte le epoche, per i motivi citati, hanno esaltato la primavera.

Tra i pittori più famosi e le loro molte e magnifiche opere, mi viene da citare “L’Allegoria della Primavera”, esposta alla Galleria Spada di Roma, del Bolognese Carlo Cignani (1628 - 1719) e “La Primavera”, esposta al Museo del Louvre a Parigi in Francia, del Milanese Giuseppe Arcimboldo (1526 - 1593) famoso per il suo particolare metodo di dipingere ritratti usando elementi dello stesso genere come, tra gli altri, ortaggi, frutta, animali, libri.    

Ma, tra tutte le pitture del mondo e di ogni epoca, quella più straordinaria e viva, la “Primavera” per eccellenza, è il dipinto, tempera su tavola di cm. 203 x 314, del maestro Fiorentino Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi (1445 - 1510) meglio conosciuto come Sandro Botticelli.
Questo capolavoro del Rinascimento Italiano (periodo culturale e artistico tra il XIV e il XVI Secolo in cui venne rivalutata la classicità antica) è un vanto della Galleria degli Uffizi di Firenze.    

Proprio a Firenze c’è un magnifico Ristorante, super premiato e conosciuto in tutto il mondo che ha da poco presentato un’altra “opera d’arte”, il suo nuovo Menu Venti di Primavera” 2013 : l’Enoteca Pinchiorri.

Il Ristorante Relais & Chateaux Enoteca Pinchiorri ha sede, in Via Ghibellina al Numero Civico 87, in uno degli immobili più prestigiosi della Città, una delle incomparabili ricchezze architettoniche e artistiche Fiorentine : Palazzo Jacometti-Ciofi.

Questo austero e sontuoso edificio, con all’ingresso delle grandi colonne di granito, è un interessante esempio di architettura privata Tardo-Barocca, fatto costruire dal Marchese Baldinucci, allora Tesoriere Papale, nel 1700, e che prende il nome, però, dai successivi proprietari, la Famiglia Jacometti-Ciofi

Qui, tra corridoi, sale e saloni decorati da meravigliosi affreschi e arredati da preziosi mobili antichi, coabitano due realtà straordinarie: il Relais Santa Croce, Hotel 5 Stelle Lusso, e l’Enoteca Pinchiorri, di Giorgio Pinchiorri e la sua gentilissima moglie Annie Féolde.  

Giorgio è nato il 6 Ottobre 1943 a Monzone di Pavullo nel Frignano, in Provincia di Modena, da una famiglia di agricoltori, si è trasferito a Firenze nel 1955, quando sua madre è entrata a lavorare, come cuoca, in casa di un medico. 
Dopo aver frequentato l’Istituto Alberghiero Fiorentino con indirizzo di sala, Giorgio muove i primi passi nel mondo della ristorazione e si appassiona a quell’affascinante universo che ruota intorno alla Viticoltura e ai grandi Vini Italiani e Francesi.

Giorgio, dal 1972, entra come Sommelier e direttore all’appena nata Enoteca Nazionale a Firenze.

Giorgio e Annie Féolde s'incontrano, per caso, nella Tenuta Lamole di Lamole, Loc. Vistarenni, Gaiole in Chianti (SI), discutendo di Vini Francesi, cosi nacque il loro rapporto: fu un destino.   

Nel 1974 la signora Annie inizia anche lei a lavorare all’Enoteca Nazionale, ma nel 1979 lei e suo marito ne sono già i proprietari. 
Nasce cosi più che la storia la “leggenda” dell’Enoteca Pinchiorri.

Già nel 1979 arrivano i primi riconoscimenti tra i quali spicca il Sole di Luigi Veronelli
Poi nel 1982 la prima Stella della importantissima Guida Michelin, e l’anno successivo la seconda
Nel 1984 la prestigiosa Rivista Americana Wine Spectator riconosce loro il Grand Awarde la super prestigiosa Guida Relais & Chateaux li annovera come Relais Gourmands
Nel 1993 arriva la terza Stella Michelin, Annie è la prima donna Chef a ricevere le Tre Stelle”, quest’ultima verrà perduta nel 1995, in concomitanza con l’incendio doloso che rischierà di distruggere la cantina, ma nel 2004, unico caso in Italia, verrà riconquistata. 

