sabato 13 giugno 2020

“PROGETTIDIVINI” UNA GIOVANE AZIENDA ESTREMAMENTE SPUMEGGIANTE CON MOLTE NOVITÀ.




Dal Mese di Luglio 2019 la magnifiche Colline ubicate nel Territorio di Conegliano e Valdobbiadene sono diventate meritatamente “Patrimonio Mondiale dell’Umanità” grazie all’UNESCO

Siamo nella Provincia di Treviso nell’affascinante, verdeggiante e storica Zona oggi racchiusa sotto la denominazione di Regione Veneto.
Qui, e in altre Zone limitrofe, da Secoli (se ne sono trovate tracce già nel 1382) si è creato un Vino  che in tempi abbastanza recenti ha raggiunto la fama come la Bollicina Italiana più conosciuta al Mondo: il “Prosecco”

Il “Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene”, prodotto nel Territorio dei 15 Comuni compresi nella Denominazione, dal 2 Aprile 1969 ha ricevuto proprio il riconoscimento della “Denominazione di Origine Controllata” (D.O.C.) e dal 1 Agosto 2009 la “Denominazione di Origine Controllata e Garantita” (D.O.C.G.).

Il “Prosecco Superiore di Conegliano e Valdobbiadene” comprende alcune 

Viene prodotto generalmente con 100% di Vitigno specifico inizialmente chiamato “Prosecco” ma che con il Decreto Ministeriale del 21 Luglio 2009 ha preso il nome di “Glera” (un sinonimo), ovviamente a seconda dei microclimi e delle tipologie dei terreni dove si sviluppa quest’Uva esprime note diverse. 
Il Disciplinare però prevede anche l’utilizzo di altre Uve specifiche e in quantità ridotte.

Anche gli Antichi Romani coltivavano questo particolare Vitigno che oggi rappresenta una ottima soluzione per la spumantizzazione con il Metodo Martinotti-Charmat
Questo Metodo differentemente dal “Metodo Classico” prevede la presa di spuma grazie alla rifermentazione in un grande recipiente chiuso chiamato “autoclave”.

Il “Prosecco” è una piacevole Bollicina di colore giallo paglierino brillante (che varia leggermente nelle diverse Zone) con al naso sentori delicati di frutti e agrumi, oltre a quelli floreali, in bocca sprigiona gradevolezza e morbidezza grazie al fine perlage. 
La gradazione alcolica moderata rende questo Vino eclettico e di facile abbinamento ai cibi e nelle più diverse occasioni.

Proprio nel Comune di Farla di Soligo, nella Frazione di Soligo, praticamente nel cuore del “Conegliano Valdobbiadene” (Soligo è al centro della Zona della Denominazione essendo praticamente equidistante, non più di 20 minuti, da Conegliano e da Valdobbiadene), in Via 1 Settembre, al Civico 20, sorge una giovane Azienda Vitivinicola denominataProgettidivini”. 

Progettidivininasce nel 2008, per volontà della Famiglia Masiero, che ha riportato in auge la vecchia Cantina dellaVilla Brandolini d’Adda”. 

Villa Brandolini, una delle più importanti e famose strutture della Zona che risale al XVIII Secolo, è stata edificata, in posizione panoramica a piedi dei Colli di Pieve di Soligo ed era la dimora di un ramo dei Brandolini, Nobile Famiglia Veneta di antiche origini Forlivesi.

La Cantina dove ha Sede l’AziendaProgettidivini”, con alcuni vigneti, è a circa 3 km. da Pieve di Soligo dove si trova il complesso che comprende il Parco e la sopracitata Villa.

Nel 2018 Martina Curato e suo Marito Cristian Piazzetta hanno rilevato dai Masiero l’Azienda Progettidivini”.

Martina Curato è nata ad Asolo (uno dei I Borghi più Belli d’Italia), in Provincia di Treviso, la sua Famiglia praticamente da sempre aveva dei Vigneti nel Territorio ma avendo altre attività lavorative  le Vigne erano state date per anni in gestione. 
Martina però aveva impresso nella memoria e nel cuore le vendemmie che andava a vedere insieme ai Nonni.

