mercoledì 16 marzo 2022

RISTORANTE PIZZERIA “MELÌ MELÒ” A CASTIGLIONCELLO (LI) UNA SPECIALE, SIMPATICA E GUSTOSA ACCOGLIENZA.



Gli antichi Romani sono stati tra i più grandi conquistatori e civilizzatori della Storia portando la loro organizzazione, i loro commerci, la loro cultura, il loro sistema economico e la loro “Lex” da un capo all'altro del Mondo; tutto ciò fu reso possibile dalla forza delle Legioni e dalla loro grande capacità tecnica nel costruire le strade. Materialmente la costruzione delle strade era fatta proprio dai Legionari di Roma e, dopo, le stesse passavano sotto l'Amministrazione Civile per il loro mantenimento; all'apice dello splendore di questa straordinaria Civiltà la rete viaria raggiungeva i 120.000 chilometri su terreni di ogni genere e nelle condizioni climatiche più varie.

Tra il III e il II Secolo a. C. prese forma la rete delle principali vie di scorrimento dell'Italia Romana, tra queste una tra le più importanti fu la “Via Aurelia”. Il Console Lucio Aurelio Cotta nel 241 a.C. volle una strada che unisse i centri abitati che oggi portano i nomi di Palo RomanoCerveteri, Ansedonia fino a Vada (LI), al tempo Porto di una certa importanza, per un totale di 190 miglia (circa 280 chilometri). Da qui l'Aurelia, negli anni successivi, proseguì verso Pisa, raggiungendo poi Francia e Spagna; oggi corrisponde al percorso della SS-1 che da Roma arriva fino a Ventimiglia (697,3 km.).

L'Aurelia fin dalla sua nascita ebbe scopi principalmente commerciali e attraverso i Secoli i centri attraversati si attrezzarono per dare conforto e assistenza ai viandanti che la percorrevano;  nacquero cosi Locande e Osterie, dove si potevano cambiare anche i cavalli, e molti punti per l’acquisto di merci. A Castiglioncello in Località Portovecchio alla fine del XIX Secolo c’era proprio uno di questi punti di appoggio per i viaggiatori.

Castiglioncello, Frazione del Comune di Rosignano Marittimo in Provincia di Livorno, ha un’antica storia legata indissolubilmente alla Via Aurelia.

Castiglioncello sorse, con poche case, intorno alla Torre Medicea (solido monumento ancora esistente) voluta, intorno alla metà del 1500, dal Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici (15191574), come punto di avvistamento e difesa contro i pirati.

Passarono moltissimi anni e Castiglioncello, baciata da un clima piacevole e mite, iniziò a essere la meta dei Pittori Macchiaioli (il più famoso dei quali Giovanni Fattori era nato proprio a Livorno nel 1825) che presero a frequentarla e a immortalarla nei loro dipinti, divenendo piano piano un’ambita e prestigiosa Località Turistica. Tra la fine del XIX Secolo e i primi anni del XX Castiglioncello si arricchì del Castello in stile neomedievale e della Stazione Ferroviaria.

Oggi Castiglioncello, adagiata sulle sue bellissime scogliere e immersa nella sua lussureggiante pineta in un fantastico contesto panoramico, accoglie i turisti anche con molte iniziative e manifestazioni.

La Località Portovecchio è il nucleo più commerciale e storico di Castiglioncello e proprio qui in Via Aurelia al Civico 570 oggi c’è il Ristorante/PizzeriaMelì Melò”.

Negli anni Ottanta al civico 570 fu aperta una Pizzeria denominata “Lo Squalo”, dopo alcuni anni il Locale fu rilevato da una Coppia (Moglie e Marito) che lo trasformò anche in Ristorante e gli cambiò il nome in “Melì Melò”. Il Termine FranceseMelì Melò” (equivalente di “mishmash” = guazzabuglio) ha molti significati e si può tradurre anche dandogli il significato di “accozzaglia di sensazioni” o come probabilmente volevano indicare in questo caso, “una pluralità di gusti”. 

Dal 2008, e più precisamente dall’8 di Febbraio, “Melì Melò” ha avuto una nuova e più vivace gestione, infatti fu rilevato da tre giovani molto capaci e appassionati: Massimiliano Pani (lo Chef, classe 1982), Francesca Pedemonte (classe 1977) e Manuela Carpone (classe 1982).

I Ragazzi provenivano da Torino dove si erano conosciuti e per circa due anni (2006/2007) avevano condiviso una valida esperienza lavorativa presso il Ristorante/PizzeriaGramsci”, noto Locale alla moda della bella Città Piemontese che prende il nome dalla Via dove è ubicato.

Con la nuova gestione “Melì Melò” iniziò da subito ad accogliere piacevolmente e con successo la Clientela. Passarono degli anni molto positivi ma come succede spesso nella Vita per motivi familiari prima una e poi anche l’altra Socia lasciarono il Locale, così nel 2017 Massimiliano Pani rimase l’unico Proprietario.

Massimiliano Pani è nato a Torino il 30 Settembre 1982, la Mamma, Domenica, con origini Calabresi e il Babbo, Salvatore, che proveniva dalla Sardegna, vivevano a Torino per motivi di lavoro. Fin da piccolo Massimiliano ha mostrato particolare interesse per la Cucina e anche per la “buona tavola”; ammirava molto due Zii che avevano rispettivamente due Ristoranti uno a Venezia e uno in Olanda. Per seguire questa sua innata predisposizione dopo le superiori Massimiliano ha frequentato e si è diplomato all'Istituto Professionale Statale Servizi per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera "Giuseppina Colombatto" di Torino, poi, sempre in Città, nelle cucine di vari e noti locali, si è affinato nell'arte culinaria fino ad approdare al Ristorante/PizzeriaGramsci”, dal 2008 è al “Melì Melò”.

Il Ristorante/PizzeriaMelì Melò” è un Locale raccolto e luminoso grazie all’ampia Veranda e alla Sala interna rettangolare con il piccolo Bancone di Servizio. Il Menù, che cambia spesso, offre una buona scelta tra preparazioni di Mare e Terra, ampia la lista delle Pizze comprese le “Gourmet”, non mancano Schiacciatine e Focacce. La Carta dei Vini offre una quarantina di valide Etichette tra bollicine (anche Champagne) e Vini Bianchi e Rossi provenienti dalle Regioni più vocate d’Italia; poi ci sono le Birre compresa una curata selezione di Artigianali.

