domenica 19 aprile 2015

“FATTORIA DI MONTECHIARI” I VINI AFFASCINANTI E PREGIATI DELLA FAMIGLIA PANATTONI.




Il termine “fermentazione”, usato per indicare l’aspetto del mosto nel processo di lavorazione del Vino, deriva dalla parola latina “ fervere = ribollire”.

La fermentazione è una fase fondamentale e, a seconda delle condizioni in cui avviene, modifica le qualità organolettiche del Vino cambiando decisamente sentori, colori, sapori e aromi che successivamente vengono ulteriormente accentuati nelle fasi finali di produzione.

I metodi tradizionali di fermentazione alcolica e vinificazione del vino sono tramandati da secoli e sono stati poi aggiornati da varie tecniche sviluppatesi in tempi molto recenti.

Nata da alcuni esperimenti, iniziati nel 2002, oggi è una realtà la “vinificazione integrale”.

La “Vinificazione Integrale per i Vitigni Rossi” oggi è un marchio forte e una tecnica consolidata grazie alla storica Azienda Francese “Tonnellerie Baron” che dal 1875 produce “barriques” di pregio.

Questa particolare tecnica di vinificazione permette (semplificando al massimo la descrizione) di immettere l’uva vendemmiata in speciali barriques, riempendole per un 85%; in questo modo l’uva rimane nelle migliori condizioni possibili. 
Con queste botti, modificate, si può effettuare tutte le classiche operazioni di vinificazione. 
Usando questo procedimento si conserva tutto il potenziale aromatico qualitativo delle uve utilizzate. Poi, con la possibilità di ruotare le barriques stesse, durante la fermentazione alcolica, avviene la rimessa in sospensione delle fecce nobili favorendo cosi nel vino una maggiore “grassezza” e tannini più morbidi e setosi.

Solo un centinaio di rinomate e famose Aziende Vitivinicole nel Mondo hanno iniziato ad usare la “Vinificazione Integrale per i Vitigni Rossi”, soprattutto in Francia, in Spagna e negli Stati Uniti.

In Italia pochissime e una di esse è la “Fattoria di Montechiari”.

La “Fattoria di Montechiari” è ubicata su una dolce collina (200 m. s.l.m.) che guarda con rispetto un’altra altura, a 162 m. di altitudine, su cui è adagiato il piccolo Comune del suo bellissimo Territorio Toscano: Montecarlo, in Provincia di Lucca.

L’antico Borgo di Montecarlo fu fondato nel 1333 da Carlo IV di Lussemburgo (Imperatore del Sacro Romano Impero dal 1355 al 1378) e da ciò ne deriva anche il toponimo.
La Fortezza di Montecarlo ebbe un ruolo strategico fondamentale nelle Guerre del XIV Secolo tra Lucca, Pisa e Firenze.

Oggi il ricco Territorio in questione è ben coltivato a ulivi e viti, vi si produce Olio Extra Vergine di Oliva, Vini Bianchi e Rossi D.O.C. di qualità. 

Queste terre sono attraversate dalla “Strada del Vino e dell’Olio di Lucca, Montecarlo e Versilia”.

La “Fattoria di Montechiari” nasce sugli antichi ruderi di una fortezza, andata distrutta circa nel 1300, e sui successivi resti dell’antica Dogana che divideva il Ducato di Lucca (1815 - 1847) dal Granducato di Toscana (1569 - 1859).

Gli imponenti, impegnativi e qualificati lavori di ristrutturazione della Fattoria di Montechiari, di proprietà di Moreno Panattoni (nativo del luogo e conosciuto tour operator internazionale) e sua moglie Donna Catherine Pirmez Panattoni, sono durati molto tempo, terminati nel 1978  hanno dato un risultato che si può definire, semplicemente, d’inestimabile bellezza. 

La Villa padronale, le cantine, gli spazi per le riunioni e le degustazioni, le terrazze (fruibili anche per le convivialità) da cui si gode una vista magnifica e panoramica a 360 gradi, il curatissimo giardino, la piscina, intorno, poi, 23 ettari di olivi e vigne sui declivi meglio esposti.

Le Vigne si estendono per 10 ettari e sono sapientemente divise in piccole parcelle per sfruttare al meglio le caratteristiche del terreno (assai alluvionale e particolarmente caratterizzante), il sole e i venti. 

I Vitigni impiantati, dopo un’attenta analisi di ogni terreno (fatta in Francia a Bordeaux, al tempo non era possibile farla in Italia) sono: Chardonnay, Pinot Nero, Sauvignon, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e il tradizionale Sangiovese Grosso.