Nel 2002 Martina Curato è convolata a nozze con Cristian Piazzetta (imprenditore, classe 1972) e dalla Loro unione sono nate due bellissime Figlie, Camilla nel 2003 e Carolina nel 2008.

I teneri ricordi di Martina, in Vigna con i Nonni, avevano fatto crescere in Lei il desiderio di seguire in prima persona le sue proprietà e cosi dal 2017, appena le Figlie sono state più grandi, ha preso a dirigere le Vigne della Famiglia.

Ma siccome “l’appetito vien mangiandoMartina e Cristian nel 2018, come già accennato, hanno deciso, capitata l’occasione, di rilevare l’AziendaProgettidivini” per dare inizio, lavorando tanto e bene, a una nuova e appassionante storia che un domani le loro Figlie potranno portare avanti.

In pochi mesi Martina e Cristian hanno positivamente rivoluzionato e rinnovato l’Azienda

Oggi  “Progettidivinisi presenta con i suoi 10 Ettari di Vigneti super curati, con un nuovo Logo del Brand che è l’immagine della loro Edificio/Cantina, e con il nuovo Sito Internet predisposto anche per la vendita diretta online.

La Loro produzione di qualità si è specializzata nel realizzare Vini Prosecco di Valdobbiadene Superiore D.O.C.G., ma anche D.O.C. e Spumanti, oltre a un Vino Bianco e tre Vini Rossi prodotti con Uve provenienti anche da altre Zone.

Un “Progetto Speciale” è il nuovo “Zero”, un Prosecco di Valdobbiadene Superiore D.O.C.G.non dosato”. 
Per non dosato s’intende uno spumante senza lo “sciroppo di dosaggio”, quello che ne determina la quantità di zucchero, tale fatto rende la bollicina più pregiata e denota l’arte di vinificazione e la grande qualità  delle Uve utilizzate. 

Questo particolare Prosecco si ottiene da uno speciale metodo di spumantizzazione denominatoCharmat Lungo” che prevede la maturazione de Vino in autoclavi di acciaio per un periodo non inferiore ai 6 Mesi e successivamente un affinamento in bottiglia per almeno 30 Giorni.

Il nuovo Prosecco di Valdobbiadene Superiore D.O.C.G.Zero” grazie alle sue indiscutibili qualità ha già riscosso alcuni importanti riconoscimenti anche Internazionali.

Grazie alla loro grande specializzazione l’AziendaProgettidivini” offre ad altri Produttori la possibilità di “spumantizzare” i loro Vini.

Ma non è finita
c’è anche una curata, professionale e personalizzata accoglienza
La Cantina ospita la nuova confortevole Sala Degustazione e tutta la struttura è un luogo ideale, data la sua indubbia bellezza, per ospitare eventi privati, feste e cerimonie.

Credo che non ci siano altre parole che quelle di Martina Curato per definire il loro spirito positivo e la loro passione: 
L’alta qualità della produzione e il rispetto della Terra, dei Vigneti e della lavorazione delle Uve è alla base di tutto il nostro lavoro. Sapere che i nostri Vini sono testimoni partecipi di tanti momenti belli della nostra Clientela è per noi il risultato più gratificante”.

Progettidivini”, a Soligo in Provincia di Treviso, è un’Azienda estremamente spumeggiante con molte piacevoli novità.





La Sede

Una Vista delle Vigne

Un'Azienda Spumeggiante

Progetti Speciali

Fascinosa Accoglienza

Cristian Piazzetta e Martina Curato

Il Nuovo Logo

domenica 7 giugno 2020

“BIONDI SANTI” UN MITO MONDIALE CHE DA SECOLI PRODUCE VINO: AL CASTELLO DI MONTEPÒ UNA TENUTA PER CUSTODIRE LE LORO ECCELLENZE.



Un vasto territorio di circa 5.000 chilometri quadrati, dai confini non ben definiti, bagnato da un cristallino Mar Tirreno e ubicato nel sud della splendida Regione Toscana e nell’Alto Lazio, prende il nome di Maremma.