Eccoci giunti alla mia recente visita.

La Degustazione è stata piacevolmente accompagnata da alcuni Vini scelti personalmente da Massimiliano Pani che è anche un ottimo selezionatore di Etichette:

- “La Gobbetta 2020”, Vino Bianco Frizzante I.G.T. Veneto, 100% Garganega, 11,5% Vol., prodotto dall’Azienda Agricola Quota 101;

- “Ca’ Bianca Nebbiolo 2020”, Vino Rosso Langhe Nebbiolo D.O.C., 100% Nebbiolo, 14% Vol., prodotto dalla Cantina Tenimenti Ca’ Bianca;

- “Pignoletto Ancestrale 2019”, Vino Bianco Frizzante Secco Modena D.O.C., 100% Pignoletto, 11,5% Vol., prodotto dall’Azienda Francesco Bellei e C;

- “Lambrusco Ancestrale 2020”, Vino Rosso Frizzante Secco, Lambrusco di Modena D.O.P., 100% Lambrusco, 11,5% Vol., prodotto esclusivamente con Uve di Lambrusco di Sorbara dall’Azienda Francesco Bellei e C.

Con in tavola la golosa e fragrante Focaccina Bianca della Casa sono state servite le seguenti portate:

- “Bagna Càuda” con verdure bollite e fresche (“Bagna Càuda o “salsa calda” da intingolo, una tipica preparazione Piemontese realizzata con acciughe dissalate e deliscate, olio EVO e aglio);

- “Focaccine Fritte”, una con carpaccio di carne e fonduta, l’altra con tartare di manzo battuta al coltello;

- “Piccola Degustazione di Pizze”: - Marinara 2.0 (Pomodorini del Piennolo del Vesuvio D.O.P., alici colatura di alici, aglio, origano e basilico) - Myrtatum - Per gli antichi Romani il Farcimen Myrtatum era l’antenata della nostra Mortadella (Salsa di pomodori pelati, Mortadella di Bologna I.G.P., burrata, pesto di pistacchio e basilico) - Focu Meo (Salsa di pomodori pelati, pomodorini secchi, burrata affumicata, ‘Nduja di Spilinga D.O.P., olive nere nostrane, Cipolla di Tropea I.G.P. e basilico);

- Spaghetti con Aragostella e pomodorini freschi;

- Pancia di maiale Toscano croccante, patate e crema di barbabietole;

- Zeppole con la Nutella.

Tutto molto buono e ben presentato. Tutte le materie prime usate al “Melì Melò” sono selezionate e di ottima qualità, per gli impasti per esempio si usano soltanto farine Italiane macinate a pietra, di 0, 1, e 2, dello storico “Molino Vigevano” di cui hanno un’esclusiva in zona.  

La buona e sincera Cucina fatta con passione dello Chef Massimiliano Pani è ben supportata da Enrico Bertoli. Enrico è nato a Pontedera il 31 ottobre 1986, entrato al fianco di Massimiliano da più di 10 anni ha fatto una lunga gavetta da autodidatta e il suo grande impegno lo ha portato a diventare un bravo Sous-chef/Pizzaiolo. Il Servizio di Sala è stato svolto con molta gentilezza, premura, e grazia da due giovani e belle ragazze: Alice Sarri e Tania Marino.

Al Ristorante/PizzeriaMelì Melòdi Castiglioncello (LI) dello Chef Massimiliano Pani ho trovato una speciale, simpatica e gustosa accoglienza.

https://www.youtube.com/watch?v=NPjHpd5UANA

https://www.facebook.com/Ristorante-Mel%C3%AC-Mel%C3%B2-39613484555/


Ristorante Pizzeria "Melì Melò" a Castiglioncello (LI) 

La Sala: una Vista

La Veranda: una Vista

Enrico Bertoli (Foto Luca Managlia)

"Bagna Càuda"...... (Foto Luca Managlia)

"Focaccine Fritte" con Carpaccio e Tartare di Manzo 

"Marinara 2.0"...... (Foto Luca Managlia)
 
"Myrtatum"...... (Foto di Luca Managlia"

"Focu Meo"...... (Foto Luca Managlia)

Spaghetti con Aragostella e Pomodorini Freschi

Pancia di Maiale Toscano Croccante

Zeppole con la Nutella

Tania Marino e Alice Sarri

Massimiliano Pani e Giorgio Dracopulos (Foto Luca Managlia)

martedì 8 marzo 2022

“RISTOPESCHERIA DA MERY” A MARINA DI CECINA (LI) DAL 1958 IL MITO DI UNA DONNA STRAORDINARIA: MERY BIENTINESI LA SIGNORA DEL PESCE.



In Provincia di Livorno c’è un vivace Comune, di circa 28.000 abitanti, che ha alle spalle un’antica storia risalente addirittura agli Etruschi: Cecina.

Le prime notizie sugli abitanti della zona, ubicata allora nell’Etruria Settentrionale, risalgono però alla dominazione Romana, quando il Prefetto Cecina Decio Aginazio Albino, nei primi anni del 400 d.C., nell’attuale Località di San Vincenzino, ristrutturò un edificio molto antico, forse del I Secolo a.C., trasformandolo in una Villa Urbana (una grande costruzione con spazi aperti a giardino, ampi locali e porticati, oltre a un’imponente cisterna sotterranea), i cui resti sono ancora visibili.

Nel 1590 il Granduca di Toscana, Ferdinando I de’ Medici, dette qui l’avvio all’urbanizzazione  costruendo un Palazzo, sede dell’amministrazione delle terre circostanti, un ponte di legno sul Fiume Cecina, un mulino e le prime case del Borgo che successivamente, nella seconda metà del 1700, verrà denominato “Fitto di Cecina”. Solo dopo la nomina nel 1746 del Marchese Carlo Andrea Ignazio Ginori a Governatore della Città di Livorno e del suo Porto, Cecina iniziò ad ampliarsi verso il mare. Il Marchese Ginori è famoso anche per aver fondato, nel 1735, in una sua Villa in Località Doccia (oggi Sesto Fiorentino), una delle più prestigiose manifatture di tutta Europa, la “Porcellana Ginori” (diventata poi, nel 1896, la Richard-Ginori). 