Le Cantine sono ubicate al centro dell’Azienda, proprio sotto la Casa, per poter meglio controllare tutte le fasi della vinificazione e dell’affinamento dei Vini.

Tutti i cicli di lavorazione seguono il processo biologico, l’Azienda è certificata “ICEA”.

Dal 1992 l’Agronomo ed Enologo dell’Azienda è il bravissimo Stefano Chioccioli.

Dal 2013 l’Azienda ha adottato, per il Cabernet Sauvignon, l’impegnativa e onerosa “Vinificazione Integrale per i Vitigni Rossi” per dare a questo Vino maggiore volume e complessità, più rotondità e una più accentuata intensità aromatica, un boisé più ricco e piacevole.  
  
La “Fattoria di Montechiari” produce in totale circa 40.000 bottiglie (di cui molti formati grandi nelle varie misure) suddivise in quantità diverse nei seguenti Vini:

- “Montechiari Merlot”, Rosso I.G.T. Toscana, con uve provenienti dai Poderi Satti e Alzaia, 100% Merlot, 14% Vol., passa oltre 16 mesi di barriques e almeno 12 mesi in bottiglia prima di essere commercializzato;

- “Montechiari Cabernet”, Rosso I.G.T. Toscana , con uve, di vigne di oltre 30 anni, provenienti dai Poderi Villa Montechiari, Galante e Crocetta, un blend di Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, 14% Vol., passa oltre 20 mesi di barriques da 225 l. in “sistema a fermentazione integrale” e almeno 12 mesi in bottiglia;

- “Montechiari Rosso”, Rosso I.G.T. toscana, con uve, di vigne di oltre 30 anni, del Podere Libeccio Alto, 85% Sangiovese, 15% Cabernet e Merlot, 13% Vol., fermenta 14 mesi in botte di rovere da 20 hl. e 12 mesi in bottiglia;

- “Montechiari Oro”, Bianco I.G.T. Toscana, con uve dei Poderi Passo a Lucca, Galante, Libeccio Basso, 85% Chardonnay, il resto Sauvignon Blanc e una piccola parete di Semillion, 13% Vol., passa 9 mesi in barriques da 225 l. e almeno 6 mesi in bottiglia, il nome “Oro” deriva dal suo bel colore dorato;

- “Montechiari Brut Donna Catherine Vintage”, un’ottima bollicina “Metodo Classico” (Méthode Champenoise) prodotta dal 2005, estremamente elegante e leggermente rosata, fatta con uve delle vigne di oltre 30 anni dei Poderi Galante Alto e Galante Basso, 100% Pinot Nero fermentato in bianco, 11,5% Vol., minimo 20 mesi di fermentazione in bottiglia (consiglio di assaggiare le annate più vecchie, più resta in bottiglia più diventa buono).

Vini importanti di grande qualità che negli anni hanno vinto molti premi e hanno avuto moltissimi riconoscimenti. 
Come non ricordare i “Tre Bicchieri” (massimo punteggio) della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso al “Montechiari Cabernet” nelle annate 1995 e 1997 e il grande, recente, successo alla Fiera Internazionale del Settore Vitivinicolo di Mosca del 2014.

Ma non ci sono soltanto i Vini, viene prodotto anche dell’ottimo Olio Extra Vergine di Oliva da olive raccolte a mano.

La “Fattoria di Montechiari” è frutto della grande amore e della passione di tutta la Famiglia Panattoni, Moreno, la gentilissima moglie Donna Catherine, di origine Francese (un grande amore nato nel 1966 all’Hotel Ritz di Parigi), la loro figlia, il genero e i tre bei nipoti, due maschi e una femmina, la dolcissima Allegra.

Alla super accogliente “Fattoria di Montechiari”, di Montecarlo in Provincia di Lucca, ho potuto assaggiare, con molto piacere e soddisfazione, gli affascinanti e pregiati Vini della Famiglia Panattoni.




Moreno e Catherine Panattoni

Fattoria di Montechiari L'Ingresso

La Vista su Montecarlo

La Villa

L'Ingresso della Cantina

La Sala Degustazioni

Il Retro della Villa

La Terrazza Coperta

Una Vista del Giardino

La Piscina

Vista di una Vigna

Le Botti per la Vinificazione Integrale

Grandi Formati 

Premi e Riconoscimenti

Moreno Panattoni e Giorgio Dracopulos

venerdì 17 aprile 2015

“IL PRANZO DELLE BIRRE” AL RISTORANTE “L’ARCANO DEL MARE” DI LIDO DI CAMAIORE (LU).




