sabato 9 maggio 2015

“LIVORNO LA GHIOTTA” L’ULTIMO INTERESSANTISSIMO LIBRO DI PAOLO CIOLLI LO CHEF CANTORE DELLA TRADIZIONE CULINARIA LIVORNESE.




Livorno, bella città portuale adagiata sulla suggestiva costa Toscana, ha alle spalle una lunga e ricca storia che inizia con i primi insediamenti umani (confermati da ritrovamenti archeologici) addirittura nella Preistoria.

Convenzionalmente quel periodo che precede l’invenzione della scrittura, avvenuta in oriente tra 3500 e 3200 anni a.C., si definisce “Preistoria”.

Altri ritrovamenti successivi ci indicano che qui vissero anche Etruschi e Romani.

Già nel I Secolo a.C. Marco Tullio Cicerone (106 a.C. - 43 a.C.), filosofo, scrittore, politico, avvocato e pregevole oratore Romano, in una lettera indirizzata a suo fratello, Quinto Tullio Cicerone, citava l’antica “Pisis” (Pisa) e una località vicina definita “Labrone”. 
Tutt’oggi “labronico” e sinonimo di “livornese”.

Il primo dato certo di un toponimo “Livorna” risale però al 1017 e si riferisce ad un piccolo nucleo abitativo a pochi chilometri a sud della Foce del fiume Arno.

Grazie all’interramento del vicino Porto Pisano, tra il XIII e XIV Secolo, Livorno, con il suo Porto, si sviluppò rapidamente dotandosi di robuste fortificazioni ed edificando il maestoso “Fanale dei Pisani” (o Fanale Maggiore, uno dei fari più antichi d’Italia, ricostruito fedelmente dopo i danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale).

Grazie alle “Leggi Livornine”, emanate, tra il 1591 e il 1593, dal Granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici, particolarmente “larghe di manica”, e l’istituzione del “Porto Franco”, la Città prese a  crescere sotto tutti gli aspetti, anche sotto il profilo gastronomico.

La Cucina Livornese, per essendo un intricato groviglio di ricette provenienti da tradizioni distanti tra di loro, sopraggiunte con il notevole afflusso di gruppi etnici perseguitati per motivi legali o religiosi, si è sviluppata con un suo specifico, vario e robusto carattere che si può ritrovare anche in una  ricetta, assolutamente e unicamente “Livornese” come il “Cacciucco”.

Uno dei cuochi/scrittori più appassionati e documentati sulla Cucina Livornese è Paolo Ciolli.

Paolo Ciolli, livornesissimo, è nato al numero civico 161, “al primo piano”, di Borgo San Jacopo, una delle strade più tipiche della bella Città di mare Toscana, in una fredda giornata di Febbraio che portava la data del 14, nell’anno 1949.

E’ importante sottolineare “al primo piano”, perché sotto casa c’era la “Pasticceria Gnesi”,  aperta da un solo anno, il 29 Febbraio 1948, da Renzo Gnesi, e quegli straordinari aromi, che si propagavano nell’aria, sono subito penetrati, lasciando il segno, nel respiro dell’appena nato Paolo.

Fin da piccolo si è subito appassionato alla cucina seguendo le preparazioni della sua mamma Anna Maria, della nonna Giuseppina e della zia Amelia.  

A 20 anni, molto giovane, ha iniziato ad insegnare educazione fisica alle superiori, l’ha fatto per 30 anni in varie scuole, per 12 anni ha insegnato anche alla super prestigiosa “Accademia Navale di Livorno”; è stato attore recitando in un film, “Habemus Papam” di Nanni Moretti, nei panni di un cardinale.

La passione per la Cucina è cresciuta col passare degli anni fino a portarlo a diventare un vero e proprio “chef” con la partecipazione anche a diversi concorsi gastronomici come il programma televisivo di Rai 1, “La Prova del Cuoco”, condotto da Antonella Clerici, dove ha vinto con i suoi “Tortelloni al tramonto con zabaione al parmigiano”.