La Maremma è un Territorio ricco di Storia e tradizioni, le sue pianure, le sue coste, le sue spiagge, i suoi golfi e i suoi promontori si suddividono amministrativamente tra 5 Provincie e 34 Comuni. Necropoli Etrusche, Siti Archeologici, Castelli, Torri Costiere, Borghi, Pievi, Ville, Chiese e Fattorie, fanno  del suo paesaggio uno splendido percorso turistico
Qui vivono e si tramandano antiche forme di allevamento di buoi e cavalli, qui si trova la mitica figura del “butterotipico guardiano di mandrie a cavallo

In Maremma le tavole sono imbandite con gustosi e tipici prodotti della terra e con piatti straordinari preparati con antiche e tramandate ricette, qui si bevono Vini che sono conosciuti in tutto il Mondo per la loro ottima qualità.

Proprio in questo magnifico e incontaminato contesto Maremmano, in una Zona collinare particolarmente panoramica, verdeggiante e fascinosa, sorge maestoso il “Castello di Montepò”. 

Il Castello di Montepò è una bella, elegante e possente struttura fortificata adagiata su una dolce collina nella Campagna a Nord del Comune di Scansano e a circa 30 Km. dal Capoluogo di Provincia, la Città di Grosseto

Il Castello è sorto intorno all’Anno Mille e nel 1300 è stato quasi totalmente ricostruito dai signori del vicino “Castello di Cotone”. 
Successivamente il Maniero passò sotto il controllo dei Senesi e fu ceduto a un’antica e importante Famiglia, i Sergardi.

Nel XV Secolo il Castello di Montepò divenne una grande Fattoria Fortificata e nella seconda metà del 1900 la struttura è stata riportata agli antichi splendori. 
Un Complesso semplicemente bellissimo e affascinante, particolarmente massiccio e possente, a pianta rettangolare, con alte mura in pietra che racchiudono i corpi di fabbrica attorno a uno spazioso cortile interno, quattro sono le maestose Torri Angolari a sezione quadrata.

Dalla fine degli Anni Ottanta il Castello e la Tenuta sono di proprietà della Famiglia Biondi Santi

La Famiglia Biondi Santi ha una lunga storia che si perde praticamente nel tempo

Iniziamo dalla Famiglia Biondi
erano dei Patrizi (di Nobile Stirpe) di cui troviamo tracce risalenti al XIII Secolo nel Territorio Toscano nella Signoria di Volterra e in particolare a Pomarance oggi Comune ma allora antico Castello (Ripomarance).

Della Famiglia Santi, anch’essa molto antica d’importanti possidenti di Terre coltivate e Vigne tra Montalcino e Pienza, ne troviamo tracce certe con Giorgio Santi (Pienza 1746 - 1822). 
Giorgio Santi fu Medico, Naturalista e Scrittore, un importante Scienziato Internazionale che ebbe anche l’incarico di Professore all’Università oltre a quello di Direttore dellOrto e Museo Botanico di Pisa.

Il Figlio di Giorgio Santi, Luigi, Erudito Farmacista, si sposò con Petronilla Canali e dalla loro unione nacque, a Montalcino il 17 Settembre 1795, Clemente Santi.

Clemente crebbe in un ambiente molto positivo di grande cultura e si laureò in Farmacia all’Università di Pisa diventando poi anche corrispondente della prestigiosa Accademia dei Georgofili di Firenze e collaboratore del Giornale Agrario Toscano
Nel 1820, aiutato dalle sue conoscenze chimiche e scientifiche, iniziò fattivamente a seguire le Vigne nella FattoriaIl Greppo” una proprietà della sua Mamma che fino allora aveva prodotto solo il “Moscadello di Montalcinoun Vino di qualità leggermente dolce.

Clemente con grande passione impiantò vitigni selezionati e sperimentò nuovi sistemi di vinificazione individuando anche tecniche di travaso e di invecchiamento in botti estremamente avanzate per quei tempi. 
I suoi Vini iniziarono a essere premiati, dal 1850, a Firenze, Parigi e Londra, ma il successo più straordinario arrivò nel 1865 con la prima Bottiglia del suo “Vino Rosso Scelto” denominato “Brunello”: il “Brunello di Montalcino”.