Al Ristorante “L’Arcano del Mare” di Lido di Camaiore, in Provincia di Lucca, si è svolta una divertente iniziativa dal nome “Il Pranzo delle Birre”.

Il primo cereale coltivato, ad uso alimentare, dall’uomo, oltre 10.000 anni a. C., è stato l’orzo.

L’orzo si ottiene dalle “cariossidi” (frutti secchi indeiscenti, cioè frutti che giunti a maturazione non si aprono spontaneamente) di una pianta che si chiama “hordeum vulgare”.
Questa pianta, appartenente alla famiglia delle “poaceae” meglio conosciute come “graminacee”, è stata così denominata dal medico, botanico e naturalista Svedese, Carl Nilsson Linnaeus (1707-1778), considerato l’ideatore della classificazione scientifica moderna di tutti gli organismi viventi.

Antecedentemente all’orzo coltivato l’uomo aveva avuto i primi contatti alimentari con l’orzo selvatico “hordeum spontaneum”.   

Grazie al facile metodo di coltivazione, l’orzo, è stato un tipo di coltura che ha modificato profondamente il modo di vivere dei nostri antenati, trasformandoli da cacciatori nomadi ad agricoltori stanziali, favorendo anche la nascita dei primi villaggi.

L’orzo essendo ricco di fosforo, potassio, magnesio, vitamina PP, vitamina E, ferro e calcio, ha favorito anche lo sviluppo cerebrale dell’uomo.

Grazie all’ingegno l’uomo incominciò ad elaborare le prime tecniche agrarie ottenendo un surplus di alimenti che dovevano essere conservati, la conseguenza fu che tutto ciò andava preservato dal deperimento e dall’assalto dei roditori: una delle soluzioni, che dava maggiori garanzie, fu quella di mettere i grani del raccolto in recipienti colmi di acqua.

L’orzo immerso dava inizio al processo della fermentazione, trasformando l’acqua in un qualcosa che oggi possiamo definire una rudimentale birra.

La Birra è una delle bevande più antiche dell’Umanità. 
Le prime tracce ci giungono da scritti di origine Medio Orientale di circa 5000 anni fa, ma, dalle prove chimiche fatte su alcuni resti di antichissime ceramiche, si può azzardare a dargli un luogo e una data di nascita in un Territorio che corrisponde, a grandi linee, all’attuale Stato dell’Iran, più di 7000 anni fa.

Già i Sumeri (prima popolazione sedentaria al mondo), che vissero 4000 anni fa sui monti della Mesopotamia, bevevano birra e la chiamavano “se-bar-bi-sag” (bevanda che fa vedere chiaro).

Questa bevanda dava ai nostri antenati più forza e felicità, rendendoli più pronti ad affrontare la vita terribile di allora; da ciò essi ritennero che in questo ci fosse un qualche intervento divino.

Anche gli Egiziani facevano largo uso di birra ma, nei momenti di carestia quando tutto l’orzo veniva destinato all’alimentazione, bevevano il “vino di palma” che ricavavano dalla linfa zuccherina della pianta.

La Birra non piaceva molto ai Greci che la dileggiavano definendola “vino d’orzo”, e anche i Romani, pur conoscendola, non né facevano un largo consumo ma la relegavano soprattutto nel campo della cosmesi femminile per la pulizia e il nutrimento della pelle.

La Birra, come bevanda, era largamente diffusa in tutta le Province dell’Impero Romano.

In quei secoli lontani fu chiamata, soprattutto, Birra, Ale e Cervisia. 
Il primo appellativo, molto probabilmente, deriva dal Latino “bibere” (bere), mentre il secondo era usato dai popoli nordici e dagli Inglesi, il terzo deriva dal Gallico “Cerevisia” ed è all’origine di definizioni moderne di Birra come il termine Spagnolo “Cerveza”.

Attraverso i millenni la Birra fu perfezionata e, in tutte le epoche, ebbe grande importanza, fino a raggiungere i nostri giorni in cui ha una posizione di grande prestigio tra le bevande alcoliche.

Oggi il mercato mondiale è in mano alle grandi multinazionali e a migliaia di piccoli produttori.  

Ultimamente molti degli appassionati homebrewers (in Inglese coloro che si dedicano alla homebrewing, arte di produrre birra in casa) in Italiano definiti domozimurghi (dal latino domo = casa e zimurgo = colui che pratica la zimurgia o scienza della fermentazione) si sono messi in gioco commercializzando le loro preparazioni artigianali.  