Sempre grazie alla sua grande passione culinaria è diventato anche scrittore pubblicando, dal 2006, libri di successo come “Habemus Pappam” (parafrasando il titolo del film di Moretti), “Il Miracolo della Farina di Ceci - Storie, Luoghi, Personaggi”, “I Pesci della Terrazza”, “La Cicciaccia”, “La Pasticceria a Livorno”, “Il Cacciucco” (Libro uscito anche in lingua Inglese), “Teste e lische caro Napoleone…”.

Paolo ha anche, dall’Ottobre 2010, il suo Blog gastronomico “Paolo Ciolli Chef”.

Paolo Ciolli ha recentemente condotto anche una simpatica e istruttiva serie di trasmissioni di Cucina su “Granducato TV” che si chiamava “Tutti Chef”.

Proprio da pochissime settimane è uscito il nuovo Libro di Paolo Ciolli: “Livorno la ghiotta - La città e le sue ricette”.

A Livorno la presentazione è avvenuta in un’affollatissima Libreria Belforte con la partecipazione dell’autore Paolo Ciolli insieme al Regista/Scenografo Giampaolo Zennaro, al Direttore del Quotidiano “Il Tirreno” Omar Monestier e al Pittore Mario Madiai.

Il Libro si compone di 352 pagine, in formato cm 23,5x16,7, ed è edito dalla Casa Editrice Debatte Editore di Livorno. 

La Copertina, in cartoncino con bandelle, è illustrata “con due belle triglie” dal famoso Pittore Mario Madiai.

Il Libro, dopo la “Presentazione” dell’editore e la “Prefazione” dell’autore, è una bellissima raccolta di ben oltre 230 interessantissime, particolareggiare, gustose preparazioni.
Le ricette sono in ordine alfabetico, dalla “A” alla “Z”, in base al nome dell’ingrediente principale usato o della tradizionale denominazione.

Il tutto è arricchito con descrizioni, dosi, metodi, notizie, ricordi, aneddoti, consigli e storie di vita vissuta.

Uno “tsunami” di gustose e appetitose preparazioni, frutto della vasta cultura gastronomica Livornese di Ciolli.    

Una lettura piacevole e divertente, da leggere e rileggere anche per prendere spunto su qualcosa di buono da preparare per pranzo o cena.

Il Libro è uscito anche in una limitatissima edizione “lusso” illustrata con i preziosi disegni del Pittore Mario Madiai e con copertina rigida.

Che altro dire su questo bel Libro di ricette intitolato “Livorno la ghiotta - La città e le sue ricette” se non che è un nuovo successo di Paolo Ciolli il cantore della tradizione culinaria Livornese. 




Giampaolo Zennaro, Omar Monestier, Paolo Ciolli

La Presentazione alla Libreria Belforte

Mario Madiai e Paolo Ciolli

Lo Chef/Scrittore Paolo Ciolli

La Copertina con le "Triglie" di Madiai

lunedì 4 maggio 2015

CRISTOFORO TRAPANI IL NUOVO BRAVISSIMO CHEF DEL RISTORANTE “LA MAGNOLIA” ALL’ HOTEL BYRON DI FORTE DEI MARMI (LU).




Tra le diverse belle e famose Località turistico balneari della Toscana la più elegante e signorile è certamente Forte dei Marmi, ubicata nella costa settentrionale della Versilia, in Provincia di Lucca.

Qui il sole, la spiaggia, il mare e la storia si intrecciano con l’eleganza e la raffinatezza.

Qui si può godere dell’ampio arenile di sabbia finissima contornato dalla lunga fila degli accoglienti e super attrezzati Stabilimenti Balneari, delle verdi e riposanti aiuole ricche di palme, su cui si affacciano ristoranti e discoteche, del panoramico pontile che si allunga in mare per 300 metri, oltre che della passeggiata, in centro, tra lussuosi negozi.

La storia di Forte dei Marmi, come ambito centro turistico, nasce tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, quando iniziò ad essere meta di un turismo estivo di famiglie nobili, aristocratiche e personaggi famosi come i Reali del Belgio, gli Agnelli e i Siemens, famosi imprenditori, il filosofo e pedagogista siciliano Giovanni Gentile, il poeta e scrittore grossetano Renato Fucini, lo scrittore e giornalista pratese Curzio Malaparte, i bolognesi Marchese Guglielmo Giovanni Maria Marconi e Riccardo Bacchelli, il primo, fisico, inventore, parlamentare e senatore, il secondo, scrittore e drammaturgo.