L’invenzione del “Brunello di Montalcino” fu riconosciuta alla Famiglia Biondi Santi e ufficializzata nel 1934 dal Ministero dell’Agricoltura e della Foreste presieduto al tempo dal Professore Giacomo Acerbo (1888 - 1969).

La Figlia di Clemente Santi, Caterina, convolò a nozze con il Medico Fiorentino Jacopo Biondi, erede della Famiglia Biondi, le cui origini ho già citato. 
Ecco che dall’unione delle due storiche Famiglie prese vita con il loro Figlio Ferruccio il Ramo Biondi Santi.

Ferruccio Biondi Santi si dedico con amore e passione alla FattoriaIl Greppo” e dovette combattere contro vari flagelli delle Vigne, che imperversavano al tempo in tutta Europa, come l’oidio (il mal bianco, un fungo), la peronospora (altro fungo) e la fillossera (insetto di origine nordamericana che attaccando anche le radici della Vite ne provoca rapidamente la morte). 
Le sue intense ricerche lo portarono a constatare che i Vitigni del Sangiovese Grosso resistevano meglio alle varie aggressioni e iniziò a selezionare questa tipologia di Viti per il suo Brunello, un Vino predisposto per un lungo invecchiamento. 

Iniziò poi a limitare le rese per ottenere uve più ricche e selezionò solo i grappoli migliori per i Vini Riserva. Tenne il Vino a lungo contatto con le bucce durante la fermentazione per poter ottenere migliori caratteristiche aromatiche e di struttura, anche per resistere nel tempo dato che poi veniva invecchiato per anni in grandi botti di rovere.

La Prima Grande Annata del Brunello di Montalcino Biondi Santi fu il super mitico “Millesimo 1888”.

Il Figlio di Ferruccio, Tancredi Biondi Santi (classe 1893) si laureò in Agraria all’Università di Pisa, con la sua conduzione Aziendale il suo “Brunello” si affermò in Italia e nel Mondo
Tra le  moltissime importanti innovazioni che introdusse ricordo  che, nel 1927, dette inizio al fascinoso Rito, una vera e propria Cerimonia, dellaRicolmatura delle Vecchie Riserve”, iniziando con i Millesimi 1888 e 1891.

Franco Biondi Santi, Figlio di Tancredi, classe 1922, si era laureato in Agraria a Perugia e da subito iniziò, nell’Azienda Vitivinicola di Famiglia, ad affiancare e supportare il Padre
In pochi anni Franco Biondi Santi divenne un vero mito nella produzione del Brunello di Montalcino grazie alla straordinaria qualità dei suoi Vini e all’estrema passione con cui si batteva in difesa dell’identità del Brunello
La sua prima Vendemmia, il 1970, è oggi una Riserva best seller dell’Enologia Mondiale.

Il Sangiovese è sempre stata una varietà particolarmente complicata e sensibile alla variabilità, ma grazie dall’appassionata e accurata ricerca della Famiglia Biondi Santi, per arrivare alla migliore selezione possibile, nel 1978 fu inscritto nel “Registro delle Varietà di Vite del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali” il Clone di Sangiovese Grosso denominatoB-BS 11” (Brunello Biondi Santi, Vite n.11). 

Questo particolare clone della TenutaIl Greppo” ha dato una fondamentale spinta per il raggiungimento della migliore selezione di Uve Sangiovese.

Franco Biondi Santi ha avuto due Figli, Jacopo (classe 1950) e Alessandra e quando è scomparso a 91 anni, il 7 aprile 2013, ha lasciato a loro il testimone.

Alla fine degli anni Ottanta Jacopo Biondi Santi ha rilevato dalla Famiglia dello Scrittore, Drammaturgo, Agente Segreto Inglese Henry Graham Greene (1904 - 1991), proprio nel cuore della Maremma inizialmente descritta, la meravigliosa Tenuta del Castello di Montepò.