Proprio in quegli anni la costa Cecinese fu bonificata dagli stagni paludosi, portatori di malaria, e completamente trasformata con la creazione di 15 km. di rigogliose Pinete (400 ettari) ubicate a nord e a sud del Fiume Cecina. Le Pinete servivano anche come barriera alla salsedine a difesa delle campagne coltivate. Oggi tali Pinete formano la “Riserva Naturale Biogenetica dei Tomboli di Cecina”.

Cecina è collegata, senza interruzione di sorta, con il suo Quartiere Litoraneo di Cecina Mare (o Marina di Cecina) principalmente con il bel Viale alberato (Viale della Repubblica). 

Marina di Cecina, inizialmente solo un piccolo nucleo abitativo, dagli Anni Sessanta è diventata una meta turistica estiva accogliente e molto apprezzata con una bella e lunga passeggiata pedonale sul Lungomare ricca di Stabilimenti Balneari, Negozi e Locali dediti alla Ristorazione e allo Svago. Vista la particolare validità dei servizi offerti, le sue lunghe accoglienti spiagge e la qualità del Mare, dal 2006 ha anche la prestigiosa “Bandiera Blu”. 

Proprio nel Centro di Marina di Cecina a pochi passi dal Mare e dall’inizio del Lungomare (Lato Nord), alle spalle dell’antica Chiesa Parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo (consacrata il 19 Marzo 1789 e completamente ristrutturata nel 1971), c'è laRistopescheria da Mery”.

La “Ristopescheria da Mery”, ubicata in Viale Gallino al n.5 (praticamente in angolo con Via Alfredo Cappellini), ha una lunga e fascinosa storia.

Durante la Seconda Guerra Mondiale (1939 - 1945), in particolare con l’avanzamento del fronte verso il nord d’Italia alla fine del 1943, Cecina assunse un’importante valenza strategica. Per tale motivo fu colpita, tra il Novembre 1943 e il Giugno 1944, da pesanti bombardamenti, secondo alcune fonti ben 44, condotti da formazioni Aeree Americane e Britanniche sia di giorno sia di notte. Lo scopo degli Alleati era quello di distruggere i due ponti, ferroviario e stradale, sul Fiume Cecina, in modo da interrompere il vitale flusso dei rifornimenti per le truppe Tedesche dislocate nell’Italia Meridionale. I principali e più dannosi eventi furano il primo bombardamento Alleato su Cecina del 12 Novembre 1943, dalle 20.30 alle 21.00, quello del 22 Novembre e quello del 1 Dicembre. I Bombardamenti ovviamente non colpirono solo obbiettivi militari ma fecero purtroppo anche diverse decine di vittime civili e oltre 300 abitazioni vennero distrutte o gravemente lesionate.

La nostra storia inizia proprio durante uno di questi bombardamenti in un rifugio antiaereo quando Mery Bientinesi, appena tredicenne (era nata il 4 Settembre del 1930), conobbe il giovanissimo Benito Miserini. Mery era una bella ragazza sfollata per la guerra con la Famiglia a Marina quando la Località era solo un gruppo di case dove non vi abitavano più di 100 persone. La Loro storia d’amore, nata sotto le bombe, crebbe negli anni successivi.

Poco dopo la fine della guerra Mery perse tragicamente la sua Mamma, morta dopo lunga agonia  per una mina calpestata casualmente insieme a un’altra signora.

Raggiunti i 18 anni nel 1948 Mery si sposò in Comune a Cecina, visto che il suo babbo non era religioso, con Benito Miserini, ma a sua insaputa, due giorni prima, Lei aveva voluto celebrare anche la cerimonia in Chiesa. Benito, che sapeva fare il Pescatore, iniziò a lavorare per lo Stabilimento Solvay del vicinissimo Paese di Rosignano Solvay (LI), procurando tutti i giorni il pesce fresco per la Mensa Aziendale. Tempo dopo la Ditta però appaltò la Mensa e i Pescatori, tra cui Benito, si ritrovarono senza lavoro; furono momenti molto difficili per Mery e suo Marito.

Dopo aver fatto alcuni lavori saltuari, anche in uno zuccherificio, Benito e Mery, avendo ancora la Barca (un gozzo in legno con lunghi remi dove le reti venivano “sarpate” faticosamente a mano) decisero di tornare a pescare e vendere direttamente il loro pesce. I clienti aumentarono in breve tempo e quindi fu deciso di aprire, in un piccolo prefabbricato che era ubicato davanti all’attuale Pescheria, una rivendita dove Mery dopo essere andata spesso di notte e fino all’alba con suo marito a pesca, puliva e vendeva il pesce sorvegliando amorosamente i due Figli che nel frattempo erano nati: Vally e Roberto. “Vallyessendo la Primogenita dette anche il nome alla Loro Barca.

Nel 1958 arrivò la Licenza Comunale di Vendita e allo stesso tempo avvenne lo spostamento nel Palazzo di fronte (la Sede attuale) che era stato appena costruito. Mery iniziò anche a preparare piatti tradizionali di Mare da asporto come il mitico “cacciucco” (con una ricetta personalizzata già moderna e senza lische) o lo  “stoccafisso”. Dagli Anni 60 in poi ci fu il boom economico e il grande sviluppo di Marina di Cecina come accogliente Meta Turistica e ciò incrementò molto le vendite.

Mery è sempre stata una persona molto attiva, gentile, vivace, intelligente e forte, una donna estremamente moderna, con una visione aperta del Mondo e dei contatti umani, amava intrattenersi a parlare con tutti. I suoi modi garbati e affettuosi hanno affascinato per anni grandi e piccini; le diverse generazioni di Turisti che frequentavano la Pescheria hanno sempre trovato in Mery un sicuro punto di riferimento.

Col passare degli Anni la Famiglia si allargò: Vally sposò Piero Bacci e Roberto, Manuela Creatini. Vally ha avuto due Figli che sono entrati nell’attività di Famiglia: Andrea (classe 1976) e Francesco (classe  1983), Roberto ha avuto Elisa e Roberta.