L’elenco dei personaggi illustri è lunghissimo, potrei citare ancora il ferrarese Italo Balbo, politico, generale, avventuroso trasvolatore e ministro, il milanese Luchino Visconti, regista e sceneggiatore. 

Oltre agli Italiani, folta anche la rappresentanza straniera che veniva a trascorre le vacanze al Forte, tra tutti ricorderei il Tedesco Thomas Mann, scrittore, saggista e premio Nobel.

Con trascorsi e ospiti di questo livello, anche nel boom del turismo degli anni che partono dal 1950 ai giorni nostri, Forte dei Marmi si è sviluppata, sia nelle sue strutture ricettive che abitative di qualità, grazie ad un turismo decisamente ricco e di élite. 

Nell’ambito delle frequentazioni illustri della fine dell’ottocento, tra il 1899 e il 1902, vennero edificate, sul Viale a Mare, non molto distanti dal Centro di Forte dei Marmi, due belle Ville per volontà di un personaggio internazionale e dallo spirito libero e anticonvenzionale, José (detto “Pepito”) Caferino Canevaro Duca di Zoagli.
Le Ville, su desiderio del Duca, furono costruite in quello stile “floreale” che, nuovo e prorompente, invase l’Europa, e non solo, tra il XIX e XX Secolo: l’Art Nouveau, meglio conosciuto in Italia come   “Stile Liberty”.

Le Ville diventarono ben presto il luogo di ritrovo del bel mondo di allora e in particolare della nobiltà legata a Casa Savoia.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale tutto il complesso venne trasformato in albergo.

Dal 1990, dopo una lunga e importante ristrutturazione (29 nuove camere e suite, l’accogliente giardino e la grande piscina), le due Ville e la Dependance sul retro sono diventate il prestigioso, raffinatissimo e lussuoso “Hotel Byron” (5 Stelle L).  

L’Hotel Byron, in questi ultimi anni, è stato premiato, a Londra, anche come “Most Excellent Charming Hotel”.

L’Hotel prende il nome dal Barone Byron (1788-1824) che soggiornò sulla costa del Granducato di Toscana, in particolare a Lucca, Pisa e Livorno, tra il 1821 e il 1822. 
L’Inglese George Gordon Noel Byron, meglio conosciuto come Lord Byron, fu un famoso poeta, scrittore e avventuriero.

L’Hotel Byron è il “fiore all’occhiello” del Gruppo Soft Living Places della Famiglia Madonna.
Il Gruppo è guidato dal bravo, appassionato e super attivo Amministratore Delegato Salvatore Madonna.

Appartengono alla Soft Living Places altri due lussuosi Alberghi, l’Hotel Plaza e de Russie “4 Stelle” di Viareggio (LU) e il Green Park Resort, “4 Stelle S” al Calambrone, Tirrenia, (PI).

Da questa primavera 2015, il nuovo responsabile del ristorante e della banchettistica all’Hotel Byron è il bravo Executive Chef Cristoforo Trapani.  

Cristoforo è nato per San Valentino, il 14 Febbraio 1988, a Piano di Sorrento (NA), nel cuore della Penisola Sorrentina, fin da piccolo, crescendo in una famiglia proprietaria di un negozio di frutta e verdura ha vissuto a stretto contatto con i buoni e genuini prodotti della terra.
Crescendo e appassionandosi sempre di più alla cucina, appresa, nei primi insegnamenti, dalle buone e profumate preparazioni delle donne di casa, ha frequentato l’istituto alberghiero. 

Dopo le prime esperienze in locali tradizionali del suo territorio, da giovanissimo, grazie alla sua bravura, riesce ad entrare nella cucina del mitico e “super stellato” Chef Heinz Beck a Roma.
Da allora, in pochissimi anni, è stato un crescendo di esperienze eccezionali con Chef straordinari: Antonino Cannavacciuolo, Moreno Cedroni, Davide Scabin, Mauro Colagreco, Giuseppe Aversa.