Al caratteristico Ristorante “L’Arcano del Mare”, uno dei più noti e storici ristoratori della Versilia, Riccardo Santini, ha organizzato, in collaborazione con Luca Bonaccorsi della “Radeberger Gruppe Italia”, distributore per l’Italia di molti marchi (la “Radeberger” è il più grande produttore Tedesco di Birra con il 15 del mercato), questo speciale pranzo abbinato alla degustazione di birre molto interessanti.

Ecco il Menu con gli abbinamenti:

- Selezione degli speciali salumi della Macelleria Bacci di Montignoso (MS), abbinati a “Norbertus Festbier” (il Marchio “Norbertus” esprime tutta la tradizione delle birre Conventuali Tedesche) una Birra stile Festbier, una Lager bionda giallo dorata a bassa fermentazione, 5,8% Vol.;

- I crostini e gli sformati della Casa, accompagnati a “Norbertus Hefe-Weizen” una Birra stile Hefeweizen, bionda giallo dorata torbida ad alta fermentazione, 5,8%;

- Zuppa di cipolle, insieme a “Braufactum Colonia”, Birra artigianale della Braufactum, di stile Kölsch, Tradizionale Renano, limpida e dorata ad alta fermentazione, 5,5% Vol.;


- Casarecci all’anatra muta, abbinati a “Braufactum The Brale”, una Birra, una reinterpretazione dello stile Inglese Brown Ales, dal caratteristico colore scuro (ramato) ad alta fermentazione, 5,0% Vol.;

- Maialino nostrale alla birra, accompagnato da “Braufactum Marzus”, Birra a bassa fermentazione di stile Märzen, una Lager dal colore ambrato limpido, 5,5% Vol.;

- Peposo dell’Impruneta, insieme “Braufactum Darkon”, Birra bruna limpida a bassa fermentazione di stile Schwarzbier, 5,4% Vol.;

- Torta di Cioccolata e pere, abbinata a “Braufactum Roog”, Birra bruna velata di stile Rauchweizen ad alta fermentazione, 6,6% Vol., una birra decisamente fine e persistente.

Una degustazione di piatti e birre che ha suscitato interesse richiamando i molti ospiti presenti.

Per tutta la durata del pranzo un bravo e super preparato Roberto Parodi ha illustrato in maniera estremamente dettagliata ogni birra che veniva servita. 
Roberto oltre ad essere il Presidente dell’Associazione Degustatori Birra della Lombardia e degustatore professionista è uno dei maggiori esperti Italiani del settore diplomato Sommelier della Birra all’Accademia Doemens di Gräfelfing (un Comune sobborgo di Monaco di Baviera in Germania). 

Roberto Parodi è anche Quality Manager del “Radeberger Gruppe Italia”.

Al Ristorante “L’Arcano del Mare”, di Lido di Camaiore (LU), ho degustato interessanti preparazioni gastronomiche della nostra Cucina Tradizionale Toscana abbinate sapientemente a delle buone Birre.




http://www.radeberger.it/                           


Riccardo Santini

Casarecci all'Anatra Muta

Torta di Cioccolato e Pere

Roberto Parodi, Giorgio Dracopulos, Luca Bonaccorsi

sabato 11 aprile 2015

“PAPPA AL POMODORO REVOLUTION” PER LA FINALE DELLA GARA UNA SPECIALE GIORNATA ENOGASTRONOMICA ALL’AZIENDA MEDITERRANEA BELFIORE.




A San Pietro in Palazzi, Frazione di Cecina in Provincia di Livorno, in Località “La Cinquantina”,  a poche centinaia di metri dal mare, uno dei Poderi che si trova vicino alla conosciutissima “Villa Guerrazzi” porta da decenni il nome “Belfiore”. 

Nel 1952, Donato Ciarlo, appassionato agricoltore di origini Campane, innamoratosi di questa bella zona della campagna Toscana, rilevò il Podere Belfiore. 
Passarono anni di duro lavoro ripagati con il raggiungimento di molti traguardi.

Oggi l’Azienda “Mediterranea Belfiore” ha dieci ettari, coltiva una varietà di pomodori, selezionata attraverso gli anni, particolarmente adatta ai loro terreni argillosi, che permette di ottenere un frutto di media pezzatura ma dalla polpa soda, non acquosa, con una buona “pelabilità” e dal sapore particolare, molto gradevole e dolce.