Il 22 Maggio 2009 è avvenuta una trasformazione importantissima per la Loro attività; grazie alla volontà di Andrea e Francesco Bacci, con il supporto di Nonna Mery, dal “grembo” della “Pescheria da Mery” e nata la “Ristopescheria da Mery”. Una grande, nuova e luminosa Veranda vetrata e una filosofia dal netto sapore di salsedine: il pesce freschissimo la mattina viene venduto e all’ora di pranzo viene cucinato per la Clientela che lo sceglie direttamente dal grande bancone.

Visto i suoi moltissimi meriti Mery ha ricevuto negli anni un “mare” di affettuosi riconoscimenti da parte di tutte le persone che l’hanno conosciuta e frequentata compreso un’infinità di personaggi famosi del Cinema, dello Sport, dello Spettacolo e della Politica. Per i suoi 90 anni tantissime  persone hanno voluto organizzare una grande festa nello slargo davanti al Negozio, un’amorevole dimostrazione di affetto, un enorme abbraccio corale, che ha visto anche il Sindaco Samuele Lippi consegnarle la massima onorificenza del Comune di Cecina L’Omino Di Ferro”. Una bellissima festa alla quale hanno partecipato con messaggi toccanti anche Gianni Morandi e Carlo Conti.

Purtroppo il 26 Dicembre 2021 la scomparsa di una Donna straordinaria come Mery Bientinesi ha lasciato nei cuori di moltissimi un profondo e assoluto vuoto. Ma nel suo ricordo, quotidiano e affettuoso, c’è la continuazione della sua amata attività portata avanti dai Nipoti Andrea e Francesco.

La “Ristopescheria da Mery” è un Locale accogliente e luminoso dall’ambientazione marinara, il grande Bancone del pesce, un piccolo banco di servizio, una Cucina di soli 13 mq. e la grande veranda vetrata con una dozzina di tavolini.

Il “Menu” fa riferimento al pescato del giorno e se il tempo è brutto ed è impossibile pescare il Locale resta chiuso. La Famiglia ha sempre delle Barche in proprietà tra cui un Motopeschereccio  il “San Gregorio” (scafo in legno di 16 metri) munito delle più avanzate tecnologie per la ricerca del pesce in Mare aperto, comandato da Roberto Miserini che ha seguito le orme del Padre. Da notare che con il “San Gregorio” su prenotazione si può partecipare alle battute di pesca.

La “Carta dei Vini” è molto selezionata, circa 200 Etichette tra Bollicine Italiane e Francesi (anche  Champagne), Vini Bianchi e Rossi Italiani dalle Regioni più Vocate, Vini Bianchi e Rossi da Francia, Germania (Mosella), Nord California (USA) e Nuova Zelanda.

Ma eccoci giunti alla degustazione fatta che è stata accompagnata da un’ottima Bollicina consigliata da Andrea Bacci che oltre ad avere la qualifica di Marinaio e Motorista è anche un grande appassionato di Vini:  “Champagne Paul Goerg Brut Tradition Premier Cru”, Champagne Appellation d'Origine Contrôlée (A.O.C.), la cuvée è composta da Chardonnay al 60% (il vitigno principale della Côte des Blancs) e da Pinot Noir al 40%, 12% Vol., dopo la seconda fermentazione, il vino resta sui propri lieviti per almeno tre anni e poi riposa tra i 4 e i 6 mesi prima dell'immissione in commercio. Uno dei Vini eleganti della Maison Paul Goerg, la Cooperativa di Vertus fondata negli anni Cinquanta da 8 Vigneron decisi a promuovere le grandi potenzialità di questa area Francese a Sud dei Comuni di Avize e Oger.

Con in tavola l’Olio Extra Vergine di categoria superiore dell’Azienda Agricola Il Cavallino”  di Bibbona (LI) e la buonissima e fragrante schiacciata della Casa sono state servite le seguenti portate: - “Crudo della Casa” (Triglia di bianco sfilettata - Tartare di muggine con la sua bottarga - Scampetto di Castiglion della Pescaia - Gambero Rosso di Mazzara del Vallo - Mazzancolla nostrana del Mare di Livorno); - Muggine scottato, pappa al pomodoro e porro fritto; - Baccalà mantecato  e chips di polenta; - “Insalata di Razza” (Razza su crema di piselli, bottarga di muggine con julienne di verdure miste); - Tortelli ripieni di impepata di cozze, calamaretti spillo e salvia fritta; - Tonno rosso scottato, granelli di pistacchio e cavolfiore glassato con colatura di alici; - “Millefoglie di Mery” (Millefoglie, caramello e fragole).

Tutto buonissimo e molto ben presentato.

Normalmente la Cucina dal 2015 è in mano all’esperto e bravo Chef del Marocco Said El Adib (di Casablanca, classe 1973) validamente supportato dalla sua aiutante della Costa D’Avorio Salima, ma il giorno della mia visita in cucina a pranzo c’era anche un ospite speciale (special guest): il  giovane Amico mio e della Famiglia Bacci/Miserini lo Chef Edoardo Menna.

Edoardo è nato a Poggibonsi (SI) il giorno 8 del Mese di Settembre del 1995, ma è di Montespertoli (FI); fin da piccolo ha avuto un’innata grande passione per la Cucina tanto da Diplomarsi nel 2014,  all’Istituto Statale per l’Enogastronomia e l’Ospitalità AlberghieraFederigo Enriques” di Castelfiorentino (FI). La sua indiscutibile bravura gli ha permesso di fare esperienze in mitici Ristoranti accanto a famosi ChefSuper Stellati”, in Italia e in Francia, come Luciano Zazzeri, Alain Ducasse, Yannick Alléno e Italo Bassi.

La “Ristopescheria da Mery” è un Locale molto accogliente che offre moltissimo alla sua Clientela,  incluso un ottimo servizio di Aperitivi serale: “Aperipesci nel Barca-Bar” (una barca da pesca adattata a bar e posizionata davanti all’ingresso) con Cocktail, Vini Locali e Champagne oltre a super gustosi “stuzzichini”, ostriche, crudi di scampi e gamberi, fritture miste calde e molto altro.