Successivamente altre due fondamentali esperienze alla guida di due Brigate di Cucina di tutto rilievo. 
La prima nel bellissimo e accogliente Ristorante & Relais “Il Palmento” a Piano di Sorrento (NA), dove in Sala c’era anche la sua fidanzata, la brava Sommelier Sara Guastalla; la seconda  al Ristorante “Piazzetta Milù” a Castellamare di Stabia (NA).

Cosa dire di più di Cristoforo Trapani, se non che per Luigi Cremona è il miglior Chef Emergente del Sud, e che Enzo Vizzari, Direttore delle Guide dell’Espresso, lo ha menzionato tra i 12 Chef del futuro, oltre ad essere il vincitore del Primo Concorso “Cucina Italiana con Gusto Mediterraneo”.

Ma torniamo al Ristorante “La Magnolia” dell’Hotel Byron che occupa tutta la palazzina della Dependance sul bordo piscina, nel verde giardino sul retro dell’Hotel.
Al piano terreno una saletta e un piccolo disimpegno da cui parte la scala per il piano superiore dove si trovano le altre due salette più piccole, la Cucina è ubicata nel piano interrato.  
L’ambiente è elegante e raffinato, arredato con gusto, mette immediatamente a proprio agio. 
Molto curato l’arredamento, bella l’apparecchiatura.

Durante la buona stagione è possibile cenare nella romantica atmosfera del dehors a bordo piscina.

La Carta dei Vini è importante, numerose e sapientemente selezionate le Etichette, sia dall’Italia, dalla Francia che da altri Paesi del Mondo. 
Ampia la scelta di Bollicine Italiane e Champagne.

Seguono le altre Carte: delle Acque, dei Grandi Caffè del Mondo, dei Te e Infusi, dei Distillati.  

Il Menu offre un’interessante e ampia scelta di Mare e di Terra, oltre a suggerire due percorsi guidati: “La Versilia” e  “Otto assaggi a mano libera pescando con lo Chef”, un simpatico gioco personalizzato che lascia spazio agli esperti suggerimenti di Cristoforo Trapani.

Incuriosito dal “nuovo inserimento” sono andato a trovare l’amico Salvatore Madonna per conoscere Cristoforo e assaggiare alcuni delle sue preparazioni inserite nel menu “Estate 2015”.

Proprio nel bellissimo contesto del bordo piscina è stato servito il ricco aperitivo con ottimi stuzzichini accompagnati da una “bollicina” Italiana:

- “Montenisa Brut”, Franciacorta D.O.C.G, Non-Vintage, 12,5% Vol., prodotto, con uve Chardonnay, Pinot Bianco e una piccola quantità di Pinot Nero, nella “Tenuta Montenisa” dei Marchesi Antinori.

Successivamente le portate sono state accompagnate da:

- “Litorale 2014”, Bianco Toscana I.G.T., 90% Vermentino e 10% Sauvignon Blanc, 13% Vol., prodotto nella Tenuta di “Val delle Rose”, proprietà del Gruppo Cecchi;   

- “Val delle Rose Morellino di Scansano 2013”, Morellino di Scansano D.O.C.G., 90% Sangiovese e 10% altre varietà complementari, 13% Vol., prodotto sempre nella Tenuta di “Val delle Rose”;

- “Muffato della Sala 2008”, Umbria I.G.T., 60% Sauvignon Blanc, 40% tra Grechetto, Gewürztraminer e Riesling, prodotto nell’Azienda “Castello della Sala” dei Marchesi Antinori.

In tavola l’ottimo pane della Casa, ai vari sapori, insieme ai lunghi e fragranti grissini.

Sono state servite le seguenti preparazioni scelte dal nuovo Menu:

- Il “Carciofo violetto di Schito” arrostito, lardo di Colonnata, aglio e prezzemolo;

- Spaghettone di Gragnano al pomodoro giallo e burrata, gamberi rossi e cotenna soffiata;

- “Mesca Francesca” (mix di spezzoni di pasta di vari formati), con arselle, vongole, maruzzelle (lumachine di mare) e crema di fagioli schiaccioni;

- “Come il Cacciucco”, pesce di fondale, crostacei e molluschi cotti e crudi;

- Babà bagnato nel Vermouth Bianco di Prato con crema di vaniglia e frutti di bosco;

- Cioccolato, cacao, mousse e caramello;

- Piccola pasticceria della Casa.  