Oggi la Tenuta del Castello di Montepò, dopo anni di impegnativi e assidui lavori, supportati da notevoli investimenti, ha raggiunto una superficie di ben 600 Ettari, tra Boschi, Coltivazioni, Uliveti e Vigne (50 ettari). 
Le Vigne sono ripartite per il 75% in Sangiovese e il restante 25% in Cabernet Sauvignon e Merlot. Una modernissima Tecnologia controlla tutti i Vigneti

Qui Jacopo Biondi Santi con i suoi bellissimi e fenomenali (sotto tutti gli aspetti) Figli, Clio, Tancredi e Clemente, hanno trovato le condizioni ideali per coronare un grande progetto di valorizzazione vitivinicola.

Questa magnifica e accogliente Tenuta del Castello di Montepò, ricca di fascinosa storia, è stata scelta come la sede più adatta tra i loro possedimenti anche per le peculiari e positive condizioni del suolo e del clima. 
Le giuste altezze (tra i 300 e i 460 m. s.l.m.) e le speciali conformazioni dei terreni (in gran parte galestro, uno scisto argilloso, anche a grande tessitura), la favorevole esposizione ai venti e i microclimi, fanno della Tenuta una realtà vitivinicola del tutto eccezionale, unica e identitaria
una Terra ideale per lo sviluppo del prezioso clone di Sangiovese Grosso “B-BS 11” patrimonio esclusivo della Famiglia Biondi Santi

Meravigliosa anche la Cantina e la Barricaia all’interno del Castello, dove, in un clima perfetto a temperatura controllata, maturano i grandi rossi in Barriques di rovere e querce
Barriques fabbricate ad arte con legni di alberi con almeno 150 anni di età, provenienti dalle migliori e più specifiche foreste Francesi.

Tutta la produzione di Vini del Castello di Montepò è di una eccellenza assoluta

La produzione Vitivinicola è seguita anche da due grandi professionisti come gli Enologi Donato Lanati (lo “Scienziato” del Vino, il Consulente) e Luca Martelli (l’Enologo Interno).

Ho avuto il grande piacere di andare a trovare gli Amici Jacopo Biondi Santi e suo Figlio Tancredi Giovedì 28 Maggio 2020 in occasione di una specialissima e straordinaria giornata degustazione dei loro Vini

Abbiamo iniziato con due magnifici Vini:

- “JeT 2019” - I.G.T. Toscana Rosato, la “J” sta per “Jacopo” e la “T” sta per “Tancredi”, prima vendemmia 2018, un vino 100% Sangiovese Grosso B-BS11 al secondo anno di produzione. Attraverso un’accurata vinificazione in bianco a bassa temperatura le uve, raccolte nei vigneti più freschi e meglio esposti, diventano un vero nettare di estrema freschezza e sapidità. 
Il Vino si presenta con un colore rosato tenue simile ai Rosati Francesi della Provenza, è un Vino semplicemente eccellente. 
Del 2019 ne sono state prodotte solo 10.000 Bottiglie;

- “Sassoalloro 2018” - I.G.T. Toscana Rosso, 100% Sangiovese Grosso B-BS11,  un’anteprima. 
Un Vino fresco, rotondo e dinamico, un Vino figlio della grande tradizione Biondi Santi che si affina per 14 Mesi in Barriques, la prima vendemmia è stata il 1991
Il Nome “Sassoalloro” deriva da un masso vulcanico, trasportato dai ghiacci lontano dal luogo di origine, su cui sono nate numerose leggende.

Successivamente siamo passati alla “Verticale” di “Schidione” I.G.T. Toscana Rosso

Una “Vera Verticale” visto che il Blend di questo “Supertuscan” non cambia mai negli anni
40% di Sangiovese Grosso B-BS11, 40% di Cabernet Sauvignon e 20% di Merlot
Questo Vino Rosso dalla grandissima personalità e longevità (40/50 Anni) si affina per 24 Mesi in Barriques e per circa 6 Mesi in Tini di Acciaio Inox
Lo “Schidione” viene prodotto esclusivamente nelle annate migliori. 
Il nome “Schidione” significa “Spiedo”, quel lungo e grosso ferro che nel Medioevo veniva usato per arrostire la selvaggina.