Da 27 anni i loro terreni sono gestiti esclusivamente seguendo metodi tradizionali e naturali, da 18 anni sono anche “Produttori Biologici”.

La produzione si basa sulla migliore qualità, sull’artigianalità, su severe e attente procedure (come la trasformazione entro le 24 ore dal raccolto e cotture brevi a basse temperature), per poter mantenere la freschezza, la fragranza e inalterati i profumi originari.

Quattro le linee fondamentali dei prodotti da loro preparati: “Le Salse Del Cuore”, “I Sapori della Famiglia Ciarlo”, “Il Pesto del Cuore” e “I Carciofi del Cuore”.

La “Mediterranea Belfiore” si è specializzata, negli anni, con successo, anche in pregevoli confezioni regalo che, oltre ad essere spedite in molte parti del mondo, vengono vendute direttamente, insieme a tutta la loro produzione, in sede.  

Sull’onda di questa ed anche di altre iniziative, come l’ampliamento dell’offerta di altri prodotti alimentari, assolutamente scelti tra quelli di straordinaria qualità, si è giunti alla trasformazione del vecchio spaccio in un vero e proprio bellissimo Negozio.

La nuova struttura, inaugurata nel Giugno 2011, è molto accogliente, nel costruirla si è seguita l’impostazione ecologica (Bioarchitettura), affidandone la realizzazione alla Ditta Rubner Haus di Chienes (BZ), altamente specializzata nella lavorazione del legno e altri materiali naturali.

L’Azienda Mediterranea Belfiore vende in Italia e in molti Paesi del mondo, ed è un fiore all’occhiello della nostra produzione conserviera. 

Un’Azienda tutta al femminile, tre sorelle, Simonetta, Antonella ed Emiliana Ciarlo, insieme a mamma Renza, ma un solo “Cuore” (come il loro marchio), pieno di passione e d’amore per la genuinità.

Giovedì 9 Aprile 2015, negli accoglienti Locali commerciali della “Mediterranea Belfiore” si è svolta una piacevolissima giornata Enogastronomica.

Una giornata molto “ricca” che comprendeva, nella prima parte, la finale della Terza Edizione della Gara Gastronomica “In Cucina Con il Cuore”.

Il Gioco/gara si basa sull’uso dei prodotti della “Mediterranea Belfiore”, in ricette a tema, diverso per ogni edizione, preparate e presentate dai numerosi concorrenti, solo appassionati di cucina e non cuochi professionisti.

L’Evento, promosso dalla “Mediterranea Belfiore” in collaborazione con la brava e sempre disponibile Blogger Cristina Galliti, quest’anno aveva come tema “Pappa al Pomodoro Revolution”.  
In tarda mattinata, le sei ricette finaliste, selezionate dallo Chef Cristiano Tomei tra le 40 pervenute, preparate dalle cinque brave e appassionate concorrenti (una aveva due piatti), Annarita Rossi, Cristiana di Paola, Barbara Mori, Tamara Giorgetti, Ambra Alberigi, sono state presentate al giudizio insindacabile della severa Giuria, presieduta dallo Chef Cristiano Tomei, e composta da giornalisti enogastronomi oltre che da chef: Deborah Corsi (vicepresidente della giuria), Irene Arquint, Giuseppe Calabrese, Giorgio Dracopulos, Emanuele Vallini.

Come già accennato tutte le ricette dovevano obbligatoriamente valorizzare, seguendo il tema indicato, uno dei prodotti della Mediterranea Belfiore.  

Le concorrenti hanno preparato i piatti nella piccola ma accogliente cucina al primo piano del nuovo negozio, sotto l’occhio vigile delle gentilissime sorelle Ciarlo, titolari dell’Azienda.  

I giurati hanno professionalmente e attentamente degustato le portate accompagnandole con una selezione di Vini:

- “Zizzolo Bianco 2013”, Bolgheri D.O.C., 85% Vermentino e 15% altri vitigni a bacca bianca, 13% Vol., dell’Azienda Agricola Fornacelle di Stefano Billi ubicata a Castagneto Carducci (LI);

- “Scalabrone 2013”, Rosato Bolgheri D.O.C., 40% Cabernet Sauvignon, 30% Merlot e 30% Syrah, 12,5% Vol, prodotto dalla Tenuta Guado Al Tasso dei Marchesi Antinori ubicata vicino a Bolgheri (LI). 