Il servizio è stato perfettamente e professionalmente eseguito da una super attiva, attenta e professionale Brigata di Sala.

Molto belle le presentazioni, interessantissimi gli accostamenti, con estrema naturalezza e semplicità lo Chef Cristoforo Trapani ha saputo coniugare tradizionali sapori Toscani e Campani con una delicata, intensa e saporita leggerezza.

Lo Chef Cristoforo è al comando di una Brigata di Cucina molto brava, efficiente ed esperta a partire dal Sous-Chef Davide De Lucia.  

Cristoforo seleziona e sceglie con molta cura tutte le materie prime, esse devono essere freschissime e di alta qualità, sia le produzioni più vicine del territorio che quelle, a “Km. 600”, provenienti dalla sua terra natale e in particolar modo dal negozio della sua mamma, Felicia, a Piano di Sorrento (NA). 

All’accogliente Ristorante “La Magnolia”, dell’Hotel Byron di Forte dei Marmi (LU), ho potuto degustare alcune delle nuove preparazioni “Estate 2015”, dello Chef Cristoforo Trapani, trovandole assolutamente “sincere”, piene d’intensa personalità e soprattutto buonissime.


Ristorante La Magnolia

c/o Hotel Byron

Viale A. Morin, 46

Forte dei Marmi, Lucca

Tel. 0584  787052



Una Vista dal Giardino

Salvatore Madonna e Cristoforo Trapani

Il Dehors Bordo Piscina

Stuzzichini

Carciofo Arrostito

Spaghettone

"Mesca Francesca"

"Come il Cacciucco"

Babà

Cioccolato, Cacao, Mousse e Caramello

Piccola Pasticceria

Lo Chef Cristoforo Trapani e Giorgio Dracopulos


giovedì 30 aprile 2015

AL PODERE RELAIS “LE MEZZELUNE” DI BIBBONA (LI) IMMERSI NELLA MAGNIFICA CAMPAGNA TOSCANA DEGUSTANDO UN BUONISSIMO OLIO.




Le piante di olivo selvatico (Olea Europaea Oleaster) esistono da millenni e l’uomo ha imparato a conoscerle da oltre 6000 anni.

A partire dagli Armeni e successivamente dagli Egiziani, questa conoscenza venne approfondita e queste straordinarie piante, non più selvatiche ma coltivate, da cui, grazie alla spremitura delle olive, si ricava quel magnifico prodotto che si chiama Olio, divennero essenziali per la vita dell’uomo.

Già 2500 anni a.C. nel Codice Babilonese (composto da 282 leggi), che porta il nome del Re Hammurabi (regnò dal 1792 al 1750 a.C.), si regolava la produzione e il commercio dell’olio d’oliva.

L’olio di oliva, prima per i Greci e poi per i Romani, fu fondamentale per lo sviluppo dell’agricoltura, del commercio e dell’alimentazione, ciò ne favori la diffusione in tutto il bacino del Mediterraneo.

L’olio di oliva veniva prodotto nella Penisola Italica già nell’VIII e il VII Secolo a.C.; di questo fatto ne siamo certi grazie ai numerosi ritrovamenti archeologici.

L’Italia geograficamente si prestava allo sviluppo delle piante di olivo (“Olea Europaea Sativa”, le varietà da olio e da mensa) grazie al favorevole clima mediterraneo.

Lucio Giunio Moderato Columella, agricoltore e scrittore Romano di Agricoltura, nel I Secolo d.C., nel suo trattato, pervenutoci integro, in dodici volumi “De re Rustica”, definiva l’olivo come “il migliore albero esistente” (Olea prima omnium arborum est).

Nel mondo Romano si arrivò ben presto ad avere una classificazione di cinque tipologie di olio a seconda del momento in cui avveniva la raccolta e la spremitura:

- “Oleum Ex Albis Ulivis”, l’olio migliore, prodotto con olive verdi chiare raccolte manualmente e scelte una per una direttamente dalla pianta;

- “Oleum Viride”, quello fatto con olive più verdi e tendenti a scurirsi, prese sempre sulla pianta, buono ma non eccellente;

- “Oleum Maturum”, l’olio delle olive più mature, di qualità mediocre;

- “Oleum Caducum”, generato da frutti già caduti a terra, il meno buono;

- “Oleum Cibarium”, il risultato della spremitura delle olive peggiori, scartate e bacate, quest’ultimo olio, il più cattivo, era riservato agli schiavi.   