Sono state stappate e degustate le seguenti sette annate diSchidione”: 
2016”, “2015”, “2011”, “2001”, “1998”, “1997”, “1995”. 
Vini assolutamente magnifici ognuno con le sue specifiche peculiarità che fanno riferimento alla vendemmia.

Per il “1997”, un Vino unico e favoloso, assolutamente straordinario con i suoi 23 Anni di Vita, mi sento obbligato a scendere più nel dettaglio.

La Vendemmia 1997 è stata un’Annata storica in Toscana, una delle migliori del 1900
Lo “Schidione 1997” un Vino dalla grande struttura e con i presupposti per una longevità fuori dal comune, è stato messo in commercio nel 2000, l’inizio delIII Millennio”. 
Proprio nel 2000 Jacopo Biondi Santi festeggiava anche i sui primi50 anni”. 
Per tutti questi motivi lo “Schidione 1997è stato imbottigliato soltanto in Magnum Numerate e con una super preziosa Etichetta, staccabile, inOro 23 kt”. 

Lo “Schidione 1997” degustato e aperto personalmente da Jacopo Biondi Santi, in confezione scatolata comprensiva di Certificato di garanzia e tappo ceralaccato, era la Bottiglia n. 9.645 (su 13.987 Bottiglie da 1,5 litri prodotte).

Con simpatica emozione Jacopo Biondi Santi ha staccato l’etichetta in oro e l’ha apposta nell’apposito spazio del certificato che ha riempito con i dati della giornata e lo ha fatto autografare da tutti i presenti. 
Un bel ricordo del particolarissimo Evento

Un ottimo Buffet all’ora di pranzo, con i prodotti dell’Azienda, e la successiva accurata visita delle Vigne hanno fatto passare le ore “in un baleno”.

Che cosa posso aggiungere sennonché insieme a Jacopo Biondi Santi e suo Figlio Tancredi, nel magico contesto del Castello di Montepò”, un vero scrigno che custodisce le loro eccellenze, ho passato una super piacevole giornata assaggiando dei Vini a dir poco superbi.




Il Castello di Montepò

Il Panorama

Il Castello: l'Ingresso

Il Castello: la Corte Interna

La Barricaia

La Barricaia una Vista

Jacopo Biondi Santi nella sua Cantina

Iniziamo con i Primi due Vini

Verticale di Schidione

Degustazione della Verticale di Schidione

Jacopo biondi Santi Apre lo "Schidione 1997"

"Schidione 1997" Magnum n. 9.645

Jacopo Biondi Santi Stacca l'Etichetta Oro 

Jacopo Biondi Santi Attacca l'Etichetta Oro 
sul Certificato

Certificato "Schidione 1997" Bottiglia 9.645
Etichettato e Autografato

Le Vigne

Vigne e Panorama

Il Castello Visto dalle Vigne

Tancredi Biondi Santi, Jacopo Biondi Santi e 
Giorgio Dracopulos

lunedì 1 giugno 2020

UN GUSTOSO MENU PER DUE PERSONE A BASSISSIMO COSTO GRAZIE AI SUGGERIMENTI DI UN GRANDE CUOCO: PAOLO CIOLLI.




LaMelanzanaè una Pianta angiosperma dicotiledone appartenente alla Famiglia delleSolanaceae”: 
una grande Famiglia che comprende moltissime specie utilizzate in tutto il Mondo come ortaggi

La Pianta è “angiosperma” in quanto ha gli ovuli chiusi dentro un ovario e di conseguenza i semi che da essi provengono sono contenuti nella cavità del frutto e “dicotiledone” avendo due strutture fogliacee dell’embrione ad uso riserva di cibo durante la germinazione.

Il nome scientifico della Melanzana è “Solanum Melogena”, così è stata denominata dal Medico, Botanico e Naturalista Svedese, Carl Nilsson Linnaeus (1707-1778), considerato l’ideatore della classificazione scientifica moderna di tutti gli organismi viventi.

La Melanzana è una pianta erbacea eretta, alta da 30 cm. a un metro, ha fiori grandi, radi, dal colore violaceo o bianco
Il frutto di tali piante è la Melanzana, una “bacca” grande allungata o rotonda dai vari colori (comunemente è scura) a seconda delle varietà.