Tra gli altri infiniti premi e attestati ottenuti anche, nel 1994 il Premio Internazionale Caterina de’ Medici”, nel 2004 il “Fiorino d’oro” della Città di Firenze, nel 2013 il PremioNonino Rist d’Aur”.

Dal 19 Marzo 1992 l’Enoteca Pinchiorri ha aperto, in Giappone, a Tokio, una proiezione dell’eccellenza del Ristorante Fiorentino, riscuotendo anche nel paese dei fiori di ciliegio un enorme successo.

Oggi, la signora Annie, pur mantenendo la responsabilità creativa e di progettazione, ha in Cucina, a Firenze, due bravissimi “Primi Chef”: Italo Bassi e Riccardo Monco.

Italo è romagnolo, di Fusignano in Provincia di Ravenna, uscito dalla Scuola Alberghiera si è formato con un grande maestro, lo Chef Igles Corelli, al Ristorante il Trigabolo di Argenta (FE); è arrivato da Pinchiorri giovanissimo, a 19 anni, riuscendo a risalire, grazie alle sue grandi capacità, la scala gerarchica fino a Primo Chef.

Riccardo è di Milano, dopo la Scuola Alberghiera, ha lavorato in grandi Ristoranti come il Relais La Chiusa di Montefollonico (SI), la Locanda dell’Angelo di Angelo Paracucchi ad Ameglia (SP) e al Joia di Milano con lo Chef Pietro Leemann, poi è stato in Francia a Parigi da Alain Senderens, infine, tornato in Italia, da Pinchiorri.

La passione di Giorgio Pinchiorri per i grandi Vini lo ha portato ad avere una delle Cantine più straordinarie del mondo. 
Da poco, proprio la Cantina, è stata “fisicamente” ristrutturata, riordinandola e migliorandone la capacità contenitiva, oltre a creare una sala completamente nuova dedicata a vari usi.

Descrivere la Cantina di Pinchiorri, non potrà mai trasmettere le sensazioni che si provano a  visitarla. 
Una meraviglia fatta da più di 150 mila bottiglie in tutti i formati possibili, anche speciali, le introvabili “numero uno”, per un totale di 4500 etichette, una selezione che comprende anche rarissime annate storiche a partire dal 1889, mille selezionatissimi produttori, da tutto il mondo, alcuni dei quali imbottigliano esclusivamente per Pinchiorri.

La Carta dei Vini è in due entusiasmanti e voluminosi Tomi, ma sono talmente tante le bottiglie in Cantina che vi si trova semplicemente un’accurata selezione.
Poi c’è la Carta dei Distillati, con molte bottiglie centenarie, quella ricca delle Acque e anche quella dei Caffè e delle Tisane.

Sono stato fatto accomodare in una delle accoglienti sale, quella con il grande caminetto
Con la bella stagione, la sera, si può cenare nella corte interna dal fascino rinascimentale, illuminata dalle luci soffuse e dalle raffinate lucine blu incassate nel pavimento.

L’apparecchiatura è lussuosa, i tavoli tondi ben distanziati, le poltroncine imbottite sono  estremamente comode.

La Carta dell’Enoteca (Menu) offre un’ampia scelta di mare e di terra, anche con percorsi degustazione. 
La mia scelta è caduta proprio sul nuovo, invitante e completo Menu Venti di Primavera”.