Sempre i Romani produssero anche selezioni particolari di olio di qualità come, ad esempio quello di Venafro (Venafrum), una zona particolarmente avocata nell’attuale Provincia di Isernia, e di conseguenza arrivarono anche le contraffazioni, visto che c’era in circolazione molto olio scadente, come quello proveniente dall’Africa e che veniva usato esclusivamente per l’illuminazione.

L’olio d’oliva, attraverso i secoli, è sempre stato conosciuto per le sue virtù terapeutiche e organolettiche; molti sono i suoi meriti, nella prevenzione dei disturbi dell’apparato digerente, grazie alla massima digeribilità e al fatto che viene assorbito interamente dall’intestino regolandone le funzioni. 
Oltre a ciò aiuta a prevenire e a curare molte altre malattie legate all’invecchiamento osseo e alla problematiche cardiovascolari.

Oggi la coltivazione dell’olivo viene praticata in più di 50 Paesi del mondo, con una produzione, di livello e buona qualità, anche in quelli meno tradizionali come Messico, Cile, Perù, Argentina, Stati Uniti, e Sudafrica. 

L’Italia è il secondo produttore Mondiale di Olio di Oliva, dopo la Spagna, e la sua produzione migliore, l’Olio Extra Vergine di Oliva con denominazioni D.O.P. e I.G.P., è sicuramente ai massimi livelli. 

Il piccolo e antichissimo Comune di Bibbona, poco più di 3.000 abitanti, in Provincia di Livorno, ubicato nella magnifica Regione Toscana e adagiato nella bella, verdeggiante e ondulata campagna della Val di Cecina, si compone dal Borgo storico vero e proprio, e da due frazioni: La California, in pianura, e sul mare Marina di Bibbona, uno dei centri estivi turistici più conosciuti della Costa degli Etruschi.

I primi insediamenti in questa zona hanno sicuramente origini Etrusche, ma dell’antico Paese di Bibbona, le prime notizie risalgono al 1109 quando era denominata “Biboni”.

Il Paese è arroccato ad 80 metri s.l.m., e la sua configurazione urbanistica fatta di muri a pietra e stretti vicoli lastricati lo rendono particolarmente interessante, accogliente e attraente.
Il Borgo, circondato dal bel paesaggio agricolo boschivo, è ricco di angoli caratteristici e scorci carichi di storia che trasudano di quel particolare e intenso “profumo”: la poesia e il fascino dell’antico.

Nella campagna di Bibbona, non troppo distante dal Borgo e a circa cinque chilometri dal mare, si trova un particolare Podere che produce olio extra vergine di oliva di qualità e allo stesso tempo è un piccolo e accogliente relais: Le Mezzelune.

Il Podere Relais di Campagna “Le Mezzelune” è immerso tra sei ettari di macchia mediterranea e tantissimi olivi.

Comprende la “Casa Padronale”, una bella e accogliente costruzione rustica, di fine Ottocento, a pianta quadrata con torretta, finemente ed elegantemente restaurata, con quattro camere e balcone  panoramico privato, più due piccole costruzioni indipendenti denominate “Casetta del Falco” e “Casetta delle Rondini”.
Davanti alla “Casa Padronale” oltre al giardino un bellissimo e grande orto che fornisce agli ospiti delle rare prelibatezze.

Il Podere “Le Mezzelune” produce miele biologico, saponi e dolci infusi per tisane con le profumate e preziose erbe dell’orto, ma soprattutto produce, con molta attenzione e cura, due tipi di olio extra vergine di oliva:

- Olio Extra Vergine di Oliva “Lazzero”, ottenuto da una unica varietà (monovarietale) di oliva denominata proprio Lazzaro, un raro cultivar autoctono, quasi scomparso, del Territorio di Casale Marittimo/Bibbona, dalle olive molto piccole e a bassa resa;

- Olio Extra Vergine di Oliva “I.G.P. Toscano”, un blend tradizionale ottenuto da varietà classiche  Toscane come Frantoio, Leccino, Moraiolo, Pendolino e Maurino, un olio certificato a Indicazione Geografica Protetta protetto e garantito dal Consorzio di Tutela.