Successivamente, controllate le schede di giudizio, sono stati decretati i piatti vincitori e si è svolta, in un clima estremamente festoso, la premiazione delle concorrenti:

- Prima classificata Cristiana di Paola (Romana) con “Chips nere di patate ripiene di Pappa al Pomodoro con dip di fave”;

- Seconda classificata Ambra Alberigi con “Due vestiti per la Pappa al Pomodoro”;

- Terza Classificata Barbara Mori con “Gnocchi di Pappa al Pomodoro”.

Non sono mancati neanche dei bellissimi omaggi a tema per i giurati e per tutte le concorrenti finaliste. A tutte le partecipanti è stato regalato anche il mio libro più recente.

Il tutto è stato allietato dalla notissima canzone di Rita Pavone “Viva la Pappa col Pomodoro”.

Nel tardo pomeriggio, con la struttura affollata, si è svolto l’attesissimo show cooking del bravo e  vulcanico Chef Cristiano Tomei del Ristorante “L’Imbuto” di Lucca.

Lo Chef Viareggino Cristiano Tomei (classe 1974) è un caro amico che seguo fin dall’inizio della sua carriera, ben 16 anni fa. 
Un bravissimo cuoco creativo che è riuscito a raggiungere grandi successi con il suo particolarissimo modo di cucinare. 
Tra gli altri nel Febbraio 2009 gli è stato dato il prestigioso riconoscimento dell’Associazione “Jeunes Restaurateurs d'Europe” (Giovani Ristoratori d'Europa) e con la Guida Rossa Michelin  2015 anche l’ambita prima “Stella”.

Nel suo show cooking Cristiano Tomei ha presentato, con il suo simpatico e divertente modo di raccontare, la sua nuovissima ricetta della “Pappa al Pomodoro”.

Giocando con il termine “Pappa” per i bimbi e il “Pomodoro” ecco la Ricetta:

- INGREDIENTI: 1 panetto di lievito di birra, 3 gr. di sale, 150 gr. di acqua di pomodoro, 60 gr. di semola, 120 gr. di polpa di pomodoro, uno spicchio di aglio “senza anima”, odori misti;

- INGREDIENTI PER IL GELATO ALL’OLIO: 600 gr. di latte intero, 300 gr. di olio extravergine di oliva, 5 g. di carrube, 3 gr. di sale;

- PROCEDIMENTO: Prendere i filetti di pomodoro (ovviamente quelli ottimi della “Mediterranea Belfiore”), tagliarli a metà e farli scolare su di un setaccio con sotto un contenitore. 
Una volta scolato tutto il liquido, metterlo da parte. 
Setacciare poi con molta attenzione i filetti cosi da ottenere una passata di pomodoro. 
Su di una teglia sbriciolare del lievito di birra e mettere in forno a 180° per circa 30 minuti, in modo da farlo seccare. 
In una pentola versare il latte e metterlo a scaldare con il sale. 
Quando è caldo aggiungere la farina di carrube e girare bene, stando attenti a non fare bollire il latte. Sciolta la farina aggiungere lentamente e a filo l’olio, poi sbattere con una frusta. 
Successivamente metterlo in un contenitore, farlo freddare e poi metterlo nel congelatore. 
Prendere il lievito seccato frullarlo con la semola, ottenuta una polvere metterla in una “boulle”, aggiungere il sale e la passata precedentemente realizzata. 
Impastare bene il tutto, spolverando il banco con della semola, fino ad ottenere un impasto elastico ma non appiccicoso. 
L’impasto deve riposare una decina di minuti. 
Dopo di ché formare dei rotoli di diametro molto piccolo e cominciare a tagliarli informalmente con il coltello, facendo attenzione a non farli attaccare. 
Il liquido tenuto a parte metterlo in una pentola con aglio e qualche odore, lasciarlo andare per un po’ a freddo, poi togliere sia l’aglio che gli odori. 
In una pentola d’acqua cuociamo per pochi minuti la nostra finta pasta fatta con semola, lievito e pomodoro. 
Aggiungerla all’acqua di pomodoro calda e mantecare il tutto con un cucchiaio di gelato all’olio. Servire quanto ottenuto in un piatto fondo.

Tutti i presenti, grazie anche allo staff del Ristorante “L’Imbuto” che aiutava lo Chef, hanno potuto degustare la deliziosa “Pappa al Pomodoro” di Cristiano Tomei.

Un lunghissimo e caloroso applauso di un pubblico entusiasta e affascinato ha concluso la dimostrazione.

Ho trascorso proprio una bella, interessante e speciale giornata enogastronomica all’Azienda Mediterranea Belfiore dove sono state coinvolte moltissime persone, tanta care amiche e cari amici, tra cui uno Chef d’eccezione: Cristiano Tomei.   