La Pianta della Melanzana è originaria dell’India ed è stata coltivata fin dalla Preistoria
In Europa pare sia giunta alla fine del XVI Secolo, certo è che furono gli Arabi a portarla nell’Area Mediterranea
sono state trovate tracce scritte risalenti al XII Secolo.

Inizialmente però essendo stata assaggiata cruda il suo sapore fortemente amaro non piacque e per tale motivo non ebbe successo, spesso fu ritenuta anche velenosa e pertanto denominata “Mela Insana”, da cui “Melanzana”.

La Stagionalità in Italia delle Melanzane è quella dei Mesi da Giugno a Ottobre, la Pianta predilige i climi subtropicali e arresta la crescita quando la temperatura scende sotto i 12 gradi.

Per degustare le Melanzane bisogna cuocerle (fritte, grigliate o al forno), con esse si preparano gustose e famosissime portate come le ItalichePasta alla Norma”, “Melanzane Sott’Olio” e “Parmigiana di Melanzane”, la GrecaMoussakà”, la “Berenjenas con Tomate y Queso” in Spagna o le “Cotolette alla Provenzale” e la “Ratatouille” in Francia.

Ecco che, visto l’attuale giusta Stagione, un grande Maestro di Cucina come Paolo Ciolli ha voluto esaltare la Melanzana e dare a tutti noi dei suggerimenti per realizzare con il magnifico ortaggio un “Menu completo per due persone”.

Paolo Ciolli è nato al numero civico 161, “al primo piano”, di Borgo San Jacopo, una delle strade più tipiche di Livorno, la bella Città di mare Toscana, in una fredda giornata di Febbraio che portava la data del 14, nell’anno 1949

E’ importante sottolineare “al primo piano”, perché sotto casa c’era la “Pasticceria Gnesi”,  aperta da un solo anno, il 29 Febbraio 1948, da Renzo Gnesi, e quegli straordinari aromi, che si propagavano nell’aria, sono subito penetrati, lasciando il segno, nel respiro dell’appena nato Paolo.

Fin da piccolo si è subito appassionato alla cucina seguendo le preparazioni della sua Mamma Anna Maria, della Nonna Giuseppina e della Zia Amelia.  

A 20 anni, molto giovane, ha iniziato a insegnare educazione fisica alle superiori, l’ha fatto per 30 anni in varie scuole e per 12 anni ha insegnato anche alla super prestigiosa “Accademia Navale di Livorno”; è stato anche attore recitando in un film, “Habemus Papam” di Nanni Moretti, nei panni di un cardinale.

La passione per la Cucina è cresciuta col passare degli anni fino a portarlo a diventare un vero e proprio “chef” con la partecipazione anche a diversi concorsi gastronomici come il programma televisivo di Rai 1, “La Prova del Cuoco”, condotto da Antonella Clerici, dove ha vinto con i suoi “Tortelloni al tramonto con zabaione al parmigiano”.

Sempre grazie alla sua grande passione culinaria è diventato anche un noto scrittore pubblicando, dal 2006, libri di successo come “Habemus Pappam” (parafrasando il titolo del film di Moretti), “Il Miracolo della Farina di Ceci - Storie, Luoghi, Personaggi”, “I Pesci della Terrazza”, “La Cicciaccia”, “La Pasticceria a Livorno”, “Il Cacciucco” (Libro uscito anche in lingua Inglese), “Teste e lische caro Napoleone…”, “Livorno la ghiotta - La città e le sue ricette”, “Pisa da gustare”.

Paolo ha anche, dall’Ottobre 2010, il suo Blog gastronomicoPaolo Ciolli Chef”.

Paolo Ciolli ha condotto anche una simpatica e istruttiva serie di trasmissioni di Cucina suGranducato TV” che si chiamava “Tutti Chef”.

Ma torniamo al “Menu per due personeideato da Paolo Ciolli e composto da “Pizzettine di Melanzane”, “Eliche alla Norma del Ciolli”,  "Trionfetto di Melanzane" e “Melanzana al Cioccolato”.