Le portate sono state accompagnate da una eccezionale degustazione di Vini, sapientemente consigliata dall’amico Sommelier Antonio Rosolino (Totò) e inappuntabilmente serviti da Junnoske Yoshimura il Sommelier del Ristorante Pinchiorri a Tokio:

- “Montenisa Cuvèe Speciale” NV (non-vintage, vino di annate diverse), Franciacorta D.O.C.G., 12,5% Vol., 95% Chardonnay e 5% Pinot Bianco, prodotto nella Tenuta Montenisa, dei Marchesi Antinori, a Cazzago San Martino (BS);

- “Poggio Scalette Richiari 2011”, I.G.T. Alta Valle della Greve, 13,5% Vol., 100% Chardonnay, una esclusiva produzione, di sole 900 bottiglie per annata, dal 2003, fatta per Pinchiorri e nata grazie all’amicizia tra Giorgio Pinchiorri e il titolare, Vittorio Fiore, del Podere Poggio Scalette ubicato in Località Ruffoli a Greve in chianti (FI);

- “Domaine Denis Mortet Gevrey-Chambertin Vielles Vignes 2010” Appellation Controlée, 100% Pinot Nero, prodotto dalla Domaine Denis Mortet nel piccolo Comune di Gevrey-Chambertin nel Dipartimento Cote-d’Or, nella Regione della Borgogna in Francia;

- “Tenuta dell’Ornellaia Masseto 2008” Toscana I.G.T., 15.5% Vol., 100% Merlot, il Vino “fiore all’occhiello” della Tenuta Ornellaia di Bolgheri, Castagneto Carducci (LI); 

- “Case Basse Soldera 2003” Brunello di Montalcino Riserva D.O.C.G. (dal secondo imbottigliamento dell’annata 2006 è diventato un Toscana I.G.T.), 13,5% Vol., 100% Sangiovese Grosso, prodotto dal mitico Gianfranco Soldera nella sua Azienda Agricola Case Basse di Montalcino (SI);

- “Castello della Sala Muffato della sala 2007” Umbria I.G.T., 12,5% Vol., 60% Sauvignon Blanc e 40% di Grechetto, Traminer e Riesling, una delle Tenute più belle dei Marchesi Antinori ubicata a Ficulle (TR).

In tavola gli ottimi grissini, panini e pizzette della Casa, dalle varie forme e sapori, che in continuazione vengono riassortiti. 
Sono state servite le seguenti portate:

- Acqua di mozzarella e “soda” al cetriolo - “Foglia” di quinoa, nocciole e avocado - Frollino di pesto e Parmigiano - Madeleine di olive nere e alga nori;

- Chiocciole all’Olio;

- Panino Bianco di lievito madre alla mela golden delicius con tazzina di purea di mela golden;

- Scampo marinato e amaranto (pianta originaria del centro America);

- “Rivisitazione della Bruschetta”, pane Toscano leggermente tostato con olio di basilico e acqua di pomodoro;

- Sgombro e pisellini;

- Polpo, fagiolini e rafano;

- La nostra versione del Bloody Mary;

- Tagliatelle di patate con asparagi e sapote (frutto del Centro America);

- Passato di borraggine, fregola e polvere d’orzo;

- Piccantina alla pizzaiola;

- Panino di piccione;

- Maialino di “Mora Romagnola” e mela (una portata extra Menu);

- Pecorino e fave;

- Sorbetto di finocchietto e fiori d’arancio;

- Carote di Primavera;

- Marshmallow “rotto” alla vaniglia;

- Shiso verde (pianta erbacea orientale), cioccolato al latte e menta;

- Tartufo di distillato di limone;

- “Popcorn” di meringa al frutto della passione;

- Il cioccolato assortito della Casa servito nei nuovi fascinosi vassoi in legno.

Il servizio della Brigata di Sala è stato super attento e professionale: gli amici Maitre Alessandro Giani e Moresk Molsa, il nuovo ottimo acquisto, la Chef de Rang, la solare Romina Ridolfi, insieme ai Demi-chef de Rang Ina Iuncu, Pasquale Mariniello e Gerardo Idea
Un particolare ringraziamento all’amico Direttore il bravo Alessandro Tomberli.