Cristina Galliti Organizzatrice e Valletta

Le Concorrenti

Il Tavolo dei Giurati

Cristiano Tomei Preso dalla Presidenza della Giuria

Si Premia Cristiana di Paola la Prima Classificata 

La Premiazione di Ambra Alberigi

La Premiazione di Barbara Mori

Foto di Gruppo: le Concorrenti e i Giurati

Aspettando l'Inizio dello Show Cooking

Lo Show Cooking

La "Pappa al Pomodoro" di Cristiano Tomei

La Famiglia Ciarlo con lo Chef Cristiano Tomei

sabato 4 aprile 2015

FESTEGGIAMO LA SANTA PASQUA E LE SUE TRADIZIONI CULINARIE CON LA BUONISSIMA COLOMBA CLASSICA DELLA “PASTICCERIA FRACCARO”.




La principale festività della Religione Cristiana è la Santa Pasqua. 
Con Essa si celebra l’evento più importante riportatoci dai Vangeli e dai testi del Nuovo Testamento, la Resurrezione di Nostro Signore Gesù avvenuta il terzo giorno dalla Sua morte sulla Croce.
Il luogo dell’evento viene indicato, sempre nelle Sacre Scritture, poco fuori delle antiche mura di Gerusalemme, vicino alla collina rocciosa che porta il nome di Calvario (chiamata anche Golgota) dove venne crocifisso.

In questo luogo, a imperitura memoria, venne edificata (le prime tracce risalgono al II secolo d.C.) la Basilica Cattedrale Patriarcale del Santo Sepolcro (denominata anche Chiesa della Resurrezione). 

La parola Pasqua deriva dall’Ebraico “Pesach” (passare oltre) e dall’Aramaico “Pasa’”, indicava l’evento della liberazione che Mosè fece degli Ebrei dalla schiavitù degli Egiziani.

Il Primo Concilio Ecumenico (la riunione solenne di tutti i Vescovi Cristiani) iniziò il 25 Maggio del 325 d.C. nella Città della Turchia Asiatica di Nicea (oggi Iznik), a 130 Km. a sud-est della Città di Costantinopoli (oggi Istambul) nell’Impero Romano d’Oriente. 
In quella occasione fu deciso che la data della Santa Pasqua era mobile e che si festeggiava la Domenica successiva alla prima luna dell’equinozio di Primavera.

Seguendo queste regole per la Chiesa Cattolica la data della Pasqua è sempre compresa tra il 22 Marzo e il 25 Aprile di ogni anno. 
Per la Chiesa Ortodossa, che segue il Calendario Solare, detto “Giuliano” classificato dall’astronomo Greco “Sosigene di Alessandria d’Egitto” (I Secolo a.C.) e promulgato da Giulio Cesare nel 46 a.C., la Festività cade tra il 4 Aprile e l’8 Maggio.

In occasione della Santa Pasqua e per la tradizionale scampagnata di Pasquetta, per tutta Italia si preparano moltissime ricette culinarie che portano in tavola preparazioni salate e dolci che allietano la tavola delle famiglie.

Per le carni è tradizione preparare arrosti con agnelli e capretti, simboli di dolcezza e sacrificio.
Si fanno le torte salate come la “torta Pasqualina” di antica tradizione Ligure, preparata con uova, ricotta, pecorino, parmigiano e bietola da costa (bieta) o spinaci lessati, il tutto racchiuso nella pasta sfoglia.

Per i dolci tale e tanta è la varietà che è impossibile elencarli tutti. 

Le uova, per esempio, sono state fin dai tempi antichissimi simbolo della vita, già i Persiani e gli Egizi, a primavera, usavano donare le uova di gallina.
Tutt’oggi si usa portare a benedire, la mattina di Pasqua, le uova lesse.
L’uso di decorare le uova si sviluppò principalmente nel Medioevo e, proprio in questo periodo, si incominciò a fabbricare anche uova in metalli preziosi per le classi nobili e ricche. 
Bisogna arrivare a poco più di cento anni fa per vedere nascere le uova di cioccolato e successivamente lo svilupparsi della prassi di inserire nelle stesse una piccola sorpresa.

Tre gli altri dolci Siciliani che si fanno per Pasqua posso ricordare “la cassata con le mandorle”, “i pupi di zucchero” e “l’agnellino di pasta di zucchero e garofano”.

In Campania tra la varietà dei dolci pasquali non si può dimenticare “la pastiera”.