Ingredienti e Quantità per due persone:

Una Melanzana Biologica dal peso di mezzo chilo, 160 g. di Pasta (Eliche, gialle, rosse e verdi), 100 g. di Salsa di Pomodoro fatta in Casa, Due Acciughe sott’olio, Capperi all’Aceto, Due cucchiai di Pangrattato, 50 g. di Farina, 50 g. di Caciotta, Due cucchiai di Parmigiano Reggiano grattugiato, 20 g. di Guanciale, Un Uovo, Un Pomodoro, Mezzo litro di Olio di Arachide per friggere e un Pochino d’Olio Extra Vergine per condire, 50 g. di Cioccolato al 70%, Ciliegine, Scorza di Arancio Candita, Foglie di Menta, Sale, Pepe, Aglio e Origano.

Ricette:

- “Pizzettine di Melanzane” - Tagliare delle fettine di Melanzana e passarle nella farina, nell’uovo sbattuto e nel pangrattato, poi friggerle (in una padella con abbondante olio caldo) fino ad ottenere una bella doratura, successivamente farle asciugare sopra una carta vegetale.  
Mettere poi sopra ogni fetta un pochino di acciuga, qualche cappero e alcuni pezzettini di pomodoro, cospargere il tutto con origano sale e pepe, poi accoppiarle, infine adagiare sopra una fettina di Caciotta. Il tutto va passato in forno per ammorbidire il formaggio e per servire caldo;

- “Eliche Tre Colori alla Norma del Ciolli” - Fare della fettine di Melanzana per lunghezza e alcune grigliarle su entrambi i lati, altre passarle in padella con un filo d’olio e uno spicchio d’aglio. 
Mettere a cuocere le Eliche in acqua salata. 
Scolare bene la pasta al dente e saltarla in padella con le melanzane all’aglio, la salsa di pomodoro e qualche foglia di menta tagliata grossolanamente. 
Stendere in un piatto le melanzane grigliate con altra salsa di pomodoro e un pezzettino di acciuga, appoggiare quindi la pasta, spolverare con il parmigiano reggiano e un filo d’olio. 
Decorare con delle fettine di guanciale essiccato;

- “Trionfetto di Melanzane” - Tagliare altre fettine di Melanzana e passarle nella farina, nell’uovo sbattuto e nel pangrattato, poi friggerle, successivamente far asciugare la frittura sopra una carta vegetale. Rosolare altre fettine di Melanzana in una teglia con un filo d’olio, poi montare il “Trionfetto” alternando fettine fritte, salsa di pomodoro e caciotta, in cima aggiungere acciuga e  capperi, sopra una fetta di pomodoro e le fettine rosolate in teglia tagliate a striscioline. 
Passare al forno per i minuti che servono per fondere il formaggio;

- “Melanzana al Cioccolato” - Tagliate a fette per lungo quello che resta della Melanzana, aggiungete un pochino di sale e mettetele sotto un peso per circa due ore, poi asciugatele e passatele sulla griglia. Sciogliete la cioccolata al 70% a bagnomaria e tuffateci le fette grigliate. 
Sistematele poi in un piatto in modo che siano completamente ricoperte di cioccolata. 
Decorate a piacere il tutto con le ciliegie e la scorza d’arancio candita. 
Se volete potete arricchire il piatto con del cioccolato alle nocciole sbriciolato e alcune gocce del Liquore che preferite.

Il bravo Paolo Ciolli con la sua arte culinaria ha reso una semplice “Melanzana” la Regina di questo “Menu per due persone”, utilizzando un gustosissimo e benefico prodotto di stagione per quattro facili realizzazioni. 

Posso solo aggiungere che questo “Menu” oltre a essere molto buono è anche realizzato a bassissimo costo: per due persone si spendono circa cinque euro.



"Ingredienti del Menu"...... (Foto Ciolli)

"Pizzettine di Melanzane"...... (Foto Ciolli)

"Eliche Tre Colori alla Norma"...... (Foto Ciolli)

"Trionfetto di Melanzane"...... (Foto Ciolli)

"Melanzana al Cioccolato"...... (Foto Ciolli)

Giorgio Dracopulos e Paolo Ciolli