Bellissime le presentazioni, ottimi i sapori che testimoniavano perfettamente i sentori della primavera. 
La Cucina Italiana di Annie Féolde, Italo Bassi e Riccardo Monco è evoluta, pur usando ingredienti da tutto il mondo, si riesce a non perdere la straordinaria intrinseca personalità di ogni piatto, esaltando così qualità e bontà.

Giorgio Pinchiorri, la gentilissima signora Annie Féolde e il loro figlio Alessandro Pinchiorri,  recentemente uscito dal suo ruolo in cucina per passare in Sala, dove può avere un maggiore contatto con la clientela, sono stati eccezionalmente ospitali come sempre.

Straordinario il Menu “Venti di Primavera” del Ristorante Relais & Chateaux Enoteca Pinchiorri di Firenze: ma qui, da 40 anni, la straordinarietà è consuetudine.

Enoteca Pinchiorri

Via Ghibellina,  87   Firenze

Tel. 055 242757



In Cantina: la nuova Sala

Il Ristorante: la Sala con il Caminetto

Acqua, Foglia, Frollino, Madeleine

Le Chiocciole

La Rivisitazione della Bruschetta

La Versione del Bloody Mary

Le Tagliatelle di Patate

Il Panino di Piccione

Il Maialino

Pecorino e Fave

Il Vassoio del Cioccolato

Giorgio Pinchiorri con Dracopulos

Annie Féolde Pinchiorri

venerdì 3 maggio 2013

RISTORANTE “ L’OCA ” A VIAREGGIO (LUCCA ): UNA RIAPERTURA IN GRANDE STILE NEI LOCALI CHE OSPITAVANO “L’OCA BIANCA”.




Gli Anatidi,Anatidae” secondo la denominazione data nel 1825 dallo zoologo e politico Irlandese Nicholas Aylward Vigors (1785-1840), sono un’importante famiglia di uccelli medio grandi, acquatici e migratori, con zampe relativamente corte e piedi palmati che vivono in diversi Continenti. 
A questa famiglia appartiene sia l’oca selvatica che quella domestica. 

L’oca domestica è la diretta discendente di quella selvatica (denominata anche “cenerina” per il particolare colore delle sue piume).

L’oca è stata addomesticata, per la sua carne e per le sue uova, già in tempi antichissimi, sicuramente prima che gli Egiziani la inserissero largamente nella loro alimentazione.  
L’allevamento delle oche è stato favorito dalla loro robustezza; sono animali tendenzialmente sani, che non hanno bisogno di molte cure per il mantenimento. 
Oggi le oche sono allevate anche per produrre il prelibato “foie gras” (fegato grasso).

Attraverso i secoli l’uomo le ha selezionate, secondo i suoi scopi, fino ad arrivare ai nostri tempi in cui si contano più di 100 razze diverse di oche domestiche, identificabili soprattutto dall’aspetto e dalla taglia.

L’oca bianca, Romagnola bianca, Veneta e Piacentina è stata denominata “Oca di Roma” o Romana in onore alle loro antenate che secondo la leggenda, in una notte del 390 a.C., salvarono, con il loro starnazzare il Campidoglio dall’assalto silenzioso dei Galli (Celti che abitavano la Gallia Transalpina) agli ordini del condottiero Brenno.

Il nome “Oca Romana”  venne usato per la prima volta in Spagna, alla Seconda Esposizione Mondiale di Avicoltura di Barcellona, nel maggio del 1924, quando fu presentata dall’Italia come razza pura ottima produttrice di uova. 
Dal 1996 la denominazione è quella di “Oca Italiana”.

La storia che vi voglio raccontare inizia molti anni prima di quel “venerdì 2 Aprile 1954”, giorno in cui, in una Frazione di Camaiore, antico Comune della Lucchesia a pochissimi chilometri dal mare, per la precisione a Capezzano Pianore, nasce colui che diventerà uno dei personaggi più importanti, innovativi e famosi della moderna Ristorazione Italiana: Marco Garfagnini.