In Toscana si devono citare le diverse versioni di “schiacciate” in alcuni casi chiamate “stiacciate”,  in Versilia le torte “cioccolato e pere” e “cioccolato e riso”, nel Pisano “la torta co’ bischeri”.

In Puglia la ciambella “scarcella”, nel Lazio la “pizza di Pasqua” e in diverse altre Regioni “la treccia di Pasqua”.

Ma è la classica “Colomba Pasquale”, che nasce dall’antica tradizione Siciliana dei dolcetti nelle loro diverse varianti  locali, dai “biscotti quaresimali” ai “ palummeddi” o “pastifuorti” (piccoli dolci dalle forme di colombe, galletti, cestini con uova ecc.) per poi modernizzarsi, nel 1930, con l’invenzione della “Colomba Motta”, messa in produzione, in Lombardia, dall’omonima Azienda,  che forse, su tutto il Territorio Nazionale, identifica di più la “Santa Pasqua”.

Oggi la Colomba Pasquale è prodotta sia industrialmente che artigianalmente in molte varianti.

Quella di cui vi voglio parlare è una Colomba, di grandissima qualità e bontà, prodotta dalla “Pasticceria Fraccaro Spumadoro” di  Castelfranco Veneto in Provincia di Treviso.

La “Fraccaro Dolciaria” nasce, nel 1932, tra le antiche mura (risalenti alla fine dell’XI Secolo) del Comune di Castelfranco Veneto. 
In quell’anno Elena e Giovanni Fraccaro aprirono un forno dove oltre al pane si preparavano dolci specialità. 
Ben presto la bontà e la qualità delle loro preparazioni premiarono la Famiglia Fraccaro e, subito dopo la fine della seconda Guerra Mondiale, per sopperire alle moltissime richieste, non solo della zona, fu aperto un secondo forno, nel Quartiere Borgo Pieve, specializzato in focacce, panettoni e plum-cake.

Con il passare dei decenni, e gli innumerevoli e continui successi della loro produzione, la “Pasticceria Fraccaro Spumadoro” è diventata una vera industria dolciaria mantenendo però inalterato l’ingrediente fondamentale di tutte la sue preparazioni: “fare delle realizzazioni artigianali con la stessa straordinaria qualità della piccola impresa Familiare”.  

Tra i vari prodotti dolciari della “Pasticceria Fraccaro Spumadoro” ho assaggiato la “Colomba Pasquale Classica” della linea “Paper Bag Pasqua 2015”. 
La linea comprende un ricco assortimento di colombe ai vari sapori  confezionate in una elegante e raffinata borsetta in carta accoppiata con manici in cordino e rifinita con un bel fiocco dai colori vivaci.

La “Colomba Pasquale Classica” di Fraccaro è un eccellente prodotto artigianale, una ricetta sana e tradizionale, a lievitazione naturale (ben due giorni). 
Questa Colomba ha un ingrediente speciale “il lievito naturale” o “lievito madre”.

Il “lievito madre” è un composto ottenuto dall’acidificazione naturale di farina e acqua, i microorganismi in esso contenuti, con l’attività di fermentazione si moltiplicano e trasformano gli zuccheri in anidride carbonica, producendo la “lievitazione” dell’impasto.

Il “lievito madre” viene tenuto in vita per anni semplicemente rinfrescandolo con nuovi impasti periodici.

I pregi qualitativi di tale “lievito” che vengono apportati nella lavorazione sono, principalmente, l’aumento dell’estensibilità dell’impasto (che diventa più liscio in breve tempo), un volume superiore, una migliore alveolatura (dimensione e quantità dei “buchini” all’interno del prodotto finito), il mantenimento delle specifiche qualità organolettiche che rendono il tutto maggiormente digeribile, esaltando la naturale sofficità e allo stesso tempo il profumo, la fragranza e il sapore. 

La storia del “lievito madre” è molto antica, praticamente coincide con la nascita della panificazione e successivamente con lo sviluppo dell’arte pasticcera. 
Purtroppo, in tempi più recenti, vista la complessità della conservazione del “lievito madre” e del suo uso nella produzione, è stato dai più abbandonato, ma non dalla Famiglia Fraccaro che dal 1932 continua, con entusiasmo e convinzione, a farne pregevole uso nei suoi impasti.  

Con la “Colomba Classica” della “Pasticceria Fraccaro Spumadoro” auguro una Buona, Serena e Felice Pasqua 2015 a Tutti Voi e alla vostre Famiglie.





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