Al Podere “Le Mezzelune”, per salvaguardare e proteggere il raro cultivar autoctono denominato Lazzero, hanno intrapreso il progetto “Adotta un Ulivo”.

Il Podere Relais di Campagna “Le Mezzelune”, grazie alle sue pregevoli e “bucoliche” prerogative, è segnalato anche dalla “Guida Rossa Michelin Alberghi & Ristoranti”.





La Strada

La Casa Padronale

La Sala della Casa Padronale

Una delle Casette

Una Vista del Giardino

Olio Extra Vergine di Oliva Toscano I.G.P.

lunedì 27 aprile 2015

OSTERIA “BOCCON DEL PRETE” IN PIENO CENTRO A SIENA: LA SINCERA E BUONA ACCOGLIENZA DELLA TRADIZIONE TOSCANA.




Nella monumentale Città Toscana di Siena, non lontano dalla meravigliosa “Piazza del Campo”, c’è un’Osteria che si chiama “Boccon del Prete”.

Un’antica Colonia Romana (fondata, probabilmente, su un precedente sito Etrusco) all’epoca dell’Imperatore Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto (63 a.C. - 14 d. C.), è oggi quella straordinaria Città, immersa nel poetico e verdeggiante paesaggio collinare dell’interno della Toscana, che porta il nome di Siena.

La Città è conosciuta in tutto il Mondo per il suo grande patrimonio artistico e culturale, tanto che il suo Centro Storico Medievale è stato riconosciuto, nel 1995, dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (U.N.E.S.C.O.), come “Patrimonio dell’Umanità”.

Cuore pulsante del Capoluogo è la bellissima “Piazza del Campo” (XI Secolo) con la sua particolare forma a conchiglia in pendenza, dove, due volte l’anno, il 2 Luglio e il 16 Agosto, si svolge una della manifestazioni più coinvolgenti della tradizione Italiana: il “Palio di Siena”. 
Una corsa adrenalinica e appassionante, molto sentita dai Senesi, dove i cavalli con i fantini che montano a pelo (senza sella) si sfidano con grande irruenza per portare al successo la Contrada che rappresentano.

Imboccando uno degli undici varchi che si aprono su “Piazza del Campo”, precisamente  la rampa di Vicolo del Bargello (detto anche “il ripido chiasso”) ci si trova in Via di Città. 
Inoltrandosi in  quest’ultima, nel tratto a sinistra, e percorrendola fino alla Piazzetta denominata “Piazza di Postierla”, a sinistra inizia Via S. Pietro.

In questa fascinosa Strada, dall’aspetto prettamente “trecentesco” (è stata oggetto di forti interventi di riqualificazione proprio in quel periodo), al numero civico 17, si trova un’Osteria molto interessante che, come ho già accennato, si chiama “Boccon del Prete”.

L’Osteria “Boccon del Prete” nasce nel 2002 grazie agli attuali proprietari Guido Bellotti e Luciana Franchini e di un socio, il notissimo ed esperto Ristoratore Ettore Silvestri, che successivamente, nel 2005, è uscito dalla Società.  

Guido (Maître e Sommelier A.I.S.) Lucchese, “ma di fuori le mura”, fin da piccolo si appassiona alla ristorazione frequentando anche l’Istituto Alberghiero.

Luciana è nata a Scarlino, in Provincia di Grosseto, il suo sogno sarebbe stato quello di fare l’insegnante, ma tutte le sue migliori amiche si iscrissero all’Istituto Statale di Istruzione Superiore “Raffaello Foresi” di Portoferraio (LI) nel ramo di “Enogastronomia ed Ospitalità Alberghiera”. 
La sua scelta fu quella di seguire le amiche e prese l’indirizzo di “Addetto ai servizi di Sala/Bar”. 

Nel 1988 Guido e Luciana si sono sposati e dalla loro unione è nato il figlio Emanuele.