AllaRistopescheria da Mery”, di Marina di Cecina (LI), dal 1958 gestita da una Famiglia di Pescatori da 3 Generazioni, oltre alla piacevole atmosfera marinara ci sono tutti gli innumerevoli suggestivi ricordi (anche incorniciati alle pareti) di una Donna che per tutti i suoi straordinari meriti è stata un vero mito: Mery Bientinesi la Signora del Pesce.

http://www.ristopescheria.com/

https://www.youtube.com/watch?v=gOcf52uUYTg


 La Spiaggia di Marina di Cecina nei Primi Anni 60

La Barca (Il Gozzo) di Benito Miserini

"Pescheria da Mery" dal 1958 a Marina di Cecina (LI) 

"Ristopescheria da Mery" a Marina di Cecina (LI)

Pescatori da 3 Generazioni

 Il Bancone del Pesce

Pescato del Giorno

Una Vista della Sala

"Crudo della Casa"......

Muggine Scottato......

Baccalà Mantecato......

Insalata di Razza......

Tortelli Ripieni di Impepata di Cozze......

Tonno Rosso Scottato......

"Millefoglie di Mery"......

Francesco Bacci, Said El Adib, Edoardo Menna, Io e Andrea Bacci

Amore per il Mare 
 
Andrea e Francesco Bacci, Mery Bientinesi e Vally Miserini (Foto RdM)

venerdì 4 marzo 2022

“LA CARBONARA”: NON SOLO UN PIATTO DI PASTA MA ANCHE UN MEZZO ATTRAVERSO IL GUSTO PER RAGGIUNGERE LA FELICITÀ.

 


Preparare un “piatto di pasta” è come dire “aprire una finestra sul Mondo intero” vista la miriade di gustose possibilità di realizzazione. Tra tutte una in particolare è molto conosciuta praticamente quasi in tutto il Globo e, secondo alcune recenti statistiche, è anche la più amata dagli Italiani under 35 anni: la “Pasta alla Carbonara”.

Prima di addentrarci su questa specifica ricetta mettiamo però dei punti fermi sullapastacome alimento.

La “pasta” attraverso i secoli è stata ed è un alimento fondamentale della nostra tradizione gastronomica e non solo. E’ una tipologia di cibo che unisce, sin dalle epoche più lontane, l’Europa e l’Asia.

Quando parliamo di pasta possiamo risalire all’Età Neolitica, l’ultimo dei tre periodi che costituiscono l’Età della Pietra (si parla di oltre 9000 anni prima di Cristo), al tempo le popolazioni divennero stanziali e iniziarono a coltivare cereali e ad allevare animali. Con l’uso poi della levigatura e della scoperta della ceramica vennero introdotte anche nuove forme di più lunga conservazione di quei cereali macinati e impastati con l’acqua che venivano cotti o lasciati essiccare al sole. 

Questo alimento, la pasta, conosciuto anche dagli antichi Greci che la chiamavano  “laganon”, acqua e farina di grano duro in fogli sottili fritti. Successivamente i Romani  la definirono “pastam” descrivendo un miscuglio di farina impastata con acqua e con l’aggiunta di una qualsivoglia salsa.

In tutti questi casi si parla di un prodotto non bollito, ma messo a cuocere su piastre calde o all’interno di forni.

Bisogna arrivare nel V° Secolo d.C. in Palestina per trovare tracce di pasta bollita e oltre l’Anno Mille, più precisamente intorno al XII° Secolo, per trovare le prime tracce di pasta secca introdotta in Sicilia con l’arrivo degli Arabi.

In quel tempo il lungimirante e super documentato geografo, cartografo e viaggiatore berbero Abū ‘Abd Allāh Muhammad ibn Muhammad ibn ‘Abd Allah ibn Idrīs al-Sabti  (1099 - 1165), più semplicemente chiamato “Al Idrisi il Siciliano”, cita una pasta secca a forma di fili, da loro denominata “itriyya”, prodotta nella colonia Araba di Palermo.  

L’Italia, con il suo clima particolarmente adatto per la coltivazione del grano duro, divenne presto il paese più importante per la produzione di pasta.

Nel Medioevo apparvero le paste forate, la pasta secca lunga e quella ripiena e nel XIV° Secolo vennero costituite le prime Corporazioni di Pastai. Fino poi ad arrivare nel XVI° Secolo con la nascita dei primi pastifici, a conduzione familiare, sorti nella penisola Italica in zone particolarmente favorite da un clima adatto alla lenta essiccazione della pasta come a Gragnano in Provincia di Napoli.

Con le successive migliorie tecnologiche della rivoluzione industriale arriviamo alla pasta prodotta  in tempi più vicini a noi. La lavorazione della pasta, pur mantenendo fermi i dogmi della tradizione, si è modernizzata, in particolare per quanto riguarda la trafilatura.

La trafilatura è il passaggio della pasta nella trafila”, il macchinario che da la forma alla pasta stessa secondo i formati desiderati. Impossibile non citare le attuali  vere e proprie straordinarie eccellenze Italiche come la pasta “trafilata in bronzo” o quella “trafilata in oro”.

Ma torniamo allaPasta alla Carbonara”.

La “Pasta alla Carbonara” oggi (e sottolineo oggi) è considerata un “Piatto Tipico della Cucina Lazialee in particolare di quella specifica della Città di Roma. Una ricetta semplice fatta con ingredienti estremamente popolari che risulta eccezionalmente buona e saporita. 

Tradizionalmente”, ormai la ricetta è assodata, si usano gli spaghetti, nella dimensione più gradita, come pasta lunga e i rigatoni come pasta corta, anche se le varianti sul formato di pasta possono essere moltissime in base ai gusti. Il sugo viene fatto con le Uova (quasi esclusivamente  tuorli), il Guanciale che è una delle parti più pregiate del maiale (tagliato a striscioline corte di vario spessore e poi ben rosolato), il Pecorino Romano (grattugiato), il Sale (in piccola quantità e solo nell’acqua della pasta) e abbondante Pepe Nero (macinato fresco, che può essere anche tostato). Il segreto per il  buon risultato della preparazione sta tutto nell’armoniosa cremosità che si riesce a dare usando moderatamente l’acqua di cottura della pasta per amalgamare tutti gli ingredienti.