I suoi nonni materni, Nardino Becagli e la moglie Giulia, sono stati da sempre nel settore della Ristorazione, negli anni Venti, hanno gestito, a Viareggio (Lu), il Bar del Bagno Balena e la TrattoriaLa Tromba d’Aria” in Darsena
Durante quest’ultima gestione, proprio in Darsena, è nata la mamma di Marco, Fernanda.

La Darsena di Viareggio è una delle zone più antiche della Città, con il suo vecchio porto dei pescatori, oggi affiancato da quello turistico e dai famosi cantieri navali di super lussuose imbarcazioni. 
Anticamente quella che oggi è la via principale, Via Coppino, era il regno dei vecchi artigiani dediti alle barche come i calafati e i maestri d’ascia.

I nonni di Marco Garfagnini, dopo le attività sopracitate, presero, nel 1931, la gestione del Bar/Trattoria alla fermata “Ponte di Sasso” del vecchio trenino che collegava Camaiore a Viareggio.

La Località dove si trovava la fermata, che serviva Capezzano, era al crocevia tra la strada Camaiore - Viareggio (quella che costeggia il Fiume Camaiore) e l’intersecazione, con relativo ponte, con Via Sarzanese.

Con il protrarsi della guerra, nel 1944, queste zone furono raggiunte dalla linea del fronte e per motivi strategici la struttura (bar - trattoria - fermata) fu evacuata e distrutta dai Tedeschi.

Nel dopo guerra la Famiglia Becagli Garfagnini riaprì, nel 1947, a Capezzano la Trattoria - BarDa Nardino”, attività che manterrà fino alla fine del 1965.

Intanto, agli inizi degli anni sessanta venne ricostruito anche il Locale a Ponte di Sasso e venne dato in gestione.

Una mattina del mese di Giugno del 1968, non era ancora l’alba, erano le 5, il gestore di “Ponte di Sasso” bussò alla porta di Casa Garfagnini e volle per forza riconsegnare le chiavi e cessare l’attività.
 Babbo Alberto Garfagnini, si rivolse con tono perentorio verso suo figlio quattordicenne, Marco, a casa per le vacanze estive, e gli disse, dandogli le chiavi: “vai ad aprire, il Bar non può stare chiuso”.
Nacque in questo modo “repentino” la carriera ristorativa di Marco Garfagnini.

Da allora a “Ponte di Sasso” iniziarono una serie di rapide migliorie e innovazioni.
Nel 1970 l’ampliamento dell’attività con l’apertura dell’annessa discoteca “Linus” inaugurata con alcuni dei big di allora: Bruno Lauzi e i Formula 3 (Alberto Radius, Tony Cicco, Gabriele Lorenzi). 
Linus sarà, in quegli anni, un trampolino di lancio per molti cantanti super famosi come Renato Zero.

Per circa due anni, quando mamma Fernanda smise di stare in Cucina,Ponte di Sasso”, solo il Ristorante, fu dato in gestione, ma dal 1978 fu ripreso in mano da Marco Garfagnini e suo zio Fernando Becagli (classe 1935, nato a Capezzano, fratello della mamma).

Marco fu promotore di una delle prime straordinarie “Carte dei Vini” con Etichette Italiane e Francesi insieme a grandi Champagne e grandi distillati. 
La selezione venne fatta, per allora una novità, tra piccoli produttori (récoltant-manipulant per gli Champagne) poco conosciuti ma di grande pregio.
Completamente nuova anche la filosofia di poter avere in degustazione, da rare e preziose bottiglie, anche un solo bicchiere. 
Una Carta così prestigiosa che anche il grande Luigi Veronelli (1926-2004) venne a vederla.

Ad una “Carta dei Vini” importante bisogna abbinare una “Cucina adeguata”, ed ecco, nel 1980, arriva il bravo Chef Pistoiese Gianfranco Breschi

Molte altre novità vennero adottate, sempre su idee di Marco, tra le altre, l’estrema cura nell’apparecchiatura, posate completamente nuove per l’Italia come i “salsacoltelli”,  pane fatto in casa, piccola pasticceria e una certa fantasia nella presentazione dei piatti già tendenzialmente “innovativi”.