Dopo varie esperienze lavorative sempre nel campo della ristorazione dal 1993 al 1998, sia Guido che Luciana, lavorano in Sala al noto e prestigioso Locale Senese “Antica Trattoria Botteganova” di Ettore Silvestri che successivamente, come già detto, diventerà, per un periodo, loro socio.

Poi, successivamente, fino all’anno 2000, Guido e Luciana, fanno un’altra esperienza molto importante al mitico “Borgo San Felice” in Località San Felice a Castelnuovo Berardenga (SI).

Con l’apertura dell’Osteria “Boccon del Prete” Luciana inizia ad alternare il suo lavoro tra la Sala e la Cucina. 
Oggi Luciana Franchini è una brava Cuoca/Chef che, dal 2005, delizia i suoi ospiti con le sue ottime preparazioni.

L’Osteria “Boccon del Prete” ha l’atmosfera “intrisa” dal fascino della Storicità Senese con gli archi, le travi e le volte.

Dall’ingresso (la porta a vetri fronte strada) si acceda ad una prima saletta con alcuni tavolini e un bancone nell’angolo a destra. 
Sulla sinistra, da una apertura ad arco, si accede in un disimpegno, da dove, a destra, si scendono le scale per raggiungere (nel sottosuolo dell’antica Siena) un’ampia, alta e bella sala, con le pareti di vecchi mattoni, su cui si affaccia anche il locale cucina, mentre di fronte, attraverso  un’altra apertura ad arco, si accede alle altre tre salette del Locale. 
In tutto, tavolini, comodi e distanziati, per una sessantina di coperti.

L’arredo è semplice e curato, molti accessori creano degli angolini veramente accoglienti e piacevoli.

Il Menu offre un’ampia scelta di piatti prevalentemente di terra, ma quelli di pesce non mancheranno di accontentare anche il cliente più esigente. 
Il Menu cambia spesso per seguire le stagionalità, ed è strettamente legato alla spesa giornaliera. Ricca anche la Carta dei Dessert.

La Carta dei Vini predilige il Territorio Senese e Toscano.

Ma veniamo alla degustazione fatta che è stata accompagnata da:

- “Terlaner Classico 2013”, Bianco Südtirol - Alto Adige D.O.C., Cuvée di Pinot Blanc, Chardonnay e Sauvignon Blanc, 13,5% Vol., prodotto dalla “Kellerei - Cantina Terlan” di Terlano (BZ);

- “Castello di Cacchiano Riserva 2007”, Chianti Classico D.O.C.G., Sangiovese e una piccola quantità di Canaiolo, 14,5% Vol., prodotto dall’Azienda “Castello di Cacchiano”, del mio carissimo amico Giovanni Ricasoli - Firidolfi, in Località Cacchiano a Monti in Chianti, Gaiole in Chianti (SI).

Sono state servite le seguenti portate:

- Crespelle di baccalà mantecato all’olio extra vergine di oliva con crema di olive nere e insalatina;

- La tartara di tonno fresco in salsa di soia su pane abbrustolito con insalatina di verdurine all’aceto balsamico;

- Pici con cavolo nero, briciole di pane e pecorino;

- Filetto di maialino con cipolle caramellate e patate al rosmarino;

- Tortino di pere con salsa vanigliata al Vinsanto.

Ricche e ben presentate tutte la portate. 
La Cucina della Cuoca/Chef Luciana Franchini è “semplicemente” buona, la sua predilezione per la qualità delle ricette tradizionali è sicuramente una scelta da condividere.

In Sala sarete premurosamente serviti da Guido Bellotti, da suo figlio  Emanuele e dalla gentile e sorridente Claudia Santelli.

All’Osteria “Boccon del Prete”, in pieno centro a Siena, ho trovato la sincera e buona accoglienza della Tradizione Toscana.




Il Bancone all'Ingresso

L'Antica Sala nel Sottosuolo

Una Vista delle Salette

Uno degli Accoglienti Angolini

Crespelle di Baccalà Mantecato

Tartara di Tonno Fresco

Pici con Cavolo Nero

Filetto di Maialino

Tortino di Pere

Claudia, Emanuele, Guido, Luciana

Luciana Franchini e Giorgio Dracopulos