La “Pasta alla Carbonara” è un tale successo, in Italia e nel Mondo, che le è stato dedicato un giorno specifico per festeggiarla: “Il 6 di Aprile è il Carbonara Day”. L’Evento, a carattere Internazionale e diffuso sui media e nei luoghi di ristorazione, è stato ideato e patrocinato dai pastai dell’Unione Italiana Food e dall’International Pasta Organisation (I.P.O.).   

La Storia delle origini dellaPasta alla Carbonara” però è fortemente nebulosa e si perde tra molte leggende come per esempio che sia stata inventata da un giovane Cuoco Bolognese che lavorava verso la fine della Seconda Guerra Mondiale (1939 - 1945) a Riccione per gli Alleati, appena giunti in Città, o che sia frutto della trasformazione (aggiungendo il tuorlo d’uovo) di una preparazione denominata “Pasta alla Grigia” (pasta, pecorino, pepe, guanciale). Ma di tutto ciò e su moltissime altre storie più o meno probabili non ci sono certezze.

Abbiamo invece alcune sicure conferme relative alle prime citazioni sulla Carbonaratutte risalenti ai primissimi Anni Cinquanta.

La prima citazione pubblica della “carbonara” la troviamo in un Articolo sul QuotidianoLa Stampadel 26 Luglio del 1950.

Un'altra citazione si trova in un Film di successo del 1951: “Cameriera bella presenza offresi……”. Il Film, una divertente Commedia diretta dal Regista Giorgio Pàstina (come Autore e Sceneggiatore partecipò anche Federico Fellini), vedeva la partecipazione di un cast “stellare” composto da moltissimi grandi e mitici Artisti del tempo, ne cito solo alcuni: Albero Sordi, Vittorio de Sica, Gino Cervi, i Fratelli De Filippo (Peppino Edoardo e Titina), Delia Scala, Carlo Ninchi, Giulietta Masina, Isa Miranda, Aldo Fabrizi. Nella parte principale vi era la bravissima Elsa Merlini (1903 - 1983), che tornava al Cinema dopo circa 10 anni di assenza, interpretando “Maria la Cameriera”. Aldo Fabrizi in una scena, a circa 35 minuti prima della fine del Film, chiede a Elsa Merlini (Maria) “Scusi un momento, senti un po’, lei sa fare gli spaghetti alla carbonara?…..”.

Anche nella finzione del Film la “ricetta della carbonara” non doveva essere così famosa e normalmente realizzata nelle cucine del tempo, poiché la risposta della “cameriera Maria” è che non la conosceva ma che però sapeva fare gli spaghetti al ragù, al pomodoro, burro e formaggio, con il tonno e basilico e anche all’amatriciana.

Sempre nel 1951 la “carbonara” viene citata anche nel LibroLunga vita di Trilussa” di Mario dell’Arco, pseudonimo dell’Architetto Romano Mario Fagiolo, classe 1905, nella sua attività da Poeta.

La prima vera descrizione della ricetta dellacarbonara” molto probabilmente è quella pubblicata nel 1952 negli Stati Uniti nel LibroVittles and Vice: an extraordinary guide to what's cooking on Chicago's Near North Side”.

Il Libro scritto da Patricia Bronte, con le bellissime illustrazioni in bianco e nero di William Franklin McMahon (1921 - 2012), è la Storia del “Near North Side”, la più settentrionale delle tre aree che costituiscono il Centro della Città di Chicago, a partire dal periodo che risale al grande incendio di Chicago. Un vero disastro che, per cause sconosciute, bruciò la Città per 3 giorni, dall'8 Ottobre al 10 Ottobre del 1871, radendo al suolo 9 km quadrati e uccidendo circa 300 persone. Uno dei pochissimi edifici sopravvissuti al Grande Incendio fu la “Water Tower” un simbolo di Chicago,  l’unica struttura pubblica che rimase in piedi dopo il rogo.

Il Libro della Bronte era anche una “guida gastronomica” dove si citavano i Ristoranti della zona più “eccitanti” e “discussi” di allora e le loro preparazioni più innovative. Nella recensione di un Ristorante Italiano allora importante e alla moda, “Armando’s”, la Scrittrice riportava una ricetta che è incontestabilmente una “carbonara”.

In Italia la “Ricetta della Carbonaraesce nel numero di Agosto del 1954 della RivistaLa Cucina Italiana” (Edita a Milano, e uscita con il Primo Numero il 15 Dicembre 1929, su iniziativa del Giornalista e Letterato Umberto Notari e su suggerimento della moglie Delia Pavoni che la dirigerà fino alla morte nel 1935), anche se questa ricetta è anomala rispetto all’odierna: spaghetti, uovo, pancetta, gruviera e aglio.

Nel 1955 troviamo la “carbonara” nel Ricettario intitolato “La Signora in Cucina” di Felix Dessì in una versione ancora diversa: pasta, uova, pepe, parmigiano o pecorino e pancetta.

La definitiva consacrazione dellacarbonaracome ricetta nazionaleè avvenuta solo nel 1960 quando Luigi Carnacina (1888 - 1981), mitico Gastronomo Romano, la inserì nella sua opera monumentaleLa Grande CucinaEdita da Garzanti. L’Opera, realizzata in collaborazione con un altro mito della Gastronomia e dell’Enologia come il Milanese Ligi Veronelli (1926 - 2004), comprendeva ben 3715 ricette, 242 soggetti a colori, 221 soggetti in nero e 139 disegni.

Per la prima volta Carnacina introdusse "definitivamente" nella ricetta della “carbonara” il “guanciale di maiale” (tralasciando la “pancetta”), e la panna che spesso sarà presente nella ricetta fino alla fine degli anni ’80 con quantità anche importanti (basta ricordare la versione del 1989 del grande Chef Gualtiero Marchesi, classe 1930 scomparso nel 2017).

Nei primi quattro decenni di Storia della “carbonara”, prima dell’assestamento definitivo, spesso si sono avvicendati ingredienti come per esempio la panna già citata, pepe e peperoncino, aglio, prezzemolo e cipolla. 

Con gli inizi degli anni ’90 si affermarono gli ingredienti attuali della “Pasta alla Carbonara”: Pasta,  Uovo con una netta prevalenza del Tuorlo, Pecorino preferibilmente Romano, Guanciale di Maiale e Pepe Nero.