Tutto ciò portò ad un immediato grande successo per “Ponte di Sasso” e i suoi titolari: nel 1982,  per la Guida dell’Espresso, è uno dei 10 migliori Ristoranti d’Italia

Nel Settembre del 1984, Marco Garfagnini, all’apice del successo, vende la Discoteca, e nel Novembre dello stesso anno anche il Ristorante.

Nel Maggio del 1985, Marco con tutto il suo Staff (lo zio Fernando rimarrà ancora per due anni), apre sull’Aurelia, a Lido di Camaiore, il Ristorante con terrazza e giardino : “L’Oca Bianca”. 
Un  nuovo nome, per sostituire la vecchia denominazione, Ponte di Sasso, legata alla Località.

Altre innovazioni danno ancora più lustro al Locale nella nuova sede, come la Carta dei Caffè, le serate a tema, il “gioco enologico”.

Nel 1993, sempre nel mese di Maggio, “L’Oca Bianca vola sul mare” (fu esattamente il motto di allora) al primo piano dello stabile della centrale Via Coppino in Darsena a Viareggio.
 Al piano terra successivamente verrà aperto il “Bistrot dell’Oca”.

Qui Marco Garfagnini e Gianfranco Breschi raggiungeranno l’apice del successo con i massimi punteggi sulle Guide dell’Espresso e del Gambero Rosso, con il “Sole” della Guida di Veronelli e la “Stella” della Guida Michelin.

Il 30 Giugno 2003 il grande Marco Garfagnini fattosi allettare da una “improvvisa” proposta di vendita cedette l’attività ritirandosi.

Negli anni si susseguirono tre gestioni al Ristorante L’Oca Bianca”, poi un periodo di chiusura.

Alla fine del mese di Gennaio 2013, un gruppo di noti imprenditori Viareggini, appassionati di enogastronomia e tutti Sommelier, insieme ad alcuni notissimi personaggi della ristorazione locale hanno deciso di costituire una nuova società, denominata “Quelli dell’Oca” al fine di ridare vita a quel prestigioso Locale che ha fatto storia.

Sono stati effettuati lunghi e impegnativi lavori per un totale rinnovo dei locali, compreso la cucina.

Per la parte operativa, vera e propria, in Sala c’è Stefano Niccoli con suo figlio Simone e Nicola Dallori, in Cucina gli Chef Giovanni Dallori (fratello di Nicola) e Paolo Carnicelli aiutati da Mohammed e Renato.

Il mio grande amico Stefano è nella Ristorazione dalla nascita, i suoi genitori aprirono in passeggiata a Viareggio, nel 1948, un altro famoso e premiato Locale il “Montecatini” rimasto in attività fino al 2000. Dopo l’attività di famiglia ha gestito, dal 2001 al dicembre 2012, sempre a Viareggio, l’Enoteca con CucinaIl Puntodivino”, uno dei più importanti luoghi di ritrovo del buon gusto Versiliese
Sommelier A.I.S. dal 1982, è un grandissimo esperto di vino, un grande palato e uno scopritore attento di nuove meritevoli Aziende vitivinicole.

Nicola Dallori, classe 1975, Viareggino, affermato Sommelier A.I.S., ha lavorato, sia in zona che fuori, in Locali molto conosciuti. 

Suo fratello Giovanni, classe 1982, ha frequentato e si è diplomato all’Istituto Professionale di Stato Servizi per l’Enogastronomia e l’Ospitalità AlberghieraGiuseppe Minuto” di Marina di Massa
Si è specializzato lavorando nelle Cucine di Ristoranti importanti e “Stellati” come il "Bistrot" di Forte dei Marmi e ”L’Oca Bianca” con lo Chef Gianfranco Breschi.