Esiste anche una “carbonara di mare”, una variante molto interessante che moltissimi Chef hanno personalizzato usando vari tipi di pasta e il pesce (che può variare secondo le stagionalità), con vongole, cozze, calamari, gamberi: in alcune ricette più particolari rimane anche il guanciale.

Tutta questa lunga storia credo che sia fondamentale per comprendere in pieno quel fenomeno mondiale di altissimo gradimento che incontra la “Pasta alla Carbonara”.

Recentemente ho avuto il grande piacere di degustare un piatto buonissimo diSpaghettoni alla Carbonarapreparato dal bravo Chef Luca Cannizzo del Ristorante Congusto - Cucina Contemporaneadi Peccioli (PI). Da notare che il “guanciale” usato era di loro produzione.

Tra le molte cose che ha scritto la nota Psicologa Arianna Ambrosio trovate anche queste parole relative alla “Carbonara” che condivido in pieno:
Spaghetto al dente, guanciale rosolato e croccante, l’uovo morbido come un vestito che calza alla perfezione, ingredienti freschi per un piatto unico e inimitabile…….. A volte la felicità è arrotolata su una forchetta ricca di sapore…….. Buon appetito”.

https://www.youtube.com/watch?v=vNohYzJJfco

https://www.youtube.com/watch?v=E7uVF9Ee69s


"La Grande Cucina" di Luigi Carnacina. Garzanti 1960

"Spaghettoni alla Carbonara" Chef Luca Cannizzo (Foto Managlia)

Carbonara: La Cremosità è Fondamentale (Foto Managlia)

Guanciale del Ristorante "Congusto" di Peccioli (Foto Managlia) 

Carbonara dello Chef Luca Cannizzo: Una Delizia (Foto Managlia)

Giorgio Dracopulos e la Pasta alla Carbonara (Foto Luca Managlia)


giovedì 24 febbraio 2022

“PROSCIUTTO DI SAN DANIELE”: DA UNA TRADIZIONE SECOLARE UN’ECCELLENZA ITALIANA SEMPLICEMENTE UNICA E MAGNIFICA.




La bellissima e accogliente Regione Friuli-Venezia Giulia è ubicata all’estremità nord-orientale del Territorio Italiano dove occupa una superfice di 7.845 chilometri quadrati. La Regione nasce dall’unione di due Territori storico-geografici particolari, divisi dalla foce del Fiume Timavo (o Recca) che scorre tra Croazia, Slovenia e Italia: il Friuli, la parte più vasta, e la Zona della Venezia Giulia rimasta all’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Lo Scrittore Padovano Ippolito Nievo (1831 - 1861), Patriota e Militare, che partecipò con Giuseppe Garibaldi alla Spedizione dei Mille, definì questi Territori comprendenti il Friuli e la Venezia GiuliaUn Piccolo Compendio dell’Universo”. Queste Terre infatti sono uno scrigno dove si racchiudono bellezze naturali che vanno dalle Spiagge alle Montagne, dalle Rocce Carsiche a quelle Dolomitiche, Colline e Lagune, Resti dell’Antica Civiltà Romana,  Borghi, Castelli e Città d’Arte, Fiumi, Laghi e Isole. Accanto a tutte queste infinite bellezze il Territorio in questione ha anche un’offerta Enogastronomica di altissimo livello che si abbina alla perfezione con la grande e affabile accoglienza delle sue Genti.

Al Centro del Friuli, arroccato a 252 m. s.l.m. su di una dolce Collina che domina la pianura circostante, c’è l’antica Cittadina di “San Daniele del Friuli” (circa 8.000 Abitanti), rientrante nell’E.D.R. (Enti di Decentramento Regionale, istituiti nel Novembre 2019) di Udine. I 35 chilometri quadrati del Territorio Comunale si trovano al centro dell’anfiteatro morenico, cioè il complesso di morene (sedimenti) costituito dai detriti rocciosi trasportati a valle dal lento ma incessante moto di scivolamento per gravità di un Ghiacciaio, tali depositi formano degli archi concentrici lungo la parte frontale dello smottamento e vengono alla luce quando il ghiaccio si ritira per ragioni climatiche.

San Daniele del Friuliè famosa nel Mondo per un prodotto mitico che qui veniva realizzato, in modo simile, già in Epoca preromana quando grazie all’uso del sale si conservavano le carni di maiale: IlProsciutto di San Daniele”.

Il “Prosciutto di San Daniele” che noi conosciamo nasce nel 1961 grazie a un gruppo ristretto di Produttori, validi Imprenditori e Personalità di rilievo della Comunità di San Daniele del Friuli, che costituirono il “Consorzio del Prosciutto di San Daniele”.

Il “Prosciutto di San Danieleè un prosciutto crudo stagionato riconosciuto come prodotto aDenominazione di Origine” (D.O.) dal 1970 dallo Stato Italiano con la legge n. 507 e come prodotto aDenominazione di Origine Protetta” (D.O.P.) dall’Unione Europea dal 1996.  

Il “Prosciutto di San Daniele” viene prodotto solo ed esclusivamente a San Daniele del Friuli, e nella sua produzione non viene utilizzato nessun tipo di additivo o conservante.

Oggi il Consorzio  associa tutti i 31 Produttori del “Prosciutto di San Daniele” e detiene il Disciplinare di Produzione, vigilando sulla sua corretta applicazione, oltre a tutelare il Marchio affinché non vi siano abusi o usi illegittimi del nome, del marchio stesso e della D.O.P. in tutte le sue prerogative. Inoltre, promuove e valorizza la conoscenza e la diffusione del “Prosciutto di San Daniele” ed è impegnato nell’attuare iniziative per il perfezionamento e il miglioramento qualitativo, attraverso servizi di assistenza e consulenza per i Soci Produttori.

Il “Prosciutto di San Daniele” viene artigianalmente realizzato con solo due ingredienti: cosce di suino Italiano super selezionate e sale marino secco di alta qualità. Ma fondamentale è la Stagionatura (minimo 16 Mesi) che avviene grazie al particolare microclima di San Daniele del Friuli dove si creano condizioni uniche e irripetibili. Qui i venti freddi provenienti dalle Alpi Carniche si incontrano con le brezze dell’Adriatico, in un ambiente dove l’umidità e la temperatura sono regolate dalle acque del Fiume Tagliamento.

Le cosce di suino provengono dagli oltre 3.000 Allevamenti ubicati nelle Regioni del Centro-Nord Italia (Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Marche, Umbria, Toscana, Lazio, Abruzzo). I suini, selezionati tra quelli di Razza Pesante Italiana (Large White, Landrace e Duroc) e strettamente controllati, sono alimentati con cereali nobili e siero di latte e allevati con metodi che rispettano il loro benessere; al momento della macellazione devono pesare mediamente 160 chilogrammi e avere almeno nove mesi di vita.

Le cosce arrivano a San Daniele del Friuli, dove vengono sottoposte a un controllo preliminare di conformità, entro quarantotto ore dalla macellazione e devono avere un peso non inferiore ai 12 chilogrammi. Le prime fasi di lavorazione si svolgono tutte all’interno dei Prosciuttifici aderenti al Consorzio e comprendono: il raffreddamento (per favorire la perdita di umidità) e la rifilatura; la salatura, in cui le cosce rimangono coperte di sale per un numero di giorni pari al loro peso; la pressatura, che permette di far penetrare al meglio il sale e di conferire alle cosce la tradizionale forma a chitarra; il riposo, periodo che dura fino al quarto mese dall’inizio della lavorazione in cui le cosce rimangono a riposo in appositi spazi climatizzati.

Terminato il periodo di riposo, le fasi che seguono sono: il lavaggio e l’asciugamento; la sugnatura, che prevede l’applicazione di un impasto (la sugna) a base di farina di riso e grasso sulla porzione non coperta dalla cotenna per mantenerla morbida; la stagionatura, che si prolunga fino al compimento del sedicesimo mese dall’inizio della lavorazione; la marchiatura, per la quale l’organo di controllo, l’Istituto Friuli Controllo Qualità (I.F.C.Q.) e Certificazioni verifica la rispondenza dei prosciutti ai requisiti prescritti dal Disciplinare.

Solo i Prosciutti che rispettano tutti i parametri sono Certificati e su di essi viene impresso a fuoco ilMarchio del Consorzio”. Durante l’intera lavorazione vengono effettuati i tradizionali e accurati controlli periodici che monitorano l’evoluzione del prodotto, tra cui la puntatura con l’osso di cavallo e la battitura, ovvero la percussione della cotenna.

Il “Prosciutto di San Daniele” presenta molti segni distintivi che lo contraddistinguono e lo differenziano: lo Zampino che, oltre mantenere inalterata l’integrità biologica della coscia, agevola il drenaggio dell’umidità, il Marchio a Fuoco del Consorzio impresso sulla cotenna costituito dalla Denominazione in forma circolare, dalla stilizzazione del prosciutto con le lettere “SD” al centro e dal Codice Numerico di Identificazione del Produttore, il Tatuaggio dell’Allevamento (ovvero un codice alfanumerico costituito dalla sigla della Provincia in cui si trova l’allevamento), il Numero Identificativo dell’Allevamento e una Lettera che indica il Mese di nascita del suino. A tutto ciò si aggiunge il segno del Macello, un timbro a fuoco che riporta la sigla “PP” e il Codice Identificativo del Macello, composto da una lettera e da due cifre, oltre al Sigillo di Inizio Lavorazione, composto dalla sigla D.O.T. (Denominazione di Origine Tutelata) e dalla Data che ne indica l’inizio.

La Produzione del “Prosciutto di San DanieleD.O.P. nel 2021 è stata pari a 2.630.000 cosce lavorate nei 31 stabilimenti provenienti dai 45 Macelli che hanno trasformato la materia prima proveniente dai 3.626 Allevamenti di suini Italiani. La produzione di “Prosciutto di San DanieleD.O.P.preaffettato in vaschetta” è stata 23,1 milioni di vaschette certificate.

Il Fatturato totale ha raggiunto i 350 milioni di euro. La quota di Export rispetto alla produzione complessiva è stata pari al 18%, con oltre 4 milioni di chilogrammi di prodotto indirizzato al Mercato Extra Italiano. Il 57% della quota totale è andato ai Mercati dell’Unione Europea. I Paesi che detengono la quota più rilevante per l’esportazione del “Prosciutto di San DanieleD.O.P. sono: Francia, Stati Uniti, Germania, Australia, Belgio, Svizzera, Austria, Brasile, Canada, Giappone, Regno Unito, Lussemburgo e Paesi Bassi. Segnali di grande apprezzamento sono arrivati anche da Romania, Polonia, Slovenia, Ucraina e Repubblica Ceca.  

Il “Prosciutto di San Daniele” è un’ottima fonte di proteine nobili, di vitamine, in particolare B1, B6 e PP, e di sali minerali, soprattutto fosforo, zinco, rame, ferro e potassio; fra i grassi prevalgono quelli monoinsaturi. Per il suo alto valore nutrizionale e la sua facile digeribilità, è indicato in qualsiasi tipo di dieta, anche in quelle ipocaloriche e di sportivi, bambini e anziani.

Tagliare una fetta sottile di Prosciutto di San Danieleè vera poesia, il suo colore rosso-rosato nella parte magra e bianco candido nel grasso di contorno e nel grasso intramuscolare, già alla vista incanta. Delizioso e gentile il profumo, si possono individuare sfumature tostate, di crosta di pane, note di frutta secca e malto d’orzo. Il sapore è vellutato, la sapidità leggera, gli aromi sono tipici della carne stagionata, la consistenza è avvolgente, morbida, non unta e si scioglie delicatamente.

Posso solo aggiungere ché da una Tradizione secolare nasce un’eccellenza Italiana semplicemente unica e magnifica: ilProsciutto di San Daniele”.

https://prosciuttosandaniele.it/

https://www.youtube.com/watch?v=XT7GUFM9QYU

https://www.youtube.com/watch?v=GEqPmP4hAdM


San Daniele del Friuli una Vista Aerea

 Il Fiume Tagliamento

La Marchiatura

La Stagionatura

Il Controllo con la Puntatura 

"Prosciutto di San Daniele": In Ogni Fetta c'è Vera Poesia

"Prosciutto di San Daniele" Preaffettato in Vaschetta

"Prosciutto di San Daniele": Semplicemente Unico

Dracopulos e Giacomo Guglielmi con un "Prosciutto di San Daniele"