Paolo Carnicelli è entrato a lavorare nella Cucina del Ristorante Montecatini nel 1982, era un ragazzo di soli 17 anni, e quando il Ristorante ha chiuso è passato all’Enoteca con Cucina Il Puntodivino
Da sempre è il bravo Chef di Stefano Niccoli.  

Domenica 14 Aprile 2013 con una lunga e affollata festa d’inaugurazione, a cui hanno partecipato centinaia di persone, ha riaperto il Ristorante con il “nuovo” nome “L’OCA”.

Al RistoranteL’Oca” si accede dall’ingresso vetrato, a piano terreno, e salendo le ampie scale.
Arrivati sopra, a destra il grande bancone di servizio, alla fine del quale vi sono, le porte della Cucina, di fronte il salottino con i comodi divanetti ed il suggestivo caminetto, a sinistra si accede alla luminosa sala con la bellissima vista del mare e del porto turistico.
In fondo alla sala a sinistra la stanza vetrata che fa da Enoteca con un tavolo riservato.
La capienza massima è di circa sessanta persone, ma in caso di eventi particolari si può arrivare fino a novanta.

Bella, semplicemente elegante l’apparecchiatura con le posate in argento, i tavolini sono bene distanziati e praticamente tutti godono della magnifica vista.

La Carta dei Vini con “così tanti Sommelier” non poteva che essere super interessante e selezionata. Circa 250 Etichette per 1500 bottiglie, Bollicine e Champagne, Vini Bianchi (in prevalenza) e Rossi da tutte le Regioni più avocate d’Italia, dalla Francia, dalla Spagna, dalla Germania e dall’Austria, con qualcosa anche dal resto del mondo. 
Per le piccole Aziende del Piemonte e del Friuli Venezia Giulia si nota la “mano del maestro” Stefano Niccoli.

Il Menu è ricco e vario di mare e di terra, segue le stagioni e la spesa quotidiana. 
Molta attenzione viene riservata alla qualità delle materie prime.

Ci sono due “Menu degustazione” consigliati, comprensivi di vini al calice in abbinamento, con un rapporto qualità prezzo super interessante.

Ma veniamo alla degustazione che è stata accompagnata da una buona bottiglia di “Strasserhof Kerner 2012”, Alto Adige - Valle Isarco D.O.C., 100% Kerner, 13,5% Vol., prodotto da Hannes Baumgartner nella Frazione di Novacella nel piccolo Comune di Varna in Provincia di Bolzano.

In tavola il cestino con il pane assortito e la schiacciatina:

- Insalatina calda di mare;

- Vellutata di patate allo zafferano con seppioline grigliate;

- Crostino con gambero, passatina di pomodoro e erbe aromatiche;

- Tagliolini di pasta fresca con calamaretti, salvia e lime;

- Bavette con canocchie, carciofi e guanciale croccante;

- Filetto di scorfano alla Siciliana;

- Nuvola (fatta con il sifone) di tiramisù.

Il dolce è stato accompagnato da un’altra buona bottiglia “Criolin Moscato d’Asti 2012”, D.O.C.G Moscato d’Asti, prodotto dall’Azienda Agricola Criolin di Angelo Canavero a Castagnole delle Lanze, Asti.

Tutto buono e ben presentato, premuroso e attento il servizio.

Il RistoranteL’Oca” in Darsena a Viareggio ha riportato in vita i Locali che hanno ospitato  “L’Oca Bianca”: una riapertura in grande stile ...... l’oca è tornata a volare.

Ristorante L’Oca

Via Coppino, 409  Viareggio

(Lucca)

Tel. 0584 1661661



Marco Garfagnini e Giorgio Dracopulos

Vista della Sala

Il Panorama

L'Enoteca

Insalatina di Mare

Vellutata di Patate e Seppioline

Crostino con Gambero

Tagliolini con Calamaretti

Bavette con Canocchie

Filetto di Scorfano alla Siciliana

Nuvola di Tiramisù

Stefano Niccoli, Nicola e Giovanni Dallori con Dracopulos